Rosanna Schiaffino, l'amore l'ha resa più sicura e spiritosa

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Rosanna Schiaffino, partendo alla conquista di Cinecittà, si era proposta due obbiettivi: raggiungere il successo - e ce l'ha fatta - e trovare un marito in grado di comprenderla e guidarla nella sua carriera. Sono i requisiti che non mancano ad Alfredo Bini

Roma, marzo

«Davvero pensavi — mi dice Rosanna Schiaffino con fermo riserbo, corretto da un insolito senso dell’humour in dose giusta: tanto da non irritare il giornalista, e da far appello invece alla sua intelligenza — che io ti avrei raccontato come ci siamo conosciuti, che cosa ci siamo detti la prima volta, come ci siamo innamorati?...». E, per aggiungere evidenza al suo pensiero, mimando con gli occhi sbarrati e languidi la classica scena d’amore da fumetto: «Lo vidi — declama in falsetto — lo fissai e m’innamorai di lui mentre un violino suonava Bach... No», ride. «questo, capisci, non è possibile...». Tutto quello che può fare, e del resto l’ha già fatto (ma l’hanno costretta, con tutte quelle notizie inventate di sana pianta sulle già avvenute pubblicazioni, per non parlare dell'ipotesi avanzata da un giornale francese di un prossimo lieto evento), è semplicemente confermare la evidenza dei fatti.

E cioè (dice): «E' vero, sono innamorata, sono felice; è la prima volta che mi capita nella vita. Ci sposeremo. Quando? Non lo so, non l’abbiamo deciso, non mi va di dirlo...». E, a questo punto, abbozzando uno smorto sorriso: «E’ tutto — ha l’aria di dire — che vuoi che ti dica di più? Posso ricominciare daccapo». Ma poi, a mo’ di postilla, aggiunge che questo suo riserbo non è cosa nuova: anche in passato, non è vero?, lei non ha mai parlato della sua vita privata, bensì sempre di lavoro, di film, di contratti e rotture di contratti, di progetti di film. E questo, lo ammetto, è verissimo: tanto vero che a me, ricordo, faceva un po’ pena sentire questa bella ragazza di venti-ventun anni non parlare d’altro che dei suoi successi passati e futuri, delle mete superate e dei traguardi da raggiungere; ma se questo è vero, è nuovo il suo modo leggermente ironico di porgere le risposte.

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Nuovo il senso dell'humour (non ancora ben assimilato) con cui si toglie d’impaccio di fronte alle domande che in questi giorni tutti i giornalisti le rivolgono: e nel quale, non c’è dubbio, è già ben visibile (come pure nel tono disteso delle sue parole, nella luce gioiosa degli occhi) l’influsso del suo promesso sposo, il giovane produttore Alfredo Bini. Ma se questa ironia è solo un fatto contingente (l’effetto della linea di difesa rapidamente approntata da Bini contro il rischio di vedersi trasformato — lui, il produttore intelligente, moderno e colto — in un personaggio da romanzetto rosa) l’altro stato d’animo — chiamiamola la serenità appagata di Rosanna — è un effetto più sostanziale del suo nuovo stato sociale. Davvero è molto cambiata; e chi volesse una ulteriore conferma del suo "sono innamorata, sono felice...”, basterebbe che stesse con lei una mezz’ora, la sentisse parlare, la vedesse muoversi.

Si sono fatti da soli

Del tutto scomparsa quella carica nervosa, da fanatica del successo, con cui accoglieva i giornalisti ogni volta che si recavano a trovarla; affatto scomparsa quella mimica agitata (cui sua madre faceva eco ammiccando, rincarando la dose degli aggettivi) con la quale commentava un tempo le sue gloriose gesta d’attrice. Ora, i suoi accenni alla carriera sono parchi, misurati. «Sto trattando — dice — un secondo film con la Columbia. Poi interpreterò un film di Alfredo, ma ancora non posso dirti quale». E se, ovviamente, è fiera del suo recente passato: l’accanita lotta combattuta per sopravvivere, per pagare i debiti alla "Vides”, affermarsi in Europa e in America, ne parla senza enfasi, con il compiaciuto distacco dell’amministratore che presenta il bilancio positivo della sua società; e, tutt’al più («Tutto questo l’ho fatto da sola, senza l’aiuto di nessuno...»), si permette uno svolazzo.

Il suo dire è sobrio; gli accenti, non soltanto quelli tonici, li mette al posto giusto; il gesto è calmo, tranquillo.

Seduta di fronte a me, nello stesso divano di velluto beige da cui tempo fa applaudiva se stessa, ora c’è una ragazza che in tante cose (dal colore più scuro delle calze al trucco quasi inesistente, al tipo di vestito attillato ma non troppo) si capisce che non ha più bisogno di far colpo, di mettersi in mostra, e che soprattutto ha raggiunto un punto fermo nella sua vita, un equilibrio interiore. Tutto ciò ovviamente non è soltanto merito di Alfredo Bini, ma davvero (e la signora Jasmine lo ripeteva sempre, mentre si adoprava a farne le veci) c’era bisogno di un uomo in casa Schiaffino; e nessun uomo era più adatto di Alfredo Bini. Per tanti motivi, non ultimo (anche se Rosanna, perchè innamorata, tende a metterlo in secondo piano) il fatto che è un produttore cinematografico.

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Solo uno del suo ambiente, infatti, uno che conoscesse per esperienza diretta tutte le difficoltà per farsi strada nel mondo del cinema (e le avesse per conto suo superate), poteva capire i problemi veri e falsi di Rosanna, portandovi d’altronde un equilibrio. Come la Schiaffino, Bini è uno che si è fatto da sè. e se ci ha messo 10 anni più di lei ad "arrivare” (Rosanna sbarcò a Roma nel ’56, Bini nel 1946), ciò si spiega agevolmente col fatto che egli non è mai stato una pin-up. Ma di strada ne ha fatta, da quel suo primo ingaggio come comparsa al teatro dell’Opera al posto di produttore dell’ "Arco Film”.

Venuto a Roma per studiare biologia, ha esercitato un sacco di mestieri. E’ stato direttore del teatro Ateneo (dove tenne a battesimo Mastroianni), giornalista, organizzatore di documentari e di film. Il suo merito principale è stato lo aver intuito, al momento giusto, che il cinema non si fa solo con i soldi: ma anche con le idee, mobilitando energie intellettuali nuove, osando in nome dell’intelligenza, contro la convenzione e la censura. Oggi (a parte la "scoperta” di Pasolini regista), egli ha al suo attivo numerosi film, ed è uno degli "uomini nuovi” più solidi del cinema italiano. Perciò quando Rosanna, facendo un’eccezione al suo riserbo, dice: «Mi piace perchè ha dovuto sgobbare prima di avere successo...», afferma una cosa doppiamente giusta. Nel senso che lei è un tipo troppo orgoglioso della propria indipendenza (e l’ha dimostrato chiaramente) perchè potesse mettersi al rimorchio di qualcuno.

Dal canto suo, anche Bini ha trovato nella Schiaffino la persona adatta. Dinamico, ambizioso. instancabile. Bini è il tipo che lavora dieci ore al giorno. Oltre che di film s’interessa di costruzioni edili. In questo momento, in cui tutti i produttori stanno a guardare, è uno dei pochi che produca a pieno ritmo. Dai film da 80 milioni è passato a progetti più ambiziosi, fra cui una riduzione cinematografica del Vangelo secondo San Matteo, che dovrebbe costare un miliardo. Pur non sdegnando la pubblicità (finora la sua carriera è stata un abile dosaggio d’intelligenza, fortuna e pubblicità), egli non ama farsi vedere in giro, frequentare locali; e la sera, quando esce dall’ufficio, ritorna ad essere il simpatico scapolo che (fino ad un anno fa) si divertiva a giocare a scopone con gli amici di Otello, a via della Croce, e che da quando ha conosciuto Rosanna passa le sue serate con la famiglia di lei, o in sua compagnia al cinema, in casa di amici, al ristorante.

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Di Rosanna (a parte com'è), gli è piaciuto soprattutto quel lato che la pubblicità ha messo in ombra e che il suo fisico aggressivo fa facilmente dimenticare: e cioè il carattere semplice e sano, conservatosi tale nonostante la carriera, il successo; gli è piaciuto il clima di tenaci affetti familiari in cui è vissuta e continua a vivere.

Cominciò con un ballo

Comunque, Alfredo e Rosanna (raccontiamola proprio come a loro non piace) si conobbero la prima volta a Napoli, quando lei girava La sfida. «Piacere...», «Piacere...», furono le uniche parole che si scambiarono in quell’inconsapevole vigilia del loro amore, che sarebbe scoppiato molto più tardi. E precisamente un anno fa, ad una festa d’amici, alla quale Rosanna intervenne, fresca delle glorie di Hollywood, e particolarmente in forma. Sembra che il Bini, dopo averla ammirata in uno scatenato passo di twist, le si avvicinasse e, camuffando la propria timidezza con un interesse professionale, la invitasse a cena. Ma all’invito assisteva anche la madre di lei, la quale, prontamente: «E perchè non viene lei a cena da noi?...», rilanciò, con materna sollecitudine. Preso in contropiede, il Bini non potè o non volle tirarsi indietro: si recò alla cena, e da quella sera le cene divennero tante.

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Questa o altra la verità, è certo (e qui usciamo dallo scherzi che l’attrice e il produttore si sono frequentati per circa un anno, senza che alcuno si accorgesse della cosa: finché un giorno un fotografo, messo sull’avviso’ dai soliti ignoti, si recò davanti alla casa di Rosanna, e, mezz’ora dopo, il guaio era fatto.

Da quel momento i giornali li hanno fidanzati, e poi sposati due volte; è cominciato cioè un gioco che durerà a lungo, perchè (come dice Rosanna) «adesso tutti sono contenti, dicono: ”Uh, che bello, si sposano...”; poi fra un po’ cominceranno a dire: ”Ma come la fanno lunga, non si sposano mai!...”», e così via. E loro (è certo) si sposeranno, ma ancora non sanno quando; comunque si sposeranno all’italiana, e vogliono tanti bambini; e piacerebbe loro andare a stare in campagna, a godersi la scoperta che, in questo mondo sovraeccitato, è ancora possibile incontrare una persona insieme alla quale puoi vivere bene, senza annoiarti e senza arrabbiarti. Una persona normale.

M.S., «Tempo», anno XXV, n.11, 16 marzo 1963 - Fotografie di Angelo Frontoni


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M.S., «Tempo», anno XXV, n.11, 16 marzo 1963 - Fotografie di Angelo Frontoni