Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1957



Indice degli avvenimenti importanti nel 1957

25 gennaio - 3 febbraio 1957 La rivista "A prescindere" viene presentata al Teatro Alfieri di Torino

5 febbraio - 10 marzo 1957 La rivista "A prescindere" viene presentata al Teatro Nuovo di Milano

12 e 13 marzo 1957 La rivista "A prescindere" viene presentata al Teatro Sociale di Biella

16 marzo 1957 La rivista "A prescindere" viene presentata al Teatro Donizetti  di Bergamo. Nell'occasione la soubrette Franca May si infortuna e viene sostituita da Franca Faldini.

3 - 6 maggio 1957 La rivista "A prescindere" viene presentata al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo. La tournée si interrompe per la grave malattia agli occi che ha colpito Totò mentre era in scena.

Indice della rassegna stampa dei film per l'anno 1957

Totò, Vittorio e la dottoressa (Distribuzione: 6 dicembre 1957)

Altri artisti ed altri temi


Totò

Articoli d'epoca, anno 1957

Approfondimenti 5212 Daniele Palmesi - Federico Clemente

Di notte ascolto il bollettino dei navigatori alla radio

DI NOTTE ASCOLTO IL BOLLETTINO DEI NAVIGATORI ALLA RADIO Preferisco la notte al giorno perché è silenziosa. Quando tutti dormono io cammino per la casa, svuoto i portaceneri, osservo gli oggetti che mi sono cari, oppure ascolto il bollettino dei…
Approfondimenti 12488 Daniele Palmesi, Federico Clemente, Simone Riberto

Mario Di Gilio, l'uomo che faceva ridere Totò

E TOTÒ DISSE A DI GILIO: «IO FACCIO RIDERE IL PUBBLICO, TU FAI RIDERE ME» Mario, facciamola finita. Restituisci la mia identità, se no ti taglio i viveri. Me so' scassato 'o cazzo di essere te. Mario di Gilio: «Io e il Principe, le due facce della…
Approfondimenti 34039 Daniele Palmesi, Federico Clemente, Vittorio Paliotti, Maurizio Costanzo

La malattia agli occhi

LA MALATTIA AGLI OCCHI Io ho sempre reagito ai colpi bassi della vita con forza d'animo e molta filosofia, ma questa volta è stata una prova davvero dura. I primi sintomi delle difficoltà visive, Antonio de Curtis iniziò ad averli appena…
Approfondimenti 10302 Daniele Palmesi - Federico Clemente

Marziano II Lavarello, Imperatore di Bisanzio?

MARZIANO II, IMPERATORE DI BISANZIO? Totò e Marziano, in lotta per il titolo di Imperatore di Bisanzio: i fatti La vicenda ha inizio alla fine dell'anno 1952 qundo il Conte Luciano Pelliccioni Di Poli (consulente araldico di Totò) presenta alla…

A prescindere ma non da Totò

Articoli d'epoca - 1950-1959 519 Dino Falconi, «Epoca», anno VIII, n.333, 17 febbraio 1957
A prescindere ma non da Totò Quando il pubblico ha visto riapparire alla ribalta quella bazza satiresca, quegli occhi di smalto, quella giacca a falde troppo larga, quei pantaloni a righe…

Totò, Vittorio e la dottoressa (1957)

Cinema 1950-1959 6545 Daniele Palmesi, Federico Clemente
Totò, Vittorio e la dottoressa Ma vi pare giusto che uno alza la testa e dal cielo gli arriva uno sputnik nell'occhio?Michele Spillone Inizio riprese: novembre 1957, Stabilimenti Titanus…

A prescindere (1956-1957)

La Grande Rivista (1940-1957) 10474 Federico Clemente, Daniele Palmesi, Simone Riberto
A PRESCINDERE Indice: 1 - Sketch, quadri, notizie 3 - Tappe italiane della tournée 4 - Foto della conferenza stampa di presentazione della rivista 6 - Foto della rivista e varie 2 -…

«L'Europeo», 1 gennaio 1957

«Il Messaggero», 6 gennaio 1957


«Momento Sera», 12 gennaio 1957


1957 01 13 Gazzetta del Popolo Toto politica intro

Napoli, 12 gennaio

Antonio De Curtis, in arte Totò, che ha ieri sera debuttato a Napoli con la sua compagnia di riviste, è stato ricevuto stamane a Palazzo San Giacomo dal sindaco Lauro. Totò ha chiesto ad Achille Lauro la iscrizione al partito monarchico popolare e il sindaco di Napoli gli ha concesso la tessera «ad honorem».

«Gazzetta del Popolo», 13 gennaio 1957


Napoli, 14 gennaio.

Il principe Antonio de Curtis (Totò) ha smentito la notizia, pubblicata da parecchi giornali, che egli avrebbe chiesto al comandante Lauro la tessera del partito monarchico popolare e che il comandante gliel'avrebbe concessa «ad honorem». «Nessuna tessera è stata da me richiesta nè a me concessa», ha dichiarato il popolare attore.

«Corriere della Sera», 14 gennaio 1957


Roma, lunedi sera.

Il principe antonio de Curtis, «Totò», ha fatto ieri la seguente dichiarazione: «Molti giornali hanno pubblicato che io avrei chiesto al comandante Lauro la tessera del partito monarchico popolare e che il comandante l'avrebbe concessa ad honorem. Devo precisare per la verità che ho avuto l'onore di essere ricevuto dall'illustre sindaco della nia città natale ma che nel corso del nostro colloquio non si è parlato di politica e che pertanto nessuna tessera è stata da me richiesta nè a me concessa».

«La Stampa», 14 gennaio 1957


Tournée 'A prescindere' - Torino, Teatro Alfieri, Gennaio 1957

«La Stampa», 23 gennaio 1957


«La Stampa», 24 gennaio 1957


«Il Corriere di Chieri», 26 gennaio 1957


Totò sarà presto a Milano. Finora ha portato al successo la sua rivista «A prescindere...» a Roma, a Salerno, a Napoli. A Napoli si è fatto un autentico tifo per il «super-comico di casa», e per te due «soubrettes» della fastosa Compagnia: Franca May e Yvonne Menard. Ora è a Torino. Poi, punterà su Milano, dove si fermerà a lungo al Nuovo.

«Corriere della Sera», 27 gennaio 1957


Per una volta, più che alla noterella di recensione converrà affidarsi alla cronaca. Che si dovrebbe dire, infatti, sul piano critico, del Totò visto ieri sera? Riscoprire la sua ormai celeberrima mimica, fissata in tanti anni di palcoscenico e tramandata ai posteri attraverso decine dì pellicole? Rilevare ancora le sue mosse e mossette di collo o di gambe, la bazza, il roteare gli occhi, la bombetta, i calzoni agli stinchi, risorse di una comicità che, specie nel dopoguerra, ha costituito il modello per buona parte del teatro italiano di rivista ed è stato pretesto di innumerevoli e facili rielaborazioni e imitazioni? Sarebbe evidentemente inutile, equivarrebbe dire cose che tutti sanno.

Piuttosto era augurabile poter aggiungere qualche nuova osservazione su Totò: accorgersi di uno sviluppo, di un arricchimento della sua personalità artistica e cioè del tuo repertorio. Ma Totò ha preferito imitare se stesso o, meglio, restar fedele a sè stesso: anche nei minimi particolari, anche — e questo con franchezza lo deploriamo — in certe trovatine e lazzi sottolineati e facezie di dubbio gusto che senza nostalgia poteva abbandonare.

Il pubblico però — e qui subentra la cronaca — gli ha dato ragione. L’« Alfieri » ora gremito. L'apparizione di Totò ha scatenato un putiferio di grida e di applausi. Totò ha ripetuto i gesti «alla Totò»; le battute «alla Totò» e la gente è andata in visibilio: l’aveva nel ricordo com'era, sette anni fa, lo voleva come allora e puntualmente, esattamente, l’ha ritrovato. Di qui il compiacimento, le acclamazioni al ritorno di uno qualunque dei vocchi motivi, anche se frusti.

La rivista di Nelli e Mangini ò quella che è: ha un certo brio, ma non si leva dal modesto artigianato. Lo spirito è troppo spesso di grossa grana.

Per il rientro di Totò era lecito aspettarsi qualcosa di meglio. Ricordiamo l'indiavolata, piccante, Menard, l'impegnatissima May, Enzo Turco, la Gandolfl e un imitatore di clamorosi effetti, il Di Giglio, che è stato applaudito quasi quanto Totò.

u. bz., «La Stampa», 26 gennaio 1957


Totò è tornato sulle tavole del palcoscenico dopo anni di assenza. Sette, ad essere precisi, per quanto riguarda Torino, dove, ieri sera, al Teatro Alfieri, egli ha presentato la rivista «A prescindere...» di Nelli e Mangini con musiche di C. A. Rossi. Un lungo applauso lo ho salutato all'apparire: il pubblico è parso contento, soprattutto, di rivedere in carne e ossa, il personaggio di tanti flims conosciuti, quelli più tipici della sua maniera tipica, che lo schermo ha reso famosi all'inizio: portandoli via, quasi di peso, dall'antico varietà. È, dell'antico spettacolo caro alle folle di trent'anni fa, Totò ha conservato alla ribalta, anche ieri sera, in fisionomia essenziale, il tipo che egli incarna da tempo, fra iI mimo un po’ fermo alla superfìcie del mezzo espressivo e la marionetta, legnosa, marcata, caratterizzata dal movimenti epilettici.

L'avvio è stato un po' lento con un Napoleone un po’ di maniera, ma poi il tono di Totò è salito, nel quadro «Chi l'ha visto?», per sciorinare con slancio e vivacità tutta la sua carica umoristica nel personaggio di «Un uomo terribile». Nel secondo tempo, dove iI nostro ometto, sotto la bombetta in bilico, nella rendingotte abbondante, con i pantaloni a righe issati sopra le caviglie, svolazzanti e frenetici, è stato «il commissario», la caricatura del commissario di polizia classico, che parla un francese spaventoso e maneggia ordigni minacciosi. Gli ocelli roteanti, gli stupori e le smorfie del lungo mento: questo è stato ieri Totò, quello che conosciamo e che le luci del boccascena hanno un poco impicciolito, naturalmente, ma non di molto.

Il titolo della rivista è un pretesto, i quadri non hanno nesso logico, non vi è lo sfarzo travolgente dei metri e metri di tulle e di cose del genere, ma Remigio Paone non è stato inferiore alla fama che gli diedero in passato spettacoli ricchi di buon gusto e molto curati. Totò è circondato da attori che hanno un nome nel mondo della rivista. Franca May, la biondissima, è la «soubrette», elegante come vuole la prassi, abbastanza centrata nella recitazione e dotata di una voce fatta su misura per il microfono. Con lei la parigina Yvonne Menard, delle «Folles Bergère», la grande attesa, Yvonne, pur fermandosi a tempo nelle operazioni che hanno reso famoso il «varietà» parigino, restando soltanto all'esenziale in fatto di abbigliamento (gli agenti dell'ordine erono agitatissimi; agitato pareva anche Paone), ha saputo dare chiara misura di quanto conti anche In questa forma di teatro minore, il mestiere, la pratica, la sottile esperienza interpretativa.

Più che mai napoletano nella simpatia irraggiente e spontanea, Enzo Turco, che a Totò fa da spalla. Quindi l'impassibile o falso tonto Dino Curcio: per non citare che i principali nomi del «cast». Franca Gandolfi è piaciuta per la disinvoltura; Mario di Giglio ha dovuto bissare un paio di volte. Mario di Giglio è il classico e notissimo imitatore di attori, cantanti; personaggi che egli non ha mai avuto bisogno di annunciare avendoli il pubblico riconosciuti tutti fulmineamente. Nella seconda parte, egli ha interpretato il personaggio del bambino prodigio che sa tutto, novello Pico della Mirandola, perchè durante la gestazione la madre passava il suo tempo davanti al video di «Lascia o raddoppia». Con quello — assai mordace — alla maniera di «Primo applauso», questo quadro i stato il più brillante e spiritoso.

In omaggio al numero sette (gli anni di assenza dal palcoscenico di Totò) lo ballerine erano sette: sette le «show girls», le ragazze da vedere (come vuole la tradizione altissime, troppo alte di statura per i gusti nostrani) e sette i danzatori. Tre di questi soltanto, però, degni di nota, i tre « colured mén », Barnett, Curtis e Coleman, che le danze, curate da Gisa Geert, non erano eccezionali, e la coreografia senza eccessivi guizzi d'invenzione. Cosi la musica, orecchiabile, ma senza motivi notevoli da ricordare, di quelli che tormentano, per intenderci, che non si può fare proprio a meno di canticchiare.

I costumi fono di Folco, di buon gusto: i bozzetti delle scene di Artioli. I «modelli» di abiti delle attrici principali portavano le firme di celeberrimi sarti. Schubert ha vestito — si dice cosi per dire — sia la May che la Menard. Notevole per il travolgente ritmo dell'insieme il «rock and roll» che chiude il primo tempo. Molti i ritardatari delle poltronissime, come vuole il malvezzo di una specie di tradizione oramai incallita: cosicché lo spettacolo è finito tardissimo.

g. c., «L'Unità», 26 gennaio 1957


«Ho dovuto tornare con Totò, perché credo che sia Totò che il pubblico vuole rivedere.. come se lo ricorda, un Totò di prima del ritiro di prima del cinematografo; con la bombetta, i pantaloni rigatini a mezz'asta, la finanziera, il pomo d'Adamo saltellante, la testa che sembra svitarsi e cadere da un momento all'altro sulle tavole del palcoscenico. Ecco: un Totò così e non diverso...»

Queste cose ci diceva ieri pomeriggio, a poche ore dalla "prima" all'Alfieri, il popolare comico, spiegando perché da sua rentrée alla rivista dopo sette anni di cinema, aveva preferito ritornare con gli antichi panni e la solita faccia.

«Avrei potuto, che so, scegliere una commedia musicale, e inventare un nuovo tipo, una nuova macchietta. Ma credo di conoscerlo il pubblico, e non ho avuto un attimo di esitazione: gli darò uno spettacolo tradizionale e un Totò senza cambiamenti».

Seduto in una poltrona del teatro, solo nella grande platea deserta, mentre osservava le ballerine che ripetevano un'ultima volta l'indiavolato "Rock'n'Roll" che chiude il primo tempo di «A prescindere» (anche il titolo, tolto dal dizionario dell'attore napoletano, è già un segno del suo rifiuto a rinnovare la maschera, come qualcuno aveva suggerito), Totò non lo dava a vedere, ma era inquieto, impaziente, un po' preoccupato. Il debutto a Torino, prima città del nord dopo l'esordio a Roma, non metteva in soggezione: e se i torinesi si fossero mostrati freddi alla ricomparsa di un Totò esattamente uguale visto l'ultima volta nel 1949?

«Torino mi ha sempre messo una gran paura addosso. E' la città in cui la rivista, la vera, tradizionale rivista, è nata; la città in cui, un tempo, venivano decretati o respinti i successi e il giudizio valeva poi per tutta Italia. Ogni che volta vengo a Torino non riesco a dimenticare le serate difficili di tanti anni fa, quando al Maffei il pubblico poteva, con un silenzio o con un applauso pieno di discrezione, fare la fortuna o la rovina di un attore» (e ci raccontava che, alle prime armi, passò anche lui davanti ai "giudici" del Maffei, e modestamente tace - ma con una smorfia lascia intendere - che ne uscì promosso a pieni voti).

Ieri sera i torinesi hanno dato ragione a Totò. Il pubblico era ben diverso da quello di 25 o 30 anni fa; entusiasta, prodigo, visibilmente soddisfatto, meno riservato, direi di più facile contentatura. Appena l'attore è comparso in scena, gli ha tributato un'ovazione che per sentirne di uguali bisogna andare in Spagna, alla stagione delle corride. E dall'inizio alla fine di «A prescindere» è sempre stato così: applausi, risate, consensi a non finire.

La rivista è tagliata su misura per Totò, ma a tratti sembra che gli vada un po' stretta: le possibilità e le risorse del comico sono infinitamente più grandi di ciò che vorrebbe da lui il copione. Nelli e Mangini - gli autori - hanno peccato di avarizia con Totò, non sono stati molto felici, sono ricorsi troppo spesso a trucchi vecchi come il teatro, abbandonandosi a facilonerie il più delle volte di dubbio gusto. Ma lo spettacolo è piaciuto e, specialmente nel secondo tempo (la scenetta del feroce commissario di polizia e la parodia dei dilettanti alla tv), Totò ha divertito molto. Il suo Otello, popolaresco, salace, grottesco, ricco di spunti, colorito con tutte le mossette e i lazzi che sono il bagaglio indispensabile e inimitabile di questo attore, ha richiamato una salva di battimani fragorosa, trionfale.

E nel gran finale e ripetendo la stessa passerella "alla bersagliera" con la quale aveva salutato sette anni fa i torinesi, Totò ha travolto tutti: in platea c'erano distinti signori e belle signore che, ligi alla bacchetta direttoriale impugnata da Totò, hanno cantato cori e marce fino a perdere l'ultimo tram.

Gran parte della torta se l'è mangiata Totò; ma non si devono dimenticare di fette toccate a Yvonne Menard, incantevole, elettrizzante, alla multiforme Franca May, a Franca Gandolfi, a Elvy Lissiak, e a tutti gli altri soprattutto alle quattordici belle spilungone del balletto di Gisa Geert. Da questa sera, con una serie di "esauriti", cominciano le repliche.

Vice, «La Stampa», 26 gennaio 1957


Tournée 'A prescindere' - Milano, Teatro Nuovo, Febbraio 1957

«Corriere della Sera», 4 febbraio 1957



Dopo sette anni e mezzo Totò si presenta nuovamente al pubblico milanese. A Milano Totò, lo ha confessato recentemente, ci ritorna sempre con un po' di batticuore. Milano ha contribuito in massimo parte alla fama di Totò, e pertanto Totò ai milanesi vuole sempre riservare il meglio di sè. Fra poche ore il sipario si alzerà sull'ennesimo spettacolo « Errepì »

« A prescindere » di Nelli e Mangini, e sul palcoscenico inquadrato dalla luce dei riflettori, ricomparirà la figurctta di un comico che ha saputo creare una maschera inimitabile. Ieri Totò era introvabile. E' sua abitudine sottrarsi a chiunque nell'imminenza di una « prima ». Si sa che è nervoso ed emozionato, almeno fino al momento in cui non inizia il suo « colloquio » col pubblico. Paone, l'impresario che ha voluto, e intensamente, riportare Totò in teatro commento: « Sì, perchè la eccessiva disinvoltura, in teatro, è virtù dei mediocri ».

Paone è nervoso

Il nervosismo di Totò è anche il nervosismo di Remigio Poone, il quale, nel tuo studio trasformato in quartier generale, sussurra a un amico: « Addio alla mia pace. Per me è il ritorno alle grandi emozioni ».

Franca May, « soubrette » italiana della Compagnia (Yvonne Menard è la cosiddetta « attrattiva internazionale ») ieri nel pomeriggio ha stazionato in permanenza dal parrucchiere. Intervista, per forza di cose concisa, con l'attraente « star », dal capo ricoperto da un mastodontico casco. Franca May parla un po' col naso per via di uno noiosa sinusite. Niente di grave. Dice: « Sono sulle spine. Vorrei che l'incubo della prima fosse già finito. Il giudizio del pubblico milanese mi preoccupa, e molto ». Poi fa una confidenza. Nella rivista interpreta uno « sketch » in romanesco; la parodia di una « mannequin ». A Milano, la May volgerà in meneghino la scenetta. Incredibile a dirsi si cimenterà nel dialetto milanese. Ma non la sera della prima. In seguito.

La « capitana »

La «capitana» del balletto Geert, impiegato nella Compagnia di Totò, è una magnifica ragazza australiana. Le piace molto l'Italia, si è subito ambientata, si è presto affiatata coi compagni di lavoro. Il suo nome è Ellen Brown. Confessa: « Mi piacciono molto gli italiani, e soprattutto Toni ». Ma non ha voluto spiegare a che Toni volesse alludere.

«Corriere d'Informazione», 5 febbraio 1957


Teatro gremito e applausi fragorosi per tutta la serata. Totò ha esilarato il pubblico con le sue risorse buffonesche, usate, abusate e sempre fresche per il pubblico delle nuove generazioni. Nè s'ha da rimproverare a Totò la sua fedeltà ai lazzi e alle smorfie che gli hanno portato fortuna: a quel suo oscillare del collo a mo’ del gallo quando fa il bello sotto lo sguardo delle galline; a quel suo strabuzzare degli occhi; al dilatare delle palpebre; a quell'aria di allocco che si fìnge tonto per trame motivi di comicità; a quel suo strisciare i piedi di burlesco effetto; non s’ha da rimproverarlo, dicevamo, perchè Totò è una maschera. come è una maschera Macario. Prima norma di una maschera è la sua fissità: nè crearne una è trovata da poco. Totò ha inventato la sua e di ciò si deve rendergli merito.

Che vi siano echi petroliniani può darsi, ma vi sono in lui anche note personali e caratteristiche. Come maschera varca talvolta i limiti del buon gusto; ma quando mai una maschera li ha osservati? Non certo quelle della commedia dell'arte (delle quali Totò e Macario sono i tardi epigoni) che in fatto di sguaiataggini e di uscite orripilanti erano tali campioni da rendere Totò e Macario rosei quali collegiali. Bisogna accettarli in blocco come sono, o respingerli. Ma il pubblico che affolla il teatro al pari di ieri sera, cosi da indurre, all’inizio dello spettacolo. qualche agente della «Celere » a regolare l’afflusso alla platea, accetta Totò nel suo complesso e, a prova, basterà dire che l'applauso col quale è stato accolto è durato quasi due minuti e pareva non dovesse finire. Tanto che l'attore stesso sopraffatto dall'emozione non trovava il flato per cominciare.

Di fronte a testimonianze cosi calorose di simpatia, non si può che notare la suggestione da Totò esercitata sulla folla che lo vuole così e per la quale egli si prodiga proprio nei li’ miti del suo personale repertorio scanzonato, smanicato e schiavo della ilarità ad ogni costo. Egli è il perno dello spettacolo che Nelli e Mangini. due esperti rivistaioli, hanno composto per fornirgli un contorno di balletti e di quadri senza pretese fastose ma decorose. Totò compare nelle scenette buffe dove è più Totò che mai. E le risate che sottolineano i suol gesti, le sue pause, le sue salacità, le sue grossolanità anche. sono frequenti e rumorose.

Non come il forsennato « rock and roll » che chiude la prima parte, ma sempre di un tono vibrato. La seconda parte con la canzonatura dei giochi televisivi e con due quadri assai gradevoli: Leggenda siciliana e Notturno, completa piacevolmente lo spettacolo. I tifosi di Totò possono appagare il proprio tifo e forse, invece di guarirne, se ne ammaleranno di più. Accanto al divo figura, con grazia e con brillante vivacità Franca May che canta, recita e balla con animazione. La « subretta » francese, frenetica e indiavolata. Yvonne Menard, dagli occhi d'acciaio; Franca Gandolfì; il divertente Enzo Turco; l'eccezionale imitatore Mario di Giglio, le ballerine di Gisa Geert e tutta la compagnia non hanno risparmiato flato, muscoli e fatica per portare lo spettacolo al successo. Stasera replica.

e. p., «Corriere della Sera», 6 febbraio 1957


Per molta parte del foltissimo pubblico accaso al Nuovo, questo con Totò era il primo reale incontro, gli altri erano avvenuti nel buio di una sala cinematografica con l’ausilio di un telone bianco. Una conoscenza quindi non approfondita anche se, per taluni aspetti, immediata ed efficace nella rivelazione di un'arte quanto mai complessa. Totò fin dalla sua prima apparizione alla ribalta ha però stabilito un invisibile filo di comunicatività, di simpatia con gli spettatori, ed il dialogo tra lui e la platea si è andato via via facendo più vivace ed intenso suscitando sequenze di applausi fragorosi,.

Come rivista « A prescindere » è un ritomo al varietà modernizzato. Accanto agli « sketches » inequivocabilmente farseschi allinea una serie di quadri fastosi e belli offrendo all'estro di Gisa Geert la possibilità di comporre coreografie e balletti di reale effetto. Tra tutti sono particolarmente piaciuti «Il pericolo pubblico n. 1», «Makumba», il finale del primo tempo, un «rock and roll» travolgente ed entusiasmante, «Notturno» e «Leggenda siciliana».

Cordiali consensi a Franca Faldini, che ha brillantemente sostituito nelle parti di prosa Franca May, costretta all'inattività da un recente infortunio, alla bella Yvonne Menard, che ha cantato e ballato con brio e vivacità, all'avvenente Franca Gandolfi, a Josè Hargreaves, ballerina moderna e scattante, a Enzo Turco, efficace «spalla» di Totò, agli ottimi attori La Raina, Curcio, Alvisi e al sorprendente imitatore Mario Di Giglio. Una particolare citazione meritano poi le sette coppie di ballerini e ballerine solisti.

Tutti gli esecutori hanno del resto generosamente contribuito al successo dello spettacolo, per il quale ha composto le fresche musiche Carlo Alberto Rossi, ha disegnato le indovinate scene Artioli ed ha ideato vivaci costumi Folco. Oggi due repliche; alle ore 15.30 e alle 21.15.

r.a., «Il Giorno», 6 febbraio 1957


Dopo sette anni di cinematografo, Totò è tornato alla rivista. Per sette anni i suoi gesti e la mimica anche più segreta del suo volto sono stati scrutati dagli obbiettivi nel gioco angolare delle luci e sono stati ingranditi nei primi piani dello schermo. Il cinema ha una parte di torti, ma anche una parte di meriti: permette attraverso ai suoi giganteschi ingrandimenti un'analisi che, ci sembra di dover dire, riesce a tutto vantaggio di un attore che, come Totò, il suo miglior segreto lo ha nelle sfumature: in un millimetrico flettersi delle sopracciglia, in un velarsi improvviso dell’occhio. in un intimo ammiccare forse furbesco e forse di mestizia. Non tutti i film di Totò ci sono piaciuti: ma in tutti c'era un momento in cui la «camera» aveva a sua disposizione una delle più straordinarie maschere di attore — non solamente comico — di questi tempi.

Per questo, Totò doveva prevedere che al suo ritorno gli amici del Teatro, e non solo della abbondante comicità, sarebbero stati molto esigenti, nell'osservare come il famoso comico avrebbe potuto nuovamente proporzionare se stesso e le virtù della sua recitazione a misure cui il nostro occhio non era più abituato. Dal grande formato — direbbe un fotografo — si passa al piccolo formato senza ingrandimenti. Dai microfoni degli «studi» e dagli altoparlanti che moltiplicano la voce della colonna sonora si passava al teatro dove — anche se sostenuta da qualche amplificatore — la voce umana deve lottare da sola. Dalla comicità dei film, che si giova, si, di una serie di gags ma che permette la costruzione di un personaggio e lo sviluppo cauto e progressivo di un intreccio e di una situazione, si doveva tornare alla comicità sintetica dello sketch.

Il pubblico che gremiva il Nuovo non era venuto certamente a proporsi problemi, per così dire, di estetica nello studio del rapporto fra «dimensione e comicità». Ma sta di fatto che, forse senza pensarci su troppo, questo problema doveva essere presente allo spirito dell’attore. Il cinematografo nei suoi rapporti fra occhio dello spettatore e grandezza dello schermo ha tutti i vantaggi di un teatro da camera, dove nulla, praticamente, ci divide dall’attore, con il quale, quasi, addirittura coabitiamo. Le prospettive teatrali sono molto diverse: l'Uomo deve tornare ad essere Maschera, la mimica facciale più sottile deve diventare smorfia violenta, l’attore deve moltiplicare le dosi della virtù comica per ottenere l'onda lunga che lo metta in contatto con lo spettatore lontano. In certi momenti sembra non ci siano «valvole» che bastino per ottenere quello che in radiofonia si chiama un’alta fedeltà. I cinque, i dieci minuti dello sketch non bastano a dar vita ad un personaggio: sono appena sufficienti per modellare una macchietta. E' una lotta dura, un ritorno duro a mezzi tecnici più ristretti e più avari. La tirannia del pubblico impone il lazzo e lo sberleffo, forse come al tempo di Plauto. Tutti avranno osservato come Totò, che per tanti anni avevamo visto in «bianco e nero» — salvo che nelle tavolozze dei «Totò a colori» — ieri sera avesse forzato i toni dei suoi rossetti per aiutare l’accentuazione di una maschera che nel suo carattere umano più sottile vorrebbe essere invece pallida e segretamente melanconica, come vuole humour più profondo.

Questa prova di ridimensionamento è quasi tutta riuscita, soprattutto nella seconda parte della rivista. Prima, la famosa maschera ci era apparsa ogni tanto sfocata, come vista dietro ad un vetro qua e là smerigliato. La recitazione, più che una invenzione immediata, ci pareva «estratta» da un appello un po' inquieto a memorie di effetti che erano familiari sette o quindici o vent'anni fa — addirittura al tempo di Totò sconosciuto alle folle — e che i sette anni consumati in un'altra tecnica espressiva avevano reso un po' consueti. Le battute erano spesso un po' massicce: qualcuna scivolava su sentieri di una comicità facile ma un do' viscida. L'attore era andato approdando ai porticcioli di effetti già molte volte collaudati e per chi aveva buona memoria l'impressione era un pò quella di assistere ad una selezione antologica del «primo Totò» come nelle cineteche si fa con i cortometraggi del «primo Charlot». Le ripetizioni e le «citazioni classiche», si sa, non giovano effettivamente a nessuno, soprattutto nel teatro comico che brucia rapidamente la sua prima virtù che è quella dell’inatteso. Gli effetti migliori Totò andava ritrovandoli più che negli scatti marionettistici di un tempo e più che nei divincolamenti disossati, nella dosatura delle sfumature mimiche. Alla fine, quando si è compiuto il congiungimento con la tradizione e con l'origine del vecchio music-hall — ci hanno detto che la parodia dell'Otello è un «numero» di andatura quasi petroliniana, che risale a molti anni or sono — Totò ha ritrovato completamente la sua misura di grande maschera comica. Il pubblico aveva avuto in un primo tempo una larga cordialità: alla fine ha avuto la prova che ritrovava il suo Totò nella misura completa e gli applausi si sono fatti fittissimi.

Il copione — nel quale ci sembra di indovinare molte interpolazioni non dovute agli autori — è di Nelli e Mangini e inventa buone situazioni allegre e buoni pretesti scenici e coreografici per i vari quadri, molti dei quali assai sontuosi. La compagnia comprende stelle, vedettes e stelline a profusione. Franca May sa spogliarsi assai bene ma è anche un'attrice piena di spirito e una canterina di fresco fascino. Ha una carica di intelligenza scenica assai rara in una donna così francamente bella. Yvonne Menard, non obliabile femme nue alle Folies-Bergère, balla con molta eleganza e canta con fine civetteria la canzone di uno «spogliarello mancato». Franca Gandolfi è un bel viso accorato e ardente in cerca di un personaggio. Enzo Turco, l'imitatore Di Giglio, Alvaro Alvini, Dino Curcio hanno contribuito validamente alla solidità dello spettacolo. Belle le danze armonizzate da Gisa Geert però con inutili abusi di nudità virili. Ottime le ballerine, acclamatissime in un «rock and roll». Imponenti — non sappiamo dire di più — le sette belle gigantesse inglesi che sfilano solennemente con le loro stature da dromedari.

Il pittore Artioli ha collaborato con scene di ottime trovate coloristiche e grafiche. Eleganti i costumi di Folco. Di ottima media le musiche di C.A. Rossi.

Orio Vergani, «Corriere d'Informazione», 7 febbraio 1957


Ieri sera Totò aveva 39° di febbre. E la rappresentazione di « A prescindere » la rivista che interpreta al Teatro Nuovo c stata pertanto sospesa.

L'attacco febbrile che ha colpito Totò è stato causato dall’influenza. Al popolarissimo comico sono state praticate iniezioni di penicillina che hanno contribuito a far scendere la febbre. Stasera stessa Totò intende essere di nuovo al suo posto, al Teatro Nuovo, protagonista della rivista «A prescindere».

«Corriere della Sera», 10 febbraio 1957


La direzione del Teatro Nuovo ha ricevuto dal prof. Cesare Bussolati una dichiarazione in cui risulta che il principe Antonio De Curtis è affetto da broncopolmonite post-influenzale. Per rimettersi all’attore sono necessari tre giorni di cure e di riposo assoluto. Pertanto Totò tornerà in scena lunedi 18 alle ore 21.10.

«Corriere della Sera», 17 febbraio 1957


Totò sta meglio ma non si è ancora completamente ristabilito. Ieri sera avrebbe dovuto riprendere le recite e si era infatti recato in teatro, al Nuovo. Ma lo stato di debolezza era tale che in camerino è svenuto. Gli attori tutti della Compagnia l’hanno pregato di non volersi sottoporre alla fatica e al rischio di uno spettacolo e di continuare, nel riposo, le cure per ristabilirsi completamente. Pertanto le repliche di «A prescindere» sono ancora sospese. La direzione del teatro comunicherà il giorno della ripresa degli spettacoli. Questo protrarsi delle poco buone condizioni di salute di Totò è dovuto a una crisi di depressione in seguito alla malattia che l'ha colpito qualche giorno fa.

E' stato proprio il desiderio di Totò di ritornare immediatamente in palcoscenico per non recare danni finanziari alla Compagnia e al teatro che ha provocato, purtroppo, questo spiacevole protrarsi della sua assenza dal palcoscenico.

«Stampa», 21 febbraio 1957


Milano, giovedi sera.

Il popolar attore Totò non si è ancora ripreso dalla broncopolmonite post-influenzale che nei giorni scorsi l'aveva costretto a sospendere le rappresentazioni della sua rivista. Si presumeva che l'attore fosse in grado di risalire sul palcoscenico fin da ieri sera, ma un improvviso malessere al momento di andare in scena ha consigliato di rimandare ancora le recite.

«Stampa Sera», 22 febbraio 1957


1957 02 22 Gazzetta del Popolo A prescindere malattia intro

«A prescindere» dalla broncopolmonite e a dispetto dei necrofori improvvisati, il popolare attore è più vivo che mai

Milano, 21 febbraio

Nel tardo pomeriggio di oggi si è diffusa a Milano, e contemporaneamente in altre città, la notizia della morte improvvisa del principe Antonio De Curtis, in arte Totò. Le redazioni dei giornali sono entrate immediatamente in stato di allarme, mentre una profonda agitazione si verificava nell'ambiente artistico. Da Roma, da Napoli e da numerose altre città si sono avute telefonate che chiedevano precisazioni sulla notizia. I cronisti dei quotidiani milanesi sono stati inviati sia alla residenza di Totò, che alloggia in questo periodo in un albergo di via Manzoni, sia a quella di Remigio Paone, il noto impresario legato a Totò da fraterna amicizia, sia al Teatro Nuovo. Ma per qualche ora non è stato possibile avere notizie precise.

All’albergo assicuravano di non sapere niente. Il principe De Curtis, si diceva, era uscito alle 15.30 per una passeggiata e non aveva ancora fatto ritorno all'aprpartamento. Nasceva così l'ipotesi che Totò, convalescente da una broncopolmonite che lo aveva costretto da una settimana a sospendere le recite della rivista «A prescindere», fosse stato colto da malore per strada e ricoverato in qualche ospedale. Ma anche le ricerche presso i nosocomi cittadini non davano risultati. Dopo una lunga ricerca telefonica, veniva anche scartata l'ipotesi di un mortale incidente stradale: infatti la polizia, i vigili del fuoco e varie Croci — rossa, verde, bianca — non erano state chiamate per alcun intervento.

Toccava a un cronista, alla fine, risolvere il mistero: in serata il principe De Curtis, che dal pomeriggio non si era più fatto vivo all'albergo, veniva scoperto in un locale del centro mentre, in compagnia di alcuni amici, stava consumando una abbondante cena. Il popolare comico riprenderà forse le recite sabato sera. La convalescenza dell'attore è stata più lenta del presumibile anche perchè prima di essere ancora del tutto guarito, egli ha voluto risalire in palcoscenico anche per limitare specie ai compagni di lavoro, le conseguenze della sua assenza. Il ritorno è stato prematuro. Totò aveva bisogno infatti di un ulteriore riposo, indebolito com'era dall'azione degli antibiotici, impiegati per stroncare l’affezione broncopolmonare che lo aveva colpito.

v.m., «Gazzetta del Popolo», 22 febbraio 1957


Il Teatro Sociale nei giorni di martedì 12 e mercoledì 13 marzo aprirà i suoi battenti alla compagnia di riviste di Totò, il principe De Curtis, il quale rappresenterà «A prescindere» super-rivista che Nelli e Marchesi hanno scritto espressamente su misura per il noto comico napoletano.

Nelle varie città d'Italia in cui «A prescindere» è stata presentata al pubblico ha ottenuto il più schietto successo e i critici hanno sottolineato che i due autori hanno saputo fornire a Totò un materiale superlativamente idoneo a valorizzare le doti del popolarissimo attore di rivista.

Totò ritorna a Biella vivamente atteso. Qui, come in ogni luogo del resto, ha un suo pubblico affezionato attirato dalla sua mimica insuperabile, dai suoi lazzi, dalla sua funambolesca comicità. E' comparso sullo schermo in svariati films Totò dalla ultima volta che è stato a Biella ed ha attirato le folle nei cinematografi, ma vederlo in carne ed ossa, ascoltare direttamente le sue lepidezze è un'altra cosa.

Accano a Totò ci saranno Franca May e Franco Turco ed altri notissimi attori di vaglia. La parte coreografica è stata affidata a Gisa Geert.

L'inizio dello spettacolo avrà luogo alle ore 21 precise.

«Corriere Biellese», 7 marzo 1957


«Corriere della Sera», 10 marzo 1957


Tournée 'A prescindere' - Biella, Teatro Sociale, Marzo 1957

Dopo sette anni di cinematografo Totò è tornato alla rivista. Per sette anni i suoi gesti e la mimica anche più segreta del suo volto sono stati scrutati dagli obiettivi nel gioco angolare di luci e sono stati ingranditi nei primi piani dello schermo. Queste esperienze contano e conta la lontananza dalle tavole del palcoscenico.

Ma tornando al teatro Totò ha ritrovato completamente la sua misura di grande maschera comica. Il pubblico lo ha accollo dapprima con grande cordialità, ma alla fine dello spettacolo ha avuto la prova che ritrovava il suo Totò nella misura completa e gli applausi sono stati fittissimi.

Il copione di «A prescindere» — nel quale ci è parso di indovinare molte interpretazioni non dovute agli autori — è di Nelli e Mangini e inventa buone situazioni allegre e buoni pretesti scenici e coreografici per i vari quadri, molti dei quali assai sontuosi. La compagnia comprende stelle, vedttes, e stelline a profusione. Franca May sa spogliarsi assai bene ma è anche un'attrice piena di spirito e una canterina di fresco fascino. Ha una carica di intelligenza scenica assai rara in una donna così francamente bella.

Yvonne Menard, che è stata femme nue alle Folies Bergéres di Parigi, balla con molta eleganza e canta coti fine civetteria la canzone di uno «spogliarello mancato». Franca Gandolfi è un bel viso accorato e ardente in cerca di un personaggio. Enzo Turco, l'imitatore Di Giglio, Alvaro Alvini, Dino Curcio hanno contribuito validamente alla solidità dello spettacolo.

Belle le danze armonizzate da Gisa Geert però con inutili abusi di nudità virili. Ottime le ballerine, acclamatissime in un «rock and roll». Imponenti — non sappiamo dire di più — le sette belle gigantesche inglesi che sfilano solennemente con le loro andature da dromedari.

«Corriere Biellese», 14 marzo 1957


Non è stato facile parlare con Totò. Durante tutto il pomeriggio, all'Angelo, dove il comico alloggiava, abbiamo sentito ripetere il disco: «il principe De Curtis riposa, non possiamo disturbarlo». Così fino a sera e, soltanto al Teatro Sociale, un'ora prima dello spettacolo, eccoci finalmente a colloquio con l'attore, appena licenziatosi da due avvocati romani dopo aver concluso i contratti per tre film da girare a fine tournée .

Prima domanda: «Ha rinunciato al suo vecchio desiderio di realizzare film per l'infanzia e la gioventù?»

«Resta una cosa a cui tengo molto - risponde il principe De Curtis - E ho in cantiere un primo film comico sentimentale di questo genere e, non è da escludere che esso rientri nella rosa dei tre contratti che ho appena firmati» .

Niente da fare per sapere qualcosa di più sui tre film in questione; Quanto al pubblico biellese Eccolo sotto il riflettore di Totò:

«Sì, a prescindere! I biellesi sono freddi, per tradizione, a spettacoli di qualsiasi genere, non applaudono "chicche e sia!" Però, a parte gli scherzi, questa volta ho trovato il pubblico più caldo di 8 anni fa, quando andai di scena all'Odeon, e questo mi ha fatto molto piacere» .

Ultimo argomento, delicato e di attualità. «Che ne pensa dei cartelloni pubblicitari dei film e delle riviste, che raffigurano scene poco convenienti alla morale?»

Ritengo, come ho detto più volte nelle interviste radiofoniche, che dove si fa dell'immoralità non c'è arte. Il voler imporre un film con la sola etichetta dell'immoralità, sarà certo un successo di cassetta, dati i tempi in cui viviamo, ma non aggiungerà nulla alla parola Arte.»

Circa le foto con cui è stato reclamizzato il suo spettacolo, Totò ha dichiarato che «sono stati i teatri delle grande città che a un certo . hanno dichiarato la loro preferenza per tale genere di pubblicità. si tenga presente che alle compagnie tali fotografie costano molto e quindi noi saremo ben disposti a farne a meno» .

Una conclusione interessantissima: «Se potrò realizzare il sogno da me sempre vagheggiato di girare film esclusivamente per l'infanzia - ha detto il principe De Curtis - sarò ben lieto di abbandonare i ruoli sino ad oggi interpretati». Auguri.

u.s., «Il Biellese», 15 marzo 1957


Franca May è stata vittima nell’indiavolato Rock and Roll che balla nel finale del primo tempo di «A prescindere» la rivista di Totò. L’incidente è avvenuto sabato sera, a Bergamo. Alla sfortunata Franca hanno ingessato la gamba destra, dal piede al ginocchio. Questa sera la rivista «A prescindere» andrà comunque regolarmente in scena a Bologna. Stamane Franca May è stata visitata alla Clinica Città di Milano dal prof. Mauri. Nel pomeriggio prosegue per Bologna perchè intende partecipare comunque allo spettacolo, almeno per le parti recitate. «Voglio fare ogni sforzo — ci ha detto l’attrice — per Totò, per i miei compagni e per il pubblico.».

«Corriere della Sera», 19 marzo 1957



Franca May conta i giorni. E' Impaziente di tornare, con la caviglia finalmente riassestata, in palcoscenico, e di riprendere il suo posto di «soubrette» a fianco di Totó. Franca May riapparirà in passerella questa sera a Piacenza. A Milano, si è sottoposta a cure intense: cammina ancora zoppicando, ma i medici prevedono che presto potrà muoversi con maggiore disinvoltura.

«Corriere della Sera», 5 aprile 1957


La stagione si é chiusa prima del previsto per Franca May. A Genova, la bionda «soubrette» ha avvertito un riacutizzarsi dello strappo muscolare che si era prodotta durante una rappresentazione a Bergamo. La sosta forzata non è valsa a nulla. Tornata in palcoscenico, Franca May ha resistito per qualche giorno. Poi ha dovuto abdicare. E così, in pieno accordo con Totò e con l'impresario Paone, è stata costretta a lasciare la Compagnia. Il professor Farneti, direttore dell'Istituto fisioterapico dell'Ospedale Maggiore di Milano, ha rilasciato il 13 scorso a Franca May il seguente certificato: «In data odierna ho visitato la signora Franca May, la quale presenta reliquati di una grave distorsione tibio-tarsica destra, avvenuta il 16 marzo. Dichiaro che è necessario assoluto riposo per un periodo di 30 giorni, associato a trattamento fisioterapico». La parte della May è stata equamente suddivisa tra Franca Faldini e Franca Gandolfi.

«Corriere della Sera», 17 aprile 1957


Sanremo 20 aprile.

Sanremo era già affolla, ta ma per la Pasqua sta avvenendo il miracolo della compenetrabilità dei corpi. Si può calcolare che alberghi pensioni locande e appartamenti privati accolgano circa 20.000 persone. Prevalgono naturalmente gli italiani fra i quali il primo posto è tenuto dai milanesi ma numerosi sono gli svizzeri e i tedeschi oltre a inglesi americani danesi e altri ancora di diverse nazionalità.

Al salone delle feste del Casino Municipale da oggi al 25 aprile agirà la Compagnia di riviste con Totò ed è un ritorno assai atteso.

«Corriere della Sera», 20 aprile 1957


Totò e Fernandel lavorano assieme in un film di Christian Jaque. Fernandel, che sta già girando un film con il comico americano Bob Hope, sarà in questa nuova pellicola un doganiere francese e Totò un contrabbandiere italiano. Fernandel abiterà in una casa di frontiera costruita a cavallo del confine, e tutto il film sarà imbastito sui suoi vani tentativi per arrestare Totò. Questi alla fine gli rivelerà che essendo nato nella stanza della casa che si trova in territorio Italiano, non può arrestarlo non essendo più nè cittadino francese né, tanto meno, doganiere.

«Corriere della Sera», 27 aprile 1957


Tournée 'A prescindere' - Palermo, Teatro Politeama Garibaldi, maggio 1957

Durante la tournée della rivista "A prescindere", a Palermo Totò fu colpito da una grave forma infiammatoria all'occhio sinistro per cui fu costretto a sospendere immediatamente lo spettacolo e la tournée, rimanendo assente dalle scene per più di sei mesi - Maggiori approfondimenti nell'articolo "La malattia agli occhi"

Il popolare attore Antonio de Curtis in arte Totò, che da qualche sera recita al «Politeama Garibaldi» di Palermo, è stato colpito da emorragia della retina dell'occhio sinistro e lo spettacolo in suo onore che era stato iniziato alle ore 21 è stato sospeso.

Totò è stato subito trasportato in una clinica oculistica vi dove, ricevute le cure del caso, ha fatto ritorno all'albergo Villa Igea. Bendato e immobile, Il noto comico è costretto ad un riposo assoluto e i medici hanno vietato agli stessi attori della sua compagnia di visitarlo.

Totò è ormai completamente cieco da un occhio mentre l'altro avrebbe soltanto 2 decimi di vista punto le condizioni generali del paziente sono soddisfacenti. Gli oculisti però che lo curano dubitano che gli possa riprendere la sua attività e ricalcare i palcoscenici o gli studi cinematografici.

«La Stampa», 7 maggio 1957


Palermo 6 maggio, notte.

Il popolare attore Antonio De Curtis in arte «Totò», che da qualche sera recita con successo al Politeama, è stato colpito da emorragia alla retina dell'occhio sinistro, e lo spettacolo in suo onore, iniziatosi alle ore 21, è stato sospeso.

«Totò» è stato immediatamente trasportato in una clinica oculistica della città dove, ricevute le cure del caso, ha fatto ritorno in albergo.

Completamente cieco da un ! occhio, «Totò» avrebbe ora dall’altro soltanto un «visus» di due decimi. Tuttavia, le sue condizioni sono soddisfacenti. I medici dubitano però che possa riprendere la sua attività artistica.

«Corriere della Sera», 7 maggio 1957



Il popolare attore è stato colto da un'emorragia retinica causata da eccessivo uso di antibiotici. Costretto ad un assoluto riposo dovrà abbandonare le scene

Palermo, 6 maggio

Il popolare attore Antonio De Curtis, in arte Totò, che da qualche sera recita con successo al Politeama di Palermo è stato colpito da improvvisa cecità. Da due giorni Totò accusava disturbi agli occhi e aveva consultato l migliori oculisti della città, i quali dopo accurati esami gli avevano consigliato l'assoluto riposo e una cura con la quale si riteneva di poter arrestare il corso del male. La improrogabilità della terapia consigliata dai sanitari, imponeva al noto comico di sospendere le recite il che accresceva il nervosismo che già lo tormentava. E' stato però necessario seguire il consiglio del medici e pertanto Totò. assistito e sorretto dalia figliola che lo aveva accompagnato a Palermo, sia pure a malincuore aveva preso la decisione di chiudere la tournée con quindici giorni di anticipo.

Pertanto questa sera i numerosi spettatori che si sono affollati al botteghino del Politeama Garibaldi per tributare al grande attore il terzo successo della sua tournée palermitana, sono rimasti costernati nell'apprendere che la recita era sospesa per l'improvviso malore del capo comico. In effetti non si trattava di un semplice malore, ma, come abbiamo accennato, di una grave forma di cecità che gli aveva improvvisamente oscurato le pupille. La forte diminuzione della vista che in questi ultimi tempi invero lo costringeva a recitare intravvedendo soltanto le ombre degli attori che si avvicendavano attorno a lui sul palcoscenico, si era infatti tanto accentuata da ridurlo quasi alla cecità. Da molto tempo egli soffriva di irritazione alla retina che la luce del riflettori e dei teatri di posa aggravava ogni giorno di più. A Milano poi questa predisposizione era addirittura degenerata in una forma di preoccupante cecità in seguito a un eccessivo uso di antibiotici al quale egli si era sottoposto per curare velocemente la broncopolmonite che lo aveva assalito nell'inverno scorso.

Totò non aveva esitato ad affrontare il rischio di questa cura massiva, per non costringere la compagnia a una lunga vacanza che avrebbe economicamente danneggiato tutto il complesso artistico

Conseguenza temuta della cura veloce è stata un'emorragia retinica di particolare violenza all'occhio sinistro. Con un occhio quasi completamente oscurato, Totò riprese a recitare forse non comprendendo la gravità del male. Se ne andò in giro per l'Italia, dando poco ascolto al medici che gli consigliavano il riposo, anche quando essi gli dissero chiaramente che se avesse continuato sd offendere quotidianamente l'occhio con la luce violenta sarebbe stato a suo rischio e pericolo. A Sanremo fu sul punto di dover interrompere la tournée, talmente forte era l'attacco che lo colpì. Domenica scorsa, dopo due repliche di grande successo al Politeama, un fitto velo scese anche sull'occhio destro, lasciandogli una scarsa e confusa visibilità

Secondo quanto abbiamo appreso dal medici curanti, il male ha attaccato la retina dell'altro occhio molto probabilmente per un fatto simpatico, e precisamente per «coroidite acuta centro recidivante». L'attore ha bisogno di riposo, di tenere gli occhi al riparo dalla luce e di curarsi clinicamente con iniezioni di solventi che sciolgano le sostanze precipitate nel sangue e che erano contenute negli antibiotici.

La compagnia si è sciolta rinunziando ad ultimare la tournée che avrebbe dovuto concludere il 21 maggio a Napoli ed a Napoli Totò sarà con quindici giorni d'anticipo per entrare In cura nella clinica del prof. Lo Cascio uno del migliori oculisti italiani. Il principe De Curtis «'o pazzariello», il comico più famoso del dopoguerra l'attore che sabato scorso ha fatto esaurire le duemila contromarche del Politeama, se ne va dalla scena per averla troppo amata.

«Il Messaggero», 7 maggio 1957


Ieri sera, mentre recitava al Politeama, Totò è diventato cieco. E' stata una cosa improvvisa, che ha prima sbalordito e poi addolorato tutti.

La compagnia di rivista del popolare comico si esibiva già da qualche giorno del teatro palermitano con vivissimo successo. Ieri, era stata fissata la serata in onore di Totò. Lo spettacolo era cominciato da poco, quando il pubblico aveva modo di accorgersi che qualcosa non andava per il suo giusto verso. già al suo primo apparire in scena gli spettatori più smaliziati avevano potuto percepire che Totò non si trovava nelle migliori condizioni di forma e che solo la sua innata disciplina teatrale ed il suo enorme senso del palcoscenico gli permettevano di restare in scena.

Pochi minuti dopo, infatti, veniva annunciata la sospensione dello spettacolo ed il medico di servizio veniva chiamato d'urgenza tra le quinte. Bastava un breve esame, perché il sanitario si rendesse subito conto che le condizioni di Totò erano gravi e, benché questi insistesse con lodevole abnegazione per continuare fino in fondo il suo lavoro, ne consigliava di immediato trasporto in una clinica oculistica.

Nonostante le sue affermazioni contrarie, era evidente come datore non riuscisse più a distinguere nemmeno i suoi più cari compagni di lavoro. Così, fra la generale costernazione, Totò veniva trasportato d'urgenza presso un sanitario specializzato che gli prestava le prime cure del caso. poi, nonostante il parere contrario dei medici, faceva ritorno in albergo. ora, bendato e di immobile, egli è costretto ad un riposo più assoluto ed i medici hanno vietato ai suoi stessi colleghi di visitarlo.
Stando ai primi bollettini e sanitari il comico è completamente cieco da un occhio, mentre Dall'altro la sua vista sarebbe ridotta 2 decimi. Le sue condizioni generali sono soddisfacenti, ma sì teme tuttavia che egli non potrà ricalcare mai più i palcoscenici, ne esibirsi di fronte alle macchine da presa.

Come si ricorderà, già una volta le recite della rivista “A prescindere”, con la quale Totò era tornato quest'anno in palcoscenico, erano state sospese a causa di una malattia del comico, il quale Tuttavia - con un senso di responsabilità verso i suoi compagni di lavoro veramente raro di questi tempi è possibile solo in un attore di vecchia razza come lui - aveva voluto tornare sulla breccia non appena ristabilito e senza pretendere nessun periodo di convalescenza. Totò sarà visitato stamane a Napoli dal professor Lo Cascio, uno dei migliori oculisti europei. Stando a notizie provenienti da Napoli, il professor Lo Cascio visiterebbe Totò insieme ad altri due noti specialisti. Dopo tale consulto, essi deciderebbero sul da farsi.

«Momento Sera», 7 maggio 1957


L’attore affetto da emorragia alla retina. I medici gli hanno prescritto riposo in assoluta oscurità.

Palermo, 7 maggio

Bendato e immobile, l’attore Antonio De Curtis, il popolare «Toto», ha trascorso la notte in una buia stanza dell’albergo in cui alloggia, amorevolmente assistito da Franca Faldini e dalla figlia.

Sull’improvvida cecità che ha colpito «Totò» si hanno alcuni particolari. Il popolare artista accusava gravi disturbi agli occhi e aveva consultato alcuni oculisti della città, che gli avevano consigliato un assoluto riposo e una cura con la quale si riteneva di arrestare il corso del male.

Le prescrizioni degli specialisti rendevano necessaria la sospensione delle recite e ciò accresceva il nervosismo che già tormentava l'attore. E' stalo però necessario seguire il consigli dei medici e pertanto Totò aveva preso, sia pure a malincuore ,la decisione di chiudere la «tournee» con quindici giorni di anticipo.

Cosi, ieri, i numerosi spettatori che si erano affollati al botteghino del Politeama Garibaldi per assistere al terzo spettacolo di Totò apprendevano con stupore che la recita era stata sospesa per improvviso malore del comico.

In effetti, non si trattava di un semplice malore, ma di una grave forma di cecità che aveva annebbiato le pupille dell’attore. La diminuzione graduale della vista, in questi ultimi tempi, aveva già costretto Totò a recitare in condizioni pietose; egli intravvedeva appena le ombre degli attori che si avvicendavano intorno a lui sul palcoscenico. Poi il male si era ulteriormente aggravato.

Da molto tempo Totò soffriva di irritazione alla retina che le luci dei riflettori dei palcoscenici aggravavano ogni giorno di più. Già a Milano, il male incipiente si era aggravato in seguito a un eccessivo uso di antibiotici al quale Totò si era sottoposto per curare rapidamente la broncopolmonite che lo aveva assalito nell'inverno scorso. Totò non aveva esitato ad affrontare il rischio di questa cura massima per non costringere i compagni a una lunga vacanza che avrebbe economicamente danneggiato tutto il complesso artistico.

La temuta conseguenza della rapida cura è stata un'emorragia retinica di particolare violenza all’occhio sinistro. Tuttavia, con quest’occhio quasi completamente privo di luce, l’attore riprese a recitare, forse non considerando l’eccezionale gravità del male che lo aveva colpito e che inesorabilmente avanzava, minacciando la perdita della vista.

Totò prosegui la sua fortunata «tournée», non ascoltando i premurosi consigli degli amici e dei sanitari che lo esortavano a un lungo periodo di riposo, che, insieme alle cure mediche, avrebbe potuto, sia pure in parte, avere ragione del male.

I sanitari non vennero ascoltati neanche quando dissero chiaramente a Totò che, se avesse continua o a esporre ogni sera l’occhio alla luce violenta della ribalta, avrebbe aggravato irrimediabilmente le sue condizioni. Sospinto dalla sua grande passione per il teatro, ostinatamente l'attore continuò le recite. Tuttavia a Sanremo fu sul punto di interrompere le rappresentazioni, talmente acuto si era manifestato il male agli occhi.

Domenica scorsa, dopo due repliche di grande successo al Politeama Garibaldi, una fitta nebbia era di scesa anche sull'occhio destro lasciandogli una scarsa e confusa visibilità.

Secondo quanto si è appreso dai medici curanti, il male ha attaccato la retina dell’altro occhio probabilmente per un fatto «simpatico»: «coroidite acuta centrale recidivante». Adesso Totò ha bisogno di riposare, di tenere gli occhi chiusi, al riparo della luce, e di curarli con iniezioni di sostanze che sciolgano gii elementi contenuti negli antibiotici e precipitati nel sangue. Per seguire questa prima cura Totò non riceve la visita di alcuno: è assistito soltanto dalla Faldini e dalla figliola che amorevolmente lo hanno accompagnato in Sicilia.

La Compagnia ieri sera si è sciolta rinunziando a ultimare la «tournée» che avrebbe dovuto concludersi il 21 maggio.

Totò partirà in giornata per Napoli, con quindici giorni di anticipo per entrare nella clinica del prof. Lo Cascio. Data la gravita del male, si ritiene che De Curtis, «o pazzariello», il nostro comico più famoso del dopoguerra. sarà costretto a lasciare le scene.

Decine di mazzi di fiori, inviali all’attore da amici e ammiratori, riempiono il salottino dell'appartamento occupato da Totò nell’albergo di Palermo. I tele grammi si accumulano su un tavolino: da Napoli hanno telegrafato il musicista E. A. Mario, il cantante Pasquariello; da Roma Nino Taranto, Guglielmo Giannini, Eduardo De Filippo, Tito Manlio, l’autore di «Anema e core».

Durante gli spettacoli di domenica, il pubblico non notò che l'attore era sofferente. Egli recitò come al solito, improvvisò battute e lazzi con la sua ineusaribile vena di comico di razza. Ma quando cadde il sipario, mentre gli applausi scrosciavano e il pubbltco chiedeva a gran voce i bis delle «passerelle», Totò in camerino si stringeva il capo fra le mani, ripetendo: «Non ci vedo... non ci vedo più».

Fu chiamato un medico, venne ordinalo un consulto, e il responso fu quello inevitabile che si attendeva da mesi: proibizione assoluta di continuare gli spettacoli. Riposo e ricovero in clinica oculistica.

«La Nuova Gazzetta di Reggio», 8 maggio 1957


Una emorragia alla retina dell'occhio sinistro, con gravi conseguenze anche sull'altra, costringe l'attore al più assoluto riposo - La sua compagnia è stata sciolta ed egli da Palermo si è trasferito a Napoli per affidarsi alle cure di uno specialista. L’improvvisa quasi assoluta cecità sarebbe stata in parte provocata dall'uso eccessivo di antibiotici per vincere rapidamente una broncopolmonite che lo aveva afflitto l'inverno scorso

Palermo, martedi sera.

Sulla improvvida cecità che ha colpito Antonio De Curtis, il popolare «Totò», si hanno i seguenti particolari. Da due giorni egli, impegnato qui a Palermo per una serie di recite al Politeama Garibaldi, accusava gravi disturbi agii occhi e aveva consultato i migliori oculisti della città. Questi, dopo accurati esami, gli avevano consolato assoluto riposo e una cura con la quale si riteneva di poter riuscire ad arrestare il corso del male. La improrogabilità della terapia indicata dai sanitari imponeva al dinamico comico di sospendere le recite, il che accresceva il nervosismo che già lo tormentava. Non vi era però nulla da fare che seguire le precauzioni dei medici e pertanto Totò, assistito e sorretto dalla figliola che lo aveva accompagnato a Palermo, aveva preso sia pure a malincuore, la decisione di chiudere la tournée.

Con quindici giorni di anticipo, ieri sera i numerosi spettatori che si erano affollati al botteghino del Politeama Garibaldi per tributare all'attore il terzo successo della sua parentesi palermitana, rimanevano costernati nell'apprendere che le rappresentazioni erano interrotte per «improvviso malore del capocomico».

In effetti non si trattava di un semplice malore, ma, come abbiamo accennato, di una grave forma di cecità che gli aveva di colpo oscurato le pupille. La forte diminuzione della vista, che in questi ultimi tempi, invero, lo costringeva a recitare intravvedendo appena le ombre dogli attori che al avvicendavano Intorno a lui sul paleocenico, si era tanto accentuata da non vedere quasi più nulla.

Da molto egli soffriva di Irritatone alla retina e le luci dei riflettori del palcoscenico e dei teatri di posa aggravavano ogni giorni il male. A Milano, poi, questa predisposizione era addirittura degenerata in una forma preoccupante, in seguito a un eccessivo uso di antibiotici al quale si era sottoposto per vincere rapidamente una broncopolmonite che lo aveva afflitto nell'inverno scorso. Totò aveva affrontato il rischio di questa cura massiva per non costringere la compagnia a una lunga vacanza, che avrebbe economicamente danneggiato lutto il complesso artistico. La conseguenze di tale cura violenta è stata una emorragia retinica di particolare gravità all'occhio sinistro.

Tuttavia, malgrado quest'occhio quasi completamente obnubilato, Totò riprese a recitare, certo non considerando l'eccezionale pericolo al quale si esponeva. La cecità inesorabilmente avanzava, fino a produrre la perdita del visus. Prosegui ugualmente le sue peregrinazioni per l'Italia, non dando ascolto al premurosi consigli degli amici e in modo particolare dei medici che lo esortavano a osservare un lungo periodo di riposo che solo, forse, unito a efficaci cure, avrebbe potuto avere, sia pure in parte, ragione del male. Totò non ascoltò i sanitari, neanche quando gli dissero chiaramente che se avesse continuato a offendere quotidianamente l’occhio, con la luce del riflettori, sarebbe stata la perdita completa della vista.

Ostinato, spinto da quella sua passione per il teatro che tanta parte ha nel segreto del suo trionfo, passione tenace e instancabile per II palcoscenico, che aveva preferito a lusinghieri incassi offertigli da produttori cinematografici, a Sanremo fu sul punto di dover interrompere le rappresentazioni.

E cosi, domenica scorsa, dopo due recite di grande successo al Politeama Garibaldi, un fitto velo scese anche sull’occhio destro. Secondo quanto si è appreso dai medici curanti, il male ha attaccato la retina dell'altro occhio molto probabilmente per un fatto simpatico: «corroidite acuta centrale recidivante».

Adesso Totò ha bisogno di riposare e di tenere gli occhi chiusi al riparo dalla luce e di curarli clinicamente, con iniezioni di solventi che sciolgano appunto le sostanze precipitate nel sangue e che erano contenute negli antibiotici

La compagnia ieri sera, si è sciolta rinunciando a ultimare la «tournée» che avrebbe dovuto concludere II 21 maggio a Napoli,

Stamane, Totò, è stato trasportato a Catania, da dove è subito ripartito in aereo per Napoli. Ricoverato in una clinica, è stato visitato immediatamente dal prof. Girolamo Lo Cascio, direttore della clinica oculistica dell’Università partenopea, per essere sottoposto d'urgenza ad una cura con cui si spera di fargli riprendere la facoltà visiva.

Il principe De Curtis «'o pazzarlello», il comico più famoso del dopoguerra, l'attore che sabato scorso ha fatto esaurire a Palermo il Politeama, se ne va dalla scena per averla troppo amata. Forse se ne va via per sempre.

f. d., «Stampa Sera», 7-8 maggio 1957


I medici ritengono che l’occhio colpito potrà riprendere, almeno parzialmente, la sua funzione - Il popolare attore giunge oggi a Roma

NAPOLI, 8 maggio

«Totò» è sbarcato, intanto, stamane a Napoli, dal postale «Calabria». Nonostante la, fredda mattina, un nutrito stuolo di giornalisti, fotografi e «fans» hanno atteso sulla banchina della stazione marittima l'attore, napoletano che all'arri vo ha abbracciato guanti pecchi amaci gli st sono fatti incontro. Totò ha rifatto tutta la storia che lo ha portato alle attuali precarie condizioni di salute. A Milano egli era stato colpito da una violenta forma di broncopolmonite mentre recitava al Teatro Nuovo. Le rappresentazioni della compagnia, che fa capo a Remigio Paone, vennero sospese e Totò fu sottoposto ad un intenso trattamento di antibiotici. Appena ristabilito, ma non guarito, l’attore, per un senso di scrupolo si senti in dovere di risalire al più presto sulle scene. Quello stono, compiuto in condizioni fisiche non buone, ha nuociuto notevolmente alla sua salute.

Durante le recite a Palermo, è accaduto il noto incidente per cui le rappresentazioni della rivista «A prescindere» sono cessate con dodici giorni di anticipo sul previsto. «Ora — ha detto Totò — mi debbo riposare. A Palermo ho avuto assicurazioni che il nervo ottico è in buone condizioni. Devo ritornare al più presto alle scene ed al cinema. Penso di potermi rimettere completamente per giugno e di poter iniziare a girare "Totò, Peppino e i mariti imbroglioni"».

Dopo essersi accomiatato dagli amici, Totò é sbarcato ed è salito subito a bordo della sua auto dirigendosi verso Roma ove si farà visitare dal suo ottico di fiducia, il prof. Speciale Piccichè. Egli è accompagnato dalla moglie Franca Faldin e dalla figlia Liliana Buffardi. Con la stessa motonave sono giunti a Napoli molti elementi della disciolta compagnia.

I primi bollettini medici sulle condizioni del popolare attore, diramati nella giornata di ieri a Palermo avevano parlato di «focolaio coriotenitico paramaculare con una tenuissima emorragia puntiforme» e ribadiscono il fatto che «avendo il principe De Curtis attutite da molti anni la facoltà visive dell'occhio sinistro con conseguente notevole sforzo a quello destro, una ripresa immediata dell'attività artistica potrebbe aggravare le sue condizioni».

In proposito il valente oculista prof. Cucco, uno dei migliori specialisti italiani in materia, ci ha dichiarato che, con ogni probabilità e stando alle prime incomplete notizie, l’infermità che ha colpito il popolare attore comico è dovuta ad un disturbo di circolazione, il quale deve essere inquadrato tn disturbi del genere da lui già sofferti in precedenza, oltre ad una predisposizione già latente che, manifestatasi in passato nell'occhio sinistro, avrebbe potuto oggi riacutizzarsi, non tanto a causa degli antibiotici, quanto perdei residui tossici della polmonite da cui era stato affetto.

In sostanza quindi, salvo imprevisti che potrebbero eventualmente essere prognosticati solo dopo una visita accurata, curando bene i disturbi circolatori, con rigorose cure ed il più assoluto riposo, lo stato dell’infermo potrebbe conseguire un sensibile miglioramento ed in ogni caso, anche se la lesione maculare fosse grave, tutt'al più egli potrebbe perdere la visione distinta, ma resterebbe sempre in possesso di quella generale.

Si ha notizia infine che l'attore Tino Scotti ha telefonato dicendo che mette senz’altro a disposizione di Totò uno dei suoi occhi, purché il popolare comico napoletano non rimanga privo della vista.

«Gazzettino di Venezia - Gazzetta Sera», 7 maggio 1957


Palermo, 7 maggio.

Il comico Totò che si esibiva con la sua compagnia in un teatro cittadino ha interrotto dietro consiglio dell’oculista prof. Cascio ogni attività artistica. Tuttavia non si tratta affatto di cecità come è stato affermato nelle prime notizie. Al principe De Curtis è stata riscontrata una corroidite centrale acuta recidivante all’occhio destro per cui abbisogna di un periodo indeterminato di riposo per non compromettere ulteriormente la facoltà visiva. Totò aveva avvertito i primi sintomi del male nella settimana di Pasqua ma non ubbidendo ai consigli dei medici che lo avevano visitato aveva continuato la sua attività artistica per cui le luci dei riflettori della scena hanno sensibilmente aggravato la forma di corroide manifestataglisi all’occhio destro.

Nel pomeriggio, il prof. Guido Sala docente alla clinica oculistica dell’Università, dopo aver visitato l’attore ha dichiarato : «Totò tornerà presto al suo lavoro. Ho notato nell’occhio destro del principe De Curtis — ha aggiunto il professionista — un piccolo focolaio corioretinico paramaculare, con una tenuissima emorragia puntiforme., tale da non destare alcuna preoccupazione per la perdita della facoltà visiva. Tuttavia, dato che il signor De Curtis ha da molti anni notevolmente attutite le facoltà visive dell’occhio sinistro, ed avendo pertanto notevolmente sforzato l’occhio destro, una ripresa immediata della sua attività artistica, potrebbe aggravare le sue condizioni.

«E’ quindi necessario un periodo di riposo della durata di 10-15 giorni, dopo di che Totò potrà riprendere gradualmente la sua attività».

Il signor De Curtis, uscito per la prima volta dopo circa 24 ore dalla camera dell’albergo per recarsi nello studio dell’oculista, è apparso in buone condizioni, sorridente e di umore gioviale. «Da qui in giù mi sento un leone» ha detto sorridendo, portando la mano alla radice del naso.

Verso le 18,30 è salito a bordo della motonave «Calabria» in partenza per Napoli.

«Gazzetta di Mantova», 8 maggio 1957


Totò è partito stamane per Roma a bordo della sua Alfa 2000 colore amaranto. Era giunto alle 6, da Palermo, con la motonave “Calabria”. A Roma, subito dopo l'arrivo, egli subirà un'accurata visita dal suo oculista personale professor Piccichè; quindi, con molta probabilità, verrà fatto un consulto con il professor Lo Cascio.

Al momento di salire sulla sua automobile e di partire per Roma, Totò, ed è stato un gesto veramente apprezzato, ha voluto cantare per i suoi amici napoletani che erano andati ad aspettarlo al porto, l'ultima canzone da lui composta. Sono stati applausi a non finire; il che ha commosso in maniera visibile l'attore ed i suoi familiari.

Nella sola giornata di ieri sono pervenuti a Totò ben 850 telegrammi di affettuosa solidarietà. Stamane Totò, nonostante il malanno che l'ha colpito agli occhi, è apparso assai più sollevato. Il suo volto, seminascosto da un da un gran paio di occhiali neri è sembrato a tutti abbastanza riposato e disteso.

Allorchè la motonave “Calabria” si è accostata alla banchina 10 del porto di Napoli, al Molo Beverello, più di 200 persone erano ad attendere, nonostante l'ora mattutina, il popolare comico. La voce che Totò sarebbe giunto con il postale da Palermo era corsa ieri sera in città unitamente alla notizia dell'infermità e lo aveva così duramente colpito durante la sua tournée siciliana.

I napoletani, che sono molto affezionati al loro concittadino come a colui che ha portato sui palcoscenici d'Italia e del mondo il buon umore del popolo partenopeo erano rimasti addolorati nell'apprendere che Totò era diventato quasi cieco. Sensibilissimi alla simpatia che caratterizza la personalità dell'attore, essi hanno voluto recare il loro tributo di affetto al prototipo dei napoletani.

Totò, che si era imbarcato ieri sera a bordo della “Calabria” con la moglie Franca Faldini e con la figlia Liliana De Curtis Buffardi, è apparso Tranquillo è quasi sorridente ai giornalisti che lo hanno assediato nel bar di prima classe.

Il comico aveva trascorso una nottata calma nella doppia cabina del Ponte B; la figliola era stata alloggiata con il marito in una cabina di seconda classe. Dopo la cena, Totò si era ritirato in cabina assistito dalla consorte. Aveva detto che voleva alzarsi per tempo.
Quando uno dei più vecchi reporter napoletani, al quale lo legano decenti di ricordi di affetto, lo ha abbracciato, Totò sembrava aver dimenticato la tremenda minaccia che grava sulla sua brillante carriera.

Si è commosso al punto di dimenticare che per un comico non ci sono mai lacrime punto di buon grado si è sottoposto alle domande dei giornalisti ed ha così spiegato come, in seguito ad una grave forma di broncopolmonite sofferta nel febbraio scorso a Milano durante le recite al Teatro Nuovo, dovette sottoporsi ad una vigorosa cura di antibiotici.

«Dopo, ha aggiunto, non potei trascorrere nemmeno un giorno di convalescenza, perché gli impegni di teatro o me lo impedirono.

Silvio Giovenco «Momento Sera», 9 maggio 1957


Il popolare comico le cui condizioni sono meno gravi di quanto si supponesse vuole tornare quanto prima alla ribalta.

NAPOLI, 8 maggio

Con la motonave «Calabria» proveniente da Palermo, è arrivato stamane a Napoli il principe De Curtis il popolare Totò accompagnato da Franca Faldini dalla figlia Liliana e dal genero Gianni Buffardi. Totò non appariva depresso: era di ottimo umore pronto alla battuta umoristica.

Appena sbarcato, Totò, cha aveva gli occhi protetti da occhiali neri, ha preso posto sulla sua automobile e si è diretto subito a Roma.

Il popolare attore aveva parlato ai giornalisti nel salone della motonave, narrando la sua disavventura. Per precedente infermità, egli aveva perduto la vitto dell’occhio sinistro ed era sempre sottoposto a visite di controllo e alle cure del suo oculista di fiducia prof. Speciale Miccichè.

Totò ha narrato poi come sia stato costretto a sospendere le recite iniziate con tanto successo a Palermo e che avrebbe dovuto proseguire nei centri minori della Sicilia.

«Nel decorso della grave affezione polmonare da cui sono stato colpito a Milano nello scorso febbraio — ha detto — mentre partecipavo alle ultime rap presentazioni della nota ri vista «A prescindere», ho fatto abuso di antibiotici ai aeromicina in particolare, per raggiungere al più presto la guarigione. Questa cura, per consiglio del medico, è stata accompagnata da quella di vitamine, ma, come mi é stato detto dall’oculista di Palermo da cui mi son fatto visitare non appena avvertii dei disturbi e una notevole riduzione della vista, esse non sono state sufficienti a ridare equilibrio al mio organismo che aveva bisogno di una notevole convalescenza e di assoluto riposo.

D'altra parte — ha proseguito Totò — come era possibile disertare le scene dopo lo strepitoso successo di «A prescindere»?. Mi sarebbe sembrato di abbandonare i miei cari compagni e di arrecare un grave danno finanziario a Remigio Paone che tanto denaro ha investita nell'allestimento dello spettacolo. Sono quindi tornato al lavoro. Devo aggiungere che mi sono eccessivamente affaticato durante la tournées in altre province poichè sono uso prodigarmi per amore dell’arte e del pubblico che mi conforta della sua affettuosa simpatia Ne é seguita l'emorragia nel mio occhio, per cui l'oculista palermitano temendo un distacco della retina, mi ha imposto di abbandonare il teatro e di sottopormi ad adeguate cure, soprattutto di concedermi un breve riposo».

«Le mie condizioni visive - m'ha detto poi Totò - sono naturalmente aggravate dalla luce dai riflettori e da quella della ribalta che finiscono sempre col provocare disturbi anche in una persona sana. Ora andrò a Roma dal mio oculista di fiducia, professor Miccichè, col quale ho già avuto un lungo colloquio telefonico e che mi assiste da tempo. Egli mi ha assicurato che l'emorragia si riassorbirà soprattutto con un adeguato riposo. Pertanto nulla vi è di allarmante, tanto è vero che ho la certezza di poter girare nel prossimo giugno insieme a Peppino De Filippo, un nuovo film dal titolo «Totò, Peppino e il marito imbroglione». Aggiungo che pochi giorni fa a Palermo, ho ricevuto una telefonata da Femandel che mi propone di partecipare con lui a un film comico per conto di una grande casa francese. Ho desiderio di ritornate il più presto al lavoro. Voglio che sia cosi e cosi sarà».

Abbiamo chiesto a Totò, mentre Franca Faldini lo esortava a non affaticarsi se avesse di recente scritto altre canzoni napoletane, ed egli ha risposto: «Napoli è la mia passione costante. La visione della mia città mi compensa di tutto. Sono commosso da queste manifestazioni al mio arrivo e dall’interessamento per la mia infermità».

Si, è vero, scrive, nelle brevi pause di riposo, canzoni e ha mostrato anche i versi di una sua ultima composizione che si riferiscono alla sua chitarra.

«Ringrazio tutti dei saluti e degli auguri — ha concluso Totò — e mi auguro, non appena ristabilito, di trascorrere qualche giorno a Napoli fra gli amici, convinto che, il clima della mia città e l'affetto dei concittadini costituiranno la cura migliore per alla mia infermità. Grazie, grazie a tutti. Sono commosso e arrivedervi presto».

Il principe de Curtis ha cosi preso congedo dai presenti, avviandosi con passo svelto, insieme ai familiari verso il pontile di sbarco.

Sulla banchina era una folla di curiosi e fra essi numerosi portuali che hanno applaudito calorosamente il comico che nel prendere posto nella sua automobile, ha stretto la mano a tutti.

Si è appreso che l'Ambasciata d'Austria ha comunicato a Totò che il più illustre oculista di Vienna è pronto a recarsi a Roma per visitarlo e curarlo ma egli intende affidarsi al suo medico di fiducia, che conosce i precedenti della infermità riacutizzatasi in questi giorni.

Da Palermo i suoi compagni di laivoro, alcuni dei quali sono giunti stamane con la stessa «Calabria» proseguiranno al più presto per Roma insieme con lo amministratore della disciolta compagnia.

L’impresario di un teatro di Catania ha iniziato azione legale col sequestro del bagaglio essendo Totò venuto meno, non per cause di forza maggiore, ai suoi impegni contrattuali. Invero, fra gli accertamenti dell’oculista di fiducia di Totò e quelli del sanitario che lo ha visitato per incarico dell’impresario catanese vi sarebbe una n tevole differenza. Il primo ritiene che il «visus» era dotto di otto decimi, il secondo di soli quattro.

«Nuova Gazzetta di Reggio», 9 maggio 1957


«Tempo», 23 maggio 1957


Il popolare attore ha negato di avere mai sollecitato il titolo di cavaliere dell’Ordine di Malta.

Roma 27 maggio, notte.

Il «Giornale d'Italia» ha pubblicato oggi un lungo passo dell'ultimo libro di Peyrefltte, «Chevaliers de Malte», che si riferisce a Totò. Vi si descrive, con largo sfoggio di particolari, una visita che il popolarissimo attore avrebbe fatto alla sede dell'ordine di Malta, in via Condotti, dopo che una sentenza del Tribunale di Napoli gli aveva riconosciuto il diritto al titolo di principe De Curtis e la discendenza dalla Casa imperiale di Bisanzio.

Oggetto della visita di Totò, il quale sarebbe stato accompagnato da un avvocato con larga scorta di documenti, sarebbe stata la richiesta di diventare cavaliere d'onore e devozione dell'Ordine, richiesta che non sarebbe stata accolta da chi ha il compito dì vagliare i titoli nobiliari dei candidati. Per diventare cavaliere d'onore e devozione, occorre infatti presentare le «prove» dei quattro quarti di nobiltà, ma non verte su questo punto il giudizio negativo che Peyrefltte mette in bocca all'incaricato dell’Ordine.

Il giornale ha mandato anche ad interrogare Totò a questo proposito e, sotto allo squarcio di prosa del romanziere francese, riporta le dichiarazioni del capocomico napoletano, che recentemente dovette sospendere gli spettacoli per un grave malanno agli occhi, ed ora sta a letto a curarsi.

«E' tutto falso — ha detto Totò dopo che gli fu letto il brano — tutto l’episodio è inventato di sana pianta. Nel 1950 io mi recai, si, alla sede dell'Ordine di Malta, ma per motivi del tutto diversi da quelli di cui tanto sembra compiacersi lo scrittore francese. In compagnia del mio amico, il conte Fabrizio Sarazani, giornalista, e non insieme ad un avvocato, andai in via Condotti per chiedere notizie sulla vita del mio antenato Gian Tommaso de Curtis, che dal 1584 fu cavallere di giustizia dell'Ordine di Malta. Nessuno apri una borsa colma di carte, come pretende lo scrittore, ma lo mostrai l'unico foglio che avevo portato con me, la 'bolla' con cui si nominava cavaliere il mio antenato ».

Richiesto dal giornalista se intendeva dare querela, Totò rispose: «Me ne infischio, io ignoro. Quisquilie. Se dovessi dar peso a tutti i maldicenti, non la finirei più».

Totò ha detto che dovrà stare a letto, in condizioni tutt'altro che invidiabili, ancora per due mesi; seguiranno altri due mesi di convalescenza, dopo di che egli conta di poter ritornare al teatro.

«Corriere della Sera», 28 maggio 1957


Grasse, luglio.

«Ouf!» ha esclamato Martine Carol scendendo dall'aereo sull'aerodromo di Nizza. Sul visetto smagrito, pallido, si leggano le sofferenze di questi ultimi tre mesi trascorsi in clinica, con il busto ingessato. Suo marito Christian Jaque è venuto ad accompagnarla per questi sospiratissimi quindici giorni di totale vacanza nella loro fattoria di Magagnosc. Martine può ora di nuovo camminare senza aiuto di bastone, ma ha rischiato di restare inferma per la vita. E' stato un incidente serio, dovuto alla fatalità e causato da una falsa presa di judo Christian ha narrato al giornalisti la spiacevole avventura:

«Martine stava girando Nathalie con un ottimo partner Michel Piccoli. Durante una sequenza Michel doveva sollevare Martine con una presa delle più classiche, ossia prendendola per il braccio e attirando tutto il corpo con un colpo secco, servendosi come punto d’appoggio del cavo del gomito Questo esercizio era stato provato e riprovato sotto la sorveglianza del judoka. Ma in piena ripresa, chissà come e perché, Michel Piccoli dimenticando la lezione, attirò Il braccio di Mortine al disopra della propria spalla al punto da distaccarle la ottava vertebra. Il professore di anatomia della Facoltà di Medicina di Parigi, dottor Courtola ha detto che era stato un miracolo che Martine non avesse avuto il braccio staccato!

La povera attrice è rimasta ingessata fino a una settimana fa, soffrendo terribilmente malgrado le iniezioni di morfina. Ma spera che i quindici giorni di autentico riposo la rimettano completamente. Nathalie rimasta in penne sarà ripresa dopo la metà luglio e terminata verso il 30 agosto. Poi l'attrice partirà per Tahiti dove farà la parte di una brava ragazzina nel Passeggero clandestino tratto da un romanzo di Simenon, per la regia di Halph Habib. Anche quel soggiorno, sarà una mezza vacanza, nello splendore delle isole che ispirarono Gauguin, fra suoni di chitarra e ukulele.

Mentre Martine girerà fra gli atolli del Pacifico, Christian Jaque passerà la frontiera italiana per incontrarsi con Totò e Fernandel e girare La legge è la legge, una satira scherzosa sulle frontiere. Vi si ammirerà un Fernandel doganiere e un Totò divenuto contrabbandiere; basta accennare a queste due figure per immaginare quanti o quali arguti scherzi possono nascere fra i due comici. Christian Jaque non vuole svelare molto il suo scenario: però ha detto che a un certo punto si tratta di sapere di qualo nazione è un bimbo nato in una casetta a cavallo della linea ideale di una frontiera (è un fatto piuttosto corrente che certi villaggi svizzeri e italiani si trovino tagliati in due in seguito ad accordi diplomatici: è già successo nella zona di Tenda che II confina divida in due una casa, lasciando la cucina in Italia e la camera da letto in Francia).

«Quali progetti avete, dopo Il film sulle frontiere?».

«Progetti vaghi, risponde Christian Jaque. Vorrei girare una vita di Jacques Coeur, ma vedremo. Prima seguirò Martine nella sua nuova carriera teatrale. Infatti mia moglie salirà in ottobre sulle scene del Nouveau Théàtre, una bomboniera deliziosa che Elvlre Popesco ha fatto costruire per rappresentarvi delle commedie più intime che non al Théàtre de Paris.

Martine sarà la prima attrice dal lavoro in tre alti di Semerset Maugham, Pioggia. Ritorna così al primo amore: la scena di prosa. Gli altri due sono il cinema e Christian Jaque.

m.r., «Il Messaggero», 9 luglio 1957


«Momento Sera», 13 agosto 1957


«Corriere della Sera», 25 agosto 1957


L'altra sera passeggiavo per il viale Bruno Buozzi e sono capitato davanti all'abitazione del principe De Curtis, al secolo Totò. Guardando le finestre chiuse ho pensato all'assenza dalla capitale del principe. Ho bussato e mi ha invece aperto Franca Faldini. Sono entrato in punta di piedi e ho chiesto di Totò: di questo comico internazionale che da diversi mesi non si fa più sentire dal suo pubblico e che da diversi mesi vive relegato nella sua magnifica casa dei Parioli fra medici e medicine.

E chiedendo alla moglie notizie di Totò ho sentito un vago senso di nostalgia. Eravamo abituati a vederlo a sentirlo: eravamo abituati a leggere sui cartelloni di un teatro cittadino il suo nome a caratteri cubitali oppure ad ascoltare alla radio una sua interpretazione. Da alcuni mesi Totò tace.

Sono attesi a Roma Fernandel e il regista Jaques per l'inizio della lavorazione del film «La legge è legge» che prevede la partecipazione di Totò. Prevede - mi dice la Faldini - perché, secondo i medici, gli occhi di Antonio de Curtis non sarebbero perfettamente guariti, sicchè la decisione finale rimane sempre nelle mani dei dottori curanti.

Ma Totò, è bene dirlo, ha un gran desiderio di riprendere il suo lavoro. Desidera uscire dalla segregazione nella quale si è chiuso da molti mesi. Desidera ricalcare le scene del nostro teatro e quelle del set di Cinecittà. Vuole insomma a far di nuovo sorridere il pubblico con le sue imitazioni, con le sue interpretazioni sempre gustose e squisitamente napoletane.

Recentemente aveva accettato l'offerta di alcuni produttori, ma i medici si opposero all'ultimo momento e i film andarono a monte. Per uno di questi film si tentò un recupero in extremis interpellando Rascel che a quanto pare, avrebbe accettato una sceneggiatura non tagliata per lui. Ma a questo punto intervennero le pretese di un altro attore che per recitare con il «piccoletto» anziché a fianco del principe De Curtis, pretendeva un aumento di paga e così il progetto fu definitivamente accantonato.

Ora Totò vuole assolutamente tornare sul set. Ha deciso di interpretare «La legge è legge» che si girerà a fra poco a Roma. Ha deciso di far rivedere il suo volto ai suoi aficionados che in questi mesi si sono privati di lui punto caro Totò! Bentornato sugli schermi - diciamo - bentornato e grazie! Sono venticinque anni che recita per il pubblico ed ora non poteva abbandonarlo; ora che era giunto all'apice della sua carriera e che era diventato l'idolo delle folle. Un comico come Totò, che ha salito i gradini del successo con stenti e ostacoli a più non posso non poteva lasciarsi andare e continuare a rimanere nel silenzio. Lo rivedremo quindi sugli schermi! E’ lui stesso, di persona, che me lo dice sorridendo: «Farò altri film, caro Galdi, scrivilo pure sul giornale, ne farò degli altri… perché non posso più stare lontano da quel pubblico Che indirettamente mi fa vivere e che sempre mi ha aiutato a sormontare qualsiasi ostacolo che la vita mi ha opposto».

Piero Galdi, «Momento Sera», 17 ottobre 1957


Quanto prima i due celebri attori comici cominceranno a lavorare in "La legge è legge"

Parigi, lunedi sera.

Femandel sta riposando a Capvern, sulla Costa Azzurra; ma a Capvern il celebre comico non gode di una completa tranquillità, poiché quasi ogni giorno riceve visite che non lo lasciano certo in pace. Giorni or sono ha ricevuto quella del regista Christian Jaque che si é recato a spiegargli gli ultimi mutamenti da lui fatti alla sceneggiatura del loro prossimo film "La legge è legge", la cui lavorazione comincerà quanto prima e in cui Femandel reciterà — com'è noto — insieme con Totò, il suo celebre collega italiano ormai ristabilitosi dal recente disturbo visivo.

Fernandel ha, a più riprese, dichiarato che è molto lieto di poter interpretare un film unitamente a Totò, che egli stima molto, ritenendolo il più completo comico e mimo delta scena di rivista e dello schermo italiani. «Totò — ha detto Fernandel — mi fa veramente ridere come nessun altro comico. Ho visto diversi suoi film e mi sono non poco divertito, non tanto per i film stessi che in genere, non sono risultali quasi mai adeguati alle sue grandi possibilità artistiche, ma per la sua irresistibile comicità che è paragonabile a quella dei più apprezzati attori comici di tutto il mondo, compreso Charlot della prima maniera. Insomma, Totò mi fa ridere assai più di Femandel. Certamente lui ed io gareggeremo, nel film di Christian-Jaque, per divertire il pubblico, e mi auguro che questa non sia la sola occasione in cui saremo insieme».

Intanto Christian-Jaque sta pensando a un eventuale remake, con Femandel, del famoso film Francesco I.

«Stampa Sera», 28 ottobre 1957


Il ritorno di Totò

Costretto all'inattività per molti mesi a causa di un'infermità agli occhi, Totò ritorna ora davanti alla macchina da presa per interpretare «Totò, Vittorio e la dottoressa squillo». Il titolo peregrino si spiega in parte con il fatto che a fianco del popolare comico comparirà Vittorio De Sica. Dirige Camillo Mastrocinque su sceneggiatura di Metz e Marchesi.

«Stampa Sera», 5 novembre 1957


Venafro, venerdi sera.

Il regista francese Christian-Jaque ha dato ieri il primo "giro di manovella" del film «La legge è legge», molte scene del quale saranno riprese a Venafro. Fernandel è il protagonista del film accanto a Totò: è la prima volta che i due comici lavorano insieme. Il primo farà la parte di un doganiere francese, il secondo quella di un contrabbandiere italiano; se si aggiunge che Leda Gloria interpreta la parte della moglie del contrabbandiere e di ex moglie del doganiere, si può immaginare le allegre complicazioni previste dal film. La troupe rimarrà Venafro quattro settimane, dopodiché rientrerà a Roma per completare la lavorazione a Cinecittà. Altri interpreti del film, prodotto in coproduzione tra Italia e Francia, sono Annamaria Luciani, Luciano Marin e Checco Durante.

«Stampa Sera», 15 novembre 1957


TOTO', VITTORIO E LA DOTTORESSA

Distribuzione: 6 dicembre 1957

Qui la rassegna stampa e la scheda completa del film  


Fortuna dei film italiani nella Cina di Mao Tse-tung - Ottima accoglienza a "Guardie e ladri" - Il Paese delle ragazze serie

Pechino 27 dicembre.

Le coste della Cina sono lontane. Soltanto adesso, in questi ultimi anni, vi arriva l'ondata del nostro neo realismo. Cioè quando per ragioni diverse, che più o meno tutti conosciamo, il neo realismo si è esaurito in Italia, e ad esso succedono altre forme di cinematografo. Ma nonostante gli anni trascorsi, visto dalla Cina, il neo realismo conserva la sua freschezza, la sua forza vitale. Lo studiano nelle accademie cinematografiche, lo portano di esempio a registi e attori, è apprezzato dal pubblico delle sale.

Il gusto della commedia

Venti milioni di cinesi, dicono le statistiche, hanno assistito, dal 1954 ad oggi, alla proiezione di film italiani. Ma non soltanto ragioni di orientamento politico fanno amare il nostro cinema. Direi che agiscono anche, in buona parte, motivi di distrazione. La commedia Italiana è apprezzata. Al Teatro di Pechino da mesi viene rappresentato Goldoni. «Guardie e ladri» ha avuto una ottima accoglienza perchè è una commedia. E' stata un'idea del cinesi di iniziare una settimana del film italiano con la storia del piccolo ladro inseguito da una guardia grassa, affannata e bonaria. Debbo dire che, doppiato in cinese, Totò ci ha fatto ridere quanto, forse di più del Totò che vedemmo in italiano. Il suo frasario cinese risulta spigliato, nervoso, saltellante come la sua mimica. Tutto potevamo aspettarci meno che sentirlo esprimersi in quella lingua; e Fabrizl rispondergli con altrettanta bravura. E’ stata una grossa scoperta il principe De Curtis che diverte milioni di cinesi.
«E' una storia — ci disse il ministro Cen Yi — che piace al pubblico cinese perchè il tipo costretto a rubare per portare qualcosa a casa è stato molto familiare in Cina e il gendarme che deve, suo malgrado, arrestarlo è un personaggio anche questo comune ». Pai Yang, la più grande attrice, che corrisponde alla nostra Magnani, mi diceva: « Gli italiani sono meravigliosi nelle commedie. Sapessimo noi farle come voialtri. Voi avete nel sangue il gusto della commedia. E* anche per questa vena di gioia che amiamo il vostro popolo». [...]

I limiti del realismo

Il realismo ha dei limiti. Per tenerci alle intimità cui accennavo più sopra non si tratta di pudore, ma di un rigoroso puritanesimo che ormai caratterizza il costume di questo popolo. Si sa che nella strada, agli occhi di tutti, uomo e donna si comportano come fratello e sorella, soltanto dentro le pareti della casa possono essere marito e moglie; ma se un regista mostra l’interno di una casa si guarda bene dal descriverci scene che possano riuscire minimamente provocanti. Dopo gli anni delle « spudoratezze » di Sciangai, la Cina è entrata in un clima di austerità che nessuno in Europa arriva ad immaginare. Le ragazze si fasciano il seno, non si imbellettano, hanno fatto scomparire i tagli alle gonne (che invece ritroviamo a Hong-kong), usano la biancheria più grezza, anche quando potrebbero sfoggiare sete ricamate e merletti, non curano la pettinatura. Vedere una frangia è già un segno di civetteria che colpisce. [...] Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle richieste del mercato di Hongkong. Il pubblico di Hongkong vuole film sexy, film di mare, film musicali, mentre la Cina di Mao non desidera film sexy, non apprezza i film di mare, sopporta appena 1 film musicali, ma ama in genere il film italiano che abbia un contenuto umano o morale; come questa storia del piccolo ladro che alla fine si commuove alle peripezie del gendarme e lo incoraggia a mettergli le manette.

Corrado Sofia, «Corriere della Sera», 28 dicembre 1957


Altri artisti ed altri temi

Articoli d'epoca, anno 1957

Sofia Loren e Carlo Ponti 295 C. S., «Tempo», gennaio 1957

Sofia Loren: «sono una milanese del sud»

Sofia Loren: «sono una milanese del sud» Con questa parole Sofia Loren spiega la propria eccezionale capacità di lavoro. Ma, a proposito della sua prossima partenza per Hollywood, afferma di non aver paura perchè “l napoletani in America se la sono…
Sofia Loren e Carlo Ponti 563 Domenico Meccoli, «Epoca», anno VIII, n.330, 27 gennaio 1957 (Fotografie di Pier Luigi)

Anche gli arabi si voltano per Sofia

Anche gli arabi si voltano per Sofia La Loren ha iniziato nel deserto di Gadames le riprese di un film insieme a Rossano Brazzi e all’attore americano John Wayne. Il suo fascino ha suscitato vivo entusiasmo anche fra la popolazione libica. Gadames,…
Sofia Loren e Carlo Ponti 298 Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n.15, 11 aprile 1957

Sofia Loren è contenta ma piange

Sofia Loren è contenta ma piange Giunta finalmente al grande viaggio verso Hollywood la Loren si sente immensamente triste. Quella che ora l’attende è una prova tutt’altro che facile e dovrà affrontarla da sola Roma, aprile Il grande viaggio di…
Sofia Loren e Carlo Ponti 915 Domenico Meccoli, «Epoca», anno VIII, n.353, 1 luglio 1957

Sophia e i dollari

Sophia e i dollari Sette anni fa Sophia Loren si accontentava di lavorare, fra 3000 comparse, per 5000 lire al giorno. Oggi la nostra attrice vale tre milioni di dollari e perfino in Parlamento si parla dei suoi guadagni. Sette anni fa, una ragazza…
Sofia Loren e Carlo Ponti 758 Nerin E. Gun, «Tempo», anno XIX, n.29, 18 luglio 1957

Questa è la Sofia americana

Questa è la Sofia americana Alla viglila dalla sua partenza per l’Europa, Sofia Loren ha ricevuto l’Inviato di “Tempo” nella sua villa di Hollywood, concedendogli una intervista durata tre giorni: ecco la viva Immagine dell’attrice napoletana nel…
Sofia Loren e Carlo Ponti 306 Mike Losalvo, «Tempo», anno XIX, n.34, 22 agosto 1957

I dispiaceri americani di Sofia Loren

I dispiaceri americani di Sofia Loren Il ritorno di Sofia Loren in America permetterà forse alla stampa destinata al grosso pubblico di tracciare un ritratto meno convenzionale dell’attrice, che con il suo clamoroso successo ha riproposto il tema…

La vincitrice è Sofia Loren

Sofia Loren e Carlo Ponti 330 Armando Daniello, «Tempo», anno XIX, settembre 1957
La vincitrice è Sofia Loren Ma le nozze messicane con Carlo Ponti, perseguite dall’attrice per tre anni con una intensità e una caparbietà che nessuno avrebbe Immaginato, lasciano molte…

Le difficili nozze di Sofia Loren

Sofia Loren e Carlo Ponti 1155 Domenico Meccoli, «Epoca», anno VIII, n.366, 9 ottobre 1957
Le difficili nozze di Sofia Loren Sofia e Ponti sono sposati per tutto il mondo meno che per l'Italia e la Spagna. “Che altro potevano fare?”, ha detto la madre della diva. “ Un matrimonio…

Sofia Loren: «a Hollywood vivo così»

Sofia Loren e Carlo Ponti 919 Sophia Loren, «Epoca», anno VIII, n.368, 20 ottobre 1957
Sofia Loren: «a Hollywood vivo così» In questo diario l'attrice ha scritto le sue impressioni sull'America, dalle accoglienze degli ammiratori alle difficoltà alimentari, dai metodi di…

Il commovente Natale di Anna Magnani

Anna Magnani 380 Egle Monti, «Tempo», anno XIX, n.2, 10 gennaio 1957
Il commovente Natale di Anna "Ritornerò prestissimo, Cellino, più presto di quanto non pensi", ha mormorato Anna Magnani a suo figlio abbracciandolo davanti all’albero di Natale e…

Rosanna Schiaffino geometra mancata

Rosanna Schiaffino 536 «L'Europeo», anno XIII, n.9, 3 marzo 1957 - Fotoqrafie D. V. Pallottelli
Rosanna Schiaffino geometra mancata Rosanna Schiaffino, genovese di nascita e di famiglia, non ha ancora compiuto diciott’anni. È una ragazza bruna, slanciata, e della sua grazia tutta…

Hollywood è per la Magnani una cassaforte al sole

Anna Magnani 324 Nerin E. Gun, «Tempo», anno XIX, n.30, 25 luglio 1957
Hollywood è per la Magnani una cassaforte al sole Malgrado l'ammirazione che la circonda, l'attrice si sente un po' sperduta a Hollywood. "L'Italia mi manca", ha confessato tra l'altro nel…

L'ora della scelta in casa Schiaffino

Rosanna Schiaffino 449 Armando Daniello, «Tempo», anno XIX, n.10, 7 marzo 1957 (Fotografie di Federico Patellani)
L'ora della scelta in casa Schiaffino Dopo un anno e mezzo di brillante noviziato, Rosanna Schiaffino si trova a dover decidere fra offerte di lavoro arrivate contemporaneamente dalla…

I ragazzi terribili di casa De Filippo

I De Filippo 434 Egle Monti, «Tempo», anno XIX, n.10, 7 marzo 1957
I ragazzi terribili di casa De Filippo E' incredibile la capacità di moltiplicarsi che hanno i figli di Eduardo De Filippo: sono soltanto due, eppure a chi entri nella casa dell'attore…

Preparano un tifone per Silvana Mangano

Silvana Mangano 509 Franco Fedeli, «Tempo», anno XIX, n.7, 14 febbraio 1957
Preparano un tifone per Silvana Mangano Sono cominciate nel Siam le riprese del film “La diga sul Pacifico”: ecco le prime Immagini di questa spedizione cinematografica italiana Dal due…

La verità sul grande amore di Anna Magnani

Anna Magnani 813 Egle Monti, «Tempo», anno XIX, n.33, 15 agosto 1957
La verità sul grande amore di Anna Magnani Di ritorno dagli Stati Uniti la nostra attrice ha raccontato all'inviata di “Tempo” le sue esperienze cinematografiche americane e la vera storia…

Le poesie di Walter Chiari

Walter Chiari 628 Franco Vegliani, «Tempo», anno XIX, n.5, 31 gennaio 1957
Le poesie di Walter Chiari “Me l’hanno fatta fuggire!” è questa l'unica ammissione che il popolare comico fa sulle sue recenti vicende sentimentali. I segreti del cuore li affida…

Il ricordo dei serpenti

Silvana Mangano 437 Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n.24, 3 giugno 1957
Il ricordo dei serpenti Silvana Mangano ci ha raccontato, nella quiete familiare della sua casa di Roma, le fatiche del film “La diga sul Pacifico”: il caldo dell’Indocina, il fango, le…

Non fidatevi di Antonella

Lualdi - Interlenghi 508 H.S., «Tempo», anno XIX, n.17, 25 aprile 1957 (Fotografie di Paolo Costa)
Non fidatevi di Antonella "Méfiez-vous fillettes" è il titolo del film che Antonella Lualdi sta interpretando a Parigi, con la sua bambina al fianco: lo dirìge uno dei migliori registi del…

Virna Lisi non vuole somigliare a un'attrice

Virna Lisi 549 Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n.45, 7 novembre 1957 (Fotografie di Chiara Samugheo)
Virna Lisi non vuole somigliare a un'attrice Dopo l’esperienza di “La donna del giorno", Virna Lisi ha accettato di recitare in teatro per arrivare a qualcosa che non sia un successo…

Domenico Modugno, la chitarra della fortuna

Domenico Modugno 244 Domenico Modugno, «Noi donne», anno XII, n.25, 23 giugno 1957
Domenico Modugno, la chitarra della fortuna Vengono dalle Puglie le canzoni siciliane - Cominciò a cantare per vivere, ma il suo sogno è fare l’attore - Maurice Chevalier che lo giudica uno…

Non riesce a staccarsi dal marito

Lualdi - Interlenghi 501 Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n.35, 29 agosto 1957
Non riesce a staccarsi dal marito Antonella Lualdi aveva promesso a se stessa di interrompere la serie dei film interpretati in coppia con suo marito Franco Interlenghi; ora ha dovuto…

May Britt fra i leoni

May Britt 401 Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n.51, 19 dicembre 1957 (Fotografie di Paolo Di Paolo)
May Britt fra i leoni Colei che era chiamata “la svedese di Cinecittà” pianse quando lasciò Roma; ora è già diventata “la svedese di Hollywood” e la sua partecipazione a un film di Marlon…

Abbe Lane come quadro vivente

Abbe Lane 267 «Tempo», anno XIX, n.11, 14 marzo 1957
Abbe Lane come quadro vivente Il pittore spagnolo Pepe Caballero era partito con Videa di farle il ritratto ma, ricordando le sue vecchie esperienze di surrealista, si è divertito ad usare…

Vittorio Gassman si confessa

Vittorio Gassman 1185 Domenico Meccoli, «Epoca», anno VIII, n. 361 e 362, 1-8 settembre 1957
Vittorio Gassman si confessa Compiendo 35 anni, Vittorio Gassman dichiara chiusa un’epoca della sua vita nella quale, per affermarsi, ha fatto leva sulle sue qualità e sui suoi difetti. In…

Voleva ripartire per l'America

Abbe Lane 388 Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n.29, 18 luglio 1957
Voleva ripartire per l'America Il suo focoso temperamento e il conturbante aspetto sono le cause delle disavventure sul lavoro incontrate da Abbe Lane al suo ritorno in Italia dopo sei mesi…

Scilla Gabel, gli occhi la tradiscono

Scilla Gabel 346 B.M., «Tempo», anno XIX, n.49, 5 dicembre 1957
Scilla Gabel, gli occhi la tradiscono Scilla Gabel, decisa a farsi un nome come attrice e non solo come controfigura e sosia della Loren, s’è fatta modificare la bocca e il naso; ma la…

Come diventai Abbe Lane

Abbe Lane 927 Abbe Lane, «Tempo», anno XIX, n.38,39 e 40, 19, 26 settembre e 3 ottobre 1957
Come diventai Abbe Lane Nell'iniziare il racconto della sua vita, l'esuberante danzatrice di Brooklyn rievoca i suoi successi di bambina prodigio, ricorda come già allora avesse molti amici…

Lea Padovani potrebbe rubare la Gioconda

Lea Padovani 294 Sandro Volta, «Tempo», anno XIX, n. 41, 10 ottobre 1957
Lea Padovani potrebbe rubare la Gioconda Lea Padovani, che si prepara a una lunga separazione dal cinema, ha approfittato del suo attuale soggiorno parigino per approfondire la sua vera…

Dorian Gray, la ragazza anti-crisi

Dorian Gray 474 Armando Daniello, «Tempo», anno XIX, n.19, 9 maggio 1957 (Fotografie di Paolo Costa)
Dorian Gray, la ragazza anti-crisi Dorian Gray, ex-soubrette di rivista, ha sfidato la crisi del cinema italiano interpretando sei film in dodici mesi. Dice oggi di lei il regista…

La sua valle è in Jugoslavia

Silvana Pampanini 405 U.d.F., «Tempo», anno XIX, n.33, 15 agosto 1957
La sua valle è in Jugoslavia Il film che Giuseppe de Santis si prepara a girare in Jugoslavia, “La strada della valle”, avrà fra i maggiori interpreti Silvana Pampanini, l’attrice che…

Sandra Milo dovrà affrontare Maria Schell

Sandra Milo 469 H. S., «Tempo», anno XIX, n.31, 1 agosto 1957 (Fotografie di Paolo Costa)
Sandra Milo dovrà affrontare Maria Schell Sandra Milo ha davanti a sè un intenso programma di lavoro: scrive un romanzo, ordina una collezione di francobolli e si prepara a interpretare un…

Rossana Podestà ha ripreso il largo

Rossana Podestà 318 Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n.43, 24 ottobre 1957
Rossana Podestà ha ripreso il largo Tornata al lavoro dopo tre anni di inattività, l’attrice ha convinto i registi di non andare a cercare per lei i soggetti nell’antica Grecia. Nel suo…

Rock 'n Roll a Trastevere

Cinema, teatro, costume e società 394 D.F., «Epoca», anno VIII, n. 365, 29 settembre 1957
Rock 'n Roll a Trastevere Nel nuovo spettacolo musicale intitolato “Un paio d'ali" che Garinei e Giovannini hanno ideato per Rascel, si mescolano gradevolmente un po' di America e una Roma…

Ha ucciso Dorian Gray

Dorian Gray 357 Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n.51, 19 dicembre 1957 (Fotografie di Chiara Samugheo)
Ha ucciso Dorian Gray Queste sono probabilmente le ultime Immagini della soubrette che si faceva chiamare Dorian Gray. Dalle sue ceneri sta nascendo una donna completamente diversa,…

Primo Carnera: una vita di pugni per la laurea del figlio

Primo Carnera 1054 Ezio Colombo, «Epoca», anno VIII, n. 377, 22 dicembre 1957 (Fotografie di Emilio Monchini)
Primo Carnera: una vita di pugni per la laurea del figlio In questi ultimi dieci anni Primo Camera ha assicurato il benessere economico della propria famiglia, esibendosi in media tre o…

Macario Adamo atomico

Macario 497 D.F., «Epoca», anno VIII, n.367, 13 ottobre 1957
Macario Adamo atomico Torino, ottobre Molti anni fa, trenta, possiamo pur dirlo perché lui non se ne vergogna, Macario venne definitivamente « lanciato » sui palcoscenici della rivista…

Incontro con Fernandel sui monti del Cassinese

Fernandel 877 Gino Barni, «Stampa Sera», 11 dicembre 1957
Incontro con Fernandel sui monti del Cassinese Il comico marsigliese gira travestito da doganiere alla caccia di Totò contrabbandiere d'alcool - Perché l'attore diventa nevrastenico quando…

1957 Cinema Vittorio De Sica intro

1957 Cinema Vittorio De Sica f1Non cambierà mai. La sua faccia e il suo sorriso garantiscono per l'eternità che Vittorio De Sica non sarà mai un «cattivo». Il suo destino fu segnato nel 1932, con Gli uomini che mascalzoni!, responsabile quel mite e sagace regista piccolo borghese che è Mario Camerini. Allora divenne l’immagine di ciò che quasi tutti gli italiani si sentono di essere mascalzoni in apparenza, donnaioli quanto basta per salvare il prestigio nazionale, ottimi padri di famiglia, cortesi e affabili cittadini con il gusto del mugugno ma con l’inclinazione ad un beato conformismo spicciolo, spregiudicati e timorati insieme. Lo sappiamo, tutta questa roba è retorica, ma nella retorica c’è sempre qualcosa di vero. Ora non parliamo del regista — dell’autore di Sciuscià o di Ladri di biciclette o di Umberto D — parliamo dell’attore. Se volessimo accennare all’attività creativa di De Sica, dovremmo fare un discorso ben più ampio, tirare in ballo Zavattini e il neorealismo, e forse finiremmo per trovarci un po’ distanti da questo tipo di attore insostituibile che ha dato un volto ai desideri e alle debolezze tradizionali degli italiani. Che non sia stato, e non possa essere, un «cattivo», conta certo qualcosa. Non ha mai interpretato autentici drammi, è sempre rimasto a mezza strada tra commedia e farsa, senza spingersi nelle zone in cui si gioca allo scoperto o si affronta la vita gagliarda-mente. Davanti alle difficoltà preferisce scantonare, o ignorarle. É stato, a ben pensarci, un curioso tipo di furbo che si adatta alle circostanze, sorridendo. O, se vogliamo dirla in altro modo, ha fatto con misura e discrezione ciò che 1 personaggi di Sordi fanno oggi sfacciatamente, con la cinica brutalità dei diseredati che non hanno nulla da perdere. Fra lui e Sordi, infatti, c’è stata la guerra, e dopo la guerra, evidentemente, son potuti nascere i «cattivi».

De Sica attore cinematografico comparve nel decennio dal ’30 al ’40, in epoca di fascismo e di «telefoni bianchi». Si trovò cosi a riflettere tutta l’esperienza e lo scetticismo di una generazione senza prospettive, che apprezzava il «tirare a campare» come l’unico mezzo per evadere decentemente. Possedeva un tipo fisico — magro, alto, disinvolto, la faccia del buon ragazzo — che era quanto di più adatto si potesse desiderare. E il pubblico lo capi subito e fece di lui l’unico autentico «divo» che il cinema italiano abbia mai avuto. Chi non ricorda, dopo Gli uomini che mascalzoni!, Darò un milione, Napoli d’altri tempi, Il signor Max, La mazurka di papà, Grandi magazzini, Rose scarlatte? C’era tutto il fascino e il gusto del De Sica giovane Là dentro, un amico col quale si stava volentieri in compagnia per un paio d’ore. Un giovanotto di cui ci si poteva fidare.

Tutti sapevano della sua attività teatrale, del suoi esordi con Tatiana Pavlova, dei suoi rapidi progressi nelle parti di «secondo brillante» e di «primo attor giovane», delle sue escursioni nella rivista con la Za-Bum, della sua sempre più assidua presenza sui palcoscenici della prosa, al fianco di Melnati, della RLssone, di Tofano. Pochi sapevano, invece, che questo attore era meticoloso e tenace, che aveva avuto un’infanzia modesta, che aveva studiato assai bene a scuola, con lo stesso puntiglio con cui ora recitava, e che si era diplomato in ragioneria, secondo i desideri del padre. La sua a un certo punto apparve come la sorte perfetta di un buon figlio di famiglia borghese: trovò un impiego e si iscrisse all’Istituto superiore di Commercio. Se non fosse stato presentato alla Pavlova avrebbe continuato su questa strada in tutta tranquillità e soddisfazione. Dopo il teatro venne il cinema, dapprima con La compagnia dei matti (nel 19281 e poi con La vecchia signora, un film del 1931, che sarebbe stato il vero inizio di una carriera destinata a non più interrompersi.

Ma la storia di De Sica è troppo nota perché la si debba raccontare un'altra volta. Come tutti gli attori cinematografici che si trovarono già maturi alle soglie della guerra (De Sica è nato a Sora nel 1901), dovette affrontare negli ultimi tempi il problema di sopravvivere e di rinnovarsi. Ci riuscì — esempio unico non soltanto in Italia — impegnandosi nell’attività di regista e divenendo quel mirabile autore di sommessi drammi neorealistici che gli hanno
dato una seconda fama. Non per questo abbandonò la recitazione. Solo. se ne preoccupò assai mono, lasciò fare al gusto di altri registi e prese l’atteggiamento del gran signore che si concede con molta amabilità ad un lavoro piacevole ma trascurabile. Eccezionale direttore (nei suoi film) di attori improvvisati, mise il proprio talento istrionico a disposizione di chi volesse approfittarne.

Attore, è rimasto suppergiù quello che aveva foggiato Camerini nell’anteguerra, brillante simpatico e sentimentale. I suoi gusti veri erano quelli, e tali sono rimasti. Anche certi gusti profondi del pubblico italiano sono rimasti gli stessi, cosicché nuovamente, e nonostante tutto, De Sica attore e gli italiani si ritrovarono dalla stessa parte, i soliti «tira a campare» con il sorriso sulle labbra. Se De Sica è incorreggibile, il suo pubblico non lo è meno. Ai Grandi magazzini e al Signor Max si sostituirono l’episodio dell’avvocato in Altri tempi e la figura del maresciallo dei carabinieri in Pane, amore e fantasia La vena comica si appesanti, dalla commedia si scivolò nella farsa. Dal garbo del bel giovane di prima della guerra si giunse alle macchiette con cui l’attore ha riempito — facendone la fortuna commerciale — decine di film. Ha sfruttato le sue doti sino al limite dell’esaurimento, ha impiegato tutte le sue risorse tecniche per ottenere effetti sempre più precisi e infallibili, ha addirittura finito per recitare la parodia di quel che era stato in gioventù. E con ciò è divenuto simpatico a tutto il mondo. Come gli italiani in fondo.

Fernaldo Di Giammatteo, «Cinema», 1957


«Noi donne», 1957 - Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero


Enrico Roda, «Tempo», 1957


1957 Noi donne Natalino Otto Flo Sandons intro

Da anni Natalino Otto cercava una "voce" femminile che potesse accompagnarsi alla sua: trovando Fio Sandon’s trovò anche l'amore

Cate Messina, «Noi donne», 1957


1957 Noi donne Natalino Otto Flo Sandons 2 intro

Un consiglio alle ragazze : non inseguite il miraggio del matrimonio come sistemazione. Sappiate aspettare il vero amore.

Flo Sandon's, «Noi donne», 1957


Giacomo Rondinella, «Noi donne», anno XII, 1957 


1957 Noi donne Nunzio Gallo intro

Nunzio Gallo, «Noi donne», 1957


«La Gazzetta di Mantova», 24 gennaio 1957


1957 02 21 Tempo Tania Weber intro

La sua carriera cinematografica di Tania Weber si è arrestata dal giorno che ha sposato uno dei più importanti produttori italiani...

Armando Daniello, «Tempo», anno XIX, n.8, 21 febbraio 1957


Per la seducente attrice francese i soggettisti fabbricano su misura personaggi di donne senza scrupoli.

Gino Barni, «La Gazzetta di Mantova», 11 luglio 1957


Mario Papaleo, «La Gazzetta di Mantova», 23 maggio 1957


Nella capitale francese, dove Renato Carosone sta ottenendo, con i suoi ritmi e le sue canzoni, un successo senza precedenti, è diventato di moda in ogni ceto cantare e motteggiare con l’accento partenopeo.

Lamberti Sorrentino, «Tempo», anno XIX, n.20, 16 maggio 1957


«Gazzetta di Mantova», 4 aprile 1957


Quando non «gira» l'attrice milanese si dedica ad una sua segreta attività letteraria: attualmente e intenta alla redazione di un libro i cui protagonisti sono una giovane donna, un attore e uno scrittore.

Manuela Ciuffa, «La Gazzetta di Mantova», 1 agosto 1957


«La Guida», 5 aprile 1957 - La morte di Laura Gore


1957 11 21 Tempo Rossella Como intro

In meno di un anno Rossella Como, ragazza svagata a cui tutti avevano pronosticato il più disastroso insuccesso nella vita, ha Interpretato quattro film...

A.D., «Tempo», anno XIX, n.47, 21 novembre 1957


Questa è l’unica critica fatta dagli spagnoli a Lilli Cerasoli, che ha girato a Madrid il suo terzo film, “Il ragazzo dal cuore di fango”...

Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n. 16, 18 aprile 1957


1957 05 12 Gazzetta del Popolo Federico Fellini intro

Pietro Pintus, «Gazzetta del Popolo», 12 maggio 1957


1957 05 21 Gazzetta del Popolo Rossellini intro

«Gazzetta del Popolo», 21 maggio 1957


1957 09 28 Gazzetta del Popolo Loren Ponti intro

y.k., «Gazzetta del Popolo», 28 settembre 1957


1957 09 28 Gazzetta del Popolo Wanda Osiris intro

Francesco Canessa, «Gazzetta del Popolo», 28 settembre 1957


1957 09 30 Gazzetta del Popolo Macario Osiris intro

B.G. Lingua, «Gazzetta del Popolo», 30 settembre 1957

1957 Tempo Lea Padovani intro

Enrico Roda, Tempo», 1957


1957 Tempo Mario Riva intro

Enrico Roda, Tempo», 1957


1957 Noi donne Paolo Stoppa intro

Enrico Roda, «Tempo», 1957


Giovanna Ralli ha vinto la "grolla d'oro" per la sua ultima interpretazione nel film sul parto indolore : è stata così segnalata dai giudici di Saint Vincent come una delle più promettenti attrici italiane

Cesare Pillon, «Noi donne», anno XII, 1957


1957 Noi donne Sophia Loren intro

Franco Giraldi, «Noi donne», 1957


«Gazzetta di Mantova», 7 marzo 1957


«Gazzetta di Mantova», 16 maggio 1957


«Gazzetta di Mantova», 14 marzo 1957


«Gazzetta di Mantova», 4 aprile 1957


1957 05 27 Gazzetta del Popolo Rossellini intro

«Gazzetta del Popolo», 27 maggio 1957


1957 05 30 Gazzetta del Popolo Rossellini intro

Paolo Cesarini, «Gazzetta del Popolo», 30 maggio 1957


Andrea De Pino, «Momento Sera», 31 maggio 1957


1957 06 27 Tempo Pablito Calvo intro

Pabllto Calvo, il piccolo eroe di “Marcellino pane e vino”, interpreta con Peter Ustinov la bizzarra e poetica favola cinematografica...

Vittorio Bonicelli, «Tempo», anno XIX, n.26, 27 giugno 1957


1957 07 07 Gazzetta del Popolo Ralli Gassman Lattuada intro

«Gazzetta del Popolo», 7 luglio 1957


Magali Noel che si avvia a soppiantare Brigitte Bardot come attrice francese più popolare, ha finora avuto la meglio sul suo fidanzato Roberto Risso..

A.D., «Tempo», anno XIX, n.45, 7 novembre 1957


Alberto Ronchey, «Corriere dell'informazione», 6 dicembre 1957


Il cinema è servito a Gassman, — come anch’egli ha più volte dichiarato — soprattutto per i notevoli benefici finanziari e...

Giacomo Gambetti, «Cinema Nuovo», 15 dicembre 1957


Enrico Roda, «Tempo», anno XIX, n.51, 19 dicembre 1957


Galleria di trafiletti e flani promozionali