Rosanna Schiaffino: «voglio dire la verità»

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Rosanna Schiaffino scende in campo personalmente, in questo articolo risentito e polemico, nella battaglia che sta portando lei e il suo ex produttore in Tribunale

Roma, febbraio

Sono costretta a rompere il silenzio che mi ero imposta fino a questo momento; non mi sarei mai decisa a farlo se, nelle ultime settimane, non avessi letto tante notizie e affermazioni inesatte, esagerate o addirittura false sul mio conto. Due mesi fa, quando chiesi l’annullamento del contratto che mi legava con la mia ex-casa di produzione, decisi che per parte mia non avrei fatto parola della cosa; nè tanto meno, avrei cercato di polemizzare su questo argomento. Ora invece devo affrontare questo compito assai poco piacevole per ristabilire la verità su quello che è stato variamente definito come il gesto di una che si è montata la testa, oppure con sottile eufemismo, come il capriccio di una diva.

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Tra le tante inesattezze pubblicate, ho letto che avrei percepito dal mio ex-produttore, a titolo di stipendio, un milione di lire al mese. Debbo precisare che io non ho mai guadagnato una tale somma; anzi, ne ero assai distante. E’ stato scritto anche che avrei rotto il contratto perchè pretendevo almeno 50 milioni per film. Ma come avrei potuto avanzare una tale richiesta se il mio ex-produttore mi teneva completamente all’oscuro delle mie quotazioni? Ogni volta che firmava per me un contratto, egli si prendeva infatti cura di sottrarne la pagina sulla quale è riportato l'ammontare del compenso.

Del resto, io non ho mai impostato il mio lavoro sotto questo profilo: se un ruolo è interessante, quando un film mi piace, non penso mai a condizionare la mia partecipazione all’entità del compenso. E’ stato detto, infine, che io sarei costata in pubblicità non meno di 30 milioni di lire; ma chi può dirlo? Ogni produttore destina i fondi per il lancio dei suoi film: distinguere su una cifra globale quanto è riservato all’uno o all’altro degli interpreti è pressoché impossibile. Del resto, si è trattato sempre di pubblicità in funzione dei film, e mai destinata a me, Rosanna Schiaffino in quanto tale.

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Riportate così le cose alle loro vere proporzioni, occorre che io rifaccia un po’ di storia dei miei rapporti con la mia ex-società di produzione, la ”Vides”. Questa società mi scritturò nel marzo del ’57 con contratto a lunga scadenza, che io accettai perchè in tal modo avrei potuto interpretare due film, (Un ettaro di cielo, e La sfida), per i quali avevo sostenuto dei provini, giudicati positivi. E lo accettai anche perchè un lungo contratto in esclusiva, con tutti gii immaginabili handicap che comporta, divieti, proibizioni di ogni sorta, mancanza di autonomia, ecc..., dovrebbe in teoria assicurare ad una giovane attrice che intende impegnarsi seriamente, anche alcuni vantaggi.

Debbo ricordare a questo punto che quando firmai il contratto, non ero la prima venuta; avevo già girato due film, e collezionato decine di articoli, interviste, copertine, fotografie. Dal punto di vista pubblicitario, la stampa italiana mi aveva già lanciato per conto suo; e una mia fotografia era apparsa sulla rivista americana, "Life”, scelta, fra tante, a rappresentare il "sexy” italiano. Voglio dire cioè che il mio ex-produttore non mi aveva ”preso sulla strada” bensì si era inserito nel giro di uno spontaneo interesse di stampa creatosi intorno al mio nome.

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1960 02 16 Tempo Rosanna Schiaffino f06L’ATTRICE GENOVESE davanti a una privata e parziale esposizione delle copertine di periodici che le sono state dedicate negli ultimi tempi: è un segno della sua popolarità. Rosanna Schiaffino ha solamente vent’anni.

Una specie di tagliola

Nel corso del ’57 interpretai dunque i due film della ”Vides”, e i suddetti film oltre a partecipare a numerosi Festivals internazionali ed ottenere vari premi, sono stati ancora nel 1959 premiati dalla Presidenza del Consiglio, con i premi di qualità per un’ammontare complessivo di lire 50.000.000. Il film La sfida terminò esattamente nel settembre del ’57 e nel lo ..stesso momento terminò anche, inesplicabilmente, la mia partecipazione ai films prodotti dalla società che mi aveva scritturato. Dal settembre ’57 fino a tutto il 1959, la mia ex produzione non mi ha dato infatti neppure una parte nei dieci film che ha prodotto nel frattempo; e, dopo avermi tenuto inattiva per un anno intero, ha cominciato a cedermi ad altri produttori. Così, dalla fine del ’58 ho interpretato altri tre film, per conto di terzi.

E’ tutto, e da qui è nata la mia delusione, come pure il desiderio, rinforzato da altri fatti marginali ma significativi, di sciogliermi da un contratto rivelatosi troppo oneroso; una specie di tagliola in cui mi sarei dibattuta senza profitto alcuno per la mia carriera. Quali sono infatti i vantaggi che un’attrice si aspetta allorché rinuncia per molti anni alla propria libertà, s'impegna ad una pronta e totale obbedienza, si accontenta di un esiguo stipendio? Sono quelli derivanti dall’esistenza, alle sue spalle, di una casa di produzione, cioè di una organizzazione che pensa a sostenerla pubblicitariamente, a mettere in evidenza le sue qualità, e soprattutto a farle interpretare dei film, con personaggi adatti e talvolta creati su misura per lei. Quando questi vantaggi vengono meno, vengono meno anche i motivi per i quali una ha accettato di fare sacrifici. Allorché infatti un produttore non produce più pellicole per una attrice, la tiene ferma, non la valorizza, egli non assolve più alla sua funzione, ma scade a quella, molto più semplice, di manager. Cioè di persona che si limita a procacciare contratti purchessia, e spesso non fa altro che ricevere proposte di film, trasmetterle all’interessata, trattare il compenso. Con la diffierenza tuttavia che un manager vero e proprio trattiene per sè solo il dieci per cento del compenso pattuito.

1960 02 16 Tempo Rosanna Schiaffino f04QUESTE FOTOGRAFIE seno state eseguite presso Roma, alla vigilia del ritorno di Rosanna Schiaffino a Parigi, dove sono già cominciate le riprese del suo nuovo film "Le bal des espions" di Michel Clement (da non confondersi con Renè Clementi)

1960 02 16 Tempo Rosanna Schiaffino f05GLI ATTEGGIAMENTI della Schiaffino davanti alla macchina fotografica sono ancora quelli della "pin up", ma la sua carriera entra in una nuova fase: il film "Le bal des espions" è diretto da un giovane e Rosanna debutta con lui nel clima intellettuale e spregiudicato della "nouvelle vague" parigina. Poi tornerà in Italia.

Ho accennato all'esistenza di fatti marginali; ne citerò qualcuno soltanto. Quando due anni fa firmai il contratto, esso impegnava due case, la "Vides” e la ”Lux” insieme; più tardi il mio ex-produttore rilevò anche la parte "Lux” (privandomi del vantaggio di essere legato ad una importante casa di distribuzione), ma io lo seppi per caso solo sei mesi dopo, a cose fatte. Dopo il Festival di Venezia del ’58, in cui La Sfida venne premiato, l’ufficio stampa della ”Vides” rimase sguarnito per vari mesi; e così mi mancò ogni sostegno pubblicitario proprio nel periodo più adatto ad uno "sfruttamento del successo”.

Il convincimento di non trovarmi più a casa mia dentro la mia società, anzi di essere vittima di un vero e proprio boicottaggio, è divenuto cosi col tempo certezza. Vi ha contribuito il comportamento, singolare e contradittorio, del mio ex-produttore; il quale cambiava opinione da un giorno all’altro, a proposito del colore dei miei capelli, del tipo dei miei vestiti; mi teneva in una incertezza continua riguardo ai miei progetti di lavoro; e quando io me ne lamentavo, mi rispondeva con una sola frase. «Finché stai con me, sono io che decido quello che devi o non devi fare; se te ne vai, ti rovino».

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L’ultima volta che sono andata a trovarlo, per chiedergli notizie su quale fosse il mio programma per il 1960, egli mi ha dato ancora una volta risposte vaghe, ammettendo in sostanza che non aveva nessun programma preciso; e dopo questo colloquio, se ancora avevo qualche speranza, essa è caduta. Il 25 novembre ho compiuto venti anni: è stata un’occasione per ritrovarci tutti uniti a Genova, dove vive mio padre, con il quale abbiamo fatto pace, definitivamente. Qualche giorno dopo, informato della situazione, egli stesso ha deciso di agire, chiedendo l’annullamento del contratto, per una ragione molto semplice: quando lo firmai ero minorenne, e, in mancanza della sua controfirma, non ha mai avuto alcuna validità giuridica.

Ho rinunciato io

Le questioni legali non sono il mio forte, e preferisco lasciarle agli avvocati; d’altra parte non avrei mai scelto questa strada, se fosse esistito un altro sistema per arrivare al medesimo risultato. E’ già accaduto che un’attrice e un produttore decidano di riprendersi di comune accordo la propria libertà. Jacqueline Sassard e Silva Koscina, per esempio, hanno chiesto a Carlo Ponti di scioglierle dai loro impegni (identici ai miei) ed egli glielo ha concesso di buon grado. Anche in questo campo non esistono soltanto matrimoni indissolubili, ma anche separazioni consensuali. Si direbbe però che il mio ex-produttore non intenda assolutamente separarsi da me.

Egli infatti non si è limitato a prendere atto della mia denuncia, ma da quel momento non mi ha dato tregua: i comunicati stampa si sono succeduti comunicati, le inesattezze riguardo al mio comportamento si sono succedute alle accuse; l’ultima notizia asseriva, ad esempio, che io sarei stata "sostituita” nel film Napoleone ad Austerlitz con un’altra attrice. Non è vero. Non sono stata sostituita per il semplice fatto che, dopo la denuncia del contratto, io stessa ho rinunciato al film di Abel Gance. Ed è vero il contrario; e cioè che, fino all’ultimo, la mia ex casa di produzione m’intimò di prendere parte a tale film, tempestandomi di lettere raccomandate.

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Dicono che il 1960 sia l’anno delle persone nate sotto il segno del Sagittario. Esse se vogliono vincere devono combattere, affrontare molte difficoltà e non perdersi mai d’animo, in particolare quando la loro causa è giusta. Io penso che la mia sia una causa giusta, perchè ho fatto sempre il mio dovere, ed ho chiesto soltanto di lavorare e di poter fare di meglio. La questione comunque è nelle mani del magistrato, e a questi bisogna rimettersi con fiducia e serenità. Il mio ex-produttore non può pensare di potersi fare giustizia da sè, boicottando la mia attività e sollecitando solidarietà, pubbliche e private, per impedire a me di lavorare, e per imporre soluzioni di forza. Mi auguro perciò che il buon senso prevalga.

Rosanna Schiaffino, «Tempo», anno XXII, n.7, 16 febbraio 1960


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Rosanna Schiaffino, «Tempo», anno XXII, n.7, 16 febbraio 1960

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