Mina: «frequento solo gente pulita»

1962 Mina 78o

1962 05 19 Tempo Mina intro

In questo colloquio con l'inviato di “Tempo”, Mina parla con sincerità di se stessa, della sua vita di donna e di cantante. Non è più esuberante e fiduciosa come un tempo, ma soltanto una ragazza disincantata e delusa

Cremona, maggio

Scrive poesie piene di rassegnazione, dipinge pagliacci dagli occhi tristi, parla con distacco di se stessa, confessa di credere soltanto in sua madre. Si può pensare ad un’allucinazione, a un’immagine lunare o ad uno scherzo della memoria, ritrovando così Mina dopo averla conosciuta com’era un tempo, esuberante, fresca, fiduciosa del mondo, piena di slanci e di simpatie.

E' distesa sul suo letto nella sua casa di Cremona: alle pareti della camera sono appesi decine e decine di pupazzi, nacchere, maschere messicane, manifesti che annunciano le corride di Ordonez e del suo giovane rivale ”El Viti”, e un’ intera batteria da cucina per giocare con le bambole. In un angolo c’è anche un ombrello colorato di quelli usati dai piazzisti per vendere le cravatte ai mercati del mercoledì: è un dono di Walter Chiari, estate 1961.

1962 05 19 Tempo Mina f1La cantante fotografata negli studi della televisione poco prima della sua partenza per l'Argentina e il Brasile

«Adesso non ha più importanza — dice Mina — come tutte le cose di questo genere». E si raggomitola sulla coperta lucida e verde del suo letto: i capelli lisci e morbidi le coprono le spalle, con le mani si sfiora le scarpe. «E' una storia lontana — ormai non esiste più nulla — ma non è stata una cosa dolce».

«In poco tempo ha bruciato tutto, è più vecchia dei suoi ventidue anni», le dico.

«Sì, sono stati anni furibondi, questi. Ma rifarei tutto, commetterei gli identici errori, ogni cosa mi è servita, mi ha dato un’emozione violenta. Considero solo come uno strumento della mia formazione ciò che mi è accaduto. Avevo diciotto anni, vedevo gente impazzita attorno a me, un mondo assurdo, ed io, nel frattempo, dovevo crescere. Ora sono diventata grande, ho imparato a vivere, a capire e il mondo mi fa soltanto ridere».

«Parla con risentimento, non sembra una ragazza felice».

«Credo che gli uomini nascano o no felici: io non capisco ancora bene qual è stato il mio destino».

«Era una persona aperta, entusiasta ed espansiva, sempre fuori dalla giusta misura. Ora si difende di continuo, è certo troppo diffidente. Non ha solo bisogno di tenerezza?».

«Credevo in tutto: se qualcuno mi diceva: "Salgo un momento sulla luna a cogliere una rosa azzurra”, anche se, in fondo, sapevo che era un inganno, mi pareva giusto prestargli fede. Ora non è più così facile».

«Parla come le ragazze deluse dei romanzi dell’Ottocento».

«Che bello», fà la Mina rizzandosi sul letto, battendo le mani, gettandosi dietro le spalle, con una manata, i capelli che le spiovono sulla fronte e sbarrando gli occhi, come da ragazzina. E prende a gridare, vuole dieci gelati bianchi e neri, una scodella di panna, un litro di crema di latte. Una cameriera, adorante, l’ascolta, un po’ intimidita e un po’ incredula o forse solo ironica.

«Certe volte — continua Mina — durante le interviste nji sembra di trovarmi in un ufficio di polizia, con i fari in faccia che scrutano impietosi se dico la verità. Ma io posso ari-che non possedere nessuna verità. E’ bello avere problemi e non risolverli mai».

«Forse ha bisogno di uno psicanalista».

«No, no, mi incassetterebbe in una definizione, cercando di convincermi che sono un oggetto, un libro, una farfalla, una tromba».

1962 05 19 Tempo Mina f2Mina insegna un passo di danza a un bambino che la segue attento. E’ una scena di "Girotondo show”, la nuora trasmissione televisiva in preparazione negli studi di Roma: un varietà musicale che si articola in sei puntate e andrà in onda in giugno. Rappresenta il primo tentativo di uno spettacolo serale per i piccoli che dovrebbe interessare anche gli adulti. Mina prenderà parte anche alla nuova rivista televisiva a puntate del sabato sera: ”Il signore delle 21", presentata da Ernesto Calindri.

«Ma è infantile, conserva i tegami per le bambole: e tutti questi oggetti appesi alle pareti non sono certo un esempio di maturità».

«Io sono sempre rimasta fedele all’infanzia, non mi sono mai allontanata».

«Quali sono le cose più importanti che fa attualmente?».

«Scrivere e cantare, ma non mostro a nessuno ciò che scrivo, quelle parole sulla carta devono essere soltanto mie. Anche quando ho cominciato a cantare ho avuto gli stessi dubbi e ho sofferto. Si trattava, allora, di metter d’accordo la mia gioia di urlare, di sentirmi giovane, con il piacere di farmi ascoltare. Ora sono tranquilla, ho imparato che gli altri meritano rispetto».

«Parla come se non facesse parte del mondo. E' ferocemente tranquilla, ma dà l’impressione di compiere continui sforzi di volontà. Sembra di trovarsi di fronte ad una convalescente. Ha forse avuto paura di perdersi?».

«No, non mi sono mai sentita in pericolo, sono sempre stata sicura, non ho mai fatto compromessi».

«Dicono tante cose di lei, che si è lasciata affascinare dai paradisi artificiali, ad esempio, che cambia uomo come si muta un cappello».

Mina si irrigidisce, il suo viso sembra di legno ed è più simile all'immagine disperata di un portale romanico che al volto patinato di una cantante alla moda. Poi ridiventa morbida e intenerisce ascoltare la sua difesa, con un filo di voce, come una bambina costretta a rispondere di colpe misteriose.

«Come posso reagire ad accuse così assurde. E’ inutile difendersi, per me gli unici paradisi sono quelli descritti nei libri dell’infanzia. La mia vita sentimentale, poi, non deve interessare a nessuno. Per il resto ho pochi amici. Non esco quasi mai e frequento un genere di persone che non si usa più, gente pulita».

«Esistono altre cose in cui crede, oltre a sua madre?».

«I bambini».

«Qualche volta nasce il sospetto che i suoi atteggiamenti siano condizionati dalla letteratura».

«La cosa più terribile è che io non ho letto nulla». (Ma fra i pupazzi e gli oggetti delia sua camera di ragazza non ci sono soltanto gli opuscoli di Popolino, ma anche poesie di Eliot, un volume della "Ricerca del tempo perduto” di Proust e Fitzgerald).

Ora bisogna chiedere a Mina qualcosa sul suo mestiere di cantante: si fermerà una decina di giorni in Argentina e in Brasile per cantare le sue canoni alla televisione, poi rientrerà in Italia per girare "Accadde in riviera”, un film che racconta la sua vicenda di radazza provinciale diventata diva. Mina vi interpreta la parte di se stessa, suo fratello, anche lui cantante, di complemento, vi fa la parte del fratello di Mina; sembra che gli altri stretti congiunti abbiano rifiutato di recitare in questo film che non entrerà probabilmente nelle cineteche dei circoli del cinema.

«Che cosa pensa delle canzoni italiane di oggi?».

«In genere sono orribili».

«E del mondo della musica leggera?».

«Non ho nulla da spartire, qualche volta è divertente».

«E delle cantanti?».

«Non so. Certo, dopo di me, sono state in molte ad usare per nome di battaglia il solo nome di battesimo. Ce n’era una, definita naturalmente ”Anti-Mina”, che cantava esattamente come me: l’ascoltai una volta ed ebbi il sospetto di sognare. Era lei la Mina, non io».

1962 05 19 Tempo Mina f3Un’altra immagine di Mina accanto a due bambini durante una sosta delle prove di "Girotondo show”. Le canzoni di Mina sono molto popolari fra i piccoli. Al ritorno dalla tournée nei paesi dell’America del Sud, Mina inizierà le riprese del film "Accadde in riviera" nel quale interpreterà la sua parte di ragazza diventata rapidamente celebre nel mondo della musica leggera. Accanto a lei, insieme con numerosi divi della canzone, recita anche il fratello Alfredo.

Sono arrivati i gelati e Mina si è di nuovo trasformata, è ridiventata allegra, anche se meno fragorosa di un tempo in simili circostanze. Mescola la panna col cioccolato, vi spruzza sopra il cacao, prende a succhiare gioiosamente, felice perchè sua madre la sgrida, invitandola a non sporcare la coperta lucida e verde.

Sua madre, la provincia, la fantasia sono le valvole di sicurezza di Mina: rappresentano il rifugio, la patria interiore di una ragazza borghese che si è liberata dal suo ambiente, ma non ha saputo trovarne uno nuovo.

Ora bisogna andare dalla Rosetta, la sua sarta di provincia che le cuce tutti gli abiti, anche quelli coi lustrini per le serate di gala e che passa certo le sue sere più commosse davanti al televisore, ad indicare con orgoglio, ai parenti e agli amici, gli abiti della diva cuciti con religiosa attenzione. Per le piccole strade a ciottoli, nel quartiere della Cattedrale, nessuno guarda la Mina ed anche questo aiuta. La hanno vista ragazzina, sbrindellata, coi capelli sugli occhi, sporca d’erba e di terra, e non è il caso di darle importanza, ora.

Che cosa farebbe se non fosse diventata la Mina? Chi sa, forse avrebbe sposato qualche agricoltore di Ca’ de Stefani, di Soresina, di Sospiro, d’estate andrebbe in villeggiatura a Viareggio, d’inverno frequenterebbe il Circolo della Caccia e passerebbe le domeniche della buona stagione alla Società dei Canottieri a chiacchierare con le amiche davanti ai tavolini allineati lungo il Po, sulla ghiaietta. O forse correrebbe sul fiume sopra un motoscafo di plastica.

Corrado Stajano, «Tempo», anno XXIV, n.20, 19 maggio 1962


Tempo
Corrado Stajano, «Tempo», anno XXIV, n.20, 19 maggio 1962