I due toreri delle Sorelle Nava

Totò Malattia

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La sera del 15 luglio, poco prima di mezzanotte, le tre Nava tenendosi per mano s’inchinarono come al solito a ringraziare il pubblico dell'Odeon di Milano che non finiva più di applaudire il numero degli Arlecchini, in cui esse danzano appese a degli elastici. Subito dopo, essendo la loro Serata d’onore, entrarono in scena, camminando in fila indiana, dieci inservienti che portavano una ventina di ceste di fiori, tre bambole, un coniglio di stoffa e molte scatole di dolci. Quando Pinuccia, Diana e Lisetta si ritirarono nel camerino avevano gli occhi lustri. Diana, che è la più romantica, appariva particolarmente commossa. A differenza delle sorelle che andavano ripetendo: «Che tesori, questi milanesi! Che bella serata! Quanti fiori!» essa se ne stava silenziosa davanti alla specchiera del trucco, con una mano abbandonata sulle duecento gardenie che testimoniavano l'ammirazione di un giovane marchese. Aveva voglia di piangere, perché quelle gardenie le riportavano alla memoria una serata autunnale di tre anni fa, a Barcellona.

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Nell'ottobre del 1948, le tre Nava (che per tutto il '47 erano state le soubrettes di Macario nelle Educande di San Babila e in Cavalcala di donne) esordirono al teatri) Talia di Barcellona. Trattandosi di una prima recita, erano piuttosto ansiose, ma la loro agitazione aumentò quando il direttore di scena fece irruzione nel loro camerino annunciando affannosamente che in un palco di proscenio c'era Mario Cabre. «E chi sarebbe?» chiese Pinuccia. spalancando gli occhi. Il direttore si meravigliò. Come, le «navitas» ignoravano Cabre? Ma era l’uomo più importante di Barcellona! Un grande torero, un grande poeta, un «hombre» magnifico. Bisognava lavorare meglio del solito per lui. Qualche minuto dopo, dal palcoscenico, le Nava videro lampeggiare i denti di Mario Cabre che sorrideva alle loro trovate. Era un bell’uomo, bruno, dai lineamenti decisi, e alla fine dello spettacolo le tre sorelle ebbero l’emozione di ricevere una scatola di cellofan piena di gardenie col suo biglietto da visita e un invito per la prossima corrida. Le Nava vi andarono con mantiglie nere sospese su altissimi pettini traforati e sedettero in prima fila, nei posti d’onore, nello stesso ordine con cui si presentano in scena : Diana in mezzo. Pinuccia a sinistra e Lisetta a destra. Molti credono che queste posizioni dipendano dall'età, che è la cosa più difficile aa conoscere delle tre Nava. Si sa che sono fra i venti e i trenta anni, ma se vi rivolgete direttamente a loro, Pinuccia risponde : «Sono la più giovane», Diana: «Io sono la minore», e Lisetta : «Io la più piccola».

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Dopo due toreri di minore importanza. entrò nell’arena Mario Cabre coperto di ricami e di lustrini. Andò diritto verso le tre sorelle e gettò il cappello in direzione di Diana, dedicandole cosi il primo dei due tori che doveva affrontare quel giorno. Poi. cosa senza precedenti, le dedicò anche il secondo. Il giorno seguente tutta Barcellona sapeva che Mario Cabre. il successore di Manolete, il beniamino delle folle catalane, era innamorato di Diana Nava. Una settimana dopo, mentre Diana era fuori in macchina col suo torero, Pinuccia e Lisetta tennero consiglio di guerra. È una cosa che capita sempre quando qualcuno si mette a corteggiare una delle tre. Bisogna che il tipo piaccia alle altre due.

Nel caso di Mario Cabre. Pinuccia e Lisetta, che lo avevano studiato attentamente, furono subito d'accordo: si trattava di un uomo affascinante ma che non dava il minimo affidamento. La «rossa» (cosi Pinuccia e Lisetta chiamano la sorella per via dei suoi capelli) non sarebbe stata sua preda. Il «metodo Nava» doveva entrare subito in azione. Da quel giorno in poi, il romantico torero, che più tardi doveva diventare famoso in tutto il mondo per aver conquistato Ava Gardner e Yvonne De Carlo, scivolò su pavimenti lucidati con troppa cera, traballò goffamente su seggiole malferme, inciampò in ostacoli imprevisti, stentò a mantenersi disinvolto mentre le sorelle della sua fiamma gli parlavano fitto fitto, col viso a un palmo dal suo dopo aver mangiato una quantità d'aglio eccessiva anche per il più coraggioso dei toreri.

Un giorno, nella primavera del '49, le Nava presero l'aeroplano per andare da Barcellona a Madrid Nonostante tutti i loro viaggi, era la prima volta che volavano. Lisetta e Pinuccia sedettero vicine. Diana prese posto accanto a un giovanotto dalle lunghe basette, elegantemente vestito di bianco. i| quale, anziché cercare come al solito di attaccare discorso, mantenne fin da principio un atteggiamento riservato. Le presentazioni avvennero dopo mezz’ora di volo, allorché Diana, che da qualche minuto aveva cominciato a farsi bianca e a sorridere in modo strano, esternò sui pantaloni immacolati del vicino il malessere provocatole dai continui vuoti d’aria.

In queste circostanze le Nava conobbero l'espada Raphael Albaicin, figlioccio del pittore Zuloaga, una delle prime lame di Spagna. Albaicin, che tuttavia affrontava sorridendo i tori più neri e minacciosi, era un timido. Forse, nel segreto del suo cuore, preferiva una delle tre sorelle : ma non ardiva dichiararsi. Così cominciò a corteggiarle tutte e tre. Mandava ogni volta tre mazzi di fiori, tre scatole di canditi, tre mantiglie, tre ventagli. Nelle corride cominciò ad abbattere tre tori, dedicandone uno a Pinuccia. uno a Lisetta, uno a Diana. Viaggiò per alcuni mesi insieme ad esse, seguendole a Valencia, a Cadice, a Siviglia, a Saragozza. A Maiorca, il custode del monastero dove un tempo si rifugiarono Chopin e George Sand. abituato a far da cicerone alle coppie trasognate, restò meravigliato nel vedere un uomo che faceva il patetico con tre donne alla volta. Quanto alle Nava. ad ognuna delle quali piaceva egualmente il torero, avevano adottato la tattica ch’esse ritengono doverosa in simili casi : ciascuna di esse cercava di apparire meno bella e desiderabile, per mettere in evidenza i meriti delle altre due. Si accese così una gara a chi commettesse più gaffes, mangiasse più aglio e sbadigliasse ài più mentre Albaicin, sempre più intimidito, raccontava le sue storie. Chissà come sarebbe andata a finire, se agli ultimi del '49 le Nava non fossero ritornate in Italia.

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Solidali e concordi nella vita come sulla scena, le tre Nava (che per lo stato civile sono le signorine Ciocca) son figlie d’arte. Il padre, Giuseppe Ciocca, spentosi tre mesi or sono in una villa che la famiglia possiede a Cannerò, sul Lago Maggiore, era stato, ai suoi tempi, una delle stelle del teatro romanesco col nome di Brugnoletto. Lo aveva scoperto Trilussa, in una trattoria. verso il 1910. Quattro anni dopo, debuttò all'Acquario, il teatro di varietà allora più in voga della capitale. Abituato ad un pubblico assai meno esigente, Brugnoletto era palesemente emozionato e i colleghi, che non vedevano di buon occhio l’affermazione di un concorrente, si guardavano bene dall’incoraggiarlo. Soltanto una ragazzina romana di quattordici anni, che faceva un numero di danze classiche, gli si avvicinò in un intervallo dicendogli : «Tu essere molto bravissimo, Brugnolino». Il debuttante, commosso da quell'atto di fraternità artistica, ringraziò la piccola ballerina e le fece una carezza. Intervenne allora la madre della ragazzina, una severissima signora tedesca, la quale, dopo aver schiaffeggiato la figlia, investi Brugnoletto in modo tale da smontarlo del tutto. Cinque anni dopo, nel 1919, Brugnoletto (che aveva fatto la guerra come volontario) incontrò di nuovo la piccola ballerina dell’acquario, che si chiamava Giorgina Nava e la sposò.

L’uomo che fece innamorare Ava Gardner non piacque a Pinuccia e a Lisetta

Il matrimonio fu tatto solo in municipio, perché Brugnoletto, grande ammiratore di Gioacchino Belli, era anticle ricale e socialista. Solo nel 1946, alla presenza dei figli grandi, le nozze furono ripetute col rito religioso nella chiesetta romana di San Bonaventura.

Amico intimo di Petrolini, Brugnoletto fu maestro di molti attori comici divenuti più tardi famosi: Aldo Fabrizi e Nino Taranto, fra gli altri, si fecero alla sua scuola. Quinto alle figlie, egli avrebbe voluto tenerle lontane dal palcoscenico. Pinuccia, secondo lui, doveva diventare maestra. Diana una buona donna di casa e Lisetta (che pure a tre anni era molto piaciuta al pubblico romano con una imitazione di Joséphine Baker) era destinata alla musica. Soltanto nel 1941 Brugnoletto si arrese di fronte al prepotente istinto teatrale delle tre ragazze. Nella primavera di quell'anno, esse debuttarono a Milano e in autunno passarono al Wintergarten di Berlino, dove ritornarono alla fine del '42. dopo una lunga tournée in Polonia, Svezia e Danimarca. Proprio al Wintergarten le tre Nava conobbero, nel giro di ventiquattr’ore, la più grande soddisfazione della loro carriera e il più gran pericolo della loro vita.

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Tutti gli anni, la notte di San Silvestro, la direzione del Wintergarten assegna una speciale stella d'oro ai migliori numeri della stagione. Poiché il Wintergarten è uno dei massimi teatri europei di arte varia, e vi passano gli artisti più famosi, quella stella è considerata un po' come l’«Oscar» del varietà. In cinquant'anni, soltanto duecento artisti hanno ricevuto quella distinzione. E' facile immaginare la felicità delle sorelle Nava quando, la sera del 31 dicembre 1942, a un anno soltanto dal loro debutto assoluto, si videro consegnare la stella. Esse ebbero la sensazione di cominciare dove molti colleghi sarebbero stati felici di finire. Ma un'ora dopo la loro gioia fu bruscamente oscurata. Fra gli inservienti del teatro c’era una specie di aiuto macchinista, nazista fervente e antitaliano, al quale, con ogni probabilità, non era garbato che la stella fosse stata assegnata a quel modo. Costui cominciò a provocare le tre Nava e in modo speciale Pinuccia, ch'è la più focosa. Ne nacque un diverbio, nel corso del quale Pinuccia rivolse al provocatore un epiteto bruciante. L'altro rispose con uno spintone. In quel momento arrivavano Diana e Lisetta, le quali, vedendo cadere la sorella, balzarono sul tedesco e, lo ridussero assai male a forza di morsi e di pugni. Due giorni dopo, su denuncia del nazista, controfirmata da venti testimoni, le tre Nava, accusate di avere offesa la persona di Hitler, furono dichiarate «nemiche del popolo tedesco». Stavano per essere chiuse in un campo di concentramento, quando l'intervento delle autorità italiane riuscì a commutare la pena in una sospensione dal lavoro in territorio germanico con immediato rimpatrio.

Le Nava (che appena possono prendersi qualche giorno di riposo vanno alla villa di Cannerò, dove passano la giornata a giocare a tennis o a remare sul lago) abitano a Milano, in un palazzo di via Inama, facilmente riconoscibile perché i bambini del quartiere vi hanno scritto davanti, come si usa per i corridori ciclisti, un enorme «Viva le sorelle Nava». Esse vivono con la madre, una zia, la sorella minore, il fratello, Nino Nava, che dopo la morte del padre è l'unico maschio della famiglia, è stato campione d'Italia dei pesi medi dilettanti di box e ora si occupa di teatro. Recita nel «Carrozzone». compagnia stabile della città di Bolzano, scrive commedie e traduce dal greco Sofocle ed Eronda. Tanny Nava, la più piccola di casa, ha compiuto da poco diciassett'anni. E' una ragazzina biooda, estremamente seria, che sbriga le faccende di casa mentre le sorelle sono al lavoro. Non parla mai d'arte, ma si dice che abbia un grande talento. Le tre sorelle maggiori sperano di applaudirla presto come Ofelia al Piccolo Teatro di via Rovello.

Giancarlo Fusco, «L'Europeo», anno VII, n.32, 5 agosto 1951


Il Piccolo
Giancarlo Fusco, «L'Europeo», anno VII, n.32, 5 agosto 1951