May Britt - Galleria fotografica e rassegna stampa

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May Britt, raccolta di articoli di stampa

May Britt 326 Giose Rimanelli, «Epoca», 1952

Hanno scoperto May Britt dove nacquero Greta e Ingrid

Hanno scoperto May Britt dove nacquero Greta e Ingrid Il regista Mario Soldati è andato in Svezia a cercare nuovi volti per il cinema italiano. Ha trovato una giovane attrice che faceva la ritoccatrice fotografica. Stoccolma, aprile In questi giorni…
May Britt 419 «La Settimana Incom Illustrata», anno VII, n.32, 7 agosto 1954

Vacanze al luna park per May Britt

Vacanze al luna park per May Britt Costretta a passare gran parte dell’estate lavorando, l’attrice svedese approfitta dei brevi momenti di liberta per recarsi spesso al parco dei divertimenti che è la sua passione segreta La prima sosta di May Britt…
May Britt 455 May Britt, «Tempo», anno XVII, n.12, 24 marzo 1955

May Britt: «La "civetta" mi ha portato fortuna»

May Britt: «La "civetta" mi ha portato fortuna» L'attrice svedese May Britt confessa, in questo articolo autobiografico, di essersi stupita per prima dello strano caso che l'ha portata al cinema Roma, marzo Come carattere sono il contrario di mio…
May Britt 415 Stelio Martini, «Tempo», anno XVIII, n.10, 8 marzo 1956

May Britt attende un uomo nervoso

May Britt attende un uomo nervoso La fotografa di Stoccolma diventata attrice in Italia protesta di avere un temperamento da donna del sud; ma perchè si desti ha bisogno di un regista dal carattere particolare Dopo quattro anni che vive in Italia e…

May Britt fra i leoni

May Britt 428 Stelio Martini, «Tempo», anno XIX, n.51, 19 dicembre 1957 (Fotografie di Paolo Di Paolo)
May Britt fra i leoni Colei che era chiamata “la svedese di Cinecittà” pianse quando lasciò Roma; ora è già diventata “la svedese di Hollywood” e la sua partecipazione a un film di Marlon…

May Britt ha trovato marito, attende il successo

May Britt 395 H. S., «Tempo», anno XX, n.17, 22 aprile 1958
Ha trovato marito, attende il successo E’ passato un anno ormai da quando May Britt ha lasciato Roma per l'America; in tutto questo tempo di film ne ha fatti uno solo, ma in compenso ha avuto…

May Britt, il nuovo angelo azzurro

May Britt 335 «Sorrisi e Canzoni», anno VIII, n.13, 29 marzo 1959
May Britt, il nuovo angelo azzurro May Britt, la bionda ed affascinante attrice svedese, interpreterà la parte di Lola che, venticinque anni fa, lanciò Marlène Dietrich come attrice e come…

Senza luna di miele le nozze di May Britt

May Britt 562 Gino Gullace, «Oggi», 1 dicembre 1960
Senza luna di miele le nozze di May Britt New York, novembre Il 13 novembre, con una cerimonia fastosa e rumorosa svoltasi ad Hollywood, il cantante e fantasista negro Sammy Davis junior ha…

May Britt: «perchè amo un negro»

May Britt 260 May Britt, «Epoca», anno XI, n.507, 19 giugno 1960
May Britt: «perchè amo un negro» L'attrice svedese, che nel prossimo settembre sposerà il cantante Sammy Davis, confessa i motivi che l'hanno condotta all'impegnativa decisione. Londra,…

Le nozze proibite di May Britt

May Britt 337 Franco Quadri, «Tempo», anno XXII, n.46, 12 novembre 1960
Le nozze proibite di May Britt Il matrimonio tra l'attrice svedese e il cantante negro Sammy Davis è imminente. L’opposizione occulta e palese che, sopratutto negli ambienti di lavoro, si è…

May Britt, marcia nunziale in bianco e nero

May Britt 298 «Epoca», novembre 1960
May Britt, marcia nunziale in bianco e nero Ecco le foto delle nozze che hanno scandalizzato Hollywood. Sposando Sammy Davis May Britt ha dimostrato che l'amore è veramente cieco e non si…

May Britt e Sammy Davis: la loro casa è in bianco e nero

May Britt 221 Chiara Samugheo, «Tempo», anno XXIV, n.6, 10 febbraio 1962
May Britt e Sammy Davis: la loro casa è in bianco e nero May Britt e Sammy Davis appaiono una coppia felice, anche se l’attrice svedese si è vista costretta dalle circostanze a trasformare…

«Per due mesi interi io ho vissuto a Matera per fare un film che non c’entra per niente con Matera. Certo nulla di quello che ho visto qui, e mi ha commosso, entrerà nel film: ci sarà soltanto il paesaggio, cioè l’aspetto esteriore di questa bellezza, che non è completa nel suo interesse se non è legata al dramma della vita. Tutto qui è straordinario, e soprattutto la paziente resistenza alla vita di ogni giorno. La misura delle famiglie, qui. è di dodici. sedici figli, dei quali sopravvivono la metà circa, in questa misura di vita, io ho dovuto muovermi cercando gli sfondi, solo gli sfondi. Rinuncia grave, tanto più che nelle pause del lavoro ho capito quale ricchezza umana risiede in questa gente. Queste donne, dopo un poco che parli con loro, e appena escono dalla banalità di una conversazione superficiale, piangono: appena descrivono la loro vita devono piangere per pietà sui loro casi, tanto la enumerazione dei dolori le opprime».

1952 Noi Donne May Britt f1

Sopra: May Britt, una attrice svedese già apparsa ne «Le infedeli» di Steno e Monicelli, interpreta nel film di Lattuada il ruolo della giovane figliola della Lupa. Per questo film, ambientato in Calabria, sono state scelte un'attrice svedese ed una franco-algerina, Kerima, la Lupa. Sotto: May Britt ed Ettore Manni, che ha nel film la parte di Nannino.

Sono parole di Alberto Lattuada in una recente intervista a «Cinema nuovo». Il regista ha trascorso in Calabria un lungo periodo di lavoro, girando La Lupo, film tratto dal celebre racconto di Verga.

Il racconto del grande scrittore siciliano narra la storia di una donna matura. Lupa, che si innamora e diviene l’amante di un uo mo molto più giovane di lei. Nanni Lasca. Lupa, che è ancora una donna molto bella, teme di perdere il giovane, e per trattenerli lo induce a sposare la sua giovane figlia, Maricchia, continuando poi ad insidiarlo anche dopo il matrimonio. Il dramma si sviluppa tra la Lupa, che non vuole rinunciare al giovane. Maricchia, che vede distrutto il suo amore ed il suo matrimonio, e Nanni, che ama la giovane moglie, ma che non riesce a vincere il torbido fascino dalla donna che infine, disperato. finirà per uccidere.

Nella trasposizione cinematografica sono stati apportati al racconto — che è un capolavoro di drammaticità, di violenza, di realismo — sostanziali mutamenti. L’ambientazio-ne è stata mutata sia per l’epoca che per la località. Dall’800, infatti, la vicenda è stata portata ai nostri giorni, e dalla Sicilia è stata spostata in un anonimo, sassoso paesaggio meridionale. Anche il genere di lavoro cui si dedicano per vivere la Lupa e sua figlia è diverso: non più contadine, ma operaie in una manifattura di tabacchi, in mezzo ad una folla di altre operaie. Di queste tabacchine, la cui vita, come gli ultimi scioperi ci hanno detto. è fatta di miseria, di fatica, di stremante lavoro, il film non si occupa. Ma la più importante modifica introdotta ne! film riguarda l’episodio conclusivo della vicenda: l’omicidio è stato sostituito con un tentato linciaggio della Lupa da parte delle tabacchine, sdegnate per il contegno scandaloso della protagonista, che è divenuta loro sorvegliante ed amante del padrone. Lupa, vistasi perduta, si rifugia nello stabilimento e vi appicca il fuoco. morendo tra le fiamme. I due giovani continueranno sereni la loro vita.

1952 Noi Donne May Britt f2

A chi gli chiedeva come avesse acconsentito a tali mutamenti, come si fosse rassegnato a dirigere un film che altro non è, ormai, che una fosca storia passionale di vaga ispirazione letteraria. Lattuada ha risposto nella già citata intervista:

«Cosi è: le cose che ci interessa di dire, che escono dalla convenzione dello spettacolo e dagli interessi dei circuiti, sono rospi indigeribili. spaventano tutti, insospettiscono la censura, che oggi si esercita largamente in forma preventiva sconsigliando apertamente di realizzare le sceneggiature non gradite. I produttori sono preoccupati, i loro slanci verso il «nostro» cinema sono sempre più spezzati dagli ostacoli che ogni giorno si alzano contro di loro».

«Noi donne», 1952


«Epoca», 1953 - May Britt


«La Nuova Gazzetta di Reggio», 6 agosto 1954


May Britt ritoccava fotografie in un laboratorio di Stoccolma, quando la scoperse Mario Soldati. Diciotto anni, svedese, bella. Quanto basta perchè Cinecittà le aprisse imo spiraglio nelle sue mura di celluloide. Però, dopo aver partecipato ad un solo film importante, venne relegata alla produzione di lavori in chiave minore. Pur amando l’Italia, quando l'America le propose un vantaggioso contratto, May prese la sua decisione. Oggi la svedese di Roma vive e lavora con soddisfazione ad Hollywood, forse meno se stessa e più sofisticata d) quando era tra noi. In compenso ha già interpretato un film accanto a Marion Brando e Life le ha dedicato una copertina. Questo in occasione di un servizio sulla colonia svedese di Hollywood, di cui fanno parte Ingrid Goude e Inger Stevens. Tra tutte, May è giudicata la più rappresentativa.

L'attrice svedese, bionda, in due recenti foto, fatta in America. Scura di capelli, quando May interpretava film in Italia

«Le Ore», anno VI, n.251, 1 marzo 1958


È uno scandalo sposare un negro: boicottiamolo sul lavoro, isoliamolo nella vita privata. Così hanno detto i magnati di Hollywood all’annuncio del fidanzamento dell’attrice svedese May Britt con il cantante negro Sammy Davies

E' accaduto in occasione dello «Share Party». una festa di beneficienza che si svolge ogni anno al «Moulin Rouge», uno dei più rinomati locali notturni della capitale del cinema. A Hollywood, tra i magnati dell’industria del cinema, le loro mogli ingioiellate e impellicciate, tra gli attori in smoking e le dive in abito da gran sera, è corso alcune sere fa il brivido dello scandalo. Una folla di ammiratori era assiepata lungo la strada illuminata al neon, dove una lunghissima fila di macchine lunghe sei metri ciascuna impedivano che i fans di questo o quell’attore si potessero avvicinare; persino un imponente gruppo di poliziotti era stato chiamato a proteggere l’arrivo degli illustri personaggi.

Sulla porta dell’ingresso del night-club, illuminata e piena di fiori, giunse finalmente, sottratta alla curiosità dei fotografi, una coppia; lei stretta al braccio di lui, biondissima, con i capelli lisci e morbidi che le incorniciavano il volto, era l’attrice svedese May Britt; il suo accompagnatore era il cantante e attore negro Sammy Davies. Sorridenti, per nulla imbarazzati, entrarono nel locale, si sedettero al tavolo più in vista, presero posto accanto gli amici che li aspettavano: Frank Sinatra, Dean Martin e sua moglie.

1960 Noi donneMay Britt f1

Era proprio il colmo per i benpensanti; come osavano presentarsi in pubblico, sfidare l’élite, la «crema» della società di Los Angeles, con quella franca disinvoltura? Lui, con quella pelle così scura, così diversa, lui che aveva sempre rifiutato, in ogni occasione, di chinare la testa, di fare la parte del buon negro che accetta la sua inferiorità, affrontava con un’aria quasi di sfida il pubblico più raffinato e più «bianco» di tutta la California? Era inconcepibile. Molte spalle si voltarono ostentatamente, un brusìo si diffuse tra i tavoli, dove lo sdegno e lo stupore impedivano ormai alle signore di inghiottire in pace i loro gamberetti in salsa verde. Più di uno dei loro ricchissimi e potentissimi mariti si alzò per andarsene, trattenuto soltanto dallo sguardo implorante dell’organizzatore della serata, che temeva di veder sfumare i milioni raccolti a beneficienza dei ritardati mentali, per i quali si era dato tanto da fare.

Ci fu come un tacito accordo: tacere, era meglio che sollevare lo scandalo. Così l’indomani i giornali non ne avrebbero parlato, perchè la questione si sarebbe dovuta piuttosto affrontare privatamente, senza far rumore. Nella logica dei magnati di Hollywood, decidere di condurre la lotta in silenzio, non vuol dire adottare dei metodi più civili: si fa presto a distruggere un contratto, a far perdere il lavoro. a impedire uno spettacolo. Ma in questo modo il prestigio è salvo e con il prestigio tutti i preconcetti possibili, tra i quali il pregiudizio razziale che è il più tenace.

Eppure Sammy Davies è oggi uno dei cantanti e dei mimi più in vista; in Italia è ancora sconosciuto, ma in America gli stessi produttori se lo contendono a suon di dollari. «Non credo che esista un uomo di spettacolo più dotato di lui» sembra abbia detto Oscar Hammerstein che lo ha scritturato per parecchi mesi; i dischi di Davies si vendono a migliaia di copie, le sue esibizioni nei locali notturni richiamano sempre un foltissimo pubblico, i suoi film hanno registrato un ottimo successo di cassetta. Ma per gli uomini d’affari, i cosiddetti «businnes man», Sammy Davies deve rimanere uno spettacolo di attrazione. deve divertire la gente con i suoi buffi lazzi da clown, le sue smorfie, le sue imitazioni, ma non deve mischiarsi alla gente bianca, non deve pretendere di essere assimilato a una razza diversa dalla sua. Anzi, deve andar cauto nei suoi spettacoli. perchè essendo un uomo intelligente. dotato di un notevole senso di umorismo e di una grande capacità nel cogliere gli aspetti deteriori della società americana, una volta ha perfino messo in ridicolo il famoso senatore Mac Carthy. facendo un’imitazione del «feroce inquisitore», copiando i suoi gesti, fissando con gli occhi feroci il pubblico, puntando il dito accusatore verso un ipotetico personaggio reo di «aver svolto attività antiamericane». Anche quella volta fu un putiferio di chiacchiere, ma Sammy si salvò perchè la gente rideva fino alle lacrime.

Da quando May Britt ha annunciato il suo prossimo matrimonio con Davies, negli ambienti di Hollywood corre voce che la cosa non durerà a lungo: riusciranno i due a superare tutte le ostilità, le diffidenze. i soprusi che abitualmente in questi casi vengono tesi come una rete invisibile, ma non per questo meno pericolosa?

1960 Noi donneMay Britt f2

«Facciano pure quello che vogliono, non riusciranno in nessun caso a cambiare le mie idee»: Sammy Davies non teme il boicottaggio, e prosegue nel suo atteggiamento di sempre, senza accettare di chinare il capo e di asservirsi alla logica del razzismo. Aspetterà il divorzio dell’attrice svedese, e probabilmente si sposeranno a Rio de Janeiro, in modo da dare il tempo a tutti gli scalmanati di placarsi, e di accettare il fatto compiuto. Poi torneranno a Hollywood, senza abbandonare il campo, senza perdere la partita. Dalla sua parte — è vero — Sammy Davies trova schierati pochi amici, tra i quali annovera Frank Sinatra e Shirley Mac Laine, ma il suo temperamento energico e il suo coraggio non gli fanno temere per ora di dover subire l’ostracismo. Tanto più che sa di «valere» parecchie migliaia di dollari, e che il linguaggio della moneta sonante parla agli orecchi dei produttori, invitandoli a più miti consigli.

Naturalmente questa situazione lo indigna, tanto è vero che non perde occasione per dichiarare pubblicamente il suo amore per la libertà e il suo disprezzo per i razzisti. Una settimana fa, ricevendo i giornalisti nel suo appartamento. Davies ha eluso le domande sulla carriera artistica e sui progetti per il futuro, per entrare nel merito del problema che gli sta più a cuore, e che turba spesso i sonni della gente «perbene»: «Anche se io mi trovo in una condizione privilegiata rispetto a milioni di altri negri americani — egli ha dichiarato — sento intorno a me il pregiudizio e l'odio. Ma non mi lascio certo intimidire. L’esperienza mi ha detto che a questi mali si deve reagire con i pugni. Mi sono imposto un preciso dovere nella vita: non accettare il sopruso e l’ingiustizia».

G.A., «Noi donne», 1960


Diciamo la verità, Sammy Davis è proprio brutto, racchio anzi. Però se lo conoscete, potete capire benissimo perchè la sua splendida moglie, May, per rimanergli accanto ha sfidato tutti i razzisti d’America e ha rinunciato al cinema. 

Roma, maggio

Apprezzo dovutamente le luci basse, insufficienti e malinconiche delle «Grotte del Piccione». Qualcuno le chiama «intime», qualche altro dice distintamente che gli par di essere una figurina da Presepe; a me personalmente quella penombra sembra che giovi alla riunione. Se non sapessi che quella è l’illuminazione abituale del night, scommetterei che è stata studiata apposta per questa particolare conferenza-stampa: Sammy Davis jr. non può trarre che giovamento da jina luce scarsa. 

Meno lo si vede, suppongo, meglio è! Qualcosa di raro e prezioso deve averlo certo, in sè: ha conquistato le folle, col suo talento eclettico di presentatore, comico, ballerino, cantante, musicista, autore ecc. e fin qui niente di strano: la comunicativa dal palcoscenico al pubblico è qualcosa che va oltre la comprensione immediata e, dopotutto, finisce là, dopo l’ultimo applauso. Ma Sammy Davis jr. è un famoso conquistatore di donne bellissime!

Non è recentissima, ma tuttavia non è ancora dimenticata la storia di Kim Novak che fu lì lì per essere licenziata dalla Columbia per la sua passione travolgente per un uomo che i razzisti di Hollywood non osavano approvare, timorosi delle reazioni del pubblico. Nè c’è da supporre che l’affascinante Kim sia un’anormale o, anche, semplicemente un’oca. D’accordo, ha la cotta facile... ma proprio per questo, e per la sua amplissima possibilità di scelta, per la sua già provata esperienza, riesce ancora più incomprensibile quella sua «pazzia» per un tipo come Sammy Davis jr. che allora, fra l’altro, non era stato ancora scoperto dal cinema.

E poi May Britt! May Britt che s’era già sposata e divorziata; che aveva conosciuto uomini bellissimi, alcuni intelligentissimi, ricchi di fascino e di personalità. Quando May Britt era ancora in Italia, ed era già ben avviata sulla via della celebrità, ricordo che le chiesi alcune cose, nel corso di un paio di fotoreportages: fra queste ricordo bene una domanda, destinata ad essere pubblicata in un’inchiesta estesa a diversi attori e attrici di fama internazionale: la domanda era testualmente: «Se le fosse dato di rinascere di nuovo, avendo facoltà di scelta, quale epoca preferirebbe, per viverci?».

Se anche me ne fossi dimenticata, la risposta di May Britt, pubblicata insieme a molte altre, è tuttora controllabile: May rispose che avrebbe scelto di rinascere nell’epoca attuale. Perchè? «Perchè in quest’epoca c’è il cinema: io amo il mio lavoro, non saprei come immaginare la mir vita al di fuori del cinema e perciò vorrei rinascere esattamente in quest’epoca per avere la possibilità di fare ancora del cinema».

1962 05 Domenica del Corriere May Britt f1

Chiaro.

Ed è chiara, mi sembra, la mia impazienza di rivedere May Britt (il suo vero nome è Majbritt per esteso, il cognome non lo ricordo e comunque ora è Davis), non foss’altro che per rivolgerle, di nuovo, la stessa domanda di molti anni prima e... sentire cosa risponderà.

Eccoli che arrivano: il mucchio compatto dei fotografi illumina spietatamente Sammy Davis jr. rompendo le eventuali illusioni pietose delle luci velate e calde; indubbiamente non c’è che un termine per descrivere l’eclettico Sammy. Non è la parola «brutto». Ci sono molte persone brutte. La parola giusta è stata accettata per la lingua italiana dall’Accademia della Crusca una ventina d’anni fa, tanto è efficace ed è «racchio». Racchio è diverso, e più completo, che brutto. E Sammy Davis, onestamente, è decisamente racchio. Ci sono del brutti alti, ma Sammy è piccolo e striminzito, la sua faccia è quella che è e la sua somiglianza con uno scimpanzè intelligentissimo e buono è impressionante. Dimenticavo: Sammy Davis jr. è fotogenico. Cioè, a vederlo da vicino è peggio che in fotografia. Il suo occhio più brillante è quello di vetro e... 

Basta! Credo che ci siano dei limiti a tutto, anche alla cattiveria e io temo di averli superati tutti. Ma c’era uno scopo: perchè intendo ammettere subito, dopo tutto ciò, che dopo aver parlato pochi minuti con Sammy Davis jr.ci si dimentica totalmente il suo aspetto.

May è con lui: alta, biondissima, lentigginosa e raggiante. E’ più bella che mai! La maternità le ha indubbiamente giovato e gli occhi sembrano più larghi, più profondi; il sorriso è sempre gioioso e infantile e quando guarda il marito sorride subito, come una bambina incantata e molto felice. 

Non ha gioielli, salvo due anelli. Un abito nero (se la luce non inganna) d’una semplicità sconcertante, e un mantello di visone mielato che suscita l’immediata invidia di tutte le donne presenti. La coppia viene spinta, letteralmente, in una delle nicchie laterali del locale, delimitata da una specie di terrazzino e lì i due vengono inchiodati a un tavolo. May chiede una vodka e Sammy una bibita analcolica. Intanto rispondono a tutti, con molta pazienza e tanta buona volontà. Quando mi sembra che i fotografi si siano sfogati provo ad avvicinarmi e, finalmente, riesco a porre a May Britt Davis la nota domanda, dopo averle ricordato lealmente la sua risposta di anni prima.

— Quando vorrei rinascere? Ma nell’epoca attuale, si capisce! — risponde May, col suo italiano un po’ più lento ma sempre corretto e quasi privo di accento. — Perchè?... Ma perchè c’è Sammy! E io vorrei rinascere solo per poter conoscere di nuovo Sammy e sposarlo e vivere con lui!

— E il cinema? Il cinema che era così importante?

— Ho avuto quattro proposte, per quattro film diversi, buoni film fra l’altro, a Hollywood, dopo il mio matrimonio. Ma ho rifiutato sempre. Non farò più del cinema. Sto volentieri a casa e intendo occuparmi personalmente della mia bambina e di Sammy e così ho troppo da fare per poter lavorare in cinema.

— Mi piacerebbe fare la stessa domanda a Sammy — dico e May Britt sorride, comprensiva e interrompe le domande fitte del grappolo di giornalisti spinti e spremuti dai fotografi attorno a Sammy per sussurrargli la mia domanda all’orecchio.

Sammy, con gli occhiali, i baffi e un . pizzo che non giovano alla sua bellezza, si concentra un attimo e risponde, piano, a May, che mi riferisce:

— Gli piacerebbe esser nato all’epoca dei martiri cristiani; nell’antica Roma.

Beh, questa non me l’aspettavo! Perchè Sammy Davis, dopotutto, non è nemmeno cattolico. E’ ebreo!

— Perchè? — domando impulsivamente.

May, docile e gentile, chiede a sua volta la ragione di tanta scelta e Sammy la guarda serio poi guarda me e risponde convinto:

— Perchè a quell’epoca uno poteva combattere apertamente, e morire per la sua fede, la sua idea!

Mi piacerebbe approfondire, invece che lasciar spaziare l’immaginazione, ma un tipo dall’aria decisa agguanta Sammy e lo porta giù nell’esigua pista dove l’aria rintrona di musica che i Campioni hanno annunciato di voler offrire a Sammy! Comunque la risposta è significativa e interessante.

May mi dice che la cosa più importante nella sua vita sono Sammy e la bambina; afferma che il clan Sinatra è un’invenzione e che «quei ragazzi» amano semplicemente stare insieme, sono amici e appartengono, tutti, al regno del teatro ed hanno perciò interessi comuni e comuni modi di pensare e basta!

Alla fine, approfittando della lontananza di Sammy cerco di avere un lume che vado cercando da molto tempo: che diavolo ha visto, May Britt, in costui da sposarselo affrontando boicottaggi, insulti, ostilità e disapprovazione totale? Naturalmente non è cosi che posso formulare la domanda e perciò cerco di essere diplomatica, benché non ne sia molto capace: 

— Qual è la qualità che apprezza di più in suo marito?

May sorride, di nuovo, e m’informa con abbondanza:

— Non una qualità sola: ne ha molte. E’ generoso... — cerca le parole esatte, in italiano, e forse anche in se stessa, per definire meglio ciò che intende dire —, è pieno di calore umano... è buono... è comprensivo — lo sotto-linea, con la voce, e lo ripete — e poi è un ottimo psicologo; egli capisce le persone. A volte previene le domande, aiuta della gente che non osa nemmeno parlargli e chiedergli qualcosa, e soprattutto non è meschino, gretto, ha ima mente vasta, aperta, non cammina... — non trova l’espressione adatta ma fa un gesto, portando le mani aperte alle tempie, come se avesse i paraocchi, come un cavallo. Si è espressa fin troppo chiaramente.

Intanto i Campioni hanno chiesto, attraverso il microfono, che Sammy vada fra loro e, per rafforzare la domanda, affermano che è la stampa romana che lo vuole. Sammy paziente pizzica un po’ il contrabbasso (per la felicità dei fotografi) poi si siede alla batteria e mostra di saperci fare sul serio. Ci è noto che suona altrettanto bene una dozzina di stumenti.

Ma i giornalisti, benché semidisfatti nella mischia coi fotografi, chiedono che Sammy canti e Sammy canta: ed è qui che capisco tante cose. Sammy canta in molti modi: l’ho sentito in film e in dischi e mi aveva lasciata scettica. Ad un pubblico italiano, però Sammy Davis jr. ha offerto una canzone inglese, d’accordo, ma di linea melodica, semplice, cantata con voce ricca di toni, piena e calda, da autentico cantante, senza contorsioni da epilettico, senza grida rauche da avvinazzato, senza smorfie da clown. Una canzone adatta al pubblico. E’ vero, dunque, che è uno psicologo.

Comincio a rimpiangere seriamente che me l’abbiano portato via: c’è una domanda che mi piacerebbe fargli: anche quella l’ho rivolta a May Britt e ne so la risposta: nia per questo uomo tartassato dal destino, nato in una povertà molto prossima alla miseria, per quest’uomo che il colore della pelle ha relegato al di là di una linea invisibile ma ben definita, per quest’uomo provato da umiliazioni, da sciagure, afflitto da una bruttezza senza attenuanti e da un’intelligenza e una sensibilità che gli vietano ogni illusione, quale sarà, per Sammy Davis, la cosa più importante nella vita? Dio?, la Giustizia?, la sicurezza del lavoro?, la posizione sociale derivatagli dalla celebrità?, qualche impossibile desiderio?

Sammy Davis jr. ha terminato la sua canzone e tutti applaudono senza economia. L’interprete dice, al microfono, che Sammy è pronto a rispondere a qualunque domanda che gli si voglia rivolgere e io scatto come se mi avessero infilzato uno spillo nelle reni. Potevo farne a meno perchè risulto l’unica persona che ha da fare domande. Vado lì da lui e chiedo, semplicemente. Sammy risponde immediatamente, senza riflettere e con estrema serietà, dimostrando ch’egli non ha alcun dubbio sulla cosa più importante nella sua vita:

— My wife and my baby! (mia moglie e mia figlia).

Lo ringrazio senza aspettare la traduzione. Non ce n’è bisogno. Anche in questo il suo accordo con May Britt è perfetto. Lei non ode ciò ch’egli dice, ma da lontano lo guarda, sorridendo, contenta. No, non c’è ombra di pietà nel suo viso. Non è questo che l’ha spinta ad amarlo: ella lo ammira, lo ama e gli vuol bene!

— Il nostro è un matrimonio — seguita a rispondere, imperterrita, ai giornalisti più impudenti che seguitano a ricordarle le ostilità di cui è stata fatta segno dai razzisti intransigenti del mondo intero — non è una avventura, un capriccio, e ormai lo hanno capito. Ci lasciano in pace. Loro vanno per la loro strada, noi per la nostra.

Le sembra sufficiente. Non permette che la sua felicità — chiara, indubbia, solida felicità — sia turbata da simili cose.

E, almeno per quanto la riguarda, è indiscutibile che ha ragione lei. A me, non resta che fare ammenda per la mia malignità iniziale.

Leonia Celli, «Domenica del Corriere», maggio 1962