Cinquant'anni senza Totò: raccolta di articoli di giornale

2017-03-30-Corriere-della-Sera-Toto-50

Cinquantenario della scomparsa di Totò: rassegna stampa

Gen 19, 2024

Totò, Firenze e la malafemmena

Totò, Firenze e la malafemmena Anniversari - Il Principe della risata e i suoi giorni in città: storie e aneddoti a cinquantanni dalla morte Qui conobbe la…
Enrico Nistri e Claudio Carabba, «Corriere Fiorentino», 15 aprile 2017
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Gen 20, 2024

Totò critico d'arte

Totò critico d'arte Il 15 aprile 1967 moriva uno dei maggiori interpreti del teatro e del cinema italiani. In queste pagine ne ripercorriamo la camera di…
Vincenzo Trione, «Corriere della Sera», 5 marzo 2017
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Ricordando lo genetlìaco di due attori che hanno esportato la comicità partenopea nel mondo. Due date da ricordare, il 15 per Totò e il 19 per Massimo Troisi, lo stesso mese, febbraio, anche se con un arco temporale che distanzia le rispettive nascite cinquantacinque anni.

Il 15 febbraio 1898 al civico 109 di via Santa Maria Antesaecula, nel rione Sanità, nasceva Antonio de Curtis il principe della risata universalmente riconosciuto come Totò. Attore, poeta, autore di canzoni famose, una su tutte Malafemmena, un pensatore straordinario se si pensa all’attualità di alcune sue poesie dalla celeberrima Livella a Cimitero della civiltà. La portata del suo genio è tale che in occasione del cinquantenario della sua scomparsa la Zecca dello Stato ha deciso di coniare una moneta da 5 euro sulla quale è ritratto il volto dell'attore, e presentata al World Money Fair di Berlino, la più importante fiera di numismatica.

A lui il comune di Napoli dedicherà il prossimo Maggio dei monumenti, la rassegna infatti si intitolerà O Maggio a Totò. Un mese di eventi per ricordare il personaggio, l’attore, il poeta, il monumento di Napoli che incarna la forza e la passione per l’arte, la libertà della creazione artistica anche come arma contro i soprusi e ì potenti di turno.

Totò, morì il 15 aprile del 1967; ai primi funerali, celebrati a Roma, seguì una seconda cerimonia funebre, a Napoli nella Chiesa del Carmine e poi anche una terza, di nuovo a Napoli, nel suo quartiere, la Sanità, nella Basilica di Santa Maria il successivo 22 maggio, date intorno alle quali si riannoderà il filo del ricordo dell’uomo e della maschera più rappresentativa della cultura partenopea. Un ricordo che il tempo non ha sbiadito e ancor oggi, anche tra i giovanissimi, Totò è percepito quasi fosse un contemporaneo.

Legato al principe della risata più che da una appartenenza astrologica per l'eredità artistica, assimilata e rielaborata, è Massimo Troisi, nato nel 1953 sempre a febbraio ma il 19 a San Giorgio a Cremano in provincia di Napoli. Interprete straordinario della comicità partenopea, partendo dalla tradizione del teatro di Totò e di Eduardo, Troisi iniziò la sua carriera esordendo nel teatro parrocchiale della Chiesa di Sant’Anna della sua città. Poi il "Centro Teatro Spazio" (divenuto prima "I Saraceni" e poi "La Smorfia"), in un garage di San Giorgio a Cremano, praticamente alle falde del Vesuvio... una comicità esplosiva e nuova, se pur radicata nella più autentica tradizione, rivelata al pubblico televisivo nei tanti siecth andati in onda alla fine degli anni Settanta quando la Rai faceva il Varietà con programmi come Non stop e Luna Park, approdata infine al cinema con quel Ricomincio da tre perché «tre cose me sò riuscite ind'a vita, perché devo perdere pure chelle...». Un successo. Inaspettato quanto grande, ma mai ostentato perrhé secondo la sua filosofia «Il successo è la lente di ingrandimento per capire com'eri prima». Due nastri d'Argento e due David di Donatello e la programmazione per un anno: si presentò così alla cinematografia nazionale il giovane attore e regista napoletano.

Il resto è storia negli annali del cinema, con tanti premi e riconoscimenti fino ad arrivare all'ultimo struggente film (premio Oscar per la musica) nel ruolo di Mario Ruoppolo il postino poeta, amico di Pablo Neruda, alla cui prima non potè assistere perché il suo cuore cessò di battere dodici ore dopo l'ultimo ciack. Era il 4 giugno 1994, si trovava ad Ostia nella casa della sorella Annamaria. Anche lui come Totò era morto lontano da Napoli. Ma anche per lui c'è stato il definitivo ritorno a casa, nel cimitero della sua San Giorgio a Cremano. Lo scorso anno, il 18 gennaio 2016, l'amministrazione comunale di Napoli in occasione dei venticinque anni dalla sua scomparsa, ha voluto intitolare a Massimo le scale del suo secondo film, Scusate il ritardo, dove si svolgono alcuni tra i duetti più belli con l'amico Lello Arena.

Sì, le scale in via Andrea Mariconda, nel quartiere Chiaia, sono state ribattezzate Scale Massimo Troisi per ricordare uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano, nato a pochi chilometri da Napoli ma che ha saputo esprimere la napo-letaneità nel mondo

an.fu., «Arte e luoghi», anno XII, n.2, febbraio 2017


Gli eredi fecero togliere il film dalle sale

Era il 1953 e quello della premiata ditta di cineproduttori Ponti-De Laurentis si annunciava come un progetto da Hollywood sul Tevere. A soddisfare il colto e l'inclita, almeno sulla carta, c'era il Pirandello dell'apologo grottesco L'uomo, la bestia e la virtù da affidare alla sapienza di Brancati sceneggiatore e all'intelligenza registica di Steno, il tutto girato senza badare a spese, in un abbacinante quanto pomposo Gevacolor e a servizio d'interpreti stellari: il campione dei comici Totò nella parte di Paolino affiancato, per i ruoli di capitan Perella e consorte, dall'ingegnosa star in trasferta Orson Welles e
dall'attempata femme fatale Vivian Romance. Ognuno dei partecipanti di quell'allettante impresa brillava di luce propria, dall'aiuto sceneggiatore Lucio Fulci all'imberbe segretario di edizione Sergio Leone. Eppure il risultato fece flop: fin dall'uscita la pellicola fu inspiegabilmente boicottata dagli spettatori e talmente bersagliata dai critici da indurre gli eredi di Pirandello a pretenderne il ritiro dalle sale. Questo il motivo per cui L'uomo, la bestia e la virtù rimane una perla rara della filmografia di Totò.

Scongelato solamente nel 1993, allo scadere del veto, è stato di rado programmato in Rai e pubblicato in Vhs nella versione decolorata piratescamente circolante fino ad oggi, in attesa di un restauro in Dvd.

Col senno di poi, molti raccontarono quel fallimento come se fosse annunciato e, tra questi, un Welles coinvolto per ragioni "alimentari" che in seguito parlò di Totò come di un comico "buffissimo" convinto di essere un discendente di Carlo magno e della Romance come di una ex-diva soggiogata dal marito egiziano che le riscriveva le battute snobbando Pirandello: «E poi lei parlava in francese, il principe e io parlavamo in italiano, e il dialogo non aveva il minimo senso».

Dal canto suo, il protagonista di quel film sfortunato si pentì di essersi fatto abbindolare da un De Laurentiis in ve-
na di lusinghe: «Principe, voi non dovete mettervi paura, voi siete un genio che risolve tutto». E Totò, per tutta risposta: «I geni stanno nelle enciclopedie e sulle lapidi; io preferisco leggerle!».

A vederlo oggi, il film di Steno risulta magari loffio ma non pessimo come lo si dipinse, con un Totò efficacemente misurato e con un godibile Welles da Corriere dei piccoli. Irritante è più che altro il finale antipirandelliano imposto dalla censura a Brancati, con la riconciliazione carnale dei coniugi che tronca la relazione adulterina tra la Perella fedigrafa e Paolino, costringendo questi a sposare una prostituta.

Umberto Cantone, «Repubblica», 12 febbraio 2017


Ricorrenze. I cinquant'anni dalla morte del principe de Curtis: un’ondata di celebrazioni e appuntamenti tv. Il revival sul grande comico rischia di essere ripetitivo: recuperiamo i suoi sberleffi autentici ( anche triviali ) senza falsi intellettualismi

Povero Totò! Morto cinquant'anni fa, il 15 aprile 1967, ha finito per diventare quello che aveva evitato per tutta la vita: un monumento a se stesso. Non lo era stato da vivo, quando il suo istinto, la sua cultura, le sue radici riuscivano ancora a far storcere il naso a più di un benpensante, gli è toccato diventarlo da morto, quando il senso di colpa nei tanti che non ne avevano capito il valore ha generato, per contrappasso, una specie di imbalsamazione e sterilizzazione della sua vitalità. Che poi era il segreto e il valore della sua arte.

Totò divertiva e trascinava perché spezzava la logica del buon senso, della prevedibilità, dell’educazione. Cera in lui «il gusto del gesto incoerente, della rapidità delle soluzioni e delle rotture, la spregiudicatezza dell’invenzione» ha scritto Goffredo Fofi, che meglio di tutti ne ha parlato, e quando era ancora vivo. Ed era, quella totoesca, un’immediatezza che provocava e non si lasciava addomesticare da una risata consolatoria. Si rideva se ci si lasciava sorprendere da un’azione che altri avrebbero definito volgare oppure maleducata o irriverente. La sua logica non ammetteva rimpianti o scuse: ai Mezzacapa le finestre si rompevano a prescindere. E lo si insegnava anche al nipotino.

Non a caso Totò veniva dall’avanspettacolo e da Napoli, due scuole di vita che non ha mai dimenticato né voluto edulcorare. Era su quei palcoscenici e in quei vicoli che aveva imparato a trasformare la fame in gag, l'irriverenza in biglietto da visita, a fare a meno di ogni freno inibitore per soddisfare un appetito (di cibo, di sesso, di vita) che la buona educazione avrebbe voluto tenera freno. Meglio: nascondere. E che invece i suoi mille personaggi rivendicavano con forza e rabbia, indifferenti a ogni possibile mediazione sociologica o politica. Anche a rischio di cadere nella sottocultura, nella scorrettezza, nell'irriverenza. Fa ridere storpiare Moet Chandon in «Mo’ esce Antonio»? Non è questo il punto, ma il piacere di irridere le forme che gli altri impongono, le regole che si vogliono intoccabili, il buon senso che trionfa.

I suoi revival invece, hanno finito per perdere ogni volta un po’ della sua rabbia, della sua irri-spettosità, del suo cinismo, costretti dentro palinsesti sempre più ripetitivi, dissezionati con vuota acribia accademica. Chi è ancora sensibile alla componente più maleducata dei suoi personaggi? A quella più popolaresca e triviale? Oggi i suoi film più gettonati sono quelli più facilmente irreggimentabili, incasellabili dentro una qualche forma di innocua «normalità». Come accade più in generale alla cultura italiana, anche Totò ha dovuto fare i conti con i professori, gli esperti, i tuttologi che invece di ridere incasellano, invece di divertirsi analizzano.

Scommettiamo che anche per festeggiare il cinquantenario della scomparsa si alzeranno le voci di chi lamenterà il suo scarso utilizzo da parte di un cinema incapace di riconoscere le sue qualità interpretative, di chi rimpiangerà che solo pochi hanno saputo davvero capirlo e apprezzarlo. I soliti nomi: Pasolini naturalmente, poi Rosselli-ni, Lattuada, Eduardo, un po’ De Sica, un po’ Monicelli, forse. E in tanti si faranno belli con le sue citazioni più popolari: «Ogni limite ha una pazienza!», «E io pago! Io pago!», «Sono un uomo di mondo: ho fatto tre anni di militare a Cuneo», «Porga tante esequie alla sua signora», «Onorevole lei? Ma mi faccia il piacere!» e via di questo passo. E invece il Totò che andrebbe ricordato e festeggiato è quello più popolaresco, ruspante, anche squinternato, quello dei Mastrocinque, dei Mattoli, degli Steno, dei Bragaglia, dei Metz e Marchesi, quello più scatenato e nonsensico, dove la bizzarria e l’aggressività, la vitalità e la volgarità (sì, anche quella) erano rivendicate in nome di un divertimento che si faceva sberleffo e cachinni, liberatorio e libertario. Dove Totò era libero di fare davvero Totò.

Paolo Mereghetti, «Corriere della Sera», 30 marzo 2017


Laurea. In vita fu ignorato dalla critica, oggi è il comico più amato.

Laurea post mortem. Mercoledì 5 aprile, a 50 anni dalla scomparsa del principe Antonio de Curtis, l’Università Federico II di Napoli omaggerà l’artista partenopeo con una laurea honoris causa alla memoria in «Discipline della musica e dello spettacolo». L’Ateneo ha accolto una proposta avanzata da Renzo Arbore, da sempre ammiratore del «principe della risata».

Totò non è stato solo un grande comico, accostato oggi a giganti come Charlie Chaplin e Buster Keaton, o una formidabile fucina di creatività linguistica capace di corrodere i più triti luoghi comuni. Da un po’ di tempo è diventato una categoria dello spirito. Anche Cuneo si sta mobilitando per festeggiarlo. Mercoledì 12 aprile, alla presenza del vescovo, una messa solenne in Duomo sublimerà la celebre battuta «Sono un uomo di mondo, ho fatto il militare a Cuneo».

Il revisionismo mediatico è molto più mobile di quello storico. In vita Totò è stato a lungo disprezzato dalla critica e dai benpensanti (per spregio, le recensioni dei suoi film erano firmate «vice»), ma dopo la morte è assurto al rango di genio. Tanto da diventare una sorta di alibi artistico. Così, quando uno scrittore, un attore, un regista, un conduttore è criticato, immancabilmente si lagna così: «Adesso mi osteggiate ma, un giorno, sarete costretti a tessere le mie lodi, come successo con Totò». Certo: rivalutazione, vitto, alloggio, lavatura, imbiancatura e... stiratura.

«Corriere della Sera», 2 aprile 2017


CUNEO. «E' morta l'ultima delle maschere italiane»: così Nino Manfredi il 15 aprile 1967 annunciava alla Tv la morte di Totò, mancato a Roma dopo una lunga malattia. A 69 anni Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis, "principe imperiale di Bisanzio", lasciava nello sconforto un grande pubblico di ammiratori. Cuneo, citata daTotò con la frase: «Sono un Uomo di Mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo» si inserisce nelle celebrazioni del cinquantenario della morte ricordandolo con ina serie di iniziative promosse dall'associazione degli Uomini di Mondo, che dal 1998 riunisce più di undicimila iscritti che hanno prestato servizio militare e civile nella provincia.

Alle 18 di mercoledì 12 aprile il parroco Don Mauro Biodo celebrerà nel Duomo una Messa di suffragio, cui potranno partecipare oltre ai soci del l'associazione tutti coloro che tanto hanno amato il comico napoletano. Sarà distribuita una immaginetta appositamente realizzata dal presidente dell'associazione Danilo Paparelli; sul retro l'ode composta dallo scrittore Flavio Russo: Totò viene invocato affinché si ricordi dei suoi Uomini di Mondo e regali un sorriso "a questa Italia scalognata ". Anche il vescovo di Cuneo Mons. Piero Del Bosco (insignito del titolo “Prete di Mondo”) invierà una sua benedizione ai fedeli che vorranno essere presenti alla funzione.

A seguire, grazie al lavoro degli altri componenti del direttivo degli UdM, Domenico Giraudo, Ezio Cavallo, Antonio Santullo, Enrico Agnese, Alessandro Gardelli e Matteo Conterno, inviteranno tutti coloro che vorranno partecipare alla commemorazione di Totò nella nuova sede dell’associazione presso “Ping' di via Pascal n. 7 (adiacente a piazza ex foro Boario), per un rinfresco e un breve spettacolo. A seguire la proiezione del film "Totò a colori’' (nel quale il comico napoletano citò Cuneo), a cui il pubblico potrà assistere indossando una bombetta, fornita dall’organizzazione, simile a quella del principe De Curtis.

Per finire, una curiosità: anche l’attore lucano Rocco Papaleo, che in questi giorni sta girando un film a Cuneo, è stato insignito come “Uomo di mondo ad honorem”.

«Il Saviglianese», 5 aprile 2017


CUNEO Cuneo si prepara a celebrare, il prossimo 12 aprile, i 50 anni dalla morte di Totò, il grande attore che ha reso celebre la Granda con la famosa frase "Sono un uomo di mondo...ho fatto il militare a Cuneo”.

L’Albo d’Onore degli Uomini di Mondo si sta mobilitando per ricordare il famoso comico con una messa solenne in duomo, concelebrata dal vescovo di Cuneo, Monsignor Delbosco.

Seguirà la proiezione del film 'Totò a colori’, presso i locali dell’associazione "Ping” in via Pascal, in cui l’attore napoletano pronuncia la celebre battuta su Cuneo. Con un momento particolare: spettatori e spettatrici nel corso della proiezione dovranno avere sul capo la caratteristica bombetta di Totò offerta a tutti i presenti dall’Associazione dagli Uomini di Mondo.

Cuneo ha dedicato a Totò la piazzetta Principe Antonio de Curtis, adiacente l’ingresso del Teatro Toselli di Cuneo, il 7 ottobre 2001 alla presenza della figlia dell’attore, Liliana de Curtis.

Nei prossimi giorni gli Uomini di Mondo metteranno in circolazione una speciale edizione del "santino” ideato da Paparelli (foto sopra) con l’effìgie del grande artista.

«La Gazzetta di Saluzzo», 6 aprile 2017


«E' morta l’ultima delle maschere italiane»: cosi Nino Manfredi il 15 aprile 1967 annunciava in tv la morte di Totò, manato a Roma dopo una lunga malattia. A 69 anni Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curds, principe imperiale di Bisanzio, lasciò nello sconforto un grande pubblico di ammiratori. Il comico napoletano pochi giorni prima si era confidato con l’autista temendo die nessuno lo avrebbe ricordato e rammaricandosi di non essere stato all'altezza delle possibilità che il suo amato teatro poteva offrire. Ma non era affatto vero.

Cuneo, dtata da Totò in tanti suoi film con la frase «Sono mi uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo», si inserisce nelle celebrazioni del cinquantenario della morte ricordandolo con una serie di iniziative promosse dall’Assodazione degli uomini di mondo die dal 1998 riunisce più di undicimila iscritti die hanno prestato servizio militare e dvile nella Granda.

Alle 18 di mercoledì 12 aprile il parroco, don Mauro Biodo, celebrerà in Duomo una Messa di suffragio alla presenza delle autorità ovili e militari del capoluogo, a cui sono invitati, oltre ai soci dell’associazione, tutti coloro che tanto hanno amato e amano il comico napoletano.

2017 04 06 La Gazzetta di Saluzzo Toto 50 Cuneo Uomini di mondo f1L’immaginetta, vero e proprio "santino", realizzata da Danilo Paparelli, presidente dell’Associazione degli uomini di mondo, in occasione della funzione religiosa celebrata a Cuneo per i 50 anni della scomparsa di Totò

Sarà distribuita un’immaginetta realizzata dal presidente dell’associazione, Danilo Paparelli con sul retto un’ode composta da Flavio Russo: Totò tiene invocato affinché si ricordi dei suoi uomini di mondo e regali un sorriso "a questa Italia scalognata”. Il vescovo di Cuneo, mons. Piero Del Bosco (insignito del titolo “prete di mondo” al suo arrivo in Diocesi) invierà una sua benedizione ai fedeli presenti alla funzione, sacra e al contempo curiosa e riera di serenità.

Poi i componenti del Direttivo degli UdM, Domenico Giraudo, Ezio Cavallo, Antonio Santullo, Enrico Agnese, Alessandro Gar-delli e Matteo Contemo, inviteranno tutti coloro die vorranno partecipare alla commemorazione di Totò nella sede dell’assoda-zione presso “Ping” di Via Pascal 7 (adiacente a piazza ex Foro boario), per un rinfresco e un breve spettacolo, seguito dalla proiezione del film ‘Totò a colori”, nel quale il comico napoletano dta Cuneo, a cui si potrà assistere indossando una bombetta, fornita dall’oiganizzazione, simile a quella del grande prindpe De Curtis.

Ma non finisce qui. Nel corso dell'anno ci saranno ancora altre importanti iniziative promosse dall’assodazione: dall’adunata nazionale di ottobre, al conferimento del premio "Uomo di mondo dell’anno” fino alla “Stradini” 2017 di novembre, la quale avrà come personaggio simbolo proprio il prindpe della risata, Totò.

Monica Bruna, «Idea Cuneo», 6 aprile 2017


Manfellotto ed Enrico Montesano presentano la bio dell’artista scritta da Giancarlo Governi.

«Totò è apparso all’orizzonte del cinema come arcobaleno dopo il temporale», dice Aldo Palazzeschi. «Totò era un improvvisatore. Noi registi cercavamo di spiegargli la scena, ma poi lo lasciavamo libero. E spesso se ne usciva con delle trovate straordinarie che nessuno sceneggiatore aveva previsto», racconta Carlo Ludovico Bragaglia. E Mario Soldati scrive: «Appena vediamo la faccia di Totò, sentiamo subito che lui ha fatto piazza pulita di tutte le balle della nostra cultura... Come Molière e come tutti i comici veri, Totò smaschera le ipocrisie e denuncia spietatamente le vanità della società che gli è contemporanea e più vicina».

Sono alcune riflessioni sull’arte del grande attore morto cinquant'anni fa, che Giancarlo Governi, giornalista e autore televisivo di prestigio, riporta nel suo libro a lui dedicato: «Totò. Vita, opere e miracoli» (Fazi Editore) si intitola il volume che viene presentato stasera presso la libreria Feltrinelli (Galleria Alberto Sordi, ore 18). Con l’autore, intervengono Bruno Manfellotto ed Enrico Montesano, per ricostruire una carriera sconfinata, raccontare aneddoti, episodi inediti della vita del principe de Curtis. Si tratta di una delle tante iniziative doverose per celebrare l’anniversario.

«Il Principe della risata — afferma Governi, profondo conoscitore di Totò — la risposta italiana a Charlot e Buster Keaton, che ci ha regalato quasi un centinaio di interpretazioni cinematografiche, diretto da registi del calibro di Pasolini e Monicelli, canzoni come la celeberrima Malafemmena, poesie come ’A livella e la messa in scena di decine di rappresentazioni teatrali, dall’avanspettacolo alle grandi riviste». Insomma, nella biografia molto documentata, Governi parte dalle vicende personali del giovane Antonio Clemente (poi Antonio de Curtis), dalla nascita nella sua Napoli in un contesto di povertà ed emarginazione sociale, fino alla faticosa favetta nei teatri di Roma, facendoci scoprire che non esiste un solo Totò. Accanto a una meticolosa disanima della sua opera teatrale e cinematofatto abbastanza. «Dopo la morte di Totò — scrive Governi — ci furono anni di oblio, ma poi l’esercito dei totisti rialzò la testa... Nel nostro cinema c’è un altro attore-personaggio che può essere accostato a Totò: Alberto Sordi». Ma questa è un’altra storia.

E. Cost., «Corriere della Sera», 7 aprile 2017


E lo sfogo di uno scapolo che vuole fuggire alle nozze E testo in mostra a Napoli

Quaranta versi in tutto, mai letti fino a oggi e composti dall’artista-attore-poeta-e-principe della risata per antonomasia: Totò. «Pecché m’aggia ‘nguaià? / M’aggia spusà ‘na femmena / ca nun saccio chi è...». Titolo della poesia, ‘O matrimonio. Tema, l’atteggiamento canzonatorio di un «ommo anziane», scapolo impenitente, di fronte alle nozze auspicate da mammà.

Quaranta versi — perlopiù settenari e ottonari con rime libere, in dialetto napoletano — appartenenti a uno dei quattro componimenti poetici inediti di Antonio de Curtis, spuntati fuori in questi giorni in occasione del cinquantenario della morte dell’artista (15 aprile 1967) nonché pezzo forte della mostra Totò Genio che giovedì apre i battenti a Napoli in tre diverse sedi: Palazzo Reale, Maschio Angioino e Convento di San Domenico Maggiore.

Tre, le sedi, come tre furono i funerali (uno a Roma e due a Napoli) per Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, uomo d’eccezione fin dalla chilometrica anagrafe (Abbondandis in abbondandum! avrebbe potuto dire il principe citando se stesso nella famosa lettera dei fratelli Caponi).

Dunque una monumentale antologica che, spiegano i curatori Alessandro Nicosia e Vincenzo Mollica, «intende mettere in luce la grandezza di uno dei maggiori interpreti italiani del Novecento, artista universale, figura poliedrica che ha giocato la sua vita gomito a gomito con l’arte dello stupore». Un’arte ora ricostruita con centinaia di testimonianze — inedite, rare, note e meno note — a partire dal celebre baule di scena che Totò portava sempre con sé nei teatri e sui set e ora esposto nella sala Dorica di Palazzo Reale, la stessa che ospita i testi delle quattro poesie appena depositate alla Siae.

Tra i partner di questa triplice esposizione anche Rai, Istituto Luce e Archivio centrale dello Stato, da dove provengono i materiali relativi al rapporto tra Totò e l’implacabile censura del tempo, sia in epoca fascista, sia con i vari governi democristiani (ben 82 tagli solo sul film Totò e Carolina di Mario Monicelli). E c’è anche una sezione sul Totò testimonial pubblicitario, con varie campagne tra cui quella per la Fiat Gran Luce, l’automobile che negli anni 50, era pre boom, rappresentò il sogno di tanti italiani.

Edoardo Sassi, «Corriere della Sera», 8 aprile 2017


Dolore - Ma nelle sue parole ci sono rimpianto e disillusione per alcuni rapporti

Grandissimo artista del quale nessuno discute i meriti, Totò è anche un «poeta laureato»: alcuni giorni or sono l’università Federico II di Napoli gli ha giustamente conferito una laurea honoris causa. E oggi alla sua produzione poetica si aggiungono dei versi inediti: una vera fortuna per chi, come chi scrive, ha sempre amato le sue poesie, e in particolare (per amore dello straordinario dialetto), quelle scritte in napoletano. Intitolato ‘O matrimonio, l’inedito parla di uno degli argomenti più ricorrenti nella produzione di Totò: le donne, che egli amava molto e delle quali spesso si innamorava. Ma qui stava il problema:

«L’ammore — scrive ne L’imbroglio — è ‘nu signore/ travestito ‘e gentilezze e poesia,/ vase, abbraccie e gelusia. S’e presenta comme uno/serio, onesto, cunsistente/ e te nganna a tanta gente,/quanta ggente fa cadè!»
La ragione è ovvia: «A femmena — nella poesia omonima — è na bella criatura/ e quase sempe è ddoce comm’ ‘o mmele;/ ma è vvote chistu mmele pe sventura,/perde ‘a ducezza e addeventa fele».

Da miele a fiele: una trasformazione quasi inevitabile che induce il protagonista dell’inedito a rifiutare il matrimonio con motivazioni che svelano un’opinione non esattamente positiva delle donne: leggere, volubili, traditrici... Dispiace dirlo, i luoghi comuni della più trita, banale antichissima misoginia. Ma a ben vedere in questo quadro non si legge il disprezzo che di regola sta dietro la misoginia. Si legge piuttosto dolore, disillusione, rimpianto per quello che un rapporto d’amore avrebbe potuto essere e troppo spesso non è stato. Salvo in un caso: la sua storia d’amore con Franca Faldini, la donna con cui ha diviso gli ultimi anni della vita e alla quale ha dedicato una dolce, bellissima poesia. E questo è bello, per lui e per noi (donne) che lo amiamo.

Eva Cantarella, «Corriere della Sera», 8 aprile 2017


Sarà un evento memorabile anche per la provincia di Cuneo. E l’associazione Uomini di mondo (Udm), nata nel 1998 con sede nel capoluogo di provincia e guidata da Danilo Paparelli, nel 50° anniversario dalla scomparsa di Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis Principe imperiale di Bisanzio, in arte Totò, lo commemorerà in modo adeguato.

Lo farà con una messa, in programma mercoledì 12 aprile alle 18 in Duomo, officiata da don Marco Biodo parroco della Cattedrale. Di mona. Piero Delbosco, vescovo di Cuneo, al cui ingresso in diocesi era stata consegnata la tessera di “Prete di mondo”, sarà letto un contributo scritto.

Per l’occasione, in chiesa, di fianco al leggio verrà posizionato un roll-up degli Uomini di mondo e all’assemblea sarà distribuito un santino con l’effigie di Totò (ideata da Paparelli) e sul retro una simil preghiera rivolta al caro estinto, scritta da Flavio Russo. Sull’altare saranno posizionati i suoi segni distintivi: una bombetta e un garofano rosso, deposti sulla bara il giorno del suo funerale. Per conferire maggiore solennità alla cerimonia, sarà presente una rappresentanza dell’esercito e della finanza.

Al termine della messa, la festa continuerà nei locali di Ping in piazza ex Foro Boario: pizza per tutti e a seguire la lettura della celebre poesia “La livella” e l’interpretazione dell’ancora più conosciuta “Malafemmina”, che Totò dedicò alla moglie Diana. A chiudere la serata la proiezione del film “Totò a colori” in cui l’attore napoletano pronuncia la celebre battuta che ha reso famosa la nostra provincia: “Sono un uomo di mondo... ho fatto il militare a Cuneo”. Tutti gli spettatori saranno invitati a indossare una bombetta.

“Siamo contenti - afferma il presidente Udm Danilo Paparelli - di poter realizzare questo momento commemorativo a Totò e che don Mauro Biodo abbia accolto con favore la nostra proposta. Una circostanza seria permeata da quell’allegria contagiosa e leggera del personaggio. Sono certo che Totò avrebbe apprezzato”.

2017 04 12 La Fedelta Cuneo Uomini di mondo f1

Lo scorso 5 aprile, su indicazione di Renzo Arbore, l’università Federico II di Napoli ha conferito a Totò la laurea honoris causa in Discipline della musica e dello spettacolo. La motivazione: “Per aver incarnato e portato sullo schermo tutte le forme di spettacolo; dalla mimica alla comica, a quella teatrale e cinematografica. Una cultura che rispecchia una napoletanità nobile che, nella sua carriera artistica e sociale, ha sempre rappresentato con naturalezza”. Tutti gli Uomini di mondo dell’urbe terracqueo (oltre 11.000, con numerosi personaggi dello spettacolo tra cui CinoTortorella, in arte Mago Zurli, di recente scomparso) sono invitati a partecipare all’evento cuneese coinvolgendo amici, parenti e simpatizzanti.

È una festa in cui si vuole ricordare il principe della risata per antonomasia, e lui ne sarebbe particolarmente riconoscente. Dopotutto è una questione di affetti e come ha affermato Rocco Papaleo di recente insignito a Cuneo, al termine delle riprese di “Tu mi nascondi qualcosa”: “La tessera degli Udm, la si tiene lì sul cuore”.

Le ultime ore di Totò

In seguito a un infarto che lo costrinse a una lunga agonia, Totò moriva il 15 aprile 1967 all’età di 69 anni nella sua casa di via dei Monti Parioli a Roma alle 3,30 del mattino, l’ora in cui era solito coricarsi. A Franca Faldini, donna di impetuosa bellezza e rara eleganza, compagna di vita, prima di spegnersi disse: “Taggio voluto bene Franca, proprio assai”. Alla figlia Liliana, invece:“Ricordatevi che sono cattolico, apostolico, romano”.

Era risaputo che Totò, come tutti i comici, fosse melanconico e parecchio serio. Ber lui la famiglia era la cosa più importante e cercava di tutelarla da indiscrezioni e pettegolezzi. Era magnanimo e sovente, quando non riusciva a prendere sonno, si faceva accompagnare dal suo autista in giro per i bassifondi di Napoli e, sotto i portoni delle case più povere, lasciava una busta con dei soldi Lui la povertà l’aveva conosciuta e amava fare del bene.

Nonostante in vita avesse espresso il desiderio di volere un funerale semplice, il pubblico dimostrò di amarlo a tal punto da tributargliene tre. Il primo, il 17 aprile mattino, a Roma la città che lo adottò. La salma venne vegliata per due lunghi giorni e accompagnata, da più di duemila persone, nella chiesa di Sant’Eugenio sul Tevere dove si svolse la benedizione. Sulla bara, la famosa bombetta e un garofano rosso. Il secondo funerale, il 17 aprile pomeriggio, a Napoli sua città natale. Il feretro venne scortato da una trentina di macchine. La città sospese ogni attività: il traffico interrotto, i muri tappezzati da manifesti di cordoglio, le saracinesche dei negozi abbassate e i portoni semichiusi in segno di lutto. Il carro funebre impiegò due ore per raggiungere la chiesa di Sant’Eligio, dove lo accolse una folla traboccante stimata in oltre 250 mila persone. L’orazione funebre venne letta da Nino Taranto e ripresa in Tv da Nino Manfredi. Totò fu sepolto nella tomba di famiglia accanto ai genitori.

Il terzo funerale venne organizzato da un capogruppo del rione Sanità il 22 maggio. Anche in quell’occasione, nonostante la bara dell’attore fosse vuota, la dimostrazione di affetto e stima da parte della sua gente non mancò di manifestarsi. E come disse Nino Taranto nel suo accorato saluto all’amico fraterno: “Il tuo pubblico, i tuoi napoletani sono qui e hanno voluto che Totò facesse l’ultimo esaurito della sua carriera”.

«La Fedeltà», 12 aprile 2017


50 ANNI SENZA I SUOI SKETCH Il 15 aprile 1967 ci lasciava Antonio De Curtis (qui con Gina Lollobrigida al (estivai di Roma del 1956). Bombetta e tight sempre troppo largo, Totò ha conquistato intere generazioni con sberleffi e parodie esilaranti e tragiche. A 50 anni dalla scomparsa, a lui sono dedicate la mostra Totò genio a Napoli, a cura di Vincenzo Mollica e Alessandro Nicosia, e la nuova edizione di Totò mio padre (Rizzoli), di Liliana De Curtis, con una postfazione della nipote Elena Anticoli De Curtis.

Prima lei, signorina, che io davanti a un décolleté così ho le scalmane, sento quasi le campane diWist e Minster!» dico a Gina Lollobrigida che mi ha appena consegnato un premio e il pubblico si sganascia, mi acclama, chiede altre quisquilie e pinzillacchere. In tante famiglie c’è chi nasce gobbo e chi storto, io sono nato comico, con questa faccia terremotata, il mento a “scùcchia” e la mascella deragliata. E poi, povero com’ero, che altro potevo fare se non ridere di tutto e di tutti per dimenticare la fame che mi mangiava le ossa? Cresciuto in un “basso” maleodorante del rione Sanità, con un marchese decaduto come padre e una 16enne manesca come madre, passavo le giornate a osservare di nascosto i passanti, tanto che per la gente del quartiere ero diventatolo spione”. La scuola la lasciai presto per inseguire il sogno di teatrante, affrontando peste e corna da parte della mia famiglia, che piuttosto che attore avrebbe preferito mi facessi prete.

COSÌ INVENTAI LA MASCHERA DI TOTÒ

Con questa faccia triste ho battuto tutti i teatruncoli di provincia portando in scena la comicità e il dramma, la fame e il freddo, perché non si può essere un attore comico senza aver fatto prima la guerra con la vita. Poi una sera entrai in scena con una bombetta polverosa in testa e la platea esplose in un boato. Fu così che nacque la maschera di Totò. «Vieni con me che andiamo a fare la fame insieme!» mi disse, e da allora non ci siamo più lasciati. Ci sono giorni che lo strozzerei per quanto è aggressivo, ipocrita, cocciuto, insinuante come una mosca cavallina: tutto il contrario del principe De Curtis, così elegante e compassato, eppure gli sono grato, e non potrei mai fare a meno di quel villano senza creanza. È un buffone serissimo Totò, un pagliaccio dalla faccia triste che maschera la ragione con la follia e il comico con il tragico, per farvi ridere e piangere. Del resto, cos’è una lacrima se non l’altra faccia del sorriso?

Carmen Scotti, «TuStyle», 12 aprile 2017


Totò torna a Milano. E ancora una volta, ad uno sbigottito ghisa, dirà: «Noio vole-vam savoir...». Non ci sarà Peppino De Filippo, e per la verità neppure Antonio de Curtis, di cui ricorrono i 50 anni della scomparsa.

Ma la vis comica del principe della risata non dovrebbe mancare perché a «evocarla» ci penserà un evento senza precedenti in Italia, un ree-nactment curato da Teatri Uniti: Totò si ri-gira!. Sabato 15 aprile, nell’anniversario della morte di Totò, gli attori della compagnia di Toni Servino riproporranno nelle loro location originali, a Roma, Napoli e appunto Milano, scene tratte da tre celebri film. Momenti di grande comicità, ancora vivi nell'immaginario popolare a mezzo secolo di distanza; scenografia, costumi e colonna sonora saranno in tono con l’atmosfera cinematografica, ma per il resto gli attori si caleranno nella realtà attuale, e l’interazione col pubblico trovato in strada diventerà parte integrante dello spettacolo in una sorta di effetto candid camera.

Il tutto sarà trasmesso in diretta, in esclusiva, su Corriere.it, che pubblicherà anche uno speciale Grandi Italiani, con la storia della casa natale dell’attore abbandonata e in rovina nel Rione sanità. La giornata dedicata a Totò, voluta dalla Regione Campania e realizzata in collaborazione con la Fondazione Campania dei Festival, si aprirà a Roma, nella mattinata di sabato. Il primo riferimento sarà To-tòtruffa 62 con la vendita della Fontana di Trevi. L’italo-ame-ricano di ritorno, Dedo Cavallo sarà interpretato da Ludano Saltarelli, mentre la parte di Totò andrà a Tony Laudadio e quella di Nino Taranto a Giampiero Schiano.

Alle 13 il set si sposta a Milano, sulle tracce dei fratelli Capone indimenticati protagonisti di Totò Peppino e... la malafemmina: l’arrivo alla stazione dei due vestiti alla siberiana e poi il surreale dialogo multilingue con il vigile urbano in piazza Duomo, fino alla memorabile domanda «Per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?». In questo caso gli attori saranno Davide Cirri, Edoardo Sorgente e Daniele Gai.

Infine la chiusura, nel pomeriggio, a Napoli. Nel cuore del rione Sanità, sarà rievocato L’oro di Napoli di De Sica, con le sequenze di Totò pazzariello a confronto con il guappo di quartiere: a far da mattatori saranno Tonino Taiuti e Yuri Gugliucci. E qui Angelo Curti, produttore di Teatri Uniti e anima dell’iniziativa, promette novità, con l’arrivo sulla scena di una «paranza» di scugnizzi, versione aggiornata del guappo: «E stavolta — svela — Totò si prenderà la sua rivincita».

Antonio Castaldo, «Corriere della Sera», 13 aprile 2017


Il Comune assicura: entro 18 mesi aprirà un centro al palazzo dello Spagnolo. E annuncia: si cerca un altro edificio da destinare a sede per raccogliere tutti i nuovi materiali

Conto alla rovescia a 18 mesi per l'apertura a palazzo dello Spagnolo alla Sanità del museo di Totò, finora un miraggio per Napoli che attende da decenni l'inaugurazione di uno spazio permanente riservato al grande attore. « Sarà la volta buona» assicura Nino Daniele, assessore comunale alla Cultura «entro un anno e mezzo palazzo dello Spagnolo ospiterà una esposizione di materiali attinenti principalmente al rapporto tra Totò e Napoli e una serie di laboratori teatrali e formativi rivolti ai giovani che coinvolgeranno le varie realtà attive nel quartiere. Pensiamo sicuramente al Nuovo Teatro Sanità e alle tante associazioni del territorio».

E rilancia: «La mole di documenti, testimonianze, oggetti emersa per la mostra "Totò Genio" è talmente vasta che l'amministrazione immagina, in accordo con gli eredi di Totò, un ulteriore progetto espositivo permanente. Siamo alla ricerca di un altro edificio, sempre al Rione Sanità, l'idea è quella di un museo allargato». La città che da troppo tempo aspetta un solo museo, dovrebbe addirittura averne un secondo, non c'è da essere scettici? «Un grande museo - conclude Daniele - non si fa in un giorno, per ora è un'ipotesi affascinante dettata dalla presa di coscienza dell'esistenza di un patrimonio immenso, non siamo in fase attuativa ma vale la pena tentare».

La figlia di Liliana: “Appoggiamo tutte le proposte che favoriscono la nuova installazione”

L’assessore Daniele: “Sarà la volta buona, ospiterà non solo documenti, ma laboratori di teatro”

Nel frattempo la ricerca di un luogo adatto è già partita, lo conferma Ivo Poggiani, presidente della III Municipalità: «È presto per parlarne, abbiamo stilato un elenco di edifici possibili, anche poco fuori il Rione, intorno a piazza Cavour. Siamo certi, invece, di farcela in 18 mesi per palazzo dello Spagnolo». A breve, il bando di gara per l'affidamento dei lavori da effettuare al secondo e terzo piano. La proprietà è della Regione ma è in comodato d'uso al Comune dal 2000 al 2021. Una iniziativa ferma da almeno 17 anni. «Abbiamo stanziato 400mi-la euro, fondi del bilancio comunale, per il completamento della struttura che arriva a 800 metri quadrati complessivi su due livelli» spiega Carmine Piscopo, assessore comunale alle Politiche urbane «problemi di infiltrazioni e l'installazione dell'ascensore, previsto dalla normativa per permettere l'accesso ai diversamente abili, hanno sottratto tempo alla realizzazione degli interventi. Adesso l'autorizzazione del condominio e i permessi della soprintendenza sono arrivati». Cauta ma emozionata del possibile traguardo, la famiglia. «Confidiamo nelle istituzioni» commenta Elena Anticoli de Curtis, nipote dell'attore e presidente dell'associazione "Antonio de Curtis, in arte T otò" che si occupa della memoria del nonno dalla madre Liliana, unica figlia del principe. «L'obiettivo della nostra associazione - precisa - è ripristinare e preservare il suo ricordo, daremo tutto il nostro appoggio a qualsiasi proposta che andrà in questo senso, il popolo di Napoli, che tanto ha amato e ama Totò, merita il museo».

Adele Brunetti, «Repubblica», 15 aprile 2017


Da Clementino a Maldestro e Flo, in tanti si dichiarano “totoisti” Decine i profili Facebook dedicati al comico, amato dai giovani

Più che sopravvivere il mito di Totò vive (e gode di ottima salute) tra social e giovani. Solo su Facebook, like e condivisioni si accumulano a migliaia tra decine di pagine a tema. Immagini dai set, frasi note o spezzoni garantiscono piogge di commenti.

Tra le più aggiornate, "Principe Antonio de Curtis - in arte Totò", opera del "totomane" Domenico de Fabio con quasi 500 mila follower e "Onorevole? Ma mi faccia il piacere", curatori il "totoista" Daniele Palmesi e Federico Clemente, figlio di Eduardo, storico tuttofare e cugino di Totò. La pagina ufficiale di famiglia, attivata in seguito alla fondazione dell'associazione "Antonio de Curtis, in arte Totò", è in crescita con 8mila like accanto a fanpage inossidabili come "Signori si nasce ed io lo nacqui modestamente" destinata ai "totò-maniaci di tutto il mondo" (quota 15mila).

Tra i fedelissimi, molti ventenni, alcuni famosi, come Lorenzo Insigne, classe 1991. Il calciatore racconta di guardare spesso e amare perdutamente i film di Totò. E dai cult estrapola frequentemente battute, in particolare dal preferito "Miseria e Nobiltà". Sogna, invece, di incontrarlo magari proprio per girare un film assieme, Serena Rossi, 31 anni, che condurrà la serata in suo onore, in onda su Rai 2 domani (16 aprile): «Totò - spiega - mi fa desiderare di salire su una macchina del tempo: recitare con lui sarebbe stata una esperienza indescrivibile, lo porto nel Dna. Al suo mondo mi hanno avvicinato i miei zii che, ossessionati, collezionavano vecchi Vhs. Tra i ragazzi riscuote successo, le sue massime non invecchiano, entrano nel vocabolario per non uscire più. Io uso "alla faccia del bicarbonato di sodio!" ma a volte ripeto intere scene. Quando arrivo alla stazione di Milano d'estate dico sempre "non può fare caldo!"». Il cantautore Maldestro, 32 anni, non ha dubbi: «Totò è la bellezza - commenta - il cuore pulsante di una Napoli tenera.

È il Chaplin italiano, il genio malinconico che dispensa la gioia delle cose semplici. Totò nasce una sola volta e per fortuna è nato a due passi da casa mia. Tra i suoi film? "Guardie e ladri" di Monicelli, credo che lì ci sia tutta la sua maschera». Si definisce «superfan come ogni napoletano che si rispetti» il rapper Clementino che nel suo brano sanremese, "Ragazzi fuori", ha inserito una citazione di Totò: "Questa vita ti ha servito pane col veleno". «Conosco a memoria quasi tutti i film - spiega - ma preferisco "Fifa e arena" e "La banda degli onesti". Ho avuto l'onore di conoscere la figlia Liliana che mi ha consegnato il premio San Gennaro e poi nel mio nome si nasconde un po' della storia del maestro, al cimitero, notai sulla lapide l'incisione del cognome della mamma, Clemente, sono un piccolo Clemente anch'io... spero che le nuove generazioni mantengano lo sguardo su un artista così immenso». Passione senza limiti anche per un altro "principe" ma della serie "Gomorra", Antonio Folletto, 29 anni: «Totó è Napoli - racconta - Totò è il mio mito. Grazie a mio nonno a 7 anni lo scoprii e guardando i suoi film ho capito tutto, ched'è o buon e ched 'è o malamente. L'importanza di sapersi arrangiare. È lampante che il principe non se n'è mai andato. Se chiudo gli occhi riesco a sentire quella voce inimitabile che ci dice "ma mi faccia il piacere", per lui provo immensa gratitudine».

Parla di lessico famigliare, la cantante Flo, 33 anni: «"Qui si mangia pane e veleno. No, Pascà, solo veleno", il 99 per cento delle famiglie napoletane sbuffa questa frase almeno una volta a settimana. Per noi Totò è il salvatore della domenica pomeriggio, quando dopo i dolci e il caffè, le tv private trasmettono i suoi capolavori e facciamo a gara a chi ricorda meglio le battute».

Adele Brunetti, «Repubblica», 15 aprile 2017


La passione per Liliana Castagnola, l’addio a Diana: per lei scrisse “Malafemmina”. Poi l’arrivo di Franca Faldini

Gli occhi non mentivano mai. Uno sguardo, e il cuore, come nella poesia Core analfabeta, imparava all'improvviso a leggere soltanto una parola, "Am-more e niente cchiù". Amore, che nella vita di Totò fu appassionato, impetuoso, totalizzante, ma che si rivelò anche tormentato, devastante per la gelosia che provava per le sue donne, concludendosi anche in tragedia. Elegante sempre, con camicie inamidate, capelli imbrillantinati, con le basette alla Rudy Valentino come le portava da giovane, il Principe ebbe tre donne importanti, in altrettante fasi della sua carriera. Nel dicembre del 1929, mentre Totò recitava al teatro Odeon, in sala c'era una donna, seduta sola in un palchetto, che aveva occhi solo per lui. Era la sensuale sciantosa Liliana Castagnola, una femme fatale già balzata agli onori delle cronache mondane del tempo per aver lasciato dietro di sé una scia di amanti pronti a battersi anche a duello per lei. Al termine dello spettacolo le inviò un mazzo di fiori e un bigliettino. "È con il profumo di queste rose che vi esprimo tutta la mia più profonda ammirazione. Antonio". Fu l'inizio di una passione travolgente, condizionata però, fin da subito, dal lato possessivo di Castagnola, perdutamente innamorata, e dalla gelosia di Totò, infastidito da una tournée a Benevento, dove recitava un suo ex, per non parlare del suo passato di grande seduttrice. Durante l'ennesima discussione, il 3 marzo 1930, Liliana lo implorò di non lasciarla, Totò, invece, fu irremovibile. Dopo avergli scritto una lettera, quella stessa notte lei si suicidò con i sonniferi. Per il senso di colpa, volle che fosse sepolta nella cappella dei de Curtis a Poggioreale, e chiamò la figlia, che ebbe nel 1933 da Diana, come lei.

Poco più di un anno dopo dal suicidio di Liliana Castagnola, nel 1931, a Firenze con la rivista Follie estive, al botteghino del teatro incrociò lo sguardo di Diana Bandini Rogliani Lucchesini, che aveva appena sedici anni, sorella della moglie dell'attore Raniero De Cenzo. Si sposarono nel 1935, dopo la nascita della figlia Liliana. Un amore turbato dalla gelosia accecante di Totò. Tra i tanti aneddoti quello raccontato anni dopo dalla figlia: l'abitudine di mettere «un pezzo di carta sopra la porta. Se al ritorno, notava che il pezzo era caduto, voleva dire che la porta era stata aperta». Si separarono definitivamente nel 1951, e fu per Diana, non per Silvana Pampanini, come testimoniato dal testo depositato alla Siae, che scrisse di getto, in un ristorante di Formia, Malafemmina. Poi, una sera del febbraio 1952, al Jickey Club di via Veneto entrò nella vita di Totò, senza uscirne più, Franca Faldini, l'amore della sua vita. Le fece recapitare cento rose rosse, le scrisse "guardando il Suo volto mi sono sentito sbottare in cuore la primavera". Un rapporto che culminò nell'immensa gioia non appena Totò scoprì che lei, nel 1954, era incinta. Purtroppo, all'ottavo mese di gravidanza, una sera, mentre stavano guardando "Luci della città" di Chaplin nel cinema che Totò aveva fatto allestire in casa, lei accusò un malore. Il figlio Massenzio morì appena nato. L'atroce dolore rafforzerà la loro unione. Franca, chiamata affettuosamente Ravachol, come l'anarchico francese, sempre al suo fianco, diventando, negli anni della progressiva cecità di To-tò, i suoi occhi, fino alla fine.

Pier Luigi Razzano, «Repubblica», 15 aprile 2017



Quasi 50 prestatori per una sorprendente moltitudine di materiali. La lunga carriera, le incertezze e le passioni del privato, le voci di amici, colleghi, familiari evocate tra foto, sceneggiature, poesie, riprese, oggetti che non lo abbandonarono mai, come il baule di scena donato dal cugino-tuttofare Eduardo Clemente che gli fu accanto fino al giorno della morte. Il progetto espositivo, a cura di Vincenzo Mollica e Alessandro Nicosia, è promosso dall'associazione "Antonio de Curtis, in arte Totò" in collaborazione con il comune di Napoli, l'Istituto Luce, il Polo museale della Campania, la Rai, la Siae, l'Archivio centrale dello Stato. «Parliamo - spiega il curatore Nicosia - di una antologica monumentale che ricostruisce la storia del principe da una prospettiva artistica, personale e di rappresentazione, operazione quasi colossale per la quantità e la preziosità dei materiali, tantissimi inediti dagli archivi di famiglia, molti privati, diverse istituzioni culturali, Rai e Istituto Luce in testa». "Dentro To-tò" a San Domenico affonda nei suoi amori, Napoli, l'araldica, Franca Faldini, gli animali.

«Attraverso documenti originali e video sfrocoliamo il privato e il rapporto con la città. Le rime su Napoli, le tracce dei celebri tre funerali: i due ufficiali, quello romano con attori, politici, ministri e il bagno di popolo partenopeo con il discorso di N ino T aran-to che riproponiamo in versione integrale. E l'incredibile terzo evento organizzato in occasione del trigesimo, il 22 maggio 1967, al Rione Sanità dal guappo Luigi Campoluongo. Abbiamo trovato i manifesti pubblicitari, l'invito, più di trenta foto, il calco della maschera funebre».

Una installazione video costituisce, invece, il fulcro di "Genio tra i geni" al Maschio Angioino. «Mina, Tognazzi, Macario, Ca-milleri, Verdone rivelano Totò, oltre sessanta testimonianze che procedono come in un film, una festa per Totò, dove grandi personaggi parlano del genio napoletano. Accanto a stralci di articoli, quelli di Carmelo Bene e di Indro Montanelli, e ai disegni originali: 18 di Federico Fellini fatti esclusivamente per Totò, 30 di Pasolini per "La T erra vista dalla Luna", schizzi di Dario Fo, Ettore Scola, Manara». A Palazzo Reale, il segmento più ampio: «Totò che torna a fare spettacolo e interagisce con il pubblico, c'è un ologramma che recita A livella. E poi le poesie, i copioni, inclusi quelli censurati durante il fascismo tra teatro e cinema, come il testo di "Totò e Carolina" di Monicelli che, censurato sei volte, uscì in versione mutilata. E ancora, un'isola con tre filmati Rai emozionanti, Totò al "Musichiere" di Mario Riva e le due commoventi partecipazioni a "Studio uno" con Mina».

Adele Brunetti, «Repubblica», 15 aprile 2017


Il racconto del cronista che 50 anni fa seguì dal campanile del Carmine il rito funebre “Un dolore composto, una folla enorme”

Pensando alla morte - un pensiero fisso, ossessivo, come un'ansia della quale non ci si può liberare - Totò sicuramente aveva sognato per il suo funerale una "festa" come questa. Centomila "spettatori" (ma a occhio ne contammo di più, forse addirittura il doppio), la città paralizzata, una esplosione di affetto incontenibile, travolgente e drammatica al tempo stesso, con il carro funebre bloccato all'ingresso della piazza del Carmine, applausi, pianti, svenimenti e la voce tremante del diacono della basilica che avvertiva i fedeli: «Ricordatevi che stiamo nella casa del Signore»". Era il 18 aprile 1967, giusto cinquantanni fa: cominciava così la cronaca dell'ultimo abbraccio tra Napoli e il "suo" comico, il suo mito. Per descriverla sul Roma il cronista di allora, lo stesso di quello di oggi, si era arrampicato, grazie al complice aiuto del sagrestano, sul campanile della basilica del Carmine dal quale l'immagine della piazza e delle strade laterali era totale.

Uno scenario da brividi, profondamente diverso - più umano e anche più composto - rispetto ai sold out dei nostri giorni: la "qualità" della partecipazione del pubblico era più composta, nonostante la ressa e più attenta a dare il giusto valore ai sentimenti piuttosto che alla "costruzione" della scena. Rimettendo indietro l'orologio della cronaca, quel pomeriggio ci fu data la possibilità di scoprire quanto grande fosse l'amore di Napoli per Totò che più volte, negli ultimi giorni di vita, aveva detto ai parenti: "Vi prego, portatemi a Napoli". E per il funerale si fece promettere che si sarebbe svolto nella basilica del Carmine. Come quelli di Enrico Caruso, Beniamino Gigli e Tito Schipa.

Riuscimmo così a cogliere, tra l'altro, l'attimo drammatico in cui Franca Faldini, la moglie di Totò, non resistette all'emozione e crollò a terra. Era provatissima Franca e, soprattutto, era una donna umiliata: il giorno prima la curia romana non aveva concesso il permesso per la cerimonia funebre, i coniugi non erano sposati in chiesa. Nella chiesa di Sant'Eugenio in via Belle Arti, a poca distanza dalla abitazione romana di Totò, il funerale venne celebrato con una semplice ma fredda benedizione che lasciò tutti delusi. Subito dopo - alle 13,20 per la precisione - il viaggio alla volta di Napoli, la "passeggiata" nel cuore ella Sanità e, infine, il grande funerale. L'unico, anche se ce ne fu un terzo, senza la salma, che, come racconta la figlia Liliana, venne deciso per accontentare la richiesta pressante di Naso 'e cane - Luigi Campo-luongo - un guappo tifosissimo del comico, e degli abitanti del quartiere. La cerimonia ebbe luogo cinque giorni dopo, il 22 aprile, nella chiesa di San Vincenzo e fu seguita da migliaia di persone.

Ma continuiamo a rileggere l'articolo di cinquant'anni fa. Ad attendere l'arrivo della salma c'erano Nino Taranto, Sergio Bruni, Maria Paris, Gloria Cristian, Nunzio Gallo, Franco Sportelli e Carlo Taranto. Tutti piangevano, qualcuno si sentì male. All'ingresso della basilica erano schierati il sindaco Giovanni Principe, il senatore Gaetano Fiorentino, il vicequestore Simone. L'orazione funebre fu tenuta da N ino T aran-to che più volte fu sul puto di essere sopraffatto, anche lui, dalla commozione. "Amico mio, sono sicuro che mi stai ascoltando e mi rispondi. La tua voce è nel cuore di questa Napoli che è venuta a dirti grazie perché tu l'hai onorata... tu, amico mio, hai fatto sorridere la tua città, le hai dato gioia e felicità". Al termine, come in un copione studiato per strappare un fragoroso applauso finale, la battuta ad effetto: "Il tuo pubblico ha voluto che facessi a casa l'ultimo esaurito". Oltre i grandi dello spettacolo, confusi tra la gente ma riconosciuti da tutti, anche molti colleghi meno fortunati. Qualche testimonianza raccolta dal cronista è esemplare.

Michele De Stefano, macchinista del teatro Kursaal di Salerno, raccontò di aver ricevuto una mancia di cinque lire - pari alla paga di una serata -«soltanto per avergli comprato un caffè e un pacchetto di nazionali». Pasquale Pedruccini, un comico che aveva lavorato con Totò al Verde e al cinema Gaitè in piazza Carità nel 1918, si vantò, invece, di aver guadagnato più di lui - 18 lire a sera contro 12 - ma riconobbe che il "principe" era già molto più popolare di lui la macchietta di "Ciccio pasticcio". E chiudiamo con la testimonianza di Vincenzo Fragolino, un altro comico minore, il quale tenne a tessere un grande elogio della bontà del comico: «Mi prestò Core 'ngrato, la parodia con la quale aveva debuttato. E in cambio non volle niente».

Carlo Franco, «Repubblica», 15 aprile 2017


Il governatore De Luca ha inaugurato l’installazione dedicata a Totò, in occasione del 50esimo anniversario della morte, nel cuore del rione Sanità, suo quartiere natale a Napoli. Il «Monolite» è stato realizzato da Giuseppe Desiato e dalla Fondazione di Comunità di San Gennaro. Alla cerimonia hanno partecipato anche il parroco don Antonio Loffredo, la nipote del comico Elena Anticoli de Curtis, molti residenti e curiosi e gruppi di turisti. L’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione Campania del Festival.

2017 04 16 Corriere della Sera Toto 50 f1A Napoli il governatore campano Vincenzo De Luca con la nipote di Totò Elena Anticoli De Curtis ieri all'inaugurazione del monolite dedicato all'artista napoletano al rione Sanità (Fotogramma)

«Corriere della Sera», 16 aprile 2017


Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe Costantiniana dei Focas, Angelo Flavio Ducas Commeno di Bisanzio principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia, del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Poleponneso, duca di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo eccetera, in arte: Totò. A 50 anni dalla scomparsa del grande comico napoletano, su molte reti c’è stata un’invasione dei suoi film. Buon segno, visto come le sue opere sfidano il tempo con baldanza e allegria. Goffredo Fofi, che con il libro Totò. L’Uomo e la maschera, scritto con Franca Faldini e uscito all’inizio degli anni 70, ha contribuito in maniera decisiva alla legittimazione critica del «principe della risata», ha ricordato che «Totò non era semplicemente “umano”, era qualcosa di più, era una maschera, era uno strano diavoletto venuto dal profondo di un’antropologia contadina e sottoproletaria (il vicolo della grande città borbonica) che nella lotta per 1’esistenza portava la bizzarria dei travestimenti e delle soluzioni, la quasi infinita varietà dell’arte di arrangiarsi».

Rai2, in collaborazione con Rai Com e con il contributo della Regione Campania e Fondazione Campania Festival, ha dedicato a Totò una serata, registrata nell’Auditorium della Rai di Napoli, scritta da Ugo Porcelli, Marco Giusti, Luca Rea, Fabrizio Corallo, Gino Aveta, condotta da Serena Rossi, perla regia di Cristina Fayad (domenica, ore 23.30). Molti gli ospiti e moltissime le testimonianze del mondo dello spettacolo: ognuno coltiva il suo Totò, ognuno conserva memoria di un momento speciale. Per uno scherzo del destino era presente Renzo Albore, «totologo» da una vita, cultore supremo del «principe».

Poche ore prima lo avevamo visto affranto per la scomparsa di Gianni Boncompagni. Beati coloro che muoiono avendo conosciuto la felicità del riso e avendo regalato agli altri tante risate.

Aldo Grasso, «Corriere della Sera», 18 aprile 2017


Stasera alle 21 al Teatro Parioli Peppino De Filippo, via Giosuè Borsi 20, va in scena «In arte Totò», spettacolo dedicato ad Antonio De Curtis con Enzo Decaro, che ne è anche autore insieme alla figlia del Principe della risata Liliana De Curtis.

Antonio De Curtis, ridendo ma con una certa distanza, diceva che Totò era il suo «coinquilino»: «Lui è un buffone mentre io sono una persona per bene, difatti in casa lui mangia in cucina e io invece in sala da pranzo. Ma campo alle sue spalle: lui lavora e io lo sfrutto». Era il suo modo, comico e affilato, di rivendicare un’identità extra-personaggio spesso compressa in quell’insuperabile maschera della risata napoletana che aveva plasmato. Non è un segreto che De Curtis, raffinato esteta, nobile d’animo e di natali (seppur riconosciuti con ritardo), mal sopportasse la convivenza col suo alter ego da palcoscenico. Vittima della stessa leggerezza popolare che fa coincidere Charlie Chaplin con Charlot o Ettore Petrolini con Gastone, è nel privato che sapeva prendersi la rivincita su Totò. Aveva un pensatoio, un luogo dove si rinchiudeva a raccontare se stesso, annotando scrupolosamente le sue considerazioni su vita e teatro.

2017 04 21 Corriere della Sera Toto 50 f1A sinistra, Totò si prepara al ciak durante le riprese del film «L'oro di Napoli» (1954) di Vittorio De Sica. A destra, Enzo Decaro

Nasce da un lavoro sull’enorme archivio personale degli scritti di De Curtis lo spettacolo «In arte Totò», da stasera al Teatro Parioli con Enzo Decaro, che ne è anche autore insieme alla figlia del «Principe della risata» Liliana De Curtis. «Accedere a quella mole immensa di testi, poesie, canzoni e appunti sulla recitazione è stato come entrare nella mente di De Curtis - commenta Decaro - per scoprire che il suo genio era perfino più grande di quanto già sapevo e immaginavo. E che dietro l’apparente spontaneità di Totò c’era una profonda ricerca intellettuale». La serata s’inserisce nelle celebrazioni per il cinquantenario della sua scomparsa intitolato «50 Totò: i primi 50 anni senza il principe della risata», ma ha un suono fuori dal coro.

«Nell’esplosione oggi della Totò-mania - dice l’attore - noi rendiamo omaggio a De Curtis: l’uomo, il pensatore, la sua ispirazione filosofica, l’ossessione per la poesia, il talento nella musica, la genesi delle idee e quell’attività di travaso da sé al personaggio di Totò rimasta finora quasi inedita». Decaro ne recupera le parole, recita versi mai ascoltati prima, rivelando l’estrema consapevolezza con cui inventò e perfezionò Totò quale strumento per far trapelare la sua riflessione sul mondo. Ma anche il sottile rammarico per aver, in qualche misura, sacrificato una parte di sé nel burattino virtuoso di cui era il regista. «Viveva nel complesso dei gemelli siamesi - spiega Decaro - in cui da un lato c’era la sconfinata gratitudine al suo personaggio, capace sì di parlare al mondo ma allo stesso tempo colpevole di non rappresentarlo in pieno, dall’altro il desiderio di emanciparsene».

Dunque lo spettacolo libera De Curtis dall’ombra dorata di Totò, completandone il ritratto artistico e umano. Un atto dovuto che, navigando nella cliccatissima enciclopedia virtuale, appare addirittura urgente: chissà come la prenderebbe il Principe se sapesse che digitando il suo nome su Wikipedia si viene reindirizzati direttamente alla voce Totò. Al secolo De Curtis.

Natalia Distefano, «Corriere della Sera», 21 aprile 2017


Di Totò si conoscono le battute, le espressioni, la mimica. Si conosce l’arte, eppure si conosce poco. Del Totò poeta è famosa ’A livella ma ce ne sono molte altre. Del Totò autore di canzoni non esiste solo Malafemmina. Totò è un mondo. Che oggi, a cinquantanni dalla sua morte, è più facile scoprire grazie alle tante iniziative oiganizzate per ricordarlo. A Napoli, fino al 9 luglio prossimo, c’è una mostra che di fatto ne raccoglie tre. Si chiama Totò genio, e si sviluppa tra il Museo civico di Castel Nuovo (il Maschio Angioino), la Sala Dorica di Palazzo Reale e il Grande refettorio e il Piccolo refettorio del convento di San Domenico Maggiore (www.comune.napoli.it).

Tre luoghi dove incontrare i mille volti del principe de Curtis (1898-1967): dalle foto di scena (sotto: un giovanissimo Totò, a destra, nel 1928, quando faceva parte della Compagnia Maresca) a quelle private, dai carteggi con grandi registi al suo inseparabile baule, che portava sempre sui set o in teatro e di cui era gelosissimo.

2017 04 30 Corriere della Sera Toto 50 f1

Fulvio Bufi, «Corriere della Sera», 30 aprile 2017


Il principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio conosciuto a Napoli semplicemente come Totò il "principe della risata”, dal 5 aprile è diventato dottore!

L’Università Federico II di Napoli, su proposta dello showman Renzo Arbore, ha conferito all'artista il titolo accademico honoris causa in “Discipline dello spettacolo”. In una dettagliata laudatio academica. Arbore ha ripercorso le tappe della carriera del principe della risata: dal café chantant. al varietà, passando per la rivista, il teatro, il teatrino e il teatrone, ma anche il cinema, il cinemino e il cinemone. fino all'incontro con Pasolini. “Totò - ha detto Arbore - ha cavalcato tutte le sfaccettature della recitazione e dell'umorismo Chissà se concorderebbe con le parole di sua nipote Elena Anticoli, presente alla cerimonia. che ha testualmente detto: - Questa “Laura”, come direbbe nonno, è una rivincita, un riconoscimento con il quale gli viene restituita un po ’ di quella gioia che da mezzo secolo lui regala a noi -. Nella gremita Aula Magna della Federico II erano presenti le maggiori cariche istituzionali (dal Ministro della Cultura Dario Franceschini al governatore della Regione Vincenzo De Luca fino al Sindaco Luigi de Magistris) e, tra ricordi e attestazioni di stima, ognuno ha espresso l’unicità di questo grande artista, che nel mondo rappresenta un simbolo e per Napoli è un patrimonio.

Grande artista e uomo di gran valore, umile e generoso al punto da donare milioni di lire al suo avvocato per difendere la povera gente. Fu proprio la sua sofferenza il propulsore della sua generosità, infatti Totò nacque povero e visse tale nel Rione Sanità, uno dei quartieri più poveri di Napoli. Figlio della giovanissima popolana Anna Clemente e el marchese Giuseppe De Curtis che non ebbe il coraggio di riconoscerne la paternità, (lo fece solo nel 1929 quando Totò aveva già raggiunto il successo). Fu un uomo che non dimenticò mai la miseria vissuta dalla nascita. Divenuto famoso spesso si recava nel Rione Sanità e. mentre tutti dormivano, metteva delle banconote da 10.000 lire sotto l’uscio delle porte". Finalmente una laurea che accorcia le distanze di quel mondo intellettuale che, quando era in vita Totò. lo ha snobbato non riconoscendo la sua satira di costume e nemmeno la sua poesia.

Il 15 aprile ricorre il 50° anniversario dalla sua morte e finalmente il giovanotto da lassù potrà dire di aver messo la testa al solito posto cioè ...sul collo, innalzando al Cielo la sua... “Laura"!

«Sei», anno VI, n.63, aprile 2017


Nessuno lo ha dimenticato.

A cinquant'anni dalla morte, nell'aprile del 1967, osannato dalla grande riconoscenza, ammirazione e ricordo di tutti, Totò è più presente e amato che mal. Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comnemo Porfiro - genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio- più brevemente Antonio De Curtis, noto a tutti del grande pubblico con il brevissimo indimenticabile nome di Totò, è stato uno dei maggiori artisti che l'Italia abbia mal avuto. Simbolo irraggiungibile della capacità interpretativa e trasformistica, attore di teatro e di cinema (esattamente novantasette) da lui interpretati ma anche poeta (Indimenticabile A livella) e autore di canzoni (altrettanto Indimenticabile "Malafemmena").

Principe della risata, interprete capace di coniugare sempre sberleffo e pensiero, Totò dalla faccia mobile, come di gomma, e il fisico dinoccolato, come quello di un burattino, ha reinterpretato a tal punto la Commedia dell'arte da essere lui stesso, per capacità mimetiche uniche, un vero e proprio esemplare della scena. Fin dal suo debutto, nel 1937, fu unico nel creare un genere inconfondibile, diventando non solo il protagonista per eccellenza di qualsiasi storia si mettesse ad interpretare ma. nel corso degli anni, entrando di diritto nel titolo di tantissimi dei suoi film.

Imprevedibile, fulminante nella vis comica come nelle battute, intelligente e creativo, Totò, Principe della risata, interprete capace di coniugare sempre sberleffo e pensiero, Totò dalla faccia mobile, come di gomma, e il fisico dinoccolato, come quello di un burattino, ha reinterpretato a tal punto la Commedia dell'arte da essere lui stesso, per capacità mimetiche uniche, un vero e proprio esemplare della scena Fin dal suo debutto, nel 1937, fu unico nel creare un genere inconfondibile, diventando non solo il protagonista per eccellenza di qualsiasi storia si mettesse ad interpretare ma. nel corso degli anni, entrando di diritto nel titolo di tantissimi dei suoi film.

Imprevedibile, fulminante nella vis comica come nelle battute, intelligente e creativo, Totò, che in tanti avrebbero voluto ridurre in vita alla presenza di un comico come altri, fu talmente 'virtuoso della scena' come lo ha definito Roberto De Simone, che potè esprimere la sua immensa arte in sequenze sublimi e indimenticabili come ne 'L'oro di Napoli' di Vittorio de Sica, 'Napoli milionaria' di Eduardo, 'Miseria e nobiltà' di Scarpetta. 'Guardie e ladri', Risate di gioia' il bellissimo film di Mario Monicelli, unica volta in coppia cinematografica con Anna Magnani, sua partner storica di tanto avanspettacolo, Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini, che tanto ammirò la sua irriproducibile bravura da volerlo dirigere ancora due volte.

Povero e nobile, semplice e aristocratico, nella vita fu segnato dal dolore del suicidio di Liliana Castagnola, la bella soubrette della quale era innamorato e gelosissimo.

Geloso fu anche di sua moglie Diana, dalla quale ebbe l'unica figlia Liliana (le dette il nome dell'amore perduto) e quando, da separata si risposò, le dedicò "Malafemmena". Nel 1951, misantropo e malinconico, come nella miglior tradizione sono tutti i comici, Totò iniziò la sua lunga storia di vita con Franca Faldini con la quale rimase per tutto il resto della vita.

Guardo sempre il mondo con il distacco dei grandi e la semplicità dei poeti, dei quali aveva quella leggerezza che, certamente, lo ha fatto volare in cielo, accompagnato dall’amore di tutti.

Unico caso al mondo, Totò ebbe tre funerali perché, dopo il primo a Roma dove mori ci fu quello alla Chiesa del Carmine a Napoli, l'amico e partner Nino Taranto fece l'orazione funebre con una folla cittadina immensa che con partecipazione unanime e generale paralizzò l'interà città.

Alla Sanità poi, suo quartiere di nascita, per volere di un guappo e con la bara vuota, ci fu il terzo affettuoso e ancora una volta affollatissimo funerale.

Ma Totò, sia pure dopo cinquant'anni, non e mai sparito dalla scena.

I collezionisti e gli estimatori si sono moltiplicati, le reti televisive continuano a rilanciare quotidianamente da cinquanta anni, i suoi film. Amatissimo dal suo popolo, in vita soltanto snobbato da critici dalla vista corta, Totò sopravvive nella sua unicità di attore capace di illuminare con la sua grandezza copioni anche inesistenti e storie ingenue. Inventore di detti e motti che continuano ad animare conversazioni e scritti: 'E io pago!', 'Siamo uomini o caporali?' 'Ma mi faccia il piacere'.

Totò con la sua capacità creativa e mimetica e rimasto un caso unico nella storia mondiale dello spettacolo, nella vita, generoso e affettuoso con tutti, ha aiutato i giovani attori ai quali ha dato non solo aiuto morale ma materiale. Sentimentale e legatissimo alla sua Napoli, nei momenti di malinconia, sollecitava il suo fidato autista, a ripotarlo a Napoli. Arrivava di notte e girando di strada in strada e poi un quelle del suo rione, tutti raccontano che infilava sotto le porte dei bassi carte di diecimila lire, che quando la mattina i poveri abitanti di quelle strade si svegliavano. dicevano con le lacrime agli occhi: 'E'venuto il principe, è tornato Totò'.

Personalmente non ho perso mai un suo film fin da quando, poco più che ragazzina passavo ogni possibile pomeriggio all'amato Cinema Tasso di Sorrento, o quando, in occasione di film girati a Sorrento, ospite all'Excelsior Vittoria, veniva rispettato e sempre appellato con il titolo di 'Principe' ricordo ancora le risate convulse di mia madre che. seduta nella sua poltrona rosa nel salotto immenso di Villa Gargiulo, rivedendo in televisione per la centesima volta uno dei suoi tanti film, rideva sola e beata.

Perciò grazie, caro e amato Totò, che da qualche giorno sei stato giustamente insignito, nella Aula magna dell'Università Federico II, della Laurea Honoris Causa, preceduta dalla magnifica 'Laudazio' di Renzo Arbore.

Ora sei anche dottore perché 'artefice e protagonista di una cultura che rispecchia una napoletaneità nobile, sempre rappresentata con orgoglio e vanto'.

Anche per questo Napoli, la città amata che lo riama con tutte le sue forze, sempre ricambiando e moltiplicando il suo amore, ha inaugurato tre mostre a: Palazzo reale, al Museo civico del Maschio angioino e al Convento di San Domenico Maggiore dal titolo TOTO' GENIO. Perché tale è stato il nostro amatissimo e indimenticabile TOTO'.

Giuliana Gargiulo, «Surrentum», anno XXXVII, n.3, maggio 2017


Ogni anno, di questo mese, c’è l’usanza, per chi ne è amante, di scendere di sera e andare a passeggiare.

Ci sono alcuni luoghi, freddi al tatto e alla vista, che rappresentano corridoi morti in cui si passa solo per giungere in altri luoghi. Al contrario, ci sono posti che, come scrigni, conservano tutto; spugne urbane che trattengono odori, saporì, voci e ricordi, pronte a restituirli alla prima sensibilità più acuta che, ignara, si trova a passare. Questa zona non fa paura, nemmeno di notte. Quando cala il sole sembra di fare un salto all'indietro nel tempo, ci si guarda intorno e si è abbracciati da palazzi che hanno sorretto epoche intere, scenografia naturale di un ricordo che solo di notte si fa vivo. La “sagliuta d' ’o presepio" o delle “sconocchie” come si usa dire, è un lungo serpentello che attraversa questo quartiere, dicono porti a Capodimonte, ma a me piace pensare che porti ancora più su. Intorno a me ci sono bassi, palazzi storici ed edicole votive. Tutte le finestre dei palazzi sono chiuse nei loro balconi, tranne una. La casa è vuota, dalla finestra aperta si intravede una controsoffìtta decadente grazie alla luce del lampione che rimbalza su una lapide sbiadita.

Tutto d’un tratto vedo da lontano un’ombra avvicinarsi. Stongo scetato, dormo o è fantasia?

Il buio avvolge questa figura che, raccolta nel suo lungo cappotto, cammina a passo svelto ed esegue un rituale che è sempre lo stesso: cerca nella tasca un sacchetto, appena trovato lo appoggia con cura dinanzi una porta, bussa e fugge via, tornando nel buio dal quale è uscito. La scena si ripete per ogni basso, per ogni finestra che dà sulla strada, e questo benefattore dalla curiosa forma passa velocemente da un lato all’altro della strada finché non alza lo sguardo e incrocia i miei occhi. Per un attimo la luce lo accarezza e lo vedo. Vedo precisamente quella forma del viso che nasconde il ricordo di una vecchia scazzottata, storta come la comicità della vita quotidiana che si nasconde dietro un piccolo sguardo, una piccola risata.

«Ma lei..» e vengo subito interrotto da ima voce calda, con una lieve cadenza. «Abbassi la voce, non si faccia sentire. Mi segua». Ci allontaniamo quanto basta per poter parlare, disperdendoci in un dedalo di vicoli e traverse, fermandoci davanti alla luce fioca di una delle tante edicole votive.

«Sa - mi dice - è il mio impegno di ogni sera, almeno quando sto a Napoli Questo è il mio quartiere, a lui devo i miei notali e ta mia crescita. È giusto che appena mi è possibile, sia io ad aiutare lui». Un attimo di silenzio lo rubo per guardarlo: è proprio lui, il Principe. «Quella è una storia lunga» sorride, come se mi avesse Ietto nel pensiero. «Nasco povero, figlio di N/N e avevo bisogno della mia rivalsa L’ho ricercata e l’ho ottenuta». Non posso non approfittare di questa inaspettata disponibilità, al contrario di quanto si dice in giro del suo carattere. Ho la domanda pronta, sto per fargliela e... «Lo so, si sta chiedendo perché le sto parlando. Vuole cosi? Glielo dico. Non ho un bei carattere e gli altri non mi piacciono, intendo le
persone, mentre sto sereno solo con i miei cani Lei mi sembra un giovanotto per bene e poi mi ha colto in flagrante».

Mille sfumature che partono dal teatro, fino ad arrivare al cinema, alla poesia. Me lo deve spiegare, devo capire. «Non parli, già so cosa mia vuole chiedere. A prescindere dall’ambito io amo recitare, lo faccio da sempre, sin da quando, appena bambino, recitavo la messa nella camera di mia madre improvvisandomi prete. Il teatro è stato il primo amore, poi è arrivato il cinema. Di quest’ultimo non mi va di parlarne, lì il protagonista è l’altro - fa una smorfia alludendo al suo celebre alter ego - quello con la bombetta non mi piace e, soprattutto, le sembrerà strano, non mi fa ridere. La poesia, invece, nasce da un’esigenza di comunicare che, forse, nella vita quotidiana non riesco ad esprimere. Per questo scrivo». Peccato che per rendere immortale qualcuno bisogna aspettare che questo muoia, che lasci in eredità ricordi cementati e intangibili. Lo guardo sarcastico, con l’angolo del sorriso inarcato ed esprimo consenso; lui non mi ricambia, è impassibile e malinconico.

«So cosa sta pensando, ma cosa si aspettava?» inarca le spalle, «Io, da parte mia, non mi aspettavo nulla. Se uno è innamorato di una donna non è detto che questa lo ricambi, o che almeno lo faccia immediatamente. Cosi è con la mia città. Almeno io appartengo ad una generazione che con facce, smorfie e bombette ha portato in giro una vera rivoluzione culturale, concreta, fatta di persone che vivevano d'arte. Il paradosso é che l'arte, oggi, sembri degradi gli artisti, ai quali mene concessa un'effìmera denuncia cista e rivista.

Cosa vuote farci, amico mio? È il prezzo del progresso che papa il mondo, la città, un quartiere. Ecco, il mio quartiere sembrerebbe un discorso interessante ma è evidente che la cultura non è ancora cosi forte da frenare i colpi di rivoltella, anche se piano piano qualcosa si sta muovendo. Finché sarà cosi non mi interessa di essere ricordato, il museo possono risparmiarselo».

Milioni di pensieri mi oltrepassano la testa, avrei domande da fare e opinioni da chiedere. Lui se ne accorge, ma questa volta devo essere più veloce. Intanto ha cambiato espressione, alza gli occhi e con un sorriso beffardo esclama «Si fermi giovanotto, che qui ogni limite ha una pazienza?». La risata mi fa chiudere gli occhi, mentre un raggio di sole attraversa il vicolo. Mi asciugo le lacrime e mi accorgo di trovarmi da solo di fronte all'edicola votiva.

Possibile sia stato tutto un sogno? Mentre tomo ripercorro il tragitto fatto di notte, finché non giungo sotto quel balcone scarno sulla salita "delle sconocchie" Un grido di felicità interrompe i miei pensieri, una signora ha aperto il basso e ha trovato il sacchetto che qualcuno gli ha lasciato durante la notte.

Un nuovo giorno è nato nel quartiere Sanità.

Savio De Marco, «Informare», anno XV, n. 169, maggio 2017


Quest’anno l'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli ha scelto di dedicare la XXIII edizione del Maggio dei Monumenti a Totò, intitolandola ‘O moggio a Totò essendo il 15 aprile il cinquantesimo anniversario della morte del Principe della risata.

La principale manifestazione istituzionale in suo onore è la mostra Totò Genio, che si tiene dal 12 aprile e terminerà il 9 luglio. Voluta dall'Associazione Antonio De Curtis in arte Totò, la manifestazione culturale è promossa e co-organizzata dal Comune di Napoli, con l’istituto Luce, con la RAI (che farà da media partner), con il Polo Museale della Campania - Palazzo Reale e con SIAE - Società Italiana degli Autori e degli Editori.

L’esposizione, curata da Vincenzo Mollica e Alessandro Nicosia, è prodotta da CO.R. -Creare Organizzare Realizzare.

Grazie a immagini e testimonianze la mostra ripropone un viaggio indietro nel tempo attraverso l’arte universale di Totò, ponendosi come obiettivo primario ricordare e amplificare la grandezza del principe della risata, facendo conoscere anche alle nuove generazioni il suo genio.

Totò Genio si compone di tre mostre:

“Genio tra i geni", si terrà a Castel Nuovo - Maschio Angioino (Cappella Palatina). Tra i tanti materiali esposti, ci sarà la collezione completa dei disegni di Fellini, che vedeva in Totò un artista senza tempo e gli oltre 30 schizzi di Pasolini per “La terra vista dalla luna".

“Totò che spettacolo!” in Palazzo Reale (Sala Dorica), in cui sarà messo in luce il rapporto tra Totò e le arti e sarà esposto il baule di scena che l’artista portava con sé nei teatri e nei set cinematografici.

“Dentro Totò” nel Convento di San Domenico Maggiore di Napoli, in cui verranno esposti manifesti, locandine e fotobuste a ricordo dei 97 film che lo hanno visto protagonista. Tuttavia insieme alle tante iniziative culturali e artistiche, andrebbe valorizzata la memoria di Antonio De Curtis soprattutto attraverso un museo. In realtà un progetto per il Museo di Totò é stalo già deliberato 21 anni fa dalla Regione Campania. Ad oggi non solo manca un progetto di allestimento del suddetto museo, ma lo stesso, in costruzione da vent’anni al terzo e quarto piano dell’ala est del Palazzo dello Spagnuolo (nel cuore della Sanità) non é stalo mai ultimato.

Pare che il Comune stia lavorando al progetto nelle persone di Carmine Piscopo, Assessore all’Urbanistica e Nino Daniele, Assessore alla Cultura. Ma in venti anni troppe promesse sono state rimandale, dimenticate e mai concretizzate.

Non possiamo più aspettare.
Vogliamo il Museo di Totò.
Perché Totò non deve morire per la seconda volta.

Fulvio Mele, «Informare», anno XV, n. 169, maggio 2017


Un omaggio a Totò non è difficile. È impossibile. Per due motivi. Il riconoscimento unanime della sua genialità da parte di tutti, popolo e intellettuali, gente comune, santi, beati e fetenti, artisti, filosofi, macchinisti, fuochisti, ferrovieri, facchini, affini, collaterali, gente di fatica, uomini e caporali. E dove lo trovi un pensiero decente, un accompagnamento adeguato di un aggettivo con un sostantivo (attore?) in questo affollamento, in questa ressa, moltitudine di individui, ceti sociali, ordini professionali ed organizzazioni sindacali. Ma che dico ordini? Disordini professionali. Ma che dico sindacali? Parasindacali. I-M-PO-SSI-BI-LE!

La collocazione della sua arte e della sua figura in un settore dell’arte non é una pinzillacchera. Non è recitazione. Il meglio, secondo buona parte della critica, è quando improvvisa il testo. Allora è autore! Ma neanche. Perché? Perchè se le stesse battute le recita un altro la cosa si sgonfia, si spaposcia. Dire che è un cantante, un poeta, un re ballerino non è sbaglialo ma è limitativo, insufficiente. E lui di fatto si sentiva mobiliere essendo “la donna mobile". Io me lo immagino come una canzone di Paoloconte o un quadro di Picasso. Tutte note che si raggruppano in suoni nuovi o poi si spampinano come le foglie d’uva in una risata.

Tutti volti deformi, corpi che si riorganizzano negli spazi, mezzi busti sproporzionati su paia di gambe asincroniche e di diversa misura: la destra mezzo metro e la sinistra 30 cm. Ma io non sono Paoloconte perché non ho i baffi e non ho i nomi ed i cagnomi di Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno Crispin Crispian Maria de los Remedios Cipriano de la Santisima Trinidad Màrtir Patricio Clito Ruiz y Picasso. Alla faccia del bicarbonato di sodio. Urcocan!

A me non pare possibile. Dicevo: I-M-PO-SSI-BI-LE!

Tuttavia qualcosa va detto senza fare danni Ammesso e non concesso. Una delle battute più intriganti ed intelligenti di Totò è quella del film “Totò, Eva e il pennello proibito”, 1959, regia di Steno (nome d’arte di Stefano Vanzina padre dei fratelli Vanzina): “Lei è un cretino. S’informi!"

Non é un offesa. È un’informazione accompagnata da un consiglio.

Totò, si direbbe oggi, svolge un servizio di pubblica utilità. Da informazioni utili a chi ne ha necessità (il cretino).

Lo fa con educazione. Non si prende confidenze improprie. Mantiene le distanze con l’interlocutore. Non usa il “Tu” ma usa il pronome “Lei” allontanandosi anche dal meridionalistico “Voi” “Lei*' non è un “tu'” e non è nemmeno un “ooi”. Impeccabile. E l’informazione che dà è una cosa seria. Non è per ridere. Il cretino è nello stato di necessità, perdinci e perdindirindina! Questa informazione gli serve altrimenti potrebbe far danni agli altri oltre che a se stesso. Qualcuno potrebbe dire ma se è un cretino come fa ad accettare l’idea del suo stato? E qui c’è il “qui prò quo", l'equivoco.

È difficile che si nasca cretini, lo si diventa a poco poco, mano a mano. È uno status che ci si guadagna con azioni ed omissioni, con curriculum Si fa presto a dire “Quello è un cretino!” e no caro amico me lo devi dimostrare.

Le cause possono essere tante: amicizie, insegnami a loro volta affetti inconsapevolmente da tale condizione, moglie, suocera, etc. etc. Quindi vi sono buone se non ottime probabilità che la consapevolezza dello stato aiuti Si pensi che oggi il termine “cretino” ha il significato di stupido e imbecille (ma anche di baggiano, balordo, beota, bestia, citrullo, coglione, ebete, fesso, gonzo, grullo, idiota, minchione, pirla, pollo, scemo, scimunito, sciocco, stolto, tonto, zufolo) mentre in passato indicava dapprima il cristiano (dal latino christianus in francese chrétien e poi dal provenzale crétin, nel senso di commiserazione “povero cristiano”) e poi il malato: il cretino era colui che era affetto da cretinismo, nelle valli delle alpi occidentali si riscontrava una diffusa deficienza mentale o fisica (“misere creature, di piccola statura, mal conformate, con gran gozzo* con colore della pelle biancastro come la creta, per cui qualcun’alLro ritiene, invece, che questa sia l'origine) causata, il più delle volte, da problemi tiroidei, una dieta estremamente povera di iodio, tant'è che il cretinismo era endemico.

Quindi il cretino di oggi è diverso da quello di ieri. Non lo si nasce lo si diventa.

Ma se l'interessato non ci crede? Ecco il consiglio di Totò: “S’informi!” e mette il punto esclamativo. È un imperativo categorico. “Lei, non mi deve credere per forza. Non deve credere ad uno che ha incontrato ora per caso. Faccia le opportune verifiche, s’informi da chi la conosce bene o da specialisti. E vedrà che avrò conferma di quello che le sto dicendo: Lei è un cretino!"

Totò con questa frase svolge un servizio di pubblica utilità. E pensate voi quante vite sono state salvate da chi (e sono tanti) imitandolo abbia detto agli inconsapevoli (che pure sono tanti): “Lei è un cretino, s'informi!".

A questo punto e a prescindere buon primo maggio, buon ferragosto, buon natale, buon compleanno e buon onomastico... meglio abbondare che essere deficienti. Ed io mi sono informato.

Vincenzo Russo Traetto, «Informare», anno XV, n. 169, maggio 2017


Musica e spettacoli che celebrano un grande amore

Il 15 febbraio 1898, al secondo piano di via S.M. Antesaecula 109, nel rione Sanità, nacque Antonio Clemente, figlio di Anna Clemente e di N.N. Giuseppe de Curtis, un agente teatrale di origini nobili e padre di Antonio, nel 1921 sposò Anna e nel 1928 riconobbe il figlio. Il giovane, più comunemente noto come Totò, fu fortemente condizionato dall'illegittimità della sua nascita.

Effettuò ossessivamente ricerche araldiche e nel 1933 si fece adottare da Francesco Maria Gagliardi Focas, un principe caduto in miseria, ma riccamente blasonalo. Nel 1946 il Tribunale di Napoli riconobbe ad Antonio de Curtis la facoltà di fregiarsi dei titoli di "Griffo Focas Flavio Ducas Comneno Porfìrogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo". Totò cavalcò precocemente le tavole dei palcoscenici e giunse ai set cinematografici in beffarde raffigurazioni del genere umano e amare rappresentazioni delle ingiustizie sociali.

I suoi personaggi sono straordinariamente attuali: fondono con originali peculiarità mimica, parodia e comicità, offrendo allo spettatore una percezione di contemporaneità. Indimenticabile la sua lettura degli uomini in ‘Siamo uomini o caporali?' (1955): «L’umanità io l’ho divisa in due categorie di persone: uomini e caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali per fortuna è la minoranza.

2017 05 Informare F1

Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare tutta la vita come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza la minima soddisfazione, sempre nell'ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla (oro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l'autorità, l’abilità o l'intelligenza, ma con la sola bravura delle loro /acce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque». La sua maschera istrionica nella vita celava un uomo introverso e malinconico, amante discreto delle belle donne e poeta.

Morì il 15 aprile 1967, pianto in 3 funerali. Da allora sono trascorsi 50 anni e numerose sono state le iniziative in sua memoria, ma la più significativa è partita da dove tutto è cominciato: il rione Sanità

La Fondazione di Comunità San Gennaro dedica la terza edizione di ‘Benvenuti al Rione Sanità' all’immortale artista e il 15 aprile, alla presenza del governatore De Luca, ha aperto la manifestazione con la commemorazione di Totò nel chiostro della Basilica di S.M della Sanità, cui è seguita l'inaugurazione di un riqualificato Largo Vita, arricchito del Monolite di Totò. Realizzato da Giuseppe Desiato, il monolite risale agli anni ’00 e nella sagoma vuota intende sottolineare la mancanza del principe della risata. Il 29 aprile si è tenuta poi l'inaugurazione della Basilica di San Severo con la donazione di un’opera dedicata a Totò nella sua strada di nascita.

Attualmente il programma, con il contributo entusiasta di Alessandro Siani, è consultabile al sito fondazionesangennaro.org/eventi-in-programma e prevede eventi sino a luglio, con una ricca partecipazione di artisti, da Zulù dei 99 Posse a Jovine, da Marco Zurzoto a Valentina Stella. E ancora il concerto-reading con Erri De Luca, Vinicio Capossela live, il Napoli Bike Festival nel segno di Totò, l’Aperivisita al Cimitero delle Fontanelle.

Associazioni, fondazioni, imprenditori hanno aderito alla Fondazione San Gennaro nel percorso di rilancio del quartiere che, dal basso, rivendica il riscatto dalla trama camorristica e molto attivo e collaborativo risulta il presidente della III municipalità, Ivo Poggiani Come reagisce il rione Sanità a queste iniziative?

«Siamo al terzo anno, con un motivo in più per provare ad allargare gli eventi perchè il rione Sanità sia il cuore pulsante della memoria di Totò. Sino a gualche mese fa la popolazione, te associazioni, la municipalità battagliavano contro una guerra che stava vedendo ritornare gli stereotipi della camorra, oggi stiamo conducendo un’azione volta a saturare il quartiere di cultura, attraverso un impegno che fa interfacciare istituzioni e popolazione come mai prima». Ciò sta agevolando l’afflusso turistico?

«La riqualificazione urbana è anche riqualificazione sociale. In questa primavera-estate il nostro quartiere chiede alla città di Napoli di venire a visitarlo, perché sono più frequenti i turisti stranieri che i turisti locali». Cosa offre il rione Sanità ai suoi concittadini?

«C’è un commercio molto vivo che sta facendo trovare una nuova vocazione economico-produttiva. Fino agli anni ’90 il quartiere era legato al piccolo artigianato, negli anni recenti il tessuto economico-produttivo si intreccia con il turismo, la cultura, la valorizzazione degli spazi architettonico-museali e il commercio nel settore food, attraverso iniziative meravigliose per una grande estate».

Barbara Giardiello, «Informare», anno XV, n. 169, maggio 2017


Una mostra per celebrare Totò. Nel cinquantenario della scomparsa dell’attore, fino al 9 luglio, Napoli ospiterà «Totò Genio», la prima grande antologica dedicata all’artista, promossa dall'Associazione Antonio de Curtis. Tre i luoghi prescelti per raccontarlo: il Maschio Angioino, Palazzo Reale e il Convento di San Domenico Maggiore. All’interno di questi spazi si snoda il percorso delle «mostre nella mostra», che ripercorrono la sua vita attraverso centinaia di documenti. L’iniziativa vede il supporto di Ferrarelle, acqua ufficiale dell’esposizione, che ha dedicato all’artista napoletano una bottiglia in edizione limitata, serigrafata per l’occasione.

Fulvio Bufi, «Corriere della Sera», 19 maggio 2017


2017 05 20 Corriere della Sera Toto 50 f1Nel 1951, Mario Monicelli gira Totò i re Roma. Col principe de Curtis c’è anche Alberto Sordi. L’archivista capo di un ministero, licenziato, decide di morire per poter dare alla moglie, in sogno, i numeri da giocare al Lotto (sorte). Nel '62, Giorgio Bianchi gira Totò e Peppino divisi a Berlino. Peppino è De Filippo. Sono le indicazioni della Smorfia, suggerite da una zia monaca nel sonno, a spingere il protagonista a cercare fortuna in Germania. In entrambi i casi, le vicende hanno come sottofondo il Gioco del Lotto.

Ed è proprio il Gioco del Lotto che, nel cinquantenario della morte di Totò, ricorda il grande attore con tre manifestazioni a Napoli: al Maschio Angioino, a Palazzo Reale e al Convento di San Domenico Maggiore (Totò genio, sino al 9 luglio). Omaggio per tutti i visitatori, una Smorfia con i numeri dell’artista del Rione Sanità.

Si sa: la Smorfia (la parola deriverebbe da Morfeo, dio del sonno) «traduce» in 90 numeri sogni e avvenimenti di ogni giorno. Cabala, Smorfia, Lotto fanno parte del sogno di ogni napoletano (e non solo). Sono connaturati alla sua esistenza, come superstizioni e scaramanzie, illusioni e speranze. Che, a pieno titolo, entrano a far parte della letteratura. Letteratura come vita, direbbe Carlo Bo.

Basterebbe, in tal senso, rileggere e rivedere uno dei capolavori di Eduardo De Filippo come Non ti pago, commedia in tre atti, scritta nel 1940 e rappresentata lo stesso anno dalia compagnia di Eduardo e Peppino al Teatro Quirino di Roma.

L'evento. Tre manifestazioni a Napoli celebrano il grande attore nato nel Rione Sanità

La storia ruota attorno ad un banco del Lotto, ai numeri dati in sogno ad uno dei protagonisti — che lo portano a vincere quattro milioni di lire—e al cancan esploso attorno all’avvenimento. Undici i personaggi che calcano la scena. Non si dimentichi, in proposito, quanto annotò, a suo tempo, per i testi dei fratelli De Filippo uno scrittore come Ennio Flaiano: «Senza esagerare ci si accorge che sono più vicini loro alla letteratura di quanto non lo siano molti autori d’oggi al teatro».

Quasi ottantanni di repliche per Non ti pago. Ultimamente, a Milano (marzo e aprile scorso) al Teatro Strehler, come omaggio a Luca De Filippo (figlio di Eduardo), morto nel novembre del 2015. Commedia riproposta, oggi e domani, sempre a Milano, dalla Compagnia della Luna Nuova al Teatro di via Pavoni 10. Ferdinando è Lello Martorelli; Mario, Roberto Suarez. Regia di Oscar Magi.

«Una commedia molto comica che per me non è la più tragica che io abbia mai scritto», l’aveva definita lo stesso Eduardo che aveva interpretato il ruolo di Ferdinando Qua-gliolo, mentre il fratello Peppino impersonava quello dell’antagonista Mario Bertelini.

Gestore di un banco del Lotto, Ferdinando affida ai numeri il proprio sogno di ricchezza. Ma non gliene va mai bene una, contrariamente al suo impiegato Mario — che ha una liaison con la figlia Stella, di cui egli non vuole saperne — che vince spesso. Piccole somme, prima, che, tuttavia, gli permettono di comprare addirittura l’abitazione del padre di Ferdinando. Poi, il «colpaccio»: Mario vince quattro milioni con una quaterna suggeritagli, in sogno naturalmente, dal padre di Ferdinando. Il quale convinto che il genitore defunto sia incorso in uno scambio di persona, reclama il denaro e ruba la schedina. Ed ecco che sulla scena irrompono parenti, cameriere, un avvocato, vicini di casa e persino un sacerdote.

Alla fine, Ferdinando, che sembrava avviato sulla strada della pazzia, rinsavisce, restituisce il biglietto e dà l’assenso alle nozze di Mario con Stella. Come dire: la vincita resta in famiglia: 70 e 61 (se qualcuno vuol giocare).

L’omaggio di Torino al principe

Anche il Salone del Libro ricorda il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Totò con un incontro tra Leila Costa e il «totologo d’eccellenza», Giancarlo Governi, dal titolo Totò: vita, opere e miracoli. L’attrice e lo scrittore e autore televisivo che ha firmato numerosi testi sul principe de Curtis, tra cui ricordiamo l’ultimo Totò. Vita, opere e miracoli (Fazi, pagine 286, €15), dialogheranno domani alle u.30 presso l’Arena Bookstock del Lingotto di Torino con l’obiettivo di far emergere tutta la complessità di un artista poliedrico come Totò, finalmente considerato uno dei più grandi attori italiani.

Sebastiano Grasso, «Corriere della Sera», 20 maggio 2017


2017 07 22 Corriere della Sera Toto 50 intro

Info «Totò genio» da domani al 17 settembre nella biblioteca comunale di Santa Marinella, via Aurelia 310. Madrina dell'inaugurazione Elena Anticoli de Cu rtis, nipote di Totò. Ingresso A euro. Da lunedì a venerdì 10-19. Sabato, domenica e festivi orario continuato 10-22. Si entra fino a mezz'ora prima della chiusura. L’esposizione è organizzata dall'associazione Antonio de Curtis in arte Totò con la Regione e dalla società Cor, con i Comuni di Santa Marinella e Napoli, la Pro Loco di Santa Marinella, l'associazione Santa Marinella Viva e Luce Cinecittà

Targa e mostra La prima verrà affissa stasera nella casa dove l’attore trascorse molte vacanze La seconda, da domani alla Biblioteca comunale

Un villino liberty «prima fila mare» a Santa Marinella. Era il buon retiro di Totò, all’epoca in cui la località marittima poco distante da Roma era meta di una mondanità elegante e blasonata: Roberto Rossellini con Ingrid Bergman, due nomi per tutti, proprietari di una grande villa bianca a picco sul mare. Lì scelse di vivere le sue estati di riposo negli anni 50 Totò: in quella dimora con le vetrate déco, ora abitata da una famiglia straniera. Cè chi fra gli anziani ricorda ancora le uscite in barca con Franca Faldini, la compagna antidiva che ne accompagnò gli ultimi 15 anni.

Da oggi alle 19 sulla parete esterna di quella dimora a lungo anonima verrà affissa una targa con la più classica delle scritte, «In questa casa visse Totò...». Un segno forte, dopo decenni di dimenticanza, ad accompagnare la mostra «Totò genio a Santa Marinella», da domani all'interno della biblioteca «Capotosti» della cittadina costiera. Un capitolo del più ampio progetto peri 50 anni dalla scomparsa, che ha esordito al Palazzo Reale di Napoli. Spiega Alessandro Ni-cosia, curatore con Vincenzo Mollica: «Dopo la grande esposizione partenopea, ci fermiamo qui a raccontare cosa hanno detto di lui, potrebbe essere questo il sottotitolo. Al fianco di documenti e lettere, interviste e filmati d’epoca, immagini di vita privata, costumi di scena, manifesti, locandine, proponiamo i diciotto disegni che Fellini dedicò a Totò ed esposti nel 2003 al Guggenheim, e l’omaggio di grandi fumettisti come Hugo Pratt, Milo Manara, Andrea Pazienza, Nino Za. Non mancano ventiquattro schizzi di Pasolini per il film collettivo del 67 La terra vista dalla luna». S’aggiunge un ritratto di Umberto Eco, nelle mani di Mollica.

2017 07 22 Corriere della Sera Toto 50 f1

«Dicono di lui» è anche una raccolta di testimonianze filmate, dai fratelli De Filippo a Fiorello. «Sono un fanatico di Totò e non mi stanco mai di rivedere i suoi film anche se li conosco a memoria...Totò resta un insuperabile fenomeno di comicità istintiva, un fatto di natura, come un uragano o un tramonto» dice Umberto Eco. Paolo Villaggio osserva: «La critica ufficiale dei grandi giornali nazionali lo detestava. Da allora sono passati quasi 50 anni e gli stessi critici ormai vecchi che lo biasimavano lo giudicano come il più grande genio comico che l’Italia abbia mai avuto in questo secolo. Va be’, sono cose che capitano ai grandi, e lui è veramente stato il più grande e imprevedibile».

Tante le curiosità: il pesce che in «Fifa e arena» copriva le grazie di Isa Barzizza nuda nell’acquario, di proprietà di Alberto Catozzo, figlio del montatore Leo; foto dell’associazione Santa Marinella Viva di Carlo Fioretti, figlio del direttore della fotografia Mario. Intrecci di vite, incontri, recuperi. Come quelli che consentiranno dal 22 settembre di ricostruire i soggiorni del principe sul lago di Lugano. «E stato il sindaco a chiedercelo» ricorda Nicosia. Poi Roma, in autunno, al Museo di Roma in Trastevere. In attesa di quell’esposizione permanente dedicata all’uomo e all’artista che si credeva di conoscere completamente ma continua a stupire. Come in un infinito sberleffo.

Laura Martellini, «Corriere della Sera», 22 luglio 2017


2017 08 25 Corriere della Sera Toto 50 Intro

Totò prende l’aereo e se ne va in Scozia. In vita una trasferta del genere sarebbe stata impensabile e a chiunque ghel’avesse proposta il principe della risata avrebbe risposto con il più inappellabile dei «ma mi faccia il piacere!». La paura di volare, ma in verità anche quella di solcare i mari, hanno fortemente limitato la carriera dell’artista napoletano cui è mancato sempre il giusto riconoscimento extra moenia. A cinquantanni di distanza dalla morte il vulnus viene oggi superato grazie al «coraggio» di un attore, Yari Gugliucci, che da stasera a domenica al Festival di Edimburgo è protagonista dello spettacolo biografico Un principe in frac, scritto e diretto da Aldo Manfredi.

2017 08 25 Corriere della Sera Toto 50 f1

«Sarei un pazzo a voler fare l’imitazione di Totò — si schermisce Gugliucci che, complice la mascella un po’ storta, ha già fatto rivivere il Principe, nei vicoli del rione Sanità, nei panni del celebre “pazzariello” del film L’oro di Napoli. — rischierei di fare la macchietta della macchietta. Ho preferito mettere in scena Antonio de Curtis, l’uomo malinconico e introverso, il nobile, il poeta, che prendeva persino le distanze dalla maschera popolare che aveva creato, da Totò. L’ho voluto immaginare con un frac un po’ sgualcito, alla Rino Gaetano, che si racconta per strada Ad apertura di sipario procede, novello Amleto, con la bombetta in mano al posto del teschio e dice “Essere o non essere ma chi ti credi di essere?”».

Basandosi su questa chiave di lettura lo spettacolo si articola in una serie di momenti privati, oltre che pubblici, della vita del «principe in frac»: l’amicizia con i fratelli De Filippo (Peppino avrà il volto di Francesco Procopio), la perdita straziante del figlio Massenzio, morto poche ore dopo la nascita, il sodalizio con la mitica spalla Mario Castellani, il rimorso perii suicidio della soubrette Liliana Castagnola, la lunga storia d’amore con Franca Faldini fino alla famosa intervista concessa ad Oriana Fallaci. «Reciteremo ‘A livella in inglese — aggiunge Gugliucci — e la canzone Malafemmena sarà proposta in doppia versione, italiana e inglese». Dopo la prova di Edimburgo debutto teatrale a Napoli e Roma e poi tour nel 2018 nelle comunità italiane d’America.

Gabriele Bojano, «Corriere della Sera», 25 agosto 2017


Ivrea - Antonio De Curtis, in arte Totò, veniva considerato dalla critica cinematografica americana un formidabile antidepressivo, un talento che il cinema ha immortalato come il principe dei comici. Antonio De Curtis era uomo nobile, non solo per il lignaggio principesco, ma anche sul palcoscenico, in famiglia, con gli amici, con le persone più sfortunate, con gli ultimi Lui che la miseria l'aveva patita sulla propria pelle.

Figlio del marchese Giuseppe De Curtis, scapolo impenitente, e della popolana Anna Clementi, di appena 16 anni, bellissima e fatale, il suo unico punto di riferimento affettivo fu, per lungo tempo, la nonna materna Teresa: la prima a scoprire il suo talento quando vide il piccolo imitare un prete intento a dire messa. A 8 anni Antonio entrò in collegio. La sua solitudine si fece ancora più profonda, appena mitigata dalla conoscenza e dal sapere, di cui era avidissimo. Un'inclinazione die manterrà per tutta la vita.

Ma il "danno” era già stato fatto. La sua vita era ormai segnata da quell'inestingiuibile credito d'amore che rivendicherà per sempre. Il bisogno di sicurezza che si esprimeva nella sua ricerca d'affetto, quello del pubblico, della famiglia, nel perdurante timore di perdere la quale egli diventerà possessivo. Tanto da compromettere il suo rapporto con la moglie Diana Bandini Rogliani, conosciuta a Firenze, dalla quale ebbe una figlia Liliana. Solo con un'altra donna, Franca Faldini, riuscirà a riannodare i fili della sua vita affettiva, anche se il legame profondo con Diana resisterà comunque fino all'epilogo della sua vita. Dopo la gavetta nei teatrini rionali di Napoli, Totò debuttò a Roma nel 1922 con un repertorio ispirato al comico Gustavo De Marco: le sue macchiette, nate da un attento studio della realtà, mandavano in visibilio la platea. Riusciva a calarsi nella loro verità psicologica, riproponendola al pubblico in forma umoristica. La fama e il successo non mancarono nei suoi primi anni di attore, ma era la famiglia che gli mancava. Aveva fretta di crearsi quel focolare domestico che non aveva mai avuto.

Totò oltre a essere personaggio dello spettacolo, "un uomo di mondo" (come egli avrebbe detto), lontano dalla dimensione spirituale e interiore, aveva tuia grande fede, tanto da collezionare immaginette sacre, ed era devotissimo di sant'Antonio. Aveva tanta fiducia nell'intercessione del santo, che se per caso restava deluso, non riusciva a
trattenersi: "Sant'Antonio mio, scusami tanto, ma stavolta ti sei comportato male, non si tratta così un tuo fedele, un vero amico come sono io”, come ricordava la figlia Liliana. La svolta professionale arrivò dall'incontro con i fratelli De Filippo: Peppino, Titina e il grande Eduardo, con i quali, a teatro, improvvisava il copione a ogni spettacolo. Dopo gli ultimi grandi spettacoli di rivista nei teatri italiani più significativi, Totò intraprese la carriera cinematografica, che non adorava, ma che economicamente gli avrebbe fruttato di più.

Al cinema Totò lavorò con i grandi registi dell'epoca: Mattoli, Bragaglia, Mastrocinque, Corbucci, De Sica, Lattuada, Steno, Rossellini, Monicelli, Blasetti, Risi e Pasolini. A penalizzarlo fu una certa critica sua contemporanea, snob e provinciale, spesso inadatta a decifrare la sua complessa, poliedrica ed eclettica personalità. Al contrario Totò, con la sua maschera da commedia dell'arte, seppe cogliere lo spirito degli italiani del suo tempo, da nord a sud, ripudiando la gretta volgarità di una certa commedia nostrana e contemporanea. La sua satira era popolare ma elegante. Inoltre scandagliò a fondo la lingua italiana, restituendoci espressioni immortali che ormai fan parte del nostro idioma: più di tanti altri riuscì a unire gli italiani, in patria e all'estero.

Totò ha incarnato il Teatro per antonomasia. Nella sua verve, nelle sue interpretazioni e improvvisazioni ci sono i tipi umani dell'antica atellana (farsa del teatro romano antico), la sua capacità di esprimere i sentimenti umani lo avvicina a Voltaire. Un riconoscimento postumo è arrivato quest'anno dall’Università degli studi di Napoli Federico II che lo ha laureato, alla memoria, in Discipline dello spettacolo. A lui deve molto Woody Alien, da alcuni è stato accostato pure a Charlie Chaplin. In Totò, che era un raffinato intellettuale, poeta, paroliere, cantante si sentono gli echi di Molière, di Ionesco, di Pirandello. E infine di Pulcinella e Arlecchino.

Pur apparendo a tutti come un improvvisatore, in realtà lavorava in modo maniacale sui dettagli: nelle lunghe ore delle prove e della messa a punto degli spettacoli; in camerino, prima di entrare in scena, con le sue metodiche tecniche di concentrazione; durante la scrittura stessa delle sceneggiature dei film a cui partecipava. E quando sfoderava il suo talento di saper entrare in sintonia mentale e spirituale con il suo pubblico, le platee gli rispondevano con la risata e gli applausi.

50 anni fa l’Italia perdeva, con Antonio De Curtis, uno dei suoi più grandi attori. Ma verso di lui continuiamo ad avere un inestinguibile debito di riconoscenza. La miseria e la solitudine. Il riscatto e la fama. Il dramma della cecità che lo ha accompagnato dal 1956 fino alla morte. La devozione a sant'Antonio. La vita di Totò è la trama dell'esistenza di un uomo imprevedibile, dolce e altero, mite e aggressivo. Ma che ha vissuto restando umile e coerente con i suoi valori.

Giuseppe Sciavilla, «Il Risveglio Popolare», 28 settembre 2017

2017 10 20 Corriere della Sera Toto 50 intro

Dopo Napoli, la mostra «Totò Genio» approda a Roma, nel Museo in Trastevere (piazza Sant’Egidio 1, fino al 18 febbraio, tel. 060608). Realizzata a cinquant’anni dalla scomparsa di Antonio de Curtis, in arte Totò, l’esposizione ripercorre vita e carriera dell’artista attraverso documenti personali, cimeli, lettere, disegni, costumi, fotografie, video, installazioni e testimonianze.

«Corriere della Sera», 20 ottobre 2017


2017 11 02 Il Popolo Toto 50 intro

A 50 anni dalla morte, il Comune di Sale, in collaborazione con l'Associazione Impegno Culturale (AIC) e la biblioteca comunale “A. Molinari", ricorda la figura di Totò. Il convegno intitolato “Totò fa 50" aprirà i lavori nella serata di venerdì 3 novembre nella sede dell'Istituto Sacro Cuore. Sabato 4 novembre, alle ore 16, ci saranno interventi di Sonia Pedalino, autrice del libro “Totò e la maschera \ e della presidente dell'associazione “Renzo Aiolfi” di Savona, Silvia Bottaro sul “Linguaggio della maschera Totò, della sua mimica e dei suoi i gesti”. Nel corso della manifestazione si potrà compiere un breve percorso guidato sulla vita e sulla filmografia di Totò. Il 5 novembre, dalle ore 16, Daniele Gallo e Edmondo Capecelatro, autori del libro “Vita e arte di un genio” racconteranno Totò nella sua maturità artistica, narrando aspetti inediti e curiosi della sua vita. Seguirà un'intervista alla giornalista de “Il Mattino”, Piera Carlomagno. Il tutto intervallato da musica e poesie a cura del duo Scala Minore Napoletana.

«Il Popolo», 2 novembre 2017


Oggi, domani e domenica, esperti a confronto per raccontare la più straordinaria ‘maschera italiana, a cinquant'anni dalla morte.

Cinquant’anni fa, moriva un fuoriclasse assoluto della recitazione italiana, ovvero il principe Antonio De Curtis, in arte Totò. Una carriera fulgida con una quantità impressionante di film e spettacoli teatrali, oltre che di composizioni musicali e memorabili apparizioni televisive.

Una grandezza che spesso strideva con la quantità della produzione, non tutta di primissima qualità, sopratutto quando non scritta o ideata da lui stesso, ma valorizzata anche nei copioni più dozzinali dalla grande genialità interpretativa e dall'estemporaneità del personaggio, capace di esprimere una comicità intelligente e al tempo stesso comprensibile dal pubblico di ogni genere di fascia culturale. Un successo che i manager e i produttori cavalcarono all'inverosimile, continuando a farlo recitare fino quasi a una decina di film all'anno nel primo Dopoguerra e poi negli anni del neorealismo.

Gli appuntamenti

A cinquant'anni dalla morte di Totò, l’amministrazione comunale di Sale, in collaborazione con l'Associazione Impegno Culturale e la biblioteca comunale, ne ricorda la figura di attore e di uomo attraverso una serie di incontri che vedranno come relatori numerosi qualificati studiosi e biografi del celebre artista. Il convegno, intitolato “Totò fa 50”, ha ricevuto il patrocinio del Ministero dei beni culturali e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona: i lavori si apriranno stasera, venerdì, per poi articolarsi sui successivi due giorni alla carriera, di attività con questo programma: sabato 4 novembre, a partire dalle ore 16, Sonia Pedalino, giornalista autrice del libro "Totò e la maschera", e la presidente dell'Associazione “Renzo Aiolfi” di Savona, Silvia Bottaro, tratteranno “Il linguaggio della maschera Totò, della sua mimica e dei suoi i gesti”.

Nel corso della manifestazione sarà possibile compiere un breve percorso guidato sulla vita e sulla filmografia di Totò e visionare riproduzioni di manifesti e locandine di alcuni suoi film. Domenica 5 novembre, dalle 16, Daniele Gallo e Edmondo Capecelatro, autori del libro "Vita e arte dii un genio", racconteranno di Totò descrivendolo come attore completo nella sua maturità artistica e narrando particolari aspetti inediti e curiosi della sua vita raccolti grazie alla testimonianza di chi lo ha direttamente conosciuto. Seguirà un'intervista alla giornalista de "Il Mattino" di Napoli, Piera Carlomagno, con inserimenti canori e lettura di poesie da parte del duo Scala Minore Napoletana. Sono inoltre in programma numerose altre sorprese, sia artistiche che negli ospiti, che l'organizzazione lascia ancora da annunciare. Il convegno si svolgerà all'istituto Sacro Cuore di via Mons. Boccio a Sale.

sb, «Il Piccolo», 3 novembre 2017


2017 11 14 Corriere della Sera Commemorazioni intro

Non le maschere, né la sola carriera, ma la vita privata di Antonio De Curtis. Questo è quel che racconta «Un Principe in frac», lo spettacolo scritto e diretto da Aldo Manfredi andato in scena domenica al Teatro Orione alla presenza della nipote di Totò, Elena De Curtis.

Ad applaudire Yari Gugliucci nei panni del Principe della risata c'erano anche Una Wertmuller, Serena lansiti, Luigi Fedele, Riccardo D'Alessandro, il produttore Daniele Urciuolo e un parterre di colleghi e appassionati del genio napoletano. Un'unica data romana per la pièce, reduce dal successo al Festival internazionale di Edimburgo, che ripercorre la storia personale di Totò, dalla gioventù fino a pochi anni prima della sua morte, passando per gli incontri che ne hanno segnato l'esistenza: Peppino De Filippo, Franca Faldini e Mario Castellani.

Natalia Distefano, «Corriere della Sera», 14 novembre 2017


2018 01 21 La Voce e il Tempo Toto 50 intro


Mostra - A cinquant'anni dalla scomparsa, l'omaggio al celebre attore napoletano di cinema e teatro. L'esposizione al Museo di Roma in Trastevere: cimeli, lettere, disegni, costumi, fotografie, installazioni e testimonianze illustri.

Questo importante anniversario non è soltanto un evento celebrativo, ma un modo per ricordare e far conoscere ai giovani, a cinquant'anni dalla scomparsa, un uomo che grazie alla sua unicità e al suo straordinario universo culturale ha attraversato la storia del teatro, del cinema, della poesia, della canzone, lasciando un’impronta significativa e rivoluzionaria in ogni settore della creatività, seguendo quello che lui stesso definì più volte come la base del suo gioco in palcoscenico: l’Istinto».

2018 01 21 La Voce e il Tempo Toto 50 f1 LLe parole commemorative sull’arte comica di Totò, espresse da Alessandro Nicosia, noto organizzatore di eventi culturali, riassumono il senso della mostra «Totò genio», presentata prima a Napoli, poi a Roma, e tuttora aperta al pubblico fino al 18 febbraio presso il Museo di Roma in Trastevere, in piazza Sant’Egidio 1/B (dal martedì alla domenica ore 10.00-20.00, biglietto intero € 8,50, ridotto € 7,50, museodiromaintrastevere.it). Curatore dell’evento è il giornalista della Rai Vincenzo Mollica, il quale ha preso molto a cuore questa rievocazione pubblica, arricchendo e animando la mostra con una vasta documentazione di rilevante qualità, avvalendosi della collaborazione della nipote di Totò, Elena Anticoli De Curtis, e del suo più noto storico, Goffredo Fon.

In «Totò genio» spiccano i contributi fomiti da numerose raccolte di documenti cartacei, fotografici, filmici, televisivi, teatrali e artistici, provenienti da archivi, biblioteche, musei, sartorie, collezioni private, cataloghi, registrazioni, riproduzioni, come quelli, per esempio, dell’Istituto Luce, di Cinecittà, della Rai o di altri enti nazionali. Attraverso testi personali, cimeli, lettere, disegni, costumi, fotografie, installazioni multimediali e testimonianze illustri, la mostra propone un viaggio indietro nel tempo, nell’universo di Totò, raccontandone in dettaglio la vita e l’arte. L’allestimento stesso è stato concepito in modo da offrire ai visitatori un ritratto complessivo dell’attore e dell’uomo. I risvolti umani della sua vita e della sua carriera sono puntualmente narrati e documentati, parallelamente ai successi teatrali, cinematografici e televisivi. Di Totò sono esposti i costumi e gli oggetti che indossò in scena recitando sui palcoscenici delle riviste e degli avanspettacoli o davanti alle telecamere per i film e gli sketch televisivi che lo hanno reso famoso. Un artista a tutto tondo, il cui talento si è contraddistinto anche nel campo della poesia e della canzone. Tanti i testi originali delle raccolte di versi e dei brani da lui composti che fanno parte del corpus della mostra romana. Tra tutte spiccano la poesia «A livella» e la canzone «Malafemmina». Ma non mancano all’appello le testimonianze di registi, attori, critici, scrittori che Io hanno ammirato o che hanno lavorato con lui, da Pasolini a Fellini, da Nanni Loy a Eduardo e Peppino De Filippo, da Mario Castellani a Nino Taranto, da Aldo Fabrizi ad Anna Magnani. Quasi cento i film interpretati da Totò (97 per l’esattezza): alcuni, come «Guardie e ladri», diretto nel 1955 da Monicelli e Steno, o «Uccellacci e uccellini» del 1966 con la regia di Pasolini, assai apprezzati dalla critica; altri, invece, meno fortunati, oggetto di critiche spesso ritrattate dopo la sua scomparsa. In ogni caso, Totò resta una firma indelebile nella cultura del Novecento, in virtù di uno stile estroso, ironico e anarchico.

La mostra, voluta dall'«Associazione Antonio de Curtis in arte Totò» e dal Comune di Napoli, promossa da Roma Capitale, permette così di rievocare, soprattutto alle giovane generazioni, una figura poliedrica, fiera delle proprie origini partenopee. Totò era solito dire infatti: «Non c’è nessuna discrepanza tra la mia professione, che adoro, e il fatto che io componga canzoni e butti giù qualche verso pieno di malinconia. Sono napoletano e i napoletani sono bravissimi nel passare dal riso al pianto». Di Pasolini sono esposti i disegni realizzati per «La Terra vista dalla Luna» (episodio del film «Le streghe»), di Fel-lini quelli che lo ritraggono come un artista senza tempo, di Scola quelli composti per la rivista satirica «Marc'Aurelio». E ancora, oltre una poesia scritta da Paolo Conte, in bacheca ci sono ima serie di fotografie che ritraggono Totò insieme ai grandi personaggi del Novecento.

La mostra comprende infine un aspetto meno noto di Totò: il suo rapporto con la pubblicità, che lo ha visto testimonial di alcuni prodotti italiani del boom economico, come la Lambretta, la Perugina o il Brodo Star. A chiudere l’esposizione, la sezione «Nessuno mi ricorderà», frase da lui pronunciata prima di morire, dedicata ai suoi funerali. Furono tre, il primo a Roma, il secondo a Napoli e il terzo, sempre nel capoluogo campano, nel Rione Sanità in cui era nato.

Nicola Di Mauro, «La Voce e il Tempo», 21 gennaio 2018


Riferimenti e bibliografie:

  • an.fu., «Arte e luoghi», anno XII, n.2, febbraio 2017
  • Umberto Cantone, «Repubblica», 12 febbraio 2017
  • Paolo Mereghetti, «Corriere della Sera», 30 marzo 2017
  • «Corriere della Sera», 2 aprile 2017
  • «Il Saviglianese», 5 aprile 2017
  • E. Cost., «Corriere della Sera», 7 aprile 2017
  • Adele Brunetti, Pier Luigi Razzano, Carlo Franco, «Repubblica», 15 aprile 2017
  • «Sei», anno VI, n.63, aprile 2017
  • Giuliana Gargiulo, «Surrentum», anno XXXVII, n.3, maggio 2017
  • Savio De Marco, «Informare», anno XV, n. 169, maggio 2017
  • Fulvio Mele, «Informare», anno XV, n. 169, maggio 2017
  • Vincenzo Russo Traetto, «Informare», anno XV, n. 169, maggio 2017
  • Barbara Giardiello, «Informare», anno XV, n. 169, maggio 2017
  • Giuseppe Sciavilla, «Il Risveglio Popolare», 28 settembre 2017
  • «Il Popolo», 2 novembre 2017
  • sb, «Il Piccolo», 3 novembre 2017