Totò «cerca casa»: molte donnine è riuscito a trovare, ma non due camere e cucina

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Se ricevete una cartolina così concepita: «Sto cercando casa, aiutatemi », una cartolina che reca in calce la firma autografa di Totò, non vi preoccupate. Sua Altezza Antonio De Curtis, l’uomo dalla doppia personalità, il distinto signore in abito grìgio che avete osservato più volte nella « hall » di un grande albergo o in un lussuoso bar alla moda di Roma o di Torino, non è sul lastrico. Chi cerca casa è il suo doppione; è Totò. Voi sapete già che Totò si sdoppia: è una specie del dottor Jekyll e del signor Hyde del teatro e del cinema. Il dottor Jekyll è l’uomo distinto che avete visto a bordo della sua macchina di lusso, e Sua Altezza De Curtis: ed egli non ha bisogno delle vostre modeste due camere e cucina. Ha un appartamento principesco ai Parìoli; un appartamento con i quadri degli antenati in giustacuore o in toga appesi alle pareti della biblioteca, con oggetti d’arte di un gusto squisito sui mobili, con una collezione di libri rari che farebbe girar la tetta al più difficile dei bibliofili. Ma il dottor Jekyll, cioè Sua Altezza De Curtis, cova dentro di sè un dramma: cioè tutte le sere, alle nove, diventa il signor Hyde. Da venti anni è così: ogni sera, ad eccezione del periodo estivo, quando diventa il signor Hyde ad ogni ora del giorno per la macchina da presa. Ed il signor Hyde, cioè Totò, cioè il comico travolgente che tutti avrete applaudito, indossa una vecchia «sciassa», caccia sulla testa una bombetta, infila intorno al colletto floscio della camicia un cravattino nero che è poco più di un laccio da scarpe e sale sul palcoscenico, o si avvia verso i teatri di posa.

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E' questo l'uomo che cerca casa, non l'altro, non il suo doppione. Quale sia la vera personalità di quest'uomo davvero non so; perchè egli sostiene da maestro l'una e l'altra parte; è impeccabile come Sua Altezza De Curtis, è irresistibile come Totò. Forse ha due nature: e l’una ignora l'altra. Forse quando strabuzza gli occhi fa viaggiare con la velocità di un ascensore lampo il suo pomo d’Adamo, ignora di essere anche Sua Altezza De Curtis; e quando riceve ospiti nel suo appartamento ai Parioli forse non sa che la sera, per uno strano malefìcio, diventerà Totò. E per uno strano maleficio questo divertentissimo signor Hyde un bel giorno si è trovato senza casa. In questa situazione irresistibile l'han messo Steno, Monicelli e Metz che hanno scritto il soggetto del film «Totò cerca casa»; Steno e Monicelli che ne hanno curato la regia. Fracassi che ha diretto la produzione, l' «A.T.A.» che ha prodotto il film.

E da questa collaborazione è nata una vicenda divertentissima, paradossale, irresistibile: «Totò cerca casa». E' un modesto impiegato comunale, Totò, in questo film: si chiama Beniamino Lomacchio e vive accampato in una scuola assieme alla moglie Amalia (Alda Mangini) ed alla figlia Aida (Lia Molfesi). La signora Amalia però non vuol restare accampata: ed il povero Lomacchio cerca un appartamento: trova qualche posto in cui dormire un cimitero, lo studio dì un pittore, un manicomio — ma trova soprattutto donne, ovunque donne, donne per ogni gusto, lui che per le donne ha un debole. Trova donne come Marisa Merlini, come Lilo Weibel, la turca seducentissima, come Alda Mangini, e tante altre belle figliole. Assieme a Totò vi sono Enzo Biliotti, l'immancabile Mario Castellani, Luigi Pavese, Aroldo Tieri e Folco Lulli. Ma non sono loro ad attrarre Totò: sono le donne, la sua eterna ossessione. Perciò, come vi dicevo, se riceverete quella cartolina non preoccupatevi ; e lasciate che Totò cerchi casa. Gli fa piacere, in fondo: è il suo destino di «signor Hyde» del cinema.

«8Otto», 8 dicembre 1949


Il Piccolo
«8Otto», 8 dicembre 1949