A tu per tu con Mina

1963 Mina Pani

Mina L L L

La cantante, che non si è affatto preoccupata di nascondere la maternità, parla con molta serenità del suo avvenire: confessa di sentirsi più sicura di se stessa, ha la certezza di non avere sbagliato

Mina esce dall’albergo. Sono le tre passate da pochi minuti, come aveva promesso. E’ una ragazza puntuale e cordiale; due cose delle quali ci si accorge subito. Sale in macchina evitando una pozzanghera; lesta, si rigira sul sedile verso il suo interlocutore. Era appena ritornata da un ristorante insieme a Corrado Pani; camminando le cingeva la vita, ma, più piccolo di statura, dava l’impressione di appoggiarvisi. «Dove si va?». «Ma? a casa mia, prove...». Lungo il tragitto è lei che si informa di noi: il fotografo già lo conosce, sono stati insieme sulle giostre un pomeriggio a Cremona, circa due anni fa. Scherzando dice che ha bisogno di una casa; le cediamo la nostra?

A casa insiste per vedere mio figlio; il bambino la scambia per un’altra persona, la chiama con un nome diverso, e mostra solo interesse per la borsa del fotografo dalla quale cava le macchine. Accetta una sigaretta, e un caffè. Le diciamo che un tè andrebbe meglio e anche le sigarette sarebbe meglio farne a meno, ma risponde che il medico l’ha trovata benissimo, che può continuare a fare quello che ha fatto sino a oggi.

Mina è la sconfessione vivente del mito della incomunicabilità. Parla e aiuta a parlare, non mette nella condizione di dover evitare a tutti i costi una pausa. E non serba rancore a chi le ha messo in bocca una parola che non ha detto. E’ come un’amica incontrata per caso. Si offre con la generosità di un libro sfogliato in fretta lasciando scorgere il più di quello che contiene. E’ sincera; dà questa impressione, nonostante il mestiere con il quale sa cogliere, anche se è distratta, l’attimo nel quale il fotografo scatta una immagine. Effettivamente è una sincronia che impressiona, ma non c’è nulla di male.

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«E’ come fosse Natale, tutti mi fanno gli auguri. Sono felice, felice». A descrivere lo stato d’animo di Mina in questi giorni vale, meglio di ogni altra cosa, questa sua battuta, che ella accompagna con un nervoso intrecciare delle mani. La notizia della sua maternità è stata per alcuni giorni sulle prime pagine dei quotidiani del pomeriggio. Appeso fuori delle edicole, o ai muri, o nelle tasche dei passanti, quest’annuncio suonava
a Mina, che girava spensierata nelle uggiose strade milanesi — ma sono il clima, il cielo, i colori che preferisce — come un’eco festosa alla serenità, alla gioia che aveva nel cuore.

Non si era preoccupata affatto di nascondere questo segreto e se aveva annullato alcuni impegni lo aveva fatto solo per obbedire ai consigli del suo medico, il primario di una ben nota clinica milanese. Ma aveva seguitato a muoversi lungo gli itinerari abituali, non celandosi agli amici e ai curiosi. La eventualità di un diplomatico soggiorno all’estero non era stata nemmeno presa in considerazione. Nè la turbano ora, a fatti conosciuti, la caccia della quale era fatto oggetto o il gruppetto dei fotografi che batteva i piedi per il freddo sotto le finestre del suo albergo.

Poiché, e non sarebbe nemmeno il caso di dirlo, Mina e Corrado Pani questo bambino lo hanno voluto. Non averlo, superate le remore d’ordine morale, sarebbe stato facilissimo. Ma non è un gesto di sfida il suo, una sorta di atto di prepotenza commesso sulla morale comune da una ragazza forte del suo successo e della sua situazione finanziaria. La valutazione del gesto (invece ispirato e dettato dalla generosità più assoluta) che ella stessa prevede, serenamente, sarà fatta dai più. Mina e Corrado Pani hanno voluto questo bambino perchè è venuto, perchè c’è già. E tutto ciò, giova ripeterlo, è molto bello, è molto onesto, che sia accaduto in una società e in un mondo, quello dello spettacolo (ma nemmeno questo solo), dove spesso si praticano solo le virtù suggerite dal tecnico pubblicitario.

Mina madre è la logica conseguenza di Mina ragazza. Una personalità solo apparentemente superficiale che nel fuoco del temperamento espressivo non ha bruciato i suoi sentimenti, che sono quelli di una donna della sua età, evolutisi per le circostanze, ma non ghiacciati dalle esperienze; indifesi oggi, che il suo nome è un passaporto per i cinque continenti, quanto ieri, quando affidava la sua voce all’incerto nome d’arte di Baby Gate.

Mina vuol darvi subito del tu, se giudica una collega dice che è brava, se parla dei suoi genitori, sono i migliori del mondo, se ricorda suo fratello rivela tutta la nostalgia per il Compagno di una infanzia e di una adolescenza che sono state felici. «A Cremona, mi vogliono tutti bene — dice — anche adesso, tanto». Mina Mazzini non sa e non vuole fare a meno della sua città, della sua pianura padana, di se stessa, in ultima analisi.

Sarà una buona madre, lo porta già impresso sul volto. Più dolce, più costante nella espressione; ogni tanto smarrito in un segreto pensiero di affetto. Non sono rimaste che le mani, lunghe ma non poi tanto sottili, a ricordare quel soprannome di ”tigre”, o i fasti di urlatrice, di antesignana della "cotonata” e della gonna corta e scampanata. La sua lunga figura si è arrotondata ma non ingolfata. L’altro giorno indossava, sopra una camicetta, un maglione leggero gridio. A parte la pelliccia, nella quale si avvolgeva dai fianchi in giù, era una acconciatura da ragazza, o una tenuta da casa. Poteva ben essere un personaggio del "Fidanzamene to” di Parise, dizionario aneddotico e un poco crudele della vita femminile in provincia.

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Mina crescerà suo figlio da sè. Non lo mostrerà ai fotografi, non lo esibirà nei negozi alla vigilia di Natale, o sulla neve, o dentro la carrozzina ai giardini pubblici. Non farà a meno della balia, ma sarà una balia alla buona; vuole sbagliare, spaventarsi, affaticarsi in proprio. ET tuttavia una facile profezia affermare che in questa direzione sarà secondata, od ostacolata, da sua madre, la quale c è contentissima e commossa», ha detto. Ha già acquistato lei, la signora Gina, nei giorni passati, molto prima che la notizia scivolasse dalle labbra degli amici che già la conoscevano nelle orecchie di tutti, alcuni capi da neonato. Quanto a Mina e a Corrado Pani li attende un compito non indifferente, cercare casa, e non sanno ancora bene dove.

«Mio figlio, o mia figlia, non ho preferenze ("ma se sarà un maschio vorrei tanto che assomigliasse a mio fratello, che è un bel ragazzo. Anche mia madre, sa, è una bella donna...”. ”Anche tu però...”. "Io? Ma dove?”), mio figlio, dovrà venire su senza complessi; dovrà vedere a tavola suo padre e sua madre».

Le battaglie legali non la turbano. Lo scioglimento del matrimonio di Corrado Pani con Renata Monteduro — chissà se l’episodio non finirà col procurarle una scrittura consistente! — e le complesse pratiche per l'affiliazione del nascituro, se le meditate decisioni della Sacra Rota si faranno attendere più del previsto, sono fuori dalla sfera dei suoi interessi. Mina ha già assolto la sua situazione; ha già trovato dentro di sè la forza di affrontarla, e il conforto non lo attende dalla ; carta bollata. Lo ha già nelle espressioni degli amici, nell’amore (un poco geloso ed esclusivista, quella giusta misura che è necessaria, dice) di Cor-
rado Pani; ma, soprattutto, lo ha avuto nell’atteggiamento dei suoi genitori che sono stati "magnifici”. Mina temeva il loro giudizio sfavorevole, quanto l’indifferenza che avrebbe saputo di dolore contenuto, ma aveva invece bisogno di sentirseli vicini.

1963 01 26 Tempo Mina f3Un'altra espressione di Mina. La cantante e Corrado Pani si sono conosciuti un anno e mezzo fa negli studi della Televisione romana. Pani è sardo, ha ventisei anni ed è noto al pubblico della TV per la sua interpretazione del ”Caso Mauritius”. Reciterà ora una piccola parte nel "Mulino del Po” di Bacchelli. L’attore si è sposato nel 1959 con l’attrice Renata Monteduro dalla quale è separato legalmente. Ha presentato domanda di scioglimento del matrimonio.

Mina è una ragazza che non dice bugie, e che, probabilmente, è facile ingannare e sopraffare. Nel chiasso dei suoi giorni vi sono stati, sino a poco tempo fa, lunghi silenzi durante i quali questa ragazza, alla quale la vita pareva offrire tutto a vent’anni, aveva paura di guardarsi allo specchio, e da quanto le accadeva traeva conseguenze catastrofiche o non riusciva a trame affatto. Certa solo di quanto aveva alle spalle, di Cremona, della sua vecchia casa («quanto è più brutta quella nuova, con tanti rumori sconosciuti, con troppa luce»), della sua famiglia, di quanto insomma non era scaturito dal tocco della magica bacchetta del successo. Il resto la atterriva. non lo capiva, non lo sapeva inquadrare. Di qui le incertezze e le ansie, note agli intimi, le scorribande notturne in auto, o il buio artificiale di una sala, cinematografica nel pomeriggio. Di qui, gli uomini sbagliati del suo passato, Walter Chiari o Maurizio Arena, ottimi amici, ma già loro stessi alle prese con i propri guai e i propri dubbi.

Mina dice che suo figlio è nato dall’amore, ma potrebbe esser nato anche dalla sua solitudine. Certo è che ella raggiunge oggi quello che forse non sempre aveva: la sicurezza di se stessa, la certezza di non avere sbagliato. Sarà un bambino felice; gli vuole già un bene immenso.

Domenico Alessi, «Tempo», anno XXV, n.4, 26 gennaio 1963


Tempo
Domenico Alessi, «Tempo», anno XXV, n.4, 26 gennaio 1963