Totò presiede la commissione selezionatrice del Festival di Sanremo - «Non faccio l'uomo di paglia per Sanremo»

sanremo 1960

Nel novembre del 1959 fu composta la giuria selezionatrice delle 20 canzoni finaliste che parteciparono al 10° Festival della Canzone Italiana. La commissione fu presieduta dal principe Antonio De Curtis, in arte Totò ed ebbe il compito di ascoltare quattrocento e più composizioni inviate dai concorrenti.

Dopo alcuni giorni, avvenuta la votazione sulle 20 canzoni con una maggioranza, anche sulle ultime 5, di undici su dodici presenti, il presidente dichiarò che una canzone che a lui piaceva — ed esattamente "Parole" — non risultò inclusa nelle 20 prescelte in seguito alla votazione stessa; dopo accese discussioni tra i membri della giuria Totò, che la presiedeva, ha lasciato i lavori prima che fossero ultimati, non sottoscrivendo il verbale conclusivo e se ne andò sbattendo la porta.

«Lascio la commissione perché sono in disaccordo con gli altri membri. Me ne vado!». Non fu dato sapere chi fosse l'autore di "Parole", la canzone per la quale il principe De Curtis si è battuto strenuamente.


Il Decimo Festival della Canzone Italiana si tenne a Sanremo al Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo dal 28 al 30 gennaio 1960. Il Festival fu presentato da Paolo Ferrari ed Enza Sampò, la direzione artistica dell'evento fu curata da Ezio Radaelli, la regia da Vittorio Brignole e l'orchestra fu diretta dai maestri Cinico Angelini e Marcello De Martino. Il patron della manifestazione fu Ezio Radaelli, che ritroveremo impegnato al Cantagiro, anche se la notizia principe dell'edizione fu il debutto di Mina e la mancata vittoria di Domenico Modugno a favore invece della melodica "Romantica" nella versione di Renato Rascel e in quella più vivace dell' urlatore Tony Dallara. La vera rivelazione risultò Joe Sentieri che riscosse un buon successo di vendite con "Quando vien la sera" e "È mezzanotte".

1. - Romantica (Dino Verde e Renato Rascel) Tony Dallara (Music) - Renato Rascel (RCA Italiana)=186 voti
2. - Libero (Domenico Modugno e Franco Migliacci) Domenico Modugno (Fonit-Cetra) - Teddy Reno (RCA Italiana)=84 voti
3. - Quando vien la sera (Alberto Testa e Carlo Alberto Rossi) Wilma De Angelis (Philips) - Joe Sentieri (CAR Juke-Box)=26 voti
4. - Colpevole (Vincenzo D'Acquisto-Saverio Seracini) Nilla Pizzi (RCA Italiana) - Tonina Torrielli (Fonit-Cetra)=22 voti
5. - È mezzanotte (testo di Alberto Testa; musica di Rinaldo Cozzoli e Giulio Compare) Joe Sentieri (CAR Juke-Box) - Sergio Bruni (La Voce del Padrone)=14 voti
6. - Il mare (testo di Antonio Pugliese; musica di Vian) Giorgio Consolini (Parlophon) - Sergio Bruni (La Voce del Padrone)=14 voti
7. - Noi (Bruno Pallesi-Walter Malgoni) Jula De Palma (Columbia) - Tony Dallara (Music)=14 voti
8. - È vero (Nicola Salerno-Umberto Bindi) Teddy Reno (RCA Italiana) - Mina (Italdisc)=9 voti
9. - Splende il sole (Pinchi-Danpa-Panzuti) Fausto Cigliano (Fonit-Cetra) - Irene D'Areni (Dischi Ricordi=8 voti
10. - Notte mia (Zanfagna-Marcello De Martino) Johnny Dorelli (CGD) - Jula De Palma (Columbia)=1 voto


Accadde in questa decima edizione:

- Quest'edizione del Festival sancì il debutto di Mina.
- Nella serata finale Domenico Modugno non si presentò, essendosi addormentato a causa di un calmante.
- Quest'edizione del Festival ebbe un grandissimo successo di pubblico, in quanto fu vista in eurovisione da circa 30.000.000 di persone.
- L'unica donna tra i 44 orchestrali del Festival era l'arpista Ebe Mautino dell'orchestra Angelini: l'arpeggio che chiude l'esecuzione di Libero fu una sua trovata (nata per caso).
- La parte fischiettata di Notte mia, nell'esecuzione dell'Orchestra Angelini è stata eseguita dal trombettista Nini Rosso.
- Il quintetto vocale Trovadori che ha affiancato Sergio Bruni nell'interpretazione de Il mare proviene dal Gruppo Corale Bergamasco.
- Il grido dei gabbiani nell'esecuzione di Libero (Orchestra De Martino) era ottenuto da uno speciale strumentino di legno, usato dai cacciatori e suonato dal sassofonista Molteni.
- Vincono Tony Dallara e Renato Rascel con Romantica. Dallara (secondo a cantare il brano e primo nelle vendite) afferma che gran parte del successo è merito della sua interpretazione urlata. Grande sconfitto è Modugno con Libero
- Il pubblico italiano si divide in due partiti. Da un lato i sostenitori di cantanti come Dallara, gli urlatori, dall’altro i pro Modugno, i melodici. Girava a tal proposito una vignetta: Un cliente chiede a un tassista “Libero?” – “No” rispondeva l’uomo – “Romantica”.
- Davanti ai teleschermi ci sono circa 30 milioni di italiani
- Abiti milionari: per la prima volta i vestiti non vengono forniti dagli organizzatori, ciascun artista ci pensa da solo. Record della spesa per Jula De Palma e Nilla Pizzi, con un milione ciascuna, gioielli esclusi
- Il brano vincente è composto dal maestro Seracini. Al momento della premiazione Nunzio Filogamo lo chiama sul palco ma non ottiene risposta. Il maestro Angelini rende allora pubblicamente noto che il maestro Seracini non è in sala perché pochi giorni dopo aver composto questa canzone ha perso la vista
- Le lacrime di Mina: esordio sanremese per Mina con il brano "È vero", scritto da Umberto Bindi. Mina è già una interprete famosa, eppure durante le prove scoppia a piangere a dirotto tra le braccia proprio di Bindi
- Tra le altre canzoni del Festival: "Quando vien la sera" (Joe Sentieri, Wilma De Angelis), "E’ vero!" (Teddy Reno – Mina, scritta da Umberto Bindi)


Così la stampa dell'epoca

Totò presidente della Commissione Festival di Sanremo 1960


«Corriere della Sera», 15 novembre 1959


«Corriere della Sera», 21 novembre 1959


1959 11 21 Il Messaggero Sanremo 1960 intro

Stamane, a Cinecittà, nella sede della Fonolux, sarà insediata la Commissione selezionatrice delle 20 canzoni del Festival di Sanremo. La Commissione dovrà scegliere tra ben 435 composizioni: un compito delicato e difficile, per il quale gli organizzatori hanno lasciato assoluta libertà ai giudici, non fissando, tra l'altro, nessun limite preciso di tempo di loro lavoro.

Lo spostamento della sede della giuria da Sanremo a Roma si spiega con l’intenzione dell'avvocato Bertolini, «factotum» della società A.T A., organizzatrice della manifestazione, di eliminare quell’atmosfera di sospetto e di veleno che negli ultimi anni si era addensata attorno al festival sanremese e dare alla manifestazione ogni garanzia di imparzialità e serietà. A questo scopo egli è ricorso all'opera di un organizzatore sagace ed esperto come Ezio Radaelli.

La giuria risulta cosi costituita: maestro Guido Albanese, maestro Gino Marinuzzi, ing. Manlio Baron in rappresentanza delle Case discografiche. Filippo Bellobuono («Filibello») in rappresentanza dei parolieri, maestro Fiorenzo Carpi, giornalista Angelo Frattini, maestro Roberto i Leydi che fu uno degli esperti di «Lascia o Raddoppia?», maestro Renato Mariani, sovraintendente al Maggio Musicale Fiorentino, maestro Nello Segurini in rappresentanza degli autori, l'avv. Paolo dell'Erba, in rappresentanza degli editori. Flora Volpini, Vittore Querel e il popolarissimo «Totò».

«Il Messaggero», 21 novembre 1959


Roma, 23 novembre.

Si è conclusa questa sera la prima tornata dei lavori di esame delle canzoni presentate per il prossimo Festival di Sanremo. La giuria presieduta dal principe Antonio De Curtis, in arte Totò, ha ascoltato duecento delle quattrocento e più composizioni inviate dai concorrenti. I lavori, che si sono tenuti nella sede dell'Istituto Luce a Cinecittà, si sono svolti nel più fitto riserbo. Si è appreso tuttavia che il livello delle opere presentate è buono, e che Totò si è dimostrato un presidente severissimo e scrupoloso.

Sabato prossimo la giuria si riunirà nuovamente per l'esame di altre canzoni. Comunque occorrerà una terza tornata prima che dalle quattrocentoquaranta canzoni escano le venti da presentare al|pubblico nella manifestazione sanremese Sul sistema da adottare per le giurie esterne gli organizzatori non hanno ancora deciso nulla di definitivo.

Si pensa di scegliere un bar per ciascuna città delle dieci «ruote» del lotto: il pubblico di locali scelti a caso — ma che debbono comunque avere un apparecchio televisivo — emetterebbe dei verdetti convalidati dalla presenza di un notalo. Sabato prossimo al termine dei lavori di selezione, sarà indetta una conferenza stampa durante la quale saranno comunicate le 20 canzoni prescelte.

«La Stampa», 24 novembre 1959


«Momento Sera», 28 novembre 1959


«Corriere della Sera», 1 dicembre 1959


1959 12 02 La Stampa Toto Sanremo F L

«La Stampa», 2 dicembre 1959


Autori: Modugno, Rascel, Fraglia, Muralo, De Martino, Bindi - Domani si conosceranno i venti titoli definitivi

Roma, 7 dicembre.

La commissione selezionatrice delle canzoni presentate per il Festival di Sanremo farà la sua riunione definitiva domani ed è assicurato che mercoledì si conosceranno i venti titoli delle composizioni in competizione. Come si sa, la commissione ha dovuto ascoltare oltre 400 «pezzi», fra i quali è stata fatta una prima selezione di 60, che dovranno essere ridotti a 20, secondo quanto precisa il regolamento.

Tutte le categorie interessate alla canzone sono rappresentate nella commissione, presiedute da Antonio De Curtis (Totò): il maestro Renato Mariani sovrintendente, al Maggio musicale fiorentino, l'ing. Baron in rappresentanza dell'industria discografica. Filibello in rappresentanza del « parolieri », Nello Segurini per i musicisti, Gino Marlnuzzi jr., Fiorenzo Carpi autore di musiche teatrali, avv. Paolo Dell'Erba per gii editori di musica, Angelo Frattini autore di riviste, Roberto Leydi critico di jazz e il maestro Guido Albanese funzionario della Società autori. Per quanto sulle decisioni della commissione selezionatrice sia stato mantenuto un certo riserbo, qualche notizia è trapelata.

Fra le 20 canzoni prescelte dovrebbero quasi certamente figurare: Libero di Modugno, Amore, abisso dolce di Gigante, II mondo è un tappeto verde di Calcagno e Chiocchio,. Occhi nel buio di Mangeri, Romantica di Rasce!, E' vero di Bindi, Io piangerò di Fragna, Amo la notte di Savina, Serenata per chit di Rendine, L'alfabeto dell'amore di De Martino e M'ami di Murolo. Non è escluso però che nella seduta di domani si possano verificare modificazioni e sorprese.

a. n., «La Stampa», 2-3 dicembre 1959


Era il presidente della commissione - Tra i titoli votati non figurava quello di una musica a lui gradita, perciò se n'è andato senza firmare il verbale

(Nostro servizio particolare) Roma, 8 dicembre.

Ad ogni Festival la sua «grana»: ad un mese e mezzo dalla rassegna dì Sanremo, è scoppiata questa volta in seno alla commissione selezionatrice: il principe Antonio De Curtis (Totò), che la presiedeva, ha lasciato i lavori prima che fossero ultimati, non ha sottoscritto il verbale conclusivo e se n'è andato sbattendo la porta. Gli altri membri della commissione hanno continuato il loro lavoro portandolo a termine e dando lettura al giornalisti del verbale definitivo, steso dal notaio Dobici. Il documento dice testualmente: «Dopo l'ascolto delle 60 canzoni dell'eliminatoria effettuata a norma di regolamento e con il più completo rispetto del medesimo sono rimaste 25 canzoni in ultima selezione, sulle quali passano all'unanimità le seguenti: E' vero; Noi; Notte mia; Perdoniamoci; Colpevole; Invoco te; Libero; Amore nenia sole. Dopo rinnovata esecuzione e votazione, vengono inserite nel novero delle 20: Quando vieti la sera; Vento, pioggia... scarpe rotte; Gridare di gioia; Splende il sole; Il mare; Amore, abisso dolce; Romantica; Splende l'arcobaleno ; E' mezzanotte; Perderti; Non sci felice; A. come amore. Avvenuta la votazione sulle 20 canzoni con una maggioranza, anche sulle ultime 5, di undici su dodici presenti, il presidente dichiara che una canzone che a lui piaceva — ed esattamente Parole — non è risultata inclusa nelle 20 prescelte in seguito alla votazione stessa.

In segno di protesta dichiara di abbandonare la presidenza della commissione e, per quanto ripetutamente invitato, non accetta di sottoscrivere il verbale ed abbandona la riunione alle 19,55. La commissione, riunita sotto la presidenza del vice presidente dott. Renato Mariani, prende atto della presa di posizione del presidente e, pur esprimendo il suo vivo rammarico, dichiara unanime di non aver potuto accettare la conditio sine qua non posta dal presidente, in quanto il risultato con cui la canzone Parole è stata esclusa dalle 20 è conseguenza di una regolare votazione alla quale ha partecipato lo stesso presidente, come a tutte le precedenti riunioni e deliberazioni». Questo verbale è stato firmato da tutti i commissari presenti, escluso il solo Angelo Frattini, non Intervenuto per malattia. Di quanto è accaduto in seno alla commissione, i giornalisti che attendevano i risultati della selezione, ebbero subito sentore. Infatti poco prima delle 20, Totò usci a passo svelto. Lo seguivano e cercavano manifestamente di trattenerlo il vice presidente della commissione dott. Mariani, l'incaricato dell'organizzazione del Festival Radaelli e un inviato del Casinò di Sanremo. I quattro si chiusero nella grossa macchina americana del principe De Curtis in conciliabolo. La discussione durò circa un quarto d'ora e finalmente Totò si decise a rientrare. Ma la «riconciliazione» fu di brevissima durata. Non erano trascorsi cinque minuti che il principe presidente usciva di bel nuovo. E saliva in macchina dicendo ai giornalisti: «Lascio la commissione perché sono in disaccordo con gli altri membri. Me ne vado!». Non è dato sapere chi sia l'autore di Parole, la canzone per la quale il principe De Curtis si è battuto strenuamente. Il nome di questo compositore sarà noto probabilmente molto presto. Intanto si fanno già i nomi di alcuni fra prescelti, sebbene la commissione, in base al regolamento, li abbia scrupolosamente taciuti. Ecco i fortunati autori del Festival 1960: E' vero è di Bindi; Noi di Malgoni; Notte mia di De Martino; Colpevole di Seracini; Invoco te di Masetti; Libero di Modugno; Amore senza sole di Mascheroni; Vento, pioggia... scarpe rotte di Gori; Gridare di gioia di Fanciulli; Splende il sole di Panzuti; Il mare di Vian; Amore, abisso dolce di Gigante-Testoni Romantica di Rascel; Splende l'arcobaleno è stata probabilmente composta da Di Ceglle. Delle altre non sì conoscono gli autori. La selezione delle 20 canzoni di Sanremo è fatta. Ma avrà certo degli strascichi. E ora comincia la «lotta del cantanti».

a. n., «La Stampa», 2-3 dicembre 1959


«Corriere della Sera», 4 dicembre 1959


Il massimo dei voti sarebbe stato raggiunto solo dai pezzi di Vian Pugliese, De Martino Zanfagna, Rascel, Bindi e Ruccione: ancora in forse Modugno

Roma, dicembre

Alla «Feluca», in via Fratina, Vittore Querel, il sanguigno giornalista romagnolo specializzato nel settore mondano-diplomatico-turistico, ha ricevuto in questi ultimi quindici giorni visite di amici che non incontrava da anni. Occhiate in tralice ai quadri appesi alle pareti — «La Feluca» è una delle gallerie più accorsate di Roma — e, poi, la botta diritta: «Potrei parlarti un momentino a quattro occhi?». Naturalmente, i colloqui segreti non si riferivano — come Querel avrebbe vivamente desiderato — ad acquisti di quadri ma al decimo Festival della canzone di Sanremo. Querel è il segretario della commissione giudicatrice presieduta da Totò, nonché il depositario numero uno delle discussioni, ora accese ed ora pacate, intercorse fra i giudici nella «sala rosa» dello stabilimento cinematografico dove si sono svolte e si svolgeranno le riunioni dei severi censori.

Raccomandazioni, già. Onestamente: chi non spara tutte le sue cartucce per guadagnarsi un posticino al soie nei limiti dei consentito? Visite, lettere, telegrammi, telefonate. Querel, romagnolo e «tutto core», vanamente tentava di svincolarsi diplomaticamente dalle pressioni. Dunque, una buona parola per tutti i postulanti. Alla fine, i raccomandati di Querel erano quattrocentotrentacinque su quattrocentotrentacinque. Ma l’autore X, furbo ed incauto, riteneva davvero d’essere il solo «appoggiatissimo» dal segretario «che ha molta voce in capitolo».

Vogliamo dire che nessuno degli autori concorrenti al decimo Festival della canzone ha saputo sottrarsi alla rosea legge della raccomandazìoncella. Non siamo, in Italia, tutti dottori? Ebbene, in giuria ogni musicista, ogni paroliere aveva il suo santo protettore. Ai-la resa dei conti, tutti sullo stesso piano: siamo giusti, se una canzone è veramente bella non ha bisogno d’inserirsi nel giro delle «pastette». Si raccomanda da sé: come il romanzo dell’autore fino a ieri sconosciuto che in quattro mesi tocca la vetta delle centocinquantamila copie. «Il gattopardo» insegna.

Le canzoni rimaste in lizza alla vigilia deiruìtima setacciata sono sessanta. Tra queste almeno otto eccellenti. Vogliamo dare ascolto per un attimo alle voci dei soliti bene informati? Il massimo dei voti sarebbe stato raggiunto soltanto dai pezzi di Vian-Pugliese (Vian è il musicista napoletano di «Luna rossa», «Pulecenella», «Suono a Marechiare»; Pugliese il poeta di «Vurria»), di De Martino-Zanfagna (anche De Martino è napoletano, un giovane di indubbio talento per quanto modernista ad oltranza; Zanfagna è il poeta di «Vieneme ’nzuonno»), di Rascel, Bindi, Fiorelli-Ruccione. Citiamo, a caso, i titoli di qualcuna delle canzoni che certamente ascolteremo a Sanremo: «Notte mia», «Falsamoneta», «Il mio angelo», «Il mare», «Libero», «Timidamente», «Tu sola», «Fausta, angelo», «Occhi di giada», «Serenella», «I sogni del povero», «Verrà», «Conosciamoci», «Sempre più solo», «Sai com’è». Aggiungiamo che per imbrogliare le acque siamo stati costretti ad inventare qualche titolo: i lavori della giuria termineranno soltanto l’8 o il 9.

Bussiamo anche noi alla porta della cordiale amicizia di Querel. Ma dobbiamo arrenderci. Il giudice-segretario meno che mai con un collega può Sbottonarsi. Un parere sulle canzoni? Alcune ottime, parecchie buone, moltissime pessime. E i generi? Il melodico prevale ad abundantiam: ma gli «strilli» non mancano. I temi trattati? Al primissimo posto l’amore condito in tutte le salse. Con abbondante contorno di occhi blu e mare blu, cielo blu e stelle d’argento, qualche tradimento, qualche spiraglio di felicità. Evviva: gli argomenti nuovissimi ci sono. E i voli spaziali (meglio mettere le mani avanti), le solite cantilene con Marcello che guarda l’uccello e Marcella che scruta la stella, il picchio che picchia la picchia, gli incredibili ben-di-du-da-ben-da-di-du.

Tutto qui? Non tutto qui, naturalmente. In quanto alle nostre informazioni riservatissime, siamo in grado di assicurare che per Domenico Modugno c’è stata e ci sarà battaglia grossa, Modugno non si è discostato dai soliti schemi; se non altro, merita un elogio per la coerenza che lo distingue. Ma questa volta non la avrebbe azzeccata. O, per dir meglio, l’avrebbe azzeccata solo in parte. «Libero, libero, libero, navigo, navigo», esplode don Mimi : il richiamo a «Volare, oh, oh» è evidente. Ma un autore che fa nascere battaglie in seno ad una giuria è sempre un autore che merita rispetto. E Villa? Claudio aveva partecipato con «Sempre più solo» : nessuna notizia, brutte notizie.

Gli autori che già si ritengono scartati danno il via alle solite polemiche. Facevamo rilevare ad uno di costoro che ci erano piaciute due canzoni di Ravailese. e il nostro interlocutore: «Ma che mi vai dicendo? Ravalìese è uno pseudonimo di Segurini!». Ravalle-se, invece, guarda caso, esiste in carne ed ossa ed è un alto funzionario del Ministero delle Finanze. Le malignità, a volte, non hanno limiti. Chi perde, non si rassegna: e diventa fazioso. Ma, quel che è peggio, inventa bugie: cosi nascono i «casi» che in mancanza di prove si liquefano come neve al sole.

Altri autori «dentro»: Seracini, Capotosti, Mascheroni, Concina, Murolo, Rendine, C. A. Rossi, Sciorini. E i cantanti-autori? Polverizzati, pare: a ciascuno, per favore, il suo mestiere. I nomi di sempre, si obietterà: ma'che colpa ha la giuria se gli sconosciuti non riescono, pur con tutta la buona volontà, a far meglio dei «big» che da anni si presentano in passerella a Sanremo? Va aggiunto che il «pugno di ferro» dell’avvocato Bertolini, presidente dell’ATA, dovrebbe dar luogo a risultati positivi. Bertolini presenzierà all’ultima riunione della commissione. E’ un tipo, come si dice, che non guarda in faccia a nessuno. Chi sperava, in extremis, nella raccomandazione dell’onorevole può deporre ogni speranza.

La giuria si riunirà nuovamente lunedì 7. I lavori si protrarranno ad oltranza. Forse, la sera dell’8 si conosceranno i titoli delle 20 canzoni ammesse al Festival del decennale. Dal canto suo, Radaelli è alle prese con un elenco che comprende una settantina di cantanti. Vi sono tutti i più noti ed i giovani dell'ultima leva. La scelta definitiva sarà fatta. solo sulla base delle canzoni selezionate. Due le orchestre: in lizza, Angelini, De Martino, Ferrio, Canfora, Trovajoli. Gorni Kramer ha già rinunciato.

Sandro Delli Ponti, «Il Piccolo di Trieste», 5 dicembre 1959


«La Stampa», 8 dicembre 1959


«Corriere della Sera», 9 dicembre 1959


«Corriere dell'Informazione», 9 dicembre 1959


«Corriere della Sera», 9 dicembre 1959


«Il Messaggero», 9 dicembre 1959


«Il Tempo», 9 dicembre 1959


«L'Unità», 9 dicembre 1959


Anche i giovani autori protestano: la maggior parte delle canzoni appartiene a tre sole case editrici e si sono riuniti in sindacato

1959 12 09 Piccolo di Trieste Sanremo 59 intro2

Roma, 9 mattino

Le 20 canzoni prescelte per il Festival di Sanremo sono state rese note. Stando alle indiscrezioni le canzoni vincenti apparterrebbero in maggioranza ai «big» del mondo della musica leggera. Vi sarebbero 6 canzoni delle Messaggerie Musicali di Milano, 5 della Casa cinematografica Titanus, 2 della Curci. Basterebbe limitarsi a questi primi dati per rendersi conto della situazione del Festival. Le tre maggiori Case hanno monopolizzato ben 13 canzoni sulle venti in concorso. E gli altri 150 editori presenti con loro composizioni al concorso?

Giorni burrascosi si attendono quindi per le giornate del Festival. Si parla addirittura di una «marcia su Sanremo», che verrebbe organizzata da un gruppo di giovani autori i quali hanno dato vita ad una nuova associazione e, naturalmente, ad una nuova sigla, la AGAM, ovverosia l’associazione dei giovani autori musicali. La Commissione incaricata di scegliere le 20 canzoni per il X Festival di Sanremo ha terminato ieri sera i suoi lavori con un colpo di scena. Il verbale conclusivo non porta la firma del presidente, principe Antonio de Curtis, in arte «Totò». II presidente non ha voluto firmarlo: se n’è andato via sbattendo la porta e scuro in volto, senza ascoltare nessuno, perchè una canzone che a lui piaceva era stata bocciata.

*** 

1959 12 09 Piccolo di Trieste Sanremo 59 f1La canzone in questione è intitolata «Parole» e pare che il principe di parole, sia a quattro occhi sia nel corso delle sedute, ne abbia speso un fiume per sostenerla: tante se ne era innamorato. Era riuscito così a mantenerla in gara, quando le prime selezioni avevano ridotto i 435 motivi concorrenti prima a 99 e poi a 60. E tra le prime otto canzoni prescelte «Parole» non figurava, ma tra le diciassette rimaste in ballottaggio per i rimanenti dodici posti, sì.

E’ certo che tra queste diciassette canzoni vi è stata ima competizione accanitissima, feroce addirittura, quando si è trattato di scegliere le ultime cinque. I giurati le hanno ascoltate e riascoltate molte volte prima di dare il loro voto (segreto). Quando si è proceduto allo spoglio, «Parole» non è comparsa fra le vincitrici Si dice che allora «Totò» abbia gridato: «Io sono una persona seria e voi siete tutti contro di me. Me ne vado». Indossati cappotto e cappello, egli è uscito dalla «Sala Rosa» della Ponolux, ha preso sottobraccio il cugino che, da quando è stato malato con gli occhi lo accompagna dovunque e, seguito dall’autista, anche lui napoletanissimo, si è diretto verso la sua monumentale «Cadillac». Erano esattamente le 19,25.

Se non l’avessero letto nella espressione del suo volto, i giornalisti, per i quali la comunicazione dei risultati già ritardava di mezz’ora rispetto al previsto, hanno avuto la prova che qualcosa non andava vedendo il vice presidente della commissione, dott. Renato Maxiani, iti segretario pittore Vittore Querel, ed Ezio Radaelli, consulente della Società ATA organizzatrice del Festival, precipitarsi dietro il fuggitivo. Ne nasceva un concitato conciliabolo, che proseguiva nell’interno della «Cadillac», «Totò» strillava: «Che vuol dire? A loro non piace e a me sì». Allora l’autista sì è avvicinato alla macchina, ha gridato: «Principe, di qui si sente tutto, chiudete i finestrini», e qualcuno ha subito seguito il consiglio.

Li dentro, al buio, la conversazione è proseguita a lungo. Alla fine «Totò» con aria rassegnata è uscito dalla macchina e ha fatto ritorno nella «sala rosa». Erano le 19.50. Appena cinque minuti dopo è ricomparso, più rabbuiato che mai, sempre sotto braccio al cugino e sempre seguito dall'autista. E questa volta se n’è andato davvero, dopo avere dal finestrino rilasciato la seguente dichiarazione: «Ho abbandonato ì lavori della giuria, perchè non ero d’accordo su alcune cose».

La storia dei cinque minuti intercorsi tra le 19.55 e le 20 può essere così ricostruita. «Totò», rientrato in sala e accolto con un sospiro di sollievo dai nove membri che vi erano rimasti in attesa dopo essersi scusato per lo scatto avuto in precedenza, avrebbe chiesto che fosse riesaminata la situazione. Ma i giurati avrebbero risposto che non c’era più nulla da fare, poiché ormai tutto era stato deciso.

La canzone «Parole» aveva ricevuto, nella votazione decisiva, il verdetto favorevole del solo «Totò» e questo avrebbe urtato il popolare attore, il quale aveva accettato con entusiasmo di far parte della commissione rifiutando qualsiasi gettone di presenza. Era compiaciuto che si fosse chiesto il suo parere e forse lo ha irritato il fatto che fosse respinta proprio la canzone che era piaciuta a lui, che di canzoni se ne intende.

Torniamo ai fatti. Uscito «Totò», i giurati sono rimasti a decidere sul da farsi fino alle 21, allorché il segretario Querel ha dato lettura ai giornalisti del testo del verbale conclusivo, che era stato firmato poco prima alla presenza del notaio Nazareno Dobici. Il testo, molto chiaro, è il seguente:

«Dopo l’ascoltazione delle sessanta canzoni rimaste nell’eliminatoria fatta a norma di regolamento e con il più completo rispetto del medesimo, rimangono per l'ultima selezione venticinque canzoni.

«Avvenuta la votazione sulle 20 canzoni — prosegue il verbale — con una maggioranza, anche sulle ultime cinque, di undici su dodici presenti, il presidente dichiara che una canzone che a lui piaceva — ed esattamente "Parole" — non è risultata inclusa nelle 20 prescelte in seguito alla votazione stessa. In segno di protesta dichiara di abbandonare la presidenza della commissione e, per quanto ripetutamente invitato, non accetta di sottoscrivere il verbale e abbandona la riunione alle ore 19.55.

«La commissione — termina il verbale — riunita sotto la presidenza del vicepresidente, dott. Renato Mariani, prende atto della presa di posizione del presidente e, pur esprimendo il suo vivo rammarico, dichiara unanime di non aver potuto accettare la "conditio sine qua non" posta dal presidente, in quanto il risultato con cui la canzone "Parole" è stata esclusa dalle 20, è conseguenza di una regolare votazione, alla quale ha partecipato lo stesso presidente, come a tutte le precedenti riunioni e deliberazioni».

L’episodio avrà ovviamente strascichi polemici, anche se la deliberazione della commissione appare ineccepibile, in quanto il regolamento del Festival prevede espressamente che le riunioni della giurìa si svolgano sotto la presidenza del vice-presidente in caso di assenza o impedimento del presidente.

Quanto ai nomi degli autori delle venti canzoni prescelte secondo il regolamento dovrebbero essere ufficialmente conosciuti dopo il Festival, ma già circolano sulla bocca di molti. E’ certo che i principali esponenti della canzone italiana sono tra essi. Ad esempio, Modugno con «Libero», Calcagno e Chioccino con «Amore, abisso dolce», Rascel con «Romantica». Quanto agli autori della canzone «Parole» sono Paranco Maresca, napoletano, che ha scritto i versi, e Costante Falpo, romano, che ha composto la musica.

«Il Piccolo di Trieste», 9 dicembre 1959


Roma, 8

Il decimo Festival della canzone di San Remo si preannuncia polemico. Stasera è stata conclusa la scelta delle venti composizioni che si contenderanno l’ambito, e remunerato trofeo. La discussione fra i membri della giuria è stata però laboriosa e non è mancato un incidente che promette eccitanti ripercussioni, il presidente principe De Curtis (che come quasi tutti sanno è poi Totò) ha abbandonato l'aula della riunione sbattendosi l’uscio alle spalle e rifiutandosi perfino di sottoscrivere il verbale che consacrava l’avvenuta selezione e ne dava i risultati.

Cosa era avvenuto di tanto grave da far perdere le staffe al popolare attore? Ecco la versione del fatto fornita dallo stesso principe De Curtis. «Dico subito che è stata per me una esperienza molto amara — ha esordito, con il volto ancora arrossato per l’ira —. L’incidente è avvenuto perchè alcuni membri della giuria hanno voluto a tutti i costi escludere la canzone «Parole», della quale io ignoro il nome degli autori, e che a me sembrava invece meritevole perchè ha un testo meraviglioso ed una melodia originale. Abbiamo discusso a lungo, ma gli altri si sono intestarditi e cosi non è stato possibile trovare un accordo contrariamente a quanto era avvenuto in precedenza per altre composizioni sulle quali non era stata raggiunta l’unanimità. Me ne sono andato per dignità perchè io avevo preso sul serio il mio compito e non potevo accettare di presiedere ancora ima commissione dalla quale ero stato messo in minoranza. Non so ancora rendermi conto — ha concluso Totò — del perchè della ostilità contro «Parole» che, ripeto, è per me una canzone bellissima e che sono sicuro avrà ugualmente, anche se esclusa dal Festival, un grandissimo successo».

Mentre il presidente cosi si sfogava, i dieci commissari rimasti (uno, Angelo Frattini, era assente perchè ammalato) affidavano l'incarico di presiedere la riunione al vicepresidente, il dott. Renato Mariani di Firenze, che è anche sovrintendente del «Maggio musicale fiorentino», e proseguivano regolarmente i loro lavori per completare la scelta delle venti migliori canzoni fra le sessanta circa che erano state loro affidate. Da quanto risulta dal verbale conclusivo, le canzoni ammesse a Sanremo sono le seguenti: «E' vero» di Bindi, «Noi» di Malgoni, «Notte mia» di De Martino-Zanfagna, «Perdoniamoci» di Taccari -Bertoni-Di Paola, «Colpevole» di Seracini, «Invoco te» di Masetto, «Libero» di Modugno, «Amore senza sole» di Mascheroni: tutte queste otto avevano ottenuto i necessari suffragi fin nella prima votazione. Nella seconda votazione sono risultate prescelte: «Vento, pioggia, scarpe rotte» di Gori, «Gridare di gioia» di Fanciulli, «Splende il sole» di Panzutti, «Il mare», di Vian Pugliese, «Amore, abisso dolce» di Gigante - Testoni, «Romantica» di Rascel, «Splende l'arcobaleno» che probabilmente è dovuta a Di Ceglie, «E‘ mezzanotte», «Perdetti», «Non

«Quando viene la sera». Di queste ultime cinque non è stato ancora possibile conoscere il nome dell’autore, o degli autori.

La scelta delle canzoni è stata ormai fatta; resta da procedere a quella del cantanti, e non è poca cosa date le rivalità e le aspirazioni esistenti anche in quésto settore. Ancor prima della serata inaugurale, non mancheranno i consueti contrasti. Il decimo Festival di Sanremo è nato sotto il segno della polemica: comincia con le dimissioni di Totò (a proposito, «Parole», il pomo della discordia, è di Costante Falpe e di Maresca), chissà mai con che si concluderà.

La commissione giudicatrice ha dichiarato unanime che la esclusione della canzone «Parole» è conseguenza di una regolare votazione, alla quale ha partecipato lo stesso presidente. Il verbale, steso dal notaio Nazzareno Dobici, è stato firmato dal vicepresidente della commissione.

f.f., «Il Piccolo di Trieste», 9 dicembre 1959


L'attore non ha firmato il verbale conclusivo perchè era stata bocciata la canzone "Parole" che a lui piaceva - Cronaca di 5 tempestosi minuti e un concitato colloquio in macchina tra l'infuriato De Curtis e gli organizzatori - l 20 motivi prescelti: fra di essi solo otto hanno ottenuto l'unanimità dei voti

Roma, mercoledì sera.

La commissione incaricata di scegliere le venti canzoni per il decimo Festival di Sanremo ha terminato ieri sera i suoi lavori con un piccolo colpo di Bcena. Il verbale conclusivo non porta la firma del presidente, principe Antonio De Curtls, in arte Totò, il quale se ne è andato via tutto arrabbiato perché una canzone che a lui piaceva era stata bocciata. La canzone che ha provocato il clamoroso incidente è Intitolata Parole e i suoi autori solfo il «paroliere» Franco Marasca e il compositore Costante Falso. La canzone era rimasta in gara quando le prime, selezioni avevano ridotto i 435 motivi concorrenti prima a 99 e poi a 60. E' certo che vi è stata una lotta accanitissima specie quando si è trattato di scegliere le ultime cinque canzoni delle venti destinate a partecipare al Festival. I giurati le hanno ascoltate e riascoltato molte volte prima di dare — in segreto — il loro voto. Quando si è proceduto allo spoglio, Parole non è comparsa fra le vincitrici. Si dice che allora Totò abbia gridato: «Io sono una persona seria e voi siete tutti contro di me. Me ne vado». Indossati cappotto e cappello, egli è uscito dalla «sala rosa» della Fonolux, per dirigersi verso le sua Cadillac. Erano esattamente le 19,25. Il vice presidente della commissione, dott. Renato Mariani, il segretarlo, pittore Vittore Querel, ed Ezio Radaelli, consulente della società A.T.A. organizzatrice del Festival si sono precipitati dietro l'attore e ne 6 nato un concitato conciliabolo, che proseguiva nell'interno della Cadillac.

Totò strillava: «Che vuol dire? A loro non piace e a me si!». La conversazione e proseguita a lungo. Alla fine Totò con aria rassegnata è uscito dalla macchina e ha fatto ritorno alla «sala rosa». Erano le 19,85. Appena cinque minuti dopo è ricomparso, più rabbuiato che mai. E questa volta se n'è andato davvero, dopo avere dal finestrino rilasciato la seguente dichiarazione: «Ho abbandonato i lavori della giuria, perché non ero d'accordo su alcune cose». Secondo indiscrezioni di giurati, la storia dei cinque minuti Intercorsi tra le 19,55 e le 20 può essere cosi ricostruita. Totò, rientrato In sala e accolto con un sospiro di sollievo dal nove membri che vi erano rimasti in attesa (era assente ieri il giurato Frattini, ammalato), dopo essersi scusato per lo scatto avuto in precedenza, avrebbe chiesto che fosse riesaminata la situazione. Ma i giurati avrebbero risposto che non c'era più nulla da fare, poiché ormai tutto era stato deciso.

La canzone Parole aveva ricevuto .nella votazione decisiva, il verdetto favorevole del solo Totò e questo avrebbe urtato il popolare attore. La venti canzoni prescelte all'unanimità, sono Noi, di Malgoni, Ed. Southern; Notte mia, di Zanfagna e De Martino, Ed. Leonardi; Perdoniamoci, di Bertlnl e Di Paola, gruppo Messaggerie - Sugar; Colpevoli, di Seracini, gruppo Messaggerie-Sugar; Invoco te, di Glauco Mesetti, gruppo Curcl; Libero, di Domenico Modugno, gruppo Curci; Amore senza sole, di Panzeri e Mascheroni, gruppo Messaggerie Sugar; E' vero, di Nisa e Blndi, Ed. Ariston. A maggioranza: Quando viene la sera, di C. A. Rossi, Ed. C. A. Rossi; Vento, pioggia... scarperotte, di Lello Gorl, Ed. Titanus; Splende il sole, di Panzutl, Ed. Mascotte; Amore, abisso dolce, di Testoni e Gigante; Romantica, di Renato Rasce! Ed. Titanus; Splende l'arcobaleno, di Cosimo Di Ceplie, Ed. Leonardi; E' mezzanotte, di Pallesi; Perderti, di Pinchi e Bassi; Non sei felice, di V'anteluni, Ed. Nazionale; «A» come amore, di C. A. Rossi; Oridare di gioia, di Fanciulli, gruppo Curci; limare, di Pugliesa e Vlan. Franco Marasca, autore del versi di Parole 6 napoletano ed è un esordiente in senso assoluto nel campo della canzone. Costante Falso, romano, riscosse invece un buon successo nel periodo della guerra con Addio Juna (vi ricordate? «juna, per questo addio non devi piangere, attendi pure il mio ritorno e vedrai che un lieto giorno tutto a noi sorriderà») e in un recente festival di Napoli con 'E rose chiagneno. Entrambi hanno dichiarato di non avere mal conosciuto personalmente Totò e di essere rimasti assai lusingati nell'apprendere l'episodio scaturito dalla loto canzone: un episodio, comunque, che, a loro parere, costituisce una valida testimonianza del valore della composizione con la quale avevano concorso ai festival sanremese. Un episodio, il può aggiungere, che frutterà loro una pubblicità per lo meno analoga a quella che sarebbe derivata dalla inclusione fra i venti motivi prescelti.


Roma, mercoledì sera.

«Mi sono arrabbiato moltissimo». Con queste parole Totò riassume le sue impressioni di presidente della Commissione giudicatrice delle canzoni presentate per il Festival di Sanremo. Ha accori- sentito ad accogliermi nella sua bella casa di via Monti del Parioli, quando ormai il verdetto finale era imminente, rompendo per la prima volta la regola di non ricevere nessuno, auto-impostasi fin dal giorno In cui cominciò a presiedere la Giuria «E' stata — egli mi spiega — una misura Indispensabile per fare argine alla valanga delle raccomandazioni. Se le raccontassi che cosa è accaduto da allora lei si divertirebbe come nell'ascoltare una farsa spassosa. Le canzoni in lizza all'inizio, erano 430; quelle per cui mi giunsero raccomandazioni sono state 600; insomma. Io avrei dovuto compiere il miracolo di far giungere in Anale persino le 170 composizioni escluse In partenza Fra coloro che si presero l'Iniziativa di raccomandare musicisti e parolieri figurano I personaggi più impensati». «Anche ministri?». «I personaggi più impensati» ripete Totò con un Impagabile sorriso, diplomatico e allusivo. Soggiunge: «L'assalto delle sollecitazioni si delineò con prontezza fulminea quando la mia nomina a presidente della Commissione era nota da poche ore soltanto.

Ci voleva poco per prevedere in quale misura il fenomeno si sarebbe aggravato, nei giorni seguenti. Decisi di non ricevere più nessuno, neppure le persone amiche. Il numero del mio telefono non figura sull'elenco, e, trattandosi di un numero recente, il suo segreto restò ben difeso fino a una quindicina di giorni fa Ma l'atmosfera d'incantesimo che tocca tutto ciò che si riferisce al Festival ha travolto anche questa difesa; l'apparecchio prese a squillare a tutte le ore del giorno e della notte. I manipoli degli assalitori, vedendo l'impossibilità di agganciarmi per telefono, sono passati all'Impiego dei biglietti e, più ancora, del telegrammi». Totò è filosofo. Ha accettato la situazione con paziente Indulgenza. A provocare le sue arrabbiature è stato invece un altro ordine di fatti. Nel toccare l'argomento e sclama: «Sono capitate cose indecifrabili. Quando abbiamo iniziato il nostro lavoro, io e i dodici commissari ci siamo impegnati con parola d'onore a non dire nulla sull'andamento delle selezioni. Ma è accaduto poi che ogni mattino o su un giornale o sull'altro io ho continuato a trovare raccontato tutto o quasi tutto quello che avevamo fatto il giorno prima. Soprattutto per questo mi sono arrabbiato molto». Totò parla di un pericolo contro il quale hanno dovuto combattere organizzatori e commissari: lo spionaggio musicale.

L'eventualità che nuovi motivi fossero colti al volo nel momento stesso in cui venivano eseguiti per la prima volta doveva esser considerata seriamente. Perciò alla Commissione, nella sede dell'Istituto Luce, fu assegnata una sala dalle doppie porte; chi era in anticamera nulla poteva udire delle canzoni eseguite dal grande radiofonografo cui erano affidati i dischi segreti. Del resto, in anticamera non potevano mettere piede i curiosi; i carabinieri di servizio facevano buona guardia Una bella signorina, presentatasi con l'asserito scopo di consegnare un messaggio urgente, fu invitata senza complimenti a fare dietro front, nel sospetto che appartenesse all'Intelligence Service di qualche Grande Potenza musicale. «E' stata una grossa fatica» commenta Totò. «Abbiamo lavorato otto ore al giorno. Quando accettai di assumere la presidenza, immaginavo di trovarmi di fronte a un compito delicato, ma gradevole. E invece è stata una faccenda seria», si corregge: «L'hanno fatta diventare una faccenda seria».

Egli soggiunge che non ci si deve meravigliare se il Festival di Sanremo suscita tanto interesse. Commenta: «La canzone risponde a una esigenza fondamentale di tutti. Cantano persino le bestie, non solo gli usignoli e gli altri uccelli, ma anche i quadrupedi. Noi uomini scegliamo una canzone per ogni stato d'animo». «L'anno venturo presiederà di nuovo la giuria del Festival?». «Fossi matto» egli risponde, con la mimica di Totò.

f. f., «Stampa Sera», 9-10 dicembre 1959


«Momento Sera», 10 dicembre 1959



«Corriere della Sera», 11 dicembre 1959


«Stampa Sera», 17-18 dicembre 1959


1960 02 05 Corriere della Sera Sanremo 60 intro«Corriere della Sera», 5 febbraio 1960

1960 03 23 Corriere della Sera Sanremo 60 intro«Corriere della Sera», 23 marzo 1960

1960 03 24 Corriere d Informazione Sanremo 60 intro«Corriere d'Informazione», 24 marzo 1960


Riferimenti e bibliografie:

  • Antonio de Curtis, «Oggi», 24 dicembre 1959
  • Alfredo Panicucci, «Il Musichiere», 17 dicembre 1959
  • Archivio storico quotidiani «La Stampa», «Il Tempo», «Il Messaggero», «Corriere della Sera», «Momento Sera», «Il Piccolo di Trieste»