Forse Mina non farà più esplodere i juke-box

1963 Mina 78h

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In questa intervista in esclusività a “Tempo”, Corrado Pani parla del mutamento avvenuto in Mina dopo la maternità: la famigliola intende stabilirsi a Cremona dove la cantante vuole dividere il suo tempo tra le cure del figlio e la professione che subirà certamente una trasformazione radicale

«Mina è la ragazza più borghese e più attaccata ai principi che abbia mai conosciuto: sarà per Massimiliano una madre perfetta». Corrado Pani parla di Mina, di suo figlio e della loro difficile situazione, con disinvoltura e con spregiudicatezza: «Certo — dice — preferirei rispondere a domande che riguardano il teatro e la mia professione di attore, ma non ho nulla da nascondere, io, anche se mi sembra, qualche volta, ora che sono padre di un bambino illegittimo. nato da una cantante, per di più, di essere diventato un personaggio da romanzo d’appendice».

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«Come vede il suo avvenire e quello di Mina e di suo figlio?».

«Forse andremo ad abitare a Cremona: mi piacerebbe metter su casa in una tranquilla città di provincia: In fondo io e Mina siamo abitudinari. Per il resto non so: fra non molto si aprirà il processo per concubinato nel quale io e Mina siamo imputati».

«Quale sarà la sua linea di difesa?».

«Guardi: prima della nascita di Massimiliano dissi a mia moglie, Renata Monteduro: Fa' il bel gesto, ritira la querela. Vedrò, rispose lei. Il bel gesto non c’è stato ed io, ora, sarò molto deciso, andrò fino in fondo: possiedo armi sufficienti per difendermi e per attaccare. Credo di avere in mano anche le carte essenziali per ottenere, più tardi, l’annullamento del matrimonio».

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«Sa spiegare le ragioni dell'antipatia del pubblico nei suoi confronti?».

«Mi rendo perfettamente conto di non riuscire simpatico: ma non è del tutto colpa mia. La televisione mi ha trasformato in un divo biondo e bello che non ha alcun legame con il tipo di attore che sento di essere, e il pubblico mi ritiene un ragazzino impulsivo e violento. Io non sono raffinato, non sono colto, non sono intelligente, ma credo di essere equilibrato e di riuscire a vedere le cose con sufficiente freddezza. La mia unione con Mina ha aggravato la situazione. Mina era un poco la cantante-ragazza, per definizione: la gente mi attribuisce ora, forse inconsciamente, la responsabilità di avere rotto il mito, di avere tradito le sue aspettative. Ma il mio rapporto con Mina non è nato da un gioco: io l’ho scelta, al di là di ogni possibile giudizio moralistico, come madre dei miei figli e lei mi ha scelto come padre dei suoi figli. Mina è la mia donna proprio per questa ragione. Sapesse come ho sempre desiderato un figlio, fin da ragazzo, ed anche Mina non ha mai pensato ad altro. Tutto il resto non ha importanza: mi dispiace per i pettegolezzi dei giornali solo perchè mia madre li legge e piange ed anche mia zia che abita a Cagliari».

«Come giudica Mina?».

«In questo ultimo anno è molto cambiata. Io l’ho conosciuta a Roma alla fine del 1961, durante le trasmissioni di "Studio uno”: era in un momento di crisi, i suoi amici erano canzonettisti e attori di rivista, Mina era ancora la provinciale alla scoperta del mondo. Usava uno strano linguaggio, gli aggettivi erano più numerosi dei sostantivi, le sue frasi preferite erano ”Mi fai impazzire”, ”E’ la fine del mondo”, ecc. ecc. Io credo di averle fatto del bene, come lei a me: Mina è la sola persona capace di rendermi calmo e tranquillo. La incuriosii, quei primi giorni, proprio perchè mi sentiva antipatico a tanti e perchè la gente parlava cosi male di me. Io non ho mai avuto amici pronti a difendermi: runico mio amico è stato Guido Rocca, ma è morto così giovane... Credo di essermi innamorato di Mina io, prima di lei. Lei mi ha visto dolce, facilmente influenzabile. Anche ora, del resto: io lo so e gioco su questo. "Come è Mina?”. La sua prima qualità è l’istinto: capisce tutto, anche se non ha mai letto un libro fino alla fine. Anche quando canta, la sua forza è l’istinto: nessuno le ha mai insegnato come deve muoversi, aprire la bocca, ma lei sa farlo con assoluta disinvoltura adattandosi agli ambienti più diversi».

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«Questo bambino muterà i rapporti fra lei e la signorina Mazzini?».

«Con nostro figlio. Mina è veramente, e per la prima volta, una tigre: ha il senso del possesso, sente che deve difenderlo e proteggerlo. Al confronto di Massimiliano non conto più neppure io».

«Nel suo mestiere di attore — gli chiedo — le giova tutto questo parlare di lei?».

«Oh no — mi fa Pani. — Io ricevevo una quarantina di lettere al giorno prima di conoscere Mina, ed ora non ne ricevo molte di più. Io ho fatto per anni del teatro serio e non mi serve proprio essere diventato un personaggio della cronaca. Mi fanno ridere quando, come attore, mi paragonano a Capucci, a Orsini. Solo con Volontà io posso accettare un confronto. Nella prossima stagione teatrale reciterò con Luchino Visconti: mette in scena . "Misura per misura” di Shakespeare ed io sarò in compagnia con Stoppa, la Morelli, De Lullo, la Falk e Romolo Valli».

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Pani usa uno strano linguaggio da studente liceale: il suo personaggio preferito è quello dell’eroe romantico, tutto azione, privo di complessi: «Io adoro quelli che vincono — dice — ma anche i grandi sconfitti». «Lo "sturm und drang”, lo sento da morire». «Tutta la vita va bruciata, come la giovinezza». Sardo, appartenente a una famiglia borghese, ha frequentato all’Università di Roma, per qualche anno, la facoltà di filosofia, poi ha venduto per un po’ automobili usate. «Sono riuscito a vendere certe "carrette” — confessa — e più tardi ha preso a fare l’attore. Mina sta bene con me — dice — proprio perchè io non ho nulla in comune con lei: ha sempre avuto intorno persone che le assomigliavano troppo».

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Pani parla ormai da più di un’ora: la gente, per la strada, si volta a guardarlo. «Non è poi così biondo e così bello — sento dire — ed è basso di statura e ha gli occhi piccoli». Ho un’ultima domanda da fargli: «Senta, Pani, se invece della Mina, ad avere un Aglio nelle medesime condizioni, fosse stata una povera ragazza di paese, con tutti i pregiudizi della società italiana, non pensa che avrebbe sofferto dieci volte di più?». L’attore scrolla la testa, risponde di no, ma sembra anche lui poco convinto dei suoi dinieghi. «La Mina la conoscono tutti, tutti si sentono legittimati a giudicarla». Ma la cantante, a differenza di una qualunque ragazza-madre di paese, ha ricevuto anche migliaia di consensi, lettere, telegrammi, fiori e consolazioni.

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Accanto al suo bambino. Mina è un po’ patetica: lo osserva di continuo, lo sfiora con le dita, timorosa di fargli male, cerca di aprirgli le fessure degli occhi per mostrarne l’azzurro. Massimiliano è minuscolo, ha i lineamenti delicati, il naso piccolo, all’insù, e i capelli lunghi e scuri. «I bambini come questo, nati fra infinite difficoltà, sono spesso più intelligenti degli altri», dico. Mina sorride. Ora deve ricominciare tutto da capo, anche come cantante: non può più urlare le canzoni di una volta che facevano ballare anche i juke-box. La sua maternità trasformerà profondamente anche il suo avvenire di cantante.

Le due nonne vanno e vengono intorno al letto; la madre di Pani sembra serena e tranquilla; la nonna cremonese ha i lineamenti tirati. I fantasmi benpensanti della provincia le pesano addosso di continuo come un incubo. Deve sembrarle impossibile ciò che è accaduto, con "quel Pani, poi”.

Sergio Di Falco, «Tempo», anno XXV, n.19, 1 maggio 1963


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Sergio Di Falco, «Tempo», anno XXV, n.19, 1 maggio 1963