Totò oggi potrebbe essere canonico o ufficiale di marina

1940-Teatro-Quando_meno_te_l_aspetti

1941 03 27 La Stampa Toto Articolo intro

Una recente onorificenza e i ricordi della sua fanciullezza. Perchè non si votò al sacerdozio. Venne "riformato" e non fu ammesso all'Accademia Navale.

Totò, al secolo Marchese Antonio de Curtis Gagliardi, è nato a Napoli meno di 40 anni fa, e, appena terminati gli studi liceali, si votò all'arte teatrale entrando a far parte della popolarissima compagnia dialettale partenopea. Ma non doveva essere quella la sua strada  artistica, poiché un istintivo senso della macchietta, nella più tipica e colorita espressione napoletana, lo indirizzò al varietà in cui potè ben presto avere una personalità, che a mano a mano si affermò e si impose. Dal varietà all’operetta, alla rivista questa sua personalità è diventata inconfondibile. anche al cinematografo Totò è l'artista del palcoscenico e, comunque utilizzato, lo schermo ce lo offre quasi isolandolo dal testo del film in cui agisce.

Totò, ovunque si esibisca, è soprattutto un minimo che percepisce il ritmo con estro diabolico:  i suoi scatti improvvisi, le sue pause sconcertanti e le sue dinoccolate movenze sono espressioni ritmiche di grande effetto musicale. Marco Ramperti, dedicandogli, or non è molto, un lungo articolo su un giornale milanese, scriveva che Totò viene diritto dalle farse atellane, dai vasi attili della Campania, dai [...] danzanti sugli otri, insomma da tradizioni anticamente, puramente, potentemente mediterranee. Le sue apparizioni fantomatiche ci ricordano degli autori della Sibilla, le sue camminate scattanti è un po' sinistre dal suolo bruciato dalla lava di un vulcano. Il Vesuvio sta nella sangue di questo partenopeo assai più che in tutti gli attori di De Filippo e di Viviani messi insieme. Quel covante fuoco che senti nella sua immobilità, e che un tratto prorompe in quella furia scatenata, ma cadenzatissima, in cui il «pazzerello» dalla mano allo «zompatore», e [...] a Pulcinella, e l'ispirazione alla demenza, e la musica all'epilessia, è l'ultima espressione riassuntiva di dieci maschere meridionali, l’una più storica e più autentica e più significativa dell'altra.

Perciò dico ed affermo che, nonostante le eccentriche apparenze, e gli è infinitamente più italiano di tanti attori italiani che recitano alla francese o dall'inglese, quando pure non sia in «volapuk». Siamo d'accordo con Ramperti:  Totò è, insomma, un grande artista e il successo che egli riporta ogni sera ne è la prova, perché difficilmente il pubblico favorisce un commediante, artista o attore che sia, quando questi non lo meriti. 

Passano gli anni e Totò e sempre più accetto alle platee, specie, come si verifica nella veramente bella rivista “Quando meno te l'aspetti” di Michele Galdieri, l'eccellente autore di tanti spettacoli, egli può aver modo di valorizzare meglio le sue innumerevoli doti. E’ questa una constatazione che siamo lieti di dare unendo i nostri applausi a quelli della folla anonima che sanziona, senza costrizioni mentali, liberamente, il successo di un grande artista italiano.

ant. barr., «La Stampa», 27 marzo 1941


Il Piccolo
ant. barr., «La Stampa», 27 marzo 1941