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Totò piange dettando le sue memorie

SIamo-uomini-o-caporali

1951 03 20 La Stampa Toto A L

Dal mese di novembre scorso, tutte le domeniche, dalle 15 alle 21, Totò, cioè il Principe Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno di Bisanzio De Curtis, l'attore Eduardo Passarelli, e il giornalista Alessandro Ferraù si chiudono a chiave nel salotto dell'appartamento di Totò, in viale Parioli 41.


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Totò si dà una fregatina alle mani, fa accomodare i due ospiti attorno ad un tavolinetto stile impero, smania per qualche minuto, e dopo aver mormorato, un paio di volte: «Gesù, Gesù...» chiama una delle due domestiche e ordina i caffè. L'appartamento, che Totò abita da 15 anni assieme al suo unica figliola Liliana, una biondina diciottenne, graziosissima, studentessa di pianoforte, è composto di una decina di stanze, parte arredato in stile moderno, parte in stile antico. Alcuni quadri di belle donne, più o meno vestite, pendono dalle pareti del salotto, che è grandissimo è diviso in tre scomparti: in un angolo c'è una piccola statua di Frine, in alabastro, dalla quale Zavattini, dietro suggerimento di Totò, avrebbe tratto di dea della statua miracolosa che appare in «Totò il buono» e in «Miracolo a Milano».

In questo confortevole ambiente, Totò, avvolto in una vestaglia color rosso cupo coi risvolti di raso trapunti a losanghe, confortato dal caffè, rassicurato dalla discrezione dei tuoi amici (Eduardo Passarelli, quarto dei fratelli De Filippo, è suo intimo e compagno d'arte dal 1920, e Ferraù lo segue, sui giornali di cinema di teatro, da quando cominciò a farsi notare) si decide a raccontare i casi della sua vita, che è stata, come pochi sanno, difficile e tormentata come nessun'altra.

Amare esperienze

Negli anni giovanili, prima che la fortuna si chinasse a baciarlo, prima di possedere l'Alfa Romeo, prima di guadagnare tanti milioni per film, la vita di Totò è stata addirittura una corona di spine e di esperienze amarissime, spirituali e materiali. Tanto amare che, tirandone fuori il ricordo, con l'aiuto di Passerelli, che gli fa da rabdomante, e di fronte a Ferraù che le trascrive, Totò si commuove e si mette a piangere. Seguono allora dei lunghi silenzi, che i due amici rispettano, facendo a pezzettini fogli di carta di cui il tavolo ingombro, mentre da qualche angolo della casa filtrano le note del pianoforte di Liliana. Infine Totò si rasserena e riprende a raccontare.
Veramente, l'idea di regalare ai posteri le sue memorie, come un generale a guerra finita, è venuta a lui stesso, Totò, per una ragione particolare. Molta gente continua a chiedergli, anche per lettera, l'origine della battuta «Siamo uomini o caporali?» che egli ripete spessissimo, anche in privato, e che lanciò, durante la guerra, in una rivista di Michele Galdieri, ora, sembra che a questa frase sia legato un episodio che avrebbe deciso della sua carriera, un fatterello che gli sarebbe capitato durante il periodo del servizio militare.

Sua madre, avrebbe voluto far di lui un ufficiale di Marina, e cercò di convincerlo a dare gli esami per l'Accademia Navale di Livorno. Totò non ne voleva sapere. il bacillo del teatro gli dava la febbre già da qualche anno, a Livorno ci andò, ma come soldato dell'88° fanteria, che era di stanza in quella città. Quale sia il fatto accaduto a Livorno, e se vi entrassero caporali o generali o donne o prigione o altro non è dato di sapere, perché costituisce il nocciolo delle ”memorie”, e Totò si farebbe cavare un dente prima di darne un'anticipazione. Basti dire che la famosa frase servirà anche da titolo al libro il quale conterà più di 300 pagine e porterà una lunga prefazione di Totò e sarà soggetto di un film, il film della vita di Totò. Sarà anche un po' la storia del varietà e della rivista, delle ultime rappresentazioni di Pulcinella, nel '22 a Napoli, ai super spettacoli che si allestiscono oggigiorno.

Fatale amore

Un capitolo a parte sarà dedicato alla commovente vicenda di Liliana Castagnola, una giovane cantante genovese che si suicidò a Napoli nel 1930, per amore di Totò. Chi è vissuto vicino a Totò, dice che fu assai amato dalle donne, anche quando il successo era lontano e i capocomici non volevano saperne di lui punto Antonio de Curtis è sempre stato un uomo galante punto nella vita privata è un signore dignitoso e tranquillo, che ama i pasticcini e i lunghi sonni in un buon letto dopo le fatiche del palcoscenico. Si può dire anche che non sia brutto. Nelle foto private di qualche anno fa, la famosa mascella non si nota neppure (la storia della mascella rimane a quand'era convittore in un collegio alle Porte di Napoli s'accapigliò, giocando a palla, con un compagno, e ne ricevette un tremendo pugno, che gli lasciò un segno perenne. Ma, evidentemente, non tutto il male vien per nuocere).

1930 Liliana Castagnola 002 L

Liliana Castagnola e Totò si conobbero, dunque, nell'inverno del 1930, a Napoli. Liliana cantava al Sannazaro, Totò recitava al Teatro Nuovo. Tre mesi e mezzo durò la relazione, tenerissima e sincera. Tra le foto degli album di Totò ve n'è una di lei, una ragazza bruna e slanciata, dai lineamenti delicati; la dedica porta la data del marzo 1930, e dice: «Totò, un tuo bacio è tutto. Liliana.» Proprio in quei giorni, Totò si apprestava a partire da Napoli con la compagnia della grande Cabiria. Liliana ne soffri moltissimo e si uccise con 37 pasticche di Dinal.

Ora Liliana Castagnola riposa nella tomba di famiglia dei Principi De Curtis, a Napoli, e la figlia di Totò porta il suo stesso nome. Totò conserva le sue lettere, una parte delle quali pubblicheranno il libro. La morte di Liliana, ha detto Totò, non è più un segreto personale, viceversa una scintilla di vita del teatro, dove amore, delusioni, sacrifici, dolori formano esperienza comunque, e diventano patrimonio di tutti, dei grandi e degli umili, degli attori e degli spettatori.

Arturo Musini, «Stampa Sera», 20 marzo 1951


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Arturo Musini, «Stampa Sera», 20 marzo 1951