Walter Chiari giocatore svogliato

Walter Chiari 1952 hj

1962 11 17 Tempo Walter Chiari intro

Improvvisatore geniale ma incostante, l'attore milanese non si è mai preoccupato di amministrare la propria popolarità cinematografica. Con “La rimpatriata”, che viene girato a Milano, Chiari ha deciso di giocare finalmente la carta, sempre tenuta di riserva, del film d’impegno

Il cinquantanovesimo film della sua vita ha portato Walter Chiari a Milano, dove è nato. E’ una città per lui piena di incontri, soprattutto con sconosciuti che lo bloccano per la strada con un violento: «Ehi, Walter, come stai?». E vedendo un’espressione incerta affiorare sul viso dell’attore, insistono: «Ma come, non ti ricordi?». Chiari, qualche volta, trova il coraggio per ammettere: «No, ti giuro, non mi ricordo». A rendere più difficile la situazione di Walter nella sua città, ci sono poi i cacciatori d’autografi. Sono gentili, civili, silenziosi. Walter accontenta tutti, ma poi si lamenta: «Certo, fare una firmetta è una cosa da niente, è come se qualcuno ti chiede per favore di dargli una sigaretta. Tu gliela dai subito, non è vero?

Ma se a chiederti una sigaretta sono ogni giorno sessanta persone, be’ alla fine non ne puoi più». Eppure, anche con quelli che gli domandano l’autografo, l’attore non può fare a meno di spendere un po’ del suo fascino personale e a ognuno regala una battuta di spirito, una strizzatina d’occhio particolare, una domanda gentile. Non c’è professionismo in questo suo atteggiamento, non c’è, voglio dire, la coscienza dell’uomo di spettacolo che si preoccupa continuamente di conservare i propri ammiratori: c'è, invece, il suo insostenibile bisogno di brillare, di primeggiare, di far colpo anche sulle persone meno importanti. Si tratta d’una necessità priva di malizia, quasi infantile, tan-t’è vero che l’attore, a differenza di altre famose "sirene”, come ad esempio il regista Roberto Rossellini e lo scrittore Mario Soldati, non si preoccupa mai di consolidare le proprie conquiste, di renderle cioè stabili e durature, magari sprecando qualche minuto in un piccolo lavoro di corteggiamento. A Walter basta il successo immediato, è già pago di qualche occhiata d’ammirazione, e poi il suo pensiero e la sua attenzione volano altrove.

1962 11 17 Tempo Walter Chiari f1"LA RIMPATRIATA" è il cinquantanovesimo film al quale Walter Chiari (nella foto in una scena del film) prende parte in quindici anni di carriera cinematografica e, assieme a "Bellissima” di Visconti, si annuncia come il più impegnativo. Nel film di Damiano Damiani, Chiari interpreta la figura di un modesto fattorino cinematografico che una notte vuol fare rivivere, assieme a quattro amici che non vedeva da tempo, gli anni scapestrati e felici della gioventù.

In fondo, uno dei maggiori guai di Chiari è proprio rappresentato dall’incostanza. In possesso di una cultura più solida e di una intelligenza più brillante della maggior parte dei suoi colleghi, Chiari raramente s’è preoccupato di far sentire il peso di queste sue qualità nel modo in cui affronta il problema dello spettacolo. Spesso ha preferito essere un eccezionale improvvisatore, piuttosto che un vero e proprio autore. E l’improvvisazio-
ne. sul palcoscenico, è a volte un affare rischioso. Le idee possono affastellarsi, farsi oscure e il discorso diventare prolisso. Quando questo succede Walter si mostra talmente sensibile da rendersene immediatamente conto, e se ne dispiace. Ma potete essere certi che. all’occasione successiva, Chiari preferirà ancora affidarsi al proprio estro di improvvisatore piuttosto che ai testi affidatigli. E’ come uno di quei musicisti jazz, incapaci di eseguire un motivo senza aggiungerci qualcosa di proprio, e cosi la melodia originale si cambia, si trasforma fino a diventare irriconoscibile. Così Walter affronta un testo scritto: lo vede soltanto come una linea narrativa, uno scheletro di racconto. su cui bisogna costruire quello che l’emozione del momento suggerirà.

E’ sorprendente che Walter Chiari, un uomo che piace alle donne e che è in possesso di un bagaglio tecnico (canta e balla benissimo) efficace tanto per il teatro che per il cinema. non abbia ancora raggiunto un grande successo internazionale. Forse Chiari assomiglia a quei giocatori di carte che, per quanto superiori agli altri, mancano di una decisa e continua volontà di vincere. E’ certo tuttavia che è stato, almeno per quello che riguarda il cinema, uno dei peggiori amministratori di se stesso che possa vantare il mondo dello spettacolo italiano. Pensate: 58 film in poco più di quindici anni e occorre ricordare che, per quasi nove mesi ogni anno, Chiari è impegnato col teatro. Ha dato cioè al cinema le briciole del suo tempo, accettando spesso di impegnarsi in film che non davano nessuna garanzia artistica o commerciale, e che al contrario offrivano tutte le premesse per essere opere di cattivo gusto, certamente incapaci di suscitare il minimo interesse del pubblico. E’ stato forse il denaro a spingerlo ad accettare qualsiasi parte che gli assicurasse un certo numero di milioni? Credo di poterlo escludere: conosco Chiari da troppo tempo per non sapere fino a che punto è generoso, addirittura prodigo. E allora?

Il film che ora Chiari sta girando a Milano è un’opera ricca d’ambizione. Si chiama ”La rimpatriata" ed è diretto da un giovane regista veneto, Damiano Damiani, che è anche l’autore del soggetto e della sceneggiatura.

Chiari, protagonista assoluto della "Rimpatriata”, è impegnato in una dura fatica, perchè il film è girato tutto in esterni, di notte, in una Milano scintillante di pioggia. L’attore però non sente la fatica e spesso, dopo aver provato una notte intera, si cambia in dieci minuti, salta in macchina e corre in riserva a sparar fucilate ai fagiani e a mangiarsi un mucchio di chilometri a piedi.

La sua energia sembra prodigiosa ma, in realtà, la solitudine è l’unico vero riposo di Chiari. Quando è in compagnia. quando si trova in mezzo alla gente, le provocazioni che gli vengono offerte dallo spettacolo del mondo in movimento sono troppe perchè un uomo come lui, capace di cogliere le note stridenti della realtà, possa evitare di reagire.

Chiari infatti vuole continua-mente partecipare a quello che sta succedendo, e questo gli riesce sempre, ma soprattutto dove è meno conosciuto. A Vienna, una volta, durante una riunione di lotta libera, s’è improvvisamente impegnato, da una poltrona di platea, in una accesa discussione con l’arbitro e i due lottatori che erano sul ring. Chiari non sa una parola di tedesco, ma dotato di un acuto orecchio musicale, riusciva a combinare un discorso che, per suoni, tono e ritmo sembrava proprio tedesco. Più tardi. uscito dallo stadio disse a una sua amica di undici anni: «Vuoi vedere come sono sciocchi gli austriaci?», si infilò i calzoni dentro le calze, tirò fuori le giarrettiere e le legò sotto il ginocchio, aprì un grande ombrellone verde di contadino, si piegò in due fino a diventare gobbo e atteggiò il suo viso a muso di scimmia. Poi si mise a passeggiare, solo, su e giù per la strada affollata. E nessuno lo guardava.

Mino Guerrini, «Tempo», anno XXIV, n.46, 17 novembre 1962


Tempo
Mino Guerrini, «Tempo», anno XXIV, n.46, 17 novembre 1962