Mio nonno Totò

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La terzogenita di Liliana De Curtis (unica figlia del grande artista napoletano) ha fatto ordine tra le carte di famiglia. E ha scoperto dei lati completamente inediti dell'illustre avo.

Cosa vuol dire essere la discendente di un puro genio della comicità, consegnato ormai a una dimensione di immortalità? Confrontarsi con un passato che può risultare ingombrante o assumersi la responsabilità di rendere pubblico il lato meno conosciuto dell'illustre avo. È quello che sta facendo Elena Articoli De Curtis, nipote del grande Totò.

Chi è Elena Anticoli De Curtis?

«Sono la più piccola dei figli di Liliana De Curtis, la figlia del grande attore napoletano. Sono nata in Sudafrica nel 1969 e ho vissuto lì fino alla maggiore età perché mamma, subito dopo la scomparsa del nonno, decise di lasciare l’Italia e di investire nella ristorazione. Dopo una parentesi a Montecarlo, nell’87 ho scelto di tornare a Roma per vivere con nonna Diana (la prima moglie di Totò, ndr) e in quella casa - attraverso gli oggetti, i ricordi e i racconti di mamma e di nonna - ho iniziato a conoscere il nonno nella dimensione privata, della famiglia».

E' stata sua madre, Liliana, la prima a raccogliere la memoria dell’uomo e dell’attore Totò...

«Sì, è stata mia madre a dedicarsi alla raccolta del patrimonio di scritti e di cimeli del nonno, inizialmente insieme con mia sorella Diana che, purtroppo, è prematuramente scomparsa. Pochi anni fa, poi, in un’occasione pubblica per ricordare Totò, un caro amico di famiglia, Enzo De Caro, mi scosse: ‘Tu non puoi lasciare che questo patrimonio vada perso”. Parole che hanno echeggiato nella mia mente a lungo, fino a quando nel 2016 ho deciso di costituire l’associazione “Antonio De Curtis, in arte Totò”».

L’inizio di un compito gravoso ma carico di soddisfazioni...

«Ho fatto ordine fra tutte le carte di famiglia: fotografìe, manoscritti, documenti araldici. Tutti documenti che raccontano la figura di questo mimo lunare. Ho trovato e catalogato numerosissime carte, ma pochissimi abiti di scena, tra cui la famosa Bombetta, che tengo gelosamente custodita come fosse la pietra filosofale di tutta la sua carriera teatrale e cinematografica».

Cosa le è rimasto più impresso tra tutti i racconti di sua nonna e di sua madre su Totò?

«L’immagine forte delle contraddizioni emotive e caratteriali del grande Totò. A casa era un uomo estremamente riservato e malinconico, lo riconosceva lui stesso: “Fuori dalle scene sono un funerale di prima classe”, diceva. Con nonna Diana aveva un rapporto incredibile: Antonio De Curtis la mattina non usciva dalla sua camera prima di mezzogiorno e nonna doveva stare sempre accanto a lui, persino mentre si faceva la barba».

La malinconìa di Totò non è stata una dimensione esclusivamente privata...

«Totò è stato uomo, prima che attore, di grande sensibilità e generosità. Ricordo il suo grande amore per gli animali e quando adottò un canile a Roma ribattezzandolo “L'ospizio dei trovatelli”, dove offrì rifugio ad oltre 250 randagi. Mi raccontavano che, quando andava a trovare i suoi amici a quattro zampe, Totò indossava un impermeabile dedicato, in modo che i cani potessero saltargli addosso e fargli le feste senza sporcarlo. Lui preferiva di gran lunga gli animali agli essere umani. Aiutare il prossimo era per lui una gioia di sfera privata, non lo faceva per essere ringraziato».

Lei ha scritto un libro, A Napoli con Totò...

«È il racconto del mio percorso emozionale in questi quattro anni in cui mi sono avvicinata alla figura di mio nonno e mi sono dedicata al suo ricordo. Insieme alla giornalista Loretta Cavaricci, che mi ha accompagnata in questo itinerario della memoria, siamo tornate nei luoghi dove lui ha vissuto, per respirare e toccare con mano i suoi spazi e per comprenderlo appieno. Con Loretta, grazie a mio nonno, è nato un bellissimo rapporto e una splendida amicizia».

Tra i tanti, c’è un film di Totò che le suscita maggiori emozioni?

«Direi San Giovanni decollato: una commedia del 1940 nella quale ha una parte anche mia madre, allora una bambina, che per la sua partecipazione ottenne una bambola».

Cosa significa essere la nipote di Totò?

«È un grande onore perché oggi nonno viene riconosciuto come uno dei più grandi artisti del ‘900 italiano. È anche un'enorme responsabilità conservare il suo ricordo e valorizzare la sua memoria, perché, quando si parla di Totò, si parla di un cardine della cinematografia, non solo nazionale. Mio nonno è riuscito a dissacrare la realtà e a trasformarla in messaggi irriverenti nei confronti del potere, con sagacia e ironia allo stesso tempo».

Ha mai pensato di seguire le orme di suo nonno nel cinema?

«No, sinceramente non sono stata mai tentata dalla recitazione, probabilmente anche a causa della mia timidezza. L’unica persona di casa che si è affacciata al cinema è stata mia sorella, Diana Buffardi De Curtis, la figlia del primo matrimonio di mia madre».

Per concludere, ci può anticipare i prossimi progetti dell’associazione “Antonio de Curtis, in arte Totò”?

«L’associazione vuole diventare sempre più punto di riferimento per gli addetti ai lavori, per gli operatori culturali, per le istituzioni e, non ultimo, per i fan. Per questo contiamo di organizzare mostre, proiezioni, letture pubbliche e altre occasioni utili a mantenere il ricordo e a raccogliere nuovi aneddoti. Tutte le iniziative saranno promosse sul sito www.associazioneantoniodecurtisnartetoto.com».

Papy Snel, «Lei Style», anno IV, n.11, novembre 2019


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Papy Snel, «Lei Style», anno IV, n.11, novembre 2019