Pochi fondi per il museo di Totò

Museo Totò

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Liliana De Curtis, figlia del grande comico, vorrebbe istituire anche un premio e borse di studio. E’ delusa dell’incontro con Lezzi.

«A una Fondazione intitolata a mio padre, Totò, ci pensavo da tanto tempo. Si potrebbero raccogliere i documenti più significativi della sua carriera e organizzare premi e borse di studio riservate a studenti universitari. So che le difficoltà da superare sono moltissime, ma resto ottimista. Se i napoletani fossero davvero interessati a quest’idea, la Fondazione potrebbe nascere entro un anno». Liliana De Curtis, figlia del grande Totò e della moglie Diana, è venuta a Napoli giovedì scorso per lanciare la sua idea. E per sondare il terreno: voleva capire fino a che punto gli amministratori comunali erano disposti ad appoggiarla.

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Liliana se n’è tornata a Roma, ieri mattina, abbastanza perplessa. Il sindaco Lezzi (che da ieri è a Parigi, per cui non è stato possibile rintracciarlo) ha definito valida e interessante la proposta della De Curtis, ma ha lasciato capire che non c’è da fare molto affidamento sul sostegno del Comune. Motivo: in cassa non ci sono abbastanza soldi, quindi sarebbe meglio trovare uno o più sponsor.

Non sarebbe difficile trovarne, ma in questo modo l’iniziativa perderebbe molto del suo significato.

Allo statuto della Fondazione - museo Liliana De Curtis ha appena cominciato a lavorare. È certo comunque che sarà bandito ogni anno un premio articolato in quattro sezioni: letteraria, musicale, cinematografica e teatrale.

Poi c’è l’idea delle borse di studio per gli studenti che vogliono preparare tesi di laurea su Antonio De Curtis. Infine la Fondazione potrebbe raccogliere e mettere a disposizione degli studiosi materiale inedito di Totò. Prosegue Liliana De Curtis: «Posseggo per esempio numerose poesie inedite scritte e corrette da mio padre. Molti collezionisti sono disponibili a fornire dischi d’epoca e altri documenti. Insomma, il materiale interessante non mancherebbe».

Il primo problema da risolvere è quello della sede. Nell’incontro di giovedì, Lezzi ha commentato: «Non abbiamo dato vita a una Fondazione neppure per Benedetto Croce e per Eduardo; non è facile quindi trovare una sede per la Fondazione in onore di Totò». Un’affermazione che ha sconcertato i presenti.

Qualche idea (o meglio, qualche desiderio) per la sede, Liliana ce l’avrebbe: Villa Patrizi, sede della associazione «Proscenio» di cui è presidente Maria Pia Incutti, o una delle Ville Vesuviane (presidente dell’ente che le gestisce è proprio il sindaco Lezzi). Quanto a Villa Patrizi, spiegano al «Proscenio» che lo spazio di cui dispongono non è sufficiente per ospitare la Fondazione Totò (si tratta di 270 metri quadrati). Tuttavia possono contattare i proprietari della Villa e a verificare se sono disponibili ad avviare rapporti con Liliana De Curtis.

Non è neppure escluso che il Comune trovi una sede per la Fondazione. Spiega Rosario Rusciano, assessore ai lavori pubblici: «Il Comune non conosce neppure con precisione il proprio patrimonio, quindi per il momento non sappiamo quali edifici potremmo destinare a sede della Fondazione. Sto preparando però un ordine del giorno per dare la precedenza, nel redigere l’inventario degli immobili comunali, alle possibili sedi di hondazioni e associazioni culturali. Ma escludo fin da ora che il museo di Totò possa essere ospitato in Palazzo Roccella. L’edificio deve accogliere, in base a un vincolo dell’esproprio, manifestazioni di arte contemporanea».

Il ministro dello spettacolo Franco Carraro vede di buon occhio l’iniziativa di Liliana De Curtis. Nei giorni scorsi ha telefonato a Lezzi, socialista come lui, per comunicargli la sua disponibilità a contribuire alle spese. Perché nasca la Fondazione, dunque, manca solo la buona volontà dell’amministrazione comunale.

Conclude Liliana De Curtis: «Sarebbe giusto che il museo e la Fondazione sorgessero a Napoli. Mio padre amava moltissimo la sua città, e la città continua ad amarlo». Ma nonostante questo grande amore che Napoli dice di provare per Totò, la statua di bronzo realizzata anni fa grazie a una sottoscrizione popolare non è stata ancora sistemata in Villa Comunale, e resta chiusa a chiave in un deposito del Maschio Angioino.

Titti Beneduce, «Il Mattino», 18 febbraio 1989


Il Mattino
Titti Beneduce, «Il Mattino», 18 febbraio 1989
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