L'assalto alla linea Totò e Wanda Osiris alla riscossa

Wanda Osiris

1946 01 10 Quarta Parete Un anno dopo

Attraverso alcune amicizie influenti, quali quella di Alberto Cianca e di Mario Pannunzio, sto abilmente intrigando, e non è più questo un mistero, per ottenere dal ministro Molè la libera docenza in rivistologia e arie varia. La mia tesi di laurea, checche' ne dica Luigi Salvatorelli, sarà sul seguente tema: «Le gambe di Lucy D'Albert nei loro riflessi storici e politici».

E' ora di indirizzare severamente le nostre menti verso la profondità di questi studi. Anzi ogni personalità eminente dovrebbe avere la sua canzonetta preferita. Consiglierei a Benedetto Croce; «Torna a Sorrento». Sarebbe indelicato consigliare ad alcuni generali una «fuga » di Bach, ma ogni partito deve avere il suo spartito: al partito liberale si addice il valzer , al democristiano la Ave Maria di Gounod e al comunista il jazz. E al compagno Bruno Barili, naturalmente, dovrebbero essere vietati i concerti in re maggiore. Ma non divaghiamo. E' all'ordine del giorno, nei caffè' e sulle camionette, questo atroce dilemma: E' più bella la rivista di Totò al Quattro Fontane o quella di Wanda Osiris ai Valle?

Data l'importanza dell'argomento, procediamo con ordine, consci della grave responsabilità che assumiamo. «Eravamo sette sorelle» va esaminata sotto tre aspetti: copione, messa in scena ed esecuzione. Il copione, come di rado accade ormai nelle riviste, tutte imbastite su quadri staccati senza un filo conduttore, è saporoso e consistente. La messa in scena non fa pensare a favolosi conti correnti dilapidati in scenari, tende e costumi. E sull'esecuzione debbo dire francamente una verità mollo melanconica: mentre Tecla Scarano, che sì è guadagnata persino la simpatia di Carlo Trabucco, conferma sempre più le sue qualità d'attrice inesauribile ed estrosa; mentre la recitazione, la danza e la coreografia di tutto il complesso artistico meritano ampia lode per il brio, l'affiatamento e la puntualità Totò non dà alcun segno di volersi rinnovare.

Egli resta fermo, benchè scrittori come lo Zavattini abbiano voluto farne un personaggio metafisico alla Charlot, su desolate antiche posizioni, su più antiche freddure, su smorfie e lazzi che hanno accompagnato ormai ta nostra fanciullezza, la nostra giovinezza, la nostra maturità. Ho ormai i capelli bianchi e sento dire e fare da Totò le stesse cose che egli faceva e diceva quando egli era comico con Angela Ippaviz e io prendevo le vacanze dal Real collegio Carlo Alberto di Moncalieri. Coraggio, Totò. Si metta davanti allo specchio e arzigogoli qualcosa di nuovo. Non le sembra eccessivo che intere generazioni debbano essere condannate a ridere soltanto sulla maniera come lei porta il cappellaccio e allunga il collo?

Diego Calcagno, «Quarta Parete», anno II, n.12, 10 gennaio 1946


Quarta-parete
Diego Calcagno, «Quarta Parete», anno II, n.12, 10 gennaio 1946