Rosanna Schiaffino: non ci fu niente da fare, era di una timidezza irriducibile

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Isola Farnese si trova su un cocuzzolo boscoso, pochi chilometri a nord di Roma. Il Castello dei Farnese appartiene oggi ai Di Robilant che lo affittano per brevi periodi di tempo a facoltosi americani di passaggio oppure a troupes cinematografiche in cerca di ambientazioni storiche ineccepibili. È il caso appunto di La mandragola, prodotto da Alfredo Bini, il marito di Rosanna Schiaffino.

Il mio colloquio con la bella attrice ha luogo durante la pausa del primo pomeriggio; Rosanna è rannicchiata su un divano, pronta ad entrare in scena; indossa la fantasiosa toilette bianca ideata per lei da Danilo Donati, e sembra ideata apposta per far risaltare la sua magnifica abbronzatura. Rosanna sembra l’immagine della salute e della femminilità, forse per questo i registi si ostinano ad affidarle ruoli rischiosi e moralmente conturbanti.

“Non voglio parlare di sesso, è un argomento di cattivo gusto”

Dopo un colloquio durato più di un’ora (abbiamo parlato del suo passato cinematografico, della crisi del cinema, della gentilezza di Totò e di Nilla Pizzi che lavorano con lei ne La mandragola), finalmente trovo il coraggio di chiedere a Rosanna Schiaffino il racconto del suo primo amore.

Rosanna è una ragazza estremamente docile e gentile, l’unica attrice che non si è arrabbiata o non ha fatto finta di cadere dalle nuvole a questa mia domanda.

«Il primo amore?», dice. «È terribilmente difficile per me parlare del primo amore; forse perché questo è un episodio legato agli anni nebulosi e pigri dell’adolescenza, mentre io non ho mai avuto una adolescenza in questo senso. A quindici anni lavoravo come una pazza, a volte mi sembra che il lavoro abbia sommerso anche il più piccolo ricordo di quegli anni».

«Ma il primo amore non si scorda mai, lo dicono persino le canzonette; il primo amore è sempre legato a un ricordo importante, come la prima stretta di mano, il primo bacio, a volte persino la prima esperienza sessuale», dico.

«Se è della mia prima esperienza sessuale che vuol sentire parlare le dico sinceramente che non ho alcuna intenzione di esprimermi in questo senso. È una questione di correttezza; e poi il sesso è un argomento di cattivo gusto».

«Non sarà mica suo marito, per caso, il suo primo amore?».

«Chi? Alfredo? Be’, non esageriamo!».

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«Provi a fare uno sforzo».

«Ci sto pensando. Non è che voglia fare la preziosa, sto pensando alla prima volta in cui, da adulta, ho provato un vero sentimento per una persona dell’altro sesso: uno di quei sentimenti che riempiono le giornate, un rapporto che quando si tronca sembra che si tronchi la vita, che la vita non abbia più valore...».

“Adesso è un mezzo ambasciatore, ma allora non riuscì a dichiararsi”

«Ci ha pensato?», le chiedo dopo un poco. Sono sicuro che in tutte le cose Rosanna è così: pignola, precisa, riflessiva.

«Ci ho pensato, sì. Del testo me lo ricordavo benissimo», sorride maliziosamente. «Soltanto volevo esserne proprio sicura. Mi innamorai la prima volta a tredci. anni, d’estate. Andavo in villeggiatura a Castelletto d’Orba, un pesetto di mezza montagna in provincia di Alessandria. Una sera, in in locale da ballo, lo conobbi. Era alto, distinto, un ipo che faceva colpo. Fu una specie di colpo di fulmine; l’orchestra stava suonando un charleston e con enorme sorpresa ci accorgemmo di essere affiatatissimi, come se avessimo ballato sempre insieme. Ricordo che quella sera tutte le altre coppie smisero di ballare e fecero circolo intorno a me e a lui, per guardarci ballare».

«Perché continua a chiamarlo ”lui”? Sono sicuro che si ricorda benissimo il suo nome».

«Lo ricordo, ma non posso dirlo. Lui adesso è diventato un mezzo ambasciatore, una persona importante, insomma. Non sarebbe corretto da parte mia dire chi è».

«Quanto tempo è durato questo suo primo amore?».

«Una estate solamente: fu un’estate di balli, di passeggiate romantiche, di gite in bicicletta attraverso la bella campagna piemontese. Ma sapevamo tutti e due che sarebbe finita: forse mi innamorai di lui proprio per quello, ho un temperamento drammatico, più dell’amore mi piace il dramma amoroso...».

“Mi manda ancora cartoline, ma Alfredo non è geloso”

Si interrompe, mi guarda preoccupata: «Guardi che tra me e lui non c’è stato proprio niente: solo qualche stretta di mano. Intendiamoci bene», prosegue con un sorriso malizioso, «non è che io gli avrei rifiutato qualcosa di più: semplice-mente lui non mi chiese niente. Era timidissimo. L’ultima sera del nostro soggiorno a Castelletto d’Orba io feci di tutto perché mi dicesse qualcosa, magari mi desse un bacio. Non ci fu niente da fare: lui era di una timidezza irriducibile. Ancora oggi mi chiedo come ha potuto avere successo nella carriera diplomatica».

«L’ha più visto, dopo quell’estate a Castelletto d’Orba?».

«Mai più. A quindici anni io ero già un’attrice professionista: nel ’56 girai con Totò Totò lascia o raddoppia, ricorda? Ero carica di impegni, di lavoro, gliel’ho già detto. Però ci scrivemmo, qualche volta: cartoline solamente, forse era troppo timido anche per scrivere delle lettere. L’ultima cartolina da lui l’ho ricevuta un mese fa».

«Suo marito non è geloso?».

«Geloso? Per carità. Io sono innamoratissima di mio marito, e mio marito è tanto sicuro di me che mi fa persino rabbia».

Il nostro incontro è finito. Uno della troupe viene a dire che Alberto Lattuada, il regista de La mandragola, sta aspettando la Schiaffino per girare. Philippe Leroy e Jean-Claude Brialy stanno aspettando di prendere tra le braccia la bella Rosanna-Lucrezia. Alfredo Bini, naturalmente, non è geloso.

Carlo Carini, «Novella», anno XLVI, n.44, 31 ottobre 1965


Novella
Carlo Carini, «Novella», anno XLVI, n.44, 31 ottobre 1965