Totò si prepara a morire

Napoli_milionaria

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Napoli milionaria è stata la prima di una serie di fortunate commedie scritte e rappresentate da Eduardo De Filippo in questo dopoguerra. Il produttore De Laurentiis l'ha portata sugli schermi in un film realizzato con la regia dello stesso Eduardo, che sarà distribuito dall'E.N.l.C.

«Napoli milionaria» racconta la storia dì una famiglia partenopea negli anni dal '40 al '50 e, insieme, quella del basso, anzi del «vascio», in cui essa vive, del vicolo, dell'intera città. Il capo di casa Jovinc è Gennaro, un tranviere che, quando la vicenda ha inizio, si trova in una permanente posizione di mezza-disoccupazione, dato che, a causa dei bombardamenti, le linee tranviarie di Napoli sospendono progressivamente i loro servizi. Così, per gran parte del giorno, egli se ne sta a chiacchierare sulla soglia di casa sua, dissertando con gli amici e i vicini sui «decreti» che, da quell'onesto lavoratore che è, giudicherebbe necessari per risanare la situazione.

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Sua moglie, Amalia, donna che avvicinandosi alta mezza età, fa di tutto per « difendersi » dalle insidie del tempo, per mandare avanti il precario menage domestico, ha cominciato, su piccola scala, il traffico di borsa nera dei generi tesserati. Don Gennaro è al corrente della faccenda e non tralascia occasione per manifestare in pubblico la sua disapprovazione. I due figli maggiori, Maria ed Amedeo, sono invece d’accordo con la madre. A un certo momento, qualcuno fa la spia e la polizia opera una perquisizione nel "basso". Avvertita per tempo, la famiglia Jovine accoglie il rappresentante dell'autorità con una lugubre e fantastica messa in scena, una specie di «kermesse» guappa. Uno degli amici che è sempre per casa, Don Pasqualino, è fatto mettere a giacere sul grande letto che è al centro della stanza e truccato in modo di sembrare morto. Tutto intorno, con candele, false monache e paramenti sacri, si dispongono i presunti familiari per una veglia funebre con accompagnamento di lagrime, di giaculatorie, di disperati lamenti. Il brigadiere incaricato del sopralluogo non crede neppure per un istante all'autenticità dello spettacolo che gli è offerto: conosce bene questo genere di trucchi e scopre subito l’altro «morto» nascosto sotto il letto. Ma, dinanzi alla scoperta della verità, Don Pasqualino è l’unico a seguitare a recitare impeccabilmente la sua parte: tale è l'ammirazione del pubblico ufficiale per l’impassibile bravura del fìnto cadavere, che egli si dichiara sconfitto e decide di lasciar correre.

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Passa il tempo e la guerra, dopo l'armistizio, arriva nello stesso territorio italiano. Durante l'ultima retata prima dell'evacuazione di Napoli, i tedeschi catturano don Gennaro e Io portano in un campo di concentramento in Germania. Arrivano gli alleati, la città diviene una babele di traffici e di corruzione. Donna Amalia, con l'aiuto di «Settebellezze», un abile compagno d'affari di dieci anni più giovane che le fa la corte, impianta un florido commercio che trasforma in breve il misero «vascio» in una vera «reggia». Maria, la figlia, va con gli americani. Amedeo, che ha preso a frequentare cattive compagnie» si trova implicato in furti di gomme di automobili. Di Don Gennaro nessuna notizia: tutti ormai cominciano a crederlo morto. Invece, d’improvviso, egli torna e con questo intervento da «deus ex machina», con la sua onestà immutata negli anni, anzi rafforzata dalle sciagure, riesce ad arrestare miracolosamente il processo di sfacelo della sua casa, evitando alla moglie l’adulterio, alla figlia la prostituzione. Alla fine, dopo che altro tempo è passato, a dieci anni di distanza dall'inizio, l’ordine dei poveri e degli onesti sembra essere tornato nel vicolo, nel «basso» e, soprattutto, nelle coscienze.

Così come è stata raccontata, questa è la trama del film piuttosto che della commedia. (Questa, infatti, abbracciava un periodo minore di tempo. dal ’42 al '45). La variante più notevole è, però, quella del personaggio nuovo di don Pasqualino, un personaggio coro che fa con la sua presenza da contrappunto all'intera vicenda, ad esprimere, secondo la migliore tradizione, l'anima e gli umori del popolo napoletano. Questa parte è stata affidata, con sicura scelta, a Totò. Gli altri interpreti sono oltre, naturalmente, a Eduardo De Filippo (Gennaro), Leda Gloria (Amalia), Delia Scala (Maria), Carlo Ninchi (il brigadiere) e Titina De Filippo in un altro ruolo femminile di primo piano. Mario Soldati abbandonando questa volta la regia, ha preso le vesti di un modesto piccolo borghese rovinato dalla guerra. Operatore Aldo Tonti, architetture di Piero Filippone. Il film è stato girato negli stabilimenti dei teatri di posa della Farnesina.

«Settimana Incom Illustrata», anno III, n.37, 23 settembre 1950


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«Settimana Incom Illustrata», anno III, n.37, 23 settembre 1950