Totò: i premi i riconoscimenti

Totò



Indice degli eventi


La motivazione di un premio non dimostra la bravura del premiato, piuttosto, invece, esprime l'acutezza critica della giuria.
Ai premi Totò de Curtis, ironico e sincero come ogni persona acuta e geniale, giustamente, dava scarso peso; al contempo, commuovendolo, ogni premio che riceveva, umanamente, gli faceva un piacere pazzo.
Della ventina che ha ricevuto, durante gli ultimi vent'anni della sua vita, ci sono stati riconoscimenti sia all'interprete Totò (tanto il clownesco cine-teatrale che il neorealista umoristico) che all'Autore Antonio de Curtis; in effetti, pur se ha avuto per collaboratori, fra musicisti e gagmen, colleghi Artisti di nome, non scordiamo che egli stesso è stato Autore! Anche per altri. Autore di poesie e testi di canzoni, di macchiette originali e parodistiche, di satire sociali e non, di gag visive e di battute, di neologismi ed analisi filosofiche. Sia come Autore che come attore, tanto per lavori specifici che per la sua poetica in generale, può vantare critici che lo hanno riconosciuto finché era in vita: questa sezione lo sta a documentare.

Simone Riberto, 2018


Per il teatro - 1948: Premiazione per il concorso "Maschera d'argento"



Descrizione del video - Archivio Storico Istituto Luce - Premiazione dei vincitori della "Maschera d'argento". Descrizione sequenze:primo piano dei divi presenti alla manifestazione ; Taranto e Palumbo si esibiscono davanti al microfono ; La Giusti esibisce i premi ricevuti ; luce di fiaccole illumina la notte ; danzatore di colore si esibisce sul palco ; Totò fa le smorfie davanti ai fotografi

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Per il teatro - 1949: Premiazione per il concorso "Maschera d'argento"



Descrizione video: La settimana Incom 00325 del 11/08/1949 - Roma: assegnazione delle maschere d'argento; tra i premiati Walter Chiari. Descrizione sequenze:attori di varietà seduti ai tavoli all'aperto ; assegnazione dei premi ; Sordi e taranto parlano dal palco ; ballerie in tutù si esibiscono sul palco ; Harry Feist si esibisce in un numero di danza moderna assieme a Luisa Poselli ; coppie ballano ;

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SABATO SERA, nel giardino della Pineta, al Foro Italico, sono state assegnate le maschere d argento ai migliori della rivista italiana per la stagione '48-49. La giuria ha premiato, a pari merito, Nino Taranto e Totò per i comici. Marisa Maresca per la soubrette, le coppie Garinei-Giovannini e Nelli-Mangini per gli autori. Hanno avuto la maschera anche: Walter Chiari, Carlo Dapporto e Mario Riva; per la radio, sono stati premiati Silvio Gigli, Claudio Villa e Riccardo Billi. Nella prima foto, in basso a sinistra. Marisa Maresca e Walter Chiari; al centro. Totò e Fabrizi, a destra, Adriana Pellegrini e Galeazzo Benti.

«La Settimana Incom Illustrata», anno II, n.33, 13 agosto 1949


Sopra: «L'Unità», 6 agosto 1949 - A destra: «Momento Sera», 8 agosto 1949


Nella festa per l'assegnazione delle «Maschere d'argento» non si sa come un premio toccò a tutti quanti.

Roma, agosto.

Una giuria di giornalisti specializzati ha distribuito sabato scorso le «Maschere d'argento» ai protagonisti dell’arte varia, ni comici, ai musicisti, alle subrette, alle spalle, ai fantasisti, definizioni divenute ormai classiche, serissime. Fu una festa lunga, complicata, che Nino Caprioli organizzò con estrema abilità, mescolando, in una cornice borghesemente mondana, tutti gli elementi necessari alla riuscita di una grossa rivista teatrale. Scelse, a sfondo, la pineta del Foro Italico, che, duramente illuminata di verde, divenne falsa quanto un fondale, e tutto intorno la piscina coperta, i campi del tennis inondati di luna, le attrezzature sportive, il ristorante, il bar, sembravano pronti ad accogliere i quadri intitolati «Ed ora... un buon tuffo!» oppure «Dagli, racchetta mia!».

Totò, esemplarmente vestito da gentiluomo napoletano, recitava con serenità il suo ruolo numero 2, quello di Altezza Imperiale bizantina: non appena si toglie la bombetta o l’armatura, non appena rinuncia all’elaborata balbuzie del suo ruolo numero 1, Totò assume le caratteristiche elegantemente mostruose del riassunto storico, e la sua bazza, cosi utile in scena per esprimere ammirazione nei riguardi di Isa Barzizza, gli riesce preziosa nella vita privata, per stabilire un parallelo con il naso dei Borboni, o il labbro degli Absburgo. Anche Walter Chiari ha adattato le sue mansuete follie, la sua elaborata speltinatura ad apparizioni insomma private: seduto con Marisa Maresca in uno sfolgorante abito verde sull'orlo della pista rotonda dove, dopo il ballo, i premiati si inoltravano per ricevere la «Maschera», Walter Chiari sembrava pronto a recitare uno sketch: invece spari, con la «Maschera», con la Maresca e con modestia, sottraendosi alla piccola esibizione di Ognuno. Il maestro Danzi, Nino Taranto ed Alberto Sordi furono i più applauditi.

Del resto tutti si comportarono benissimo. La giuria aveva mostrato una grande sottigliezza, premiando, pressappoco, tutti, e Macario, ignorato nella sua qualità di attore, fu esaltato nella sua qualità di regista, e le signore si sentirono tutte apprezzate, magari per ragioni insolite, Luisa Poselli, infatti, fu collocala tra le attrici, con Maria Donati e Dolores Palumbo, e, se Marisa Maresca ebbe la «Maschera» di subrette, Isa Barzizza venne «segnalata». Si acclamarono i piccoli Di Stefano, l'anziano Harry Feist, l'assente Cario Dapporto, ed il presente Guglielmo Barnabò: e col passare delle ore, mentre gli spettatori comuni, affaticati, partivano, gii altri, ventili dopo aver recitato nei consueti spettacoli serali, restavano tranquillissimi, freschi, attenti.

Si conoscevano tutti, fra loro, atavicamente, dinasticamente, una serie infinita di stanze ammobiliate, di copioni, di successi, di difficoltà, di matrimoni,di tavole calde, di collane e di polizze, di furori e di passioni, li univa nelle complicazioni tenere delle grosse parentele. Nino Capriati, l'organizzatore, e Mario Riva, il presentatore, provvedevano con continua sagacia ad alternare l’ironia e l'emozione, ugualmente indispensabili: e quando, verso le quattro del mattino, Riva annunciò che un dono di profumi e di dolci sarebbe stato offerto ad una subrettina debilitante, perchè si chiama Ondina di San Giusto, allora tutti capirono che la perfezione era stata raggiunta, con il tocco definitivo, patriottico e familiare.

Irene Brin, «Corriere della Sera», 13 agosto 1949


Per il teatro - 1950: Premiazione per il concorso "Maschera d'argento"



La settimana Incom 00489 del 14/09/1950 Nel mondo del teatro. La maschera d'argento - Descrizione sequenze: una grossa maschera d'argento sopra il palco ; Mario Riva premiato come presentatore presenta gli altri premiati ; il sindaco Rebecchini consegna le maschere ; presenta la serata Vanda Osiris ; Totò, sul palco ; Garinei e Giovannini ritirano il premio ; Dina Galli sale sul palco ; Franca Valeri e Alberto Sordi, il regista Gigli e Lia Origoni sul palco ; Renato Rascel si esibisce sul palco ; Giannini conversa seduto al tavolo ; Gervasio al pianoforte, si volta e scrive degli appunti su uno spartito ; sul palco i premiati assieme a uomini e donne in costume; si chiude il sipario ;

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Per il teatro - 1952: Premiazione per il concorso "Maschera d'argento"


Premio fuori concorso a Totò, Wanda Osiris e Michele Galdieri con la seguente motivazione: "Per l'apporto dato a sollevare il livello artistico della Rivista Italiana"


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E' definitivamente fissata per la sera di martedì 9 settembre alla Casina delle Rose, trasformata in teatro-dancing ed illuminata con fantasmagoriche luci di bengala, l’eccezionale serata per il Premio Maschera d'Argento. I più importanti artisti della rivista e della radio giungeranno appositamente da tutta Italia per ricevere dal Sindaco di Roma l'ambito premio. Si esibiranno poi in uno spettacolo improvvisato e veramente straordinario.

Anche Tito Schipa ha telegrafato assicurando la sua partecipazione insieme a Totò, Galdieri, Wanda Osiris ed alle altre Vedette. Daremo successivamente l’elenco del premiati a giudizio di una commissione di critici ed il programma dettagliato di questo «Superspettacolo » patrocinato dal Sindacato Cronisti Romani.

«Il Messaggero», 28 agosto 1952


Giungono al Comitato Organizzatore e da ogni parte d’Italia le prime adesioni alla eccezionale serata di gala che si svolgerà martedì 9 settembre alla Casina delle Rose in occasione del VII Premio Oscar Nazionale della Maschera d’Argento, patrocinato dal Sindacato Cronisti Romani. Improvviseranno uno spettacolo veramente straordinario, data la contemporanea partecipazione dei maggiori assi della Rivista e della Radio, Totò, Billi e Riva, Walter Chiari, Silvio Gigli, Carlo Dapporto, Tino Scotti, Isa Barsizza, Dolores Palumbo, Campanini, Alberto Talegalli (il Signor Clemente), Esperia Sperani ( la Signora Cipriana), Fausto Tommei, Carotenuto, Nunzio Filogamo, Linda White, Luciano Tajoli, Nilla Pizzi, Gino Latilla, il Duo Fasano, i ballerini Lane e Gilda.

«Il Messaggero», 2 settembre 1952


La vendita dei biglietti per assistere martedì sera alla straordinaria Gran gala della Maschera d’Argento, che avrà luogo nel Teatro della Casina delle Rose, sta per segnare già il «tutto esaurito» data l’eccezionaiità del Superspettacolo in cui canterà Tito Schipa e si esibiranno, in una serie di improvvisazioni le seguenti Vedette della Rivista e della Radio che hanno già confermato la loro presenza: Totò, Wanda Osiris, Isa e Pippo Barzizza, Dolores Palumbo, Dapporto, Walter Chiari, Tino Scotti, Billi e Riva, Campanini, Silvio Gigli, Filogamo, Carotenuto, Tajooli, Nilla Pizzi e Gino Latilla, il Duo Fasano e i Radio Boys, Linda White, la ballerina Gilda Marino con Edward Lane, Esperia Sperani, Tommei, Talegalli, il Balletto Bluebell.

Danze con tre orchestre, giuochi, sorprese, doni agli intervenuti, oltre al Superspettacolo, completeranno la festa, ed il parco verrà illuminato con fantasie di luci fiabesche.

«Il Messaggero», 8 settembre 1952


Poche ore ci dividono oramai dall’eccezionale serata di gaia patrocinata dal Sindacato Cronisti e che — presente il Sindaco di Roma — avrà luogo domani sera alla Casina delle Rose, trasformata, per l’occasione. In uno scenario di sogno, con fuochi di bengala, luci colorate e fantasie floreali.

Tito Schipa e tutte le maggiori vedette della Rivista e della Radio giungeranno oggi a Roma per partecipare alla prova dell'eccezionale Su per spettacolo. organizzato dal collega Nino Capriati e che riunirà sulla scena i seguenti assi: Totò, Wanda Osiris, Isa e Pippo Barzizza, Dolores Palumbo, Dapporto, Walter Chiari, Tino Scotti, Billi e Riva, Campanini, Tajoli, Nilla Pizzi e Gino Latilla, il Duo Fasano e i Radio Boys, Linda White, la ballerina Gilda Marino con Edward Lane, Esperia Sperani, Tommei, Talegalli, il Balletto Bluebell.

Importantissimi i doni che verranno sorteggiati nel giuochi e sorprese svolti con il pubblico da Silvio Gigli, Filogamo e Carotenuto. Fra tutti i regali, di maggior rilievo i ricchi cofanetti della Ditta Juvena di Zurigo ed i pregiati profumi della Jean Desprez di Parigi.

Gli ultimi biglietti disponibili, al prezzo di L. 2.000, consumazione compresa, sono in vendita alla Casina delle Rose ed all'Arpa-Cit.

«Il Messaggero», 9 settembre 1952


Per il cinema - 1952: "Nastro d'Argento" come miglior attore protagonista per la sua interpretazione nel film "Guardie e ladri"


I Nastri d'argento sono da sempre l'iniziativa più importante nel calendario delle manifestazioni organizzate dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani. Riconosciuti dal MiBAC Premio di Interesse Culturale Nazionale, sono il più antico riconoscimento per il mondo del cinema italiano, secondi nel mondo solo agli Academy Awards: I giornalisti cinematografici iscritti al SNGCI li assegnano infatti dal 1946, attraverso un voto con scrutinio notarile, che premia ogni anno i migliori film di lungo e cortometraggio, i loro autori, interpreti, produttori e tecnici.


27 novembre 1952. Nastro d'argento 1952 assegnato al film "Guardie e ladri". La grande radio propone un'intervista realizzata dal giornalista Lello Bersani a Totò per la trasmissione "Ciack", in occasione del premio ricevuto per il film "Guardie e ladri" (di Monicelli e Steno). La cerimonia si è svolta al cinema Fiamma di Roma.

Distribuito nelle sale italiane nel novembre del 1951 e presentato in concorso alla quinta edizione del Festival di Cannes, il film valse anche il premio per la migliore sceneggiatura a Piero Tellini. Criticato inizialmente in modo aspro, il film è stato in seguito inserito nella lista dei "100 film italiani da salvare",come pellicola che ha cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978.



La settimana Incom 00871 del 27/11/1952 Assegnati i "Nastri d'Argento" - Descrizione sequenze:personaggi del mondo dello spettacolo ai nastri di argento ; Clift ritira il premio per il miglior artista straniero ; Kirk Douglas accanto alla Pierangeli ; Totò e Franca Faldini ; premiato Gallea come migliore operatore

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Montgomery Clift entrò nella sala del cinema "Fiamma”, a Roma, e inciampò nelle lunghe gambe d’un signore seduto accanto all’entrata. « Sorry! » disse. « Sorry! » rispose il signore seduto che era Kirk Douglas. Intanto era intervenuto un terzo personaggio che voleva Clift accanto a sé, ed era Selznick, produttore di ”Via col vento” e marito di Jennifer Jones.

A quei signori abitualmente residenti ad Hollywood non sembrava strano incontrarsi in un cinematografo romano: né al pubblico romano sembrava strano vedere divi stranieri tanto noti, perché ormai sia gli uni che l’altro si sono abituati alla convivenza. Quella sera, poi, si svolgeva una cerimonia strettamente imparentata con la distribuzione degli "Oscar” americani: il sindacato giornalisti cinematografici distribuiva i suoi "Nastri di argento”, che ricompensano attori e realizzatori che si sono particolarmente distinti nei film dell'anno.

Nessuna altra occasione può riunire in una sala tante personalità del mondo di pellicola. Registi, attori, attrici, gente già celebre e gente che spera vivamente di diventarlo, sedevano in platea, davanti ai riflettori dei cinegiornali e della televisione. Annamaria Pier-angeli presentava amici italiani a Kirk Douglas, Titina de Filippo discuteva con Umberto Spadaro, Dina Sassoli pensava alla "Campagnola” gialla lasciata al posteggio, tra tante macchine di lusso.

I principali premi vennero assegnati a Renato Castellani per il miglior film (Due soldi di speranza), ad Anna Magnani per la miglior interpretazione femminile in Bellissima, e a Totò per quella maschile in Guardie e ladri. Totò salì a ricevere il "Nastro” con attitudine per metà principesca e per metà di comico: ma la prima metà sfuggì all’attenzione del pubblico, pago della seconda. Maria Fiore invece, che ritirò il premio per Renato Castellani (il regista era a Londra), non era già più la ragazza timida e schiva di un anno fa; in pochi mesi ha interpretato tre film, ed è già quasi una diva. A Gallea tocca il "Nastro” per la miglior fotografia.

Dopo la consegna dei premi al "Fiamma”, il presidente e il vicepresidente del sindacato dei giornalisti cinematografici uscirono in fretta dalla sala perché dovevano correre all’ Eliseo. Infatti un "Nastro d’argento” era stato assegnato a Paolo Stoppa, per il complesso della sua attività cinematografica, ma l’attore, impegnato nella "Locandie-ra” di Luchino Visconti, non aveva potuto lasciare il palcoscenico per ritirare il premio. Glielo portarono affettuosamente in teatro, consegnandoglielo nell’atrio dei camerini. Era una scena strana, due signori in abito scuro davanti a un uomo dalla lunga parrucca grigiastra. Dalle scale occhieggiavano attrici in costume settecentesco, Stoppa era visibilmente commosso e Rina Morelli, da un angolo d’ombra lo guardava sorridendo.

Poi tutti quegli estranei al teatro uscirono, e Memo Benassi, che stava salendo, li guardò passare sbalordito, senza capire che fosse accaduto. Intanto al "Fiamma” la cinematografia italiana al completo imparava da un film che i filippini, invece di baciarsi, si strofinano naso contro naso.

«Settimo Giorno», 3 dicembre 1952


Per consegnare a Paolo Stoppa il Nastro d'Argento attribuitogli per il complesso delle sue interpretazioni cinematografiche, sono andati a pescarlo al Teatro Eliseo dove stava recitando nella « Locandiera » di Goldoni. Glielo hanno appuntato solennemente sul petto e poco ci è mancato che, nell'emozione, di lì a poco Stoppa non entrasse in scena col glorioso distintivo che riproduce in argento uno spezzone di pellicola.

I Nastri d'Argento sono i premi istituiti dal Sindacato dei Giornalisti Cinematografici per premiare ogni anno i film e gli uomini che più si sono distinti nel campo della cinematografia. Quelli consegnati al Cinema Fiamma la sera del 21 novembre si riferivano alla stagione 1951-52. Il cinema era gremito di produttori, scrittori, registi e attori nostrani, e degli stranieri presenti a Roma, con Selznick, Montgomery Clift e Kirk Douglas che era in compagnia di Anna Maria Pierangeli. Montgomery Clift ha ritirato il Nastro assegnato a « Un posto al sole », miglior film straniero, da lui interpretato.

La parte del leone è toccata a « Due soldi di speranza » di Renato Castellani; gli sono andati i premi per il miglior film, il miglior scenario (scritto da Titina De Filippo, E. M. Margadonna e Castellani) e la migliore fotografia (Gallea).

Anna Magnani è stata giudicata la migliore attrice per l'interpretazione di « Bellissima », Totò il migliore attore per « Guardie e ladri », il maestro Mario Nascimbene il miglior musicista per il commento di «Roma, ore 11 », Fernandel il migliore attore straniero che abbia preso parte a un film italiano (« Don Camillo »), Virgilio Sabel il miglior documentarista (« Ricerche del metano e del petrolio »). Per la produzione straniera, Bette Davis (« Eva contro Eva ») e Alec Guinness (« Mr. Holland ») sono stati ritenuti gli interpreti più degni.

Erano in palio anche Nastri per la scenografia e per attori e attrici non protagonisti ma la Giuria ha ritenuto di non poterli assegnare.

II grande escluso è Vittorio De Sica, nonostante « Umberto D. ». Egli tuttavia non se l'è presa. Era anche lui in sala ed è stato il primo ad applaudire i premiati, fra i quali mancavano la Magnani (a Parigi) e Castellani (a Londra). È vero che altre volte aveva fatto lui la parte del leone ma che « Umberto D. » non risultasse in qualche modo citato è sembrata un pò grossa.

Tuttavia, se sono vere le voci che ci sono giunte all’orecchio, gli è andata bene. La Giuria è stata sul punto di assegnargli il Nastro destinato al miglior attore non protagonista per la sua interpretazione di « Cameriera bella presenza ». Sarebbe stato molto malinconico. Per lui e per le decine di attori minori che nelle parti secondarie cercano di aprirsi la strada.

D.M., «Epoca», anno III, n.113, 6 dicembre 1952



Ai Nastri dedicati ai migliori dell'anno sono abbinati come sempre alcuni premi speciali di livello internazionale. Un buon metodo anche per richiamare l'attenzione mediatica, e in particolare della televisione: proprio la serata di Taormina, è stata fondamentale negli ultimi anni per accrescere l'aspetto promozionale per una visibilità sempre più forte del cinema italiano.

In questo senso il SNGCI prevede per I Nastri d'Argento un calendario lungo un anno: un evento romano in occasione dell'annuncio delle "cinquine" dei candidati alla fine di Maggio, subito dopo il Festival di Cannes; Nastri a fine Giugno, a Taormina con consegna dei Premi al Teatro Antico la sera dell'ultimo sabato di Giugno.

Al cortometraggio è dedicata una specifica sezione dei Nastri separata dalla manifestazione estiva, con un annuncio alla fine dell'anno, finora tradizionalmente a Roma.

Per sottolineare il valore del documentario il SNGCI ha ripristinato invece una specifica sezione all'interno della manifestazione annualmente dedicata ai film di lungometraggio.


Per il cinema - 1952: Premio "Ulivo d'oro" al festival del film comico e umoristico di Bordighera per il film "Guardie e ladri"


Il festival del cinema umoristico era inserito all’interno del Salone Internazionale dell’Umorismo di Bordighera, che oltre alla sezione dedicata al cinema, comprendeva anche quello alla fumettistica e alla letteratura comica. Si poteva definire un contenitore dedicato all’umorismo a 360°, che ebbe vita dal 1947 al 1999, e negli anni compresi tra il 1955 e il 1964 si arricchì anche di un vero e proprio festival del cinema umoristico. Bordighera, quindi d’estate per oltre 50 anni diventava un focolaio di iniziative comiche, umoristiche, divertenti, che attiravano esperti e turisti da ogni parte del mondo. La fama di questo piccolo e incantevole centro ligure, ad un passo dalla Francia, ma profondamente italiano, crebbe a dismisura, anche sospinto dal fatto che la maggior parte dei divi italiani e internazionali sono passati almeno una volta dal Salone umoristico ed anche dal festival nei pochi anni in cui esso è esistito.

Il Salone dell’Umorismo ogni anno aveva un programma ricchissimo che consisteva nella presentazione di libri, pellicole cinematografiche, eventi e disegni umoristici su un tema fisso, che cambiava ogni anno, e su tema libero. La giuria assegnava i premi: quelli di maggior prestigio erano la Palma d’Oro, il Dattero d’Oro e l’Ulivo d’oro, quest’ultimo era assegnato ai migliori film della kermesse ligure. In pochi anni il Salone raggiunse una grande notorietà grazie al suo intento divulgativo ed alle iniziative di sostegno organizzate dal suo fondatore, tanto da divenire un punto di riferimento per molti umoristi di tutto il mondo, fra cui – novità nel panorama editoriale continentale – molti dell’Est europeo e, soprattutto, cinesi, in un periodo in cui gli scambi culturali erano ancora sottoposti a rigorosi controlli. Il Salone è stata la manifestazione più importante del settore a livello internazionale: ha riunito a Bordighera per oltre cinquant’anni i personaggi più noti dell’Umorismo mondiale in un’atmosfera di amicizia e collaborazione che non conosceva barriere di lingua, cittadinanza, razza o religione. Peynet, Quino, Mordillo, Jacovitti, tra i disegnatori più conosciuti e uomini di spettacolo quali Alberto Sordi, Renato Rascel, Ugo Tognazzi, Peppino De Filippo, o scrittori come Fernanda Pivano, Giovanni Guareschi, Dario Fo, Luca Goldoni, Luciano De Crescenzo hanno calcato il palcoscenico per le premiazioni. In città, per una settimana risuonavano le risate, i giochi, insieme ad una trepidante attesa del comunicato dei premiati con le prestigiose Palme d’Oro e per il cinema gli Ulivi d’oro, a simboleggiare la mitezza mediterranea del clima della cittadina ligure: il glamour delle estati bordigotte!

Domenico Palattella



Per il teatro - 9 settembre 1953: Premiazione per il concorso "Maschera d'argento"


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«Epoca», settembre 1953


Roma, 8 settembre.

Questa sera il sindaco di Roma Rebecchini, nel corso di un’eccezionale serata di gala, alla quale partecipavano numerosi gli attori, autori, musicisti del teatro di rivista e della musica leggera anche radiofonica, ha consegnato i premi delle «Maschere d'argento» assegnati a coloro che ai sono maggiormente distinti nell’annata decorsa nel campo dello spettacolo leggero.

Per il teatro sono stati premiati: fuori concorso Michele Galdieri, Wanda Osiris e Totò, il principe De Curtis (anche questa volta ha avuto il riconoscimento, sebbene da anni abbia abbandonato le scene per lo schermo). Figurano poi nell'elenco l'impresario Remigio Paone, gli autori Armando Curcio, Garinei e Giovannini, i comici Renato Rascel e Carlo Dapporto, la soubrette Lucy D’Albert, gli attori fantasisti Billi e Riva e le sorelle Nava, il presentatore della radio Nunzio Filogamo, i cantanti Maria Paris e Giacomo Rondinella, i ballerini Valerie-Camille, e la coppia Barnett-Lawrence, il Trio delle Peter Sisters, il coreografo Paul Steffen, il compositore Gorni Kramer, il direttore d'orchestra Nino Brero, il figurinista e scenografo Giulio Coltellacci. La Commissione ha inoltre segnalato l'attività artistica di Diana Dei, Flora Medini ed Helen Sedlak.

Per la radio, sempre nel settore della rivista, varietà, canzoni e musica leggera, ecco le «Maschere d’argento» 1953: gli autori Orio Vergani e Mario Brancacci, il regista Riccardo Montoni, il comico Alberto Sordi, l’attrice Pina Renzi, la soubrette Liliana Feldmann, l’attore fantasista Franco Parenti, il presentatore Corrado, i cantanti Carla Boni e Teddy Reno, il Quartetto «Star» e il direttore d’orchestra Armando Trovajoli.

«Il Messaggero», 9 settembre 1953


Roma 10 settembre, notte.

Il sindaco di Roma, presidente del Comitato d'onore dell’8° Oscar nazionale «Maschera d'argento» ha consegnato i premi alle «vedette» della Rivista e della Radio maggiormente distintesi nella scorsa stagione. La commissione giudicatrice, formata di giornalisti esperti, ha cosi deliberato:

Per il Teatro: fuori concorso Michele Galdieri, Wanda Osiris e Totò. Poi Remigio Paone (impresario), Armando Curdo (autore del copione), Garinei e Giovannini (regia), Renato Rascel (comico), Carlo Dapporto (attore), Lucy D’Albert (subretta), Billi, Riva e le Sorelle Nava (attori fantasisti), Nunzio Filogamo (prcsentatore), Maria Paris e Giacomo Rondinella (cantanti), Valerle Camille e la coppia Barnett-Claudia Lawrence (ballerini), Peters Sisters (attrazione vocale), Paul Steffen (coreografìe), Gorni Kramer (musiche originali e canzoni), Nino Brero (direzione d'orchestra), Giulio Coltellacci (figurinista e scenografo). La commissione ha segnalato inoltre l'attività artistica di Diana Dei, Flora Medini ed Ellen Sedlak.

Per la Radio (settori Rivista, Varietà, Canzoni e Musica leggera): Orio Vergani e Mario Brancacci (autori), Riccardo Mantoni (regia), Alberto Sordi (comico), Pina Renzi (attrice), Liliana Feldmann (subretta), Franco Parenti (attore fantasista), Corrado (presentatore), Carla Boni e Teddy Reno (cantanti), Quartetto Stars (attrazione vocale), Armando Trovajoll (direzione d’orchestra).

«Corriere della Sera», 11 settembre 1953


Per il teatro - 7 settembre 1954: Premiazione per il concorso "Maschera d'argento"


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«Il Messaggero», 1 settembre 1954


Gli organizzatori della nona edizione della «Maschera d’argento», premio Oscar nazionale della rivista e della radiotelevisione, avevano sferrato sulle cronache del giornali la più intensa campagna stampa dell’anno con un dispiego di annunci impressionante. La platea piuttosto angusta della Casina delle Rose fu per tre ore il punto d’incontro della più «bella gente» che i resocontisti mondani potessero mai augurarsi.

I premi per la rivista andarono alla intramontabile Wanda Osiris, all’impresario Remigio Paone, a Michele Galdieri ad Anna Magnani, a Totò, a Walter Chiari, a Garinei e Giovannini, a Metz e Marchesi, a Dorian Gray, più bionda che mai, alla coppia di ballerini Alba Arnova e Victor Ferrari, alla coreografa Gisa Geert, ad Alberto Sordi, a Carlo Dap-porto, Billi e Riva, Nunzio Filogamo e Franca Gandolfi; a Folco, Garretto e Pompei come figurinisti; al balletto Bluebell, e a Gorni Kramer per le sue brillanti elaborazioni musicali. Ferruccio Tagliavini venne premiato «fuori concorso».

Gli artisti della RAI hanno mietuto ampi riconoscimenti: Scamicci e Tarabusi portarono via due esemplari del piccolo monile per i copioni delle loro riviste radiofoniche, Nino Meloni si affrettò ad involarne uno per la regia, Isa Bellini, Enrico Viarisio e Nino Taranto in qualità di attori, Mike Bongiorno e Fulvia Colombo ne ebbero uno a testa come presentatori.

Rade gocce cominciarono a cadere « bagnando » la premiazione di Ratina Ranieri e Achille Togliani. cantanti, di Manlio e Caslar autori di canzoni e di Lelio Luttazzi direttore d’orchestra ed elaboratore di musiche mascherate o meno. L'estate era veramente finita.

«Radiocorriere TV», settembre 1954


Per il teatro - 13 settembre 1955: Premiazione per il concorso "Maschera d'oro"


A Totò viene attribuito il premio "Maschera d'oro" con la seguente motivazione: "per aver contribuito nel decennio, con il suo apporto artistico, alla valorizzazione della rivista e del varietà e della musica leggera italiana".



Descrizione del video - Archivio Storico Istituto Luce: "Gli oscar della scena. Nel decennio della Maschera d'argento, maschere d'oro agli assi della ribalta e della radiotelevisione". Descrizione sequenze: una maschera antica; assembramento di fotografi davanti alla coppia mondaini Vianello che si esibisce ai microfoni; Paone, Luttazzi, Giusti, Rascel, Totò, De Palma ricevono i premi da Rebecchini; gli spettatori in sala applaudono calorosamente; Saragat seduto assiste alla premiazione; Taranto seduto fuma una sigaretta; Sordi si esibisce ai microfoni; Fabrizi e Rocco seduti ai tavoli sorridono; Sordi tra Giovannini e Williams; May e Reno ai tavoli; Franca Valeri nel trio i Gobbi si esibisce al microfono; Bongiorno ai microfoni; Magnani con Filogamo ai microfoni; palloncini cadono sulla platea.


Le foto dell'evento

(Archivio Storico Istituto Luce - Sorrisi e Canzoni TV)


Così la stampa dell'epoca

Al Superspettacolo delle «Cento Vedette», che si svolgerà martedì prossimo nel salone nei giardini pensili del Palazzo dei Ricevimenti e Congressi dell' EUR, in occasione della eccezionale serata e della Grande Veglia danzante patrocinata dal Sindacato Cronisti, parteciperanno non soltanto i premiati con la Maschera d'Argento, ma anche — quali «Ospiti d'onore» — le Maschere d’Oro, cioè tutti coloro che, nel decennio 1946-1955, hanno particolarmente contribuito alla valorizzazione del Teatro di Rivista e della Radiotelevisione, per il settore Varietà, caztoni e musica leggera

Hanno aderito alla straordinaria manifestazione tutte le più note Dive dello Schermo, italiane e straniere.

Ecco l’elenco degli artisti ai quali e stata assegnata la Maschera d’Oro e che il pubblico festeggerà nel «Supespettacolo delle Cento Vedette»: Alba Arnova, lsa Barzizza, Isa Bellini, Riccardo Billi, Carlo Campanini, Quartetto Cetra, Walter Chiari, Lucy D’Albert, Carlo Dapporto, Tina De Mola, Nunzio Filogamo, Michele Galdieri, Garinei e Giovannini,

Gisa Geert, Silvio Gigli, Elena Giusti, Gorni Kramer, Macario, Anna Magnani, Tito Manlio, Marchesi e Metz, Gilda Marino, Lauretta Masiero, Nelli e Mangini, Wanda Osiris, Pamela Palma, Dolores Palumbo, Remigio Paone, Renato Rascel, Mario Riva, Mario Ruccione, Dino Solari, Alberto Sordi, Alberto Talegalli, Nino Taranto, Floria Torrigiani, Totò, Enrico Viarisio e gli autori ed interpreti del «Teatro dei Gobbi»: Franca Valeri, Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli.

Lo spazio limitato ci impedisce di elencare per ora il ricco programma della serata. I biglietti, per dar modo a tutti di prendere parte all’eccezionale avvenimento artistico e mondano, saranno messi in vendita al limitato prezzo di L. 2000, consumazione, servizio e tasse inclusi. Uno speciale servizio di autopullman di lusso è stato organizzato, ed a modica spesa, per tutta !a notte: sia all'andata che al ritorno.

«Momento Sera», 9 settembre 1955


La serata di gala seguita da una grande Veglia danzante fino a notte inoltrata che, in occasione del Decennale della Maschera d'Argento, si svolgerà domani sera, con eccezionale rilievo nel salone del Palazzo dei Congressi e dei Ricevimenti dell’EUR, va assumendo di ora in ora, il carattere di una manifestazione di importanza internazionale. Sarà personalmente il Sindaco di Roma a consegnare i premi.

Altri ricchi doni, offerti dalle Ditte Tomassini, Romanazzi, Bamby, Tomarelli, Era, Myricae, ecc., verranno sorteggiati fra gli spettatori. Le ditte romane fanno a gara nell’inviare regali che saranno distribuiti agli intervenuti che parteciperanno ai divertenti giuochi presentati da Mario Riva, Nunzio Filogamo, Garinei e Giovannini e Mike Bongiomo. I pochi biglietti rimasti possono essere acquistati al prezzo di L 2000 (consumazione, servizio e tasse comprese), sia all’ARPA-CIT (684.138 e 684-316) e sia alla Casina delle Rose (864-004 e 847-778), presso cui si prenotano anche i tavoli.

Oltre alla Metropolitana ed alla linea Celere G, un servizio di autopullman collocherà Piazza Colonna e Piazza Esedra (lato Basilica) con il Palazzo dei Congressi dell'EUR.

Ed ecco l’eccezionale programma della serata, che avrà inizio con le edizioni speciali straordinarie delle seguenti rubriche radiofoniche e televisive: Duecento al Secondo, Occhio Magico, l’Usignuolo d’Argento, Rascel e le sue canzoni, Musica in vacanza, Cutolina e il Maggiordomo, Il Piccolissimo Teatro del Quartetto CETRA, Motivo e Personaggio in Maschera.

Seguirà la premiazione di Schuberth. Il «sarto delle Regine e delle Stelle» si presenterà nella splendida cornice delle sue creazioni. Concluderà la serata il Superspettacolo delle Cento Vedette, improvvisato da Totò, Anna Magnani, Rascel, Alberto Sordi, Wanda Osiris, Nino Taranto. Walter Chiari Biffi e Riva, Macario, Teddy Reno, Claudio Villa, Alba Arnova.

«Il Messaggero», 12 settembre 1955


Come tutti i salmi finiscano in Gloria, cosi quelli profani del teatro di rivista finiscono nel Gloria delle «Maschere d’argento», un premio che annualmente viene assegnato agli artisti che maggiormente si sian distinti nel campo del teatro leggero: ciò avviene ormai da dieci anni, con buona soddisfazione di tutti, attori e amici, che colgon l’occasione della festa per ritrovarsi in armonia assieme. Né diversamente è avvenuto la sera del 13 settembre al Palazzo dei Ricevimenti e Congressi dell’EUR, a Roma, ove s’era dato convegno tutto il mondo del varietà italiano per festeggiare i nuovi premiati.

Questa volta la manifestazione si presentava con un carattere più solenne e con qualche novità. In occasione del decennale del premio, infatti, gli organizzatori hanno voluto assegnare delle speciali « Maschere d’oro » a quegli artisti che tra il 1946 e il 1955 si son particolarmente distinti contribuendo « alla valorizzazione della Rivista, del Varietà e della Musica leggera nel Teatro, alla Radio ed alla Televisione »: un riconoscimento ufficiale, insomma, di stima e di affetto, più che il premio di una stagione felice.

Per le « Maschere d’argento », oltre ai consiLeti premi per il teatro e per la radio si sono aggiunti, quest’anno, pure quelli per la televisione. Si poteva quasi immaginare, la sera del 13, uno spettacolo radio e TV di lusso, con gli artisti premiati, ormai popolarissimi personaggi. E spettacolo ci fu, un poco in famiglia e incorniciato di mondanità: anche i telespettatori ne son stati partecipi per un’ora di trasmissione.
Ecco l’elenco dei premiati con la « Maschera d’oro »: Alba Amova, Isa Barzizza, Isa Bellini, Riccardo Billi, Carlo Campanini, Quartetto Cetra, Walter Chiari, Lucy D’Albert, Carlo Dapporto, Tina De Mola, Nunzio Filogamo, Michele Gcàdieri, Garinei e Giovannini, Gisa Geert, Silvio Gigli, Elena Giusti, Comi Kramer, Macario, Tito Manlio, Anna Magnani, Marchesi e Metz, Gilda Marino», Lauretta Masiero, Nelli e Mangiai, Wanda Osiris, Pamela Palma, Dolores Palumbo, Remigio Paone, Renato Rascel, Mario Riva, Mario Ruccione, Dino Solari, Alberto Sordi, Alberto Talegalli, Nino Taranto, Fioria Torrigiani, Totò, Enrico Viarisio, ed infine gli autori ed interpreti del Teatro dei Gobbi: Franca Valeri, Alberto Bonucci, Vittorio Caprioli.

Le « Maschere d’argento » sono invece state cosi assegnate: Impresario: Achille Trinca; Autori: Garinei e Giovannini, Dino Verde (R); Regìa: Marcello Marchesi, Mino Doletti (R), Mario Landi (TV); Comici: Carlo Dapporto, Raimondo Vianello (TV); Attori: Franco Parenti, Nuto Navarrini (TV), Bilia Zanuso (TV); Subretta: Delia Scala, Sandra Mondaini (TV); Eleganza: Dorian Gray; Alta Moda per la scena: Emilio F. Schu-berth; Presentatori: Rodolfo Crociani, Mike Bongiomo (R), Mario Riva (TV); Cantanti: Nilla Pizzi, Teddy Reno, Jula De Palma (R), Claudio Villa (R); Ballerini: Alba Amova, Victor Ferrari; Canzoni e musiche originali: Comi Kramer, Lelio Luttazzi, Renato Rascel (R); Coreografie: Donald Saddler; Direzione d’Orchestra: Piero Rizza, Nello Segurini (R); Scenografo: Giulio Coltellacci.

«Radiocorriere TV», settembre 1955 - (Servizio fotografico Cavallari, Palleschi, Italy's, Newiphotos)


A Roma sono state consegnate, nel corso di una grandiosa manifestazione, le "maschere d'argento", l'"Oscar" italiano per il teatro di rivista, la radio e la televisione. In occasione del decennale del Premio, sono state consegnate anche delle "maschere d'oro" ai nostri attori più popolari. Il settore radio però è stato sacrificato per la rivista.

La cerimonia per la consegna delle « Maschere d’argento » agli interpreti maggiormente segnalatisi durante la passata stagione per la loro attività nel campo del teatro di rivista, della radio e della televisione, si è svolta a Roma in un clima di particolare fasto e solennità. Ricorreva infatti quest’anno il decimo annuale di questo Premio, che, sinora, indubitabilmente è il più importante ed il più ambito nei rispettivi campi. In questa occasione, i promotori del Premio, hanno voluto dare un segno particolare di riconoscimento a tutti coloro che in questo decennale hanno raccolto maggiori allori nelle rispettive attività, e cioè nel teatro di rivista ed alla Radio (la televisione è an-. cora troppo giovane per considerarla).

A proposito degli insigniti della maschera d’oro, noi vogliamo e dobbiamo muovere qualche critica. Prima però è doveroso sottolineare il pieno successo spettacolare della manifestazione romana. L’enorme salone del Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi all’EUR presentava un colpo d'occhio eccezionale, gremito com’era di pubblico, al centro del quale, ai loro tavoli, spiccavano i più bei nomi del teatro di rivista e della Radio. Tutti questi attori, subito dopo la premiazione fatta dal Sindaco di Roma, Rebecchini, hanno dato vita, come vuole la tradizione, ad uno spettacolo improvvisato, uno spettacolo con tanti nomi altisonanti, quale qualsiasi impresario sognerebbe di poter allestire. Ora però c’è da dire qualcosa sui premiati. Sono tanti che sarebbe addirittura troppo lungo farne l’elenco; ma appunto perchè sono tanti, ci meraviglia e ci addolora l’assenza di alcuni nomi, particolarmente nel campo del varietà musicale radiofonico, che ci riguarda più da vicino.

Questo grave difetto è facilmente comprensibile se si osserva la composizione della giuria di critici incaricata di designare il nome dei premiandi. La «Maschera d’argento » è nata come premio esclusivamente limitato al teatro di rivista, perciò ad assegnarla erano i critici di rivista; poi, dal 1949 è stata estesa anche alla Radio, ma la giuria è rimasta composta esclusivamente da critici di rivista. Assistiamo perciò al curioso, ma inevitabile fenomeno che, mentre i premi per la rivista vengono assegnati con oculatezza e giusta distribuzione, quelli per la Radio sono dati ad « orecchio », da gente che evidentemente non conosce i reali valori.

Esaminiamo infatti le decisioni della giuria per quest’anno. Le « Maschere d’argento » sono state date per il settore teatro ai cantanti Nilla Pizzi e Teddy Reno: decisione più che giusta, dato il loro successo in « Rosso e Nero ». Per la Radio, sono stati dati a Claudio Villa e Tuia De Palma; ed anche sul loro successo in questa stagione, specie del primo, concordiamo. Ma nella distribuzione degli altri premi, alludiamo alle « Maschere d’oro », come si è potuto dimenticare la lunga, trionfale attività di una Pizzi, di una Boni, di un Tajoli, Rondinella, Consolini e Lattila?

Quanto ai direttori d'orchestra, il premio a Segurini, lo avremmo dato più per il teatro che per la Radio, dato che Segurini ha compiuto autentici miracoli, specie all’estero, proprio con « spettacoli musicali »? Ma come si sono potuti ignorare, per la Radio, Angelini, Fragna, Savina e Ferrari? Non hanno fatto niente, costoro, alla Radio, in questi dieci anni? Si potrebbe continuare, ma a che prò? Dice un ritornello: « Chi ha avuto, ha avuto... ».

«Sorrisi e Canzoni TV» , Anno IV, n.39, 25 settembre 1955



Per il cinema - 19 gennaio 1956: Medaglia d'oro - "La vita per il cinema"



Descrizione del video - Archivio Storico Istituto Luce - Descrizione sequenze: pranzo dello spettacolo al Grand Hotel; Monaco e Cervi a colloquio; De Pirro, Monicelli, Steno ed Antonioni; Ferzetti e la Bardot seduti allo stesso tavolo; p.p. di Tania Weber; Nazzari mentre firma autografi; Antonio Cifariello mentre firma autografi; Notari e la Lollobrigida consegnano i premi; Totò bacia la mano alla Lollobrigida; Dino De Laurentiis bacia la Lollobrigida; Amati con la Lollobrigida; fotografi immortalano l'arrivo della Magnani; la Magnani riceve il premio da Notari e la Lollobrigida; panoramica del salone.

La manifestazione, che si svolge a Roma, è nata nel 1954 per volere di Alessandro Ferraù e nella quale vengono premiati coloro che si sono distinti nel mondo del cinema, dai registi, agli attori, ai produttori ai cantanti, dai giornalisti alle maestranze; possono ricevere il premio anche case di produzione, film et similia; alle volte vengono premiati anche personaggi che si sono distinti in altri ambiti. Nel 1992 la manifestazione viene sospesa a causa delle condizioni di salute del patron Ferraù, scomparso poi nel 1994; viene ripresa annualmente a partire dal 2009. In questa occasione, Antonio de Curtis è tra i premiati con la motivazione: "Per aver creato con la sua inconfondibile personalità di attore, un genere di film che ha suscitato un così vasto consenso di pubblico, contribuendo validamente all'affermazione del film comico italiano". Madrina dell'evento è Gina Lollobrigida.


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

Gina Lollobrigida ha consegnato ieri all’attrice febbricitante la medaglia d’oro per il premio "Una vita per il cinema"

Roma 16 gennaio.

Mancò poco, sabato sera,che le estenuanti fatiche degli organizzatori della gran gala del cinema naufragassero. Fra i tavoli circolavano, sempre sussurrate col più malizioso e sorridente garbo del mondo, catastrofiche previsioni. Non verrà, si bisbigliava: Anna Magnani, la stella della serata, non interverrà. Ha fatto sapere che ha la febbre alta, che è costretta a letto da un attacco di fegato e che non può quindi muoversi di casa.

E voi ci credete? rispondevano altre voci. Non è cosi. La verità è che la Magnani è in posizione polemica con l'ambiente cinematografico italiano il quale ha dimenticato per due anni il suo nome. Dopo «La carrozza d'oro», nessun produttore le ha più offerto d'interpretare un film adatto alle sue grandi doti artistiche. Adesso che in America «La rosa tatuata» ha avuto uno strepitoso successo, ella è stata paragonata addirittura alla Duse dal critici americani. E adesso le conferiscono una medaglia d’oro, e lei non viene a prenderla, semplicemente.

Intanto, la deliziosa casa di Anna Magnani, all'ultimo piano di palazzo Altieri, veniva mitragliata di telefonata. Telefonò l’avv. Monaco, telefonarono gli organizzatori della «gala», telefonarono amici di antica data di «Nannarella». Effettivamente ella stava male, malissimo. La febbre alta non l’aveva abbandonata un attimo durante la giornata, ed Anna era stremata di forze. Se si fosse sentita appena un tantino meglio più tardi, sarebbe venuta, disse. Ma ogni telefonata, una più ansiosa dell'altra, a mano a mano che passava il tempo, otteneva la stessa risposta, le ore passavano, dalle ventidue si era giunti a mezzanotte e mezzo, e la Magnani non compariva.

L'assenza dell'attrice sarebbe stata una grave lacuna nella serata la quale era dedicata alla consegna dei premi «Una vita per il cinema», che costituiscono un riconoscimento ed un omaggio a coloro che, in ogni attività connessa con lo schermo, da più anni dedicano la loro opera e la loro passione all'arte delle Immagini, e che, attraverso gli anni, conservano un nome ancora vivo, apprezzato, amato. Centinaia di persone erano convenute in uno dei maggiori alberghi romani, sabato sera: centinaia di produttori, organizzatori, registi, attori, tecnici, esercenti, distributori, giornalisti, per partecipare a questo omaggio.

Le sale erano tutte un fulgore di luci, di sorrisi, di bellezze. di eleganze, di gioielli. L’orchestra dedicava alle celebrità del cinema i ritmi moderni più celebri: cosi salutò l’arrivo del principe Antonio De Curtis con le note di «Malafemmina», la canzone da lui composta. I fotografi facevano scattare i «flashes», non sapendo dove puntare l’obiettivo, perchè dovunque si voltavano aveva da cogliere una immagine d’attualità. La serata assumeva il suo più fervido ritmo; ma c'era sempre quel punto nero d’incertezza: la Magnani verrà o non verrà?

Il bianco e il nero erano i colori dominanti nel mondo femminile. In nero, fasciata di un abito di squisita linea, Tania Weber, e pure in nero, ma con una grande mantella di pelliccia bianca, Lea Padovani. In velluto nero, con appena qualche arabesco d’argento, Franca Rame. In bianco, invece. Franca Faldini ed Eleonora Rossi Drago, divenuta bionda come una spiga di grano. Poi, rilucente di paillettes, l’abito bianco-azzurro di Gina Lollobrigida e quello di pizzo color lavanda di Brigitte Bardot che aveva annodato i suoi biondi capelli in modo da lasciar cadere sulle spalle una lunga coda, tanto lunga da ricordare l’ornamento di un antico elmo.

Fra gli attori c’erano Gino Cervi e Gabriele Ferzetti, Franco Fabrizi, Folco Lulli e Cifariello e tanti altri. Fra i registi, Steno e Gallone, Monicelli e Petrucci, Mario Costa e Lizzani, Antonioni e Pietrangeli. Era trascorsa la mezzanotte e mezzo quando risuonò una ovazione fervidissima: era apparsa Anna Magnani, gli occhi lucenti di febbre, il volto pallidissimo. Era venuta ugualmente, con trentanove gradi, non aveva voluto mancare a questa festa che era anche un poco sua. Grandinarono gli applausi durante tutta la premiazione, mentre Guido Notari (premiato anche lui come celebre «voce del cinema italiano» in innumerevoli doppiaggi) leggeva le motivazioni e Gina Lollobrigida consegnava medaglie d’oro, penne d’argento, pergamene.

Applausi ad Aldo De Benedetti, come autore e sceneggiatore, alla signorina Greco, esempio di oscura e silenziosa fedeltà al cinema, al regista Augusto Genina, (il cui premio venne ricevuto dalla consorte), a Luigi Mangano, continuatore di una tradizione di esercizio, a Totò, creatore di un genere di film comico (egli è stato l’unico, in quell’ambiente cinematografico, ad essere richiesto di autografi da belle signore), al produttore Fortunato Misiano, a Fritz Micucei, direttore di una grande compagnia di distribuzione, al produttore Maleno Malenotti, a Gino Cervi, a Livio Pavanelli, all’operatore Gallea, ad Anna Magnani per la sua eccezionale personalità di artista.

Un gran fascio di rose rosse e un abbraccio storico fra «Nannarella» e «la piu bella donna del mondo», che, come tutti sanno dall'omonimo film, è ormai Gina Lollobrigida, consacrò l'avvenimento. Tralasciamo di ricordare tutti gli altri premi, tranne le penne d'argento a Mario Natale ed a Lello Bersani che, pur assente ringraziò con un divertente trucco, facendo trasmettere una registrazione sonora della sua voce, come se parlasse da un angolo nascosto della sala. Poi la serata trionfò lietamente nelle danze, mentre Anna Magnani si allontanava commossa. Aveva il volto candido come biacca, gli occhi lucidi di febbre cerchiati profondamente di nero per la stanchezza.

Alberto Ceretto, «Corriere dell'informazione», 16 gennaio 1956


Anna Magnani si è presentata febbricitante al Gran Galà del cinema italiano: pallida ed emaciata si è diretta verso Gina Lollobrigida, ne ha ricevuto l'abbraccio ed è corsa a casa per rimettersi a letto.

Sabato sera, all’improvviso, Anna Magnani si mise a letto con la febbre. Nel salone di un grande albergo, dove l’aspettavano per consegnarle una delle medaglie d’oro destinate dalla stampa tecnica cinematografica ad attori, registi e produttori che, come dice l’intestazione del premio, hanno speso « una vita per il cinema », la notizia fu accolta con rammarico e Gina Lollobrigida guardò malinconicamente le diciotto rose rosse che voleva offrirle. C’era tutto il mondo cinematografico romano; c’erano Cervi e Totò, anch’essi premiati, e le nuove leve. Ma la consegna della medaglia alla Magnani era un po’ considerata il momento culminante della serata e l’attrice lo sapeva, teneva ad essere presente, sensibile a questa manifestazione d’affetto dei suoi colleghi. Perciò volle fare un patto col medico: se verso mezzanotte la febbre non avesse superato i 38 gradi sarebbe andata lo stesso a ricevere la medaglia. « Per piacere », lo supplicò, « dica di sì. » Il medico scosse il capo ma accettò.

Così, verso mezzanotte, la Magnani si misurò la temperatura. Quando si tolse il termometro, si accorse che segnava un paio di linee oltre i 38 gradi. Il medico in quel momento stava accarezzando uno dei quattro gatti dell’attrice ed era distratto. Come fanno i ragazzi che non vogliono rinunciare a una festa, la Magnani provvide a far scendere il termometro e saltò dal letto. Mezz’ora dopo un caloroso applauso l’accolse nel salone del grande albergo. Gina Lollobrigida le andò incontro con le rose e l’abbracciò. Erano tutte e due commosse. La Magnani si trattenne solo il tempo necessario per ricevere la medaglia. Al microfono disse: « Grazie, grazie a tutti ». Ma uscendo si batté una mano sulla fronte: «Mi sono dimenticata di una cosa », brontolò. « Volevo fare una precisazione. Un giornale ha pubblicato che io sono nata in Egitto e che sono venuta a Roma quando avevo quindici anni. Non è vero, devo dirlo. Io sono romana di Roma, nata a Porta Pia, vicino alla breccia... Ora torno al microfono. » Ma in quel momento un forte applauso stava salutando la consegna della medaglia d’oro a Gino Cervi e Nannarella alzò le spalle e tornò a letto.

Totò, che era accompagnato da Franca Faldini, è stato premiato al Gran Gala del cinema per aver contribuito alla creazione di un particolare genere di film comico.

Tania Weber e Sandro Pallavicini

Gina Lollobrigida consegna ad Anna Magnani la medaglia d'oro e un fascio di rose. L'abbraccio tra le due attrici è stato il momento culminante della serata, durante la quale sono state distribuite medaglie con una longanimità hollywoodiana. Sono toccati premi ad attori, produttori, registi, esercenti, distributori e perfino ad agenti pubblicitari.

«Epoca», anno VIII, n.277, 22 gennaio 1956 


Le foto dell'evento


Per il cinema - 4 settembre 1957: Premiazione per il concorso "Maschera d'argento"


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

Il più ambito degli Oscar nazionali è stato assegnato da una Commissione di dodici giornalisti che hanno esercitato la funzione di critico nelle più importanti «piazze» teatrali ai seguenti autori, artisti e tecnici particolarmente distintisi nella stagione 1956-57:

Per il Teatro: Achille Trinca (impresario); Marchesi, Metz e Verde (autori del copione);Garinei e Giovannini (regia); Carlo Dapporto (comico); Delia Scala (subretta); Diana Dei, Pinuccia Nava e Paolo Panelli (attori); Marisa Del Frate e Rino Salviati (cantanti); Alba Arnova e Victor Ferrari (ballerini); Quartetto Cetra e Mario Di Gilio (fantasisti); Complesso Marino Marini (attrazione musicale); Donald Saddler (coreografie); Nello Segurini (direzione d’orchestra); Emilio F. Schuberth (alta moda per la scena). Due maschere d’argento «alla memoria» sono state assegnate ai compositori recentemente scomparsi Alberto Barberis, autore di Munastero ‘e Santa Chiara e Giuseppe Bonavolontà.

Per la Radio e la TV premiati: Michele Galdieri, Corbucci e Grimaldi (TV dei ragazzi), Rascel, Nino Taranto, Gianluigi Marianini, la bambina Puni Semeraro (Lilly), Gisella Sofio, Emma Danieli, Silvio Noto, Gloria Christian, Nunzio Gallo, Giovanni Sarno (per la rubrica Sentimento e fantasia) e Armando Trovajoli.

Ospiti d’onore: Billi, Walter Chiari, Macario, Anna Magnani, Wanda Osiris, Remigio Paone, Mario Riva, Totò e il giornalista Rodolfo Crociani, presentatore di spettacoli di beneficenza. Tutti riceveranno la Maschera d'argento dal Sindaco di Roma e parteciperanno al Superspettacolo delle Vedette nella serata di gala che avrà luogo martedì 10 alla Casina delle Rose in Roma.

«Il Messaggero», 5 settembre 1957


Foto Archivio Istituto Luce


Per il cinema - 9 settembre 1958: Premiazione per il concorso "Maschere d'oro"


Descrizione del video - Archivio Storico Istituto Luce - "Piacenza: il ministro Simonini inaugura la III Mostra internazionale degli idrocarburi. Cap d'Ail: giungono nella residenza estiva di Churchill migliaia di telegrammi in occasione dell'ottantesimo compleanno dello statista; ricostruita brevemente per immagini la carriera politica di Churchill. Roma: assegnazione delle "Maschere d'argento" alla Tebaldi e a Del Monaco, a Fabrizi e ad Anna Magnani. Olanda: provengono da tutto il paese i cavalieri che partecipano alla giostra sui cavalli. Giappone: sperimentato ombrelli solari per lo sfruttamento dell'energia solare per usi domestici.

Galleria fotografica e stampa dell'epoca

Questa sera, in un caratteristico locale all'aperto di Villa Borghese, si è svolta la cerimonia dell’assegnazione delle «Maschere d'argento» 1958 per il teatro, la rivista, la televisione e la radio. Presenti un numeroso pubblico e la maggior parte dei premiati, il sottosegretario allo Spettacolo, on. Ariosto, ha consegnato le «Maschere d’argento» assegnate dal sindacato cronisti romani, promotore della manifestazione.

Per il teatro e la rivista sono stati premiati quest'anno l’impresario Arturo Siri, gli autori Garinei e Giovannini, gli attori Renato Rascel, Paolo Panelli e Giovanna Ralli, la «soubrette» Lauretta Masiero, i cantanti Jula De Palma, Elena Giusti, Amru Sani, Claudio VIllan, Luciano Tajoli, Domenico Modugno e il duo «Jolli», l'imitatore Alvisi, i caratteristi Anna Campori e Mario Carotenuto, il presentatore Silvio Noto, il compositore Gorni Kramer, il direttore d’orchestra Angelini, il coreografo Paul Steffen, il pianista Sanatomi e il complesso New Orleans Jazz Band.

Per la TV sono stati premiati Garinei e Giovannini, Tognazzi e Vianello, Carlo Dapporto, e i presentatori Mario Riva e Fulvia Colombo. Per la radio l'autore Dino Verde, gli attori Alberto Talegalli e Nino Taranto, i cantanti Achille Togliani, Tonina Torrielli, il direttore d’orchestra Lelio Luttazzi e Vittorio Zivelli, creatore della rubrica «Il discobolo».

Infine speciali maschere d’oro sono state assegnate a Renata Tebaldi, Mario Del Monaco, Fabrizi e Totò.

«Corriere della Sera», 9 settembre 1958


«Tempo», 9 settembre 1958


 




Per il cinema - 1958: Premio "Ulivo d'oro" al festival del film comico e umoristico di Bordighera per il film "Gambe d'oro"


Il festival del cinema umoristico era inserito all’interno del Salone Internazionale dell’Umorismo di Bordighera, che oltre alla sezione dedicata al cinema, comprendeva anche quello alla fumettistica e alla letteratura comica. Si poteva definire un contenitore dedicato all’umorismo a 360°, che ebbe vita dal 1947 al 1999, e negli anni compresi tra il 1955 e il 1964 si arricchì anche di un vero e proprio festival del cinema umoristico. Bordighera, quindi d’estate per oltre 50 anni diventava un focolaio di iniziative comiche, umoristiche, divertenti, che attiravano esperti e turisti da ogni parte del mondo. La fama di questo piccolo e incantevole centro ligure, ad un passo dalla Francia, ma profondamente italiano, crebbe a dismisura, anche sospinto dal fatto che la maggior parte dei divi italiani e internazionali sono passati almeno una volta dal Salone umoristico ed anche dal festival nei pochi anni in cui esso è esistito.

Il Salone dell’Umorismo ogni anno aveva un programma ricchissimo che consisteva nella presentazione di libri, pellicole cinematografiche, eventi e disegni umoristici su un tema fisso, che cambiava ogni anno, e su tema libero. La giuria assegnava i premi: quelli di maggior prestigio erano la Palma d’Oro, il Dattero d’Oro e l’Ulivo d’oro, quest’ultimo era assegnato ai migliori film della kermesse ligure. In pochi anni il Salone raggiunse una grande notorietà grazie al suo intento divulgativo ed alle iniziative di sostegno organizzate dal suo fondatore, tanto da divenire un punto di riferimento per molti umoristi di tutto il mondo, fra cui – novità nel panorama editoriale continentale – molti dell’Est europeo e, soprattutto, cinesi, in un periodo in cui gli scambi culturali erano ancora sottoposti a rigorosi controlli. Il Salone è stata la manifestazione più importante del settore a livello internazionale: ha riunito a Bordighera per oltre cinquant’anni i personaggi più noti dell’Umorismo mondiale in un’atmosfera di amicizia e collaborazione che non conosceva barriere di lingua, cittadinanza, razza o religione. Peynet, Quino, Mordillo, Jacovitti, tra i disegnatori più conosciuti e uomini di spettacolo quali Alberto Sordi, Renato Rascel, Ugo Tognazzi, Peppino De Filippo, o scrittori come Fernanda Pivano, Giovanni Guareschi, Dario Fo, Luca Goldoni, Luciano De Crescenzo hanno calcato il palcoscenico per le premiazioni. In città, per una settimana risuonavano le risate, i giochi, insieme ad una trepidante attesa del comunicato dei premiati con le prestigiose Palme d’Oro e per il cinema gli Ulivi d’oro, a simboleggiare la mitezza mediterranea del clima della cittadina ligure: il glamour delle estati bordigotte!

Domenico Palattella


Bordighera, 23 luglio

È atteso da un momento all’altro l’arrivo a Bordighera di Totò. Il popolare comico partenopeo dovrebbe infatti presenziare alla «prima assoluta» dell’ultimo film da lui interpretato «Gambe di oro », che verrà presentato stasera nella quinta serata del Festival del cinema umoristico. C’è chi sostiene di aver già veduto Totò nei giorni scorsi aggirarsi in Riviera, tra Sanremo e Alassio.

A Totò — che in « Gambe d’oro » è stato diretto da Turi Vasile e ha avuto come compagni Memmo Carotenuto, Dolores Palumbo e Rossella Como (quest’ultima già da alcuni giorni a Bordighera) — verranno riservate cordialissime accoglienze. Suonerà in suo onore la banda caratteristica «Tiralogni» che giorni fa si è già recata alla stazione ferroviaria a ricevere, tra squilli di trombe e colpi di grancassa. Aldo Fabrizi.

Il comico romano é stato finora il dominatore incontrastato del Festival di Bordighera. Il film da lui diretto recentemente in Spagna. « Il maestro », è stato presentato lunedì sera fuori concorso, in margine al Festival non trattandosi di una opera umoristica. Ha strappato anzi qualche lacrima alle spettatrici più sensibili.

Da giorni, comunque, Fabrizi fa il bagno nel mare di Bordighera. Dal giorno dell’arrivo dell’attore romano il mare è piuttosto agitato : molti — con spirito un po’ facile — ne attribuiscono la colpa proprio alla mole di Fabrizi...

Ieri sera, nel quarto spettacolo del Festival, sono entrati in lizza gli Stati Uniti che hanno presentato « Come svaligiare una banca»: regìa di Henn Levin, inter. prelazione di Tom Ewyl e Michkei Rooney nei panni di due « inesperti rapinatori ».

«Corriere d'Informazione», 24 giugno 1958


Vi è anche una farsa sovietica di vecchia scuola - L'esordio questa sera Vittorio Gassman accanto a Totò in un film di Monicelli: I soliti ignoti.

Bordighera, sabato sera.

Si inaugura stasera a Bordighera, la IV Rassegna internazionale del film umoristico. I film in gara saranno, a cominciare da stasera, i seguenti: La verità... quasi nuda di Mario Zampi; L'ultima notte dell'anno, di Eldar Riazamov; Gambe d'oro, di Turi Vaslle; Historias de Madrid, di R. Beleta; I prepotenti, di Mario Amendola; La bomba comica, di R.A. Bradford; I soliti ignoti, di Mario Monicelli; Gigi, di Vincente Mlnnelli. Diamo qui alcuni cenni sui varii film, ai quali verrà assegnato l'«Ulivo d'oro» nel corso della serata di gala che domenica 21 chiuderà la manifestazione. [...]

Gambe d'oro, di Turi Vaslie, è il primo dei tre fllm italiani in cartellone. Le auree gambe di cui al titolo non sono quelle, ben modellate, di un plotone di girli, bensì altre, magari più preziose, appartenenti al campioni di una squadra di calcio. Alle prese con costoro sarà Totò, mecenate del team, che, pur giocando in serie C, supera i confini della notorietà provinciale e interessa gli esperti delle maggiori formazioni specie nel periodo della campagna acquisti. I prepotenti, di Mario Amendola, il cui titolo rispecchia il contenuto (beghe a ripetizione tra gagliardi e rissosi campioni di quella diffusa categoria di persone che a tutti i costì, e sempre, vogliono aver ragione), allinea tre assi del nostro cinema vernacolo: Aldo Fabrizi, Mario Riva, Nino Taranto, assecondati da Ave Ninchi, Giuseppe Porelli, Wandisa Guida, Anche qui, uno sfondo calcistico.[...]

I soliti ignoti è il nuovo definitivo titolo del film di Mario Monicelli, dapprima annunciato come Le madame, ossia i carabinieri nel pittoresco gergo dei ladri. I soliti ignoti è invece una locuzione abituale nella cronaca nera («Stanotte, verso le due, i .soliti ignoti, sono riusciti, secondo un piano prestabilito, ad entrare... »): quella cronaca nera, cioè, che, molto scherzosamente, ha fornito ai soggetisti, Age e Scarpelli, Suso Cecchi D'Amico e Mario Monicelli, lo spunto per descrivere le imprese di una banda di ladri di cui il film mostrerà i volti non « ignoti », ma anzi popolari, perché sono quelli di Totò e di Gassman, di Mastroianni, di Renato Salvatori, di Memmo Carotenuto vecchia scuola. [...]

«Stampa Sera», 20 luglio 1958


OSPITI. — Il principe Antonio De Curtis, Totò, e Franca Faldini sono arrivati dal Tigullio a bordo del panfilo « Alcor », che batte bandiera americana. Aldo Fabrizi, reduce dal congresso degli umoristi di Bordighera, Rossella Como e il prof. Leonardo Siliato, presidente della Lazio.

«Corriere d'Informazione», 26 luglio 1958


Per il cinema - 1959: Premio "Ulivo d'oro" al festival del film comico e umoristico di Bordighera per il film "I soliti ignoti"

Il festival del cinema umoristico era inserito all’interno del Salone Internazionale dell’Umorismo di Bordighera, che oltre alla sezione dedicata al cinema, comprendeva anche quello alla fumettistica e alla letteratura comica. Si poteva definire un contenitore dedicato all’umorismo a 360°, che ebbe vita dal 1947 al 1999, e negli anni compresi tra il 1955 e il 1964 si arricchì anche di un vero e proprio festival del cinema umoristico. Bordighera, quindi d’estate per oltre 50 anni diventava un focolaio di iniziative comiche, umoristiche, divertenti, che attiravano esperti e turisti da ogni parte del mondo. La fama di questo piccolo e incantevole centro ligure, ad un passo dalla Francia, ma profondamente italiano, crebbe a dismisura, anche sospinto dal fatto che la maggior parte dei divi italiani e internazionali sono passati almeno una volta dal Salone umoristico ed anche dal festival nei pochi anni in cui esso è esistito.

Il Salone dell’Umorismo ogni anno aveva un programma ricchissimo che consisteva nella presentazione di libri, pellicole cinematografiche, eventi e disegni umoristici su un tema fisso, che cambiava ogni anno, e su tema libero. La giuria assegnava i premi: quelli di maggior prestigio erano la Palma d’Oro, il Dattero d’Oro e l’Ulivo d’oro, quest’ultimo era assegnato ai migliori film della kermesse ligure. In pochi anni il Salone raggiunse una grande notorietà grazie al suo intento divulgativo ed alle iniziative di sostegno organizzate dal suo fondatore, tanto da divenire un punto di riferimento per molti umoristi di tutto il mondo, fra cui – novità nel panorama editoriale continentale – molti dell’Est europeo e, soprattutto, cinesi, in un periodo in cui gli scambi culturali erano ancora sottoposti a rigorosi controlli. Il Salone è stata la manifestazione più importante del settore a livello internazionale: ha riunito a Bordighera per oltre cinquant’anni i personaggi più noti dell’Umorismo mondiale in un’atmosfera di amicizia e collaborazione che non conosceva barriere di lingua, cittadinanza, razza o religione. Peynet, Quino, Mordillo, Jacovitti, tra i disegnatori più conosciuti e uomini di spettacolo quali Alberto Sordi, Renato Rascel, Ugo Tognazzi, Peppino De Filippo, o scrittori come Fernanda Pivano, Giovanni Guareschi, Dario Fo, Luca Goldoni, Luciano De Crescenzo hanno calcato il palcoscenico per le premiazioni. In città, per una settimana risuonavano le risate, i giochi, insieme ad una trepidante attesa del comunicato dei premiati con le prestigiose Palme d’Oro e per il cinema gli Ulivi d’oro, a simboleggiare la mitezza mediterranea del clima della cittadina ligure: il glamour delle estati bordigotte!

Domenico Palattella


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Per il cinema - 19 novembre 1959: Premio ANICA, Targa d'Oro


Un felice ed emozionato Totò riceve la Targa d'oro. Premio Anica, alla presenza di alcuni suoi amici e colleghi come Sordi e Fabrizi. Il premio "Targa d'Oro" è un premio cinematografico, assegnato dalla stessa giuria del premio David di Donatello.


Archivio Storico Istituto Luce - Descrizione sequenze: Cagliari, palazzo della Regione: prefetti francesi ricevuti dal presidente Corrias; la sala di riunione, Corrias porge il saluto ai prefetti francesi; Mr Ernst risponde a nome della delegazione; isole Hawai: il vulcano Kilaue Iki erutta fioumi di lava; la lava invade i boschi, lapilli che raggiungono grandi altezze; Roma: serata per festeggiare Totò; Monaco e altri esponenti del cinema italiano al buffet conversano tra loro; Sordi, la Schiaffino, Fabrizi accanto a Totò e altre attrici, la Blanch; Lattuda conversa con la Schiaffino e Fabrizi; targa d'oro dell'Anica viene consegnata da Monaco a Totò; Totò bacia e abbraccia Alberto Sordi; Canada: tronchi di albero vengono trasportati sul fiume con un nuovo macchinario di sollevamento; una nave che trasporta legname; enormi chiatte portano legname sul fiume; un carico di leganme si rovescia nel viaggio di collaudo

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«Corriere della Sera», 20 novembre 1959


Le foto dell'evento
(Archivio Storico Istituto Luce)


Per la radio e televisione - 1960 - Medaglia d'Oro "Bontà di Napoli"

«BONTÀ DI NAPOLI» AL SAN CARLO SPETTACOLISSIMO DEL MATTINO

Durante la serata, andata in scena al San Carlo, Totò è stato insignito con una medaglia d'oro che portava la seguente dicitura: «Totò, miglior napoletano dell'anno».

«Non tornavo nella mia città da un bel po' di tempo» ha detto il principe de Curtis dal palco del Massimo, gremito da una folla entusiasta. «Sono contento per questo straordinario affetto dal quale mi sento circondato, Napoli mi ama ed è un sentimento reciproco. Ma sono anche addolorato per il grave lutto che ha colpito di recente Eduardo De Filippo.» Eduardo pochi giorni prima aveva perso la figlia Luisella di otto anni, per un improvviso arresto cardiaco.

«Il Mattino», domenica 10 gennaio 1960


Per la radio e televisione - 18 gennaio 1960: Premio "Microfono d'argento"


Il breve discorso di ringraziamento:

Io ringrazio infinitamente questo caro pubblico che amo e che credo, in parte, mi voglia anche un po' di bene. Scusatemi. .. io vedo poco ... ma comunque, insommma ... quando c'è la salute ... del resto non ce ne frega niente. Adesso io ... macchiette non ne posso fare perché sono tanti anni che non ne faccio ... dirò qualche mia poesia ... perdonatemi. Dirò Ludovico e Sarchiapone. È la storia di due bestie.



Archivio Storico Istituto Luce - Unione sovietica: discorso di Kruscev sul disarmo al Soviet supremo. Sagra del tartufo a Norcia. Microfoni d'oro assegnati a Roma. Descrizione sequenze:Mosca: ingresso di Kruscev al Soviet supremo; applausi dei presenti; poi Kruscev pronuncia il suo discorso al Soviet; finito il suo discorso Kruscev viene applaudito; Norcia: sagra del tartufo con arrivo del ministro Tupini; Tupini saluta le autorità locali presenti; un uomo con i suoi cani cerca tartufi nella campagna umbra; l'uomo prende il tartufo individuato dal suo cane; maiali in un porcile; statua raffigurante maiali che cercano tartufi; tartufi neri su una bilancia; donne lavorano alla preparazione dei tartufi di Norcia per la commercializzazione; macchinari per la pulitura e la preparazione dei tartufi; piatti a base di tartufo; In un teatro romano serata per la consegna del premio Microfono d'argento; la statuetta raffigurante un microfono, premio della serata; Mario Riva sul palcoscenico presenta la serata; ricevono il Microfono d'argento Lea Padovani e Sergio Fantoni; Pallavicini premiato dal sottosegretario Mazza; premiazione di Dallara e Fausto Cigliano; poi è la volta di Domenico Modugno; ricevono il premio Delia Scala, Nino Manfredi e Paolo Panelli che mostrano il Microfono alla platea; Totò mostra una scatola vuota ricevuta in premio per la non partecipazione a trasmissioni televisive

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Oggi saranno resi noti i nomi dei premiati - Una eccezionale «anteprima» del Festival di Sanremo

Fervono i preparativi per l'allestimento del grande spettacolo che si svolgerà lunedi 18 alle ore 21.30 al Teatro Sistina per la consegna dei « Microfoni d'argento 1959 ». In attesa che venga reso noto oggi l'elenco degli artisti premiati è confermata la partecipazione allo spettacolo di Delia Scala, Nino Manfredi e Paolo Panelli, l’ormai famoso «trio» di Camonissima; Miranda Martino, Virna Lisi, Sergio Fantoni, Bice Valori e il maestro Bruno Canfora.

Mario Riva sarà il brillante animatore della serata. Ezio Redaelli l'alacre organizzatore dell'imminente festival di San Remo ha assicurato il 6uo intervento allo spettacolo con una sorpresa che incontrerà certo il caldissimo favore del pubblico: si tratta di una specie di «anteprima » dello stesso Festival di San Remo in quanto egli ha annunciato la partecipazione allo spettacolo di alcuni fra i principali protagonisti della manifestazione sanremese. Con Domenico Modugno, sulla ribalta del «Sistina» si alterneranno Teddy Reno, Tony Dallara, Tonina Torrielli, Achille Togliani, Gino Latilla e Fausto Cigliano.

Altre importanti adesioni — tra cui quelle di Totò e di Ugo Tognazzi — sono inoltre pervenute al Comitato organizzatore. Garinei e Giovannini hanno consentito a dare la loro collaborazione allo spettacolo che costituisce una così eccezionale «passerella» di celebrità.

La vendita dei biglietti continua presso l’Arpa-Cit di piazza Colonna (tel. 684-188).

«Il Messaggero», 16 gennaio 1960


Le foto dell'evento e la rassegna stampa
(Archivio Storico Istituto Luce)


Per il cinema - 1960: Premio "Ulivo d'oro" al festival del film comico e umoristico
di Bordighera per i film «Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi» e «Letto a tre piazze»


Il festival del cinema umoristico era inserito all’interno del Salone Internazionale dell’Umorismo di Bordighera, che oltre alla sezione dedicata al cinema, comprendeva anche quello alla fumettistica e alla letteratura comica. Si poteva definire un contenitore dedicato all’umorismo a 360°, che ebbe vita dal 1947 al 1999, e negli anni compresi tra il 1955 e il 1964 si arricchì anche di un vero e proprio festival del cinema umoristico. Bordighera, quindi d’estate per oltre 50 anni diventava un focolaio di iniziative comiche, umoristiche, divertenti, che attiravano esperti e turisti da ogni parte del mondo. La fama di questo piccolo e incantevole centro ligure, ad un passo dalla Francia, ma profondamente italiano, crebbe a dismisura, anche sospinto dal fatto che la maggior parte dei divi italiani e internazionali sono passati almeno una volta dal Salone umoristico ed anche dal festival nei pochi anni in cui esso è esistito.

Il Salone dell’Umorismo ogni anno aveva un programma ricchissimo che consisteva nella presentazione di libri, pellicole cinematografiche, eventi e disegni umoristici su un tema fisso, che cambiava ogni anno, e su tema libero. La giuria assegnava i premi: quelli di maggior prestigio erano la Palma d’Oro, il Dattero d’Oro e l’Ulivo d’oro, quest’ultimo era assegnato ai migliori film della kermesse ligure. In pochi anni il Salone raggiunse una grande notorietà grazie al suo intento divulgativo ed alle iniziative di sostegno organizzate dal suo fondatore, tanto da divenire un punto di riferimento per molti umoristi di tutto il mondo, fra cui – novità nel panorama editoriale continentale – molti dell’Est europeo e, soprattutto, cinesi, in un periodo in cui gli scambi culturali erano ancora sottoposti a rigorosi controlli. Il Salone è stata la manifestazione più importante del settore a livello internazionale: ha riunito a Bordighera per oltre cinquant’anni i personaggi più noti dell’Umorismo mondiale in un’atmosfera di amicizia e collaborazione che non conosceva barriere di lingua, cittadinanza, razza o religione. Peynet, Quino, Mordillo, Jacovitti, tra i disegnatori più conosciuti e uomini di spettacolo quali Alberto Sordi, Renato Rascel, Ugo Tognazzi, Peppino De Filippo, o scrittori come Fernanda Pivano, Giovanni Guareschi, Dario Fo, Luca Goldoni, Luciano De Crescenzo hanno calcato il palcoscenico per le premiazioni. In città, per una settimana risuonavano le risate, i giochi, insieme ad una trepidante attesa del comunicato dei premiati con le prestigiose Palme d’Oro e per il cinema gli Ulivi d’oro, a simboleggiare la mitezza mediterranea del clima della cittadina ligure: il glamour delle estati bordigotte!

Domenico Palattella



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Totò, di scena nel Letto a tre piazze, è anche il protagonista dell'ultima pellicola, in cartellone.

Bordighera, sabato sera.

Gli spettatori dell'Arena degli Ulivi, dove si svolge da lunedi scorso il Festival comico umoristico che domani sera si conclude, sono in genere dei sedentari. E' difficile che, finito il film, se ne vadano, anche se non sia ancora mezzanotte, a fare le ore piccole a Sanremo o alla Marina di Capo Pino, dove le strtpteases una volta occorreva andare a cercare nel night club di Nizza, ora si spogliano ogni sera anche al di qua del confine. Dopo la proiezione, e le rituali due chiacchiere al caffè, qui si va a dormire, buoni buoni ed economicamente.

Un piccolo esodo, di giornalisti soprattutto, al di là di Ponte San Luigi lo si è avuto, ma non di sera, bensì di pomeriggio è determinato, diciamolo, pure, da motivi professionali. Saputo che a Nizza, in un «cinema d'essai», si proiettava Il film di Roger Vadim, Les ilaisons dangeréuses, per il quale il ministro Malraux non ha concesso il vise d'éxportation, e che quindi non vedremo mai in Italia anche se la nostra censura non lo bocciasse, svariati recensori sono andati, fuori servizio, a rendersi conto dell'esatto valore artistico della discussa pellicola. E, come già a Cannes, ne riportarono una impressione positiva, se pur qualcuno abbia osservato che per una scena, quella della fine, quando Jeanne Moreau è scottata abbondantemente mentre brucia cospargendole di alcool le lettere compromettenti, l'effetto era cosi da ridere che meritava tagliarla dal resto dell'eccellente film e mandarla a Bordighera dove avrebbe divertito forse più, di taluni film comici in cartellone.

Con questa malignità non si intende significare che all'Arena degli Ulivi si rida verde. D'altra parte da certi filmetti, e da taluni registi, non si deve pretendere di più di quel che han dato: Il letto a tre piazze, per esempio, diretto da Steno, è già tanto, secondo noi, che abbia contenuto in limiti di sufficiente onestà mimica e visiva una vicenda dove Totò fa il disperso in Russia che resuscita, e rientra in patria dopo dieci anni di silenzio e trova la moglie (Nadia Gray) sposata ad un altro (Peppino De Filippo), talché la donna si barcamena poi per un bel po' con due mariti, sino a che un incidente li fa fuori entrambi e lei né sposa tranquillamente un terzo (Aroldo Tieri). Si può dire che è deprecabile che attori come i nominati si sprechino in insulsaggini del genere, e basta: l'eventuale discorso criticomoralistico sarà, semmai, da riserbarsi per quando la farsetta, fra non molto, entrerà nel giro normale delle programmazioni.

[...] Stasera e domani i film, entrambi italiani, saranno rispettivamente A noi piace freddo e Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi, a proposito dei quali è annunciato l'arrivo dei principali interpreti: Tognazzi, Vianello, Yvonne Furneaux, per il primo, e per l'altro la principale attrice, la tedesehina Christine Kaufmann. Poiché sono già qui Peppino De Filippo, Jàcqueline Plessis, Leonora Ruffo, Lidia Martora, non si può dire che gli attori siano stati del tutto sordi all'invito degli organizzatori.

Achille Valdata, «Stampa Sera», 6-7 agosto 1960


L'umorismo è apparso quest'anno un po' in ribasso - I film italiani programmati sono stati «Letto a tre piazze», «A noi piace freddo» e «Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi». Gli «ulivi d'oro» a Renato Rascel, a Tognazzi e Vianello, Marisa Merlini e Peppino De Filippo

Bordighera, 7 agosto

— A che servono i ponti?
— Forse da ombrello per i pesci...

Questa battuta dell’ultima pellicola di Jerry Lewis rende più o meno il tono del V Festival Internazionale del Film comico umoristico che si è chiuso oggi a Bordighera dopo sette giorni di proiezioni, nel quadro delle tradizionali manifestazioni estive della cittadina ligure. Un Festival in cui, per la verità, le risate non sono state nè moltissime né scroscianti: tuttavia un Festival affabile, gradevole, sorridente, direi quasi familiare: che alla qualità dei film hanno supplito la tradizionale ospitalità bordigotta. La buona organizzazione curata da Umberto Rancati, le belle giornate di sole, le fresche serate trascorse all’Arena degli Ulivi.

Bordighera ha fatto bene a darsi un Festival cosi specializzato. Esso è assai diverso dallo pletora di analoghe iniziative fiorenti in tutti i centri turistici, termali e balneari d'Italia, il cui continuo moltiplicarsi sta creando nel pubblico un senso di sfiducia e di noia. La manifestazione bordigotta è tutt'altro che inutile, tanto è vero che essa si svolge sotto l’alto patronato della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Si tratta, ogni anno, di fare il punto sull'umorismo cinematografico internazionale. E non è colpa della città ospite se tale umorismo quest’anno è apparso un poco in ribasso, se le commediole hanno predominato sulle commedie autentiche, se le trovate si sono spesso ridotte al rango di semplici freddure.

Ciò è stato evidente nei tre film italiani in programma: «Letto a tre piazze» di Steno, «A noi piace freddo» anche di Steno, «Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi» di Mario Mattioli. Quest’ultimo ha tentato la corda lirica, senza per altro farla vibrare in modo originale e ci ha narrato la storia di due giovanissimi (Geronimo Meynier e Christine Kaufmann) che con la complicità delle madri (Franca Marzi e Rina Morelli) riescono a vincere l’opposizione alle nozze dei padri troppo litigiosi (appunto Totò e Aldo Fabrizi). Steno ha cercato, si, la via della satira, presentandoci nel primo film il caso di un reduce (ancora Totò) che trova la sua bella moglie (Nadia Gray) ormai felicemente sposata a un altro uomo (Peppino De Filippo) e nel secondo riportandoci all’epoca dell'occupazione tedesca per annodarvi un intrigo a base di colonnelli SS. (Francis Blanche) alle prese con agenti segreti più o meno autentici (Ugo Tognazzi). Ma la satira troppo spesso ha ceduto alla farsa nuda e cruda, sicché il tono delle due pellicole non e stato quello che gli spunti avrebbero potuto suggerire. Dei film stranieri il migliore è stato unanimemente giudicato quello francese di Jean Delannov. «Il barone», tratto da un noto romanzo di Georges Simenon. Vi si narra di un simpatico e irrequieto frequentatore del Casinò di Deauville alle prese con una ormai cronica indigenza e con i primi avvilimenti della vecchiaia. Film garbatamente umano, che si avvale di un’ugualmente umana interpretazione di Jean Gabin ben coadiuvato da Micheline Presie. Esso non ha ricevuto il primo premio della manifestazione solo perchè, saggiamente, il Festival di Bordighera non assegna premi ma solo diplomi di partecipazione ed evita in tal modo di contribuire alla pericola inflazione di coppe e copette in corso da qualche tempo.

Assai deludenti, viceversa, i due film inglesi: «Guerra fredda e pace calda» e «Nudi alla meta». L'aureo filone dell'umorismo in punta di penna, sempre a cavallo tra realtà e fantasia, unente una osservazione minuziosa dell'anima umana con un pizzico di gradevolissimo surrealismo, sembra ormai andato perduto nelle già fertili terre d’oltre Manica. Un motivo di tale decadenza e che i nuovi campioni della risata, tipo Peter Sellers, sono ben lungi dalle raffinate e originali vette del loro predecessore e prototipo Alee Guinness mentre si afferma sempre più un tipo di comicità piuttosto plebea, rappresentata ad esempio dall'istrionico Terry Thomas. Ma la decadenza, bisogna dirlo, si manifesta attualmente solo nel cinema e non nelle tradizionali attività umoristiche britanniche; tanto è vero che al Salone dell’Umorismo, altra branca delle intelligenti iniziative estive bordigotte, è proprio una serie di vignette del «Punch», la nota rivista londinese, ad attirare i massimi consensi e i più divertiti sorrisi dei visitatori.

Resta cosi da parlare soltanto del film di Jerry Lewis da cui ho tratto la battuta iniziale. Si chiama «Un marziano sulla terra» ed è ricavato da una commedia di Gore Vidal che trionfò a Broadway per circa un paio di anni: «Visita ad un piccolo pianeta». Il piccolo pianeta è appunto il nostro e quel turbolento visitatore extra terrestre rischia di portarvi il massimo scompiglio con i suoi stravaganti poteri sovrannaturali. Solo che al di sopra di lui ci sono autorità ben decise a tenerlo a freno, poiché si tratta di un noto scavezzacollo interplanetario. E alla fine l'importuno visitatore fa la figura dei pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati, sicché la terra, o almeno l’angolo di Georgia in cui egli è sceso, può riprendere le proprie vecchie abitudini. Il tutto non è tra le migliori pellicole dello smorfioso e simpatico Jerry nè le trovate vi si moltiplicano con ritmo costante; ma gli episodi gustosi non mancano, le caratterizzazioni dei vari personaggi sono esatte, un paio di animali parlanti aggiungono gradevoli effetti di contorno. E i film, se non altro, è servito a popolare Bordighera di tanti Jerry Lewis di cartone i quali, ritti in tutti gli angoli della città, hanno sfidato impavidi anche l’unico, ma violento temporale della settimana, che ha costretto il film americano ad essere proiettato di pomeriggio al chiuso anziché di sera all'aperto.

Non sono stati attribuiti premi ai film, come abbiamo detto. Ma le autorità di Bordighera, come è loro consuetudine, hanno voluto dare quattro «ulivi d’oro» ad altrettanti attori italiani che si sono particolarmente distinti durante l’anno nel campo della commedia cinematografica. Uno di essi, Renato Rascel, non potendo restare in Riviera sino alla fine del Festival, aveva ricevuto il ramoscello di ulivo martedì scorso. Stasera, tuttavia non è salito sul palcoscenico dell’Arena degli Ulivi un trio, bensì un quartetto, dato che uno dei premi è stato diviso ex aequo da Ugo Tognazzi e dal suo partner Raimondo Vianello. Gli altri due premiati erano Peppino De Filippo e Marisa Merlini, sempre aggressivamente e cordialmente simpatica. Tra gli applausi che hanno accompagnato la piccola premiazione c’erano anche quelli dei colleghi Christine Kaufmann, Lidia Martora, Yvonne Fourneaux, Eleonora Ruffo, Mara Dani, Francis Bianche, Alberto Talegalli, i quali poco più tardi si sono ritrovati ad un dinner di gala i cui brindisi hanno avuto come auguroso tema obbligato: arrivederci tra un anno a Bordighera.

Guglielmo Biraghi, «Il Messaggero», 8 agosto 1960


Per il cinema - 22 luglio 1961: concorso "La Grolla d'Oro"


Tributata a Totò come premio alla carriera, con la seguente motivazione: "Al merito del cinema, per aver da lunghi anni onorato l'estro e il genio del Teatro dell'Arte". Ma la sua salute ed i suoi impegni non gli permisero di partecipare alla premiazione a Saint-Vincent e la Grolla fu assegnata ad un altro attore (Alberto Sordi, n.d.r.)

Tengo molto al mio titolo nobiliare perché è una cosa che appartiene soltanto a me. Le onorificenze cinematografiche, invece, sono di chi va a ritirarle. In Italia gli attori vengono premiati esclusivamente se assicurano di andare a ritirare il premio, dando così un impulso pubblicitario alla manifestazione. Una volta mi venne comunicato che avrei ricevuto la «Grolla d'oro». Per impegni di lavoro non riuscii a partecipare alla premiazione e così la Grolla se la prese un altro attore al posto mio.

Antonio de Curtis


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«Tempo», 3 agosto 1961


Una quarta eccezionale grolla a Totò - La «targa Gromo» a Florestano Vancini e la Coppa della Val d'Aosta a Jean Luc Goddard

St. Vincent, 22 luglio

In una scintillante e gaia cornice di raffinata modernità, nel salone delle feste, sono state consegnate stasera le «grolle d’oro» del cinema, trattrice premiata Monica Vitti per il film «L’avventura»: l’attore Alberto Sordi, per «Tutti a casa»; il regista Luchino Visconti per «Rocco e i suoi fratelli» La giuria ha inoltre voluto premiare con una quarta ed eccezionale grolla d’ora il comico Totò, per il complesso, della sua carriera; con la targa «Mario Gromo», per l’opera prima, il regista Florestano Vancini, autore de «La lunga notte del '43», e con la coppa d’oro della Val d’Aosta, Jean Lue Godard, regista di «Fino all’ultimo respiro».

La giuria era composta da Luigi Chiarini, Fernando Di Giammatteo, Piero Gadda Conti, Arturo Lanocita, Carlo Trabucco, Domenico Meccoli, Leo Pestelli, Mario Verdone e Gino Visentini. La grolla è una coppa di foggia curiosa, e quasi sempre costruita in legno, con la quale i valdostani brindano in segno di amicizia, bevendo il forte ed aspro vino che si ricava dai vigneti dei fondo valle.

Nove anni fa l’Azienda di Soggiorno di St. Vincent la cittadina celebre per il suo clima, le sue acque, e soprattutto per il Casinò, decise di assegnare ogni anno le grolle fuse in oro puro, ai migliori attori, attrici e registi. Era un modo efficace per richiamare l’attenzione del pubblico a St. Vincent e sull’intera Val. le d’Aosta. Perché il premio non avesse soltanto un significato pubblicitario ma valorizzasse effettivamente i più meritevoli esponenti del cinema, furono chiamati a far parte della giuria i critici dei maggiori quotidiani.

Ora si è arrivati alla 9a edizione. E’ consuetudine che i vincitori dell’anno precedente consegnino di persona le grolle ai nuovi premiati. L'attrice Ingrid Thulin è giunta all’ultimo minuto in auto. Si è presentata in failie bianco e guanti neri, esteriormente un po’ mutata dopo la sua recente esperienza hollywoodiana e ha consegnato la grolla alla deliziosa Monica Vitti.

Invece, l’attore sovietico Volodia Ivasciov (interprete di «Ballata di un soldato») non ho scambiato la stretta di mano con Alberto Sordi, perché non ha potuto lasciare l’URSS. Egli però ha affidato un messaggio di felicitazioni a Luchino Visconti, che fino a pochi giorni fa si trovava a Mosca perché lo trasmettesse al nuovo laureato.

A St. Vincent era presente. Invece, Federico Fellini, che nel 1960 ricevette la fatidica grolla d'oro per il film «La dolce vita». Egli stesso, quindi, stasera ha premiato Luchino Visconti, che già aveva ricevuto una «grolla d’oro» nel 1958 per «Le notti bianche», e che ha avuto ora il riconoscimento per «la grande maestria formale di Rocco e i suoi fratelli, film che rappresenta un aspetto delia società italiana articolata in una struttura narrativa di ampio respiro».

Anche il successo di Monica Vitti è stato pieno e caloroso. Il viso magro, delicatamente ricamato di efelidi, i capelli biondi die spesso le cadevano sugli occhi, un abito da sera color turchese a campana, non ha saputo trattenere le lacrime. E’ stato difficile udire le risposte che dava all’intervistatore il quale, con, ammirevole impegno, cercava di farla sorridere.

Richiesta di un impresario sul suo recente lavoro. Monica Vitti ha detto: «difficile, sempre più' difficile. Non sono mai contenta ecco tutto». «Programmi per il futuro?». «Ancora un film di Antonini che s'intitola "L’eclisse" che, tanto per cambiare, è una storia di sentimenti». «Un giudizio su Antonioni?». Naturalmente e fra i più preparati e simpatici uomini di tutto il cinema italiano e internazionale». Mentre parlava. Monica Vitti dimostrava di aver ben meritato il premio «come attrice esordiente che ha saputo dai vita, con moderna sensibilità. ad un personaggio di inquieta umanità».

Attorno a Monica Vitti, che stringeva le «grolle d’oro» contro il petto, hanno fatto cerchio Susan Strosberg minuta e sorridente come una bambina, Ilaria Occhini col viso dolce e bello come fosse uscito da un dipinto del ’500, Gisella Sofio, Lilli Lembo e altre attrici ancora che nella gran confusione del momento non è possibile riconoscere. Poi si fa largo Massimo Serato, l'idolo femminile di una generazione passata, e la bacia in fronte.

Alberto Sordi stasera era in vena di madrigali. Salendo sul palco d'onore per ricevere le «grolle», lui, abituato a tanti premi, si è dichiarato commosso e orgoglioso e quindi ha fatto una parodia di se stesso, appunto «commosso e orgoglioso». Dalla sala Peppino De Filippo lo interrompeva: scambiando con lui vivacissime e amene battute, egli ha trovato il modo di annunciare che sta lavorando in un film di grande impegno con Dino Risi, dal titolo «Una storia dell'Italia degli ultimi quindici anni», una vicenda d'amore. «Quindici anni sono tanti per una vicenda d’amore; si comincia giovanotti e si finisce con le tempie argentate». Il titolo del film sarà «Il romanzo della mia vita». La motivazione della «grolla doro» a Sordi (che due anni fa ne aveva avuto una uguale) lo qualifica «Attore che con intelligente equilibrio ha saputo conciliare nella vivente unità di un carattere gli aspetti comici e drammatici di un personaggio».

La premiazione, come si è detto, si e svolta durante una sera di gran gala, presenti signore con splendidi abiti da sera e gioielli che valevano delle fortune. L'avvenimento, che si ripete ogni anno in mezzo alle vacanze estive, richiama sempre da Torino, da Genova e da Milano i nomi più prestigiosi della «haute». E' come se fosse una prima , alla «Scala», ma con una punta , di fantasia sbarazzina, come vogliono le consuetudini del cinema.

Tino Neirotti, «Il Messaggero», 23 luglio 1961


Per il cinema - 27 settembre 1961: premiazione per il concorso "Maschere d'Argento"


Totò, insieme a Federico Fellini, Ugo Tognazzi e Nino Manfredi ha ricevuto la "Maschera d'Argento" per il cinema italiano.


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Dopo l'Oscar d'America anche l'Oscar Internazionale Maschera d'Argento é venuto a premiare la grande arte di Elizabeth Taylor, attualmente gradita ospite di Roma quale protagonista del film Cleopatra. Per dar modo alla più celebre artista di Hollywood di intervenire personalmente alla grande serata di gala patrocinata dal Sindacato Cronisti Romani, che avrà luogo giovedì prossimo al Sistina e che costituirà l’avvenimento artistico e mondano più importante dell’anno, la Casa di produzione 20th Century Fox ha modificato il piano giornaliero di lavorazione del film. Gli artisti italiani premiati per la Cinematografia sono: il fuoriclasse Totò e, tra gli attori più rapidamente affermatisi, Ugo Tognazzi e Nino Manfredi. Non è da escludere che anche alcuni artisti stranieri risultino meritevoli dell’importante Oscar. Si fanno i nomi di Kirk Douglas, Stewart Granger e Charles Vanel. Per la categoria delle giovani Nuove Stars il premio del Cinema è stato assegnato ad Hedy Vessel

«Il Messaggero», 22 settembre 1961


Roma 28 settembre, notte.

Lampeggiare di « flashes », sciabolate di fotoelettriche e crepitare di applausi hanno accolto stasera l'arrivo di Liz Taylor al teatro Argentina, dove, nel corso di una serata di gala, sono state consegnate le «Maschere d'argento » 1961. La Taylor era l'ospite d’onore della manifestazione; decine di fotografi e di operatori della televisione e dei cinegiornali le hanno riservato l’accoglienza dovuta ai personaggi famosi.

Piccola, vestita di bianco, con una scollatura che è eufemistico definire audace, Liz non ha deluso le aspettative. I premi destinati ad artisti del cinema, della rivista, della musica leggera, della radio e della televisione non si contano più. La vera difficoltà (e ne sanno qualcosa gli organizzatori) consiste ormai nel trovare attori e cantanti disposti ad accettarli.

La «maschera d'argento», istituita nel 1946, ha però validemente resistito all'inflazione. L'elenco del premiati della edizione di quest’anno è lunghissimo, sono cinquanta le «maschere d'argento» consegnate, più una d'oro ad Antonello Riva, figlio dell'attore scomparso un anno fa, al quale il pubblico ha rivolto un affettuoso commosso applauso.

Fra gli artisti vincitori della «maschera» per il 1961 si possono ricordare, oltre la Taylor, che ha avuto il premio per il cinema straniero, Federico Fellini, Totò, Tognazzi, e Nino Manfredi per il cinema italiano; Clara Petrella e Castone Llmarilli per la lirica; Gino Cervi, Vittorio Gassman, Paolo Stoppa e Nino Taranto per la prosa; Garinei e Giovannini, Renato Rascel e lo scenografo Giulio Coltellacci per la rivista e varietà; il produttore Guido Sacerdote. Ilaria Occhini e le gemelle Kessler per la televisione e la radio; Pino Donaggio, Luciano Tajoli, Betty Curtis e il direttore d'orchestra tedesco Helmut Zacharias per la musica leggera; Romano Mussolini per il Jazz; la «troupe» dei fratelli De Marr per il circo; Livio Berruti, Giampiero Boniperti, Duilio Loi, Antonio Maspes per lo sport.

I premi sono stati consegnati dal ministro per lo Spettacolo e il Turismo, Folchi, e dal commissario prefettizio al comune di Roma, Diana.

«Corriere della Sera», 29 settembre 1961


«Il Messaggero», 29 settembre 1961


Per il cinema - 2 dicembre 1961: "Trapezio d'Oro"


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Per la letteratura - 29 settembre 1962: Concorso canoro "Festival di Zurigo"


Si aggiudica il primo premio della manifestazione canora la canzone "L'ammore avess' a essere", di de Curtis e Pino. Le giurie votano le quattordici canzoni, stabilendo così il brano vincitore del festival che è L'ammore avesse a essere interpretato da Tullio Pane che riceve l'Aquila d'oro, il trofeo della manifestazione; sono previsti premi minori per i secondi e terzi classificati. I cantanti sono accompagnati da vari direttori d'orchestra. Il Festival si svolge la sera di sabato 29 settembre presso Kongresshaus di Zurigo, presentato da Raniero Gonnella e Heidi Abel ed è trasmesso in televisione alle ore 22.30 sul Programma Nazionale.


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In Eurovisione è stato trasmesso ieri sera da Zurigo il Festival della canzone italiana in Svizzera. Quel che ci ha colpito di più — e che attraverso il video e l'audio ha avuto un particolare risalto — è stato l'entusiasmo del pubblico. Le telecamere hanno inquadrato ripetutamente la vasta sala della Kongresshaus, adorna di garofani di Sanremo: nella sala si stipavano quattromila persone e queste quattromila persone non hanno fatto altro che acclamare e battere fragorosamente le mani dal principio alla fine. Ci sono stati applausi per tutti: per i cantanti noti (Nilla Pizzi, Achille Togliani, Luciano Tajoli, il Quartetto Cetra, Wilma De Angelis, ecc. ecc.) e in egual misura, generosamente, per i meno noti (Cocki Mazzetti, Wanda Romanelli, Ennio Sangiusto e altri).

Applausi per i direttori d'orchestra e per gli orchestrali. Applausi all'inizio di ogni canzone, applausi a metà ritornello, applausi al cantante che se ne andava, applausi al cantante che sbucava tra le quinte. Tanto rumoroso era l'entusiasmo che ad un certo momento la presentatrice s'è vista costretta ad esortare alla calma i più agitati. E dire che i quattordici motivi in lizza ci sono sembrati piuttosto deboli e scarsamente originali.

Figuriamoci se fossero stati elettrizzanti, trascinanti, appassionanti: cosa sarebbe successo nella Kongresshaus? La vittoria è toccata ad una canzone napoletana, genere che in Svizzera continua ad avere un solido successo: «L'ammore avess'a essere» di De Curtis (cioè del comico Totò) e Fino, con Tullio Pane sospiroso dicitore; al secondo posto s'è piazzata «Scritto su un albero» di Medini e Guerra, nell'interpretazione della rotondetta Wilma De Angelis; al terzo «Zurigo twist», composizione dichiaratamente occasionale, di Filibello, Fiammenghi e Beltempo, cantata da Valeria Foroni.

u. bz., «La Stampa», 30 settembre 1962


Zurigo, 29 settembre

L'entusiasmo che abbiamo incontrato quest anno a Zurigo costituisce una nota predominante del VI Festival della canzone Italiana in Svizzera. E’ stata una grande festa Italiana, a prescindere dallo svolgimento della manifestazione e dai risultati che ne hanno coronato la conclusione. Abbiamo visto giungere gli italiani da ogni citta della Svizzera perfino dalla Germania: li abbiamo visti fare la fila per lunghe ore davanti al botteghino del Kongresshaus nella speranza di rimediare un biglietto d’ingresso. Abbiamo scorto profonda delusione nei loro sguardi sentendosi rispondere che posti non ve ne erano, che tutto era esaurito. «Siamo venuti da Basilea», dicevano gli uni: «veniamo da Stoccarda», facevano eco gli altri ed il loro sguardo era quasi una implorazione rivolta verso l'impiegato del botteghino, al quale altro non restava da fare che allargare in un significativo gesto le braccia.

Li abbiamo visti, i nostri bravi italiani, ricorrere al più strani stratagemmi pur di potersi introdurre di frodo nella grande immensa sala gremita da ben quattromila spettatori.

Spettacolo commovente offerto da questa gente, per lo più modesta che, varcati i confini della patria per guadagnarsi la vita, sente profondo, intenso il richiamo della terra natale anche se esso si presenta come un semplice Festival di canzonette.

E, se non altro, tale commovente fatto costituisce di per se uno del tanti aspetti positivi di questa rassegna canora italiana in territorio che, pure ospitale, è sempre straniero, e che è stata coronata quest’anno da un successo senza precedenti, la formula nuova adottata dagli organizzatori ha avuto un felice collaudo ed unanimi al riguardo sono i riconoscimenti di tutti, cantanti e direttori d’orchestra.

Non altrettanto unanime è invece il coro delle voci per quanto riguarda i risultati e, pur salvando le apparenze con consumata finzione, coloro al quali il successo non ha arriso, ma che come Tajoli, Testa, Mazzetti, la Pizzi sono stati oggetti di calorose manifestazioni di simpatia in sala hanno trovato modo di esprimere egualmente, sia pure in modo velato, il loro disappunto. Così, ad esempio, la sempre «giovane signora della canzone» che si appresta a ritornare ad Acapulco nel Messico, la quale, si è profusa in vivissimi elogi per gli organizzatori del Festival di Zurigo, ha affermato con convinzione che in una rassegna canora quello che conta è che si affermino le canzoni migliori, quelle cioè il cui successo non è destinato a restare circoscritto ad una sola serata. L'allusione era evidentemente chiara ed era rivolto alla canzone dedicata a Zurigo «Zurigo twist» non avrebbe dovuto essere ammessa alla finale del Festival, pensano anche altri, perchè non credono in una sua ulteriore affermazione. Forse hanno anche ragione; ma ciò torna a tutto onore della voce nuova che Zurigo ha lanciato nel mondo della canzone: l'affermazione conseguita dalla giovanissima Valerla Foroni è tanto più meritoria.

Vincitrice del concorso di Verbania, malgrado si trovi all’inizio della sua carriera ha saputo conquistare le simpatie del pubblico e lo ha fatto con arte consumata, superando il pesante «handicap» che le derivava dal dover cantare per prima, dal dover eseguire la prima canzone, dal dover accoppiare la sua bella voce ad un motivo che per il suo riferimento a Zurigo, correva il rischio di non incontrare i favori delle giurie. Così dopo Edda Montanari e soprattutto dopo Milva che il Festival di Zurigo ha avuto il privilegio di lanciare, è Valeria Foroni, una graziosa, simpatica e spigliata ragazza di Mantova, a far la sua apparizione sul firmamento della musica leggera italiana. Ed anche questa circostanza va iscritta nell'attivo del Festival, organizzato con tanta cura e soprattutto con encomiabile disinteresse dagli organizzatori del Comitato di beneficenza della colonia Italiana di Zurigo.

Positivo si è ormai rivelato il sistema delle quattro giurie e per una volta il contributo degli spettatori in sala non è stato determinante ai fini della classifica. Difatti il motivo di Pini e di Totò, il cui nome è stato scandito più volte nella immensa sala che presentava con i diecimila garofani giunti da San Remo, lo spettacolo di un giardino profumato, aveva irrimediabilmente conquistato la prima piazza con i voti delle tre giurie esterne.

E' tuttavia significativo osservare che non un solo voto ha ottenuto l'«Ammore avess’a essere», dalle giurie composte da cittadini stranieri, le cui simpatie si sono manifestate nei confronti del brillante motivo burlesco «A mezzanotte verrà», cantato con dinamismo da Gino Corcelli, accompagnato dal coro «I capitoni»

Certo è che tenendo conto delle manifestazioni di entusiasmo, che a volte hanno sfiorato il delirio e che hanno accompagnato in sala non solo l'apparire ma soprattuto l'esecuzione di alcuni motivi che non figurano invece fra i tre premiati, la classifica sarebbe stata indubbiamente diversa e vedremmo ai primi posti nomi come quelli di Tajoli, della Pizzi e il Taglioni. Comunque siano andate le cose, è innegabile che la manifestazione di Zurigo ha guadagnato una ulteriore posizione nel mercato della canzone. E ciò torna ad onore e merito degli organizzatori.

L. C., «Il Messaggero», 1 ottobre 1962


Per il cinema - 7 ottobre 1963: "Sirena d'oro" agli incontri internazionali per il cinema per il film "Il comandante"


Il ricordo più malinconico risale all'ultima visita del Principe De Curtis a Napoli (avrebbe voluto tornarci più spesso, ma non amava viaggiare e gli impegni artistici glielo impedivano) nell’ottobre 1963, in occasione dei primi « Incontri Internazionali del Cinema ». Scortato da poliziotti motociclisti, giunse in auto al teatro Mediterraneo alla Mostra d’Oltremare, dove fu accolto da una ovazione che sembrava interminabile. Premiato con la « Sirena d’oro » e festeggiatissimo, si commosse e ci commosse: si tolse per un momento gli occhiali scuri (li portava sempre, quando non lavorava per difendere dalla luce la vista debolissima) e si asciugò le lacrime. Piangeva di goia per gli applausi ai quali teneva di più: quelli dei napoletani. Vecchi amici e anonimi ammiratori, tutti lo attorniarono, ed ognuno avrebbe voluto abbracciarlo.

Sergio Lori, «A Totò», opuscolo "Premio De Curtis", Napoli, 1973


Rassegna stampa

Domenico Rea, «Il Messaggero», 2 settembre 1963


Il realismo hanno scelto la fiducia nella vita quotidiana, un perenne e imprevedibile spettacolo - L'uomo di carne e d'ossa è al centro del loro cinema, e non un'astrazione intellettualistica

A Napoli si apre oggi il «Primo incontro Internazionale del cinema»: una manifestazione turistico-spettacolare, sul tipo di quella che offre una placida vacanza a Taormina, la quale tuttavia non rifiuta qualche compromesso con la cultura cinematografica, intesa nel senso più lato, come conviene a una iniziativa che forse cerca ancora la propria esatta definizione. Tramontata la speranza di presentare film assolutamente mediti (per la maggior parte gli spettatori vedranno opere già proiettate agli ultimi festival internazionali), Napoli renderà omaggio a Sofia Loren, a Vittorio De Sica, a Totò: nessuno del quali, per avventura, è nato a Napoli, ma che tutti hanno con Napoli stretti o strettissimi rapporti. Sarà perciò, una festa in famiglia, alla quale, c’è da sperare, verranno invitati anche Eduardo; sebbene egli appartenga soprattutto al teatro, e produttori come Dino De Laurentlls e Goffredo Lombardo, e registi più giovani come Nanni Loy e Francesco Rosi, che tanto hanno, contribuito alla demitizzazione della Napoli delle canzonette, e un critico impetuoso e ardente come Giuseppe Marotta; benché la presenza, nel programma, di balli e serenate accanto ad un convegno au «cinema e stampa», non lasci del tutto tranquilli sull’animo cui si Ispira l’«Incontro» (in ogni caso nulla di male: se tutto finisse in tarallucci, l’anno prossimo si potrà correre ai ripari).

Una festa in famiglia, dalla quale si potrà tuttavia prendere occasione per fare un rapido inventarlo del beni accumulati negli ultimi anni e delle fortune dissipate. In altre parole, dei valori che Napoli ha portato al cinema italiano, di quelli che ne ha ricavato, e delle forze disperse. Una filmografia di opere ambientate a Napoli sarebbe abbondantissima. Altrettanto ricchi sono stati i temi proposti, I caratteri assurti fra i memorabili personaggi, le tendenze artistiche espresse dagli autori cinematografici? La scelta della Loren, di De Sica e di Totò, benché compiuta anche con criteri pubblicitari, ci aiuta a individuare tre frecce scoccate al centro delle nostre fortune cinematografiche, e tali da far volgere l’attenzione verso ima tematica in cui, a livelli diversi, si riflettono con prepotenza motivi d’indubbia attualità. La vitalità espressa da De Sica, dalla Loren e da Totò, come è stata uno del simboli della nostra forza di ripresa del secondo dopoguerra, cosi riassume certi aspetti della polemica culturale contro il cerebralismo e l’anemia. La forza d'urto che in ambienti tanto difformi esercitano le figure, quasi diremmo i miti, di De Sica, della Loren e di Totò, deriva dalla loro scelta realistica. Imposta, più che consigliata, dalla natura, dalla formazione, dall’educazione napoletana.

Un ragionamento unitario su questi tre nomi ha ben scarsa validità critica, mancando ogni omogeneità fra l'amaro-patetico di De Sica, l’esuberanza fisica della Loren, la smorfiosa buffoneria di Totò, ma se situiamo i tre sotto l’unico cielo di Napoli, vediamo che in qualche misura i loro connotati si integrano. Il coibente è la fiducia nella vita, sentita nel suo concreto peso d’ognl giorno; tenera, calda grottesca, ma sempre deposito di speranze per chi la accoglie nella sua verità elementare di perenne spettacolo Imprevedibile.

Accanto al filone del cinema più futile, il quale ripete decrepite immagini d’una Napoli canora e avalla i funesti equivoci dettati dalle svenevolezze turistiche per il colore locale, il cinema di De Sica, della Loren e di Totò è riuscito abbastanza spesso a farci indovinare la pena che costa stare al mondo dovendo sorridere, ma anche cl ha aiutato a tenerci forti alle sorprese dell’esistenza. L'antica saggezza di Napoli, città paziente e dolorosa sotto quello smalto di letizia, vibra in molti dei loro film. Sia che celebrino l’estro fantastico e i sorrisi del cuore, sia che cantino l’esultanza del sensi, sia che tocchino le miserie del tapino furbo e disperato, l'uomo di carne e d'ossa, e non un’astrazione intellettualistica, è al centro di questo cinema. E non a caso un’immagine che tutto potrebbe racchiuderlo dovrebbe essere sorridente cordiale. Indulgente.

Qui è la forza e la debolezza del «cinema napoletano». E di qui dovrebbe partire un altro discorso, per dire il rischio, umano e sociale, del sorriso stereotipato. della clemenza forzata e dell’uomo scaduto a macchietta. L'ha aperto Francesco Rosi, un altro napoletano, quasi a dire la complessità di un popolo che accoglie personalità tanto diversamente Impegnate. Dopo tanti incerti avvìi, con Le mani sulla città si apre un nuovo capitolo del «cinema napoletano», scritto anche questo tenendo fissi gli occhi non su Piedigrotta ma sulla risposta che l’uomo attende dalla storia, per sapere se le bellezze del golfo, l'ombra del Vesuvio non siano, come per secoli Napoli ha creduto, il prezzo pagato al dolore e all'ingiustizia. La manifestazione partenopea che oggi si apre non dovrà dimenticare questa svolta, se non vorrà affogare la ricca. Inquieta esperienza napoletana nella retorica di Santa Lucia.

Giovanni Grazzini, «Corriere della Sera», 5 ottobre 1963


Sophia Loren e Vittorio De Sica hanno assistito alla manifestazione di esordio dopo avere tagliato il nastro rituale dell'Esposizione di scenografia contemporanea

Napoli. 5 ottobre

Gli incontri internazionali del cinema, che sono assise ad alto livello di personalità e di studiasi del mondo della celluloide, hanno avuto questa sera nel Teatro «Mediterraneo » della Mostra d'Oltremare il fantasmagorico battesimo. Uno spettacolo che non si dimentica questo che ha dato l'abbrivio alla serie di manifestazioni che (dalla proiezione di dodici films tutti ancora inediti per l'Italia molli del quali già presentati al festival cinematografici internazionali dell'anno, alla vernice della Mostra di scenografia contemporanea, dal convegno Stampa-cinema in villa Pignatelli, al gran ballo «Volti nuovi del cinema», a Palazzo reale, dalla consegna in Ischia dell’«Epomeo Ciac» ad artisti del Cinema Italiano, al defilé di moda a Sorrento, dal ricevimento a Capri alla premiazione del documentari vincitori della fondazione «Premio Napoli») si protrarrà in un arco di otto giorni, fino a sabato prossimo.

Sophia Loren, splendida nel suo scintillante abito nero della Casa Dior, accompagnata da Vittorio De Sica e dal legale della Produzione, avv. Francesco Ferrazzani, è giunta nel gran piazzale della Mostra poco dopo le venti, ma non le è stato facile percorrere, cosi come era nelle speranze degli organizzatori, il breve tratto di strada dal bordi del marciapiede dove la sua auto era andata a fermarsi al primo gradino della vasta scalea, ché una nereggiante marea di ammiratori l'attendeva al varco per gridarle «brava!», per dire che lei, con la sua arte, ha dato a Napoli un altro motivo di fierezza e di orgoglio.

Sophia, sorridente, ha affrontato il muro umano che pareva volesse sbarrarle il passo non in segno di ostilità, naturalmente, ma per fare si che ella rimanesse il tra il marciapiedi e le scale all'aperto per un più lungo periodo di tempo. C'era sul volti di quella gente — tutta gente sfornita del biglietto di ingresso da duemila lire che si era data convegno nel recinto della Mostra soltanto per veder comparire la donna flegrea, assurta nel corso di un decennio, con graduale ma sicura scalata, al firmamento del cinema mondiale — li desiderio vivo di prolungare quel momento di luce. Perciò forse, la «stella», rendendosi interprete dell'umile desiderio del suoi patiti ha frenato un po' l'impeto degli agenti in servizio di ordine pubblico e dei suoi protettori. Per un attimo a noi è sembrato che sul viso della «celebratissima» calasse un'ombra, un leggero velo di mestizia: forse l’aveva afferrata il ricordo improvviso del suoi primi difficili passi verso la notorietà, quando timida e smarrita, spronata dalla madre, si era presentata al concorso, indetto da un quotidiano napoletano della provincia — Il Corriere di Napoli — per salire al trono della «Regina del mare». Allora su quel trono sali un'altra concorrente Jole La Stella, e lei Sophia Scicolone, dovette accontentarsi del titolo di «Principessa del mare». Poi con la sua tenacia, dall’incavo dell’onda, passò sulla cresta in un trionfo di spume.

Sono in molti ad essere convinti che la Loren, nata a Roma abbia lasciato un pezzetto del suo cuore nella terra dove ha trascorso l’infanzia e l'adolescenza, a Pozzuoli, a Napoli. E che la sua città di elezione le voglia sempre un gran bene. Sophia ha avuto modo di constatarlo oggi alle 17.30 nella stazione di Mergellina, quando è discesa, accompagnata da De Sica, da Maria Mercader, e da Brunella Bovo, dal rapido proveniente da Roma e questa sera, fuori e nel teatro.

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Prima di entrare nella saia del Mediterraneo la Loren, ospite di onore e madrina degli «Incontri», ha tagliato il rituale nastro nel salone del congressi inaugurando cosi l'Esposizione Internazionale di scenografia contemporanea, una superba rassegna a cui partecipano artisti di diciotto nazioni, rassegna che intende puntualizzare l'evoluzione della scenografia mondiale degli ultimi cinquantanni (una miriade di plastici e di bozzetti, di scene a colore, in bianco e nero e in diapositive sono sparse un po' dappertutto nell'ampio foyer del salone).

Sophia prosegue la sua marcia trionfale: e in sala il pubblico in piedi applaude. Di lì a qualche minuto, tra le quinte, verrà intervistata per la TV da Lello Bersani. Adesso è sul palcoscenico e risponde commossa agli applausi degli uomini in smoking e delle donne che sfoggiano sapienti decolleté. Poi, per un attimo, un gran buio in sala e, su Sophia, alla ribalta, un occhio di luce. Sullo schermo appaiono le sequenze della biografia antologica filmata della diva: squarci significativi del suoi successi e del premi conseguiti a Venezia, a Cannes, a Parigi, a Berlino fino all'oscar hollywoodiano. Si riaccendono le luci. Siamo alla cerimonia della premiazione. Vittorio De Sica presenta al pubblico l'artista (sono presenti, tra gli altri in platea, il capo di gabinetto del Ministro del Turismo e dello Spettacolo gr. uff. dott. Bolasco, il presidente dell'ANICA Eitel Monaco, il presidente dell'AGIS Italo Gemini, il regista Alberto Lattuada, le attrici Carla Del Poggio, Angela Minervini, Raffaella Carrà, il direttore delia Mostra Cinematografica di Venezia Luigi Chiarini) mentre sul palcoscenico il presidente dell'Ente provinciale per il Turismo di Napoli comm. Enzo Fiore, il presidente dell’Azienda di Cure e Soggiorno avv. Mario Mastrolilli — realizzatori con l’ing. Vincenzo Barattolo che è stato anche l'ideatore degli «incontri» del cinema — i quali consegnano alla Loren una meravigliosa sirena in corallo adagiata su una conchiglia d'argento e giada.

Sono le 21.30, la Loren è ora in sala. In poltrona con il suo seguito, Si spengono di nuovo le luci si proietta il film francese «Dragèes au Poivre» (Confetti al pepe) di Jacques Baratter, già presentato al festival di Venezia. A mezzanotte in punto Sofia, come una regina, si è affacciata ai balcone del salone dell "Excelsior" per salutare il «suo popolo»: nonostante la pioggia che cadeva fitta, almeno mille napoletani con l'ombrello attendevano sul Lungomare che la diva comparisse. Un lungo applauso ha salutato la Loren, mentre Nunzio Gallo accompagnato dai sessanta orchestranti del complesso Vinci rifugiatisi nell'hotel intonava per lei, «sovrana», una serenata: «Stasera tutta Napule fra luce e suone, è comm'a nu balcone addò t'affacce tu».

Franco Avati, «Il Messaggero», 6 ottobre 1963


Napoli, 5 ottobre.

Napoli e più generalmente il Sud vantano anch'essi, in concorrenza con Torino, un diritto di primogenitura cinematografica, fondato principalmente (a tacere d'una notevole attività produttiva svoltasi in quella città al principio del secolo) su quel pezzo unico, ma importantissimo nella storia del cinema, che è il film Sperduti nel buio (1914) (di vicenda e ambiente napoletani) del siciliano Nino Martoglio: primo tentativo di uscire dall'agnosticismo tematico ed espressivo per approdare alla rappresentazione della verità umana e sociale; glorioso germe del neorealismo.

Con le carte in regola, dunque, Napoli ha cominciato ad essere da stasera la capitale prò tempore del cinema italiano, ospitando, fino al giorno 12, il «Primo Incontro Internazionale del Cinema» istituito da varii enti fra cui principale l'Ente provinciale per il turismo; una complessa manifestazione intrecciata di proiezioni di film, di convegni, gite, onoranze e premi, ma anche e soprattutto della viva presenza di attrici, attori e registi, affettuosamente ravvicinati a quello che fra i popoli ha la palma del generoso entusiasmo.

E poiché dopo la romana, la vena partenopea è la più spiccata e più universalmente nota del nostro cinema, ci vuol poco a indovinare quale saranno gli «ospiti d'onore». Si è cominciato questa sera, in termini di settecentesca galanteria, da una «serenata» in via Partenope, eseguita da Nunzio Gallo in onore della «madrina» dell'incontro, Sophia Loren (nata qui vicino, a Pozzuoli), la più mondiale delle nostre attrici; della quale Alessandro Blasetti ha presentato un'antologia filmata delle più belle interpretazioni. Successivi «seratanti» saranno De Sica e Totò, anch'essi festeggiati mediante apposita cornice.

Ma l'Incontro non sarà tutto e soltanto una rimpatrk del divismo napoletano: vi si inserisce (7-8 ottobre) un severo convegno «Cinema e stampa», che oltre al tema designato dal titolo, tratterà di questioni cinematografiche de.l Mezzogiorno, e una rassegna di film presentati ai varii festival ma ancora inediti in Italia, che saranno proiettati, al Teatro Mediterraneo, sera per sera: Confetti al pepe (Francia), Peccato svedese (Svezia), Omicron (Italia), Tra il cielo e l'inferno (Giappone), Il cielo, (Grecia), per citarne alcuni soltanto. Gite a Capri, Ischia, Sorrento, vorranno anch'esse essere fruttuose: ospiteranno una mostra dì documentari turistici, la consegna degli «Epomei d'oro» a Zavattini, Monicelli, Di Venanzo e a un nugolo di attori tra i quali Paulette Goddard, Antonella Luaidi, Sandra Milo, Giorgia Moli, Catherine Spaak, Barbara Steele, Monica Vitti, Brazzi, Cifariello, Gassman, Salerno, Spadaro e altri; folclore, tarantelle e sfilate di moda. E si devono lasciare nella penna altre manifestazioni collaterali: come una mostra internazionale di scenografia, con espositori di 18 nazioni. Un'allegra, simpatica, riapoletanesca confusione-contraddistingue il programma: a monito di quelle tante sagre "del cinema che scambiano" l'austerità con la noia.

l.p. (Leo Pestelli), 6 ottobre 1963


Napoli, 7 ottobre.

Quella di oggi è stata forse ia giornata più intensa e più densa di avvenimenti degli «Incontri del cinema» di Napoli. Alle ore dieci ha avuto inizio il convegno «Cinema e stampa» presenziato dal sottosegretario alla presidenza del consiglio onorevole Crescenzo Mazza. Alla ribalta i relatori Vinicio Marinucci, Federico Frascani, Enzo Siniscalchi e Antonio Napolitano. Sono intervenuti nel dibattito anche l’onorevole Calabrò e il critico cinematografico Alberico Sala.

Nelle prime ore del pomeriggio un folto gruppo di attori e autori napoletani si è riunito intorno a Totò. Il terzo personaggio (dopo Sofia Loren e Vittorio De Sica) scelto dagli «Incontri» di Napoli per celebrarne la brillantissima carriera artistica è stato festeggiato a lungo. Vecchie celebri canzoni napoletane sono state interpretate da Amedeo Pariante e alcune liriche di Raffaele Viviani sono state dette da Luisella Viviani, mentre alcuni versi dello stesso Totò sono stati offerti da Ugo D’Alessio al quale si è poi associato anche l'autore.

In serata, Totò è stato — com’era in programma — l’ospite d'onore al «Mediterraneo». Dopo la proiezione del film «Quando il cinema si chiamava Napoli», realizzato da Vittorio Ricciuti, è stata presentata la filmografia dedicata a Totò. Le tappe più significative della sua carriera sono state ricordate: dal varietà al teatro, al cinema. Sono passate, tra l’altro, sullo schermo le sequenze dell'Oro di Napoli, di Animali pazzi, de L'imperatore di Capri, de Il turco napoletano, de I re di Roma, de I soliti ignoti, di Tototruffa, di Totò diabolicus, di Arrangiatevi. Al grande comico — calorosamente applaudito dal pubblico — è stata donata una «sirena» in corallo rosso adagiata su un trofeo di argento e di giada. Lo stesso premio dato alla Loren e a De Sica. A conclusione della terza giornata è stato proiettato il film Il boia.

La seconda giornata degli «Incontri», quella cioè dedicata a Vittorio De Sica, è stata più che festosa. Anche al grande attore e regista italiano è stata riservata un'accoglienza calorosissima. Alla fine De Sica lasciò la scena del «Mediterraneo» visibilmente commosso.

Domani quarta giornata della manifestazione. All’isola d’Elba avrà luogo la consegna dell’«Epomeo ciak» e verrà proiettato il film italiano Storie sulla sabbia, mentre al «Medi-terraneo» di Napoli saranno presentati il film greco Il cielo e il film svedese La carrozzina.

L. C., «Corriere della Sera», 8 ottobre 1963


La manifestazione si è aperta sabato al «Mediterraneo» con un omaggio alla Loren e a De Sica - Stasera è di scena Totò

In una stagione impropizia ai festival, soltanto l’estro dei napoletani, la loro fiducia nell’inesauribile spettacolo della città, potevano avviarne uno nuovo. Il primo Incontro internazionale del cinema a Napoli coinvolge con i film in una gioiosa panicità, il paesaggio della città (un presepe queste notti finalmente sgombre di pioggia: con le chiese filigranate di lampade e le navi nel porto illuminate come alberi di Natale) e Ischia, Capri, Sorrento: il suo popolo, le risorse più schiette e simpatiche della sua civiltà dall'eleganza alla ospitalità alla galanteria.

La sera dell'inaugurazione, con nativa ispirazione, un ragazzo In maglietta rossa ha indicato molto esattamente questo carattere della manifestazione. Sofia Loren s’era da poco affacciata su via Partenope dalla finestra di un grande albergo. Per lei era stata organizzata una grande serenata con un centinaio di mandolini e di chitarre. Ma sull'arco del golfo il cielo premeva come uno straccio: a tratti piovigginava. L’orchestra del maestro Vinci, con Nunzio Gallo si era rifugiata dentro il grande albergo illuminato.

Un autobus aveva scaricato tutte le corbeillet di fiori fiammanti che erano state raccolte sul palcoscenico del teatro Mediterraneo alla mostra d’Oltremare. I riflettori erano spenti, avvolti nei fogli di cellofano. Nel buio spiccava un'insegna al neon, «La bersagliera», ma non era un’allusione olla sua grande rivale di qualche anno fa.

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Lo scugnizzo, dunque, s'arrampicò su per gli ornamenti della facciata del palazzo e gridò all’attrice che si sporgeva per dialogare con la folla: «Non ci sono stelle stasera. ma cl sei tu». Sofia gli getto un bacio sulla punta delle dita: pallida dentro il vestito di Dior in chiffon nero plissettato diagonalmente. Due oro prima, nel teatro della mostra d'Oltremare. un complesso suggestivissimo con fontane luminose, affreschi intignati d'umidità, che paiono antichi, ponticelli quasi giapponesi, Sofia aveva rischiato le lacrime. Il pubblico puntualissimo e numeroso perchè la televisione avrebbe diffuso i loro volti (e le toilettes) a tutta la provincia italiana, applaudiva l'antologia del suoi film migliori, curata da Claudio Bertieri e con testo di Giulio Cesare Castello.

Nel salone del grande albergo, Nunzio Gallo cantava «A cchiù bella femmena» e l’onda dei violini lo portava alto; dalle finestra la musica traboccava nelle auto che si fermavano, in un concerto di clacson tra irato e festoso. Accanto a Sofia c'era la ragazzina terrorizzata de a La ciociara», la napoletanina Eleonora Brown, che è ricomparsa ieri sera sul palcoscenico del Mediterraneo per l'omaggio a Vittorio De Sica.

Il maestro, come l’ha chiamato Lello Bersani, era circondato da alcuni protagonisti del suoi film: c'erano Brunella Bovo, Franco Interlenghi e Carla Del Poggio, quella di «Maddalena zero in condotta», spigliatissima nel rispondere e nel suggerire. De Sica (ma in un attore consumato come lui poteva anche non essere) appariva commosso: lo eravamo sinceramente noi a rileggere i brani dei suol film più memorabili, a rivedere i volti struggenti dei suoi bambini da «Sciuscià» a «Ladri di biciclette», a rimediare la solitudine cosi austera di «Umberto D» nella dignità del professor Battisti.

Così nella sala si è dispersa l’eco delle parole iniziali del discorso di De Sica; del suo polemico «Checché ne dica la critica», prima di affermare di sentirsi ancora giovane, e di voler seguire la strada tracciata da Antonioni, indagatore dell'indifferenza moderna.

Alla serata, il pubblico attendeva anche la Loren: ma, nella magnificenza neoclassica di villa Pignatelli, durante un ricevimento, fra stucchi, ori, damaschi, bacheche colme di tesori, fotografie illustri in pesanti comici dorate (Vittorio Emanuele dedica, nel 1927, una sua fotografia alla principessa Rosa: sembra altissimo nella divisa impeccabile), Carlo Ponti aveva già annunciato che Sofia era a letto, con trentanove di febbre. Probabilmente una banale intossicazione.

Gino Doria, compitissimo, raccontava che la dimora era stata degli Acton, e dei Rothschild; e indicava il salone da ballo, con puttinl musicanti. Un giovane poeta leggeva presso una statua canoviana una pagina del catalogo ufficiale degli «Incontri». Perplesso per la prosa, certo; non per le qualità della creatura che l’aveva ispirata.

«Ubertosa, prorompente, solare eppure avvinta nei misteri di antiche ombre, di echi di dolori senza tempo e senza nome; aperta a riflettere ebbrezza di mare, sfolgorio di cielo e rigoglio di terra, nel riso e nel canto di tutto l'essere, chiude in sè, di mare, cielo e terra, i panici contrasti, le sotterranee violenze, i furori e le tragedie; schietta gioiosa ed aggressiva, ha la fierezza, i distacchi, le ripulse e i pudori della nobiltà dei popolani e degli aristocratici: questa è Sophia».

Oggi, nel salone d'ingresso di villa Pignatelll si apre il convegno «Cinema stampa», con quattro relazioni e un dibattito che si spera vivace e proficuo. In serata omaggio a Totò. Immaginate; Piedigrottascope.

Alberico Sala, «Corriere d'Informazione», 8 ottobre 1963


1963 10 08 Il Messaggero intro

Il popolare attore partenopeo si è spesso asciugato le lagrime rievocando la sua vita e ha declamato una sua poesia agrodolce con epilogo funerario

Napoli, 7 ottobre

Antonio De Curtis, principe di Bisanzio e Costantinopoli, Totò in arte, ha onorato stasera della sua augusta presenza il Teatro Mediterraneo alla Mostra d’Oltremare, in occasione del terzo grande gala degli «Incontri del cinema», che sono si per il momento una appendice dei festival cinematografici internazionali con relativa raccolta di mondiali briciole di celluloide, ma che potranno negli anni a venire, col necessari ritocchi, acquistare tono e... voce in capitolo.

Napoletano a 24 carati per discendenza e nascita, il principe, che segue, a ruota, nella veste di terzo ed ultimo ospite d’onore Sophia Loren e Vittorio De Sica — le cui credenziali partenopee sono da considerarsi elettive, in quanto la prima è venuta al mondo a Roma, l’altro a Sora, in Ciociaria, è stato accolto festosamente in teatro dai sudditi napoletani, sempre memori e grati delle generose doti di buon umore elargite da Sua Altezza.

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E Totò ha ricambiato l’entusiasmo spontaneo della platea rispondendo con la sua solita maniera scoppiettante, alle domande che il bravo Bersani gli poneva (già Carlo Mazzarella aveva intervistato il principe per il Telegiornale fra le quinte). L'attore, che spesso ha infilato il fazzoletto sotto gli occhiali neri per asciugarsi le lacrime, ha detto tante cose allegre, venate di profonda malinconia: ha detto che se dovesse decidere di venire ad abitare a Napoli sceglierebbe la strada più panoramica della città, sulla collina di Posillipo, in via Orazio dirimpetto al mare; che a Napoli non ha proprietà, ma soltanto una casa in via del Pianto (ed intendeva accennare alla cappella gentilizia del cimitero di Poggioreale); che se fosse sindaco di Napoli farebbe scomparire tutti i vicoletti, tutti i terranei di abitazione, ed eliminerebbe la disoccupazione ( «Checché se ne dica, ha esclamato, il popolo napoletano è il più laborioso del mondo e non merita di rimanere a spasso»); ché il ricordo degli anni più belli e spensierati della sua vita ha le sue radici a Napoli; che ama più essere chiamato Totò che principe («Il titolo nobiliare con gli amici deve essere accantonato», dice); che il suo centesimo film «Il comandante» è drammaticamente bello; che per scaramanzia e per un dubbio di carattere roulettistleico non può rivelare il titolo del suo centunesimo film, un colosso senz’altro («Sono tra il rosso ed il nero, ha esclamato, non mi sono ancora deciso se continuare a fare il genere drammatico o tornare al comico»); che la sua vena poetica è in pieno fiore e gli ha consentito di raggiungere il traguardo delle cento poesie; che gli editori hanno bussato spesso alla sua porta, ma lui tetragono, ha risposto picche, almeno per il momento: che le canzoni moderne non gli piacciono; che sui cantautori preferisce non pronunciarsi.

Né il principe, che era accompagnato dalla moglie, Franca Faldini, si è lasciato pregare quando gli é stato chiesto a gran voce di dire qualche verso. Ha declamato una sua poesia agrodolce con epilogo funerario, dal titolo «La livella». Sul palcoscenico hanno fatto corona al festeggiato Mario Mangili, Agostino Salvetti, Luisella Viviani, Steno, Nunzio Gallo, Gloria Christian, Mario Castellani, cioè quelli della gloriosa vecchia guardia e le nuove leve. Dopo la proiezione della filmografia antologica di Totò, è stata consegnata dal comm. Enzo Fiore, dell’E P.T., e dall'avvocato Mastrolilli, dell'Azienda di cura e soggiorno al grande comico l'artistica Sirena di corallo su trofeo d'argento.

Un tuffo nel passato l’ospite l'aveva fatto nel primo pomeriggio quando si era recato al Continentale per una colazione offerta in suo onore dagli attori napoletani. Al levar delle mense, dopo un brindisi ufficiale, sono entrati in scena, mentre le telecamere erano in funzione, l'attore Ugo D'Alessio, che ha letto la poesia «Il cimitero della civiltà», di Totò; Luisella Viviani, che ha declamato «Le cose improvvisate», una poesia del fratello Raffaele; Vittorio Viviani, figlio del grande attore scomparso, che ha rivolto a Totò un indirizzo di saluto; il chitarrista Amedeo Parlante, che ha cantato «Funtana all'ombra», di E.A. Mario e «Malafemmena», di Totò, con coro, a cui hanno partecipato l’attore e i commensali in blocco. Totò, vivamente toccato dalla manifestazione di simpatia tributatagli, dai suoi vecchi compagni di scena, ha distribuito abbracci e baci senza economia.

Questa terza giornata degli «Incontri» è stata densa di avvenimenti. In mattinata nei saloni della Villa Pignatelli ha avuto inizio il convegno dedicato ai temi «Cinema e stampa». «Il cinema italiano ed i problemi del Mezzogiorno», «Cinema e realtà italiani», «Contributo ad una filmografìa del cinema meridionalista» (relatore: Vinicio Marinucci, Federico Frascani, Antonio Napolitano e Vincenzo M. Siniscalchi). Poi un cocktail al Circolo della Stampa, la colazione in albergo di cui abbiamo detto e la «Serata in frak» al Mediterraneo, con cerimonia della premiazione, proiezione del film spagnolo «El verdugo» (Il boia) di Luis Garcia Berlanga, e presentazione di un prezioso documentario — «Quando il cinema si chiamava Napoli» — a cura di Vittorio Ricciuti, con commento dii Achille Millo. Si tratta dei primi passi del cinema a Napoli, rivissuti con pazienti ricerche di archivio; una ripresa della eruzione del Vesuvio del 1906 dei fratelli Guglielmo e Vincenzo Tronconi (pionieri del cinema a Napoli), il film «La sartina di Montesanto» del 1913, tratto dal romanzo di David Galdi apparso in Appendice sul giornale Roma, e tre film con Leda Gys, fra cui la «Madonnina dei marinai», prodotti da Gustavo Lombardo.

Franco Avati, «Il Messaggero», 8 ottobre 1963


La visita alla casa natale - Un banchetto con vecchi attori - Dieci minuti di applausi e un faceto discorso per nascondere la commozione

Napoli, mercoledì sera.

La giornata di Totò, dopo quelle di Sophia Loren e di De Sica, e probabile che resti la più memorabile di questo « Incontro internazionale del cinema» in cui il gran cuore di Napoli va ripassando ad una ad una le sue glorie cinematografiche, dalla Bertini a Sophia. Spontaneamente, senza pressioni di programma, la colonna del calore è salita al grado giusto e più intimamente napoletano di una festa in famiglia: e si è vista quella che è forse la maschera più comica, del mondo, con ascendente etrusco-romano, dividersi, appunto come una maschera antica, tra il riso e il pianto. La presenza del popolare attore a queste feste è un fatto raro, come sanno gli organizzatori. Totò, al secolo S.A.R. Antonio de Curtis Gagliardi Duras Cnmneno di Bisanzio, l'uomo che ha fatto sganasciare tante platee, che più di ogni altro ha catalizzato nel dopoguerra italiano il furore dell'oblio, è un aristocratico di gusti severi: casa, silenzio, letture. Un uomo che con gli anni tanto più si ritrac nella vita, privata, quanto più si espandi sullo schermo. Ma non ha voluto né potuto sottrarsi all'abbraccio della città in cui è nato sessantacinque anni or sono.

Giunto con Franca Faldini, l'attore, ha cominciato dalla visita alla sua casa natale, trovandosi improvvisamente serrato da centinaia, da migliaia di amici, che, come accade, pretendevano di ricordare una cosa e l'altra. Poi ha partecipato, tra una corona di vecchi attori napoletani, fra i quali Luisella Viviani, Tecla Scarano, Salvietti, Ugo D'Alessio, Pietro De Vico, Dolores Palumbo, Regina Bianchi, Mario Castellani e altri, ad una colazione in suo onore, presenti il Prefetto e altre autorità; colazione napoletanissima nel menù, ma più ancora negli estri accademici che l'hanno rallegrata, e travolta, alla fine, in piccolo teatro. Quindi la « serata» al Teatro Mediterraneo della Mostra d'Oltremare, stipatissima nonostante una pioggia furiosa.

L'ha aperta un bel documentario di Vittorio Ricciuti, « Quando il cinema si chiamava Napoli », antologia del cinema muto napoletano, comprendente, coi primissimi balbettamenti di quando il cinema si chiamava addirittura Galleria Umberto e Vomero, i preziosi cimeli della gloriosa produzione dei fratelli Trincone e di Gustavo Lombardo. Poi un'azzeccata filmografia di Totò, con commento di Giulio Cesare, Castello e stralci delle interpretazioni più belle (Yvonne la nuit, Guardie e ladri, L'oro di Napoli, I soliti ignoti, Risate di gioia, ecc.), seguita da acconce parole del regista Steno, ha preparato l'incontro col personaggio vivo.

La tensione si è scaricata in un applauso di dieci minuti il quale ha fermato in attitudine angolosa e quasi dolorosa il prìncipe della risata sulla riballa del Mediterraneo. Dieci minuti in cui Totò ha raccolto il premio della sua lunga carriera di attore, intesa umilmente come continua, tenace, perseverante ricerca del gradimento del pubblico. Per questo aveva gli occhi rossi quando dalle mani del grand'ufficiale Enzo Fiore, presidente dell'Ente provinciale per il turismo, e organizzatore della manifestazione, ha ricevuto una «Sirena » di corallo e di argento, dono dell'umile gente di Napoli al sovrano del buonumore.

Ma a correggere la troppa commozione pensava poi lo stesso Totò con un faceto discorso di ringraziamento pronunciato con quella sua voce d'organo che mette in luce i più nascosti metalli della parlata napoletana. E finalmente si è avuta la primizia di un Totò poeta giocoso, attraverso la recitazione d'un suo inedito, 'A livella, ameno dialogo tra due trapassati, uno principe e l'altro spazzino. Di giorno in giorno questo «incontro» lima meglio il concetto di «cinema napoletano», il quale, in sostanza è un cinema di sentimento, che, come nei primi anni trovò il suo limite nella narrativa popolare, così oggi si va naturalmente allargando (come si vide nei neorealisti e si vede oggi in Rosi, in Loy e in altri valenti registi della scuola napoletana) in meditati assunti umani, civili e sociali. Poiché il sentimento è tutto, molto si può ricavare da questa vena e fare che il cinema napoletano sia veramente una faccia di quel cinema meridionalista di cui, nel quadro dell'«Incontro», si va proficuamente, occupando in questi giorni il Convegno Cinema-Stampa, che apertosi con un'acuta riunione di Vinicio Marinucci sul tema fondamentale, (un tema delicato che ha dato luogo a molti interventi, tra i quali uno di Achille Valdata), ha poi messo a fuoco attraverso lucidi saggi di Federico Frascani, Antonio Napoletano e Vincenzo M. Siniscalchi, le diverse connessioni del cinema coi problemi del Mezzogiorno.

Leo Pestelli, «Stampa Sera», 9 ottobre 1963



Totò viene festeggiato a Napoli nel corso dell'Incontro Internazionale del Cinema, dove riceve il premio "Sirena d'oro" per il film "Il comandante".


Per il cinema - 11 dicembre 1963: medaglia d'oro per il centesimo film "Il comandante"



La settimana Incom 02438 del 03/01/1964 - Cinema Fiammetta: Gemini e Monaco premiano Totò interprete di cento film. In un locale notturno romano vengono assegnati i premi Oscar internazionale del successo "Layla": tra i premiati Sergio Endrigo, Nico Fidenco, Catherine Spaak e Walter Chiari. Descrizione sequenze: Totò all'ingresso del cinema sorride e si infila gli occhiali scuri ; ingresso del cinema Fiammetta ; in platea assistono alla premiazione di Totò attori e attrici tra cui Fabrizi e la Pagnani ; sul palco accanto a Totò Eitel Monaco e Gemini ; Totò tra gli applausi riceve il premio ; In un locale notturno, le concorrenti per l'assegnazione del premio Layla sul palco ; carrellata sui volti delle donne ; Chiara Samugheo riceve il premio e guarda nelle telecamere ; un uomo con una giacca eccentrica suona la tromba ; Sergio Endrigo e Nico Fidenco ritirano il premio ; Eleonora Rossi Drago parla al microfono tenuto da Daniele Piombi ; Scilla gabel seduta al tavolo assiste alla premiazione ; Walter Chiari riceve il premio e bacia sulle guance la donna che glielo consegna ; Guido Arata riceve il premio ; la Spaak sul palco parla dal microfono retto da Daniele Piombi;

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1963 12 12 Il Messaggero Il comandante Premio A L

«Il Messaggero», 12 dicembre 1963


Per la letteratura - 1964: Premio per la poesia "'A livella"


Per il cinema - 8 luglio 1966 - Pergamena: "Una vita per il cinema"

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1966 07 09 Il Messaggero Premio Una vita per il cinema intro

Il ministro per il Turismo e lo Spettacolo Achille Corona ha ricevuto una targa d'oro, per quanto ha fatto per il cinema italiano, dal consigliere della Federazione Nazionale della Stampa italiana, Buffa. a nome del Consorzio della Stampa Cinematografica, nel corso di una serata di gala svoltasi in un noto locale notturno romano. Il ministro Corona ha ringraziato ed ha dichiarato che considera il premio come uno stimolo a cercare di operare sempre più per le fortune del Cinema italiano.

Nella stessa occasione sono stati consegnati 55 premi «Una vita per il Cinema»; l'attrice Maria Grazia Buccella, il produttore Franco Cristaldi e lo stesso ministro Corona hanno consegnato i premi ad attori, registi, produttori e tecnici.

«Una vita per il Cinema» è l’unico premio che riconosce il lavoro nel Cinema in tutti i suoi aspetti. Tra i premiati: Gino Cervi, Amedeo Nazzari, Totò (per aver preso parte ad oltre 100 film), il produttore Dino De Laurentiis, i registi Francesco Rosi e Luigi Stampa, Eduardo De Filippo, Giovanna Ralli, oltre a numerosi impiegati, tecnici, direttori amministrativi e commerciali di industrie cinematografiche italiane. La Coppa Manenti dell'ANICA per il migliore produttore medio è stata assegnata a Elio Scardaraaglia. Inoltre, il rappresentarne del Festival di Cannes ha consegnato a Totò la menzione speciale assegnata quest'anno dalla giuria del Festival per la interpretazione nel film «Uccellacci e uccellini».

Alcuni volantini firmati dalle maestranze, dai tecnici e dai collaboratori artistici ed organizzativi delle compagnie di scena e contenenti un appello per richiamare l'attenzione dell'ambiente cinematografico sullo sciopero attuato mercoledì dalla categoria alla quale i firmatari appartengono, sono stati distribuiti dinnanzi al locale dove si è svolta la manifestazione.

«Il Messaggero», 9 luglio 1966



In occasione della nona edizione del premio, Totò riceve la pergamena, in coincidenza col centesimo film.

Per il cinema - 20 maggio 1966: Festival di Cannes: Menzione della Giuria


La 19ª edizione del Festival di Cannes si è svolta a Cannes dal 5 al 20 maggio 1966. La giuria presieduta dall'attrice italiana Sophia Loren ha assegnato il Grand Prix per il miglior film ex aequo a Signore & signori di Pietro Germi e Un uomo, una donna di Claude Lelouch. Totò riceve una menzione speciale per l'interpretazione nel film "Uccellacci ed uccellini" di Pier Paolo Pasolini. Per questo stesso film sarà premiato l'anno successivo con il Nastro d'argento come miglior attore protagonista.Un film che vede Totò in un ruolo insolito che non rientra nei canoni della sua arte comica ma è, al contrario, molto introspettivo. Il protagonista si confronta con la propria coscienza. Totò, in questo ruolo drammatico, offre una grande prova di attore.


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Con i nostri film "L’armata Brancaleone” - "Signore e signori” - “Uccellacci e uccellini” al Festival di Cannes.

Maria Maffei, «Noi donne», anno XXI, n.20, 14 maggio 1966


Abbiamo intervistato Totò che a Cannes, con il film "Uccellacci e uccellini", ha rinverdito un successo che dura da 40 anni.

Maria Maffei, «Noi donne», anno XXI, n.22, 28 maggio 1966


Il 1966 è un anno storico, una pietra «emiliana» della mia carriera. Il Sindacato nazionale dei giornalisti cinematografici, molti dei quali probabilmente sono gli stessi che mi hanno denigrato per anni, mi assegna il «Nastro d'argento» per la mia interpretazione di "Uccellaci e uccellini". Qualcuno arriva a definirmi un grande attore e io quasi non ci credo. Forse in un caso così clamoroso di pentimento tardivo, bisognerebbe dire «meglio tardi che mai», ma lasciamo correre. Per l'occasione, ho composto una breve dichiarazione in cui esprimo la mia soddisfazione, ma anche altri sentimenti che ognuno potrà intendere a modo suo. Si tratta di quisquilie, pinzellacchere, buone per un epitaffio che in fondo è soltanto uno sberleffo finale: «Sono veramente lusingato e, perché no, un po' commosso, per questo ambito premio che mi arriva così, come si usa dire a Napoli, fra la capa e il cuollo, cioè tra testa e collo. Ringrazio sentitamente la giuria dei critici cinematografici che hanno avuto la bontà di assegnarmelo, ringrazio le autorità intervenute, ringrazio ancora S.E. l'onorevole Andreotti e, a prescindere da tutto quello che ho detto io, mi auguro che questo argenteo nastro mi sia di sprone a far meglio, se mi riesce. Ringrazio ancora una volta, faccio a tutti tanti auguri per il prossimo Natale e il Capodanno, auguri estensibili anche a tutto il Ferragosto.

Antonio de Curtis



Per il cinema - 2 ottobre 1966: premiazione per il concorso "Maschere d'Argento"


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1966 10 02 Il Messaggero Maschera d Argento 1966 intro

«Il Messaggero», 2 ottobre 1966


Roma, 2 ottobre.

In una serata di gala, che ha ormai nelle cronache dello spettacolo una tradizione di eleganza e di animazione, martedì sera al Teatro Sistina le «Maschere d’argento» verranno consegnate ai premiati di quest’anno dal ministro per il turismo e lo spettacolo e dal sindaco di Roma. Ospiti d’onore Elizabeth Taylor e Richard Burton, premiati per il cinema straniero. Per il cinema italiano, le maschere andranno a Vittorio Gassman, Lisa Gastoni, Sylva Koscina, Virna Lisi, Antonella Lualdi, Giulietta Masina, Rossana Podestà, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Totò e alla «stellina» Romina Power. Per la lirica, il riconoscimento sarà consegnato a Fedora Barbieri, Giuseppe Taddei e al regista Franco Zeffirelli. Per la prosa, a Lilla Brignone, Tino Carraro, Rossella Como, Annibale Ninchi, Anna Proclemer, Paolo Stoppa, Monica Vitti. Per la commedia, musicale, a Marcello Mastroianni, Renato Rascel, Giusy Raspani Dandolo, Delia Scala, Olga Villi e agli infaticabili autori Garinei e Giovannini. Per la rivista ad Alighiero Noschese ed agli autori Castaldo-Faelé-Torti.

Nel quadro della televisione, saranno premiati il maestro Bruno Canfora, Walter Chiari, Johnny Dorelli, Andreina Pagnani, Bice Valori, e ancora — per la danza — la coreografa Gisa Geert e i primi ballerini Maria Teresa Dal Medico e Renato Greco, nonchè la «O.M.A.» per una serie di telefilm realizzati per l’estero. Per la musica leggera, riceveranno il premio Caterina Caselli, Gigliola Cinquetti, Little Tony, Gianni Morandi, il paroliere Franco Migliacci, i Rokes e la «starlet» Barbara Lory, nonché Ezio Radaelli, ideatore e organizzatore del Cantagiro e del Canteuropa. Infine, alta moda: Maria Antonelli e Fendi; sport: Nicolò Carosio.

«Corriere della Sera», 3 ottobre 1966


Roma, lunedì sera.

La commissione giudicatrice dell'Oscar internazionale «Maschera d'argento» ha reso noto l'elenco completo dei premiati per i diversi settori dello spettacolo. Ad essi il ministro Corona ed il sindaco di Roma consegneranno l'ambito riconoscimento domani sera durante una serata di gala che si svolgerà in un teatro romano.

La manifestazione, che è sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, si concluderà con il «superspettacolo delle vedette» presentato da Pippo Baudo, Lello Bersani, Nuccio Costa ed Elena Sedlak. Ospiti d'onore: Elizabeth Taylor e Richard Burton.

La commissione ha deciso di premiare per il cinema straniero: Elizabeth Taylor e Richard Burton; per il cinema italiano: Vittorio Gassman, Lisa Gastoni, Sylva Koscina, Virna Lisi, Antonella Lualdi, Giulietta Maaina, Rossana Podestà, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Totò e Romina Power; per la lirica: Fedora Barbieri, Giuseppe Taddei della «Scala» e il regista Franco Zeffirelli del «Metropolitan»; per la prosa: Lilla Brignone, Tino Carraro, Rossella Como, Annibale Ninchi, Anna Proclemer, Paolo Stoppa, Monica Vitti; per la commedia musicale: Marcello Mastroianni, Renato Rasce!, Giusy Raspani Dandolo, Delia Scala, Olga Villi e gli autori Garinei e Giovannini; per la rivista e varietà: Alighiero Noschese e gli autori Castaldo-Faele-Torti. Per la televisione: Bruno Canfora, Gino Cervi, Walter Chiari, Johnny Dorelli, Andreina Pagnani, Bice Valori; per la danza: la coreografi Gisa Geert, i primi ballerini Maria Teresa Dal Medico e Renato Greco, e l'«O.M.K.A.» per una serie di telefilm turistici realizzati per l'estero; per la musica leggera: Caterina Caselli, Gigliola Cinquettl, Little Tony, Gianni Morandi, il paroliere Franco Migliacci, i «Rokes» e Barbara Lory. Per il «Cantagiro» e il «Canteuropa Express»: Ezio Radaelli; per i presentatori: Pippo Baudo; per l'alta moda: Maria Antonelli e Fendi; e per lo sport: Nicolò Carosio.

«Stampa Sera», 4 ottobre 1966



Per il cinema ed il teatro - 1966: riconoscimento per i 50 anni di carriera artistica



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Il comico registrerà in aprile episodi e scenette della sua attività di cinema e di teatro - Il primo "ciak" a Cinecittà

ROMA, mercoledì sera.

Totò festeggia in questi giorni i cinquant'anni di attività nel mondo dello spettacolo. Quale simbolico riconoscimento gli è stata offerta una medaglia d'oro nel corso di un ricevimento, al quale hanno partecipato numerosi divi, esponenti della cultura e del teatro. Tra gli altri si notavano Moravia, Aldo Fabrizi, Camillo Mastrocinque, Milly, Carla Gravina, Giorgia Moll, Paola Borboni, Olga Villi, Valentina Cortese. Al termine della serata il cantante Ugo Calise ha dedicato a Totò le sue nuove composizioni. Il comico napoletano, dopo numerose trattative, ha ceduto alla tv.

La trasmissione che animerà è intitolata «Tutto Totò». L'attore stesso ha collaborato ai testi. Le prime sei puntate dello spettacolo riguarderanno la sua attività teatrale. La prima riproporrà «Vagone letto » e « Il bigliettaio ». In questi « special» Totò sarà affiancato da noti attori, Fabrizi, Walter Chiari, Taranto, Macario, Mina, la Pavone, Vittorio De Sica e così via. La trasmissione sarà filmata a Cinecittà a partire dalla metà di aprile.

«Stampa Sera», 30 marzo 1966



Per il cinema - 1967: Festival di Cannes: premio come miglior attore


A passeggio per Cannes, da sinistra: Roberto Rossellini, Alfredo Bini (produttore del film "Uccellacci e uccellini"), Pierpaolo Pasolini e Ninetto Davoli


Per il cinema - 19 marzo 1967: Globo d'Oro - miglior attore protagonista nel film "Uccellacci e uccellini"


Il "Globo d'oro" per l'anno 1967, premio della stampa estera, ha premiato, nel corso di una serata di gala svoltasi al cinema Fiamma di Roma, il regista-autore Pietro Germi e gli attori Totò e Lisa Gastoni. Serata elegante organizzata dall'associazione della stampa estera in Italia, sotto gli auspici dell'Associazione nazionale industrie cinematografiche e affini (Anica) e dell'unitalia film, in collaborazione con l'ente premio «David di Donatello».


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[Dopo il «Nastro d'argento» per Uccellacci e uccellini] Ora sono attore sul serio, ma non abbandono la comicità.

Io sono un po' riluttante ai premi. A questo qui, questo del «Nastro d'argento», ci sono venuto volentieri, perché è un premio serio. È il secondo che prendo. L'altro l'ho vinto per "Guardie e ladri", un film che oggi classificano un classico.

Per la mia interpretazione ho ottenuto a Cannes la menzione d'onore al Festival, dovrei essere ampiamente soddisfatto; invece non lo sono. L'impegno guasta la comicità, la battuta non è più spontanea, nasconde sempre un secondo o un terzo o addirittura un quarto scopo e allora lo spettatore è costretto a pensare, a individuare il messaggio, a intendere il secondo o il terzo scopo... e non si diverte più. I moli drammatici sono piaciuti molto di più alla critica che al pubblico. Il pubblico ama Totò perché Totò fa ridere, perché lo aiuta a dimenticare i guai, le amarezze di tutti i giorni. Non vuole vedere Totò serio, impegnato in vicende drammatiche.


Per il cinema - 30 gennaio 1967: premiazione per i "Nastri d'Argento"



I "Nastri d'argento" per il cinema sono stati consegnati durante una manifestazione di beneficienza svoltasi al Teatro Comunale di Firenze a favore della popolazione colpita dall'alluvione. Durante la serata è stato proiettato l'ultimo film di Charlie Chaplin "La contessa di Hong Kong" con Sophia Loren e Marlon Brando.


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Foto Archivio Locchi Firenze


Per il cinema - 1967: Festival cinematografico internazionale di Mosca

La 5ª edizione del Festival cinematografico internazionale di Mosca si è svolta a Mosca dal 5 al 20 luglio 1967. Il Grand Prix fu assegnato al film sovietico Il giornalista diretto da Sergej Gerasimov e al film ungherese Il padre diretto da István Szabó. Il premio d'argento andò al film di Dino Risi Operazione San Gennaro, che vide la partecipazione di Totò.

Altri Premi:

  • Premio Speciale d'Oro: Otklonenie, regia di Grisha Ostrovski e Todor Stoyanov
  • Premi d'Oro: En la selva no hay estrellas, regia di Armando Robles Godoy
  • Premio Speciale d'Argento: Racconto per cornetta, regia di Otakar Vávra
    Premi d'Argento:
  • Wehrmacht ora zero, regia di Stanisław Różewicz
  • Operazione San Gennaro, regia di Dino Risi
  • Shiroi Kyotō, regia di Satsuo Yamamoto
  • Štićenik, regia di Vladan Slijepčević
    Premi:
  • Miglior Attore: Paul Scofield per Un uomo per tutte le stagioni
  • Miglior Attrice: Sandy Dennis per Su per la discesa
  • Miglior Attrice: Grynet Molvig per Prinsessan
  • Menzione speciale: Fred Zinnemann per Un uomo per tutte le stagioni
    Prix FIPRESCI:
  • Otklonenie, regia di Grisha Ostrovski e Todor Stoyanov

PREMIAZIONI VARIE E RICONOSCIMENTI POSTUMI


La legge è legge (1958) - In concorso al "Festival di Berlino"


La mandragola (1965) - Nomination "Nastro d'Argento" al miglior attore non protagonista


Incontri internazionali del Cinema di Sorrento (1967) - Premiazione in ricordo di Totò


1977 - L'oro di Napoli (1954) - In concorso al Festival di Cannes e presentato al Toronto International Film Festival


1984 - I soliti ignoti (1958) - Nomination all'Oscar come miglior film straniero - Presentato al Chicago International Film Festival


2010 - Guardie e ladri (1951) - In concorso al Festival di Cannes e al Festival Internazionale del Cinema di Punta del Este; presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia


2011 - Il più comico spettacolo del mondo (1953) - Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma


Aurelio De Laurentiis ha presentato Totò in 3D - Il più comico spettacolo del mondo, la versione restaurata della pellicola girata nel 1953 da Mario Mattoli. Grazie a un lungo e complesso lavoro di restauro voluto dal produttore e presidente del Napoli, il capolavoro del principe della risata è stato rimaneggiato e presentato al sesto Festival Internazionale del Film di Roma. Al photocall della pellicola erano presenti Liliana De Curtis, figlia di Totò che ha sfoggiato una collana con l'effige del padre, e Alessandro Siani.


Fonte: kikapress.com


2015 - Festival del film di Locarno

Proiezione del film "Totò, lascia o raddoppia?"


2015 - Premio "Fuori dal Tempo" con la motivazione: "Riconoscimento ad un personaggio che, nel proprio campo, ha lasciato un segno indelebile"


La Città Bianca ha celebrato il grande Totò nella serata di ieri (30 agosto 2015), una serata nella quale la figura dell’artista partenopeo è declinata in tutte le sue forme. L’evento organizzato dal Comune di Ostuni con il supporto dell’autore televisivo Salvatore Depsa De Pasquale, è andato in scena nella cornice del Chiostro San Francesco.



L’idea del premio “Fuori da tempo” è quella di consegnare un riconoscimento ad un personaggio che, nel proprio campo, ha lasciato un segno indelebile. La consegna è avventa attraverso un familiare che rappresenta l’anello di congiunzione con l’artista scomparso. Ed è proprio quello che accaduto con il grande Antonio De Curtis che è stato premiato attraverso le mani della figlia, Liliana De Curtis, che è salita sul palco del Chiostro per ricevere il riconoscimento della Città di Ostuni.
La serata è stata presentata da Antonella Caramia di Radionorba ed ha visto come protagonisti: Enzo De Caro ed il chitarrista Antonio Onorato, oltre alla presenza sul palco di Salvatore De Pasquale.



Fonte: ostuninotizie.it

2016 - Napoli milionaria (1950) - In concorso al "Festival di Cannes"


Riferimenti e bibliografie:

  • Filmati Archivio Istituto Luce e ostuninotizie.it
  • Sergio Lori, «A Totò», opuscolo "Premio De Curtis", Napoli, 1973
  • Hanno collaborato alla realizzazione dell'articolo Elisa Mallardo, Federico Clemente, Francesco Velletri (Autore della pagina Facebook "Totò si nasce")
  • www.ostuninotizie.it
  • www.kikapress.com
  • «Epoca», anno VIII, n.277, 22 gennaio 1956
  • Prefazione: Simone Riberto
  • Domenico Palattella, ladolcevitawebsite.wordpress.com