Sylva Koscina due in una

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1960 11 26 Tempo Sylva Koscina intro

Altrimenti non si spiegherebbero le sue lacrime di commozione durante la proiezione di “Ben Hur”. In privato - dice l’attrice - sono più semplice di tante donne semplici

Roma, novembre

"Robert Lamoureux? Oh, no — esclama ridendo Silva Koscina. — Di me e Beimondo l’hanno detto. Sì, quando giravo Les distractions, qualche mese fa. Ma non c’è niente di vero, naturalmente... Però capisco come può essere nata questa voce...». Si vede, dice, che hanno avuto sott’occhio le fotografie del film, dove c’è ima scena un po’ osée. Belmondo, ubriaco, si getta su di lei, tentando di strapparle la camicetta; e lei, ovviamente, difendendosi, ha dipinti sul volto il disgusto e la paura...

«La gente — prosegue e si anima tutta, muovendo vibratamente le mani come un avvocato che stia perorando una causa davanti a un tribunale — era abituata a vedermi passare sullo schermo indifferente, impassibile, fredda...». Ed ecco che, scorgendo quelle foto, dove è svestita, furibonda, piena di vita, subito hanno pensato: la Koscina ha un flirt con Belmondo.

1960 11 26 Tempo Sylva Koscina f1ECCO SILVA KOSCINA nella sua casa a Roma; la sta arredando da sola e ne è molto fiera. L’attrice è rientrata da pochi giorni dalla Francia. Ha girato a Parigi il film ”Ravissante”, con Robert Lamoureux e tutto un gruppo di attori di prosa al cui modo di recitare preciso e meticoloso si è dovuta adeguare. E' stata ima grossa fatica ma non se ne pente e ne ha già raccolto i primi risultati: un impresario parigino le ha offerto di entrare nel cartellone del suo teatro.

La verità è un’altra; la verità, dice, è che nell’ultimo anno lei è molto cambiata, è diventata veramente un’altra. Mica così, di colpo. Un po’ alla volta. Attraverso varie fasi... Ma il risultato è questo: oggi la Silva fredda, chiusa, scostante, impassibile, è morta e sepolta. Era del resto una Silva non vera. L’avevano fatta cosi, spiega, un’educazione assurda, le proibizioni dei parenti con i quali è vissuta, i "complessi” che le avevano creato. Non poteva ridere troppo forte; tutto era sconveniente, sopratutto la spontaneità; guai se s’intratteneva con i suoi coetanei, anche del suo stesso sesso; e non credesse mai d’essere bella! Troppo alta. Un profilo orribile. E poi quei capelli di stoppa... Così, crescendo, si era rinchiusa sempre più in se stessa, era diventata un orso.

Un orso timidissimo. «Se mi trovavo in una riunione di persone — dice — e qualcuno rideva, io pensavo subito che ridevano di me...». E poi, cinque anni fa, la reazione a tutto questo: la sua decisione di fare l’attrice. Con tutte le delusioni, le crisi inevitabili, i pianti. E quindi tanti film, uno dietro l’altro, a non finire. «Io li accettavo tutti, senza guardare tanto per il sottile, perchè in quel momento avevo un solo scopo: lavorare, guadagnare, conquistarmi l’indipendenza: ci sono riuscita...». «E oggi — aggiunge con calore — se tocco con la mani la spalliera di questo divano, ho la soddisfazione di dire: questo è mio, me lo sono guadagnato io, col mio lavoro. Senza, compromessi, capisce?...». Così dicendo, il suo sguardo si posa e indugia compiaciuto sui preziosi Gobelins.

1960 11 26 Tempo Sylva Koscina f2L'ULTIMO FILM italiano di Silva Koscina è stato "Mariti in pericolo”, prodotto dalla Morino Film e diretto dal giovane Mauro Morassi. E' una commedia che ripete una formula di successo ed è stata realizzata quasi interamente a Spoleto.

Là dietro, dice correndo verso la scrivania, come per tamponare con la sua presenza l’orribile vuoto, ci metterà una sedia da bureau Luigi XV. L’ha già ordinata: «Il legno — dice — è un ricamo». E qui ci vuole un tappeto, e lì nell’angolo, ma voltato verso il centro della stanza, un divanetto. A un posto e mezzo, da innamorati, una marquise, come si dice in linguaggio tecnico, «Perchè a me la casa — aggiunge entusiasmandosi, eccitata e rossa come una bambina che mostri il giocattolo preferito — a me piace tutta ad angoli, tutta ad angoli. E, ciascun angolo, deve fondersi con l’altro, creare una specie di circolo. Ha visto la mia boiserie, nel soggiorno?». No, non l’ho vista? Felice si slancia verso una parete scorrevole, dà uno strattone, la spalanca con forza, mentre una deliziata espressione le si dipinge sul volto.

La boiserie! «Ecco», dice. Ha gli occhi truccati, poco rossetto alle labbra, i capelli voltati a virgola, sotto l’orecchio, come le donne del 1930. E anche il vestito è un po’ 1930: lento alla vita, con una falsa cintura, le nasconde la figura più che disegnarla. Mi hanno detto che questa moda le piace tanto; perchè, le domando, preferisce celare le sue attrattive?

«Vede — mi risponde maliziosa — in me ci sono due donne. Quella riservata, che è più j semplice di tante ragazze semplici: lo sa che l’altra sera al Ben-Hur ho pianto? E poi c’è l’attrice, che la sera, quando esce, si veste da attrice». Anzi, precisa, questa di vestirsi ”da attrice” è una cosa che la diverte molto; soprattutto da quando è diventata per lei una specie di sfida. Qualche anno fa, infatti, ci fu qualcuno che scrisse press’a poco così: «Povero cinema italiano: esso è caduto dai possenti toraci delle maggiorate fisiche sul torace piatto e squallido di Silva Koscina». «Ah sì — pensò Silva — adesso ti faccio vedere io...».

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SILVA KOSCINA è stata nei passati cinque anni (da tanto tempo dura la sua attività cinematografica) una tra le attrici più impegnate. Il desiderio di affermarsi le faceva accettare qualsiasi proposta. Oggi, però, è in condizione di scegliersi i film. Fra pochi giorni inizierà ”Il sicario” di Damiani. Per l’occasione il produttore le ha messo a disposizione uno sceneggiatore che le aggiusti il copione su misura. Poi affronterà la nuova emozionante esperienza di recitare in teatro a Parigi.

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E da quel giorno, ogni sera, ha messo degli abiti con delle scollature così spericolate, davanti e dietro, da togliere il fiato agli uomini e da lasciare interdette le donne. «Hai visto la Koscina!...», questa è la frase che circola sempre intorno a lei quando appare vestita così; ed è una frase, dice, che la diverte tanto, per quanto un’altra, apparentemente un complimento ma in cauda venenum: «...Però è bella!», la infastidisce. Certo, non è mica stata a pesare i film col bilancino, in questi anni: ha fatto un po’ di tutto; prima, per necessità, poi per sciogliersi, e infine odiando quello che faceva. Il risultato più apprezzabile è che, malgrado tutto, non è venuta a noia. «Forse — dice — perchè non mi sono mai data arie di diva». E così, mentre tante altre in 5 anni sono salite e tramontate, lei è una delle poche interpreti di film brillanti o comici che abbia resistito; e la cui carriera, anzi, è in ascesa.

Il 1960, sotto questo punto di vista, è stato un anno positivo. Ha interpretato meno film, e così ha avuto anche un po’ di respiro, («lo sa che per la prima volta in 7 anni ho potuto prendermi dieci giorni di vacanze!...»), e qualcuno di questi film è di. buona qualità. Mariti in pericolo, di Morassi, e l’ultimo, Ravissante, girato metà a Parigi metà a Roma, con Lamoureux, Dacmine, Noiret, tutti attori di teatro bravi, pignoli, impegnati. E’ stata ima bella fatica, ma anche una bella soddisfazione. Per il doppio impegno che ha affrontato: ha recitato sempre in francese, con un regista esigente fino alla cattiveria; e per l’occasione che questo lavoro le ha procurato; un impresario parigino, dopo aver visto alcune scene del film, le ha offerto di recitare nel suo teatro. «E quella — dice — non è mica gente che giudica un’ attrice dall’ altezza». Così, nel prossimo anno, si misurerà anche col palco-scenico. «E io del resto l’ho sempre detto — attacca entusiasmandosi di nuovo — date tempo al tempo. Un’attrice ha bisogno di sciogliersi, d’imparare. Nessuno s’improvvisa, neppure un macellaio, figuratevi un’attrice...».

A.D., «Tempo», anno XXII, n.48, 26 novembre 1960 - Fotografie di Chiara Samugheo


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A.D., «Tempo», anno XXII, n.48, 26 novembre 1960 - Fotografie di Chiara Samugheo