Rosanna Schiaffino, erede al trono

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Si tratta soltanto del trono effimero delle "stelle" del cinema : la Schiaffino è candidata alla successione di Gina Lollobrigida e Sofia Loren.

Rosanna Schiaffino è una ragazza genovese, dagli occhi nerissimi e dai capelli provvisoriamente color di rame, che non nasconde la sua 'aspirazione: succedere, nella graduatoria della popolarità, a Gina Lollobrigida e a Sofia Loren. E’ la delfina del tronetto su cui siedono le bellezze della cinematografia italiana. Ciascuna di esse brilla per un certo periodo, come i ciclisti famosi: Guerra succede a Girardengo, Binda a Guerra, Bar tali a Binda, Coppi a Bartali, Baldini a Coppi. Naturalmente, perchè il pedalatore più giovane prenda il posto di quello anziano è necessario che questi dia segni di stanchezza e getti la spugna. Ma nel ciclismo, come in ogni altra attività sportiva, il declino di un campione e il trionfo di un altro si esprimono attraverso una concreta evidenza, fissata in secondi e in frazioni di secondo: l’ordine di arrivo delle gare. Il cronometro non pronuncia opinioni, emana verdetti. 

La popolarità divistica, nel cinema, tanto vasta quanto effimera, esplode e tramonta accompagnata da sintomi meno matematicamente sicuri e definitivi. Vi sono periodi caratterizzati dalle diarchie: la « stella » di oggi sale, ma quella di ieri non si rassegna a calare. Niente impedisce che brillino contemporaneamente, nel cielo c’è molto spazio disponibile. La convivenza, pacifica o no, è possibile. La Lollobrigida e la Loren, grandi rivali, si fronteggiano ancora come, ai tempi del «muto», Francesca Bertini e Lyda Borelli. Ma è chiaro che se un’altra bellissima, più giovane delle due contendenti, propone la sua candidatura, mentre ancora le due più anziane tengono in mano lo scettro di orpello, si pensa alla nuova venuta come all’astro di domani e si entra nella zona delle profezie.

Rosanna Schiaffino è sulla soglia dei vent’anni, i suoi titoli alla glo-rietta avvenire si imporranno dopo l’apparizione di un film assai atteso, « La sfida », di cui ella è protagonista. Ma non è la sola ad ambire la successione: Franca Bettoja, ad esempio, interprete dell'Uomo di paglia, è una candidata assai più seria di Marisa Allasio, che si va consumando in filmastri di smaccato richiamo anatomico ed è un’attrice in costume da bagno, e non tutti pensano che sia un’attrice. Se dovessimo puntare su qualcuna (ma ci piace restare neutrali, queste competizioni non si sottraggono al ridicolo) è proprio sulla Bettoja che punteremmo, giacché ha esordito con la sicurezza di un’interprete consumata e non fa leva sulla sua scollatura. 

La Schiaffino è una pagina bianca, ancora tutta da scrivere, n suo nome è tutt’altro che ignoto, giacché prima ancora delle sue apparizioni sullo schermo, molte riviste in rotocalco hanno pubblicato vistose sue fotografie, in copertina e no, a colori e in bianco e nero. E non soltanto riviste italiane: l’americana « Life », per esempio, si è occupata distesamente di lei, definendola, stranamente, « la più voluttuosa bellezza d’Italia », e ciascuno vede quanto sia imbarazzante un simile elogio. A Cannes, durante il Festival, non ha mancato di posare per centinaia di fotografie e di rilasciare firme alla folla petulante dei raccoglitori di autografi. E tuttavia il suo quarto d’ora non è ancora arrivato; scoccherà in settembre, quando La sfida sarà presentata alla Mostra di Venezia. 

Il suo cognome è di antica ascendenza genovese; uno Schiaffino suo antenato fu portabandiera di Garibaldi. Rosanna studiava contabilità, per assecondare i suoi genitori, e studiava recitazione, per assecondare la sua vocazione, quando accadde a lei come già a tante altre ragazze avvenenti come lei: richiamò l’attenzione del fotografo di una rivista, mentre faceva i bagni sulla spiaggia di Diano Mai-ina, e l’apparizione delle fotografie della splendida ragazza bruna (allora era bruna) fu la prima pietra del castello dei suoi sogni. Tre vittorie in tre concorsi di bellezza — a Genova, a Diano e a San Remo — furono le tappe successive, d’obbligo per tutte le ragazze ambiziose. L’ascesa delle attrici di considerevole presenza, bisogna riconoscerlo, si svolge sull’arco di una parabola monotona: prima, fotografia sulle riviste; poi, concorso dì bellezza; quindi, prime scritture cinematografiche. Nel caso della Schiaffino, e a suo onore, va aggiunta la frequenza dei corsi d’arte drammatica al Piccolo Teatro di Genova, dove recitò per la prima volta. 

I suoi film di esordio non furono memorabili, dimenticarli è gentile. Apparve in Totò lascia o raddoppia e in Orlando e i paladini di Francia, due pellicole di categoria C. La sua prima grande prova, dopo Un ettaro di cielo è quella del film ancora inedito, diretto da un nuovo regista con le carte in regola. Franco Rosi. La sfida è un film di merito, se già lo si è prescelto per la Mostra veneziana. Rosanna vi figura nelle vesti d’una ragazza napoletana, Assunta, che sposa un trafficante del mercato degli ortaggi, Vito Polara, in lotta con la malavita. E’ un matrimonio d’amore, concluso tragicamente: subito dopo le nozze, lo sposo viene ucciso, per vendetta, dai criminali ai quali non ha voluto assoggettarsi. Moglie e vedova nello stesso giorno, Assunta è un personaggio da tragedia: il suo caso ricorda quello d’una ragazza realmente esistita, Pupetta, che diede molta materia alle cronache nere, quando vendicò con un delitto l’uccisione del marito. 

II compito di Rosanna Schiaffino, in questo film, del quale si dice assai bene, è di notevole impegno: una volta tanto, non si tratta di apparire con ima limitata quantità di vestiti, ma di esprimere la speranza, la tenerezza, l’angoscia; se ci è riuscita, come dicono, significa che non è soltanto, al modo di tante, un piacevole manichino. E i suoi titoli per la successione delle reginette di celluloide acquistano consistenza. Gli osservatori astronomici che si occupano di questo particolare sistema siderale puntano già ì cannocchiali sulla stellina nascente. 

Art., «Domenica del Corriere», anno LX, n.23. 8 giugno 1958


Domenica del Corriere
Art., «Domenica del Corriere», anno LX, n.23. 8 giugno 1958