Articoli e ritagli di stampa: dal 2010 al 2019

2010-2019


Mostre, retrospettive, serate a tema, Totò torna popolare come e forse più di quando era in vita. In suo onore vengono istituiti premi, giornate a tema, create associazioni commemorative, gli vengono dedicate strade, piazze e monumenti ed altre iniziative. In particolare nell'aprile del 2017, in occasione dai cinquanta anni dalla scomparsa di Totò, viene allestita la mostra monumentale itinerante "Totò genio", con la collaborazione delle maggiori istituzioni culturali del paese. Si parla sempre della creazione di un museo a lui dedicato che si dovrà inaugurare a Napoli.


Totò

2010

Totò il monarchico votava La Trippa

La satira della politica, oggi impossibile perché la realtà va già oltre ogni immaginazione farsesca (neppure Dario Fo, anche se Franca Rame gli avesse somministrato LSD a pranzo e a cena, avrebbe scritto il copione dell’Italia di questi anni), ebbe una sua commedia di facili costumi satirici, ma rimasta nella «vendetta» popolare della gente comune. Come accadde in una serie di titoli molto commestibili dei primi 60, molto sintonizzati nel gusto pop, vedi Gli onorevoli, che Sergio Corbucci diresse nel 1963 e che coniò il famoso slogan «Vota La Trippa...» cui voce anonima aggiungeva; «Sì, al sugo...». Evidente che il linguaggio era molto più alto di oggi, epoca di raffinati diti medi alzati e di insinuanti mani nelle tasche degli italiani: ma allora sembrava fanta politica.

Il simpatico Corbucci, che nella sua brillante carriera fece commedie ma anche gialli, melò e western, non aveva paura di sporcarsi le mani con il qualunquismo che induce alla morale del tutto da buttare. Ma questi cinque ritratti di candidati sono da ricordare, memento storico che il peggio non è mai giunto: trattasi della disfida elettorale tra l’impagabile democristiana Franca Valeri, il senatore Gino Cervi liberale d.o.c., lo scrittore comunista Aroldo Tieri, un trionfo di stereotipi. I due pezzi grossi sono però Totò e Peppino, il primo il monarchico La Trippa che si candida al partito della Restaurazione cui s’oppone il missino De Filippo, in preveggente sintesi di scontro di popoli della libertà. Ma quando uno viene coinvolto in uno scandalo, molla tutto: capita la differenza? Chiarito che un film così oggi nessuno lo scriverebbe e specificato che non si tratta di un capolavoro d’ironia inglese, c’è da dire che si sguazza nel costume con brio e ritmo.

Totò era un vero principe ma non praticante, molto attivo in rivista negli anni '40 nella satira anti Mussolini, con la Magnani. Ancora una volta vedendo questo spaccato di prima della rivoluzione del centro sinistra, viene da pensare che il nostro cinema era una grande compagnia di rivista: Totò, De Filippo, Chiari, Carotenuto e Billi, oltre a Salce e Valeri (due ex fantastici Gobbi), Mario Castellani, storica spalla di Totò, lo stesso Corbucci che appare come un albergatore.

«Corriere della Sera», 29 agosto 2010


2011

2011 03 26 Corriere Eusebiano Retrospettiva Cinema intro

Cinerassegna d’autore “I giovedì del principe”

Sono iniziati il 24 marzo “I giovedì del principe”, la rassegna cinematografica dedicata a Totò promossa dall’assessorato alla cultura del Comune di Gattinara, in collaborazione con l’Avis, l’Istituto alberghiero e il Distretto cinema. Alle 21, nella sala conferenze del “Soldati”, è stato proiettato “Guardie e ladri” (1951), film con Totò, Aldo Fabrizi, Rossana Podestà, Ave Ninchi. La presentazione era affidata a Giampiero Frasca, critico cinematografico e docente di storia del cinema all’università di Torino. Si tratta del primo di quattro appuntamenti che proseguiranno giovedì 31, sempre alle 21 all’Alberghiero, con “I tartassati” (1959), con Totò, Aldo Fabrizi, Louis De Funès; giovedì 7 aprile sarà la volta di “Signori si nasce” (1960), di Mario Mattoli, con Totò, Peppino De Filippo, Delia Scala; ultimo appuntamento, giovedì 14 aprile, con “I due marescialli” (1961), di Sergio Corbucci, con Totò, Vittorio De Sica e Gianni Agus. L’ingresso è libero.

«Corriere Eusebiano», 26 marzo 2011


2011 04 15 Tribuna Novarese Commemorazioni morte intro

Colto da un malore sul set del film "Capriccio all'italiana'' Totò muore nella sua casa di Roma il 15 aprile 1967, intorno alle tre e mezzo del mattino dopo una devastante serie di attacchi cardiaci.

Alle 11,20 del 17 Aprile 1967 la salma è trasportata nella chiesa di Sant'Eugenio in Viale delle Belle Arti. Sulla bara ci sono la sua bombetta e un garofano rosso. La cerimonia religiosa è limitata a una semplice benedizione perché per la chiesa cattolica la sua convivenza con Franca Faldini lo mette in stato di grave peccato.

Nel pomeriggio la salma arriva a Napoli accolta, già all'uscita dell'autostrada e alla Basilica del Carmine, da una folla enorme. Totò viene sepolto nella cappella De Curtis al Pianto, il cimitero di Capodichino sulle alture di Napoli. Finisce qui la storia di uno dei più importanti personaggi dello spettacolo italiano. Totò è nato il 15 febbraio 1898 nel rione Sanità, a Napoli, al n. 109 di via Santa Maria Antesaecula. Figlio di Anna Clemente, viene registrato con il nome di Antonio Clemente perché il padre naturale, Giuseppe De Curtis, nullafacente e figlio di un marchese non può riconoscerlo pena la perdita del sostegno finanziario della famiglia. Il bambino cresce tra i vicoli di Napoli e per i compagni delle avventure d’infanzia il suo nome è già Totò. Finite le elementari se ne va in collegio dove un insegnante boxando per scherzo con lui gli rompe il setto nasale definendo inconsapevolmente quella che sarà una linea caratteristica della sua maschera comica. Quando sale sul palcoscenico porta ancora i calzoni corti.

A quindici anni debutta in uno dei piccoli teatri di Napoli con il nome d’arte di Clerment, una storpiatura del suo cognome. Dopo l'interruzione dovuta alla Prima Guerra Mondiale, cui partecipa come fante, toma al teatro e nel 1928 recupera il cognome paterno diventando Antonio De Curtis. L'Italia del teatro di varietà impara a conoscere e amare il suo personaggio: una marionetta disarticolata, con la bombetta, il tight fuori misura, le scarpe basse e le calze colorate. Alle soddisfazioni della vita artistica fa da contraltare una tragica vita sentimentale. Nella notte del 3 dicembre del 1931 Liliana Castagnola, una famosa cantante di café-chantant con cui ha una relazione, si uccide ingerendo barbiturici dopo una lite.

Il drammatico episodio segnerà per sempre la vita di Totò.

Anche il cinema si accorge di lui e nel 1937 lo chiama a interpretare "Fermo con le mani!'', il suo primo film cui segue due anni dopo "Animali pazzi". Non ottengono un grande successo, ma segnano l’inizio di una carriera destinata a dargli nuove soddisfazioni a partire dal 1947 con "I due orfanelli".

Gli sketch e le gag che caratterizzavano il suo personaggio nel teatro di rivista seducono anche il pubblico cinematografico.

Nei suoi film ( 102) ripropone le caratteristiche principali della sua arte: una grande vivacità espressiva, immediatezza della recitazione e una straordinaria capacità di dissociazione dei movimenti.

Il successo nel cinema gli regala anche la tranquillità sentimentale, segnata dalla felicità e dall'amore per la giovanissima Franca Faldini, che non sposerà mai ma l'accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni.

Gianni Lucini, «Tribuna Novarese», 15 aprile 2011


Guerra leghista a Totò

Il sindaco di Alassio, in Liguria, ha «sfrattato» e messo all'asta una statua di Totò. «Sono leghista, Totò è napoletano e non lo voglio», ha detto Roberto Avogadro. Gli risponde Enzo Cuomo, sindaco di Portici, pronto a ospitare la scultura: «Dire che Alassio non ha alcun legame con Totò è come dire che Napoli non ha alcun legame con Fellini o con Anna Magnani...».

«L'Unità», 11 agosto 2011


Totò fa la grazia

Marcello Veneziani, intellettuale di destra, dà dell’idiota sia a chi ha piazzato la statua di Totò per le strade di Alassio, sia a chi ha deciso di toglierla. Com’è notissimo, il sindaco leghista della città dopo averla segata da dov'era per via del fatto che Totò non era di quelle parti, ha avuto la bellissima idea di metterla in vendita. Veneziani sostiene che solo un idiota poteva fissare la leggerezza di un artista comico in un immobile blocco di materia pesante. E questi sono i vertici dell'intellighentia di corte dell'era Berlusconi. Tuttavia, ci convince: niente statua per il sindaco di Alassio, comico triste da non appesantire in un busto di bronzo. Quindi, una preghiera sconsolata. Totò, facci la grazia: dici che davvero li dobbiamo sopportare, questi guitti, fino alla fine dei tempi? E la tua statua, che ti costa farla esplodere nel deposito comunale di quel deprivato? Questa Italia non ti merita, torna più tardi.

Toni Jap «L'Unità», 17 agosto 2011


2011 09 05 L Unita I tartassati intro

DOMANDA. Il grande Totò alias cavalier Torquato Pezzella nel film del ’59 di Steno I tartassati diceva: “Sant'Agostino ha dichiarato che quando i tributi e i balzelli sono troppo gravosi non è peccato di non pagarli... e io quando una cosa non è peccato ho la coscienza a posto e tiro diritto per la mia strada!”. È o non è l’Italia una repubblica fondata sull’evasione?

Giuseppe Carosella

RISPOSTA. Totò era un comico che esprimeva lo stato d’animo dei tartassati. Berlusconi ha detto a lungo le stesse cose esprimendo lo stato d’animo dei ricchi che si sentono derubati quando il Fisco si occupa delle loro ricchezze e deve essere davvero molto arrabbiato con Tremonti che ha inviato alle Camere, mentre lui era a Parigi, norme così forti contro gli evasori come lui. Fornire ancora un’arma ai PM che tanto ce l’hanno con lui da sempre non è stato un gesto amichevole da parte di Giulio che non doveva approfittare così della sua assenza per vendicarsi dell’umiliazione di Arcore. Qualcuno ne è contento, però. “Fosse vera e soprattutto applicabile operativamente questa decisione, da subito io faccio il voto di andare a Padova a piedi (da Belluno) per ringraziare Sant’Antonio, appunto di Padova, mettendo anche un’offerta ove ci sono i regali dei miracolati che portano la scritta “per grazia ricevuta” ci scrive per esempio Arnaldo De Porti. Un voto a cui aggiungo il mio: fosse vera e soprattutto operabile questa decisione, sarò io il primo a portare le arance al Cavaliere. Dovunque lo avranno messo.

Luigi Cancrini «L'Unità», 5 settembre 2011


2012 

2012 03 07 La Fedelta Omaggio Toto intro

BRA. Un omaggio al grandissimo Totò, scritto e diretto da Giancarlo Sepe, con Francesco Paolantoni e Giovanni Esposito come protagonisti. Sarà l’occasione per un viaggio nella drammaturgia napoletana e per far rivivere l’estro del “principe della risata”, al secolo Antonio De Curtis, lo spettacolo “Compagnia Totò”, in programma giovedì 8 marzo, alle 21, al Teatro Politeama Boglione di Bra. La vicenda si svolge in un locale abbandonato, un sottoscala, ex deposito o forse ex fabbrica, adibito a dormitorio. Il proprietario, chiamato da tutti “Maestà”, vive nel ricordo e nella commemorazione del grande Totò e vuole a tutti i costi istruire i “miserabili” ospiti del dormitorio a preparare uno spettacolo corale per il 15 aprile, giorno in cui si commemora la morte dell’artista. In questa sua grande e impossibile impresa è accompagnato dal fido Ciccillo, che vive lì da sempre, e che tenterà di aiutarlo. Riusciranno a ricordare Totò durante la notte del 15 aprile? I sogni, le improvvisazioni e le immaginazioni daranno vita ad un mondo fantastico, alla creazione di un teatro in cui tutti, nessuno escluso, renderà il proprio omaggio a Totò.

“Lo spettacolo - spiega il regista Giancarlo Sepe - è una messa laica in memoria di Totò: c’è chi ne parla, chi ne ripercorre le mimiche, i temi, i vezzi, le disarticolazioni, gli atti e le parole poetiche, le canzonette e i lazzi. C’è il fine dicitore che officia e che educa all’arte del nostro eroe, sema riuscirvi ma con forza dissacrante e comica. Totò non c’è più, ma è qui negli sguardi di chi lo commemora, di chi lo ricorda e di chi se lo sogna tutte le notti, in un atto d’amore perenne che è quello di divertire la gente”.

Biglietti in prevendita al costo di 18 euro a posto unico (16 i ridotti, per dii ha meno di 26 anni e più di 65 anni e per i soci “+Eventi”) al botteghino del teatro di piazza Cario Alberto, aperto tutti i venerdì ore 17-19, il sabato ore 10-12 e la sera dello spettacolo, a partire dalle 20. Per i non residenti a Bra, è possibile effettuare la prenotazione al numero 0172.430185. Info www.teatropoliteamabra. it .

«La Fedeltà», 7 marzo 2012


2012 04 19 L Unita L

«L'Unità», 19 aprile 2012


2013

2013 12 03 Il Biellese Omaggio Toto intro 

2013 12 03 Il Biellese Omaggio Toto f1

Il mito intramontabile di Totò è stato rievocato in una conviviale del Ro-tary di Valle Mosso che ha avuto come ospite, invitato dal presidente Roberto Botta, il notaio vercellese Francesco Boggia, napoletano di origine e grande cultore del principe della risata. Perché, come ha spiegato il conferenziere, Totò principe lo era davvero e ci teneva ad essere riconosciuto come tale, «anche se affermò che il suo lungo nome nobiliare, Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, era importante, ma con il suo vero titolo, la maschera Totò, ci campava». Macchiettista, teatrante, attore di cinema e televisione, Totò lavorò per 50 anni con tutti i più grandi nomi dello spettacolo italiano, da De Sica a Sordi, da De Filippo a Fabrizi. «Nelle pause di lavorazione di un film» ha spiegato Boggia «evidenziava il suo rango facendo venire sul set un cameriere in guanti bianchi per servigli i pasti con posate d’argento. Ma allo stesso tempo manteneva intatto il suo spirito di popolano, superstizioso come tutti i napoletano veraci».

Il relatore ha poi ricordato le battute più famoso di Totò, come l’indimenticabile «signori si nasce e io modestamente lo nacqui». «Totò» ha spiegato Boggia «nacque nel 1898 da una giovane e bella sedicenne, a servizio dal principe Giuseppe De Curtis, suo padre naturale, che riconobbe il figlio illegittimo dopo il matrimonio con sua madre quando aveva già 26 anni. Prima di allora visse nella fame e nella miseria, formando però la sua grande arte, che mise a profitto anche la sua faccia storta, dovuta a un cazzotto ricevuto da un compagno del collegio Cimmino di Napoli. Il suo esordio risale al 1913, quando faceva la maschera all'Ambra Jovinelli di Napoli. Fu chiamato a sostituire Gustavo De Marco, che aveva dato forfait, e fu subito un grande successo, durato fino al 1967, anno della sua morte».

I titoli nobiliari di Totò, oltre che dal principe De Curtis, derivavano anche dal marchese Gagliardi Focas, che lo adottò in età adulta. «Ebbe una vita sentimentale avventurosa» ha raccontato Boggia «sposando prima la soubrette Liliana Castagnola, morta suicida, e poi Diana, moglie da cui si separò e alla quale probabilmente dedicò la famosa canzone “Malafemmena", che si pensava invece fosse ispirata a Silvana Pam-panini, altra sua fiamma. Era un uomo generoso: ogni settimana da Roma andava a Napoli da mi lustrascarpe a cui dava 50mila lire. Una volta mancò l’appuntamento e l’uomo lo rimproverò, dicendo che con i suoi soldi manteneva la famiglia. Un’altra volta impose alla compagnia come ballerina di ultima fila una giovane prostituta che voleva cambiare vita. Negli ultimi anni della sua vita divenne cieco e recitò senza vedere in film importanti come “Uccel-lacci e uccellini” di Pier Paolo Pasolini. Alla sua morte furono celebrati due funerali: uno in piazza del Carmine a Napoli con lOOmila persone; l’altro nel suo rione della Sanità, pr volere di un guappo locale, che volle che alte migliaia di persone tributassero l’ultimo omaggio a una bara vuota».

Al termine della conferenza, Francesco Boggia, tra gli applausi, si è congedato recitando la poesia “A livella”, capolavoro di Totò.

«Il Biellese», 3 dicembre 2013 


2014

2014 01 24 Il Biellese Beneficenza Toto intro

Totò e il ladro di polli. Era l'inverno del 1958 e il furto di alcune galline conquistò la prima pagina della Domenica del Corriere. Protagonista fu il grande attore napoletano Totò. Ecco come venne descritto l'episodio. Giorni or sono un poveraccio fu arrestato a Roma mentre stava rubando delle galline. Confessò che era stato spinto al furto dal bisogno di raccogliere i mezzi per acquistare un loculo per la figlia morta. Avuta notizia del fatto, Totò fece avere alla famiglia del ladruncolo danaro e viveri; poi, non solo acquistò il loculo, ma incaricò un noto avvocato della Capitale di assumere la difesa dell'imputato. Nella tavola a colori Walter Molino rappresenta, in una scena ideale, il popolarissimo attore mentre intercede a favore di un padre che rubò per amore.

«Il Biellese», 24 gennaio 2014


2015

In attesa di articoli...


2016

2016 10 01 Arte e luoghi intro

Sarà dedicato al Principe Antonio de Curtis in arte Totò, l'edizione 2017 del Maggio dei Monumenti.

NAPOLI.

Totò, morì il 15 aprile del 1967; ai primi funerali, celebrati a Roma, seguì una seconda cerimonia funebre, a Napoli e poi anche una terza, di nuovo a Napoli, nel suo quartiere, la Sanità, il successivo 22 maggio. Intorno a queste date si snoderà anche il filo del ricordo.

Al centro di ‘O Maggio a Totò ci sarà, come è giusto, il suo quartiere, la Sanità, che si sta già mobilitando per l'occasione. Protagonista, tuttavia, sarà l'intera città, con un pensiero particolare ai giovani. Tra i giovani e i giovanissimi Totò è popolare come se fosse un loro contemporaneo, un personaggio dei nostri tempi, e forse proprio loro possono dare il contributo più originale per la riscoperta di un personaggio dalle mille sfumature.

Non sarà una commemorazione, che il nostro Totò avrebbe forse scongiurato con un gesto scaramantico o sbeffeggiato con una delle sue battute surreali e nemmeno una riscoperta, perché sull'immagine di Totò questi cinquantanni sono passati rapidi e leggeri, senza cancellarla, senza nemmeno sbiadirla, così forte e viva è la sua presenza nell'immaginario, nel linguaggio, nella cultura napoletana e non solo.

Ritornerà a maggio, per un mese intero nel quale, sarà, protagonista nella sua città, nel Maggio dei Monumenti, egli stesso monumento dissacrante alla libertà dell’invenzione artistica, maschera popolare, profondamente napoletana eppure universale, sentimentale e iconoclasta contemporaneamente, Totò, principe della risata, maestro di libertà, strumento per pensare al futuro.

E chissà che non sia la volta buona che possa prender forma e sostanza quel museo a lui dedicato nel palazzo dello Spagnuolo, nel cuore della sua Sanità.

«Arte e luoghi», anno XI, 10 ottobre 2016


2017

Intervista a Croccolo: «Io e Totò così diventai la voce del principe»

Lecce - Ora che il tempo è passato, sugli anni trascorsi accanto al principe della risata vorrebbe scrivere un libro. Ha già pronto il titolo: «Totò ed io»...

Titta Fiore, «Il Mattino», 6 aprile 2017


Cinquantenario della scomparsa di Totò: rassegna stampa


2018

2018 01 21 La Voce e il Tempo Toto 50 intro


Mostra - A cinquant'anni dalla scomparsa, l'omaggio al celebre attore napoletano di cinema e teatro. L'esposizione al Museo di Roma in Trastevere: cimeli, lettere, disegni, costumi, fotografie, installazioni e testimonianze illustri.


Questo importante anniversario non è soltanto un evento celebrativo, ma un modo per ricordare e far conoscere ai giovani, a cinquant'anni dalla scomparsa, un uomo che grazie alla sua unicità e al suo straordinario universo culturale ha attraversato la storia del teatro, del cinema, della poesia, della canzone, lasciando un’impronta significativa e rivoluzionaria in ogni settore della creatività, seguendo quello che lui stesso definì più volte come la base del suo gioco in palcoscenico: l’Istinto».

2018 01 21 La Voce e il Tempo Toto 50 f1 LLe parole commemorative sull’arte comica di Totò, espresse da Alessandro Nicosia, noto organizzatore di eventi culturali, riassumono il senso della mostra «Totò genio», presentata prima a Napoli, poi a Roma, e tuttora aperta al pubblico fino al 18 febbraio presso il Museo di Roma in Trastevere, in piazza Sant’Egidio 1/B (dal martedì alla domenica ore 10.00-20.00, biglietto intero € 8,50, ridotto € 7,50, museodiromaintrastevere.it). Curatore dell’evento è il giornalista della Rai Vincenzo Mollica, il quale ha preso molto a cuore questa rievocazione pubblica, arricchendo e animando la mostra con una vasta documentazione di rilevante qualità, avvalendosi della collaborazione della nipote di Totò, Elena Anticoli De Curtis, e del suo più noto storico, Goffredo Fon.

In «Totò genio» spiccano i contributi fomiti da numerose raccolte di documenti cartacei, fotografici, filmici, televisivi, teatrali e artistici, provenienti da archivi, biblioteche, musei, sartorie, collezioni private, cataloghi, registrazioni, riproduzioni, come quelli, per esempio, dell’Istituto Luce, di Cinecittà, della Rai o di altri enti nazionali. Attraverso testi personali, cimeli, lettere, disegni, costumi, fotografie, installazioni multimediali e testimonianze illustri, la mostra propone un viaggio indietro nel tempo, nell’universo di Totò, raccontandone in dettaglio la vita e l’arte. L’allestimento stesso è stato concepito in modo da offrire ai visitatori un ritratto complessivo dell’attore e dell’uomo. I risvolti umani della sua vita e della sua carriera sono puntualmente narrati e documentati, parallelamente ai successi teatrali, cinematografici e televisivi. Di Totò sono esposti i costumi e gli oggetti che indossò in scena recitando sui palcoscenici delle riviste e degli avanspettacoli o davanti alle telecamere per i film e gli sketch televisivi che lo hanno reso famoso. Un artista a tutto tondo, il cui talento si è contraddistinto anche nel campo della poesia e della canzone. Tanti i testi originali delle raccolte di versi e dei brani da lui composti che fanno parte del corpus della mostra romana. Tra tutte spiccano la poesia «A livella» e la canzone «Malafemmina». Ma non mancano all’appello le testimonianze di registi, attori, critici, scrittori che Io hanno ammirato o che hanno lavorato con lui, da Pasolini a Fellini, da Nanni Loy a Eduardo e Peppino De Filippo, da Mario Castellani a Nino Taranto, da Aldo Fabrizi ad Anna Magnani. Quasi cento i film interpretati da Totò (97 per l’esattezza): alcuni, come «Guardie e ladri», diretto nel 1955 da Monicelli e Steno, o «Uccellacci e uccellini» del 1966 con la regia di Pasolini, assai apprezzati dalla critica; altri, invece, meno fortunati, oggetto di critiche spesso ritrattate dopo la sua scomparsa. In ogni caso, Totò resta una firma indelebile nella cultura del Novecento, in virtù di uno stile estroso, ironico e anarchico.

La mostra, voluta dall'«Associazione Antonio de Curtis in arte Totò» e dal Comune di Napoli, promossa da Roma Capitale, permette così di rievocare, soprattutto alle giovane generazioni, una figura poliedrica, fiera delle proprie origini partenopee. Totò era solito dire infatti: «Non c’è nessuna discrepanza tra la mia professione, che adoro, e il fatto che io componga canzoni e butti giù qualche verso pieno di malinconia. Sono napoletano e i napoletani sono bravissimi nel passare dal riso al pianto». Di Pasolini sono esposti i disegni realizzati per «La Terra vista dalla Luna» (episodio del film «Le streghe»), di Fel-lini quelli che lo ritraggono come un artista senza tempo, di Scola quelli composti per la rivista satirica «Marc'Aurelio». E ancora, oltre una poesia scritta da Paolo Conte, in bacheca ci sono ima serie di fotografie che ritraggono Totò insieme ai grandi personaggi del Novecento.

La mostra comprende infine un aspetto meno noto di Totò: il suo rapporto con la pubblicità, che lo ha visto testimonial di alcuni prodotti italiani del boom economico, come la Lambretta, la Perugina o il Brodo Star. A chiudere l’esposizione, la sezione «Nessuno mi ricorderà», frase da lui pronunciata prima di morire, dedicata ai suoi funerali. Furono tre, il primo a Roma, il secondo a Napoli e il terzo, sempre nel capoluogo campano, nel Rione Sanità in cui era nato.

Nicola Di Mauro, «La Voce e il Tempo», 21 gennaio 2018


2018 04 27 L Azione Omaggio Toto

In scena con “Signori si nasce...e noi no?”

2018 04 27 L Azione Omaggio Toto f1

Evergreen, i Legnanesi, sempre sulla cresta dell’onda per far sorridere e ridere anche sulle “magagne" degli italiani. Al Coccia sono di casa da anni e ogni anno portanto una novità. Quest’anno è di scena “Signori si nasce...e noi no?", un omaggio a Totò nel 50° della scomparsa del celebre artista napoletano.

E allora “Signori si nasce" recitava Totò. I Legnanesi lo ha ritirato fuori dal cassetto, ma si sono inventati una storia nuova: è l'8 marzo, compleanno della Teresa che coincide con la Festa della donna. Mentre nel cortile fervono i festeggiamenti, l’attenzione di Teresa viene attirata dal cellulare del Giovanni, dimenticato sul tavolo: un sms sospetto coinvolgerà i due in una discussione molto accesa, con la figlia Mabilia che, spaventata dalla situazione, cercherà di riappacificarli.

Tra Teresa e Giovanni trionferà l’amore o incomberà l'ombra della separazione? Il Giovanni cadrà nelle grinfie di una ricca ereditiera o preferirà l’amore - povero ma sincero - della sua Teresa? Il dilemma si scioglierà ai piedi del Vesuvio... Antonio Provasio, storico regista, autore e attore in scena con Enrico Dal ceri e Luigi Campisi, ha aggiornato il repertorio. Milanesi va bene, ma ormai i confini sono più aperti.

Totò è del resto simbolo per eccellenza dell’Italia esportata in tutto il mondo, è la Napoli della “malafemmina", che fa da sfondo in questo spettacolo anche attraverso i quadri strabilianti di Mabilia.

Ingresso da 18 a 35 euro.

Valeria Balossini, «L'Azione», 27 aprile 2018


2018 09 20 Eco Risveglio Ossola 1948 Miss Italia Toto al giro d Italia intro

Il concorso di bellezza del ‘48 al Regina Palace e quel verdetto contestato

Stresa - Antonio De Curtis, in arte Totò, ed Ernest Hemingway erano personaggi agli antipodi. Il primo fu la maschera tragicomica dell'italianità nel cinema del Dopoguerra, il secondo lo scrittore vitalista dipinto tra eroismo ed eccessi in puro stile yankee. Entrambi, nati alla fine del XIX secolo, erano però accomunati dalla sensibilità per il fascino femminile. Ebbero infatti diverse compagne nella loro vita. Ma avevano gli stessi gusti in fatto di bellezza. Parrebbe di no. O almeno così avvenne 70 anni fa a Stresa, quando nei medesimi giorni si trovarono a frequentare le rive del Verbano. Il principe della risata faceva parte della giuria di miss Italia che dal 1946 si svolgeva nella perla del Verbano. Per la cronaca, quella del ‘48 fu la penultima edizione borro-mea, poi dal 1950 il concorso si tenne a Salsomaggiore Terme, ad eccezione del 1958 (con ritorno a Stresa). La finale era in programma domenica 26 settembre 1948 al Regina Palace hotel.

2018 09 20 Eco Risveglio Ossola 1948 Miss Italia Toto al giro d Italia f1

Totò in quei giorni era sul Verbano anche in veste di attore. Miss Italia era infatti il set delle scene iniziali di Totò al Giro d’Italia". Diretto da Mario Mattioli, fu il primo film, di una lunga serie, con il nome di Totò nel titolo. De Curtis interpretava un professore di liceo, giurato a Miss Italia, che si invaghisce di una bella giurata, e così lei per allontanare le avan-ces dice che lo sposerà se lui vincerà il Giro d'Italia. Da qui nasce un patto “faustiano” col demonio per battere Coppi e Bartali.

Ma una commedia si sarebbe potuta girare anche sulle vicende di quell'edizione del concorso di bellezza, dove forse l’amor patrio e la ragione politica ebbero la meglio sull'estetica.

A essere proclamata la più bella d'Italia fu infatti Fulvia Franco, e secondo le cronache dell'epoca la giuria (oltre a Totò, il pittore Funi, gli scrittori Vergani e Ridenti, la pittrice Brunetta e il sindaco di Stresa) arrivò alla scelta poiché non vi era una giovane che primeggiasse più delle altre.

D'altronde la miss vincitrice viene descritta come una ragazzata di 1,66 metri per 60 chili, fisico atletico, non certo una mannequin, ma l'essere di Trieste in quegli anni era una bella carta da giocare. L'anno prima infatti la città al confine con la Jugoslavia era diventata “territorio libero” sotto le Nazioni Unite, e veniva però rivendicata dall'Italia (che l’amministrerà poi a partire dal 1954). Perciò una miss triestina poteva garantire copertine della giovane con bandiere tricolore da associare alla Venezia Giulia. Peccato che la seconda arrivata, Miss Emilia, al secolo Ornella Zamperetti da Bologna, non prese bene la sconfitta. E intentò una causa legale contro gli organizzatori del concorso. Il motivo? La Franco non aveva ancora compiuto 18 anni come previsto dal regolamento, il titolo andava perciò riassegnato, in alternativa Zamperetti chiedeva di essere indennizzata con 8 milioni di lire (l’equivalente odierno di circa 150mila euro) per premi e occasioni di carriera persi. La querelle si trascinò nelle aule giudiziarie sino all'aprile del 1949, quando le due miss incontrandosi sul set di un film pubblicitario per la Fiera di Milano si strinsero la mano, fecero pace e la causa di Zamperetti fu ritirata.

Ritorno al lago

Ma cosa c’entra Hemingway? Sulla Nuova Stampa del 26 settembre otto righe in cronaca informano che lo scrittore nordamericano è sbarcato il giorno prima a Genova. Si parla di una sosta di alcuni giorni in Liguria prima di recarsi in Francia. Invece? Invece l’autore di “Per chi suona la campana", che è con la quarta moglie, ha cambiato idea, e dopo vent'anni lontano dall'Italia sceglie di concedersi un viaggio amarcord, e la prima tappa, che
poi lo porterà a Cortina e in altre località dello Stivale, è Stresa. A Genova noleggia un'auto, la guida il cugino di Costante Giradengo (ancora ciclismo in questa storia), e all'imbrunire arriva a Stresa e prende camera al Des Iles Borromées, dove aveva ambientato alcune delle scene finale del romanzo “Addio alle armi”, pubblicato nel 1929 e ispirato alla sua esperienza di militare in Italia durante la Grande Guerra. Perché a Stresa, trent’anni prima, Hemingway era stato ospite in convalescenza dal fronte.

E’ la sera di domenica 26 settembre, ma il buon Ernest, a differenza della moglie Mary, non ha voglia di andare a dormire, è attirato dal trambusto della finale di Miss Italia nel vicino Regina Palace, così si affaccia nella hall. E ai cronisti racconta che lui scommette sulla concorrente bolognese. Poi si ritira. L’indomani i giornalisti gli portano la notizia
che la sua preferita è stata sconfitta. Nel libro di Andrea di Ro-bilant “Autunno a Venezia”, si riporta che Hemingway commentò: «I giudici hanno fatto un errore, la ragazza di Bologna era meglio. Questa è la verità».

Anche Totò pensava fosse la verità ma decise in giuria di seguire la scelta irredentista nel segno dell’amor di Patria? Chissà?

L’imbarazzo della scelta

Di certo, a pensare all’edizione di miss Italia dell’anno precedente, sempre a Stresa, si può ritenere che la scelta veramente ardua fu quella della giuria del ‘47. Quando tra le concorrenti c’erano alcune delle “maggiorate” che poi divennero le dive del cinema degli anni Cinquanta: Gina Lollobrigida. Silvana Mangano, Eleonora Rossi Drago, Lucia Bosé. Vinse quest’ultima. Ma questa è un’altra storia.

Andrea Dallapina, «Eco - Risveglio di Ossola», 20 settembre 2018


2018 10 19 Il Piccolo Retrospettiva intro

INCONTRI Questa sera in biblioteca si ricorda il Principe della risata. Ospite la nipote Elena Anticoli de Curtis

ll quotidiano ‘La Verità’ ha recentemente dedicato una pagina alla storia infinita sul museo (mai aperto) dedicato a Totò e sull’altra storia, anche questa infinita, relativa alla casa del principe della risata, strutture che a Napoli stanno vivendo (da anni) situazioni poco felici Se la mostra itinerante (ora in Sicilia) continua a suscitare o-vunque interesse e curiosità, la sua città, il suo Rione Sanità non riescono dunque a venir fuori da un pantano economico - politico - burocratico che ovviamente non rende onore in primis al grande artista e poi all’Italia tutta. Alessandria con Totò ha poco a che fare (o forse no?) ma indubbiamente ospitare sua nipote in biblioteca per un incontro all’insegna di ricordi e belle parole, non può che far bene.

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Questa sera venerdì 19 ottobre alle ore 18, nella Sala Bobbio della Biblioteca Civica “Francesca Calvo” (piazza Vittorio Veneto) è infatti in programma “Una giornata in o-nore di Antonio de Curtis ad Alessandria”.

Nonno speciale
A centoventi anni dalla nascita, è appena uscito un libro che, spiega l’autrice, “vuole essere un viaggio semiserio in sua compagnia a Napoli”

L’evento (ad ingresso libero e gratuito) si inserisce nell’ambito del programma per l’850° anniversario della fondazione della città e intende celebrare il grande attore che, per qualche tempo e in modo singolare, fu “ospite" di Alessandria.

Spiega il consigliere comunale Maurizio Sciaudone, promotore di questa iniziativa: «In questo anno di celebrazioni dedicato alla città, mi è sembrato giusto ricordare anche un personaggio celebre che proprio ad Alessandria soggiornò, anche se... all’ospedale militare. Un’altra città piemontese ha sfruttato bene la celebre frase ‘Sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo’ che Totò pronuncia in diversi film, tanto che proprio a Cuneo nel 1998 è sorta l’Associazione Uomini di Mondo. Mi sembrava giusto ricordare anche questo aneddoto alessandrino».

Come detto l’incontro di stasera, in forma di talk-show, avrà quale protagonista d’eccezione Elena Anticoli de Curtis, nipote di Totò, che racconterà aneddoti ed esperienze del suo grande nonno direttamente colte dal racconto che di lui ha tramandato la propria famiglia.

“A Napoli con Totò: dalla Sanità alla luna” è il titolo del libro che Elena Anticoli de Curtis ha da poco pubblicato.

Un libro che, ha spiegato l’autrice pochi giorni fa alla presentazione ovviamente a Napoli: «Vuole essere un viaggio semiserio nella sua città in compagnia di Totò. L’uomo e l’attore, a centoventi anni dalla nascita. Non è una guida, intesa come percorso culturale esaustivo; non è una biografia completa del personaggio. È una passeggiata. Nei suoi luoghi privati e in quelli vissuti in pubblico, partendo dalla Sanità, il Rione natale dove, negli anni, Antonio de Curtis torna costantemente ad aiutare la sua gente poverissima».

Pieranna Bottino, «Il Piccolo», 19 ottobre 2018


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INCONTRO In biblioteca talk-show dedicato ad Antonio de Curtis. Ospite la nipote, che ha presentato un libro

Un’ora molto piacevole, con parole, spezzoni di film e canzoni (interpretate da Maurizio Fiorenza) che si rincorrono, generano risate ma anche riflessioni. Al protagonista dell’incontro, Totò, sarebbe molto probabilmente piaciuto l’incontro di venerdì in biblioteca, nuovo appuntamento per gli 850 anni di Alessandria sollecitato dal consigliere comunale Maurizio Sciaudone. «In quest’anno così speciale per la città, credo sia giusto anche ricordare personaggi celebri che da qui sono passati. E Totò fu uno di questi. Fu infatti ricoverato per circa una settimana all’ospedale militare. L’uscita di un libro scritto dalla nipote, mi è sembrata l’occasione ideale per invitarla e per farci raccontare qualche aneddoto sul celebre nonno».

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Nonno che peraltro, Elena Anticoli de Curtis non ha conosciuto se non tramite racconti, carte e documenti che ha consultato per scrivere il libro ‘Antonio de Curtis - Il principe poeta’ (Colonnese Editore ) con tutte le poesie e le liriche di Totò. «Questo mio lavoro - ha spiegato la nipote - vuole raccontare l’uomo pensante, quello che aborriva le ingiustizie e che, memore delle sue origini, stava dalla parte del popolo. Usava la risata, le pernacchie per mandare messaggi, anche forti. Sono venuta in Alessandria perché volevo vedere l’ospedale militare. È stato un po’ come ripercorrere i suoi passi, e sentirlo ancora più vicino a me, a tutti noi. Perché Totò appartiene a tutti». Concetto questo ribadito da diversi ospiti (dal presidente della Camera di Commercio Coscia, all’ex comandante dei Vigili, Rossi, a Cristina Antoni di Costruire Insieme) sollecitati dal conduttore Efrem Bovo.

Infine, le parole del sindaco Cuttica di Revigliasco che ha detto: «Un altro capitolo degli 850, con eventi che non sono una mia follia, ma il frutto del lavoro di un comitato che ha messo a punto iniziative che ci aiutino tutti assieme a riscoprire Alessandria. In questo caso Totò con la visita di sua nipote, punta i riflettori non solo su un personaggio a tutti caro ma anche sull’importanza del recupero dell’ospedale militare».

Pieranna Bottino, «Il Piccolo», 23 ottobre 2018


2019

2019 04 14 La Voce e il Tempo Libro Toto con i 4 intro

Un libro-intervista

«Era un uomo profondamente buono, un aristocratico conservatore. Il mondo non gli piaceva, ci trovava troppa cattiveria. Faceva ridere, ma la sua comicità era come imo sberleffo che lui faceva alla vita, un modo per esorcizzare la tristezza che sentiva nell’anima». A lasciarci questa testimonianza su Antonio De Curtis, in arte Totò, è Erminio Macario, il celebre comico torinese, in un'intervista pubblicata sul settimanale «Gente» il 13 maggio 1972. Questa l intervista è riportata su una nuova I pubblicazione, che rievoca la vita B e la carriera del comico napoletano da una diversa prospettiva, «Totò con i quattro» (Apeiron Edizioni, pp. 284, euro 15,00).

Toto con i 4 fotoA redigere il volume, ricco di testimonianze, aneddoti, fatti inediti e corredato di un apparato di suggestive fotografie che ritraggono Totò nel privato e sul set, sono Ciro Borrelli e Domenico Livigni, conterranei di Totò e studiosi di storia del cinema e del teatro. Il titolo del libro si Ispira ironicamente al film «Totò contro i quattro», girato nel 1963 da Steno, a cui parteciparono, insieme a Totò, quattro ‘mostri sacri’ del cinema d’allora: appunto Macario, Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo e Nino Taranto. La pubblicazione non segue un percorso biografico, tradizionalmente inteso. Gli autori hanno preferito seguire un iter narrativo che, pur basandosi su episodi veramente accaduti, si manifesta sulla pagina attraverso quattro interviste separate, elaborate con la fantasia, in tempi e luoghi immaginari, ma contenenti fatti successi per davvero, e che vedono i quattro attori sopra citati testimoni in grado di fornire su Totò, l’uomo e l’artista, un ritratto inedito e sensibile. Tra le quattro interviste, spicca quella a Macario, forse la più vicina alla realtà perché prende spunto da sue dichiarazioni già pubblicate nei periodici dell’epoca.

Riguardo a De Filippo, Taranto e Fabrizi, le interviste si collocano nel puro mondo dell’immaginazione, anche se ciò che essi sostengono è stato oggetto di un’indagine scrupolosa, svolta tra una quantità rilevante di carte, lettere e documenti autografati dagli stessi Fabrizi, Taranto, De Filippo e Macario. Lasciando al lettore il piacere di riscoprire i risvolti esistenziali che rispecchiano i rapporti tra Totò e i suoi colleghi, si può qui menzionare un aneddoto, affidato alla testimonianza del cantante Teddy Reno, e riportato in questo gradevole volume: quando Totò e Peppino De Filippo provarono la famosa scena della lettera in «Totò, Peppino e la malaf emmina» (girato nel 1956 da Camillo Mastrocinque), dovettero interrompere il loro duetto comico perché un macchinista scoppiò a ridere in modo così fragoroso da rovinare la scena stessa. I due attori decisero di riprovare il giorno dopo, perdonando il tecnico maldestro ma molto seccati per quell’interruzione. Pare che la seconda scena della lettera, quella che si vede nel film, fosse meno esilarante rispetto alla prima prova. Mai arrivata sullo schermo, dunque, con il disappunto, oltre che di Totò e Peppino, anche dei loro tanti ammiratori.

Nicola Di Mauro, «La Voce e il Tempo», 14 aprile 2019


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