Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1941

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Rassegna Stampa 1941


Indice della rassegna stampa dei film per l'anno 1941

L'allegro fantasma (Distribuzione 31 marzo 1941)


Totò

Articoli d'epoca, anno 1941

11 Lug 2019

Totò caporale per un giorno

Totò caporale per un giorno Il 22 marzo 1941 presso il Teatro Lirico di Milano, organizzato dal Dopolavoro Provinciale, si tenne uno spettacolo per le Forze Armate dal titolo "Rancio in teatro". La Compagnia Totò era in tournée in tutta Italia e a…
Daniele Palmesi, Federico Clemente
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Totò in «San Giovanni decollato»

Totò in «San Giovanni decollato» «San Giovanni Decollato», se cosi può ancora chiamarsi questa riduzione cinematografica, ha tradito, a parer mio, le speranze e le aspirazioni di Liborio Capitani, il quale, dopo avere avuto il merito di rivelare…
Osvaldo Scaccia, «Film», anno IV, n.3, 18 gennaio 1941
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1941 01 02 Tempo Quando meno te l aspetti intro

Tutto il meglio che c’era sulla piazza è stato preso da Galdieri per la nuova rivista «Quando meno te l’aspetti». Perfino troppo, nel senso che i numeri costringono l’autore a ridurre al minimo il testo. E il pubblico vuole dal fortunato Michele la satira, l’intreccio, la trovata base.

Totò e la Magnani sono il binomio clamoroso dello spettacolo. Totò è apparso in frac. Sono sicuro che ha accettato di entrare in questo lavoro per il frac. Tutta la sera egli è stato brillante e leggero. Non sapeva la parte secondo il solito tuttavia era contento di ritrovarsi sul palcoscenico, dopo la lunga cattività del cinema, come un’anitra nell’acqua, e inventava molte cose curiose: a un tratto si fece dare il copione dal suggeritore per rammentarsi una battuta. Questo straordinario individuo è minato dalla pigrizia.

Anna Magnani mi è sembrata perfino bellissima, elegantissima, eccetera. Parecchi parlavano bene di lei e io le avrei trovato volentieri qualche difetto. Invece mi piace il suo canto nebbioso, il suo « esse », le sue gambe uguali a quelle di Irene Dunne. Poi anche gli altri sono stati vivaci; prima di tutti Henry First e Mathea Mariefield diventati una istituzione del «Quattro Fontane». Lia Origoni canta molto bene ma troppo sul serio; Paola Paola è proprio una cara gallinella, appare in sogno con le penne ai giovani piuttosto sensuali; Castellani e la Orlova sono stati, diciamolo, valenti e bolognesi.

Molte richieste di bis. Il pubblico si è liquefatto per un buon quadro con una ventina di Margherite Gautier danzanti, commentato da quella romantica canzone che contamina la Traviata con un motivetto.

Nessuno insomma si è pentito dei prezzi in verità salati: e io non dovrei toccare questo tasto perchè ho avuto due biglietti gratis.

Mi pare che nel finale Galdieri abbia esposto con avarizia una sicura idea, anche da un punto di vista coreografico: il tempo visto attraverso le operette famosissime poteva permettere qualunque sorpresa scenica. Ma io sono esigente con Galdieri perchè egli è in grado di prepararci come nessun altro, nel suo campo, qualche cosa di inedito.

Zavattini (Cesare Zavattini), «Tempo», anno V, n.84, 2 gennaio 1941


AL QUATTRO FONTANE oggi, festa dell'Epifania, alle 17 e alle 21, due spettacoli con repliche della grande rivista «Quando meno te l'aspetti» di Michele Galdieri, con lo spassoso Totò, l'Anna Magnani, le ballerine di Gisa Geert e l'Orchestra Derewisky.

«Il Messaggero», 6 gennaio 1941



L’ultimo film di Totò « L’allegro fantasma », si gira in questi giorni in Sicilia, dove la numerosa Compagnia, capitanata da Amleto Palermi si è trasferita per realizzare a Palermo le scene esterne. Oltre ai protagonista Totò, partecipano al film Franco Coop, Elli Parvo, Lidia Johnson e sua figlia Gioia Eredi, Amelia Chellini, Dina Perbellini, Giuseppe Rinaldi, Mario Giannini, Livia Minelli e l'acclamato Trio Primavera della Radio. Collabora alla direzione Pier Luigi Faraldo; le scenografie sono di Gastone Medin; le musiche e canzoni originali di Dan Caslar.

«Il Lavoro», 7 gennaio 1941


1941 02 02 La Domenica del Corriere intro

Se gli spettatori delle pellicole comiche avessero modo di assistere alla ripresa di quei lavori che riescono più o meno felicemente a suscitare la loro ilarità, stupirebbero nel constatare quel che talvolta costi in fatiche e preoccupazioni (ed anche in solenni arrabbiature!) la fabbricazione di una risata.

Il film comico è tra i generi cinematografici più difficili: si tratta di rendere disinvolte situazioni paradossali, e per giungere a tanto registi, autori ed attori debbono mettere alla frusta tutte le loro risorse. Così accade che dopo prove e riprove, quando tutti sono stufi e ristufi di girare la stessa scena con piccole varianti, e la testa è divenuta pesante e la tensione nervosa si è andata facendo acuta... quando, infine, la situazione sembra resa nel modo migliore, puoi allora vedere il regista battere un pugno convinto sul tavolino più prossimo e - gli occhi fuor dall’ orbita, i nervi a fior di pelle — gridare: «Perdinci! Spero che così si dovrà ridere sul serio! » Alle parole farà eco null’ altro che qualche «Meno male! » mormorato qua e là, e un generale sospiro di sollievo.

Un tempo...

Una volta la pellicola comica era cosa più facile; il nostro Polidor, che fu certo l'attore comico più popolare del suo tempo, (e benché quasi sessantenne nutre ancora qualche velleità cinematografica, tanto che lo si è visto di recente nella parte secondaria di un ottimo lavoro) assicurava che per far ridere il pubblico del cinema bastava aggirarsi attorno a questa ricetta : « Una dozzina di ruzzoloni, dieci uova fradicie gettate in piena faccia, un secchiello di vernice colorata da far cadere addosso al protagonista rigorosamente vestito' di bianco, il qual protagonista leggendo il giornale finirà in una' botola aperta sul marciapiede. A contorno una vicenda che permetta di compiere memorabili litigi con la suocera, invariabilmente personificata da una donna-ciclone ».

Genere farsesco che faceva pericolare sotto le più rumorose risate le volte dei saloni cinematografici; genere che ora crollerebbe sotto un uragano di fischi.

Allora si voleva strappare la risata ad ogni costo: «o ridi o ti sparo! » Oggi, su un’ora e mezza di programmazione, il pubblico non vuole più d'ima decina di minuti di risate vere e proprie; per il resto del tempo gli basta sorridere.

...e oggi

Nemmeno la seconda maniera, che si ebbe con la ricetta americana, pare abbia più fortuna.

A Cinecittà, dopo qualche sforzo riuscito solo in parte, si è invece sulla buona strada; ha cominciato Macario (da notare che il divertente attore piemontese è quant’altri mai nervoso ed irascibile prima di entrare nel raggio d’azione dell'obbiettivo) che con le sue « barzellette» ed i pomelli rossi sugli zigomi, ha già saputo dare al cinema italiano... diecimila metri di pellicola divertente. Ha continuato Totò il quale, dotato di una maschera che ricorda da vicino quella di Buster Keaton, vi ha aggiunto quei prodigi distorsionistici che sono una sua specialità personale.

E con Macario e Totò vi è ormai a Cinecittà tutta un’altra serie di attori specializzati, dove non mancano neppure le donne, prima tra le quali Titina De Filippo l'incapacità femminile a «render bene» nel film comico, specie nel confronti della donna giovane e graziosa. Si era convinti che le donne non potessero strappar altro che sospiri accorati (se non proprio accorate lacrime!) agli spettatori del cinema; negli ultimi film di Macario abbiamo invece visto una... ragazza in gamba quale può essere la versatile Silvana Jachino, mostrarsi capace di far nascere la risata più spontanea. E questa... è un'altra conquista del cinema!

Jori, «La Domenica del Corriere», anno XLIII, n.5, 2 febbraio 1941


Le voci che corrono nell’ambiente teatrale sono sempre soggette ad improvvise ed imprevedibili variazioni, ma le riportiamo ugualmente a titolo di cronaca ed i nostri lettori non ce ne vorranno se talvolta il corso degli avvenimenti sarà diverso da quello annunciato dalla nostra pur volenterosa e diligente fatica di cronisti. Annunciammo che la formazione Totò-Magnani avrebbe proseguito per qualche tempo ancora le recite al Teatro Quattro Fontane, presentando nuovi quadri se non proprio una nuova rivista. Ma un vantaggioso contratto con il Mediolanum di Milano, concluso dopo laboriose trattative, ha rimandato ad altra epoca le novità già in preparazione per Roma.

La Compagnia gestita da Epìfani e Aulicino è quindi attualmente in viaggio per raggiungere Milano, dove rinnoverà certamente il successo romano e quello che sta ottenendo nell'attuale serie di debutti: Arezzo, La Spezia, Firenze ecc.

«Film», 8 febbraio 1941


MEDIOLANUM. — La Compagnia Navarrini si congederà domani con due rappresentazioni della rivista Il mondo in camicia. Lunedi il teatro rimarrà chiuso. Martedì sera inizierà i suoi spettacoli la Compagnia di riviste Totò con Anna Magnani con una novità «Quando meno te l’aspetti», di Michele Galdieri.

«Corriere della Sera», 15 febbraio 1941


1941 02 19 Corriere della Sera Quando meno te l aspetti L

Oltre che autore di questa nuovissima rivista in due atti e moltissimi tempi. Michele Galdieri ne è stato il regista, e la sua mano abile si nota specialmente nei quadri a sapore parodistico legati alla gioconda vicenda; altrove la fantasia si. sbriglia liberamente, senz’altra norma che la varietà e senz’altro scopo che l'effetto. In tutti i casi il risultato d pienamente raggiunto, come hanno detto gli applausi del pubblico affollatissimo e gli innumerevoli bis. Totò, con la sua comicità istintiva e sempre efficace, ed Anna Magnani, con le sue qualità di attrice esperta e sicura, hanno divertito continuamente. Ma tutta l'esecuzione della numerosa e ben preparata Compagnia è stata ammirevole, e molti elementi si sono imposti, [...]

«Corriere della Sera», 19 febbraio 1941


1941 03 08 Corriere della Sera Rancio in Teatro intro

Lo spettacolo che il Dopolavoro provinciale organizza per il Dopolavoro delle Forze Armate avrà luogo al Lirico il 22 corr., alle ore 15.
Allo spettacolo prenderanno parte Tofano, De Sica, Giuditta Rissioni, Rosetta Tofano, Isa Pola, Enrico Viarlsio, Gluseppe Porelli, Paola Borboni, Olga Vittoria Gentilli e la Compagnia dell’Accademia: questo per la prosa; rappresentanti della rivista saranno Totò, Anna Magnani, la Orlova, ecc.; Ruggero Ruggeri dirà una lirica.
Il titolo dello spettacolo è: Rancio in teatro e Totò fungerà da « caporale di giornata ».
L'organizzazione dello spettacolo è affidata a Remigio Paone e Luciano Ramo, il quale ultimo coadiuverà Totò nella presentazione dei numeri, abilmente collegati tra loro cosi da formare uno spettacolo continuativo ed armonico.
Non è improbabile che a questo già lungo elenco di attori altri se ne aggiungano poiché, com’è prevedibile ogni artista presente sulla piazza di Milano vorrà collaborare alla completa riuscita di questo eccezionale spettacolo.

«Il Popolo d'Italia», 6 marzo 1941


1941 03 08 Corriere della Sera Rancio in Teatro intro

Lo spettacolo che il Dopolavoro provinciale organizza per il Dopolavoro delle Forze armate avrà luogo al Lirico il 22 corrente, alle ore 15, e sarà intitolato «Rancio in teatro». Allo spettacolo prenderanno parte Tofano, Do Sica, Giuditta Bissone, Rosetta Tofano, Isa Polo, Enrico Viarisio, Giuseppe Porcili, Paola Borboni, Olga Vittoria Gentili e la Compagnia dell’Accademia, nonché gli artisti della rivista Totò, Anna Magnani, la Orlowa, e altri. Un intermezzo di poesia sarà offerto da Ruggero Ruggeri, il quale dirà una lirica.

L'organizzazione dello spettacolo è affidata a Remigio Paone e Luciano Ramo. Quest’ultimo coadiuverà Totò, — che fungerà da «caporale di giornata», — nella presentazione dei vari numeri. Non è improbabile che agli attori già elencati altri se ne aggiungano.

«Corriere della Sera», 8 marzo 1941


1941 03 23 Il Popolo d Italia Quando meno te l aspetti intro

Un rancio che dura quattr'ore, non è un rancio, è un banchetto. Si vede che Luciano Ramo e Remigio Paone, nell'organizzare lo spettacolissimo svoltosi ieri al Lirico a favore del Dopolavoro delle Forze Armate, e gli artisti che spontaneamente hanno offerto la loro bella fatica, si son lasciati prendere la mano, come si dice, dal cuore. E ne è venuto fuori, come dicevamo, un banchetto in cui sono state servite celebrità della liica e della prosa e del varietà e della danza con una profusione e prodigalità che solo lo scopo per cui esso era destinato può giustificare in questl tempi di carte annonarie e di giuste e doverose rinuncio. Ancora una volta questo gran cuore di Milano ha avuto un palpito d'amore per i suol figli combattenti e all'invito del Dopolavoro Provinciale, che aveva, indetto il bellissimo spettacolo, ha risposto con uno slancio commovente. Anche ieri, come già era avvenuto alla Scala, molta gente che aveva acquistato il biglietto di poltrona o di galleria ha voluto offrirlo a camerati del Presidio, cosi che il colore dominante in tutto il teatro era anche Ieri quello grigio-verde. Ma attorno c'era pure la Milano più bella, più affettuosa, più prodiga e ha fatto da corona ardente ed entusiasta agli inconsueti spettatori, ai soldati feriti, al reduci valorosi dal combattimento. Questo era il clima, e voi potete pensare certamente a quale altezza di entusiasmo possa essere giunto quando gli inni nazionali intonati dalla banda del Dopolavoro «Alfa Romeo» e il saluto al Re Imperatore e al Duce, ordinato dal federale Ippolito, ebbero compiuto la fusione ideale tra civili e militari presenti in sala. Nella quale, oltre al federale Ippolito, erano il cons. naz. Sandro Giuliani, componente il direttorio del Partito, l'ecc. Rino Parenti, presidente deIl’O.N.D., il podestà sen. conte Gallarati Scotti e altre autorità, le quali non stavano insieme, tutte raccolte com’è consuetudine, ma s’erano sparpagliate un po' ovunque per stare cameratescamente insieme ai feriti di guerra che occupavano i posti d’onore in galleria.

Ed ora, con Io spazio che ci opprime con la sua miserevole insufficienza, dovremmo far la cronaca di questo spettacolosissimo rancio che per oltre quattr'ore ha fatto risuonare l'aurea volta del « Lirico » degli applausi più frenetici che mai spettacolo d’arte abbia raccolto. Non faremo questa cronaca, poiché ci sembrerebbe di diminuire il valore della partecipazione così entusiastica di tanti artisti perchè l’idea del Dopolavoro provinciale prendesse consistenza e raggiungesse il successo più alto. Tutti i nostri artisti più cari, da Lina Pagliughi a Ruggero Ruggeri, da Sergio Tofano a Totò, dal tenore Merli a Paola Borboni a Leila Gaio, e De Sica e Viarisio e Isa Pola, e Anna Magnani, e i bravissimi attori della Compagna dell'Accademia, e Giuditta Rissone e Rosetta Tofano, e chiediamo venia per gli altri nomi che non dimentichiamo pur omettendoli, tutti questi nostri cari artisti nulla hannd tralasciato per arricchire lo spettacolo con la loro cosi dissimile e pur sempre degna arte d’ognuno, danco prova d‘un amore d’italiani die onora, come ha sempre onorato, l'arte italiana. E bisogna accomunare in questa, che non vuol essere un elogio ma una lieta constatazione di intenti comuni, i camerati tutti del Dopolavoro provinciale, a cominciare dall'occhialuto Barbetti, che assieme a Ramo e a Paone si son dati da fare come dannati per ammanirci un «rancio» alla maniera di certi banchetti medioevali e soprattutto per averci offerto l'occasione di vivere quattro ore cameratesche insieme al nostri valorosi feriti di guerra. Quattro ore fraterne, durante le quali il pensiero di tutti vagava lontano, alla ricerca di altri cuori.

Perchè anche agli artisti che avevano offerta la loro opera restasse un ricordo tangibile, il federale è poi salito sul palcoscenico a consegnare « ognuno di essi e agli organizzatori dello spettacolo Paone e Ramo, una piccola gavetta d’argento, assieme al ringraziamenti suoi e del Dopolavoro. La minuscola gavetta ognuno la conserverà a ricordo di questo esultante pomeriggio benefico, a ricordo di questo « rancio » in onore delle nostre valorose Forze Armate.

 «Il Popolo d'Italia», 23 marzo 1941


1941 03 23 Quando meno te l aspetti intro

Domani sera esordirà al Vittorio Emanuele la Compagnia delle grandi riviste Totò che presenterà la nuova creazione di Michele Galdieri: «Quando meno te l'aspetti...» Si tratta dell'ultima rivista del noto e acclamato autore, che in altre città ha riportato un vivo successo. Della Compagnia Totò, oltre all'originalissimo comico, fanno parte Anna Magnani, Beatrice Dante, Mathea Merryfield, Eva Minnie, Lia Origoni, Paola Orlova, Paola Paola, Vera Worth, Gianni Caiafa, Mario Castellani, Harry Feist, Mario Luciani, Giuseppe Malnati, Massimo Ungaretti e sedici ballerine. Direttore d'orchestra il maestro Giuseppe Palomby. Le coreografie sono di Gisa Géert e i bozzetti delle scene e dei costumi sono stati creati da Mario Pompei. Le prenotazioni de' posti si ricevono presso il Salone a pianterreno de La Stampa.

1941 03 23 La Stampa Quando meno Intro

«La Stampa», 23 marzo 1941


1941 03 25 La Stampa Quando meno te l aspetti R2 L

C'è ancora chi crede che una rivista di Michele Galdieri non sia uno spettacolo di Grazia e di eleganza, umoristico e Brioso che allieta, che riposa, che rinfranca, che persino entusiasma? Noi crediamo di no, perché ora mai più e più volte questo intelligente e garbato autore offerto al pubblico lavori di non comune bellezza che esulano completamente dal consueto campo rivistaiolo per raggiungere i confini dell'arte che anche in questo settore può essere servita sol che si abbia, come Galdieri ha, il senso poetico del mestiere. 

Del resto, il pubblico conosce, ammira ed ama Galdieri per tale sua virtù, e ancora una prova caso ha dato ieri sera affollando il Vittorio Emanuele alla prima della nuova rivista Quando meno te l'aspetti cui ha decretato un successo pieno, entusiastico, clamoroso.

Meritatissimo successo, perché la rivista è da annoverarsi fra le più riuscite del Galdieri, fra quelle in cui il provetto autore ha saputo meglio profondere a piene mani tutto il ricco patrimonio della sua intelligenza e della sua collaudata bravura.

In una cornice scenica di raffinata eleganza si succedono con un crescendo rossiniano i numerosi quadri, in un vortice luminoso e policromo da girandole;  attraggono, abbagliano, ti esaltano. Framezzate a queste visioni di mirabolanti coreografie, le scenette argute, di un umorismo fine, con una patina caricaturale simile ad una spruzzatina d'oro punto.

E qui entra in campo Totò, l'eccellente comico e mimo, misurato pur nella scattante vivacità del gesto: comico espressivo ed esilarantissimo, mimo piroettante e dinoccolato:  un Totò che ci sembra di avere sempre conosciuto, ma che ora ci appare in una veste nuova, forse più consona alle innumerevoli qualità di autentico artista. Collodi creo Geppetto per fargli creare Pinocchio:  Galdieri ha congegnato una rivista per creare un nuovo Totò. E Totò nelle mani di Galdieri, è veramente Totò, come deve essere. Accanto a questi, Anna Magnani attrice, diciamo attrice, e cioè quel che occorreva al lato di un artista dello stampo di Totò:  elegante, avvenente, persuasiva, che può e Sa interpretare una poesia di Gozzano o una scenetta in cui persino a cantare toner a Grazia cosciente delle sue origini artistiche.[...] Aggiungasi a tutto questo le stilizzate e attraenti coreografie di Gisa Geert e i bellissimi e ricchi costumi ideati da Mario Pompei e ne risulta quello spettacolo perfetto e sfarzoso che il numerosissimo pubblico non si è stancato di acclamare, dimostrando così di essersi oltremodo divertito. Piacevoli le musiche lodevolmente eseguita dall'Orchestra accuratamente diretta dal maestro Palomby.

Alla fine dello spettacolo l'autore stato più volte evocato alla ribalta da entusiastiche ovazioni, unitamente agli interpreti principali. Quando meno te l'aspetti si replicherà sino a domenica. 

«La Stampa», 25 marzo 1941


1941 03 29 Compagnia Toto Rappresentazione intro

[...] E' stato organizzato un piacevole e divertente spettacolo per i feriti trasportabili, i convalescenti e i militari di stanza in città. Così oggi alle 15,30, al Teatro Vittorio Emanuele, la Compagna Totò offrirà a oltre 2000 soldati la sua applaudita interpretazione della rivista Quando meno te l'aspetti, di Galdieri.

1941 03 30 La Stampa Quando meno te l aspetti L

«La Stampa», 29 marzo 1941


1941 03 29 Il Lavoro Quando meno te l aspetti intro

Lunedi sera alle ore 20.45 debutterà al Politeama Genovese la grande compagnia di riviste che agisce quest'anno con Totò e Anna Magnani. Il complesso artistico comprende i nomi di Gianni Caiafa, Mario Castellani, Beatrice Dante, Harry Feist, Mario Luciani, Anna Magnani, Giuseppe Malnati, Mattea Merryfield, Eva Minnie, Lia Origoni, Paola Orlowa, Paola Paola, Totò, Massimo Ungaretti, Vera Wort e le 80 danzatrici. La rivista è di Michele Galdieri: «Quando meno te l'aspetti». La compagnia è reduce dal successi di Roma e Milano. Alla biglietteria del Teatro sono aperte le prenotazioni.

«Il Lavoro», 29 marzo 1941


L'ALLEGRO FANTASMA

Distribuzione: 31 marzo 1941

L_allegro_fantasma

Qui la rassegna stampa e la scheda completa del film


1941 04 01 Il Lavoro Quando meno te l aspetti intro

Applausi continui e richieste di bis, hanno decretato, ieri sera, il più schietto successo alla nuova rivista, in due tempi, di Michele Galdieri: «Quando meno te l'aspetti». Questa è una festosa scorribanda tra l’800 e il moderno; scene gustosissime, quadri di bell'effetto coreografico, danze esotiche e nostrane, canzoni sincopate e nostalgiche, appaiono e risuonano intelligentemente fuse dal fecondo autore che, anche questa volta, si è rivelato squisito ideatore. Anche in questa rivista — come in tutti i lavori di Galdieri — c'è dovizia di scene comiche, satiriche a allegoriche. Una gustosa parodia del cinema, del gagà e di «S. Giovanni decollato», hanno permesso a Totò di mettere in evidenza tutta la sua bravura e la sua particolarissima arte. Egli è stato veramente divertentissimo: le sue trovate, la sua inimitabile mimica, hanno trascinato il pubblico, a calorose ovazioni e alla più matte risate. 

Hanno diviso gli onori della ribalta tutti i suoi bravi collaboratori, tra i quali ricorderemo: Anna Magnani, gentile nel porgere il verso, fine nella dizione e nel canto; Mathea Merryfield, danzatrice di classe e stella deliziosa; Harry Feist, ballerino virtuoso e di eccezionale agilità; Minnie Eva, Lia Origoni, Paola Paola, Vera Wort, Paola Orlova, Gianni Caiafa, Mario Castellani, Dante Beatrice, Mario Luciani, Giuseppe Manati e Massimo Ungaretti. 

Un elogio particolare all’affiatato corpo di ballo, formato da una folta schiera di belle e sorridenti figliole. Scene gustose e ricchi i costumi. L’orchestra ha filato egregiamente sotto la direzione del maestro Giuseppe Palomby.

Il pubblico, numerosissimo, ha applaudito a piene mani facendo replicare per ben quattro volte il finale del secondo tempo. 

«Il Lavoro», 1 aprile 1941


1941 04 02 Il Lavoro Quando meno te l aspetti intro

Pubblico foltissimo ieri sera per la seconda rappresentazione della rivista di Michele Galdieri: «Quando meno te l'aspetti» che la Compagnia Totò ha presentato in modo encomiabile. Festeggiatissimi il Totò, la Magnani, la Merrifield, la Worth, Paola Paola; magnifici i quadri e i finali bissati e trissati. Spettacolo assai divertente e meritevole di essere veduto. Questa sera replica. Alla biglietteria del teatro continua la vendita dei posti numerati.

«Il Lavoro», 2 aprile 1941


1941 04 05 Il Lavoro Quando meno te l aspetti intro

Un nuovo successo ha ottenuto ieri sera Totò con la nuova rivista di Galdieri «Quando meno te l'aspetti»,che la sua brillante compagnia presenta in modo perfetto, il divertentissimo artista ha dispensato la più sana allegria, egregiamente assecondato da Anna Magnani e da tutti gli altri eccellenti attori. Oggi una sola rappresentazione; alle 20.45. Per domani sono in programma due spettacoli.

«Il Lavoro», 5 aprile 1941


1941 04 06 Il Lavoro Quando meno te l aspetti intro

Il successo dalla rivista di Galdieri aumenta ogni giorno. Seralmente molti applausi sono tributati a Totò, alla Magnani, alla Wort, alla Paola Paola, alla Merifield e alle 16 danzatrici della compagnia. Oggi due spettacoli; diurno alle ore 15,15, serale ore 20,45. Lunedi 8 e martedi 9, ultime due rappresentazioni.

«Il Lavoro», 6 aprile 1941


1941 04 07 Il Lavoro Quando meno te l aspetti intro

Ieri con due esauriti la grandiosa Compagnia di Rivista presentata da Totò ha registrato un trionfale succeaso. Applausi al dinamico Totò, alla Magnani, alla Marrifield, alla Paola, alla Wort, ad Harry Feist e alle 16 impeccabili danzatrici.

«Il Lavoro», 7 aprile 1941


Questa sera si concluderà il fortunato ciclo di rappresentazioni della Compagnia Totò, con la brillante e divertente, rivista «Quando meno te l'aspetti», di Michele Galdieri. Il grandioso successo ottenuto dalle recite precedenti fa prevedere, per quest'ultima, un teatrone. Questa sera verranno concesse riduzioni al dopolavoristi per i soli posti numerati.

Alla biglietteria del teatro sono aperte le prenotazioni del posti. Imminente un grandioso film di Sacha Gultry: Erano nove celibi.

«Il Lavoro», 8 aprile 1941


1941 05 14 Gazzetta di Parma San Giovanni Decollato T L

«La Gazzetta di Parma», 14 aprile 1941


1941 04 15 La Stampa Toto Viareggio L

Viareggio, martedi sera.

Il popolare e applaudito comico Totò, al secolo barone Antonio De Curtis di Giuseppe, da qualche giorno, per un periodo di villeggiatura ospite di Viareggio, dove abita in via Lepanto 11, percorrendo in bicicletta (anche Totò come tutti viaggia su una lucida bicicletta tipo sport), una via della città, si produceva con un colpo di pedale, una escoriazione alla gamba destra.
Al vicino ospedale civile il medico lo giudicava guaribile in pochi giorni.

«La Stampa», 15 aprile 1941


1941 05 02 Il Messaggero Quando meno te l aspetti

«Il Messaggero», 2 maggio 1941


1941 05 03 Il Messaggero Quando meno te l aspetti

«Il Messaggero», 3 maggio 1941


1941 05 13 Il Messaggero Quando meno te l aspetti

«Il Messaggero», 13 maggio 1941


1941 05 23 Gazzetta di Parma Quando meno te l aspetti intro

La grande Compagnia di riviste del noto comico Totò, nella sera di martedì 27 maggio, esordirà ai nostro Regio, con la nuovissima rivista «Quando meno te l’aspetti», in due tempi e 24 quadri. Questa grande compagnia, è attualmente quella che può aspirare a tale aggettivo, troppo facilmente usato in tutte le circostanze. Si tratta di un complesso di primo ordine, di cui fanno parte attrici ed attori già noti; ai grandi pubblici, ed un eccezionale accolita di giovanissime quanto brave danzatrici. Lo spettacolo è inquadrato da una brillantissima regìa, da costumi sfarzosi, ma sopratutto da originalità, brio, e da coreografie che ovunque hanno ottenuto un caloroso successo.

«Gazzetta di Parma», 23 maggio 1941


1941 05 24 Il Piccolo Quando meno te l aspetti intro

Finalmente la città di Alessandria avrà il piacere di ammirare la più grande Compagnia di Riviste che vi sia attualmente in Italia. Chi ha visto al Teatro Vittorio Emanuele di Torino o al Lirico di Milano la Compagnia di Riviste di Totò è rimasto sbalordito per la spettacolosa messa in scena e per il numero degli artisti e delle ballerine che vi prendono parte.

Basterebbe il finale della rivista, nella quale sfilano su di un ampio scalone tutti i personaggi in costume delle operette più in voga, accompagnati dai rispettivi motivi musicali delle operette stesse, per giustificare un successo enorme. Totò, che tutti hanno visto ed ammirato in vari filmi, è poi un comico esilarante che si impegna di divertire il pubblico per un paio d’ore.

Più di 600 costumi si vedono in questa colossale rivista alla quale partecipano 60 artisti. Basti dire che il costo della Compagnia per una sola sera di spettacolo (lunedì 22 giugno) è di lire 10.000. Se si aggiungono a tale cifra i diritti d’autore, d’erario, le spese di stampa e di teatro si arriva alle sedicimila lire.

Le prenotazoni s’inizieranno al botteghino del teatro sabato 31 corrente, alle ore 16. (Tel. 2374).

«Il Piccolo», 24 maggio 1941


1941 05 25 Gazzetta di Parma Quando meno te l aspetti L

«Gazzetta di Parma», 25 maggio 1941


1941 05 27 Gazzetta di Parma Quando meno te l aspetti T L

«Gazzetta di Parma», 27 maggio 1941


1941 05 27 La Stampa Quando meno te l aspetti intro

E' annunciato per dopodomani sera giovedì il ritorno al Vittorio Emanuele della Compagnia di riviste «Totò», con Anna Magnani, che presenterà la seconda edizione della divertente rivista «Quando meno te l'aspetti...» di Michele Galdieri, recentemente applaudita allo stesso teatro. I nuovi quadri sono denominati: «Rumba a Villa Hermosa», «Vieni, vieni primavera», «Il mito di Narciso», «Celebri amanti», «Un tango dì Chopin» e «Campane '900». Dirigerà il maestro Giuseppe Palombi. La Compagnia «Totò» si tratterrà al Vittorio Emanuele solo fino a domenica prossima.

«Stampa Sera», 27 maggio 1941


1941 05 28 Gazzetta di Parma Quando meno te l aspetti intro

Un teatro gremito in ogni ordine di posti ha accolto molto cordialmente, e a certi momenti con entusiasmo, il ritorno a Parma di Totò, che non si vedeva da qualche tempo. Totò è sempre Totò: cioè, assieme a Macario, nella primissima linea della rivista italiana. E siccome Totò è sempre stato eccellente, si va lieti di non trovarlo cambiato; così allegro, originale, espansivo, con quelle celebri mosse, e la strisciatine di piedi, e la celebre bazza... Se Totò non poteva cambiare, in compenso è cambiata la cornice dei suoi attori, che non sono mai stati così bravi. Una lieta sorpresa è stata Anna Magnani; cosi elegante, intelligente, simpatica. Molto applauditi pure Paola Paola, il ballerino di cui ci sfugge il nome, e le ragazze viennesi del balletto.

«Gazzetta di Parma», 28 maggio 1941


1941 05 30 Quando meno te l aspetti intro

AL VITTORIO EMANUELE è ritornata ieri scra, per un breve corso di rappresentazioni straordinarie, la Compagnia «Totò» con Anna Magnani, che ha presentato la nuova edizione di «Quando meno te l'aspetti...», l'elegante e divertente rivista di Michele Galdieri, che or non è molto ottenne allo stesso teatro vivo successo e di cui parlammo ampiamente. Nei nuovi quadri (tra cui particolarmente graditi: «Rumba a Villa Hermosa », «Il mito di Narciso», «Celebri amanti» e «Un tango di Chopin») tutta la Compagnia venne calorosamente applaudita. Totò, come al solito, fu esilarantissimo anche in nuove macchiette, come assai divertente fu Anna Magnani e bravi il Castellani, la Paola, la Origoni, la Dante, l'Orlova e la Worth, per citare solo i principali elementi. Il successo si rinnovò, dunque, pienamente dinanzi a numeroso pubblico. La Compagnia «Totò» terminerà le sue rappresentazioni domenica sera.

«Stampa Sera», 30 maggio 1941


La Compagnia Magnani-Totò probabilmente non andrà più in Germania. Proseguirà il suo giro a tutto giugno e forse anche a metà luglio, poiché successivamente i due artisti principali dovranno sospendere la loro attività teatrale, essendo impegnati con la produzione cinematografica. Epifani formerà forse un gruppo di avanspettacolo.

«Film», 31 maggio 1941


1941 05 31 Il Giornale d Acqui Quando meno te l aspetti intro

Lunedi sera, 2 giugno, ad Alessandria si avrà a quel Teatro Municipale la grande Compagnia di Riviste «Totò», che è il più ricco complesso del genere che vi sia in Italia. Seicento costumi 60 Artisti, gran corpo di ballo tedesco ed una messa in scena strabiliante.

Per prenotazioni di posti telefonare al 23-74 (Teatro Municipale - Alessandria).

«Il Giornale d'Acqui», 31 maggio 1941


1941 06 07 Il Piccolo Quando meno te l aspetti intro

Eravamo nel vero scrivendo, nei pasato numero, che lo spettacolo di Totò avrebbe superato — come incasso — quello dell’Eiar, già straordinario ed eccezionale. Infatti si sono oltrepassate le 14.000 lire. Il teatro era gremito sino all'inverosimile. Tutto esaurito, non solo, ma si rimandarono oltre trecento richieste di poltrone.

Il che dimostra ancora una volta essere giusto quanto ha in animo di fare il Podestà a guerra finita, e cioè costruire un teatro per il popolo che ospiti almeno 3.000 persone. La cittadinanza gliene sarà gratissima poiché, attualmente — solo gli eletti — cioè i più solleciti e quelli che possono spendere, possono godersi gli spettacoli di eccezione. Quando invece sarà costruito il teatro di massa, tali spettacoli si potranno godere a metà prezzo e forse anche con meno.

Chiudiamo la parentesi e tornando a Totò, diremo che lo spettacolo grandioso è stato gustato ed apprezzato da tutti indistintamente per il lusso della messa in scena e per la valentìa sia dei vari artisti, sia del corpo di ballo. Totò è stato divertentissimo ed applaudito continuamente dalla prima all'ultima battuta. E' un vero grande comico.

Con questa rappresentazione si è chiuso il ciclo delle rappresentazioni per l'anno 1940-41. Passati i mesi di caldura, dopo, cioè, il Concorso nazionale per l'avviamento alla lirica che l'O. N. D. ha fissato a questo teatro Municipale nei primi di settembre, si aprirà il corso delle rappresentazioni per l'anno 1941-42.

A novembre si avrà, a cura del Comune — attraverso l'impresa Bergamini —, lo spettacolo ufficiale di lirica con «Forza del destino» e «Amica» con il ballo «La fata delle bambole».

«Il Piccolo», 7 giugno 1941


1941 06 07 Film Toto caricatura

«Film», 7 giugno 1941


La Compagnia Totò-Magnani ha debuttato al Brancaccio di Roma con doppio programma teatrale. In sostituzione della signora Anna Magnani, che ha dichiarato di non poter fare i due spettacoli per ragioni di salute, ritenendoli troppo gravosi, ha debuttato Maria Donati. Comunque, mentre ancora si discuteva la cosa, il teatro è stato costretto a rimanere chiuso durante lo spettacolo diurno del giorno di debutto, mentre circa tremila persone facevano ressa alla porta.

«Film», 21 giugno 1941


Si dà per certa la definizione del contratto di Meme Bianchi a fianco di Totò, non solamente come cantante ma nel maggior ruolo di prima attrice, gestione Epifani.

Capr., «Film», 16 agosto 1941


1941 08 18 Il messaggero Avanspettacolo 2 T L

«Il Messaggero», 18 agosto 1941


1941 08 22 Il Messaggero Avanspettacolo L

«Il Messaggero», 22 agosto 1941


1941 08 25 Il Lavoro Quando meno te l aspetti«Il Lavoro», 25 agosto 1941

1941 08 28 Il Lavoro Quando meno te l aspetti«Il Lavoro», 28 agosto 1941

Sabato, 30 corrente, il teatro Grattacielo riapre i battenti per la stagione 1941-42. Spettacolo di inaugurazione di primissimo ordine. Sulla scena esordirà uno degli artsti più cari al pubblico, l'artista dalla mimica inimitabile; «Totò»; coadiuvato da un gruppo di valenti artisti, e dal celebre balletto Viopasse. Totò porterà sulle scene dall'elegante teatro di piazza Dante uno spettacolo interessantissimo. Sullo schermo un emozionante film a sorpresa, «Un cronista in gamba», interpreti principali: Larryk Barded, nelle vesti di cronista Valerle Hobeon sua mogliq. Due attori di grande temperamento artistico. Locale arieggiato.

«Il Lavoro», 27 agosto 1941


1941 08 29 Il Lavoro Quando meno te l aspetti 2

Al Grattacielo — Domani sabato Il Grattacielo riaprirà i battenti per la Stagione 1941-42. Anche questa stagione sarà caratterizzata da un continuo succedersi di sceltissimi programmi di varietà cinematografici, degni, come per le stagioni passate, dell'elegante ritrovo. Intanto aprirà domani la serie di questi spettacoli il simpatico Totò il quale presenterà ai genovesi uno stuolo di magnifici artisti in uno spettacolo allegro ed elegante del quale il divertentissimo comico sarà il personaggio più Importante. Sullo schermo il film «Un cronista in gamba» un’avventura moderna dinamica emozionante sorprendente. Locale fresco.

«Il Lavoro», 29 agosto 1941

1941 09 02 Il Lavoro Quando meno te l aspetti

«Il Lavoro», 2 settembre 1941


1941 08 30 Il Lavoro Quando meno te l aspetti

Totò al Grattacielo — Accolto con grande simpatia all'inizio dello spettacolo, Totò e i suoi collaboratori hanno alla fine raccolto frenetici applausi. Infatti lo spettacolo di apertura del Grattacielo non poteva essere scelto meglio: Totò nelle sue irresistibili scene comiche, Paola Orlova, Mario Castellani, e l'originale ed elegantissima ballerina Hary Feist e tutti gli altri numeri, hanno dato vita ad uno spettacolo divertentissimo. Anche la pellicola «Un cronista in gamba» con Barry K. Barnes e Valerle Hobson, ha interessato il numerosissimo pubblico degli spettatori. Locale fresco.

«Il Lavoro», 3 settembre 1941


1941 09 15 Il messaggero Avanspettacolo T L

«Il Messaggero», 15 settembre 1941


[...] Attraverso quali peripezie i tre fratelli si ritrovano ed entrano In possesso di quello che loro spetta, malgrado l'opposizione di alcuni avidi parenti, si può vedere in questa fase di ordinaria fattura. Ma Totò ha l’istinto e il gusto dell’obbiettlvo cinematografico; e il suo mirabolante repertorio di dislocazioni facciali e vertebrali, le sue velocissime sequenze comiche, la sua incisiva nevrastenia farsesca sono assorbiti dallo schermo in modo sorprendente. Il povero Palermi che diresse il film sfruttò con maggiore pertinenza che nel «S. Giovanni decollato» la tecnica dell'attore. [...]

def. [Sandro De Feo], «Il Messaggero», Roma, 9 ottobre 1941

Film gaio e concitato nel quale si aspettano al varco le irresistibili corsette di Totò, i suoi frenetici giri d'occhio, i suoi muti e fervidi discorsetti fatti muovendo soltanto le labbra, gli scatti della sua silenziosa e aerea follia. [...] Certe sequenze, come quella della colluttazione tra Totò e il falso cacciatore di leoni anche lui pretendente all'eredità, sono veramente felici e divertenti. Le risorse cinematografiche di Totò sono molte. Nei pochi film che egli ha fatto finora si è visto come certe sue espressioni colgano nel segno e siano di effetto immediato sul pubblico. Ma ancora il vero film di Totò, quello che sfrutti in pieno tutte le possibilità di questo attore, non è venuto fuori.

Pat. [Ercole Patti], Il Popolo di Roma, Roma, 9 ottobre 1941



1941 11 18 Gazzetta di Parma Compagnia Toto intro

TEATRO PAGANINI: Domani sera Totò e la sua grande Compagnia eccezionalmente in avanspettacolo. Allo schermo « La canzone di Magnolia

Domani ritornerà sulle scene del Teatro Paganini, per una sola rappresentazione, la Compagnia di riviste diretta dal comico «Totò», cara e simpatica conoscenza del pubblico parmense.

Il complesso - uno dei migliori - che attualmente agiscono nei varietà d’Italia, si presenterà in una veste originale, degna di una grande compagnia, potendo contare su ottimi elementi, quali Paola Orlova, Mario Castellani, Rudi Buer, Maria Tibaldi, il duo Arienzo e Grazia, oltre al balletto «Marzoni» composto di dodici danzatrici.

«Gazzetta di Parma», 18 novembre 1941


1941 11 19 Gazzetta di Parma Compagnia Toto T L


1941 11 20 Gazzetta di Parma Compagnia Toto intro

Un nuovo successo ha ottenuto ieri sera al nostro Paganini la Compagnia di varietà diretta dal noto e simpatico comico Totò. La varietà dei quadri presentati e l’affiatamento riscontrato in tutti i componenti dell’ottimo complesso hanno creato una atmosfera cordiale fra teatro e palcoscenico.

E il pubblico ha fatto calorose accoglienze a tutti gli artisti specie al bravo Totò e alla non meno brava Orlova nell’interpretazione delle loro creazioni. Buono pure il balletto « Marzoni » e così dicasi di tutti gli altri.

L'orchestra diretta dal M. La Via ha ottimamente accompagnato gli artisti nei loro diversi numeri contribuendo così al successo della serata.

«Gazzetta di Parma», 20 novembre 1941


Altri artisti ed altri temi

Articoli d'epoca, anno 1941

09 Lug 2021

A proposito di Viviani

A proposito di Viviani Passeggia per Napoli e lo salutano tutti, chiamandolo» commendatore» e sorrìdendogli. Parla per istrada ad alta vóce, e guarda i passanti come chi è abituato ai consensi. Se cammini con lui non sai mai bene quando devi…
Pa. Ri., «Tempo», anno V, n.113, 31 luglio 1941
609
09 Feb 2023

Eduardo e Peppino De Filippo senza equivoci

Eduardo e Peppino De Filippo senza equivoci Ad ogni inizio di Anno teatrale, mentre circolano le più impensate notizie riguardo le formazioni delle Compagnie, più alte e più variopinte delle altre svolazzano le «voci» inforno ai fratelli De Filippo.…
Enrico Bassano, «Il Dramma», febbraio 1941
451

1941 L Eco del Cinema Carlo Ninchi itro

1941 L Eco del Cinema Carlo Ninchi f1Venivo da Milano a Roma. Una giornata buia. Giornataccia nera, avrebbe detto Falstaff. A Firenze sale nello scompartimento un distinto signore in grigio che si sprofonda nella lettura del «Resto del Carlino». Bolognese, penso a colpo sicuro e più tar di m'accorgo di non aver sbagliato. Siccome io i giornali li so a memoria, il paesaggio lo conosco come le mie tasche e il mio cervello (vuoto dappertutto, dicono i maligni), non trovo altra distrazione che esaminare il compagno di viaggio.

Capelli neri, fronte ampia, occhi che non si vedono, che son chinati, naso aquilino, bocca... ma diamine, quel viso lì, lo conosco benissimo. Sì, non c’è dubbio possibile. è il viso di Compar Alfio, cioè il Masaniello; meglio, quello dell’Arcidiavolo. Sì, insomma, il viso di Carlo Ninchi; attore principe delle nostre scene.

L’ho visto far Jago, ultimamente in Otello. Un Jago originalissimo che fu molto discusso, A me. invece, quell’interpretazione è sembrata semplicemente superba. Non più il tradizionale, mellifluo, strisciante, ambiguo mestatore; un Jago spavaldo, disinvolto, semplice, buon ragazzo all’apparenza e perciò appunto tanto più terribilmente perfido nelle sue azioni Jago con la faccia di uomo sincero ed onesto, come piaceva a Verdi. Tutta la malvagità di quest’essere infernale, cui Otello, guarda alla fine il piede, per vedere se non sia forcuto come quello del demonio. Ninchi la esprimeva terribilmente vera, in quei brevi, atroci soliloqui. «Chi potrebbe dire che io sia un furfante, se i miei consigli le mie azioni han l’apparenza delle cose più ben fatte, più oneste?». Ninchi li diceva quei soliloqui, fermo in mezzo alla scena, immobile la persona, immobili gli occhi, fissi in un punto lontano. Ma la voce, il volto, lo sguardo.

Debbo aver esclamato qualcosa ad alta voce, perchè l'attore solleva il volto dal «Carlino» e sorride. Breve presentazione, brevi parole e il ghiaccio è rotto. Ne approfitto, secondo il mio mestiere, per carpir notizie.

— Si dice che lascerete. almeno per qualche tempo, il teatro per dedicarvi interamente al cinema. E' esatto?

— No, non lascerò il teatro. Ne avevo avuto una mezza idea per quest'anno, dato che non avrò molto da fare in Compagnia, ma invece resterò ugualmente al mio posto, anche se sono impegnato per otto film con la Scalerà e altri due con Case diverse. Ho già incominciato a girar Capitan Tempesta e Il leone di Damasco.

— Un bel carico di lavoro.

— Che affronto peraltro con ogni serenità e con ferma volontà di riuscita. E' dall'anno scorso che sto facendo del cinematografo con ritmo acceleratissimo.

— Volete forse rifarvi dei quasi dieci anni d’inerzia pellicolare? I produttori che v’avevan capito subito, han lasciato passare un decennio, prima di riammettervi nei ruoli militanti del cinematografo.

— Non è ciò. Ma vedete dall'altr'anno dopo il primo paio di film di questa mia ripresa, il pubblico m'ha fatto una sorpresa davvero inaspettata; m’ha dato un attestato di riconoscimento che proprio non m’attendevo.

Posso dire che in seguito ho fatto parte di quasi tutte le maggiori formazioni artistiche che si son susseguite finora.

— Il cinematografo s’accorse assai presto di voi,

— Sì, ma per poco, almeno allora. Quando ebbe luogo quella che chiameremo la nostra prima ripresa cinematografica. agli inizi del sonoro, fui uno dei primi attori di teatro a comparire sullo schermo. Ho girato Corte d'Assise, Terra Madre, Il solitario della montagna, Hally. Poi niente più cinema, ma solo teatro fino al '39. Cioè no, in un film sono comparso in questo frattempo: Amo te sola di Mattòli.

— Veniamo dunque al '39.

— Ho preso parte, in quell’anno, a Cavalleria Rusticana, Dora Nelson, Scandalo per bene. Nel '40 ho girato Fanciulla di Portici, L'Arcidiavolo, Lucrezia Rorgia e Marco Visconti.

— Sempre però seguitando l’attività teatrale.

— S’intende. L'anno scorso facevo parte della Compagnia Cimara-Maltagliati-Ninchi.

— Ricordo infatti quella vostra bellissima interpretazione del pugile in Cavino e Sigismondo.

— Ora, poi, son ritornato nella Compagnia del «Teatro Eliseo», nella quale già ero stato due anni or sono.

— Ricordo il vostro stupendo Ajace a Siracusa.

— Ricominciamo con i complimenti?

— Ma no.

— Comunque, credo d’avervi già detto tutto. Così spero mi concederete un meritato riposo, no?

Ninchi s'adagia meglio sul divano, accende una sigaretta. E io mi rivolgo nella testa, quei pensieri che avrei voluto esprimere a lui, che non m’ha lasciato dire.

E dall'attività teatrale, mi rifaccio a quella cinematografica di questo meraviglioso attore. Una volta tanto i produttori, con ritardo come ho detto, ma meglio tardi che mai; l’hnnno azzeccata in pieno. Niente da dire. Ninchi rappresenta una forza viva, impetuosa e personalissima nel cinema italiano.

È un attore completo, che piace al pubblico raffinato e a quello meno raffinato.

Ed è anche fotogenico al cento per cento. Ha un volto aperto, dai lineamenti nobili e marcati, un personale forte e prestante, un espressività incisiva e una magnifica sensibilità. Insomma, un tipo di buona razza italica, forte, volitivo, deciso. Un gagliardo campione della stirpe, anche se l'han paragonato a Spencer Tracy o a Luigi Trenker.

E forza, volontà, decisione sono alla base della sua arte, tutta scavata in profondità: arte nutrita di studi e d’ordine, chiara, fervida, sicura, arte con l'a maiuscola.

Emmecì, «L'Eco del Cinema», 1941



1941 01 12 Il Solco Fascista Amleto Palermi«Il Solco Fascista», 12 gennaio 1941 - Amleto Palermi

1941 01 50 Il Lavoro Vittorio De Sica«Il Lavoro», 5 gennaio 1941 - Vittorio De Sica

1941 02 19 Corriere della Sera Peppino De Filippo«Corriere della Sera», 19 febbraio 1941 - Peppino De Filippo


La morte di AMLETO PALERMI. In Roma il giorno 20 aprile si è improvvisamente spento il regista Amleto Palermi che, già affermatosi ai tempi del «muto», aveva anche realizzato molte produzioni dal 1931 in poi. La cinematografia italiana perde con lui uno dei registi più noti che, a particolari doti di esperienza, sapeva unire una facilità narrativa ed una notevole sensibilità d’arte.

Purtroppo non sempre, nelle opere da lui dirette, il valore morale ha avuto — come dovrebbe — il primato sul valore estetico. E' consolante peraltro rilevare che il Palermi ha potuto essere assistito nel suo trapasso dai conforti di N. S. Religione.

«Rivista del Centro Cattolico Cinematografico», 20 febbraio 1941


1941 02 27 Corriere della Sera Pietro De Vico«Corriere della Sera», 27 febbraio 1941 - Pietro De Vico


1941 03 01 Film Alessandro Blasetti intro

1941 03 01 Film Alessandro Blasetti f1Quasi tutti i film realizzati da Alessandro Biasetti servono un comune concetto ideale che tonde ad esaltare i pregi della nostra razza. Il regista è innanzi tutto un italiano indomita orgoglioso di appartenere a questa mirabile stirpe di eroi, di artisti, di pionieri. E questo grande popolo egli ha inteso esaltare in ogni sua opera, poco preoccupandosi del successo — inteso nel senso volgare — che ne avrebbe ricavato. C’è stato qualcuno che, con amabile gioco di parole, si è soffermato pittoricamente sui diletti, sulle impulsività. sulle esagerazioni, riscontrale nelle pellicole di Alessandro Blasetti. Ebbene, questo qualcuno non è riuscito a capire qual ora il vero scopo che l'artista s'era imposto; questo qualcuno si è lasciato sfuggire l’occasione per capire un'arte semplice seppure geniale, un'arte messa intieramente al servizio di un'idea.

In tutta la sua carriera artistica, poche volte Blasetti è caduto nella rete degli allettamenti meschini: i suoi personaggi, i suoi racconti che traggono vita dagli ambienti frivoli, lussuosi e avvelenati creati da un gusto filoebraico (gusto tanto caro ai nostri piccoli Lubilsch) sono pochissimi. E quando a questi ambienti e a questi personaggi ha dovuto ricorrere, Blasetti lo ha fatto con aperto disgusto, come se il sostare a lungo in certe situazioni equivoche gli procurasse il vomito. Si capiva già che un film così impostato, con personaggi e architetture false, sarebbe stato un aborto, un procurato aborto, anzi, tanto traspariva il disgusto dell'uomo che era costretto a ficcare le mani nelle acque pantanosa del cinematografo etile americano, di quello stile americano mortificante con tutto il falso splendore, autentico frutto di una mentalità e di un’arte degenerate.

Ricordiamo in pochi asterischi le opere cinematografiche create da Blasetti in quattordici anni di appassionata attività. Egli ha incominciato a lottare per i suoi ideali in un periodo cinematograficamente incerto, sfidando magari la derisione degli «esperti», con un film che ritorna sempre a suo decoro: «Sole». Insieme a «La grazia» — realizzato qualche anno più tardi — «Sole» fu uno dei pochissimi film italiani che si rivolgessero veramente al popolo, poiché del popolo volevano esaltare la semplicità della vita e l'incantata sanità del corpo e dello spirito. «Sole» fu definito un tentativo arrischiato ma fortunatamente riuscito. Il regista si sarà molto divertito sentendo pronunciare la sentenza illustre ; quel film era la prima pietra di un grande edificio che egli aveva in mente di costruire.

«Terra madre», realizzato nel 1930, riprende con maggiore respiro il motivo dominante di «Sole». E c’è già qualcuno che comincia a preoccuparsi dei film di Blasetti, mentre imperversano le prime commedioline sentimentali. fatte di niente, soffici e lievi. Nell'anno successivo vien fuori «Palio», altro film arrisicalo, ma nuovo e come concezione, come quadro, come personaggi. «Palio» esalta — in tempi attuali — le antiche e gloriose tradizioni delle nostre grandi città medioevali. Due anni più tardi Blasetti, si cimenta nel film storico ricavando lo spunto dalle gesta leggendarie dei garibaldini. «1860» è un film serrato e avvincente, nobilmente italiano, animalo da un autentico spirito garibaldino. Esteriormente, lo stile del regista potrà apparire disorganica: ma soffermiamoci sulla sostanza ideale dell’opera e vi riscontreremo una logica identica — come concezione sociale e razziale — a quella dei suoi primissimi film.

Un anno dopo, il regista è nuovamente sulla breccia, dominato da una idea ambiziosa Vuole fare un film dedicato alle giornate del '19 e ne affronta la realizzazione col coraggio del vecchio squadrista. «Vecchia Guardia» è risultata la più nobile esaltazione scenica dell'epopea fascista; è un lavoro denso di umanità, che esalta mirabilmente l’azione della riscossa italiana. Questo film ha reso popolare il nome di Blasetti oltre i confini d’Italia. Il popolo tedesco, che meglio di ogni altro sa comprendere lo spettacolo di propaganda — quando questa propaganda sia fatta con la mano sul cuore — ha tributalo al nostro regista il successo più caloroso. Il Fuehrer, dopo la visione del film, ha voluto conoscerne l'autore e si è compiaciuto con lui. Le poche parole che in tutta la sua carriera Blasetti si è sentito rivolgere da Mussolini e da Hitler sono valse più di ogni elogio, perché erano parole sincere, espresse da Uomini che non conoscono l’ipocrisia delle frasi convenzionali.

«Aldebaran», il film bellissimo — seppure ripudiato da Blasetti in un attimo di spregiudicatezza — , è una magnifica pagina scritta in onore del nostri eroi del mare. Ed è un film che si distacca nettamente dalle coreografiche pellicole del genere prodotte dal cinematografo americano perchè ha un’anima; è una opera schiettamente italiana che narra con un linguaggio sciolto, rapido, deciso, la grandezza della nostra gente di mare in ogni tempo; dall’ammiraglio Dandolo a Nazario Sauro.

Nel 1938, al momento in cui i rapporti italo-francesi si vanno arroventando un film di Blasetti ricorda agli italiani — attraverso la rievocazione di un fatto d'arme di alcuni secoli fa — quali profonde radici abbia l’odio francese verso di noi. «Ettore Fieramosca» assume un tono polemico adeguato alle circostanze, illuminando le figure di alcuni purissimi eroi, sfegatati italiani che hanno saputo imporre il rispetto verso il loro popolo, verso la loro Nazione, a uno straniero padrone ma non signore. «Ettore Fieramosca» è il documento di una ribellione sempre viva in un popolo che non sopporta imposizioni, che non permette oltraggi al proprio onore, specialmente quando ha da lottare contro l’avverso destino.

Senza minimamente distaccarsi dei suo concetto iniziale, con la figura «Salvator Rosa», Blasetti ha voluto concepire l'eroe popolare italiano, generoso, difensore dei deboli, pronto a incrociar la spada contro i forti; sorridente di ogni sua gesta, sorridente dinnanzi al capestro. Quanto è diverso personaggio interpretato da Gino Cervi dal tipo di bandito americano rivelatoci dal film di avventure. Il cow boy d'oltre oceano è un fuori legge generoso mancante di un ideale; le opere con le quali conquista il cuore del popolo sono ispirate unicamente dalla sfrenata passione di andar contro legge. «Salvator Rosa» è stato invece un personaggio interamente italiano, completamente eroe, artista, spadaccino, perdigiorno. nobiluomo, egli ha unicamente servito la Patria, contro i nemici di dentro e di fuori.

Quattordici anni di attività cinematografica hanno fatto di Blasetti un artista sicuro. I film da lui realizzati — molti dei quali costituiscono un titolo d'onore per la nostra cinematografia — sono più eloquenti di qualsiasi ritratto che un cronista possa tracciare. Lo stile del regista — se si è fatto più stringente — è rimasto quello del 1928 che consiste nell'esaltare il valori storici e morali della nostra razza. E in questa fedeltà alle origini consisterà il supremo orgoglio di Alessandro Blasetti.

Drag., «Film», 1 marzo 1941 



E’ morto a Roma dopo breve malattia il regista Amleto Palermi. Nato a Roma l'11 luglio 1890, sin dall’epoca del film muto Palermi aveva svolto una intensa attività nel campo cinematografico (la sua opera culminante fu allora Gli ultimi giorni di Pompei), attività che si era anche accentuata con l’avvento del film sonoro. A questo secondo periodo appartengono i suoi mignori film. Dal successo della Vecchia signora ad alcune popolari pellicole di Angelo Musco, da Napoli di altri tempi a Cavalleria Rusticana, numerosissimi sono i film di questo fecondo e fortunato regista. Egli aveva appena ultimato L'Elisir d'Amore, interpretato da Margherita Carosio e Armando Falconi.

Con Palermi il cinema nazionale perde uno dei più esperti e sicuri artefici. Nel referendum che due anni or sono la rivista Cinema aveva bandito per sapere quali fossero il regista, l'attore e l'attrice più favoriti dal pubblico, Amleto Palermi aveva avuto il primato dei voti tra i registi.

«Corriere della Sera», 21 aprile 1941


1941 04 21 Il Piccolo delle ore diciotto Amleto Palermi morte intro

Stamattina è morto a Roma il regista cinematografico Amleto Palermi. La sua scomparsa toglie alla nostra cinematografia una delle forze migliori. Amleto Palermi, nato a Roma nel 1890, era già da moltissimi anni uno dei registi più noti al grande pubblico. Iniziò la sua dinamica attività cinematografica nel 1914. Lavorò parecchio al tempo del muto. Con il sonoro cominciò con «La vecchia signora» del 1932 che fu uno dei film migliori del momento. I suoi lavori più noti sono: «La segretaria per tutti», «Non c’è bisogno di denaro», «Creatura della notte», «Il treno delle 21.15», «Il paraninfo», «L’eredità dello zio buonanima», «Fiat voluntas Dei», «Il corsaro nero», «Vivere», «Napoli d’altri tempi», «Le due madri», «Napoli che non muore». Nel 1939 venne la bellissima «Cavalleria rusticana». Una tra le migliori sue opere è forse l’ultima apparsa sullo schermo: «La peccatrice», che ha avuto unanimi consensi di critica, che si è fatta distinguere per le felici notazioni d’ambiente. Era nel pieno vigore delle sue forze ed esprimeva frequentemente grandi propositi. La sua mancanza non potrà non essere sentita dal complesso della nostra produzione.

«Il Piccolo delle ore diciotto», 21 aprile 1941


E' morto il regista Amleto Palermi Roma, lunedi sera. E' morto stamane a Roma il regista Amleto Palermi che un referendum indetto lo scorso anno dal settimanale Cinema de/ini il più grande regista d'Italia.

1941 04 21 La Stampa Amleto Palermi morte introAmleto Palermi, ancora giovane, poiché era nato a Roma l'il luglio 1890, era già da moltissimi anni uno del registi più noti al grande pubblico. Si può anzi dire che del grande pubblico egli era il prediletto poiché lo scorso anno il favore di esso lo elesse al primo posto della graduatoria pe. il referendum della rivista Cinema. Palermi fu proclamato il migliore regista con 9950 voti, e uno dei migliori fra i suoi.film, Cavalleria rusticana, fu classificato secondo nella graduatoria per i film, immediatamente dopo a Luciano Serra pilota.

Inizió la sua attività cinematografica nel 1914. Aveva prima tentato il teatro. Lavorò parecchio al tempo del muto. Con il sonòro cominciò nel 1932, con La vecchia signora e fu uno dei migliori film del momento; poi Zaganelto e il cavaliere, La fortuna di Zanze, La segretaria per tutti. Nel 1933 diresse Non c'è bisogno di denaro in cui rivelò al grande pubblico Maria Denis; nel 1934 diresse Anilina caricatura di Palermi. ni Falpalà, Creature della notte, Il treno delle 21,15. Nel 1934 iniziò pure la fortunatissima serie di film con Angelo Musco, che dovevano guadagnargli decisamente il favore del grande pubblico; i primi furono Il paraninfo. L'eredità della zio buon'anima e, nel 1935, Fiat Voluntas Dei. Aveva guadagnato anche il favore dei produttori che vedevano in lui un regista di sicuro rendimento. Egli non ne abusò, cercò anzi di migliorare, sempre in quanto era possibile, il tono della produzione affidatagli.

Il Corsaro nero e Vivere, sono due grandi successi di incassi e di pubblico. Altri film, che servirono a consolidare la sua fama presso il pubblico, furono Napoli d'altri tempi, Le due madri, Napoli che non muore. Nel 1939 venne Cavalleria rusticana che è ritenuta fra le sue migliori opere. E' noto che egli realizzò il film senza l'ausilio della musica celebre di Mascagni, tuttavia riuscì ugualmente ad imporre al pubblico la trama di Verga e a trarne un racconto cinematografico fluido ed estremamente emotivo. La sua opera migliore forse è l'ultima apparsa sugli schermi: La peccatrice, che ha avuto unanimi consensi di critica e che si è fatta distinguere per le felici notazioni d'ambiente.

«La Stampa», 21 aprile 1941


1941 04 26 Film Paolo Stoppa intro

Alle volte Paolo Stoppa sembra un pretino, anzi un chierico, cosi dimesso e intimidito quale appare se non muove parola e sorride con infantile candore; quasi verrebbe voglia di assicurarsene, cercando in sul cucuzzolo del suo capo il tondino della prima tonsura.

«Film», 26 aprile 1941








1941 11 Il Solco Fascista Compagnia Maresca«Il Solco Fascista», novembre 1941- Compagnia Maresca

1941 11 Il Solco Fascista Compagnia Maresca 2«Il Solco Fascista», novembre 1941- Compagnia Maresca

1941 11 Il Solco Fascista Compagnia Maresca 3«Il Solco Fascista», novembre 1941- Compagnia Maresca

1941 11 Il Solco Fascista Laura Adani«Il Solco Fascista», novembre 1941- Laura Adani


1941 11 La Rivista Del Cinematografo Alessandro Blasetti intro

Blasetti ci sembra ormai sicuramente padrone della gamma di effetti che la macchina da presa, sapientemente diretta su assiemi e particolari, può svolgere dinanzi agli occhi nostri. Insisto su questo «assiemi e particolari» in quanto è proprio della formula scenico-compositiva, per cosi dire, che Blasetti si è dimostrato specialmente padrone. E dove gli altri registi della nostra nuova cinematografia preferivano attenersi a sviluppi narrativi piuttosto modesti, circoscritti, egli affrontava, non per imposizione di produttori, ma per propria deliberazione, temi vasti e corali, ove l’azione delle masse si alternava con insolita prepotenza a quella degli attori principali. Ed è forse soltanto dietro questa indicazione di Blasetti, che altri nostri registi hanno ambito volentieri di mostrare la loro capacità in realizzare opere storiche dal pomposo clima melodrammatico.

Difatti, mentre in molta parte della nostra produzione, questo anelito al variopinto non sa concretizzarsi altro che nei meandri di una teatralissima e scenografica tradizione, in Blasetti soltanto, le masse vestite e le loro gesta e i loro atteggiamenti hanno acquistato un significato.

E quel che è ancor più rilevante, egli non ha dovuto attendere di aver percorso un lungo tirocinio, come occorre in generale nell'industria, avanti di saper uscir fuori con delle opere compiute le quali sian poi quelle che si volevano. Egli ha anzi messo a frutto il meglio del suo talento e della sua equilibrata perizia in quello che si può dire il primo dei suoi film di classe: «1860». Tanto che a voler seguire una evoluzione estetica in questo regista e ritrovare una sua progressiva epurazione, verrebbe fatto di percorrere a ritroso, anziché secondo le date, la serie dei suoi film. Oggi Blasetti ha mostrato si. e assai lodevolmente, di a-vere ancora e sempre più coraggio nell'affrontare complessità di argomenti: una perizia di coordinamento e di direzione artistica, intesa appunto come governo sovrano di un’ingente massa di uomini e di e-lementi, della quale si erano avuti pochi esempi anche fuori d’Italia; ma lo schema narrativo gli è divenuto irrimediabilmente pesante, tanto che da un suo film, oggi, sviluppando alcuni episodi narrativamente in altrettanti organismi autonomi. se ne potrebbero ricavare almeno altri venti.

E’ forse questo continuo sforzo di grandiosità e di complessità, alla quale tempra si valida di organizzatore si trovò subito tanto portato, che ha finito per colmargli l’orlo del vaso. Mentre in «1860» un tale sforzo, pur già evidente, era contenuto nei limiti richiesti dall'argomento, cosi che i lati più lirici. accorati della vicenda non vennero coinvolti senza alcun contrappunto o risalto in una scarica continua e quasi uniforme di effetti scenici.

Del resto si potrebbe osservare che è sempre preferibile la sovrabbondanza di vena e di intenzioni, all’assenza e alla scarsità delle medesime. E Blasetti che è piuttosto della giovane che dell’anziana generazione di registi, ha sempre tempo di abbandonare qualche colore della sua tavolozza, e ritornare a una armonia che si manifesti nel singolo quadro, scena ed episodio, si. ma ancora in tutta la struttura del film.

E di questo siamo tanto più sicuri, in quanto nell’opera di Blasetti figurano pagine, — le prime, é vero, ma figurano — che avevan raggiunto questa loro armonia.

Prima di «1860» egli ci aveva dato «Sole», uno dei più interessanti e genuini film «nativi» di quell’epoca (1928), poi «Resurrectio», «Terra madre», «Palio». Tutti ben scelti, ponderati nella loro preparazione, come è esemplare costume di questo regista. Ed è pure di quell’epoca «Assisi», un documentario dal ritmo lento e salmodiante, l’inquadratura sintetica, essenziale, illustrante le tre basiliche contigue sulla tomba del serafico umbro. Certe processioni di muti frati recanti la torcia nelle tenebre indisturbate e indisturbabili nell'interno della roccia santificata, o le mistiche staccature degli archi sullo sfondo di luminosi cieli — anche se motivi assai sovente ripresi — riuscivano a condurci in atmosfera molto intima e propizia a sentire e gustare la poesia tutta mistica che emana da Assisi e dal suo santo.

E non si deve credere che cominci e finisca lì il tributo di Blasetti all'utilizzazione e al progresso nel cinema del fattore religioso-spirituale.

Difatti, mentre talora si è pur accinto volentieri a film di indifferente o un po’ frivola ossatura morale («Contessa di Parma», il farraginoso «Aldébaran» scioccamente mondano, la pittura troppo carica di «Salvator Rosa»), basterebbe il nobile, sincero e accorato epos rivoluzionario di «Vecchia guardia», in cui si combatte e si muore per inculcare al popolo patrii ideali (e sorvoliamo su certa secondaria sconnessura di montaggio, qua e la), basterebbe qualche scena di religioso timore in una contenuta ed efficace scenografia gotica dell'«Ettore Fieramosca», e specialmente la figura potente del frate, impersonata dal povero Gianfranco Giochetti, in «1860», ove pure la tesi e l’intreccio romantico assai delicato erano tanto belle da trascinare a puri pensieri, per fare di questo regista un artista italiano anche nel senso di «latino». «1860» era la pietra angolare sulla quale avrebbe dovuto basarsi forse tutta la nostra rinascita cinematografica, ma di certo la successiva produzione e l'evoluzione sentimentale ed estetica di Blasetti. Perchè, ci domandiamo, Blasetti stesso, che pure ha saputo tener testa per altre cose alla corrente commerciale, ha declinato sensibilmente talora da questo che era il suo più vero e genuino istinto di artista? Non avrà anch'egli creduto, speriamo, che il cinema, se non addirittura l'arte in genere, han bisogno di intorbidarsi, per acquistare efficacia ed espressione? Chè anzi è proprio allorché un regista viene a compromessi con tali mezzucci di successo, che finisce la sua intemeratezza etica e perciò, a breve distanza, anche quella estetica. La sua arte si carica di fattori illegittimi, si intorbida. E’ più unico che raro che uno di tali motivi debba «per forza» esser trattato, e anche allora con molta e nobile delicatezza.

Ma noi crediamo che Blasetti abbia natura e formazione abbastanza nobili, per non capire questo prima o poi. E ci auguriamo che il successo un po' riservato del suo ultimo sforzo poetico «Corona di ferro», a Venezia, lo abbia ancor più illuminato. Volendo — come, ripetiamo, è suo altissimo merito — ricondurre tra noi veri e liberi lanci di spiritualità e di poesia, egli si era imbarcato in una rischiosissima ed anfrattuosa frivolezza di sogno, mista sempre di troppi ed eterogenei elementi. Ma soltanto un più solido principio in una fede universale positiva e veridica, in una precisa luce soprannaturale, quale egli ha pur mostrato di saper apprezzare con «Assisi» e con «1860», potrà appagare in pieno il desiderio di questo ritorno ad un'aria più chiara.

Gastone Canessa, «La Rivista del Cinematografo», novembre 1941

1941 12 Il Solco Fascista Macario Wanda Osiris

«Il Solco Fascista», dicembre 1941 - Macario e Wanda Osiri


1941 12 07 Gazzetta di Parma Beniamino Maggio«Gazzetta di Parma», 7 dicembre 1941 - Beniamino Maggio

1941 12 09 Gazzetta di Parma Ricardo Billi«Gazzetta di Parma», 9 dicembre 1941 - Riccardo Billi