Ingrid e Roberto oggi ciak

Europa-1951

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Tre liberali sono stati necessari per crea una perfetta figura di comunista nel nuovo film “Europa ’51” che Rossellini gira a Roma

Da quattro giorni Ingrid Bergman era nervosa, ogni giorno e ogni ora più nervosa. Finché giunse la notte di giovedì 25 e girò la prima scena del film «Europa 1951.» A tavola aveva mangiato solo un piatto di cipolline bollite. Arrivò sul luogo della lavorazione (Largo Chigi, a Roma) alle due, alle due e mezzo aveva già finito. « Come si sente?» le chiesi mentre se ne andava. «Magnificamente !» rispose. Il nervosismo si era dissolto al calore dei riflettori.

Ancora la settimana scorsa c’era dii giurava che «Europa 1951» non si sarebbe mai fatto. Il progetto nacque un anno fa, e un altro anno era passato dalla fine di «Stromboli»: l’ansia di ripresentarsi in un nuovo film era legittima, era umana. Portare a buon fine il progetto era, per Roberto Rossellini, quasi un impegno d’onore. Mentre le combinazioni finanziarie per la sua attuazione si facevano e si disfacevano, e il soggetto via via subiva trasformazioni e limature, di tanto in tanto si diffondevano voci di discordi familiari. La Bergman, si diceva, voleva lavorare, aveva proposte a decine, e Rossellini glielo vietava. O lui come regista o niente. A dare retta alle voci, l’insofferenza era lì lì, ogni momento, per scoppiare in aperta rottura. La stampa internazionale beveva queste voci; e la notte di giovedì numerosi giornalisti e fotografi, specialmente americani, si trovavano al Largo Chigi, quasi per convincersi che era vero, la Bergman e Rossellini lavoravano insieme. «Un anno di lotte» mi disse Rossellini. «Sono commosso.» Non riuscì a dire altro.

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Roma: Ingrid, la notte di giovedì scorso davanti al ciak con Rossellini, era nervosa spettando di girare aveva mangiato solo un piatto di cipolline bollite.

Quella era la prima scena che si girava e anche la prima scena del film: Irene Richard tornava a casa per un importante pranzo di affari in mezzo a una città paralizzata dallo sciopero generale. «Jeeps» della Celere, sconquassate, e rade camionette in servizio pubblico, gente costretta a fare chilometri a piedi, imprecando. Al volante di una «Jaguar» (che era quella del produttore Carlo Ponti), la Bergman doveva percorrere il tratto da Piazza Colonna a Piazza San Claudio. Niente altro che questo, solo un passaggio. Portava un elegante e insolente cappellino nero che sembrava un gallo e, sopra un abito verde, un bolerino di agnellino di Persia. A occhio e croce un milione di valore. Sette milioni costeranno in tutto gli abiti che indosserà nel corso del film, esclusi i due da sera.

«Europa 1951» è un film difficile e complesso, procede sul filo del rasoio. È la storia di una straniera, Irene Richard, trasferitasi in Italia col marito George (Alexander Knox) e il figlio, che ha ora tredici anni. Questo ragazzo ha trascorso l’infanzia a Londra durante la guerra, sotto i bombardamenti : è cresciuto malinconico e ipersensibile. Si sente trascurato dalla madre tutta presa dagli impegni e dai divertimenti di un’agiata vita borghese. Egli ricorda però di averla sempre avuta vicina al suo letto, quando subì l’operazione di appendicite. Così, spinto dall’angoscia e da un’infantile furberia, per averla di nuovo accanto a sé tenta il suicidio buttandosi dalle scale proprio la sera del pranzo. È in pericolo di vita, sembra poi che possa guarire, infine un embolo lo stronca.

Per la madre che ha vegliato e tremato è il tracollo, la crisi. La sua vita non la soddisfa e non le basta più, cerca qualcosa che consoli la sua grande sventura e sostituisca il figlio perduto. Ma che cosa?

C’è un cugino, Andrea, un intellettuale di fede comunista, che è stato molto comprensivo durante la sua pena; e ora le sembra di sentire che la verità è dalla sua parte. Seguendolo, scopre la vita delle borgate periferiche, la miseria del sottoproletariato: tutte cose che prima ignorava. Ma poi scopre anche che l’interesse del comunista per questa miseria è dialettico, non umano.

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Alle due di notte Ingrid incominciò la sua parte: di ricca signora.
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Prima sequenza: la citta é percorsa dalle «jeeps» della Celere.

Allora prosegue per proprio conto. Ormai si è allontanata (lai marito. Si declassa, lavora; nell’umiltà le sembra di trovare la pace. È un’accusa vivente alla società borghese da cui è uscita. Diventa un’irregolare come coloro fra i quali ora vive. La società borghese, e per essa George che pure continua a amarla, la reputano pazza e la fanno rinchiudere in una clinica psichiatrica.

Lo psichiatra le riconosce uno stato anormale, un dotto Prete tenta di illuminarla con le risorse della religione. Ma anche egli dà un giudizio negativo, interpretando come orgoglio la sua estrema umiltà. Si arriva all’interdizione.

E qui finisce il film. Irene è contro tutti, e tutti sono, contro di lei. O è malata lei o è malato tutto il mondo. Un film, come si può intuire da questi accenni, di grosso impegno, tanto per Rossellini quanto per la Bergman.

La parte di Andrea, il comunista, sarà interpretata da un attore non professionista, il regista teatrale Ettore Giannini. Prima di accettare la proposta di Rossellini, Giannini volle rendersi ben conto del suo personaggio, temeva che fosse un comunista di tipo convenzionale. Ma non a caso gli autori della sceneggiatura definitiva sono tre liberali : Mario Pannunzio, Sandro De Feo e Ivo Perilli. La loro prima preoccupazione, d’accordo con Rossellini, è stata di rifuggire dalla polemica di parte. Non han voluto dire, se ho ben compreso, che quest’ordine è migliore di quello, ma che tutti gli ordini sono contro la libertà di coscienza dell’individuo.

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Seconda sequenza: Irene a bordo di una «Jaguar» deve attraversare Piazza Colonna.

Sono previsti cento giorni di lavorazione. Il primo ha avuto un battesimo di pioggia. Gli occhi del mondo cinematografico e del pubblico sono puntati su «Europa 1951» (titolo che quasi certamente sarà cambiato). Rossellini è pieno di entusiasmo. La Bergman è più splendente che mai.

Domenico Meccoli, «Epoca», anno II, n.56, 3 novembre 1951


Epoca
Domenico Meccoli, «Epoca», anno II, n.56, 3 novembre 1951
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