Hanno torto i critici di Eduardo De Filippo

Eduardo De Filippo


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Era forse inevitabile che anche Eduardo De Filippo dovesse soffrire qualche dispiacere. Da un po’ d’anni in qua gli andavano bene tutte. Aveva cominciato con «Napoli milionaria», che fu considerata come la rivelazione di un autore quasi nuovo. Eduardo, allora, aveva già scritto e rappresentato una ventina di commedie, ma pochi ci si erano indugiati sopra. Ad ogni nuova prova teatrale di Eduardo, come del resto di Peppino, il linguaggio critico rigoroso veniva messo da parte. Le loro commedie erano considerate poco più che canovacci, abili pretesti in cui l'attore sopraffaceva il commediografo.

Con «Napoli milionaria», che ha un primo atto bellissimo, le cose cambiarono aspetto. Può darsi che sul giudizio avesse influito anche la fine dell'ostracismo ufficiale dato ai dialetti, ma insomma Eduardo si collocava in primo piano, sia a cagione della sua bravura nell'inventare e muovere i personaggi, sia per l’attualità dei tema. Mentre i pochi commediografi nostrani si dilettavano ancora con l'adulterio (o forse le loro magre commedie avevano dormito a lungo nei cassetti), Eduardo prospettava un quadro patetico e crudele dell’ Italia sul finire della guerra. Qualcosa che faceva il paio con Roma città aperta o con Sciuscià.

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Poi vennero Questi fantasmi, e il successo fu grandissimo, venne Filumena Marturano e fu un trionfo. Gli applausi che il pubblico milanese tributò a Eduardo dopo il secondo atto di Questi fantasmi furono i più caldi, i più fragorosi e numerosi che si fossero uditi in teatro da molti anni a quella parte. Per ricordarne di simili bisogna rifarsi alla prima di Piccola città; e quelli erano applausi di pentimento, in quanto succedevano a un primo momento di disapprovazione che tutto il pubblico, avendo capito con ritardo, intendeva cancellare.

In quella ormai lontana serata al «Mediolanum», evocato alla ribalta innumerevoli volte, a un certo punto Eduardo si coperse gli occhi con la mano. Pareva non reggesse a tanta approvazione, e disse quasi parlando a se stesso: «Saprò mantenermi a questa altezza?». Era senza dubbio sincero. Capiva che una invenzione come quella di Questi fantasmi arriva una volta tanto, e invece sapeva che il pubblico è portato a chiedere a un autore di superarsi ogni volta.

Difatto, con Filumena gli rispose che a quell’altezza era rimasto. Ma adesso, arrivate finalmente Le bugie con le gambe lunghe, pubblico e critica in genere hanno mostrato, se non proprio una faccia feroce, la faccia compunta. Un successo notevole ma non unanime, sotto il quale si avverte la insoddisfazione di molte riserve. 'Una verità minima e annosa, si dice, questa che afferma la potenza e la realtà della menzogna. Ed espressa attraverso situazioni convenzionali, molte di esse acquisite al teatro non si sa nemmeno da quando. È affidata a protagonisti i quali, più che l'evidenza del personaggio mostrano i tratti della grande caricatura.

Ebbene, tutto questo è ingiusto. Tra l’ultima commedia di Eduardo e le altre che l’hanno immediatamente preceduta non esiste una grande distanza. Spesso accade in teatro ciò che si verifica nelle competizioni sportive, il titolo di campione è attribuito per poche frazioni di secondo. E' giusto che sia così, ed, è vero che alle Bugie mancano lo scatto dei Fantasmi e il ritmo serrato di Filumena. Ma quando mai il teatro di Eduardo (e diciamo pure il teatro d’ogni tempo) ha cercato situazioni veramente nuove? Quando mal i suoi personaggi non hanno risposto a una convenzione, che grazie a Dio è spesso la convenzione di Pulcinella? E quando mai i suoi tipi non sono stati caricaturali, nascendo appunto da un maestro della caricatura? Convenzionali sono gli ultimi due atti di Napoli milionaria, convenzionale per quanto stupendamente artificioso il secondo atto di Questi fantasmi, convenzionale anche il presupposto di Filumena che in più di un momento può sembrare essa stessa una grande caricatura della crudeltà femminile.

Si osserva che là non si ha il tempo di accorgersene e che ci si pensa quando il sipario è ormai calato. Esatto. Non per questo Le bugie con le gambe lunghe può essere considerala commedia di poco conto. Se questa volta Eduardo non è riuscito a fondere la sua materia come gli era accaduto di fare recentemente, ciò non impedisce che si tratti ancora di una buona e intelligente commedia. Più organica, più compiuta e più ricca di molte altre della prima maniera che nonostante la loro vivezza risentivano dell'avanspettacolo e del varietà. Adesso le maschere napoletane sono entrate nella vita d’ogni giorno e per convincersene basta ascoltare i loro dialoghi. Non è un prestito fatto ai contemporanei, piuttosto si direbbe che siano esse impegnarsi a ritrovarli sulle loro bocche.

Si dice pure: «Prendete questa commedia e fatela recitare da altri. Non resterà più niente». Grazie tante. Nei periodi più fortunati di teatro è sempre vissuto di grandi interpreti più che eli grandi commedie, le quali sono rare. E qualche commediografo godette rinomanza soltanto indipendenza degli attori che si assumevano le sue commedie Ora la recitazione delle Bugie è cosa perfetta da parte di una ventina d’interpreti. E' un esempio raro. E, si capisce, Eduardo sta al di sopra di tutti. Si vuol fargli colpa di salvare le sue commedie? Autore e interprete di se stesso, sarebbe più giusto riconoscergli ancora una volta il primato.

Raoul Radice, «L'Europeo», anno IV, n.19, 9 maggio 1948


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Raoul Radice, «L'Europeo», anno IV, n.19, 9 maggio 1948