Vittorio Gassman il timido

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1962 04 07 Tempo Vittorio Gassman intro

Il desiderio più volte espresso dall’attore di abbandonare il teatro e il cinema è forse suggerito dalla speranza di potersi occupare non solo del proprio successo, ma della propria vita

«Fra due anni mi ritiro — mi dice Vittorio Gassman. E aggiunge: — In questi due anni voglio mettere da parte tanto denaro che mi permetta una rendita di un milione al mese. Non mi serve di più: un milione basta e avanza». «E che cosa farà quando si sarà ritirato?» domando. L’attore sorride e spiega: «Niente. Assolutamente niente. Vivrò nell’ozio. Al massimo scriverò qualche cosa, ma molto poco».

Dette da un’altra persona simili frasi possono sembrare soltanto dei sogni proibiti, dei propositi difficili da mantenere. Sulla bocca di Gassman, invece, acquistano un significato più reale: fino a oggi infatti l’attore ha tenuto fede sempre ai suoi piani, studiati a volta con 4 o 5 anni di anticipo. Del progetto d’un teatro popolare, infatti, l’attore me ne parlò tre anni prima della sua realizzazione descrivendomelo, dalla tenda da circo fino ai più minuti particolari, così come è stato poi fatto. Gassman organizza la propria vita, o almeno alcune parti della vita, con la pignoleria e l’accuratezza con cui si stendono generalmente piani di sviluppo industriale; e pone su carta questi suoi progetti e vi tiene fede con l’ostinazione che gli deriva forse dal paterno sangue tedesco.

Questa volta però resto dubbioso di fronte ai suoi propositi. So che non più tardi di ieri Vittorio ha detto ad un amico comune: «Se avessi 400 milioni da parte, smetterei immediatamente di lavorare». Ma so anche che l’attore ha accettato una tournée che comincerà esattamente tra un anno e comprenderà quasi l’intero giro del mondo, toccando 34 capitali di 34 Paesi differenti. Un viaggio lungo che certamente sposterà di qualche mese la data prevista da Vittorio per andare in pensione e che forse contribuirà a rendere meno ferma la sua decisione.

A 40 anni Gassman assomiglia più a un debuttante che ad un uomo in procinto di mettersi a riposo. Non c’è dubbio che il suo sodalizio con Annette Stroyberg abbia contribuito a portare qualche novità nel suo carattere. D’altra parte, è meglio non fraintendere: la giovane francese non sembra avere nessun potere sull’attore, il quale a sua volta si mostra già apertamente insofferente del legame. Le modificazioni di carattere avvenute recentemente in Gassman sono ancora una volta un riflesso della sua personalità egoistica: con la Stroyberg Vittorio si è sentito più maschio di quanto non gli sia mai accaduto con nessuna altra donna. Questo l’ha riempito di soddisfazione, di egoistica soddisfazione, e gli ha permesso di accettare con la giovane attrice un flirt che, in condizioni differenti, non sarebbe durato più di un paio di settimane.

Un elenco di donne

Eppure, la leggenda di un Gassman frigido e poco innamorato dell’amore non avrebbe avuto bisogno della Stroyberg per essere cancellata. Basterebbe infatti scorrere soltanto l’elenco delle donne famose che sono state oggetto della corte di Vittorio per rendersi conto che non ci troviamo di fronte ad un tranquillo monogamo, ad un uomo che riserva all’amore soltanto un posticino del proprio arco vitale. Ecco infatti un elenco incompleto delle donne più conosciute fra quelle corteggiate da Gassman negli ultimi dieci o dodici anni: Sofia Loren, Giovanna Ralli, Elizabeth Taylor, Ginger Roger, Lorella De Luca, una cassiera del Bar Rosati in via Veneto, Rosanna Schiaffino, Elvi Lissak, Maria Teresa Vianello, Eleonora Rossi Drago, Marisa Ancelli, Graziella Toluso, Giorgia Moli, Ilaria Occhini e Gloria Paul. E bisogna tener presente che Gassman, uomo timido, non è affatto un mago della seduzione: proprio per la sua timidezza gli accade infatti di comportarsi con una donna che gli interessa, in maniera ruvida e a volte addirittura grossolana.

Lo scacco amoroso più favoloso di Vittorio Gassman si chiama Liana Orfei. Non che Vittorio tenesse particolarmente alla ex-acrobata di circo, ma si tratta di una fra le pochissime donne che l’attore ha corteggiato, senza tregua, per una notte intera. E’ accaduto a Bordighera: una notte piena, comprensiva di ballo, di night club, di whisky, di cena alle tre di notte condita con champagne, di passeggiate sotto la luna. Erano quasi le cinque del mattino quando Liana Orfei domandò all’attore di accompagnarla. «Certamente. E dove?», domandò Vittorio, abbastanza speranzoso. «Alla stazione — rispose con naturalezza la giovane. E aggiunse: — Il mio treno per Roma parte fra mezz’ora».

Le donne che meno hanno subito il fascino di Gassman sono state quelle che l’attore ha sposato. Della prima moglie, Nora Ricci, basterà dire che, al tempo in cui Chessman stava nel braccio della morte in procinto di andare nella camera a gas, inventò la famosa battuta: «Invece di mandare Chessman nel gas, bisognerebbe mandare Gassman nel chess». La seconda moglie, Shelly Winters, è stata invece la donna che lo ha insultato pubblicamente più a lungo con maggiore foga. C’è stato un perìodo in cui Shelly, dovunque si trovasse, a Roma, a Nuova York, in California, o nella Terra del Fuoco, sembrava non potesse passare la giornata senza convocare intorno a sè una colonna di giornalisti a cui spiegare continuamente che razza di fetente avesse sposato. Personalmente, non riesco a credere che Vittorio sia il marito così spietato quale esce dalle descrizioni delle sue ex-mogli. Certo, è un uomo più preoccupato di se stesso che della vita familiare. Certo, è meno succubo della moglie di quanto non lo siano tanti altri mariti. Però è anche qualcuno che non litiga mai per il solo piacere di litigare e al contrario è disposto a cedere su certi punti pur di non giungere ad una discussione.

Guardate per esempio come si è comportato con la Stroyberg. Dopo qualche mese ne aveva abbastanza della ragazza: in più si rendeva conto che lei non era innamorata di lui. D’altra parte la Stroyberg non aveva nessuna intenzione di perderlo e vedendo che correva questo rischio si innervosiva ogni giorno di più. La notte di Capodanno, Annette, alterata e stravolta è restata in piedi fino alle 7 del mattino parlando sempre dello stesso argomento, di Gassman cioè, ed esprimendosi nei termini più violenti. Questo accadeva in un salotto dove c’era anche Vittorio che non reagì in nessuna maniera. Era una di quelle situazioni penose che preludono una rottura definitiva: poco tempo dopo, infatti, Annette se ne tornava a Parigi. Tutto sembrava finito, quando invece la giovane francese spunta di nuovo a Roma decisa a far tornare con Vittorio tutto come era prima. E l’attore, per quanto, francamente annoiato, non sapendo dire di no la riprende al proprio fianco.

1962 04 07 Tempo Vittorio Gassman f1Vittorio Gassman è nato a Genova nel 1922. Ha frequentato l'Accademia di Arte Drammatica e Roma. Per il suo teatro popolare ha messo in scena quest'anno una discussa edizione di "Questa sera si recita a soggetto" di Pirandello.

I consigli di Annamaria

Trovate che questo sia un gesto di un uomo debole? E’ piuttosto l’atto dì chi non capisce molto le donne, e ormai ha quasi rinunciato a capirle. L’intelligenza di Gassman. così viva e così pronta di fronte a tante situazioni di carattere umano e culturale, sembra offuscarsi quando si tratta di sondare il carattere di una donna. Tanto per fare un esempio, uno dei difetti più sostanzioso di Vittorio, è quello di scambiare per prova di intelligenza qualsiasi lode gli venga rivolta. Incontra per esempio un uomo per la prima volta che non esita ad adularlo sfacciatamente, e Vittorio ne conclude che si tratta di un tipo proprio intelligente. Qualche tempo dopo, però, questo giudizio può essere ridimensionato e modificato. Se si tratta di una donna invece, Gassman non riesce mai a capire se è veramente intelligente oppure se è una perfetta cretina. Basti dire che per anni, durante le prove di una rappresentazione, Gassman ha chiesto consigli e giudizi ad Anna Maria Ferrero, una ragazza cioè il cui talento critico, se esiste, deve essere infinitesimale, per rendersi conto dei granchi che può prendere l’attore quando si tratta di giudicare una rappresentante del sesso debole.

Gassman è forse addirittura un migliore seduttore con le donne di quanto non lo sia con gli uomini. Voglio dire che ha moltissimi amici, ma pochissimi tra questi gli vogliono veramente bene. Del resto la sua stessa vita è punteggiata da una serie di tradimenti di amici che dopo aver diviso pane ed ideali con lui gli hanno tirato la classica pugnalata alla schiena. Due fra i più sinceri che gli rimanevano sono finiti tragicamente: uno ucciso in un incidente di auto e l'altro cronista alla televisione.

Vittorio Gassman è dunque un uomo solo? In un certo senso sì: si è occupato troppo del suo lavoro per pensare a se stesso, ai propri figli, ai propri affetti. Oggi, nel suo desiderio più volte espresso di abbandonare il teatro e il cinema c’è forse la più o meno cosciente speranza di potersi finalmente occupare della propria vita e non soltanto del proprio successo. Naturalmente, come è nel suo stile, Vittorio darà al proprio ritiro un tono clamoroso. «Voglio accompagnarlo con una protesta», dice. «E una protesta di che genere?». «Mi taglierò il mignolo — spiega. E aggiunge: — Me lo taglierò davanti alle telecamere, in modo che un gran numero di italiani possano vedere la scena. Me lo taglierò da solo con un colpo d’accetta. Non ho ancora deciso se sarà il mignolo della mano destra o quello della mano sinistra». Un gesto gratuito, senza ragione, agghiacciante, sanguinante: questo è il modo che Gassman ha scelto, da grande attore, per uscire definitivamente dalla scena. L’uscita più sensazionale dell’intera storia del teatro.

Mino Guerrini, «Tempo», anno XXIV, n.14, 7 aprile 1962


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Mino Guerrini, «Tempo», anno XXIV, n.14, 7 aprile 1962