Sylva Koscina, la sua prima estate felice

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Da cinque anni Sylva Koscina non si prende una lunga vacanza. Tenendo conto dell’impegno con il quale affronta il lavoro, c’è da concludere che l’attrice ritiene d’aver raggiunto il suo traguardo

Roma, settembre

«Ha lavorato molto quest’estate?», ho chiesto a Sylva Koscina. «No: non ho lavorato affatto — mi ha risposto con quella maniera precisa e risoluta ch’è propria del suo carattere. — Dopo cinque anni, da quando cioè ho cominciato a recitare in cinema, questa è stata la prima estate di riposo. M’ero quasi dimenticata che esistesse anche il sole e il mare, la possibilità di non fare nulla per un lungo periodo. E’ un desiderio che si sente specialmente quando si ha lavorato molto. E io ho lavorato, sa? Ho sgobbato come poche altre attrici e mi sono fatta avanti da sola senza che nessuno mi aiutasse. Non ho mai avuto un produttore che mi sostenesse, o meglio: l’ho avuto soltanto in un primo momento. Non ho mai avuto un regista che puntasse tutte le sue carte sul mio personaggio. Posso dire ch’è stato il pubblico ad inventarmi e gli sono grata.

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Ma io ho avuto molta costanza: sono fatta così, è il mio carattere. Un passo dopo l’altro, come un piano di guerra. Non ho mai fatto nulla a caso. Dovevo raggiungere un certo livello e l’ho raggiunto. Volevo conquistarmi ima vita senza grosse preoccupazioni, una casa mia, soltanto mia, e l’ho ottenuto. Mi mancava un’intera estate di riposo: ho scelto questa ch’è stata la più splendente, la più generosa dopo molti anni».

Fa piacere sentirla parlare di sè con tanta sicurezza. Lì per lì uno se l’immagina diversa. Graziosa, spigliata, un lieve erre moscio, gli occhi grandi truccati con cura, si ha l’impressione di una ragazza superficiale, leggermente svagata, che ha bisogno di guida. Invece ha una personalità spiccata e un carattere fermo. Parlando si guarda attorno con soddisfazione. Il suo salotto bene arredato, il suo studio con una bella biblioteca, la sua casa elegante, spaziosa, comoda: tutto fatto con il suo lavoro, a forza di volontà e preordinata-mente. Una personcina che sa il fatto suo.

1961 09 16 Tempo Sylva Koscina f1SYLVA KOSCINA è una donna alla quale la volontà non manca; prova ne è che non volle cedere agli allettamenti della carriera cinematografica prima di aver completato gli studi. Ha interpretato trentacinque film di genere "leggero"

Sente il bisogno di precisare: «Non creda che mi sia concessa un’estate tutta per me soltanto per il bisogno di riposare o perchè mi siano mancate le occasioni di lavoro. Tutt’altro. Ma un’attrice deve saper aspettare. I primi anni sono il rodaggio. In questo periodo si può anche accettare qualsiasi parte in qualsiasi film. Poi bisogna aver la forza di rinunziare e di scegliere, diversa-mente non si arriva a risultati seri. Quest’anno mi avevano offerto anche di recitare in teatro: ho rifiutato, prima di tutto perchè avevo già un impegno cinematografico, ma anche perchè penso che non ci si possa improvvisare attrice di teatro fra un film e l’altro. Voglio arrivarci perchè il teatro mi piace, forse più del cinema. Ma voglio arrivarci al momento giusto. Ho sempre fatto così nella mia vita. Piuttosto che recitare tanto per fare qualcosa ritornerei quella che ero: una ragazza di famiglia con una laurea. Potrei esercitare in qualsiasi momento».

Non è presunzione. Tutto risponde alla pura verità. C’è soltanto molto ottimismo e una grande ostinazione. Sylva Koscina incominciò in cinema cinque anni fa, quando ne aveva ventuno: «Avrei voluto cominciare molto prima — mi dice: — ma dovevo studiare. Prima un titolo di studio poi il cinema. Prima tutte le carte in regola, poi le nostre aspirazioni. Così mi piace».

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Venne in Italia da Zagabria nel ’46 per trovare una sorella più grande di lei di diciott’anni, sposata con un napoletano. Fu tagliata fuori dalla famiglia, padre e madre ch’erano rimasti in Jugoslavia. Studiò a Napoli sotto la guida della sorella e del cognato. Quando iniziò il cinema ebbe parti importanti in due buoni film con ottimi registi che la misero subito in luce agli occhi del pubblico: prima ”Il ferroviere” di Germi, poi "Guendalina” di Lattuada.

Aveva tutti i numeri per riuscire: bella, elegante, raffinata, una stupenda figura, due occhi verdi eccezionali, un’ottima cultura, come difficilmente si trova in un’attrice, ed una grande volontà. Ponti le fece un contratto per sei anni che avrebbe potuto essere il suo grande lancio: «Invece ci fu la crisi del cinema — dice senza rimpianto, come una pura constatazione, — Ponti se n’andò in America lasciandomi libera. Da quel momento ho camminato da sola».

Cominciò la lunga serie dei film comici, delle commedie, dei film in costume: trentacinque pellicole in cinque anni. Non era esattamente quello che la Koscina desiderava ma era il mezzo per arrivarci: «Avevo bisogno di farmi conoscere, d’impormi, di ottenere una sicurezza economica, una casa». Tutto questo la Koscina l’ha ottenuto quasi in silenzio, senza scandali, senza appendici private alla sua professione d’attrice. E' una delle poche che non abbia mai fatto parlare i giornali per le sue vicende sentimentali, per i suoi capricci, per le sue stranezze: «Penso che fare l’attrice sia una professione seria, come l’avvocato o il medico. Se un ingegnere si sposa o fa un viaggio in Cina nessuno se ne accorge perchè sono fatti che riguardano soltanto lui».

A questo punto si trattava di scegliere: o impegnarsi seriamente o restare un’attrice delle tante, bellina, simpatica, intelligente, ma non migliore di molte altre. La Koscina ha saputo fare anche questo passo con abilità: «In maggio ho finito di girare ”Jessica” con la regia di Negulesco. E' un film in inglese recitato in presa diretta. Io non conoscevo una parola d’inglese. Ho garantito che avrei imparato la parte a memoria con una pronuncia perfetta sotto la guida di un maestro privato e ci sono riuscita. Il risultato è stato talmente buono che non c’è stato neppure bisogno di doppiarmi».

Qual era l’obiettivo della Koscina? Ottenere una brillante affermazione sul mercato americano che le desse una quotazione più alta anche in Italia senza bisogno dell’appoggio di un produttore o di un regista, secondo la trafila comune. Il risultato è stato un contratto di protagonista per un altro film americano destinato al mercato internazionale: ”Il mercenario”, accanto a Stewart Granger con la regia di Leslie Norman.

1961 09 16 Tempo Sylva Koscina f2L’ATTRICE INSIEME AL CANE, padrone incontrastato del giardino della villa. Alla sua casa, grande e arredata senza risparmio, Sylva Koscina tiene molto; la considera un poco quasi il segno tangibile di quello che ha fatto sino a oggi e, tutto da sola, come ama sottolineare. Dopo ”Jessica”, girato due mesi fa in Sicilia, un’altra produzione americana la avrà come principale interprete. A fianco di Stewart Granger la Koscina comparirà infatti nel ''Mercenario”, un film in costume.

Sono trascorsi pochi mesi da ”Jessica” al "Mercenario”, ma oggi la Koscina parla correttamente l’inglese. La parte le imporrà di cavalcare e di tirare di scherma: due istruttori venuti appositamente dall'America le insegnano una cosa e l’altra. Il nuovo film sarà girato a partire dalla fine di settembre a San Gimignano e a Siena.

Nel mese di luglio il produttore teatrale Ardenzi le offerse la parte di Ginevra nella ”Cena delle beffe” di Sem Benelli, accanto a Lupo e Pani, che andrà in scena prossimamente. La Koscina ha dovuto rifiutare perchè era già impegnata per ”Il mercenario”: «Mi è dispiaciuto. Ho sempre desiderato recitare in teatro: mi sembra una maniera più vera, più completa di essere attrice. In cinema qualsiasi bella ragazza può riuscire perchè si recita battuta per battuta e poi ci sono le forbici del montatore. In teatro, faccia a faccia con il pubblico, l’interprete vive la sua parte. Ginevra poteva essere un’ottima occasione per cominciare, non troppo impegnativa ma di prestigio. Ma forse è meglio così: verrà il momento anche per il teatro».

La Koscina è una ragazza che sa rinunziare per ottenere di più.

S. B., «Tempo», anno XXIII, n.37, 16 settembre 1961


Tempo
S. B., «Tempo», anno XXIII, n.37, 16 settembre 1961