Totò, un Pinocchio crudele e asessuato

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1992-04-15-Il_Mattino-intro


Totò come Arlecchino, ma anche come Pulcinella. Totò maschera totale, una delle poche, autentiche maschere del nostro teatro. E maschera cattiva, crudele. Totò, infine, Pinocchio asessuato: idee-guida per contribuire all’ interpretazione di un comico geniale a cui ho dedicato anche un libro. O, meglio, al quale è stato dedicato un libro che porta la mia firma.

La genesi di «Totò, manuale dell'attor comico» è in qualche modo curiosa. Successe che... una decina d’anni fa alcuni cineasti francesi decisero di girare una serie di trasmissioni per far conoscere Totò nel loro Paese. Quei cineasti mi chiesero... come dire?... di far da cicerone in quel programma presentando per esempio i luoghi sacri dove l’arte di Totò si espresse. E io li accompagnai nei teatri di Roma dove Totò debuttò e forgiò il suo teatro. Il programma, trasmesso alla tv francese e più tardi anche dalla Rai (ora è visibile al Beaubourg), sbigottì addirittura i francesi, che di Totò sapevano poco o nulla. Quelle mie introduzioni, poi, furono pubblicate sui «Cahiers du cinema». E, infine, furono raccolte dall’ editore italiano (Aleph), arricchite di foto e pubblicate in volume.

Be’, in quei testi io sostengo alcune idee che penso aiutino a far comprendere chi fu veramente Totò, «il grande Arlecchino del Novecento». Ho scelto Arlecchino e non Pulcinella perché i francesi (cui mi rivolgevo nel programma) non soltanto hanno più consuetudine con Arlecchino ma conoscono anche l’evoluzione che la sua maschera ha avuto nel corso dei secoli. E, a proposito di Totò io parlavo di un Arlecchino del Cinquecènto, spietato e graffante, perfino scurrile anche se mai in modo gratuito. Totò Arlecchino «crudele»: sì, la crudeltà è una delle grandi chiavi di lettura della Commedia dell’arte. Anche Pulcinella era crudele, senza pietà nei confronti dei disgraziati suoi pari prima che l'Ottocento ne edulcorasse la maschera. Ecco, leggendo più in dettaglio quella sua cattiveria: di Totò mi colpisce la dimensione di arrogante ingenuità, il canr dore usato come chiave per esprimere la violenza.

Altra grande virtù di Totò era l’uso che egli faceva del corpo, pur mortificandolo se necessario: ma osservatelo... mentre si dinoccola, si storce contorce si spacca ondeggia si distrugge... si trasforma. Eppure quel corpo era asessuato. Davanti al sesso, all’erotismo e alle sue lusinghe Totò perdeva concretezza, diventava una specie di burattino. Come ho detto all'inizio, era un Pinocchio asessuato: avete mai visto Totò metter le mani addoso alle donne che desidera? Con lui, a ud tratto, il gioco erotico si azzera, o meglio si trasforma in bacetti, ammiccamenti, moine, infantili pudori. Ma il sesso, quello vero, gli procura terrore. Appena la lusinga erotica accenna a farsi troppo invadente, compromettente, Totò la fa scivolare nello scherzo, nella parodia del desiderio. Concludo con l’omaggio a una sua arma potente: la risata, graffiante anch’essa, della paura e dello scherno, una risata che - come dicevo in uno dei miei spettacoli - «vi seppellirà».

Dario Fo, «Il Mattino», mercoledi 15 aprile 1992


Il Mattino
Dario Fo, «Il Mattino», mercoledi 15 aprile 1992