Virna Lisi è malata di attivismo

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Moglie fortunata, madre felice, attrice applaudita, Virna Lisi è riuscita ad ottenere dalla vita tutto quello che si era prefissa di raggiungere. Ma le sembra che ancora non ci si interessi abbastanza di lei

Roma, aprile

«Per me — dice Virna Lisi rispondendo con prontezza inaspettata alla mia domanda e ridendo, per la prima volta, di cuore — è come un pesce dentro un acquario...»; e siccome il senso non mi era del tutto chiaro (le avevo chiesto: «Che cos’è per lei un attore televisivo?»), la pregai di spiegarsi meglio, «Ma sì, lei non ha mai provato a togliere il suono dal video?... Ecco — diceva — gli attori continuano a muoversi, a parlare, ad agitarsi nel vuoto, come tanti pesci in un acquario. Non è così? E a me fanno tanto ridere...». lo quasi non credevo alle sue parole. Come mai, mi domandavo, queste cose le dice proprio lei che della TV è una delle attrici più quotate, una delle più seguite dal pubblico dei telespettatori? Ogni giorno Virna riceve non meno di trecento lettere dai suoi ammiratori (distribuite fra i suoi tre indirizzi, di Roma e di Marino), e questa per un’attrice è una grossa soddisfazione, un attestato di successo, un incitamento a continuare per la strada già battuta.

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Che per la Lisi (vedi il suo ultimo romanzo sceneggiato) è, o dovrebbe essere, la strada delle Sondre, dei personaggi confezionati, con il giusto dosaggio di cattiveria e di patetico, da Anton Giulio Majano; ma Virna non è un’attrice normale («Sono normale — dice sorridendo — due mesi l’anno»), e anche se quando recita in TV ci mette tutto l’impegno necessario, anche se le lettere degli ammiratori le fanno piacere, i risultati non soddisfano abbastanza il suo desiderio di perfezione, i "minestroni” dei romanzi sceneggiati non calmano la sua fame, e acquario per acquario «quello del cinema è almeno più grande...». Tornata poco tempo fa da Parigi, dove ha girato un film con Christian Jacque. Vir-na sta per ripartire e questa volta si tratterrà in Francia almeno tre mesi, per poi tornarci di nuovo perchè ha ricevuto un sacco di proposte. «Quando un’attrice francese viene in Italia — dice con tono polemico — i nostri produttori le fanno fare subito lo spogliarello...».

A lei, invece, film brillanti, seri, drammatici (uno addirittura con Alain Delon, il divo del momento): le hanno fatto una proposta migliore dell’altra: tante che se dovesse accettarle tutte, diventerebbe parigina. E poi (aggiunge), vuoi mettere come si lavora in Francia! Un’altra serietà, un’altra educazione. Alle 7 e mezzo di sera, caschi il mondo, si smette di lavorare; il regista ti offre l’aperitivo; si discutono insieme le scene girate durante il giorno... «Si, è vero — dice — ci sarà molto formalismo in tutto ciò, ma una volta tanto viva il formalismo. Qui da noi, appena smetti di lavorare, chi s’è visto s’è visto; cerchi la macchina e la macchina non c’è mai...». E poi, se sei "del giro”, cioè hai alle spalle un produttore, puoi lavorare bene, ma se sei sola non hai chi ti protegge: ti offrono soltanto delle porcherie di film... «In Francia...», ricomincia, e al grido di "Francia, Francia...”, si capisce che Virna è partita per una nuova avventura.

Fellini la vuole perfida

Un’avventura che la porterà a diventare non (come hanno scritto in Francia) «una nuova Michèle Morgan» ma (come più orgogliosamente dice lei) «una nuova Virna Lisi». Quale? Be', dipenderà in parte dalle circostanze; ma sarà certamente qualcosa di diverso (molto diverso), dal personaggio "caramelloso”, dalla Virna al latte e miele, che tra cinema e TV hanno finito col fare di lei in Italia: magari sarà una Virna perfida e decisa a tutto, come le disse un giorno Fellini, «se mai ti farò fare un film, ti vorrò perfida e decisa a tutto...», e lei (allora) non capì, si ribellava all’idea di quella perfidia che non sentiva dentro di sè; decisa, sì, lo è sempre stata, ma non a tutto... E mentre (seduta un po’ rigidamente sul divano color zaffiro, con un vestito nero che le accentua il pallore del viso) la attrice s’entusiasma a immaginare il suo ipotetico futuro, io mi domandavo: «Ma che bisogno ne ha? Chi glielo fa fare?». Ha tutto ciò che uno può desiderare nella vita. Affetti, ricchezza, successo.

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E’ bella, nota, ammirata. Ha sposato lo uomo che amava; l’hanno scorso ha avuto un figlio che (dicono) è meraviglioso, «Oh, sì, è meraviglioso. Tutte le ore libere le passo vicino a lui...». Eppure non è felice, non è soddisfatta se le sue giornate non sono piene d’impegni, d’appuntamenti; soffre se non ha cento e una cosa da fare, se non deve partire, arrivare, ripartire; se non ha programmi, mete da raggiungere. Quando le avevo telefonato, chiedendole un appuntamento, «no, oggi non posso — mi aveva detto — domani l’altro parto; domani potrei, alle 7 per esempio...»; e io, approfittando di quel suo «per esempio...», avevo provato a suggerire: «Anche alle 6...», ma lei: «Eh no, alle 6 sono occupata...» La voce era imperiosa, il tono quello d’un direttore d’azienda che sfoglia mentalmente l’agenda dei suoi impegni; e io: «Non è proprio cambiata», avevo pensato, ricordando le altre occasioni dei nostri incontri!

Ricordavo quella volta in cui la vidi (in occasione del suo debutto sul "video”) negli studi della TV. Aveva la febbre alta, le guance rosse, ripassava il copione e intanto si truccava, rispondeva alle mie domande, e inghiottiva ogni dieci minuti una pillola contro la febbre. Ricordavo il suo "tour de force” durante le prove della "Romagnola”, quando entrava in teatro alle 9 di mattina e ne usciva a mezzanotte. Ricordavo le sue orgogliose dichiarazioni di sempre: «Tutto ciò che ho deciso di ottenere, l’ho sempre ottenuto...». Dopo il matrimonio, per un po’ di tempo sembrava che si fosse calmata; ma un anno dopo (e la coincidenza con l’interruzione della sua prima gravidanza fu solo casuale) aveva già ricominciato. «Il matrimonio — l’ha detto lei — non era riuscito a riempire la mia vita...». In realtà il matrimonio le aveva offerto lo spunto per dare a se stessa e agli altri un’altra prova del suo perfezionismo.

E cioè per dimostrare che carriera e vita privata non sono inconciliabili, che si può lavorare ed essere una buona moglie, un’attrice apprezzata e una irreprensibile padrona di casa, avere degli interessi personali, una vocazione, e partorire un figlio, accudirlo, amarlo... Chi può contestare che non ci sia riuscita? Quando si vuole citare un esempio di raggiunto equilibrio fra impegni professionali e familiari, il primo nome che viene di fare è il suo. Tutti sanno (e i giornali ne hanno varie volte cantato le lodi) che la Lisi è il tipo che si fa in quattro, si ammazza, rinuncia magari a un meritato riposo, pur di non mancare a nessuno dei suoi doveri di moglie. Quella che per altre persone sarebbe stata un’equazione difficile da risolvere, per lei è diventata un esercizio, sulle prime, elettrizzante, poi sempre più facile; e ora che ne conosce tutti i segreti, se n’è già stancata, non. l’appassiona più, e va cercando qualcosa di nuovo, qualcosa che tenda la corda della sua volontà in un’altra direzione.

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I suo scherzosi sberleffi alla TV e il suo grido: «Francia, Francia!...», nascono probabilmente da questo desiderio; ed è giusto che (quando le chiedo perchè, invece di godersi un po’ la vita, ha sempre bisogno di complicarsela) lei mi risponda: «Perchè sono un’agitata per natura, lo sono sempre stata... Da quando ho smesso d’andare a scuola, non ho fatto altro che finire un film, cominciarne un altro...». Ma forse (io credo) si può dire anche qualcosa di meno superficiale e cioè che la Lisi ha sempre dovuto "parlare” solo con se stessa. Quando era ancora ragazza e sentiva la vocazione del recitare, dovette penare per convincere suo padre a lasciarla fare; poi cominciò ad affermarsi, ma il padre le era sempre intorno, più d’impiccio che d’aiuto, preoccupato di cose affatto secondarie rispetto ai problemi che la tormentavano. Brava persona il signor Pierlisi, ma del tutto estraneo ai problemi dell’arte.

“Tifosa” per matrimonio

A parte quindi la sorella minore, con la quale poteva sfogarsi ma che poi si è sposata con Franco Graziosi e ora vive a Milano, Virna non ha mai potuto comunicare veramente con nessuno. Quando si sposò, credeva che non ce ne sarebbe stato più bisogno, ormai altri problemi l’avrebbero occupata. Ma quando, più tardi, riprese a lavorare, non trovò probabilmente nella persona che le era più vicina, in suo marito, il tipo più adatto a prendere il posto della sorella, cioè a interessarsi di lei? ad ascoltarla. Come ha detto una volta lei stessa. Franco Pesce (di professione costruttore edile) è veramente quello che si dice una "persona posata”. Tanto posata che, durante il giorno, non ha tempo che per il suo lavoro; la sera, sono più le "cene di lavoro” di quelle che passa solo con la moglie»; e la domenica (se non è estate e non ci sono amici) c’è la partita della Roma, di cui è un accanito tifoso, e alla quale Virna, da moglie perfetta, non è mai mancata.

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Anche se (ma non lo dice) della Roma non gliene importa nulla; anche se preferirebbe parlare d’altro, d’un film, di una commedia, del suo lavoro. Un anno fa, quando il marito le diede il permesso di tornare a recitare, lo fece perchè lei "fosse felice”; ma più in là di qui non è andato. E infatti d’allora in poi (e Virna me lo confessa con rassegnata malinconia), egli non le ha mai detto una parola, nè in bene nè in male, circa il suo lavoro. Così, in mancanza del suo migliore interlocutore, Virna ha ora ripreso il suo discorso con se stessa; e quando (ripensando alla Francia) dice con eccitazione: «Oh, sì, questo è il più bel periodo della mia vita. Non ho mai avuto tante soddisfazioni...», dice una cosa vera, ma vera solo per lei e quindi nella sua voce si sente la delusa affettività della donna italiana, diventata "adulta”, che vorrebbe essere capita e apprezzata non solo come moglie ma come donna intera.

M. S., «Tempo», anno XXV, n.15, 13 aprile 1963 - Fotografie di Chiara Samugheo


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M. S., «Tempo», anno XXV, n.15, 13 aprile 1963 - Fotografie di Chiara Samugheo