Wanda Osiris, per trent'anni è stata l'«amante degli italiani»

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A 67 anni la soubrette più famosa del nostro tempo torna a recitare - Tredicesima figlia di un palafreniere del re incontrò il successo cantando e scendendo scale sempre più alte - Ora apparirà in teatro accanto a un moderno Nerone

Torna Wanda Osiris, la donna che, scendendo dalle scale nel luccichio delle paillette, mentre i boys s’inchinavano davanti a lei come a una regina, ha fatto sognare gli italiani per più di trent'anni. Torna in teatro sempre su quelle scale che fanno parte del suo mito. Wanda Osiris, la Wandissima come la chiamavano i suoi fedeli quando l'invocavano al piedi della passerella, era lontana dalle scene da nove anni. Sera vista qualche volta in platea; ad applaudire, per esempio Josephine Baker, un'altra intramontabile; Alberto Sordi l’aveva voluta per una rappresentazione ironica di se stessa nel film Polvere di stelle, e lei aveva accettato con molto spirito. In realtà, viveva appartata e sola nella sua casa milanese.

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Ed ecco, inaspettata, la notizia; Wanda Osiris ritorna in teatro. Perché? Dice la Wandissima: «In questi anni non mi sono mancate le offerte. Mi avrebbero voluto al cabaret e al cinema e anche in teatro. Ma, francamente, non c'era nulla che mi soddisfacesse, un’occasione, che potesse giustificare il mio ritorno sulle scene. E me ne sono restata in disparte. Ma quando, giorni fa, sono venuti quelli del Teatro Stabile di Torino e mi hanno detto quello che avrei dovuto fare in un loro nuovo teatro, ho risposto di si». La commedia Nerone è morto? è dell’ungherese Miklos Hubay; originalmente era un radiodramma; poi il regista Aldo Trionfo ha trasformato tutto in uno spettacolo teatrale.

«Ma che cosa ci può fare Wanda Osiris, soubrette insorpassabile, in una commedia che parla di Nerone? Risponde Nuccio Messina, uno dei direttori del Teatro Stabile: «Nerone, quello della storia, credeva di essere un grande artista. Il nostro Nerone, che è dei giorni d'oggi, sogna anche lui e s'identifica con un mito. Le ragazzine degli anni Settanta s’identificano. poniamo con Mina. Il nostro Nerone sogna di essere la Wandissima e questi suoi sogni proibiti, alla maniera di Danny Kaye, si materializzano quattro volte durante lo spettacolo. Due volte all'interno detrazione e due volte nei finali. E Wanda Osiris sarà la Wanda Osiris classica, con le scale, le canzoni, le paillette, i boys».

Dice Wanda Osiris; «I finali saranno due finali delle mie riviste, con l’eleganza e lo sfarzo di un tempo». La Wandissima deve ancora scegliere le quattro canzoni, ma due saranno certamente Sentmental (la sua sigla) e Fontana di Trevi. Nerone è morto? andrà in scena il 2 marzo a Vercelli, il giorno dopo ad Asti; il 5 debutterà all’Argentina di Roma; in aprile sarà a Torino.

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Conclude Messina: «Nerone per immaginarsi la cosa più bella che possa esserci nel mito dello spettacolo sogna Wanda Osiris. La sua presenza vuole essere quasi un documentario di quello che è stata. E i due finali degli atti sono l’apoteosi della diva, come lo sono sempre stati, quando Wanda scendeva le scale, buttava i fiori e il pubblico andava in delirio».

Ma che cosa é il mito della Osiris che ha attraversato — con i suoi spettacoli, con il suo personaggio — un lungo periodo della storia italiana, dagli anni Trenta agli anni Cinquanta?

La Osiris ha cominciato quando il fascismo aveva già consolidato la dittatura, e si annunciava l'epoca di Starace e dell'avventura imperialista. Il mondo frivolo delle operette ha gli ultimi sussulti, il cinema ha cominciato a parlare e un giovanotto esile di nome Vittorio De Sica canta Parlami d'amore Manu. Alla radio stanno per arrivare I Quattro moschettieri; la donna, dopo il charleston e la magrezza, scopre il fox-trot e le curve seducenti, come nei cartelloni pubblicitari di Boccasile. Poi, sopraggiunge l’autarchia, anche nel linguaggio, e Wanda Osiris si trasforma in Vanda Osiri.

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Ai cinema e il trionfo del «telefoni bianchi» ed è proibito occuparsi di adulterio; i tradimenti devono essere ambientati a Vienna o a Budapest. Sugli schermi s’impongono alcune ragazze, la diva indiscussa e Alida Valli. Dai microfoni dominano le orchestre di Angelini e Barzizza. Un pizzico di esotismo è dato dal Trio Lescano; Rabagliati e Natalino Otto tentano di contrabbandare il «sincopato».

Quando finisce la guerra e, con la libertà ritrovata, tutto cambia il cinema, attraverso il neorealismo, cerca un contatto con la vita vera. Molti divi dei «telefoni bianchi» sono travolti. I concorsi per «Miss Italia» sfornano fiorenti bellezze che saranno dette maggiorate»; Gina Lollobrigida. Silvana Pampanini, Silvana Mangano, Lucia Bosé e, poi, Sofia Loren. Ma Wanda Osiris e un personaggio fisso che non segue le fluttuazioni del tempo. Poi vengono gli anni Sessanta, gli anni del rock e della contestazione. Wanda si ritira con discrezione, e con lei si conelude un'epoca. Quella della Diva. Adesso le attrici sono soltanto «impiegate dello spettacolo».

Angelo Falvo, «Corriere d'Informazione», 23 gennaio 1974

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Wanda Osiris (vero nome Anna Menzio) è nata a Roma il 3 giugno 1906, ha quindi 67 anni; era la tredicesima figlia di un palafreniere del re.

IL NOME — Anna Menzio diventò Wanda Osiris poco dopo l'esordio sulle scene, verso il 1928, per consiglio di un collega.

L'ESORDIO — Benché la sua unica esperienza artistica fosse rappresentata da qualche lezione di violino. Wanda voleva assolutamente calcare le scene. Era impiegata in una compagnia di assicurazioni quando ottenne una particina in una rivista.

GLI SPETTACOLI  — Fra le trenta riviste in cui la Osiris ha recitato si possono ricordare: «Tutte donne» (1939). «Stavamo meglio domani» con Viarisio, Turco e Agus (1946), «Al grand hotel» con Rascel (1948), «Baldoria» (1951), «Gran baraonda» con Sordi (1952), «Festival» con Manfredi, Lionello e Pisu (1954), «La granduchessa e i camerieri» con Bramieri e Franca Gandolfi (1955). L'ultima, che la lasciò amareggiata, per-
ché l'avevano relegata in una parte di secondo piano, fu «Buonanotte Bettina» con Walter Chiari

LE CANZONI — Fra le piu celebri: «Ti parlerò d'amor», «Sentimental», «I miei baci d'amor» e, soprattutto, «Non dimenticar».

L'AMORE — Wanda Osiris ha avuto moltissimi ammiratori, molti spasimanti, ma un solo grande amore: l'industriale milanese Osvaldo Rivolta, morto tre anni fa, quando la loro vicenda, durata 23 anni, si era pero conclusa da tempo. Da lui ha avuto una figlia, Ludovica, detta Cicci.

GLI INCIDENTI — Due soli: nel 1955 quando cadde dal palcoscenico del teatro Lirico di Milano, finendo sull'orchestra (rimase a letto diverso tempo) e nel 1957 quando il teatro napoletano in cui stava recitando prese fuoco.

UN INSUCCESSO — Fu nel 1959; a Firenze, dove presentava «Doppio rosa al sex», con Riccardo Billi. Alla Wandissima furono persino pignorati e poi sequestrati i costumi.


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SCALE, CHE OSSESSIONE! — Wanda Osiris aveva nei suoi spettacoli, chi non lo sa?, una scena obbligata, la discesa dalla scala. La prima volta fu nel 1939, In «Tutte donne», e da quel momento si può dire che non ci fu spettacolo in cui a un certo punto la Wandissima non scendesse le sue scale. Ma era anche un’ossessione; «Negli ultimi tempi per andare in cima dovevo usare un ascensore».

DISONORE DELLA FAMIGLIA. — «Mio padre, quando seppe che recitavo, e in rivista, si senti disonorato. A quel tempi avere una figlia artista era con sidcrato poco per bene, soprattutto per chi lavorava in ambienti particolarmente conformisti (lui era eli-pendente di palazzo reale!). Accettò solo quando capi che il teatro per me era la vita».

ONDATE DI GELOSIA. — Il fascino della Wandissima non aveva effetto solo sulla scena. Non ci si può perciò stupire se ha avuto tanti spasimanti e ha fatto soffrire per la gelosia uomini e donne, le quali vedevano in lei una rivale. Mollo geloso era anche Osvaldo Rivolta, l'uomo che per oltre vent’anni le è stato vicino: il padre di sua figlia. «Arrivava al punto — racconta la Osiris — di seguirmi di nascosto; frugava nei miei cassetti e si arrabbiava perfino per le lettere degli ammiratori». Tra i suoi spasimanti ci fu anche un certo Mariolino, capo di una pericolosa gang. Le mandava grandi mazzi di fiori, ma non si faceva veliere in teatro perché era ricercato dalla polizia. «Una volta — racconta Wanda — ho trovato un biglietto in camerino; "Ero qui, avrei potuto portare via tutto, ma per lei sono un gentiluomo”».

PROFUMAVA LE ROSE. — Oltre alle scale, caratteristica di Wanda Osiris erano le rose che al termine dello spettacolo gettava ai suoi ammiratori. La diva ha rivelato che non soltanto era costretta a pagarle di tasca sua ma che le preparava con cura una per una, spruzzandole di profumo; «Chi le ha conservate afferma che profumano ancora».

SEXY SENZA SPOGLIARSI. — «Non mi sono mai spogliata in scena — racconta la Osiris — eppure qualche volta ho studialo abbigliamenti sexy; una volta ho adottato il puntino e il minuscolo reggiseno delle ballerine, ma ho coperto il tutto con un grande velo di tulle. Un’altra volta mi sono scoperto un seno (ma ho avuto sempre il petto piccolo, e perciò anche lo scandalo era di modesta entità)».


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GARINEI e GIOVANNINI: Il ritorno di Wanda Osiris sul palcoscenico non può che riempire di gioia quanti vivono e lavorano nel teatro. La Wandissima è una donna che al teatro ha dato tantissimo. Nel decennio ’46 ’56 abbiamo lavorato insieme per varie stagioni. La prima rivista fu: ” Si stava meglio domani ”, che segnò il passaggio dalla rivista satirica a quella sfavillante e spettacolare, di cui Wanda divenne regina.

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REMIGIO PAONE: E’ un ritorno interessantissimo. Ringrazio chi ci ha pensato. Con la Osiris ho lavorato circa vent’anni. Cominciammo subito dopo la guerra. Quante riviste abbiamo fatto in-
sieme? E chi se lo ricorda! Tante, e tutte di successo.

RAIMONDO VIANELLO: Ho piacere per lei, perche so bene quanto sia attaccata al teatro e quanta gioia le dia lavorare sul palcoscenico. Qualche tempo fa ho visto una sua intervista in Tv: continuava a manifestare tutta la sua immensa nostalgia per il teatro. Adesso sarà certamente contenta. Con la Osiris ho fatto due riviste: "O. K. Fortuna ” e ” I fuoriserie ”. Allora, agli inizi degli anni '50. quello della Osiris era il nome più prestigioso del teatro italiano e lavorare nella sua compagnia per un uomo significava toccare con mano il successo.

RAFFAELE PISU: E’ formidabile: altruista e generosa. Al contrario della maggior parte delle altre dive, non ha mai cercato di prevalere sui suoi colleglli. La gelosia del successo le è sempre stata estranea. Abbiamo fatto compagnia insieme nel '50, con ” Il diavolo custode ” e nel ’54, con ” Festival ”. C'erano anche Henry Salvador, Manfredi, Lionello e Pandolfi, la regia era nientemeno che di Luchino Visconti. Lavorare con la Osiris a quei tempi equivaleva a lavorare, oggi, con Strehler. Era il massimo.

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GINO BRAMIERI: Sono felice per lei e per il pubblico. Dimenticarla è stato ingiusto. Come attore e come uomo ho un carissimo ricordo della Wandissima. E' stata la prima ad avere fiducia in me, lei che era abituata a giganti come Rascel e Dapporto.

RENATO RASCEL: Il ritorno di Wanda mi sembra una grossa trovata. La Osiris è stata la soubrette per antonomasia. Ha avuto al suo servizio tutti, da Dapporto a Totò, da Macario al sottoscritto. Con lei ho ottenuto il mio primo vero contatto col grosso pubblico.

GIANNI AGUS: L’idea di ripresentare Wanda Osiris sul palcoscenico è senza dubbio intelligente. L’Osiris è stata una vedette meravigliosa, un vero e proprio mito. Fui il primo attore di prosa ad avvicinarmi alla rivista.

Paolo Calcagno, «Corriere d'Informazione», 23 gennaio 1974


Corriere dell Informazione
Angelo Falvo, Paolo Calcagno, «Corriere d'Informazione», 23 gennaio 1974