Totò sceicco

Hai perso un occhio per la causa? Mi dispiace, ma chi te lo fa fare a perdere tempo con le cause? Vanno sempre per le lunghe e poi gli avvocati costano cari. Non fare il causillo!

Antonio Sapone

Inizio riprese: settembre 1950, Stabilimenti Titanus, Roma
Autorizzazione censura e distribuzione: 21 novembre 1950 - Incasso lire 484.600.000 - Spettatori 4.659.616



Titolo originale Totò sceicco
Paese Italia - Anno 1950 - Durata 93 min - B/N - Audio sonoro - Genere comico - Regia Mario Mattòli - Soggetto Agenore Incrocci, Furio Scarpelli, Marcello Marchesi, Vittorio Metz - Sceneggiatura Agenore Incrocci, Furio Scarpelli,Marcello Marchesi, Vittorio Metz - Fotografia Mario Albertelli - Montaggio Giuliana Attenni - Musiche Armando Fragna (direz. orchestraFelice Montagnini) - Scenografia Piero Filippone - Costumi: Mario Rappini - Arredamento: Luigi Gervasi - Truccatore: Giuliano Laurenti - Parrucchiera: Renata Magnanti - Operatore: Silvano Ippoliti - Aiuto regista: Leo Catozzo - Assistenti regista: Rudy Bauer, Mariano Laurenti - Direttore di produzione: Romolo Laurenti - Ispettore di produzione: Totò Mignone - Segretario di produzione: Nello Meniconi - Segretario di edizione: Mariano Laurenti - Tecnico del suono: Kurt Doubrawsky


Totò: il maggiordomo Antonio Sapone - Tamara Lees: Antinea, la regina di Atlantide - Laura Gore: Lulù, la canzonettista - Lauretta De Lauri: Fatma, la principessa - Ada Dondini: la marchesa di San Frustone - Aroldo Tieri: Gastone, il marchese - Kiki Urbani: la danzatrice araba - Cesare Polacco: Mohamed - Arnoldo Foà: il matto nel regno di Atlantide - Mario Castellani: Zacarias, il colonnello dei ribelli - Riccardo Billi: l'arabo di Bitonto - Ubaldo Lay: il maggiore della Legione Straniera - Carlo Duse: un beduino - Carlo Croccolo: il cameriere del bar del porto - Ughetto Bertucci: Ludovico, l'autista - Raimondo Vianello: l'ufficiale della Legione Straniera - Aldo Giuffrè: primo legionario - Giacomo Furia: secondo legionario - Toto Mignone: terzo legionario - Pasquale De Filippo: quarto legionario - Eduardo Passarelli: il legionario medico - Franco Jamonte: Alì Babà - Ciro Berardi: il barista - Idolo Tancredi: l'energumeno delle botti - Ubaldo Loria: Battista, un cameriere - Pietro De Vico: l'arabo nella stanza - Paola Bertini: una ragazza araba - Rina Dei: una ragazza araba - Elsa Pavani: una ragazza araba - Tsao Hong Tche: il giapponese mefistofelico


Toto_sceiccoSoggetto

Antonio Sapone è capo maggiordomo della marchesa di San Frustone, obesa, che sfonda una dopo l'altre le sedie soprattutto quando soffre e piange a causa dei dispiaceri che gli procura il figlio, il marchese Gastone. Antonio usa il fischietto per chiamare gli inservienti della nobile casa ed una macchina di sollevamento per issare la marchesa. Quando il marchesino torna a casa è disperato per avere litigato con la fidanzata, la canzonettista Lulù. Decide di suicidarsi, subito dopo di essere sparato da Antonio, ed infine di arruolarsi nella Legione Straniera per non rivedere più Lulù. La marchesa continua a sfondare sedie ed è preoccupata per la sorte del figlio. Chiede ad Antonio di seguirlo e stargli vicino per impedire che commetta sciocchezze. Antonio accetta in cambio di un palazzo. I due, per equivoci, invece di arruolarsi nella Legione Straniera, finiscono nelle file dei ribelli, che scambiano Antonio per il figlio dello sceicco, morto poco prima, e lo nominano a sua volta sceicco. Dopo aver salvato la vita a Gastone - il quale, venuto per catturare lo sceicco, resta molto sorpreso nel riconoscere nel presunto capo dei ribelli il proprio maggiordomo - i due riescono a fuggire, ingannando le sentinelle. Durante il viaggio nel deserto un colpo di sole ha impazzire Gastone, che si convince di aver catturato veramente il figlio dello sceicco. Esposto al pericolo di esser fucilato dai legionari, Antonio viene salvato in extremis da Gastone, fortunosamente rinsavito, il quale per il momento ritrova la sua Lulù.

Catturati di nuovo dai predoni arabi durante un turno di guardia, i due capitano in una misteriosa città sotterranea, l'antica Atlantide, dove regna la regina Antinea. Ella è tanto bella da indossare una maschera per evitare fatidici innamoramenti. Chi osa vederla in volto infatti, impazzisce e sarà colto dal desiderio irresistibile di baciarla, ma pagherà con la morte il bacio perché le labbra della regina sono avvelenate. Antonio e Gastone incontrano un pazzo che si aggira tra i templi in preda al desiderio di baciare la regina. Poi, catturati vengono condotti dinanzi ad Antinea, che, toltasi la maschera, provoca la follia di Gastone, dimentico di Lulù. Ma alla regina piace Antonio, il quale fa arrestare Gastone per concedersi agli amori della regina. Nel momento che precede il bacio, Antonio scopre che rimarrebbe morto, allora compie la strategia di far chiudere gli occhi alla regina e chiamare a baciarla il pazzo girovago, che non ha esitazione a dare il bacio che lo lascia stecchito. Segue la necessità di fuggire e far ritrovare nuovamente il senno a Gastone, mentre i legionari, che si sono accorti del passaggio segreto che porta ad Atlantide, piombano tutti nel sottosuolo e ingaggiano una zuffa generale con gli abitanti della città sotterranea. Il colonnello dei ribelli, una volta ammirate le splendide ricchezze conservate, impazzisce e con la dinamite fa saltare in aria i tesori dell'inesplorato mondo. Il finale è lietissimo, i fuggiaschi si sono salvati e sono rientrati in Italia. La marchesa di San Frustone è contenta di donare ad Antonio il suo palazzo per ritirarsi in campagna; Gastone, guarito, riabbraccia Lulù davanti alla mamma e nel raduno in salotto a fianco di Antonio ora c'è Antinea. Nella scena finale Gastone allerta Antonio, seduto in divano, di ricordarsi che non dovrà baciare la regina di Atlantide, ma Antonio risponde che ha provveduto a farla vaccinare, e così il bacio chiude il film.

Critica & Curiosità

Girato tra il settembre e ottobre del 1950, poco dopo la lavorazione di Tototarzan, Totò sceicco è probabilmente il punto più alto della collaborazione tra Totò e il regista Mario Mattoli e chiude l'annata cinematografica più laboriosa per l'attore napoletano. I quattro sceneggiatori si ispirano al film muto Il figlio dello sceicco (1926) interpretato da Rodolfo Valentino e al film L'Atlantide (Siren of Atlantis) diretto nel 1949 da Gregg Tallas.

In realtà il progetto originario era leggermente diverso: il primo soggetto era intitolato Totò e i dischi volanti, con Totò che capitava in Arabia per trasmettere un documento segreto con i dati di una pista di lancio di dischi volanti. Questo soggetto verrà in seguito rielaborato per un'avventura a fumetti di Totò pubblicata qualche tempo dopo in una collana a lui dedicata.

La colonna sonora è totalmente basata sul motivo di una canzone composta da Armando Fragna, Lulù del Cabaret, che nel film viene eseguita per due volte, nella scena della taverna e in quella al comando della Legione Straniera. L'attrice britannica Tamara Lees, che interpreta il ruolo della regina Antinea, è anche l'unica attrice doppiata del film, in questo caso da Tina Lattanzi. Dopo una prima apparizione in Tototarzan, nel quale interpretava un timido fidanzato in treno, Carlo Croccolo fa qui la sua prima vera apparizione accanto a Totò nel ruolo del cameriere della taverna.

Il deserto del film venne ricreato nella spiaggia di Sabaudia (Latina), mentre la scena dell'innalzamento della marchesa di San Frustone è stata ispirata da una caduta dalle scale della madre del comico; il suo richiamo di aiuto per rialzarla da terra era stato seguito dalle fragorose risate di un gruppo di ragazzini. Del film vennero girate alcune sequenze destinate al mercato estero - soprattutto francese - con le odalische a seno nudo. Quelle scene le diresse Mariano Laurenti, poiché Mattoli non se la sentiva. A un certo punto, mentre l'assistente dava ordini alle comparse senza veli, un proiettore della luce, inavvertitamente spinto, cadde sul sedile pieghevole del regista, fortunatamente vuoto. Quelle sequenze, in seguito, non furono più trovate.


Così la stampa dell'epoca

Il titolo allude alla parodia del film di Rodolfo Valentino Il figlio dello sceicco, ma la vicenda punta più esplicitamente sulle pellicole ambientate tra la Legione Straniera e sull'elemento fantastico delle civiltà scomparse (Siren of Atlantis di Gregg Tallas, del 1949, è il referente più vicino). Brillantemente interpretato da un grandissimo Totò e da una schiera di impareggiabili comprimari, il film è un'antologia di battute memorabili e di momenti comici irrestibili, non privi di anarchica ironia contro gli "ismi" (il militarismo, il mammismo, il gallismo) che imperavano nella mentalità e nel costume italiano di quegli anni.

Fantafilm, 1950


Metz, Marchesi, Age e Scarpelli, nello stendere il soggetto e la sceneggiatura di questo Totò sceicco, hanno apparentato la formula 'parodia di opere note' con quella 'comico avventurosa' tipo Bing Crosby-Bob Hope. Sicché hanno preparato un canovaccio, in verità molto ricco di gags, da cui Mattoli ha cavato un film assai dinamico..

[senza fonte]


Questo è l’anno di Totò, Totò Figaro, Totò senzatetto, Totò scapolo, Totò Tarzan, Totò poliziotto ecc., e questo è anche l’anno del declino di Totò. [...]

Lamberto Sechi, «La Settimana Incom», anno III, n.46, 18 novembre 1950


Non ci resta che seguire il decorso di questa ‘malattia’, la quale, come ogni malanno di questo mondo, dopo aver toccato l’acme della crisi finirà per concludersi con la guarigione del malato.

Gaetano Carancini, «La Voce Repubblicana», 26 novembre 1950


La formula più in voga negli ultimi «Totò» è la parodia di qualcosa che sia stato già ampiamente trattato o dal cinema, o dal teatro, o dalla letteratura. Questa volta oggetto degli sberleffi del nostro comico è il mito della favolosa Atlantide, ripescato in parte fra le pagine del celebre romanzo e in parte fra le sequenze dell'ancora più celebre film di Pabst. Non siamo di solito indulgenti con questo genere di parodie (e non crediamo, onestamente, di doverlo essere mai, neanche in omaggio a un frainteso rispetto per l'opinione del pubblico) oggi, però, ci é facile ammettere che il film — nonostante la facilità delle sue situazioni comiche, l'ovvietà un po' meccanica degli equivoci da cui la vicenda prende le mosse e il grasso spirito farsesco che generalmente lo pervade senza un attimo di autentico umorismo — ha condotto in porto con una certa amabilità le sue intenzioni satiriche, ameno nella smaliziata evocazione della Legione Straniera, gustoso nella descrizione, a metà tragica e a metà comica, della misteriosa Atlantide.

In una cornice curata spesso con una certa preziosità e, comunque, raramente sciatta e approssimativa, Totò ha dato prova di un estro variopinto e spontaneo, tessuto sovente di una originalità cui da qualche tempo non eravamo più abituati. Non sono questi i film che ci interessino, ma se é necessario produrli per fini unicamente commerciali, preferiamo vederli realizzati in questa forma, con un minimo di dignità e di decoro. La regia, spesso agile e divertita, é di Mario Mattoli. Gli altri interpreti sono Tamara Lees, una marmorea Antinea, il Tieri, il Foà e la Gore. Grandi risa fra il pubblico.

G.L.R. (Gian Luigi Rondi), «Il Tempo» 7 dicembre 1950


Film non peggiore e non migliore degli altri della serie di Totò che imperversano sui nostri schermi. Con questo intendiamo dire che quanto a spirito ed arguzia, zero. Ci è parso che la folla fosse minore delle prime precedenti (forse il pubblico comincia a essere stucco delle sciatterie?) e che le risate fossero meno frequenti e comunque per nulla fragorose. Quindi anche sul terreno comico siamo in calando. La trama non vale due soldi, quindi la si omette. Di trovate non c'è traccia, assolutamente. Mattoli ha superato questa altra fatica come le precedenti e noi speriamo che arriverà alla serie Totò per darci qualcosa di più intelligente e di più concreto, dal punto di vista cinematografico.

C. Tr. (Carlo Trabucco), «Il Popolo» 7 dicembre 1950


[...]  Realizzato da Mario Mattoli con mezzi piuttosto insoliti a films di questo genere, «Totò sceicco» racconta le mirabolanti vicende dell'intreccio con rapida efficacia puntando più sul romanzesco che sul comico. Totò è sempre esilarante: al suo fianco sono la bella Tamara Lees, Laura Gore, Lauretta Da Lauri, Ada Dondini, Tieri, Foà, Belli, Castellani.

E.C. (Ermanno Contini), «Il Messaggero», 7 dicembre 1950


Totò sceicco, ultima fatica di Totò e del regista Mattòli, è un film divertente. Soprattutto, al contrario delle pellicole più recenti interpretate da questo attore, si tratta di un film e non di un semplice pretesto per dar modo a Totò di esibirsi durante due ore di spettacolo. E' inutile d'altra parte raccontare la trama o citare le "gags" più divertenti; basti dire che il film riesce a far ridere durante tutta la sua proiezione e che spesso riceve applausi dal pubblico. Totò non ha ancora raggiunto il massimo delle sue capacità, ma ha mostrato che può fare di più e che forse ha trovato la sua strada. Contrariamente al solito, bravi tutti gli altri.

Vice, «L'Unità» 7 dicembre 1950


Metz, Marchesi, Age e Scarpelli nello stendere il soggetto e la sceneggiatura di questo Totò sceicco hanno apparentato la formula "parodia di opere note" con quella "comico-avventurosa" tipo Bing Crosby-Bob Hope. [...] A parte la novità del soggetto - novità non sorretta purtroppo da un'adeguata fantasia - il film appare piuttosto desueto per l'impegno dei mezzi veramente rilevante; grandi e numerose costruzioni, ricchezza di ambienti, impiego di abbondanti masse di generici, insomma il film è stato realizzato con un notevole impegno produttivo ed è un peccato che a questa serietà industriale non abbia corrisposto l'estro inventivo dei soggettisti, che nell'episodica spicciola, si sono accontentati di ripetere moduli meccanici e tradizionali, ricorrendo persino a battute fulminanti come questa: "Ali... mortè?" - "No, Ali Babà - Come sta mammà?" - "Non c'è male" - "Salutala per me", Intorno a Toto che dà prova del suo spirito estemporaneo, sono la bellissima Tamara Lees, Laura Gore, Aroldo Tieri. Arnoldo Foà, la Dondini, Billi e Ughetto. Buona la fotografia di Albertelli.

caran. (Gaetano Carancíni), «La Voce Repubblicana», Roma, 8 dicembre 1950


Totò è, probabilmente, il solo comico che abbiamo. Molti sono buoni a fare della comicità, mille espedienti aiutano a farne, ma il comico genuino è, come il poeta, un fatto naturale. [...] Tale è la missione di equilibrio affidata al comico: portare il sorriso sopra le cose troppo serie. Totò è apparso all’orizzonte del cinema come arcobaleno dopo il temporale.

Aldo Palazzeschi, Totò, «Epoca», n. 9, 9 dicembre 1950


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Totò è un fedele e perfetto maggiordomo al servizio di una vecchia marchesa e del di lei figlio Gastone, abbandonato dalla canzonettista Lulù di cui è pazzamente innamorato. Per dimenticarla, Gastone si arruola nella Legione Straniera. La sua vecchia e apprensiva madre, ordina allora a Totò di seguirlo per vegliare sulla sua salute, e il povero maggiordomo è costretto a partire. Per un equivoco, invece di prendere accordi per essere arruolato nella Legione Straniera, Totò càpita in un covo di ribelli, e, come tale, viene spedito in Africa chiuso in una botte. Soltanto quando si trova nel deserto, Totò si accorge del suo fatale errore, ma è troppo tardi, poiché la principessa Fatma, saputo che suo fratello, il figlio dello Sceicco, è caduto prigioniero, decide che un altro uomo dovrà sostituirlo per dare fiducia agli arabi.

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La scelta cade su Totò che ha tutti i requisiti necessari, ed egli ormai non può più rifiutare. Il povero maggiordomo si trova cosi, improvvisamente, onorato e riverito da tutti, veste come un principe e le sue ventidue mogli se lo contemplano. Questa facile vita piace naturalmente a Totò, il quale non sa che un grave pericolo lo minaccia.

Infatti, la Legione Straniera vuole catturare il figlio dello Sceicco ed è proprio Gastone che se ne assume l’incarico, deciso a rischiare la vita e a morire, disgustato da tutti i tradimenti subiti. Lulù, infatti, l’ha raggiunto in Africa e per ottenere il permesso di vederlo ha dovuto recitare una scena di seduzione con il comandante, mentre il povero Gastone, che la vedeva dalla finestra, si convinceva sempre più della sua falsità. Dopo una serie di avventure, il marchese ed il maggiordomo si ritrovano e fuggono insieme verso il fortino dei legionari.

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Ma Gastone, cui il sole ha dato in testa, comincia a vaneggiare e crede realmente che Totò sia il figlio dello Sceicco. Come tale lo riporta alla Legione Straniera ed il povero maggiordomo viene condannato a morte. Solo all’ultimo momento Gastone ritrova la ragione e riesce a salvarlo. Le loro avventure però non sono ancora finite. Gli arabi cercano il traditore per ucciderlo e, trovatolo, lo condannano, a loro volta a morte insieme con Gastone. Ma i due improvvisamente scompaiono e si ritrovano nel la reggi a d i Atlantide, governata dalla bella Antinea.

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Totò e Gastone vengono portati al cospetto dell’affascinante regina che si invaghisce di Totò e decide di seguirli o ovunque. Cosi, dopo una nuova disperata lotta con gli arabi. Totò, Antinea, Gastone, e Lulù riescono a tornare in Europa sani e salvi.

«Bolero Film», anno IV, n.186, 10 dicembre 1950


Ormai con lo sfruttamento cinematografico di Totò siamo ad un punto morto: questo grande mimo non ha trovato la sua strada, le sue apparizioni cinematografiche sì mantengono sulla stessa linea delle sue apparizioni teatrali, puntano cioè sul suo fascino personale, sulla sua travolgente vis comica. Per realizzare un film con Totò basta offrire alla sua fantasìa uno spunto esìlissimo che egli riveste con variazioni di irresistibile efficacia [...] I soggettisti di Totò, anziché cercare di costruire un autentico soggetto comico, sì limitano a suggerire vaghi spunti, presi in prestito dall'avanspettacolo [...].

Mario Landi, «Film d'oggi», 13 dicembre 1950


«Totò sceicco» va ad aggiungersi, senza discostarsi dalla media, alle altre pellicole del popolare comico napoletano, [...] La convincente esperienza di «47 morto che parla», il film presentato qualche giorno fa, in cui si era visto un Totò più umano, attore di nuove e ampie possibilità, non si è dunque ripetuta; i produttori preferiscono sfruttare — e che sfruttamento intensivo! — le sue risorse più superficiali, e più redditizie dal punto di vista della cassetta. Almeno, finché dura; Aroldo Tieri nella parte del padroncino è qualcosa di più che la classica «spalla», a capo della schiera delle belle è Tamara Lees; regia di Mario Mattoli.

«Corriere della Sera», 30 dicembre 1950


Il difetto dei film di Totò edizione Mattoli (il che porta come naturale conseguenza la sceneggiatura di Metz e Marchesi) è veramente la facilità estrema con cui vengono affrontati gli argomenti. La vicenda si infila nelle avventure più pazze, con l’unico scopo di affrontare situazioni nuove dal punto di vista comico, solo perché queste garantiscono un numero di gags e battute sufficienti a nutrire lo spettacolo. Ma queste battute non sono fra loro coordinate a dare una ossatura comica a tutto il racconto: spuntano qua e là, affidate in genere alla comicità di Totò e proprio quando la regia si rende conto che il pubblico comincia ad annoiarsi e a chiedersi «Perché?» o meglio «Chi me lo ha fatto fa»?

C'è in tutto questo una lontana parentela con l’arte? Non si può certamente dire, specialmente se si tiene presente certo pessimo gusto nel concludere alquante situazioni, nell’insistere su altre dopo averne spremuto tutto il possibile effetto e soprattuto se si guarda alla tecnica indegna della sceneggiatura e del montaggio. Nonostante tutto il film non è tra i peggiori di Totò. Le battute quando arrivano nel pubblico una girandola di risate e se si riescono a superare i vuoti e la noia conseguente, si torna certamente a casa con «qualcosa raccontare».

La trama? Non è facile trovare il coraggio di mettere sulla carta certe cose. Finché vivono per figure su uno schermo, trovano nello spasso che distribuiscono, nella evidente irrealtà che le nutre, una loro giustificazione, ma sulla carta, nero su bianco, definite dalla onesta serietà delle parole, non ci sembrano troppo indicate per il lettore adulto. [...]

Vice, «Il Lavoro», 5 gennaio 1951


Secondo il giudice fiorentino Totò è un antidoto per il pudore oltraggiato

Firenze, aprile

Per il noto film del comicissimo Totò, dal titolo «Totò sceicco», erano stati messi in giro dei cartelloni assai curiosi, fra cui uno in cui si vedeva una donnina poco vestita — un po' meno di niente — gravemente e concupiscentemente guardata da Totò. Questo cartellone passò sotto gli occhi di un severo cittadino di Brescia, il signor Mario Purigicati, che ne restò offeso e indignato, e che nella figurina svestita credette di ravvisare gli estremi dell'oltraggio al pudore. Motivo per cui li cittadino bresciano stese un diffuso rapporto sul fatto, ne considerò la portata e le conseguenze, e lo presentò all’ autorità giudiziaria locale La quale però, avendo notato che il cartellone era stampato e diffuso da due ditte fiorentine, passava la denuncia a Firenze [...] Secondo il procuratore della Repubblica fiorentino, il pudore oltraggiato insomma non è nella figura stessa, ma nei sentimenti che l’insieme del lavoro può suscitare. Nel fatto specifico il giudice ammette che la donna tracciata con linee alquanto procaci poteva suscitare veramente pensieri non del tutto casti nell’osservatore, ma accanto alla donna c’è la faccia esilarante di Totò, che crea l’antidoto. Infatti la smorfia dei viso di Totò esprime una tale umoristica concupiscenza «da ridicolizzare e quindi annullare lo stimolo erotico che altrimenti sarebbe derivato dalle procacità della donnina». In conclusione è più forte l'attrazione comica dell’attrazione femminile.

La comicità di Totò è dunque un antidoto al pudore oltraggiato. E questo spiegherebbe perchè quando è sul palcoscenico Totò si possa circondare con indifferenza di donnine seminude. I lazzi e le smorfie di Totò sono addirittura antiafrodisiache. Chi lo avrebbe mai detto?

Marco Marchini, «Il Piccolo di Trieste», 10 aprile 1951


I documenti


E' questo il mio decimo film in due anni, un vero record, anche per un uomo con una fibra eccezionale. Voi ridete alle mie disavventure sullo schermo ma non immaginate minimamente le mie disavventure dietro lo schermo. Che cosa non faccio io, quali scuse non trovo, quali storie non invento per riuscire ad avere un mese, una settimana, un giorno almeno di riposo. Niente da fare: i produttori mi assediano, contano e mi rubano le ore di sonno, mi attendono al varco fuori della porta, s’introducono in casa mia con la scusa di essere operai del gas o agenti delle tasse, o amici di mio nonno. Vili espedienti per farmi leggere i loro copioni e per strapparmi un sì. Domandate alla mia cameriera quanti copioni si ammucchiano nel mio studio, che io ho letto e rifiutato per una semplice ragione: tutto ha un limite, anche la mia resistenza fisica. Ancora lavoro, sempre lavoro, eternamente lavoro, per far ridere il mio pubblico, senza sosta. Sono diventato dunque una vittima della società? Io, Totò, Principe Antonio de Curtis dei Griffo-Focas? Perdinci, ed anche perbacco!

Io, Totò - “Cine Illustrato”, n. 48, 26 novembre 1950


Notturno d amore miniPartitura originale “Notturno d'amore”, del M.o Armando Fragna, nel film Totò sceicco, (1950)

Ne ho fatti tanti di piccoli ruoli, ma ho cercato sempre di fare delle parti che fossero ricordate. In Totò sceicco ho fatto in tutto due o tre scene nel regno di Antinea. In una c’è un pezzo assolutamente improvvisato, perché proprio all’ultimo momento Mattoli mi dice: “Guarda che c’hai l’orologio”. E io: “Lasciamelo”. Nel film infatti è rimasto, perché a un certo momento io guardo l’orologio e faccio capire a gesti che è tardi e devo andare. Una cosa totalmente assurda perché in Atlantide, in questo mondo fatato, questo qui che guarda l’orologio e dice devo andare... insomma, niente di più assurdo... Totò lo stimavo mollissimo per questo irripetibile modo di recitare che aveva. Per quanto mi riguarda m'ha fatto un complimento straordinario. Facevamo il doppiaggio di un film, non ricordo esattamente quale, e lui non rispondeva alla mia battuta. Allora dissi: “Totò, c’è qualcosa che...”, “No, lei mi fa ridere”. Rideva e quindi non riusciva a parlare.

Tamara Lees


Quel deserto era un fazzolettino di sabbia, a Sabaudia, con tre o quattro palme noleggiate a Labonia; era inverno, c’era vento, faceva freddo, il maledetto sole africano era un “arco” che friggeva. E di fronte all’esclamazione di Aroldo Tieri, la troupe non potè trattenere la sua romana ironia, sbottando in una clamorosa risata. “Se quell’esclamazione fa ridere - pensò Totò - è opportuno che sia io a ripeterla”; e così, come succedeva a teatro, “quel maledetto sole africano” divenne un surreale, perfetto “tormentone”, che al cinema il pubblico applaudiva per tutt’altre ragioni di quelle della troupe.

Luigi Filippo D’Amico


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Inferiore alle aspettative. E' un film dalla trama debole, con inutili riempitivi canori per arrivare ad un metraggio decente, nonché un finale (in Atlantide) che affianca scenografie interessanti a vistosi errori di continuità (incredibile la stanza segreta di Castellani, la quale ha un accesso che in un senso è un tendaggio, nell'altro una porta massiccia...). Totò tiene a galla il film. Piccole gemme le presenze di culto (Polacco, Lay) ed una spettacolosa Tamara Lees.

  • Diretto (come molti altri interpretati dall'attore napoletano) da Mario Mattioli, è tra i film più riusciti tra quelli con Totò realizzati negli Anni Cinquanta. Caratterizzato da un discreto impegno produttivo (apprezzabile la componente scenografica) il film mette alla berlina alcuni film celebri (tra cui uno con Rodolfo Valentino, "Il figlio dello sceicco") ed appare ricco di trovate e di gag comiche che ne fanno un film da vedere e rivedere senza stancarsi.

  • Il marchesino si arruola nella legione straniera, il maggiordomo lo va a cercare ma viene scambiato per sceicco. La parodia di diversi film, con una trama ben costruita e ricca di episodi e avvicendamenti, fa da supporto alle battute e alle gag di Totò, particolarmente riuscite, perfino nei contesti più inamidati (come la parte ambientata ad Atlantide). Gustoso e divertente.

  • Su un canovaccio a la Beau Geste, Mattoli e Totò vanno a ruota libera raccontando le gesta del maggiordomo Antonio, spedito in Africa a recuperare il figlio dei padroni. Come spesso accade, ai registi del Principe bastava mettere Totò in scena e il film era bell'e fatto. Qui una storia c'è, ma non è gran cosa. Irresistibile invece Totò che seduce la bella principessa araba al grido "Vedi Omar quant'è bello" e fa innamorare nientemeno che la regina di Atlantide.

  • Il film sulle avventure di un maggiordomo che per seguire il padroncino si arruola nella Legione straniera e finisce nel Regno di Atlantide, appartiene al filone più caciarone fra quelli interpretati da Totò, che ha però modo di scatenarsi in una serie di gag e battute da antologia. Impressionante la lista delle spalle che affiancano il fidato Castellani: Tieri, Foà, Lay, Giuffè, Croccolo, Vianello, Furia. Questo era il cinema italiano comico di allora. Lo confronto con quello di oggi e mi viene da piangere...
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Mira Omar quanto è bello".

  • Tra i migliori di Totò. Ricco di gag e battute memorabili, ben diretto, con un ritmo vorticoso; il grande Antonio De Curtis, in arte Totò, regala una delle performance più divertenti della sua carriera. Affiancato da un ottimo stuolo di comprimari su cui vale la pena di ricordare Aroldo Tieri, un giovane Vianello e il sempre presente Mario Castellani. Buono.

  • Da piccolo era una visione ricorrente, quasi liberatoria. Lo attendevo e speravo di (ri)vederlo; spesso, anzi spessissimo. Adesso l'ho apprezzato in modo diverso (ma non troppo), mantenendo l'entusiasmo e la soddisfazione delle prime visioni. Film "depurante" che sostiene il sorriso perenne e la risata sempre pronta a subentrare, assistendo a una storia tanto semplice quanto bella da recuperare almeno una volta ogni decennio.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il bacio, ovviamente...

  • Grande Totò. Anche se il film non è alla sua altezza. Le gag si ricorderanno per sempre, ed è difficile trovare persone a cui non piaccia. Anche gli attori di contorno sono bravi. Peccato che le commedie che si facevano allora oggi non si facciano più,e si pensi solo ai botteghini vendendo ilarità da quattro soldi.

  • Storia comica del solito Antonio, maggiordomo, che si arruola come legionario straniero in Africa per tenere d'occhio il suo padrone. Diverse vicende ed intrecci esilaranti mantengono il film per quel che dura. Ovvio che Totò con le sue gag geniali tiene svegli gli spettatori, ma la storia lascia un po' a desiderare.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La clip che vede Totò con lo stregone di Bitonto.

  • Uno dei film di Totò più ispirati e scatenati di sempre. In uno scenario avventuroso che ricorda alcune avventure di Stanlio e Ollio, il principe può mettere in campo tutta la sua mimica e capacità di improvvisazione, dando vita a situazioni nosense davvero impagabili e spassose. Il ritmo è veloce, la regia di Mattoli solida e la messa in scena quasi sfarzosa. Gran passerella di caratteristi tra cui i grandi Tieri e Castellani, un divertentissimo Riccardo Billi e il gigionesco Foà. Molti i momenti memorabili.

  • Si caratterizza nella filmografia di Totò per il suo stile precipuamente trasognato ed etereo. Un guazzabuglio comico che paradossalmente trae forza proprio dalla sua eterogeneità episodica. Diretto da Mattoli con l'imperturbabile dinamismo di sempre, si segnala per il buon impegno produttivo, il cambio di scenario (dal deserto ad Atlantide) che innerva l'inevitabile fiato corto delle trovate e alcuni calembours rimasti epocali. Aroldo Tieri e Arnoldo Foà lanciati in sorprendenti performances senza freni. Tamara Lees ha un aplomb da diva del muto.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Vide Omar quant'è bello..."; La carrucola che innalza la mole di Ada Dondini; La gag dell'orologio di Arnoldo Foà.

  • Tra le parodie meglio riuscite di Totò che, in questa occasione più che in altre, è assai vitale e incontenibile. Dietro di lui questa volta non c’è il vuoto ma una discreta sceneggiatura, che si mantiene a galla fino alla fine e una compagine di spalle davvero notevole. Se la regia di Mattóli avesse avuto un piglio più deciso e maggiore attenzione ai dettagli sarebbe stato un piccolo gioiello nella filmografia del principe De Curtis.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Lo sketch di birra e salsicce.

  • Mutuata parzialmente dal Figlio dello sceicco e da "Atlantide" di Tallas, è comunemente considerata una delle parodie più riuscite fra quelle interpretate dal comico napoletano. Numerose le battute ormai famose ("birra e salsicce", "guarda Omar quant'è bello...", "questo dannato sole africano!", "i necropolitani", per citarne solo alcune). Nel cast, due fuoriclasse del teatro italiano, Aroldo Tieri e Arnoldo Foà. Davvero un'Antinea credibile e seducente Tamara Lees, una delle più belle attrici straniere "importate" all'epoca nel nostro cinema.

  • Bella commedia corale di Mattoli dove valenti caratteristi del nostro cinema di quegli anni (Lees, Tieri, Polacco, Foà, Billi, Castellani, Lay, Croccolo, Vianello) danno il la a un irrefrenabile Totò che regala alcune delle sue più belle battute. La storia, ben scritta, lascia spazio al Principe che con la sua ironia frantuma alcune ambientazioni classiche di Hollywood (i legionari, Atlantide). Naturalmente le vicende cedono la credibilità alla vis comica del protagonista, con spazi, tempi e luoghi difficilmente accostabili. Si ride tanto.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò che "tortura" Tieri.

  • Narrativamente, drammaturgicamente e stilisticamente uno dei migliori film di Totò. Sintesi opulenta e ispirata di tutta una serie di film d’avventura d’ambientazione esotica a partire dal Figlio dello sceicco con Rodolfo Valentino fino alla Regina d’Atlantide di Pabst, quest’opera ci regala un Totò assoluto padrone della scena e che adopera con dimestichezza tutti i registri della sua sfarzosa arte recitativa: la marionetta, il personaggio reale, la deformazione grottesca, il surreale, l'agitazione farsesca, l’acrobatismo linguistico. Da non perdere.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò truccato come Rodolfo Valentino; L'apparizione di Tamara Lees come regina di Atlantide.

Totò e i dischi volanti

Toto_sceicco

Il primo soggetto del film "Totò sceicco" era intitolato "Totò e i dischi volanti", dove Antonio Sapone, il protagonista era in Arabia per trasmettere un documento segreto con i dati di una pista di lancio di dischi volanti. Il soggetto fu invece utilizzato per un'avventura a fumetti dedicata a Totò e pubblicata da lì a pochi anni dopo.


Le "seconde scene"

Le odalische nude dello sceicco

Secondo una testimonianza del regista Mario Mattoli, del film vennero girate alcune sequenze destinate al mercato estero - soprattutto francese - con le odalische a seno nudo. Quelle scene le diresse Mariano Laurenti, poiché Mattoli non se la sentiva. A un certo punto, mentre l'assistente dava ordini alle comparse senza veli, un proiettore della luce, inavvertitamente spinto, cadde sul sedile pieghevole del regista, fortunatamente vuoto. Quelle sequenze, in seguito, nessuno le ha più ritrovate.


Totò e Rudy

Totò e Rudy

Rodolfo Valentino fu uno dei miti del giovane Totò. Lo sceicco di Totò si rifà al suo mito, che in un paio di occasioni aveva impersonato al cinema la figura dell'arabo rubacuori e violento.

1927 01 Comoedia Il figlio dello sceicco Toto sceicco 00

1927 01 Comoedia Il figlio dello sceicco Toto sceicco 01


La censura

Verbale Censura Toto sceiccoVerbale Censura del film "Totò sceicco" in data 21 novembre 1950


Le incongruenze

  1. Il marchesino dando dei pugni al petto del maggiordomo, fa un buco alla bombetta di Totò, che in un paio di scene successive torna completamente integra.
  2. Nella scena in cui Totò viene estratto dal barile e anche in quella in cui viene "allungato", si vede chiaramente che Totò in realtà è un pupazzo.
  3. Nella scena in cui la sorella dello sceicco irrompe nell'harem facendo cessare il balletto di seduzione delle mogli, Totò abbracciando la donna esclama "Assaggiami! Assaggiami, e diventeremo amici!". La battuta è doppiata, sia perché è evidente lo sfasamento col labiale, sia perché il secondo "Assaggiami!" sembra una riproduzione del primo: lo si nota facendo caso al tono e alla espressione, praticamente identici.
  4. Quando la marchesa va nella camera di suo figlio e Antonio gli dice che non c'è lei si siede su di una sedia mandandola in pezzi, viene inquadrata e si nota che lo scialle è scivolato dalla spalla destra. Alla successiva inquadratura lo scialle è di nuovo a posto su entrambe le spalle.
  5. Totò finge di torturare Gastone il quale con una lampada a olio, delle sagome di carta ed un grammofono crea l’effetto di ombre che si inseguono. A parte il fatto che con quegli strumenti non sarebbe mai stato possibile creare un effetto cosi definito delle ombre in ogni caso si vede benissimo che le ombre muovono le gambe inseguendosi e tutte le volte che passano davanti all’ingresso della tenda hanno posizioni del corpo e distanze differenti tradendo il fatto che si tratta di comparse che si inseguono realmente alla luce di un faro.
  6. I poveri Totò e Aroldo Tieri sono sepolti nella sabbia fino al collo ed i predoni del deserto al galoppo gli scagliano le loro lance. Si vede bene la differenze di posizione delle lance scagliate realmente dai predoni a due sagome con cappello da legionario rispetto ai primi piani delle vere teste di Totò e Tieri.
  7. Totò e Aroldo Tieri, appena catturati, sono al cospetto della regina Antinea (Tamara Lees) che cela sempre il volto in presenza di uomini. Antinea decide di mostrare loro il volto e tra i due sceglie Totò, gli dice di amarlo e che sarà il futuro re di Atlantide. Totò subito entrato nella parte del sovrano chiama gli armigeri (che lo avevano appena catturato) i quali entrano nella sala costringendo la regina a coprirsi il volto. E’ possibile che in una situazione del genere, sebbene fosse consuetudine per la sovrana, della guardie che non avevano sentito le parole della regina potessero entrare nella sala chiamate da un prigioniero che avevano appena catturato?

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998 (Intervista a Tamara Lees)
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983