Totò e il «mago di Napoli»

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1948 11 16 La Stampa Toto intro

Achille D'Angelo, conosciuto come il Mago di Napoli (Napoli, 1907 – Napoli, 1971), è stato un esoterista, sensitivo e astrologo italiano. Già da giovane dichiarò il possesso di presunte facoltà come quella di guaritore, affermando di riuscire a curare con l'imposizione delle mani diverse persone affette da varie patologie, sino a quando alcuni giornali iniziarono ad interessarsi a lui. Nel 1948, Emilio Servadio (Premio speciale della Presidenza del Consiglio per la cultura, per la medicina e per la psicologia) dopo attento esame, ne accertò le facoltà di psicocinesi e le doti paranormali. Morì a Napoli nel 1971. 

Nel dopoguerra, i giornali umoristici cominciarono a pubblicare vignette sul "mago di Napoli". Dicono che la caricatura sia il termometro della popolarità e questo genere di popolarità un "mago" la divide col grande filosofo, con l'atleta, il canzonettista, o il re delle bretelle elastiche (e magari, fra cinquant'anni, può darsi che il pubblico ricordi ancora chi lanciò la canzonetta e dimentichi chi creò il sistema filosofico). Quando entravo in un locale, il cameriere mi veniva incontro come una freccia; e quando uscivo in istrada non ero più io a chiamare per nome la gente sconosciuta, come al tempo della mia infanzia cenciosa e famelica; era la gente sconosciuta a chiamare me, divenuto ormai un grosso, esuberante e brizzolato signore di mezza età, con la camicia dì seta e l'abito principe di ' Galles. Ormai, ¦ avevo un grande studio, un sontuoso appartamento in via Chiaia, una seconda moglie, una bella bimba e un segretario; tutto ciò costava carissimo, per cui dovetti aumentare le tariffe. Ma i "clienti" erano, in continua crescita, venivano da ogni parte d'Italia; e non appartenevano solo al popolo fil quale popolo sottintende, per m.olti, la "massa ignorante" che, in un'epoca illuminatissima come la nostra, continua a credere in maghi e taumaturghi, preferendoli spesso ai medici veri, cioè divenuti tali con una laurea di Stato); erano titolati, intellettuali e artisti, si chiamavano principe Ruspoli e Curzio Malaparte, Tito Schipa e Aldo Fabrizi, Anna Magnani, Tyrone Power.

« Stunato e alloccuto »

Un pomeriggio — era settembre e mi trovavo a Capri — venne in albergo una signora, bruna col prendisole a fiori e due occhi strani fra il marrone e lo spiritato. Non l'avevo mai vista e la sua faccia dai lineamenti asciutti, più che suggerirmi un nome come accadeva di solito, fece balenare dinanzi a me due rapide scene: dapprima vidi una folla acclamante e poi, di spalle, un uomo seduto a cavalcioni su una rozza sedia di legno. — Forse — incominciò la signora — lei non mi conosce... — Si — risposi — lei si chiama Edda Ciano. La consultazione durò un'ora, al termine della quale la contessa dichiarò tranquillamente: — E' la prima volta che mi capita di sentir dire delle cose vere sul mio passato, dopo tutte le balle che hanno scritto su di me! Quanto alle cose che lei mi annuncia per il futuro, bah! se son rose fioriranno. Un altro giorno, sempre a Capri , ebbi la visita dell'impagabile Totò, che si sentiva «miezo stunato e alloccuto», disse lui, per certi piccoli disturbi che lo affliggevano da tempo. Lo sottoposi a due esperimenti di telecinesi (o trasmissione di fluido a distanza, che è la base del mio "sistema" curativo e avviene sempre sotto controllo di terzi, perchè il soggetto abbia la garanzia di non esser toccato quando riceve colpi, soffi e sfioramenti), che lo impressionarono molto.

Il sesto senso

Cose 'e ttuone! — gridò, uscendo sulla terrazza dove lo attendeva un gruppo di conoscenti; poi, con la sua mimica straordinaria, riprodusse la scena del "lancio di fluido". Una contessina romana gli chiese come spiegasse il fenomeno e Totò: — lo non me lo spiego! Perchè dovrei spiegarmelo? — Ai che uno dei presenti, ch'era medico, ribatte: — Io, invece, me lo spiego: non è altro che suggestione! — Non se lo spieghi, dia retta a me! Chi glie lo fa fare? — disse Totò. — Mi segua un momento: hanno insegnato a lei, come a me, che l'uomo possiede cinque sensi, no? I quali sono le uniche passerelle che gli permettono di raggiungere il mondo esterno. Ma supponiamo che l'uomo fosse stato creato con quattro sensi solamente e che l'udito, per es. gli mancasse. Che succederebbe se alcuni uomini, per un'inesplicabile fantasia del caso, avessero la facoltà di sentire? Tutti gli altri, certamente, griderebbero al fenomeno o all'impostura. Ora immagini — prosegui l'attore, esprimendosi con gli occhi, le mani e persino le gambe — un gruppo di scienziati, sordi come tappeti, che si riuniscano per controllare gli esperimenti d'uno di questi fenomeni, il cui potere sia quello di "sentire".

Lei vede l'ambiente: una stanza con la porta chiusa, il solito tavolo nel centro e uno sgabello dinanzi al tavolo. Sullo sgabello è seduto l'individuo portentoso, cioè sospetto, che la scienza si propone, di smascherare. Gli fanno cenno: la seduta incomincia. Il fenomeno prende un foglio di caria e scrive: C'è qualcuno che cammina nella stanza accanto. Non lo vedo, ma lo «sento». Ora apre la finestra... Starnutisce... Si soffia il naso. Poi dice: «Accidenti, me lo son proprio buscato!». Un cane abbaia nel giardino. «Arriva il carretto del lattaio. Controllate». Controllo. Stupore dei sapienti. Si guarda'con ammirazione l'uomo prodigioso, e lo si mette ad arrostire su una piazza, per stregoneria. Inutile che egli cerchi di farsi comprendere dal suoi inquisitori: come può descrivere, a quei sordi, le suo percezioni uditive, quando non sa neppure luì come avvenga la produzione dei suoni e io credo che lo stesso ragionamento calzi per tutti i fenomeni extra-normali, medianità, veggenza, ecc. Tutte le spiegazioni che se ne possono dare sono, a volta a volta, buone e cattive, sufficienti e incomplete.

1959 Arrangiatevi

Guai agli increduli

Ho riportato integralmente queste parole, perchè ritengo che non si possa parlare con maggior intelligenza di una cosa che sfugge all'intelligenzak. Io stesso non ho mal capito in che consista il mio "potere", che talvolta agisce e tal'altra no, che può aver ragione su una determinata malattia in un certo soggetto ed essere inefficace per lo stesso male su un altro soggetto. Un giorno viene da me un paralitico, portato a braccia dai familiari. Sono dodici anni che non cammina, le sue gambe paiono scolpite nel legno. Opero dei massaggi fluirolici e, venti minuti dopo l'infermo si alza dalla poltrona, cammina per la stanza, gridando: "Sono guarito!" e mi chiama il suo salvatore. Stanno per andarsene quando la moglie di costui mi afferra piangendo per un braccio: "Ma è possibile che continui? Non avrà una ricaduta?". L'uomo, che è già sulla soglia della stanza, pare colpito dallo stesso dubbio: "Non avrò una ricaduta?", mi chiede con voce malferma. E, d'improvviso, crolla: è di nuovo paralitico, come se il suo spirito, essendosi rifiutato di ammettere il miracolo, lo avesse, di colpo, annullato. Altro caso: una ciste all'utero. La vigilia del giorno fissato per l'operazione, mi chiamano; sottopongo l'ammalata a dieci minuti di "fluido" e, l'indomani, medici e chirurghi dichiarano, sbalorditi, che la ciste è scomparsa. Dopo ventiquattro giorni, ricomporre. Che significa? Ma accanto a questi insuccessi, un numero strepitoso di guarigioni controllate e documentate dai miei dossiers, che contengono migliaia di attestati. Ve ne sono di commoventi e di comici, spesso la dichiarazione di uno che ha ritrovato l'uso delle gambe è vicino a quella di un altro che ha ritrovato due mucche scomparse. Perchè non vengono da me soltanto ammalati e infelici, ma anche vittime di soprusi e rapine, incendi e furti. Lo scorso anno, una ricca signora di Firenze, cui era stato sottratto un prezioso anello di diamanti, si rivolse a me per aver la certezza che una sua cameriera, sospettata di aver commesso il furto e arrestata, fosse veramente colpevole. — Non mi sento tranquilla — disse la signora. — Era in casa mia da pochi giorni, ma sembrava una cosi buona ragazza!

Faccio il poliziotto

Presi un foglio di carta e disegnai immediatamente la scena del furto. Il famigerato anello si trovava su una mensolina di vetro, nella stanza da bagno, quando una mano di donna lo aveva fatto sparire. — Apra la borsetta e ne versi il contenuto sul tavolo — dissi alla signora che, stupefatta, mise davanti a sè un mazzo di chiavi, un portafogli, un portacipria ecc., più una sua fotografia che la rappresentava nel giardino di una villa, insieme ad altre persone. — Ecco la ladra — feci, indicando una donna del gruppo. — Impossibile! — protestò la signora. — Questa è la mia migliore amica! — Eppure — dissi — è lei che ha fatto il colpo. Ne venne fuori uno dei soliti scandali da "alta società" e i giornali ne parlarono molto; due settimane dopo, la amica infida prendeva il posto dell'innocente cameriera, alle "Mantellate". Spesso, anche la polizia ricorre a me nei casi dubbi o misteriosi, per la ricostruzione di un delitto o per l'identificazione del colpevole. All'epoca in cui si batteva la campagna del Nolano, sulle tracce di La Marca, un tenente dei carabinieri venne a chiedermi se la cattura del bandito fosse imminente. "Stasera — gli dissi — prenderete il suo cappotto". E quella sera medesima La Marca, inseguito dappresso, buttò il pastrano ad un cespuglio, orientando verso di quello i segugi. Une settimana dopo, sconsigliai allo stesso ufficiale di proseguire le ricerche nel napoletano. "Non è più qui — precisai. — Si dirige vèrso il Nord". Dieci giorni dopo, il fuggiasco venne preso a La Spezia.

Achille D'Angelo, «Stampa Sera», 16 novembre 1948


Stampa sera
Achille D'Angelo, «Stampa Sera», 16 novembre 1948