Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1928


Rassegna Stampa 1928


Totò


Alla Sala Umberto I

La Compagnia Isa Bluette-Totò debutterà stasera alle ore 21,30 precise. Vi resterà fino alla fine di febbraio, mietendo allori e facendo esauritissimi. Di già le prenotazioni sono molte.
Tra le novità che verranno presentate nel corso della stagione, due sono già consacrate dai grandi successi dell'alta Italia : « Girotondo » e « Il Paradiso delle donne ».
La Compagnia debutta con « Madama Follia» in 3 atti e 16 quadri di Ripp e Bel Ami.

«L'Impero», 24 gennaio 1928


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A tutti coloro che vogliono trascorrere le ore della sera a teatro e cui non aggradano i leoni, non gli àndrocli nè va a fagiolo la voce dei tenori nipponici, si è posto ieri sera un difficoltoso problema:

Umberto o Margherita? Margherita o Umberto?

All'Umberto c’era un debutto. Al Margherita, una novità.

All'Umberto : Isa Bluette, Totò, Mario Castellani, Minnis Lises, Alba de Rubeis, Dino Lugara, Pucci e Stellina Toschi, Ripp, Bel-Ami, Enrico Patrese, Mario Capellan, Achille Moresca e « Madama Follia... »

Al Margherita: Titina, Macario, Fernanda Vinci, Lino Medini, Vittorio Audlfredi, Maria Macario, Felice Rizzi, la Mirri, Oiga Engelberg, Dino Falconi, Ermete Liberati, il cavalieri Boeris, il maestro Storaci, il commendator Fiandra ed « Ultima ora... »

Saporoso il debutto.
Attesa la novità.
Pari rallettamento.
Ed allora?

Follie del mondo, nella accurata ripresa che ci ha ieri sera presentato la nostra buona amica tota lsa Bluette, hanno valso a rivelare al pubblico romano Totò, il più o-ri-gi-na-le comico dei nostro teatro di riviste.

Ottimo dicitore, buon cantante, contorsionista di eccezionale abilità, ricco di quella inesauribile ed innata comicità che potrebbe annotarsi sul passaporto come dato segnaletico per i nati sotto il cielo purissimo delia felice Partenope, Totò manda i pubblici in visibilio con le sue macchiette personalissime e saporosissime che ne fanno indiscutibilmente il « Petrolini della rèvue ».
A fianco di lsa Bluette — che alle virtù molteplici e prodigiose della scena, accoppia il lieve peccato di porsi in testa della parrucche bionde che non mi garbano affatto -— Totò, Castellani, il Vaser, il Camozzo ebbero dal pubblico entusiastiche accogliente e ripetute richieste di bis. Tutti i finali degli atti furono trissati.

«L'Impero», 26 gennaio 1928


La serata in onore di Totò
alla Sala Umberto

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Totò: la parola sembra un sorriso di fanciullo e ricorda instintivamente o qualche cosa di molto infantile o un colpo di grancassa da fiera in un barraccone da fiera paesan. No, non è cosi, non appena si vede Totò vien fatto di esclamare; « Ma come è serio! »

La comicità di questo nuovo « astro » del Teatro di Rivista italiano è spontanea, naturale e soprattutto originale. Cercare di descriverla, di studiarne le parti e di criticarne i difetti è cosa troppo lunga d anche se lo spazio tiranno me io concedesse potrebbe forse riuscire, e perchè no, anche troppo diffìcile per un modesto critico. Mi contenterò di dire che Totò, nelle sue « macchiette » tutte indovinatissime e ricolme di uno spirito fine e simpaticamente signorile, non ha imitato nessuno dei comici, sia dell’operetta che della Rivista, che fino a ieri passavano per la maggiore.

Parliamo un po’ anche dei difetti di Totò, poiché questa « spennellata dai vero » non è un sofiletto reclamistico compiacente più o meno disinteressato come potrebbe sussurrare qualche lingua troppo pagana. Abbiamo detto che Totò è un « astro » nuovo (difatti sono passati appena pochi mesi dal suo debutto nella rivista) e questo è il primo dei suoi difetti, che del resto scomparirà sicuramente col tempo, quando egli avrà anche imparato a non uniformare un po’ troppo, soprattutto in ciò che costituisce la dinamica azione delle sue « macchiette », i suoi personaggi che sono una prova continua dell’arte comica pura, scesvra da istrionismi e da pagliacciate, e della sbrigliata fantasia di quello che abbiamo chiamato il « comico di domani ».

«L'Impero», 14 febbraio 1928


La serata d'onore di Totò all’Umberto

Il pubblico rumorosissimo che convenne ieri sera alla Sala Umberto I per festeggiare Totò rimase oltremodo soddisfatto e contento. Rise e si divertì un mondo alle battute comiche dello straordinario, originale artista, che sa profondere a piene mani, da gran signore, la giocondità e il buon umore.

I battimani calorosi e ripetuti con cui fu salutato ieri sera Totò, i diversi doni e i fiori offertigli stanno a dimostrare di quante e vive simpatie egli sia circondato, il successo del lavoro dato ieri sera per la beneficiala di Totò, « Madama Follia », fa si che lo spettacolo si ripete per intero questa sera.

Intanto si preannuncia per domani sera, mercoledì, l’attesa novità « Girotondo », super-rivista di Ripp e Bel Ami con una messa in scena sfarzosa, veramente grandiosa e originale, che in altre città d'Italia ha riportato un clamoroso successo.

Giovedì grasso straordinario «matinée» alle ore 5 con « Girotondo ».

«L'Impero», 15 febbraio 1928


ALL’UMBERTO. — Dato il successo veramente strepitoso di « Girotondo », l'acclamata Rivista di Ripp e Bel Ami si continua a replicare anche stasera.

E' imminente l'andata in scena di « Baraonda » che è una specie di refrain delle migliori e riuscite Riviste di Ripp e Bel Ami, un pot-pourri graditissimo e simpatico.

Continua con grande affermazione di plauso e di consensi il successo di Bluette e Totò.

«L'Impero», 23 febbraio 1928


Alla Sala Umberto la compagnia Maresca, con Isa Bluette e Totò, passa di successo in successo. Debutto con « Madama Follia », seguita da « Il paradiso delle donne », due riviste molto apprezzate dal publico.

Isa Bluette è stata accolta con grandi acclamazioni, e il suo ritorno tra noi ha richiamato in teatro moltissimi ammiratori, che hanno festeggiato la deliziosissima soubrette. Accanto a lei furoreggia Totò, un comico dei più originali e dei più brillanti, che, con le sue singolari trovate e le sue boutades, provoca le più schiette risate e i più calorosi applausi.

Anche gli altri esecutori, la Lises Minnie, la De Rubeis, il Castellani, la Castellani, il Vaser, il Lugara, sono giustamente applauditi, insieme alle prime ballerine Stellina e Pucci Toschi e al danseur Gianni Lombardi.

Fantasmagorica la messa in scena, costumi di una originalità senza precedenti e giovani e belle le ballerine.

«Cafè-Chantant», 28 febbraio 1928


Alfredo Orsini, che nella Compagnia Maresca, pare non si trovasse più bene dopo la scrittura dell'artista di varietà Totò, è passato comico della Regini-Lombardo, in sostituzione di Gino Bianchi che è dovuto ritornare con la Compagnia Maresca-Eller.

«Corriere Emiliano», 5 aprile 1928


Questa sera «Girotondo», avrà la sua ultima replica, in onore di Totò.

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Lo spettacolo risponde a quella che si chiama comunemente la serata del brillante.

Il pienone, quindi, non mancherà, in omaggio alla consuetudine — ma anche perchè il seratante gode e merita le grandi simpatie del pubblico.

Di Totò abbiamo scritto, molto volentieri, nella prima e nell’odierna sua esibizione padovana. Per non ripeterci, aggiungeremo, stavolta, ad un clichè, le impressioni d’un collega romano sull’ artista simpaticissimo.

Totò ha potuto rivelarsi solo il giorno che l’occhio esperto ed accorto di un capocomico intelligente seppe trarlo dall’incerto e vago campo del variété per porlo nel suo naturale regno della rivista. E della rivista Totò, oggi, è il comico più adatto.

Quali sono i mezzi di cui questo singolare artista si serve per suscitare il riso?

Semplici in apparenza, ma complicati nelle origini e portati a quel punto di grande naturalezza [...], solo attraverso uno studio paziente e tenace.

Allorché egli si presenta in scena, con quel suo passo elastico, un’ondata di buonumore si diffonde per la platea e gli animi si apparecchiano alla più spensierata giocondità. Il suo ingresso è un impegno a far trascorrere tre ore di buon umore — e non viene inai meno alla promessa.

E’ innegabile che in Totò è insito il senso più spinto della parodia: nelle sue interpretazioni si può magari scorgere la imitazione — ma ampliata, deformata, resa grottesca nell’espresso giuoco scenico in cui la smorfia, lo strizzare d’un occhio, il dimenare del capo esulano dal lazzo pagliaccesco per assumere una loro proprio fisionomia artistica.

Sfidiamo l'uomo più ipocondriaco a conservarsi tale alla presenza dell'originalissimo e giovane attor comico napoletano che porta perennemente con sé il fresco sorriso della sua terra che pure è stata ed è feconda di tali eccellenti artisti.

Totò non è più l'interprete, ma il collaboratore prezioso degli autori; egli non è pago [...] Sono silenzi sapienti, è il dimenare comico della persona, un seguito di gesti più eloquenti di venti battute di spirito.....

«Il Veneto», 22 aprile 1928


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Totò, al secolo Antonio Clemente. Il quale da qualche sera, va divertendo il pubblico del nostro Garibaldi.

Artista di razza, Totò può bene vantarsi di saper salvare una situazione come una rivista. Meraviglioso nel trucco, crea una serie di macchiette gustosissime, diffondendo la risata anche tacendo. Accanto a lui, con riorse un po’ differenti, ma pur sempre irresistibili, trionfa deliziosamente Isa Bluette.

Mille ed una donna è un lavoro che vale pochino. Ma Isa Bluette e Totò rimangono due elementi eccezionali. Questa sera li vedremo in Baraonda.

«Il Veneto», 24 aprile 1928


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«Il Lavoro», 2 giugno 1928


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Totò, l'inesauribile alimentatore di gaiezza sulle scene del «Genovese» darà questa sera il proprio spettacolo d'onore, presentandosi — sotto le vesti di Celestino e di Floridoro — nella vecchia e sempre airzillotta Santerellina di Hervé.

La simpatia che lo spassoso artista gode nel nostro pubblico, e la curiosità di conoscerlo sotto un nuovo aspetto della sua poliedrica comicità, richiameranno senza dubbio un pubblico numeroso e plaudente.


A vedere la fiumana di gente che ieri sera si riversava al «Genovese» si sarebbe potuto credere alla rappresentazione di chissà quale importante novità.

Si dava invece la non più giovane ma sempre gloriosa Santarellina di Hervé, e lo spettacolo era in onore del comico Totò, che vi riscosse battimani a iosa, suscitando nella folla imponente il più schietto buonumore.

Egli allietò la parte di Celestino di una pazza vivacità e di una irresistibile vis comica, ricevendo le più calde dimostrazioni di simpatia e l’omaggio di fiori e doni.

Angela Ippaviz concesse al personaggio della protagonista molta grazia e molta malizia, sfoggiando una deliziosa birichineria, che le fu ripagata di copiose approvazioni.

Un'affascinante Corinna Elsa Ferri e ottimi tutti gli altri: dal De Rubeis, un sobrio e spassoso Maggiore, al D'Aste, dotato di pregevoli mezzi vocali, alla brava De Rubeis, al Marchetti, al Manfrino, alla Fioretti, alla De Santi, al Barzacchi.

L'orchestra fu guidata con vigile bacchetta dal valente maestro Rlzzola.

A richiesta generale questa sera Santarellina si replica, mentre si annuncia per domani sera la prima rappresentazione di Margery, operetta trepidante in tre parti e cinque quadri di Yvan Darclée, con adattamento ritmico di G. Cortesi.

«Il Lavoro», 21 e 22 giugno 1928


Alfredo Orsini, è stato scritturato nuovamente da Achille Maresca, in sostituzione del comico Totò, che ritorna al varietà. Sembra che il Maresca intenda lasciare il genere rivista, per l'operetta.

«Gazzetta di Parma», 13 settembre 1928


1928-09-18-L-Impero-Toto

Si può, mentre l'attor comico si inchina dinanzi all'entusiasmo della platea, meditare sull'importanza di certe risate.
Queste, per esempio, che scrosciano nel teatro folto e che sembrano vibrare lunghissime anche nella calma che le segue, hanno l'importanza dell' «aria aperta», hanno l'importanza del «naturale».
E si può lodare lo stimolo: questo che ci guarda con gli occhi roteanti in uno stupore gioioso, che gira e rigira fra le mani il cappello a barchetta e che guizza in contorcimenti ardui in pose inverosimili; serio, aristocratico, stranamente grave, come se il cervello lo avesse disteso sotto l'epidermide. Totò...

1928 09 18 L Impero Madama Follia Toto intro

Salutiamo Totò, comico italiano, comico fascista, come si saluta un'espressione limpida, giovane, sana della nostra razza: salutiamo Totò, come si saluta un campione di virtù fisica, un ginnasta dell'arguzia, un funambolo vertiginoso dell'allegria.
E vogliamo definire Totò non giullare che si sbocca per il sollazzo per le plebi - la sua valentia può fare a meno dei [...] - ma sintesi estrema di caratteri vivi, campionario violento di colori che si fanno più fievoli nelle diuturne metrature della realtà.
Si ride! Meditiamo sull'importanza delle risate...

D., «L'Impero», 18 settembre 1928


La serata d'onore di Totò all'Adriano

Questa sera si replicherà ancora « Si, si, Susette », per la serata in onore del comicissimo Totò il quale, per l'occasione si esibirà in alcune delle sue caratteristiche macchiette. Sarà certamente il trionfo del buonumore.

«L'Impero», 9 ottobre 1928


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«La Stampa»,14 dicembre 1928


1928 12 15 Gazzetta di Parma Alfredo Orsini Toto L

«Gazzetta di Parma», 15 dicembre 1928


1928 12 16 Gazzetta di Parma Si si susette Il paradiso La stella del charleston Girotondo intro

Dopo le recite di Emma ed Irma Gramatica, sarà per alcune sere al nostro Reinach la compagnia di riviste di Achille Maresca, di cui fan parte Alfredo Orsini, l’Ipjpavitz e Totò, che offrirà al pubblico diverse interesisianti novità.

Sì, si, Susette; Il paradiso delle donne; La stella del charleston; Girotondo.

I parmigiani, in fatto di divertimenti non possono proprio lamentarsi. E' il caso anzi di esclamare: troppa grazia Sant’Antonio! Avere contemporaneamente una primaria Compagnia d’operette, ed una non meno promaria Compagnia di riviste, non è cosa di tutti i giorni, nè di tutte le città.

E che ne sarà quando anche il Regio sarà aperto? Evidentemente è una gran verità che il parmigiano ama divertirsi!

«Gazzetta di Parma», 15 dicembre 1928


Giovedì 20 avrà luogo il tanto atteso debutto della primaria compagnia di Riviste Achille Maresca con "Sì.. sì.... Susette" l’ultimo grande successo del teatro di riviste. La messa in scena è di una grandiosità eccezionale in spettacoli del genere.

Vi prendono parte la Ippaviz, Orsini, Totò tutto il corpo di ballo che è composto di oltre 20 girls. Nel teatro, prospicente l’orchestra, verrà posta una pedana, come è in uso nei principali teatri di Parigi, Londra, Berlino, ecc., per la passeggiata finale del corpo di ballo e principiali artisti.

La compagnia si tratterrà fra noi quattro sole sere e darà quattro novità di grande lusso.

«Gazzetta di Parma», 18 dicembre 1928


1928 12 20 Gazzetta di Parma Si si susette intro

Questa sera debutta al Teatro Reinach la Compagnia di Aehille Maresea con un lavoro die viene a noi preceduto da grandi successi: SI.... SI... SUSETTE di Ripp e Bel Ami.

La rivista che si rappresenta questa sera per la prima volta a Parma può considerarsi fra le più riuscite. Non è possibile, in un rapido preavviso del debutto della Compagnia, seguire la sbrigliata fantasia dei due autori. I quadri del primo atto sono tutti coreograficamente interessanti e tali che affermano subito il successo. Il secondo atto è ricco di trovate, contiene la parodìa del Rigoletto e del Barbiere di Siviglia, che i viaggiatori di un dirigibile ascoltano durante il viaggio verso l'isola di Honolulu, dove appena scesi passano di sorpresa in sorpresa. Il secondo atto si chiude con grandioso finale e con una fantasmagorìa di costumi, di luci e di colori. L’interesse dei vari quadri contrariamente a quanto di solito avviene, si mantiene sempre vivo, anche nel terzo atto, pieno di trovate divertentissime.

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Gl’interpreti principali sono: Angela Ippaviz, l’indiavolata soubrette, e provetta ballerina, il comico Totò, e quel simpatico attore brillante Alfredo Orsini, che tante simpatie gode fra noi. Il grandissimo corpo di ballo, sfilerà nella pposita pedana rialzata, lungo la prima fila delle poltrone. Spettacolo di primo ordine che a Bologna si è ultimamente replicato per dieci sere consecutive.

Durante la breve stagione, darà altra due novità : Il Paradiso delle donne e la Stella del Charleston.

Si assicura che sono tutti spettacoli, privi di scurrilità, ai quali possono assistere anche le famiglie.

«Gazzetta di Parma», 20 dicembre 1928


1928 12 21 Gazzetta di Parma Si si susette intro

Ancor prima dell'inizio dello spettacolo, il cartello «tutto esaurito» faceva bella pompa di sè al botteghino del teatro. E molta gente, ha dovuto ritornarsene indietro, e rimandare ad altra sera il desiderio di ammirare questa ricchissima compagnia di riviste che Achille Maresca da un paio d’anni conduce, con ognor crescente fortuna, in giro per l'Italia.

Tutto questo valga a indicare la viva aspettativa del pubblico, il quale se non ha trovato nella rivista Sì, sì, Susette, una delle tante manipolate con minore o maggior fortuna d'agli inesauribili Ripp e Bel Ami, maggior spirito e maggior sugo di tante altre idee del genere, non ha certo provato delusione per la grandiosa presentazione di una compagnia che può gareggiare — nel genere rappresentato — con le migliori formazioni straniere.

IL successo dello spettacolo, più che nella rivista, — un susseguirsi vertiginoso di scene, di quadri — alcuni (non troppi) gustosi, parecchi altri scipiti e inconsistenti — è da attribuirsi dunque al'esecuzione perfetta di tutta la Compagina, ed in particolar modo alla sfarzosa, ineguagliabile cornice d’eleganza e di scintillio entro la quale è stata presentata.

Costumi di finissimo gusto e inconsuete ricchezze, scene sontuose, azioni coreografiche svolte secondo le più attraenti variazioni dei corpi di ballo stranieri replicate passeggiate con i più succinti e svolazzanti costumi, tutto è stato, senza risparmio e con fine accorgimento, condensato nella rivista per appagare l’occhio e per tener sempre viva l'attenzione degli spettatori.

Scarso lo spirito — se ne togliamo quello travasato dal Totò, un comico felicissimo ed efficace nella maschera e nelle sue mosse di giraffa, se pure nel frizzo e nella causticità tendenzialmente petroliniano; piuttosto vuote e con poco sale, la musica ; ma inesauribili ed ingegnosi i procedimenti per strappare il pubblico dall'indifferenza e per trascinarlo all'applauso.

Applausi che se non sono stati frequenti nel corso dei quadri, sono però fioccati numerosissimi dopo ciascun atto, all’indirizzo dell’Ippaviz, scintillante di brio, d’eleganza e di vivacità, dell'Orsini, e del Totò. Questa sera Il paradiso delle donne. Novità.

«Gazzetta di Parma», 21 dicembre 1928


Anche ieri sera - come avevamo previsto - il Reinach rigurgitava di pubblico, attratto e dalla simpatia con cui segue le recite della compagnia Maresca e dalla novità in programma.

Novità che, inscenata con sfarzo inaudito - in una gloria di luci e di colori - ha ottenuto, per merito degli interpreti, quel successo che forse le sarebbe mancato se fosse stata presentata in un'edizione meno ricca ed altri attori.

Il paradiso delle donne (tre atti di Rip e Bel Ami) non si stacca infatti dalle altre produzioni del genere: anche qui, come in ogni altra rivista, una rapida successione di quadri smaglianti concatenati più o meno logicamente fra loro; un susseguirsi di frizzi spiritosi e... no; uno spumeggiare di trine; uno scintillio di bellezze femminili… Il tutto rivestito da una musichetta a volte lieve e carezzevole, a volte rumorosa e frenetica non sempre originale, ma pur sempre piacevole.

E poi l'interpretazione della Ippaviz indemoniata e simpaticissima; di Orsini e Totò la cui signorile comicità sulle ondate di buon umore; uno spettacolo insomma che, per tre ore buone, a vinse gli spettatori costringendoli al pranzo caloroso.

Bellissimi i costumi di Ramo e gli scenari di Bosio. Stasera un'altra novità che sarà diretta dall'autore: Stella del Charleston, di A. Pragna punto indubbiamente un altro «pienone».

«Gazzetta di Parma», 22 dicembre 1928


Tutte queste riviste, qual più qual meno, si assomigliano tutte: nella musica, come nei quadri scenici di cui si compongono. non è quindi da meravigliarsi se anche La stella del charleston, rappresentata ieri dalla compagnia di riviste di Achille Maresca, non contenga nulla di speciale di originale.

Il filo conduttore che l’informa è l'esaltazione della danza moderna (ballo tipo dell’epoca il «Charleston») in contrapposizione dei balli - ormai trapassati - che deliziavano i nostri antenati.
Su questo treno e filo gli autori Manca e Refrain hanno imbastito diverse scenette - quali ricche di allegre trovate, di maliziosa arguzia, popolate di caricature di soggetto comico e pittoresche - quali agganciate lì… per far numero; e il M. Fragna vi ha intessuto una musichetta spesso piacevole, ricca di ballabili moderni e antichi condotti con felice scorrevolezza ritmica e melodica.

Ma la parte migliore di questa - come di tutte le altre riviste che abbiamo udite - consiste nell'esecuzione, nell' allestimento scenico. Questa ricchissima Compagnia fa di ogni lavoro una vera e propria creazione, presentandolo con gusto e sfarzo impareggiabile, con ricchezza di costumi deliziosi, in un tripudio di luci e di colori che afferrano lo spettatore e lo costringono a tenere sempre gli occhi fissi sul palcoscenico sfolgorante.

Quando a ciò si aggiungono le fantasie spiritose del Totò, un macchiettista veramente gustoso e spesso originale, la elettrizzante vivacità delle elegantissima Ippaviz, la fine e sempre piacevole comicità di Alfredo Orsini, e l'ottima collaborazione di tutto il numeroso complesso di attori e di ballerini, si sarà compreso come, nonostante la scarsa consistenza di questo genere di lavoro, il pubblico sia spesso trascinato al riso, all'ammirazione, agli applausi.

Applausi che iersera proruppero numerosi all'indirizzo non solo dei sunnominati attori, ma anche dell'autore M. Fragna, direttore egregio dell’orchestrina. Quest'oggi la compagnia da le sue due ultime rappresentazioni: di giorno La stella del Charleston, di sera Si… si, Susette.

«Gazzetta di Parma», 23 dicembre 1928


Articoli d'epoca, anno 1928

Chi è Totò?

U.M.B., «Il Piccolo», 1 febbraio 1928
Chi è Totò?


Altri artisti


Articoli d'epoca, anno 1928

Comoedia, 15 agosto 1928 - Scarpetta e i suoi comici
Comoedia, 15 luglio 1928 - Angelo Musco - Impressioni d'America