Giuffrè Carlo

Carlo Giuffre bio

(Napoli, 3 dicembre 1928, Roma, 1º novembre 2018) è stato un attore italiano di cinema e teatro, noto al grande pubblico anche per il suo sodalizio artistico con il fratello Aldo.

Oltre che attore (prevalentemente teatrale ma anche di cinema e TV) è stato anche valente doppiatore; sposò la figlia del noto attore-doppiatore Giulio Panicali. Mi unisco al coro dei necrologi per tal illustre defunto di giovedì 1 novembre 2018, a circa un mese dal compimento del suo 90° anno.  

Lo incontrai nel 1997, in occasione di una sua recita teatrale; per chiarire, dato che qualche compilatore di biografie ha a volte confusi i 2 fratelli scambiandoli, ebbi la sfrontatezza di chiedergli dei suoi film assieme a Toto'; me li elenco' affermandoli solamente due. 

Il primo era pure il suo primo film, ossia NAPOLI MILIONARIA; qui Antonio de Curtis gli insegnò a rilassarsi evidenziando che, a differenza del teatro, nel cinema gli errori si cancellano girando il Ciak successivo. 

Il secondo era l'episodio LA PATENTE del pirandelliano QUESTA È LA VITA. 

 Fra le curiosità su Carlo, per le quali debbo ringraziare l'esperto veronese Andrea Lattanzio, va segnato che Carlo è la voce di Armando Calvo nell'opera prima di Lucio Fulci I LADRI (1959, protagonista Totò). 

Ultima annotazione è che Carlo, ha doppiato addirittura il fratello Aldo, e precisamente, nella pellicola I MAGLIARI.  

Simone Riberto 02/11/2018.


Biografia

Nato a Napoli nel 1928, fratello minore di Aldo, consegue il diploma all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica iniziando a lavorare con il fratello in teatro nel 1947. Due anni dopo la coppia debutta con Eduardo De Filippo, interpretando la maggior parte delle commedie napoletane del grande autore, grazie alle quali il giovane Carlo manifesta le sue doti di attore dalla vocazione comica e grottesca.

Nel 1963 entra nella Compagnia dei Giovani lavorando con Giorgio De Lullo, Rossella Falk, Romolo Valli e Elsa Albani, con cui reciterà per ben otto stagioni consecutive tra l'altro in Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello, Tre sorelle di Čechov, Egmont di Goethe.

In seguito approda col il fratello Aldo al repertorio di Eduardo mettendo in scena, anche come regista commedie come Le voci di dentro, Napoli milionaria!, Non ti pago e la celeberrima Natale in casa Cupiello.

Numerose le sue interpretazioni cinematografiche e nelle fiction televisive. Fra queste ultime ricordiamo Tom Jones (1960) e I Giacobini (1962), diretto Edmo Fenoglio.

È uno dei volti più caratteristici dell'ultima fase dalla Commedia all'italiana, regalando al genere personaggi come il Vincenzo Maccaluso di La ragazza con la pistola (1968), il Silver Boy di Basta guardarla (1971), il marito cornuto di La signora è stata violentata! (1973) o l'instancabile amante di La signora gioca bene a scopa? (1974).

Nel 1971 conduce la XXI edizione del Festival di Sanremo.

Nel 2007, in occasione della consegna del tributo alla carriera assegnatogli dal "Premio ETI - Gli olimpici del teatro", è stato insignito del titolo di Grande Ufficiale dal Presidente della Repubblica e porta in scena un altro grande classico del teatro di Eduardo, Il sindaco del rione Sanità. Successivamente ha interpretato in teatro I casi sono due di Armando Curcio e quindi Questi fantasmi!, ancora di Eduardo.

Malato da tempo[2], è morto a Roma il 1° novembre 2018, un mese prima di compiere 90 anniè[3].


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

1987 05 01 Gente Aldo Giuffre intro

Carlo e Aldo Giuffrè, i più celebri fratelli del teatro italiano, raccontano le loro difficoltà. «Abbiamo dovuto prendere questa decisione», dice Carlo «perché non siamo riusciti a trovare una commedia giusta per tutti e due» - «Ci sarebbe piaciuto portare in scena i testi che fecero il successo di Eduardo e Peppino De Filippo, ma non è stato possibile perché i loro eredi non ce l'hanno permesso» - «La prima volta che recitammo insieme fu in una commedia di un giovane autore allora sconosciuto: Maurizio Costanzo»

Milano, aprile

Aldo e Carlo Giuffrè, i due fratelli napoletani in cui molti hanno visto i naturali credi della mitica coppia formata da Eduardo e Peppino De Filippo, alzano bandiera bianca. Il 30 aprile, quando termineranno le repliche della commedia A che servono questi quattrini? di Armando Curcio, uno dei loro acclamati "cavalli di battaglia", scioglieranno il loro sodalizio e se ne andranno ciascuno per conto proprio. Il motivo? La mancanza di un repertorio in cui possano giostrare alla pari e l’impossibilità di crearsene uno nuovo, scrìtto su misura per l’uno e per l’altro.

ANNI DI MISERIA

«Purtroppo», mi dice con amarezza Carlo Giuffrè «i tempi sono cambiati in teatro. Nessuno, oggi, vuole rischiare su testi inediti Ci abbiamo provato, ma siamo stati costretti a fare marcia indietro. Non ci davano le "piazze". Per sopravvivere, dovremmo avere la disponibilità delle commedie che fecero il successo di Eduardo e di Peppino De Filippo. Per esempio: Non ti pago, Natale in casa Cupiello, Sik Sik l'artefice magico. Le abbiamo chieste con insistenza, rischiando di diventare perfino noiosi, ma la risposta è sempre stata negativa. Francamente, non ne capisco la ragione. Noi siamo convinti che potremmo farle molto bene. Non a caso, artisticamente parlando, siamo nati alla scuola di Eduardo De Filippo»
Carlo Giuffrè, classe 1928, è il più giovane dei due fratelli. Gli spettatori televisivi lo hanno appena visto nello sceneggiato L'ombra del Vesuvio, dove faceva la parte di un capo della camorra. E’ lui che mi racconta la storia della sua famiglia e del suo sodalizio artistico con Aldo: una storia che è un "romanzo" a volte tragico, a volte felice, ma sempre teso sul filo di un’avventura umana in cui vita e teatro si legano in un nodo indissolubile.

«Sono nato in una famiglia unita e felice», comincia Carlo Giuffrè. «Mio padre, Vincenzo, era un musicista. Suonava il contrabbasso nell'orchestra del Teatro San Carlo. Mia madre. Maria, era pugliese di orìgine e apparteneva a una famiglia nobile decaduta. Il mio nonno materno, infatti, aveva il titolo di barone. Eravamo quattro figli, due femmine, io, e il primogenito Aldo, nato nel 1924. Naturalmente, dato lo stipendio piuttosto modesto che percepiva mio padre, in casa non c’era moho da scialare. Noi, però, eravamo contenti lo stesso perché mia madre conosceva a meraviglia l’arte di far bastare i pochi soldi che le toccava amministrare. Insomma, pur nelle ristrettezze economiche, tiravamo avanti con quella dignità e quel decoro che erano tipici di certa borghesia napoletana di una volta»

«E poi? Che successe di questa famiglia felice?»

«Fu annientata da un evento tragico: la morte di mio padre. Era il 1936. Mio padre ci lasciò che aveva appena 47 anni. E mia madre si trovò all'improvviso senza un soldo, senza mezzi di sostentamento, senza uno straccio di pensione, perché allora le cose non erano come adesso. Che fare? Mia madre non aveva un mestiere, non s era mai occupata d'altro che del marito e dei figli. Tuttavia si fece coraggio, prese in pugno la situazione, riuscì a trovare lavoro come guardarobiera al Grand Hotel così salvò la famiglia. Ma era la miseria. E c’erano troppe bocche da sfamare. A malincuore, mi mise in un collegio che accoglieva i figli dei poveri»

«Ci sei rimasto molto?»

«Fino all’età di 14 anni. Una tristezza. Una sofferenza che non ti dico. Tagliato fuori dalla famiglia, mi sentivo sperduto. Ma ritornarci era una pena, specie quando scoppiò la guerra e le condizioni di vita a Napoli divennero terribili. Allora non lasciai il collegio nemmeno per le feste di Natale, perché soffrivo troppo nel vedere la fatica con cui mia madre cercava di farci trovare un pasto decente»

«Come è nata in te la passione per il teatro?»

«In collegio, per distrarci, organizzavano ogni tanto delle recite. lo vi partecipai. Costruivamo il palcoscenico riunendo insieme i comodini delle nostre stanze. Fu durante una di queste recite che nacque in me la passione per il teatro. Avevo 12 anni. Ricordo che volli dare subito a mia madre la grande notizia. Le scrissi: "Ho scoperto quello che voglio fare nella vita: farò l’attore". Non sapevo, allora, che anche mio fratello Aldo aveva avuto la stessa "illuminazione", ma in un ambiente diverso. Lui il teatro lo aveva scoperto recitando in una sala parrocchiale del nostro rione»

«Che successe poi?»

«Aldo prese il diploma di ragioniere, si trovò un impiego, cominciò per prima cosa a dare un aiuto concreto alla famiglia. Io, che intanto ero tornato a casa, mi iscrissi al liceo. Ma chi aveva voglia di studiare per una professione che sapevo che non avrei mai fatto? Mi guardavo sempre attorno pensando al teatro. Aldo faceva la stessa cosa. Ed ecco che un giorno gli capita il colpo di fortuna: lo scrittura nientemeno che Eduardo De Filippo. Intanto io prendo il coraggio a due mani e dico a mia madre: "Che ci sto a fare in questa Napoli che è uscita tutta disastrata dalla guerra? Vado a Roma a frequentare l'Accademia d’arte drammatica". Cera un concorso da fare e da vincere. Riuscii secondo, dopo Gianrico Tedeschi. Così mi trasferii nella capitale con una borsa di studio. Mi davano trentamila lire al mese. Buona parte di questi soldi li mandavo a mia madre»

1987 05 01 Gente Aldo Giuffre f1«CI VOGLIAMO MOLTO BENE» Milano. Carlo Giuffrè, 59 anni (a sinistra), e suo fratello Aldo, 63. Recitano Insieme dal 1970, quando formarono la compagnia teatrale che porta il loro nome. «Ci vogliamo molto bene», dice Carlo «e siamo rimasti sempre uniti, anche nel momenti più difficili. Nel 1979, mentre recitavamo a Roma, Aldo perse la voce e dovette essere urgentemente operato alla gola. Due anni dopo fu colpito da un’altra tragedia: sua moglie, l'attrice Liana Trouché morì In un terrìbile Incidente d’auto. Mio fratello è un uomo veramente eccezionale perché non si i mai lasciato abbattere e ha sempre rispettato la legge del teatro: qualunque cosa capiti bisogna continuare a recitare. Purtroppo adesso dobbiamo dividerci: alla fine di aprile, quando termineremo le repliche della commedia "A che servono questi quattrini?”, ognuno se ne andrà per la sua strada. E stata una decisione molto dolorosa, ma non avevamo altra scelta. Aldo si prenderà un periodo di riposo e penserà al suo futuro, Io vorrei fare ancora teatro, ma non ho progetti precisi». Carlo Giuffrè è sposato con Lilli Panicall e ha due figli: Francesco, 15 anni, e Vincenzo, 13. Aldo ha una figlia, Jessica. 25 anni.

«Così hai fatto i tre anni dell'Accademia?»

«No. Quei corsi non li ho finiti. Sono venuto via prima, affascinato da Eduardo De Filippo il quale, dopo avermi dato un’occhiata un giorno che ero andato a trovare mio fratello, scritturò sui due piedi anche me. Con Eduardo, allora, si faceva il vero teatro. Di sera si recitava una commedia, di pomeriggio se ne provava un’altra. Noi stavamo, appunto. provando La paura numero uno quando si ammalò un anziano attore che recitava la sera in Le voci di dentro. Eduardo non stette lì a pensarci. Mi chiamò, mi ordinò di sostituirlo. Avevo vent’anni, ma mi toccò ubbidire, perché gli ordini di Eduardo non si potevano discutere. Così andai in scena, trasformato col trucco in un vecchio quasi cadente che doveva pronunciare, con una vocina flebile, la malinconica battuta: "Ai miei tempi!". Ecco: la mia carriera è cominciata cosi»

«Quanti anni sei rimasto con Eduardo?»

«Due soltanto. Ma sono stati anni fondamentali per la mia formazione di attore, come del resto lo sono stati i quattro che Aldo è rimasto con questo grande maestro della scena. In seguito, Aldo e io abbiamo seguito vie diverse. Lui ha recitato, tra l’altro, con grandi registi come Luchino Visconti e Giorgio Strehler. Io, invece, a un certo punto sono entrato nella famosa Compagnia dei Giovani, dove sono rimasto ben otto anni, imparando tutto quello che c’era da imparare da uomini come Romolo Valli e Giorgio De Lullo, che sono stati i miei successivi maestri»

«Perché poi ti sei riunito con Aldo, facendo "ditta" con lui?»

«Adesso te lo dico, ma prima devo fare una premessa. Mentre portavo avanti la mia camera di attore teatrale, il cinema mi aveva dato più di un’occasione per farmi conoscere. Tra l'altro, nel 1969, il regista Mario Moni-celli mi aveva voluto nel film La ragazza con la pistola, di cui era protagonista Monica Vitti. Ebbene, forse proprio sull'onda del successo di questo film Angelo Rizzoli mi fece un’allettante offerta, che però mi avrebbe costretto a lasciare il teatro. La cosa mi lasciò perplesso. Pensa e ripensa, decisi di rifiutarla, anche se Giorgio De Lullo, col quale mi consigliai, mi aveva invece suggerito di accettarla. Ma come chiudere il discorso senza un ragionevolte motivo? Lì per lì mi venne un’idea: sparai, per l'ingaggio, una cifra astronomica»

«E allora?»

«Angelo Rizzoli ci rimase di sasso. Disse a Monicelli: "Ma chi è questo giovane pazzo?". Però, prima di chiudere la partita, mi volle conoscere. Così ci incontrammo a Milano, andammo a colazione insieme, parlammo. E sai quale fu il risultato? Rizzoli mi diede la cifra richiesta; io firmai il contratto e passai armi e bagagli al cinema. Era il 1970. Sugli schermi cinematografici facevano il pieno i film comico-erotici. Ne girai non so quanti, uno dopo l’altro, fino ad averne la nausea. Poi veramente non ne potei più. Allora, senza badare alla fortuna che buttavo via, presi il telefono e chiamai Aldo. Gli dissi, a bruciapelo: "Dobbiamo fare compagnia insieme". Ecco: il nostro sodalizio, la "ditta" teatrale "Fratelli Giuffrè", è nata così»

«E dove debuttaste?»

«Debuttammo a Milano, al Teatro Nuovo, dopo alcune recite preparatone in provincia», risponde Carlo Giuffrè. «E la cosa curiosa è che la prima commedia che mettemmo in scena con il nostro marchio di famiglia era una novità assoluta di un giovane allora pressoché sconosciuto: Maurizio Costanzo. Questa commedia si intitolava Un coperto in più ed era stato Aldo a scoprirla. Ricordo che mi disse: "Questo ragazzo, questo Costanzo, ha tanta voglia di teatro. Perché non cominciamo proprio con lui, dandogli l’opportunità di cimentarsi col pubblico?» L'idea mi piacque e la condivisi senza riserve»

«Non trovaste difficoltà a piazzare la commedia di un autore sconosciuto?», domando a Carlo Giuffrè.

«Erano altri tempL La nostra scelta, infatti, fu allora avallata da quel grande impresario che era Remigio Paone, il quale non a caso ci mise a disposizione il suo teatro. Figurati la sua gioia quando la commedia si rivelò un grande successo. Insomma, non potevamo avere, per la nostra avventura, un inizio più felice. Il resto fu come una favola. Dopo avere conquistato Milano, conquistammo Roma, Napoli, e tante piccole città di provincia»

«Quanto tempo durò questo clima da favola?»

«Due anni. Quando finirono le repliche della commedia di Costanzo, ci si impose in modo drammatico il problema del repertorio. Per nascita, per vocazione, per scelta culturale noi sentimmo di essere legati alla grande tradizione teatrale di Napoli. Quello della commedia di Costanzo era stato un caso unico e irripetibile. Ma dove trovare i copioni da mettere in scena? Eduardo, a cui subito ci rivolgemmo, ci negò le sue opere. "Devo lasciarle a mio figlio Luca", fu la sua risposta. E allora? Per il momento, parlo del 1974, ci salvammo recuperando due farse di Antonio Petito, il famoso Pulcinella che incontrò una tragica morte sul palcoscenico. Fu come una seconda nascita. E’ grazie a Petito, infatti, che Aldo e io ci siamo rivelati quali genuini interpreti del repertorio napoletano»

UN TERNO SECCO

«Quanti spettacoli avete fatto insieme tu e Aldo?»

«Sei, a partire dal 1972. Oltre a quelle di Costanzo e Petito, abbiamo messo in scena opere di Armando Curdo e del settecentesco Pietro Trincherà. Così, salvo due interruzioni dettate da motivi diversi, abbiamo tenuto in vita la "ditta" fino ad oggi. E quante cose sono successe nel frattempo! Nella primavera del 1979, mentre recitavamo a Roma, Aldo improvvisamente perse la voce. Lo sostenni dicendo io le sue battute. Poi, quando chiudemmo la stagione, lo costrinsi a farsi ricoverare in una clinica milanese, dove gli venne diagnosticato un cancro a una corda vocale. Aldo fu operato in giugno. Il chirurgo disse che se avesse tardato solo di dieci giorni non sarebbe sopravvissuto»

«E poi?»

«Aldo, in quella drammatica circostanza, dimostrò di possedere una forza straordinaria. Appena dimésso dall'ospedale, in agosto, girò un film con me. Non aveva un filo di voce. Ma nel cinema, si sa, si possono fare miracoli col doppiaggio. Il problema era il teatro. In settembre dovevamo cominciare le prove della commedia A che servono questi quattrini? di Armando Curcio. L'impresario temeva che non ce la facesse. Voleva sciogliere la compagnia. Io mi feci garante per mio fratello. E lui la spuntò. Anzi quel poco di voce roca che riuscì a recuperare divenne, in un certo senso, una nuova componente della sua arte di attore. Ma le nostre disgrazie private non finirono qui. Nel 1980 morì nostra madre. Poi, nel 1981, la moglie di Aldo, l'attrice Liana Trouché, perse la vita in un tragico incidente d’auto: la macchina, nella quale viaggiava con Gino Bramieri, uscì di strada. Pensa con che cuore mio fratello continuò le recite della commedia Quando l'amore era mortal peccato di Pietro Trincherà. Ma quello dell'attore, a volte, è anche un mestiere crudele: qualunque cosa ti capita, non ti puoi fermare»

«Tu e Aldo avete dei figli?»

«Aldo ha una femmina, Jessica, che adesso ha 25 anni. Io ho due maschi, Francesco e Vincenzo, che hanno rispettivamente 15 e 13 anni. Li ho avuti da mia moglie Lilli, che ho sposato nel 1972 e che è figlia di un famoso "doppiatore", Giulio Panicali. Mio suocero è un uomo stupendo, che porta magnificamente i suoi 85 anni. Un particolare curioso: sia mia moglie che i miei due figli sono nati nel mese di marzo: lei il giorno 2, Vincenzo il 9 e Francesco il 25. Io trovo che la cosa ha un sapore di Cabala. Da buon napoletano ne ho ricavato un temo secco, 2-9-25, che gioco al Lotto, puntualmente, tutte le settimane»

«Avete già dei programmi in vista dello scioglimento del vostro sodalizio?»

«Aldo si concederà un periodo di riposo. Io mi guarderò attorno. Con la fine della nostra "ditta" divento un attore a disposizione. Forse farò compagnia per conto mio, forse accetterò una buona proposta se mi verrà fatta»

«E se ti venisse offerto in un'altra compagnia, di fare una commedia di Eduardo De Filippo, accetteresti?»

«L’accetterei come il "terno secco" della mia vita», risponde Carlo Giuffrè. «Io, nonostante tutto, per Eduardo nutro una grande, sincera venerazione. Non dimenticherò mai quello che lui mi disse nel 1976, quando un giorno ci incontrammo negli studi della televisione, a Roma. Mi disse: "Ho una cosa importante per te". "Che cosa?", domandai. "Filumena Marturano ", rispose. "L'ho promessa a Valeria Moriconi e tu sei l'unico che può fare, accanto a lei, il personaggio di Domenico Soriano". Purtroppo, l’operazione voluta da Eduardo allora non andò in porto. E adesso, come attore mi sento orfano: intendo dire orfano dei personaggi di Eduardo che continuano con insistenza a popolare e a ossessionare la mia fantasia»

Giuseppe Grieco, «Gente», anno XXXI, n.17, 1 maggio 1987


Filmografia

Cinema

Napoli milionaria, regia di Eduardo De Filippo (1950)
Milano miliardaria, regia di Marcello Marchesi e Vittorio Metz (1951)
Il padrone del vapore, regia di Mario Mattoli (1951)
La macchina ammazzacattivi, regia di Roberto Rossellini (1952)
Inganno, regia di Guido Brignone (1952)
Cinque poveri in automobile, regia di Mario Mattoli (1952)
La domenica della buona gente, regia di Anton Giulio Majano (1953)
...e Napoli canta!, regia di Armando Grottini (1953)
Napoli terra d'amore, regia di Camillo Mastrocinque (1954)
Quando tramonta il sole, regia di Guido Brignone (1955)
Cantami "Buongiorno tristezza", regia di Giorgio Pàstina (1955)
Cantate con noi, regia di Roberto Bianchi Montero (1955)
Il ferroviere, regia di Pietro Germi (1956)
Presentimento, regia di Armando Fizzarotti (1956)
Onore e sangue, regia di Luigi Capuano (1957)
Arrivederci Roma, regia di Roy Rowland (1957)
Belle ma povere, regia di Dino Risi (1957)
La sposa, regia di Edmondo Lozzi (1958)
Arriva la banda, regia di Tanio Boccia (1959)
Primo amore, regia di Mario Camerini (1959)
Ciao, ciao bambina! (Piove), regia di Sergio Grieco (1959)
Le cameriere, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1959)
Lui, lei e il nonno, regia di Anton Giulio Majano (1959)
Caterina Sforza, la leonessa di Romagna, regia di Giorgio Walter Chili (1959)
La duchessa di Santa Lucia, regia di Roberto Bianchi Montero (1959)
La cento chilometri, regia di Giulio Petroni (1959)
La contessa azzurra, regia di Claudio Gora (1960)
Vacanze in Argentina, regia di Guido Leoni (1960)
Il corazziere, regia di Camillo Mastrocinque (1960)
Le ambiziose, regia di Antonio Amendola (1961)
Don Camillo monsignore... ma non troppo, regia di Carmine Gallone (1961)
I briganti italiani, regia di Mario Camerini (1961)
Madame Sans-Gêne, regia di Christian-Jaque (1961)
Leoni al sole, regia di Vittorio Caprioli (1961)
La bellezza di Ippolita, regia di Giancarlo Zagni (1962)
Adultero lui, adultera lei, regia di Raffaello Matarazzo (1963)
Scandali nudi, regia di Enzo Di Gianni (1964)
Amore e alfabeto, episodio di Amore in quattro dimensioni, regia di Massimo Mida (1964)
Bianco, rosso, giallo, rosa, regia di Massimo Mida (1964)
Quel porco di Maurizio, episodio di Letti sbagliati, regia di Steno (1965)
Con rispetto parlando, regia di Marcello Ciorciolini (1965)
I soldi, regia di Gianni Puccini (1965)
Le sedicenni, regia di Luigi Petrini (1965)
Trappola per sette spie, regia di Mario Amendola (1967)
American Secret Service, regia di Enzo Di Gianni (1968)
La ragazza con la pistola, regia di Mario Monicelli (1968)
Il trapianto, regia di Steno (1969)
Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa, regia di Marcello Fondato (1970)
Basta guardarla, regia di Luciano Salce (1971)
Per amore o per forza, regia di Massimo Franciosa (1971)
Mazzabubù... Quante corna stanno quaggiù?, regia di Mariano Laurenti (1971)
Cose di Cosa Nostra, regia di Steno (1971)
Noi donne siamo fatte così, regia di Dino Risi (1971)
Le inibizioni del dottor Gaudenzi, vedovo, col complesso della buonanima, regia di Giovanni Grimaldi (1971)
Perché mamma ti manda solo?, regia di Renato Balducci (1972)
Bella, ricca, lieve difetto fisico, cerca anima gemella, regia di Nando Cicero (1973)
La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono, regia di Mariano Laurenti (1973)
La signora è stata violentata!, regia di Vittorio Sindoni (1974)
La signora gioca bene a scopa?, regia di Giuliano Carnimeo (1974)
Commissariato di notturna, regia di Guido Leoni (1974)
Il trafficone, regia di Bruno Corbucci (1974)
La supplente, regia di Guido Leoni (1975)
Lezioni private, regia di Vittorio De Sisti (1975)
Quel movimento che mi piace tanto, regia di Franco Rossetti (1976)
Lezioni di violoncello con toccata e fuga, regia di Davide Montemurri (1976)
Scandalo in famiglia, regia di Marcello Andrei (1976)
La ragazza alla pari, regia di Mino Guerrini (1976)
Le seminariste, regia di Guido Leoni (1976)
Maschio latino... cercasi, regia di Giovanni Narzisi (1977)
La signora ha fatto il pieno, regia di Juan Bosch (1978)
Voglia di donna, regia di Franco Bottari (1978)
La vedova del trullo, regia di Franco Bottari (1979)
Tre sotto il lenzuolo, regia di Michele Massimo Tarantini (1979)
Riavanti... Marsch!, regia di Luciano Salce (1979)
Ciao marziano, regia di Pier Francesco Pingitore (1979)
Rag. Arturo De Fanti, bancario precario, regia di Luciano Salce (1980)
La cameriera seduce i villeggianti, regia di Aldo Grimaldi (1980)
La pelle, regia di Liliana Cavani (1981)
I figli... so' pezzi 'e core, regia di Alfonso Brescia (1982)
Core mio, regia di Stefano Calanchi (1982)
Son contento, regia di Maurizio Ponzi (1983)
Desiderio, regia di Anna Maria Tatò (1984)
Tre colonne in cronaca, regia di Carlo Vanzina (1990)
Pinocchio, regia di Roberto Benigni (2002)
Se mi lasci non vale, regia di Vincenzo Salemme (2016)

Televisione

L'alfiere (1956) Film TV
Tom Jones (1960) Serie TV
Macbeth (1960) Film TV
La trincea (1961) Film TV
Racconti napoletani di Giuseppe Marotta (1962) Miniserie TV
I Giacobini (1962) - sceneggiato televisivo
Annella di Porta Capuana (1963) Film TV
Bene mio core mio (1964) Film TV
Le avventure di Laura Storm (1966) Serie TV
Il leone di San Marco (1969) Miniserie TV
L'amica delle mogli (1970) Film TV
Un affare editoriale (1971) Film TV
Giallo di sera (1971) Miniserie TV
L'eredità della priora (1980) Miniserie TV
The Innocents Abroad (1983) Film TV
Melodramma (1984) Film TV
L'ombra nera del Vesuvio (1987) Miniserie TV
La moglie ingenua e il marito malato (1989) Film TV
Pronto soccorso (1990) Miniserie TV
Gino Bartali - L'intramontabile (2006) Film TV

Doppiaggio

Danny Aiello in C'era una volta in America

Teatro

Miseria e nobiltà (2003/2004) di Eduardo Scarpetta, regia di Carlo Giuffré, con Nello Mascia
Il medico dei pazzi (2004/2005) di Eduardo Scarpetta, regia di Carlo Giuffré
Il sindaco del rione Sanità (2008/2009) di Eduardo De Filippo, regia di Carlo Giuffré
I casi sono due (2009/2010) di Armando Curcio, regia di Carlo Giuffré, con Angela Pagano
Questi fantasmi!(2011/2012) di Eduardo De Filippo, regia di Carlo Giuffré
La lista di Schindler (2014/2015), regia di Francesco Giuffré


Riferimenti e bibliografie:

  • Simone Riberto, alias Tenente Colombo
  • Giuseppe Grieco, «Gente», anno XXXI, n.17, 1 maggio 1987

Collegamenti esterni

  • Carlo Giuffré, su Il mondo dei doppiatori, AntonioGenna.net
  • Carlo Giuffré, su Internet Movie Database, IMDb.com.
  • Carlo Giuffré, su AllMovie, All Media Network
  • Intervista a Carlo Giuffré di Tiziana Carpinelli, su fucine.com
  • Carlo Giuffré nel Dizionario dello Spettacolo del '900, su delteatro.it