Gli onorevoli

Italiani! Elettori! Inquilini! Coinquilini! Casiliani! Quando sarete chiamati alle urne, per compiere il vostro dovere, ricordatevi un nome solo: Antonio La Trippa. Italiano! Vota Antonio La Trippa! Italiano! Vota La Trippa! Quando andrete alle urne, per compiere il vostro dovere, votate la lista P.N.R.: Partito Nazionale Restaurazione. Scegliete un numero solo che è tutto una garanzia, tutto un programma: 47!

Antonio La Trippa

Inizio riprese: maggio 1963, Stabilimenti Titanus Farnesina, Roma
Autorizzazione censura e distribuzione: 13 settembre 1963 - Incasso lire 239.263.000 - Spettatori 1.084.307


Titolo originale Gli onorevoli

Paese Italia - Anno 1963 - Durata 98 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia, satirico - Regia Sergio Corbucci - Soggetto Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi, Vittorio Metz, Vittorio Vighi, Mario Guerra, Renato Mainardi - Sceneggiatura Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi, Vittorio Metz, Vittorio Vighi, Mario Guerra, Renato Mainardi - Musiche Armando Trovajoli


Totò: Antonio La Trippa - Franca Valeri: Bianca Sereni - Gino Cervi: Rossani-Breschi - Walter Chiari: Salvatore Dagnino, regista TV - Peppino De Filippo: Giuseppe Mollica - Aroldo Tieri: Saverio Fallopponi - Linda Sini: Signora Rossani-Breschi - Riccardo Billi: portinaio - Stelvio Rosi: il biondino - Franco Fabrizi: Roberto Ciccoletti, detto Robin - Cristiano Cucchini: Tonino, il figlio di Rossani-Breschi - Memmo Carotenuto: benzinaro - Anna Campori: signora La Trippa - Fiorenzo Fiorentini: propagandista - Mario De Simone: altro propagandista - Carlo Pisacane: un vecchietto di Roccasecca - Filippo De Pasquale: abitante di Roccasecca - Carlo Lombardi: presidente Partito Nazionale Restaurazione - Franco Giacobini:De angelis - Agostino Salvietti: maggiordomo - Alberto Sorrentino: cliente malato della pensione - Sergio Corbucci: proprietario della pensione - Antonio Acqua: segretario Santamaura - Franco Castellani: Santamaura - PNR segretario - Roland Bartrop


Soggetto

La democristiana Bianca Sereni, femminista ante litteram, si fa affiggere i manifesti da alcune prostitute e finisce per innamorarsi di un uomo pagato dagli stessi democristiani per fotografarla in atteggiamenti compromettenti. Pur scoprendo l'inganno decide di ritirarsi e mettersi insieme allo stesso uomo.

Il senatore del PLI Rossani Breschi si fa propaganda invitando i ricconi nel suo lussuoso salotto, ma un suo comizio di piazza finisce involontariamente sabotato da una banda di ragazzini, rivale della banda di cui fa parte suo figlio, che avevano provato a emulare i grandi giocando a fare i politici.

Lo scrittore comunista Saverio Fallopponi, che vanta tra l'altro alcuni suoi testi pubblicati dalla casa editrice dello stesso Rossani Breschi, si scaglia contro gli Stati Uniti, ma non disdegna i dollari. Viene costretto a ritirarsi quando la cosa verrà fuori.

Il prof. Mollica, candidato del MSI, viene grottescamente truccato dal regista di Tribuna elettorale, col risultato che il suo comizio televisivo viene sospeso dopo pochi secondi, ed egli tenterà comunque di tenere il suo discorso in un varietà fra le ballerine.

Antonio La Trippa, monarchico, tormenta i condomini suonando la carica e urlando i suoi slogan dal balcone usando un imbuto a mo' di megafono, ma quando si avvede dei loschi fini dei suoi dirigenti rivela alle persone che assistevano al suo comizio le loro trame e manda a monte la sua stessa elezione.

Critica e curiosità

Ancora una regia di Sergio Corbucci; il personaggio del candidato monarchico che sveglia i condomini al grido di "Votantonio" diventerà popolarissimo, in un film corale che, fra sberleffi ai politici corrotti e una ripresa della Camera fittata per tre, chiude in bellezza il sodalizio col regista romano.

Il film fu girato nell'estate del 1963, con titoli provvisori "I deputati", "I quattro onorevoli" e "Vinca il migliore" e ha la struttura di un film a episodi; infatti Corbucci e Grimaldi scrissero la sceneggiatura dell'episodio con Totò, Guerra e Vighi quello di Walter Chiari e Peppino De Filippo, mentre quello con Gino Cervi fu scritto da Vittorio Metz.
Film di satira politica in cui tutti i partiti attraverso i vari personaggi vengono presi di mira. Si va dal liberale Gino Cervi al comunista Aroldo Tieri, dalla democristiana Franca Valeri al missino Peppino De Filippo, e al nostro Totò del PNR, il partito nazionale per la restaurazione. Nel film fa una breve apparizione il regista Sergio Corbucci nel ruolo dell'albergatore della pensione di Roccasecca dove La Trippa si appresta a passare la notte. Non sono segnalati particolari tagli censori tranne alcune espressioni definite volgari ovvero parolacce che furono cambiate. Il film ebbe due trailers cinematografici, commentati da Nando Gazzolo, uno destinato al nord d'Italia e l'altro al sud.

Il paese natale di Antonio La Trippa - dove lui si reca per chiedere voti ai suoi compaesani ma poi, resosi conto della disonestà dei dirigenti del suo partito, ci ripensa - nella finzione si chiama "Roccasecca", ma è in realtà Fiano Romano. Il nome del paese è lo stesso della località di cui era sindaco Totò nel film Il medico dei pazzi e in Totò lascia o raddoppia?, interpretando il duca Della Forcoletta, afferma che la sua casata sia originaria proprio di Roccasecca. Tra l'altro nel Lazio esistono realmente due comuni con questo nome: Roccasecca e Roccasecca dei Volsci
Nella scena in cui Peppino De Filippo si becca del "ridicolo" da Walter Chiari, a quest'ultimo per un attimo scappa una risata (non prevista nel copione). Compare giovanissimo, in un piccolo cameo, nella parte del ragioniere, Aldo Busi. Nei titoli di testa compare anche il nome di Ruggero Deodato, in veste di assistente alla regia.


Vinca il migliore.

È una satira di quei candidati politici (per lo più oscuri, senza un vero passato e senza un sicuro avvenire) che si presentano alle elezioni soltanto per soddisfare, e in piccolissima parte, il loro irraggiungibile sogno di prestigio e di notorietà. Questi personaggi, che mai vengono eletti, militano un po' dappertutto: costituiscono un problema di costume e non un quesito od un dilemma politico. Di conseguenza la satira sarà fondamentalmente bonaria e punterà le sue bocche da fuoco, per nulla minacciose ma atteggiate al sorriso, più su loro che sui partiti che, per ovvie ragioni, sono costretti a ospitarli.

Dal soggetto originale del film «Gli onorevoli», primavera 1963

"I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998


Così la stampa dell'epoca

Anche negli Onorevoli, l'ultimo film che Totò gira per la regia di Corbucci, l'attore napoletano compie solo un'apparizione. Non così fulminea ma altrettanto esilarante. Totò interpreta il monarchico Antonio La Trippa, candidato del Partito Nazionale per la Restaurazione, e in testa porta ancora il cappello da bersagliere. La mattina sveglia i condomini intimando dalla finestra del bagno la sua implacabile propaganda elettorale «Votantonio votantonio votantonio... Italiani! Inquilini, coinquilini, casigliani.

Alberto Anile


«Vota Antonio, vota Antonio.» Totò si candida alle elezioni. Con il collegio uninominale avrebbe stravinto, era il migliore di tutti. Con la preferenza si trova invece in difficoltà. Lui che al solo sentire parlare di onorevoli, come il mitico Cosimo Trombetta, esplodeva in un inconfutabile, «Ma mi faccia il piacere ». La spietata competizione elettorale lo costringe a mendicare voti per il suo partito monarchico anche arringando le masse del suo condominio. Antonio La Trippa si deve infatti umiliare a urlare, dal bagno, il suo nome in un megafono.

Walter Veltroni


Barzellette sceneggiate anche ne Gli onorevoli di Sergio Corbucci, cavalcata mica tanto amena nel sottobosco della politica italiana, con attori di prestigio internazionale come Totò, De Filippo, Chiari, la Valeri, umiliati in un repertorio polveroso e di basso conio, afflitti da una sceneggiatura e da un dialogo capaci di suscitare una profonda, invincibile malinconia persino nel più zelante tra gli spettatori televisivi.

Onorato Orsini, «La Notte», 20 febbraio 1963


Totò, Peppino, ecc. onorevoli mancati - Un film comico di Sergio Corbucci - Il regista Sergio Corbucci dirigerà il film « Gli onorevoli» con Totò, Peppino De Filippo, Franca Valeri, Gino Cervi, Nino Manfredi. Il film racconterà comicamente le vicende di un candidato monarchico del P. N.R. (partito nazionale per la restaurazione) che è Totò; di un candidato liberale, che sarà Nino Manfredi, di un candidato comunista che sarà Gino Cervi, di un candidato missino che sarà Peppino De Filippo, di una candidata democristiana che sarà Franca Valeri: nessuno di essi varcherà la soglia del Parlamento.

«Corriere dell' Informazione, 31 maggio 1963


Il filmetto di Corbucci non esce dall'abborracciata formula a episodi e dal dubbio umorismo da avanspettacolo tanto caro al bozzettismo romanesco. Insomma, una sfilza di luoghi comuni con qualche episodico momento divertente che va a merito dei singoli interpreti più che del copione e del regista.

Giulio Cattivelli, «La Libertà», 6 ottobre 1963


Questo film vuol essere una bonaria satira di costume politico e racconta con vena facile e ritmo scorrevole, in chiave comica, avventure e disavventure, speranze, crucci e delusioni di vari candidati di diversa fede in tempo di e elezioni. Per non far torto a nessuno tutti i partiti indistintamente sono fatti bersaglio - senza cattiveria, come si è detto - degli strali che regista e sceneggiatori si sono compiaciuti di scagliar loro; ed il risultato di un piacevole e garbato divertimento che il film si proponeva è stato perciò agevolmente raggiunto senza ferire la suscettibilità di chicchessia.

Gli attori chiamati ad interpretarlo hanno contribuito validamente a questo successo: si sono potuti così ammirare, su schermo panoramico Franca Valeri, candidata democristiana, in una delle sue più riuscite caratterizzazioni; Gino Cervi nei panni del candidato liberale aperturista; Totò in quelli dell'ex-combattente fiducioso e irretito; Aroldo Tieri intellettuale comunista che, in omaggio al dollaro, cambia casacca; Peppino De Filippo uomo di destra, tartassato a «Tribuna politica» dal regista Walter Chiari che lo trucca da pagliaccio.

Vice, «Il Messaggero», 12 ottobre 1963


La presenza di Totò tra gli interpreti indica chiaramente in quale chiave gli autori abbiano affrontato l'argomento "candidati elettorali", una chiave, cioè, più comica e farsesca che satirica il che toglie all'opera buona parte di quel mordente che le sarebbe derivato da un'impostazione più misurata e tendente non tanto ad ottenere facili effetti umoristici quanto ad imporsi sul piano dell'efficace critica di costume. Le frecciate partono in tutte le direzioni ma contro bersagli scontati, facili e soprattutto meschini.

Non è certo questo il modo per condurre una satira politica, affidandoci cioè a personaggi che son macchiette da avanspettacolo, a situazioni paradossali e grottesche che denunciano una preoccupante scarsezza d’inventiva, ad un umorismo di dubbio gusto ancor più fastidioso per essere affidato a un gruppo di attori di innegabile valore e di buona resa anche, e assai meglio, senza i compromessi col dubbio gusto. Partono male i quattro candidati elettorali, da personaggi meschini, illusi conculcati, si bruciano le effimere ali dell’esaltazione più personale che politica e finiscono miseramente. Non si può nemmeno parlare di «fiaschi» perché la pellicola è condotta in tutt'altro senso da Sergio Corbucci che gioca con le marionette pigiando sul tasto farsesco per muovere alla risata melensa. Si non prestati al gioco Totò, Franca Valeri, Peppino De Filippo, Gino Cervi, Walter Chiari, Franco Fabrizi e Aroldo Tieri.

Vice, «Il Tempo», 12 ottobre 1963


Le avventure elettorali di un gruppo di immaginari candidati onorevoli sono l’argomento di questo film. I protagonisti, salvo una giovane deputatessa democristiana, sono dipinti con tinte buffonesche e presentati come campioni di arrivismo, pronti a qualsiasi compromesso pur di ottenere il successo. La rappresentazione di questo mondo vuole essere in generale burlesca e considerare aspetti esteriori; si avverte, tuttavia, che, sotto sotto, ci sono molta presunzione e molta ignoranza delle cose. La realtà ha un volto ben più crudo, che gli autori dei film non conoscono o non vogliono conoscere. Quel che, poi, viene offerto allo spettatore è robetta da avanspettacolo, nonostante che nelle parti dei principali personaggi appaiano il Tieri, il Cervi, la Valeri, il Chiari, Totò e Peppino De Filippo. Il regista è Sergio Corbucci.

vice, «L'Unità», 12 ottobre 1963


Clima elettorale, alla vigilia del 18 aprile. Totò, Franca Valeri, Gino Ceni, Peppino De Filippo e Aroldo Tieri sono cinque candidati che sognano le lotte politiche in parlamento, dopo aver lottato nelle piane per conquistarsi le simpatie degli elettori. In un modo o nell'altro saranno tutti « trombati » e di questo dovranno ringraziare Walter Chiari, Franco Fabrizi, Memmo Carotenuto e Fiorenzo Fiorentini che contribuiranno, chi più chi meno, alla loro rovina politica.

Franca Valeri si accorgerà di essere stata corteggiata da uno scansafatiche, pagato dal nemico, il quale intendeva soltanto comprometterla: si vendicherà sposandolo e trovandogli un lavoro in fonderia: Totò rinuncerà ai fieri ideali per il troppo amore che porta al paese natale, quando scoprirà di essersi alleato a due imbroglioni: Gino Cervi sarà rovinato da un figlioletto discolo e dai suoi compagni: Peppino De Filippo rischierà il manicomio, grazie al disastroso incontro con Walter Chiari, un folle regista della TV: Aroldo Tierl, «compagno» intransigente, cambia musica quando percepirà i primi dollari di diritti d’autore per un libro venduto in America.

Agile e spigliato, « Gli onorevoli» scorre fino alla conclusione, con la sola pretesa di strappare un po' di risate e, di questo, il merito va in parti uguali agli sceneggiatori ed al regista Sergio Corbucci. Unico neo fastidioso del film, la presenta di alcuni pestiferi ragazzini tenuti in scena più del necessario.

Vice, «Momento Sera», 13 ottobre 1963


Vigilia d’elezioni e candidati al Parlamento, nel film di Sergio Corbucci onorevoli. Totò, con la fanfare e le piume dei bersaglieri, tiene discorsi anche di notte, svegliando i vicini, salvo poi svelare in pubblico gli imbrogli progettati dai suoi associati. Franca Valeri rinuncia alla carriera politica per gettarsi fra le braccia di Franco Fabrizi nei panni di una spia avversaria pentita. Gino Cervi è vittima degli intrighi di due bande di bambini e precipita dalla tribuna dalla quale sta pronunciando un solenne discorso.

Peppino De Filippo finisce davanti alla macchina da presa della televisione truccato come una fatalona da rivista ad opera di Walter Chiari. Tieri è l’intellettuale comunista che si fa corrompere dal dollaro. Dialoghi fiacchi, scenette da avanspettacolo, che non offrono che rare possibilità agli attori di mostrare le proprie doti. La materia meritava una sceneggiatura più smaliziata ed un umorismo meno plateale.

Vice, «Corriere della Sera», 19 aprile 1964


L' avanspettacolo, e un un avanspettacolo non sempre di buon gusto, domina il film che racconta la storia di un gruppo di aspiranti onorevoli in tempo d’elezioni. Tutti i trucchi, anche i più sfruttati, sono buoni per ottenere la poltrona a Roma così come Sergio Corbucci, regista del film, non bada per il sottile per far sorridere la platea.

Totò, scatenato come al solito, affronta il tema «patriottico» e con le fanfare dei bersaglieri sveglia i suoi notturni presunti elettori i quali, com’è logico, si guarderanno bene dal dargli il voto. Gino Cervi, da parte sua, è preso di mira da due bande di ragazzini i quali, facendolo precipitare fra i tralicci del palco da cui sta tenendo una seria concione, ne pregiudicano definitivamente la carriera politica. Franca Valeri abbandona presto la carriera, invece. Per cadere nelle braccia di Franco Fabrizi. Mentre Aroldo Tieri da volto a un personaggio di sinistra (per modo di dire) che si lascia attrarre dai dollari scuciti dal capitalismo «sovversivo».

L'umorismo in questo film difetta di originalità.

Vice, «Corriere dell'Informazione», 19 aprile 1964


E' andato in onda su Raitre il film Gli onorevoli (1963), di Sergio Corbucci, in cui Totò interpreta il ruolo del noto Antonio La Trippa, aspirante onorevole di destra, monarchico, falso ex combattente, ma onesto. In altri episodi sfilano invece grotteschi esponenti di un mondo politico disposto a tutto pur di raggiungere l’agognato ‘cadreghino’. Come dicono i leghisti, che conoscono bene la materia. Il film, pur dotato di scene irresistibili, risulta piuttosto sgangherato e qualunquista, ma a suo modo anticipatore nella satira della deriva televisiva. Anche per merito di Peppino De Filippo, nel ruolo di un fasci-stone che finisce imparruccato e travestito da ballerina di fila, pur di apparire in tv. Ma, purtroppo, il film non riesce neppure a sfiorare il clima attuale, con il boss della tv commerciale che diventa capo del governo e gareggia coi peggiori dittatori in trucco, parrucco e uso della spazzatura contro gli avversari politici.

«L'Unità», 2 settembre 2009


La satira della politica, oggi impossibile perché la realtà va già oltre ogni immaginazione farsesca (neppure Dario Fo, anche se Franca Rame gli avesse somministrato LSD a pranzo e a cena, avrebbe scritto il copione dell’Italia di questi anni), ebbe una sua commedia di facili costumi satirici, ma rimasta nella «vendetta» popolare della gente comune. Come accadde in una serie di titoli molto commestibili dei primi 60, molto sintonizzati nel gusto pop, vedi Gli onorevoli, che Sergio Corbucci diresse nel 1963 e che coniò il famoso slogan «Vota La Trippa...» cui voce anonima aggiungeva; «Sì, al sugo...». Evidente che il linguaggio era molto più alto di oggi, epoca di raffinati diti medi alzati e di insinuanti mani nelle tasche degli italiani: ma allora sembrava fanta-politica.

Il simpatico Corbucci, che nella sua brillante carriera fece commedie ma anche gialli, melò e western, non aveva paura di sporcarsi le mani con il qualunquismo che induce alla morale del tutto da buttare. Ma questi cinque ritratti di candidati sono da ricordare, memento storico che il peggio non è mai giunto: trattasi della disfida elettorale tra l’impagabile democristiana Franca Valeri, il senatore Gino Cervi liberale d.o.c., lo scrittore comunista Aroldo Tieri, un trionfo di stereotipi. I due pezzi grossi sono però Totò e Peppino, il primo il monarchico La Trippa che si candida al partito della Restaurazione cui s’oppone il missino De Filippo, in preveggente sintesi di scontro di popoli della libertà. Ma quando uno viene coinvolto in uno scandalo, molla tutto: capita la differenza? Chiarito che un film così oggi nessuno lo scriverebbe e specificato che non si tratta di un capolavoro d’ironia inglese, c’è da dire che si sguazza nel costume con brio e ritmo.

Totò era un vero principe ma non praticante, molto attivo in rivista negli anni '40 nella satira anti Mussolini, con la Magnani. Ancora una volta vedendo questo spaccato di prima della rivoluzione del centro sinistra, viene da pensare che il nostro cinema era una grande compagnia di rivista: Totò, De Filippo, Chiari, Carotenuto e Billi, oltre a Salce e Valeri (due ex fantastici Gobbi), Mario Castellani, storica spalla di Totò, lo stesso Corbucci che appare come un albergatore.

«Corriere della Sera», 29 agosto 2010


I documenti


La famiglia sul set

Durante le riprese del film "Gli onorevoli", nella parte finale, nella scena dove Antonio de Curtis entra nel bar, sono ben visibili sullo sfondo, a destra del fotogramma, seduti al tavolino il cugino di Totò Eduardo Clemente, Franca Faldini e Liliana che parlano realmente di fatti loro, in attesa del termine delle riprese della scena per tornare a casa.

Federico Clemente


Attualità del film

Il film Gli Onorevoli si dimostra di un'attualità sconcertante. Forse dovremmo dire che non è tanto merito del film, quanto demerito della classe politica che è stata incapace di correggere se stessa in questi ultimi cinquanta anni.

Alcune riflessioni:

-la Signora La Trippa (siamo nell'episodio de Gli onorevoli con Totò) dichiara, senza alcun problema, di non votare per il marito ma di preferire la Democrazia Cristiana ed in particolare dichiara di votare "Giulio"; ci tiene a precisare che "Non c'è rosa senza spina, non c'è governo senza Andreotti". E siamo nel 1963...

-in una degli episodi de Gli onorevoli il senatore Rossani-Breschi, uomo di destra moderata, ma con un passato politico alle spalle altalenante, con un'appartenenza anche al Fascio, è un importante e ricco editore.
Il suo principale contestatore è un giovane scrittore comunista, Fallopponi, interpretato da Aroldo Tieri; se politicamente i due si combattono, dal punto di vista degli affari vanno molto d'accordo: l'editore di destra ha, infatti, pubblicato un libro dello scrittore comunista che sta avendo un grande successo.
Il tutto non vi ricorda forse D'Alema e altri esponenti della nostra sinistra che fanno pubblicare le proprie opere dalla Mondadori del ricco editore di destra e loro nemico politico Silvio Berlusconi?

-sempre nello stesso episodio de Gli Onorevoli il senatore Rossani-Breschi, nel corso di un incontro pre-elettorale nel suo salotto di casa, risponde ad alcune domande.
Domanda: "Cosa farà con le tasse?"
Risposta del Rossani-Brazzi: "Le abolirò!"
Non vi fa venire in mente nessuno?

-nell'episodio de Gli Onorevoli con protagonista Totò, il segretario e il presidente del P.N.R., il partito di Antonio La Trippa, dichiarano di aver investito finanziariamente nel partito per arrivare ad avere una sia pur minima rappresentanza parlamentare. Puntano a tre seggi, che appaiono pochi, ma che in determinate circostanze possono salvare il governo; il loro motto è: "Io do tre voti a te, tu dai tre appalti a me!".
Sono forse cambiati i tempi…?

-Antonio La Trippa, quando viene a sapere dell'esistenza di un nuovo partito, il P.A.P.I. (nulla a che vedere con l'accezione, molto di moda attualmente, di "papi"…: si trattava del Partito Autonomo Pensionati Italiani), dichiara "In Italia i partiti spuntano come funghi : erano 18 ora sono 19!". Oggi, nonostante le varie riforme elettorali, siamo ancora nella stessa situazione...


Vota Antonio la Trippa

L'episodio più esilarante del film Gli Onorevoli è di gran lunga quello che ha per protagonista Totò.
Totò interpreta la parte di un ufficiale in pensione, Antonio La Trippa, classico militare "tutto di un pezzo". Il "tutto di un pezzo" lo dimostrerà con il suo comportamento, militare lo è un po’ meno, perché, come la moglie (Anna Campori) e il suo ex-attendente (Agostino Salvetti) gli rinfacciano, da soldato aveva esclusivamente diretto la banda musicale!
Antonio La Trippa si presenta alle elezioni per il Partito Nazionale Restaurazione; è un nostalgico dei "bei tempi", un conservatore, anzi un restauratore romantico; spera ancora nel ritorno del Re in Italia. Nel suo partito è l'unico in grado di prendere voti, grazie alla grande stima di cui è circondato nel suo collegio elettorale (la cittadina di Roccasecca).
Rimarrà deluso dai notabili del suo Partito (Presidente e Segretario), quando capirà che l'unica loro intenzione è quella di insediarsi in Parlamento (grazie ai voti da lui ottenuti) per potersi vende al miglior offerente.

Vota Antonio la Trippa: marketing elettorale

Da esperto ante-litteram in marketing elettorale, Antonio La Trippa ha capito l'importanza della pubblicità: "Occorre battere, ribattere, martellare, il nome del candidato deve colpire i timpani degli elettori". E si comporta di conseguenza; sceglie una frase, quasi uno slogan, il famosissimo:

"Vota Antonio, Vota Antonio, Vota Antonio!"

Lo ripete dappertutto, con tono normale, a bassa voce, come intercalare, ma anche e soprattutto urlandolo a squarciagola: si avvale a tal scopo di uno strano imbuto-megafono e si affaccia, più volte, alla finestra per proporre ai condomini il suo "Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio", magari condito da un vero e proprio discorso.
Qui occorre ricordare che Totò, in molti suoi film, propone "discorsi dal balcone": il grande attore napoletano doveva essere rimasto particolarmente colpito dai modi, dal tono e dai contenuti dei discorsi del Duce. In tanti film, non appena capita l'occasione, Totò si diverte ad arringare la folla.
Ricordiamo, tra gli altri, i suoi discorsi in Totò e Maciste, Totò e Cleopatra, Totò Peppino e la dolce vita, Il giorno più corto, Arrangiatevi.

Vota Antonio la Trippa: tre memorabili discorsi

Di questo film ricordiamo tre "succosi" discorsi:

Il primo lo tiene di domenica mattina, affacciandosi alla finestra della propria casa, che da' sul cortile del palazzo (da notare che pochi minuti prima aveva già "dato la sveglia" a tutti suonando la tromba), armato di imbuto-megafono; ecco il testo :

(Con tono crescente, da basso a "urlato"):
Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio.

(Poi "alla Mussolini"): Italiani, elettori, inquilini, coinquilini, casigliani!
Quando sarete chiamati alle urne per compiere il vostro dovere, ricordatevi un nome solo: Antonio La Trippa!
Italiano! Vota Antonio La Trippa!
Italiano ! Vota Antonio La Trippa! (un condomino irriverente: "Sì, al sugo eh, eh…")
Brutto mascalzone, figlio di…
(Riprende "alla Mussolini"): Italiani, italiani! Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio!
Inquilini, coinquilini, condomini, casigliani, quando andrete alle urne per compiere il vostro dovere, votate la lista PNR, Partito Nazionale Restaurazione; scegliete un numero solo che è tutto una garanzia, tutto un programma: 47.
(il solito condomino irriverente: "Morto che parla!")
E fesso a chi non sta zitto! Ma guarda che numero mi hanno dato!

Il secondo discorso è, in effetti, solo la prova generale dell'intervento che Antonio La Trippa dovrà tenere il giorno dopo a Roccasecca.
Il luogo e il momento della prova: nel letto matrimoniale, di notte, leggendo il testo illuminato solo dalla luce del comodino, mentre la moglie dorme.
(Inizio sommesso): Chi parla di voti inutìli (ndr accento sulla seconda i, poi si corregge), inutili è totalitario e in malafede, i voti inutili possono essere utili se servono ad eleggere qualcuno; questo qualcuno di cui vi parlo, sono io, concittadini di Roccasecca.
Io, umile figlio di questa nobile Rocca, Secca per modo di dire, Antonio La Trippa.
(Sempre sommesso): Vota Antonio La Trippa. Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio!
(All'improvviso a gran voce!): Italiani! Il grido di dolore …

La moglie si sveglia di soprassalto, arriva l'attendente e l'oratore è costretto a terminare le prove!
Ma la nottata non è finita. Antonio La trippa vuole offrire ai condomini, in piena notte, un ulteriore, e soprattutto, tranquillizzante discorso; si affaccia alla finestra che da' sul cortile, questa volta senza l'ausilio del consueto imbuto-megafono, e… via a tutta voce :
Italiani, dormite pure, borghesi pantofolai, tanto qui c’è l’insonne che vi salva; mentre voi dormite, La Trippa lavora. Vota Antonio, vota Antonio!
La "demenzialità" di svegliare qualcuno che dorme per potergli assicurare che può dormire tranquillo è chiaramente un "non senso" alla Totò!

Infine, da ricordare un'altra piccola/grande battuta di Totò; ci troviamo a Roccasecca, dove dopo qualche minuto Antonio La Trippa dovrà tenere il suo discorso. Ha appena conosciuto i due sinistri dirigenti del partito. In particolare Antonio La Trippa ha notato che l'anziano presidente è accompagnato da una bella ragazza. Gli viene presentata come la segretaria e lui mangia la foglia.
Quando però si siedono tutti intorno a un tavolo, la bella ragazza in maniera spontanea invece di sedersi su una sedia, si siede sulle ginocchia del presidente; l'uomo di mondo Antonio la Trippa stempera la situazione osservando comprensivo: "E' bambina!".

quicampania.it


Cosa ne pensa il pubblico...


I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • La sua fama è superiore al livello globale del film, reso indimenticabile dallo splendido Totò (da notare che in un precedente filmato pubblicitario per la Pirelli, ad opera dei Pagot, c'è un uomo politico che di cognome si chiama Trippa!). Degli altri episodi trovo esagerato quello con Peppino e Walter Chiari, non privi di qualche guizzo quello con la Valeri e quello con Cervi, non indimenticabile quello con Tieri. Davvero non riuscite le parti con i bambini. **
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò dalla finestra del bagno.
    I gusti di B. Legnani (Commedia - Giallo - Thriller)

  • Non rappresenta una delle sceneggiature più memorabili cui Totò presta la sua mimica ed il suo istrionismo teatrale, ma fa comunque impressione per la sua sempre "verde" tematica. Gli "Onorevoli" di 44 anni fa sembrano la fotocopia di quelli attuali! Il reazionario Antonio La Trippa (De Curtis) dovrà scontrarsi con direttive superiori, paletti fissati da interessi personali e di "partito". Dovrà, insomma, mostrarsi opportunista ed in grado di cambiare, in maniera subìtanea, idee ed opinioni. Diretto con mestiere dal bravo Sergio Corbucci.
    I gusti di Undying (Horror - Poliziesco - Thriller)

  • Intimamente qualunquista all'epoca, il film sui cialtroni in cerca di voti sembra oggi profetico nella descrizione grottesca delle degenerazioni della politica. I personaggi sono caricature, macchiette in sé e per sé, a prescindere dal rispettivo partito, e in quanto tali risultano amaramente calzanti: sarcastico l'episodio di Totò-La Trippa, graffiante (ma lungo) quello di Peppino ridotto a baldracca per la tv, mentre i pur bravi Valeri e Cervi stanno in sketch meno incisivi. Lavoro un po' velleitario, slabbrato e discontinuo, ma vedibile.
    I gusti di Pigro (Drammatico - Fantascienza - Musicale)

  • Satira sulla politica italiana e le sue campagne elettorali, scaglia svogliatamente freccette d’umorismo che giungono a segno spezzando la tediosa prevedibilità solo grazie agli interventi dell’onesto reazionario Totò (spassosissimo il suo comizio notturno in camera da letto) e della democristiana eterodossa Valeri, nonché alle rapide schermaglie tra l’editore liberale Cervi e il giornalista comunista Tieri. Debole lo sketch tra Chiari e De Filippo – che finisce en travesti – e disgustoso quello dei bambini con le loro cerbottane “scatologiche”. Troppo discontinuo.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: «Vota Antonio…Vota Antonio…Vota Antonio…».
    I gusti di Homesick (Giallo - Horror - Western)

  • Scneggiatura ridotta all'osso per questo film ad episodi che vede il suo apice nel segmento interpretato da Totò (il suo "votAntonio, votAntonio" oramai è entrato nella memoria collettiva). Buoni tutti gli interpreti principali e le loro spalle, ma la storia è davvero poca cosa e l'episodio con protagonisti i bambini era francamente evitabile. Interessante comunque notare quanto questa satira rivolta ad una classe politica di 50 anni fa sia ancora calzante al giorno d'oggi.
    I gusti di Caesars (Drammatico - Horror - Thriller)

  • Cazzatiella ad episodi basati su flebili script riguardanti le elezioni che, si sa, vale per il Totò monarchico e il tormentone Votantonio, passato a paradigma di un anarchismo antipolitico in linea con la vena libertaria del Grande Comico. Gli attori reggono bene, come sempre (vedi Cervi Rossani Breschi, editrore ispirato a Rusconi), ma son l'unico sale di questo film passatempo, non osceno ma subordinario a pellicole più ruggenti dell'epoca. Cameo di Corbucci a Roccasecca, per l'accoglienza ad Antonio La Trippa.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Vota La Trippa". "Sì, ar sugo".
    I gusti di Matalo! (Commedia - Gangster - Western)

  • Film a episodi di cui il più famoso e il più riuscito è senza ombra di dubbio quello con Totò scatenato protagonista. Gli altri o sono prevedibili o semplicemente noiosi. Gli attori sono anche bravi ma mancando un copione strutturato come si deve e con una regia non proprio all'altezza, anche loro finiscono per steccare. Il caso di Totò è del tutto diverso. È la verve istrionica del grande attore a salvare il soggetto, soprattutto quando recita il suo slogan elettorale a letto e dalla finestra del palazzo.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Votate la trippa" "Si, al sugo!".
    I gusti di Lovejoy (Comico - Horror - Western)

  • Divertente film ad episodi a sfondo elettorale: i migliori ovviamente sono Totò e Peppino (ma attenzione, non si incrociano mai) e i loro episodi sono davvero spassosissimi e pieni di frasi diventate tormentoni. Dietro di loro il resto del cast va su binari consueti per la commedia italiana di quegli anni: Franca Valeri e Franco Fabrizi sono una coppia divertente, migliore di un Gino Cervi abbastanza annoiato e noioso.
    I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)

  • Fare della satira sull’avidità e il malcostume della politica non dovrebbe essere difficile, soprattutto per gli spunti che essa offre di continuo. Corbucci ne approfitta e allestisce una passerella con i più brillanti attori dell’epoca, ognuno dei quali riflette una particolare condizione di aspirante onorevole. Il più raggiante è ovviamente Totò, che conferma una levatura superiore a tutti gli altri, mentre a sorpresa delude Peppino De Filippo per la cialtroneria della parte. Inutile e tediosa la parentesi con i bambini.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Votantonio! Votantonio! Votantonio!
    I gusti di Minitina80 (Comico - Fantastico - Thriller)

  • Mediocre quintetto di episodi a sfondo politico contraddistinti da una satira che dal qualunquismo scivola velocemente verso la farsa (si prenda a esempio l'episodio di Peppino De Filippo). Tra la mediocrità si elevano in positivo quello indimenticabile di Totò ("Italiano vota La Trippa!"), in negativo quello con Gino Cervi e il suo figlioletto (nella sua conclusione puerile, fuori luogo).
    I gusti di Socrate (Commedia - Drammatico - Gangster)

  • Film a episodi dal valore diseguale che vuol scherzare a modo suo nei confronti della politica. Celeberrimo l'episodio con Totò che in sé vale tutto il film, gradevole anche quello con Franca Valeri e Franco Fabrizi. Gli altri episodi arrivano a malapena alla sufficienza a causa di sceneggiature piuttosto incolori. Una satira che graffia solo a tratti.
    I gusti di Gabrius79 (Comico - Commedia - Drammatico)

  • Beh, naturalmente Totò e Peppino De Filippo in testa a tutti. Il candidato monarchico Antonio La Trippa ("Vota Antonio!, vota Antonio!"), ossessivo ma onesto, è uno degli ultimi, grandi e tragicomici personaggi tratteggiati da Antonio De Curtis. Ma esilarante è anche il missino caratterizzato da Peppino, che il perfido Walter Chiari trucca in maniera davvero mostruosa. Sufficienti ma in fondo trascurabili Gino Cervi e Franca Valeri (salvando la puntuale satira del giornalista comunista ipocrita Aroldo Tieri, molto realistica...).
    I gusti di R.f.e. (Avventura - Azione - Erotico)

  • Commedia "elettorale" di Corbucci che deve gran parte della sua fama al celebre "mantra" di Totò. In realtà il cast è pieno di grandi nomi ma, come diceva il Principe, "la somma non fa il totale" e in questo caso il risultato è una commedia piuttosto banale dove la velata satira politica è all'acqua di rose. Alcuni numeri sono fiacchi (Peppino in TV) e la sceneggiatura non riesce ad amalgamare i personaggi in una storia compiuta. Resta il grande mestiere di alcuni fra i più grandi attori italiani del dopoguerra e vale comunque la visione.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Votantonio, votantonio"; Il comizio finale di Totò; Il meccanismo dei resti, un eterno arcano elettorale italiano.
    I gusti di Pessoa (Gangster - Poliziesco - Western)

  • Valido ma sottovalutato film di Corbucci. Invece è un bell’esempio di satira politica dalla cattiveria inversamente proporzionale al peso politico di partiti. Qui si prendono di petto le carenze e deficienze, le ipocrisie e le doppiezze, le falsità e le menzogne di tutti i partiti del fu arco costituzionale con guizzi ironici o sardonici, canzonatori o addirittura spiazzanti. Il comizio del compunto e sussiegoso candidato liberale attaccato, con espressioni scatologiche, dai bambini, per esempio. Totò come sempre è l'interprete più incisivo e spassoso.
    I gusti di Graf (Commedia - Poliziesco - Thriller)

  • Divertente commedia, per molti versi ancora oggi attuale. Totò, come spesso accade, ne è il mattatore, con la sua memorabile macchietta del personaggio Antonio La Trippa. Il cast è ricco di attori che hanno fatto storia, anche se non tutti sono al loro massimo splendore, in questo caso.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La spiegazione del "do ut des".
    I gusti di Mutaforme (Avventura - Fantascienza - Fantastico)

  • Come prendere in giro un argomento teoricamente serio (politici ed elezioni) in maniera allegra e scanzonata con un sottofondo di verità quantomai attuale e tragico. Bravissimi tutti, ma Totò spicca (votantonio!) per una delle sue migliori interpretazioni. Musiche di Trovajoli, Ruggero Deodato è aiuto regista, Stelvio Massi operatore. Splendido il master del dvd.
    I gusti di Almayer (Fantascienza - Fantastico - Horror)

La censura

Su richiesta della Commissione di revisione la Società Jolly Film si impegna formalmente ad apportare al film le modifiche richieste, in parte qui allegate.

Censura Gli onorevoli Presentazione

MiBACT - Direzione Generale Cinema


Foto di scena, video e immagini dal set

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Foto Archivio Istituto Luce



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Le incongruenze

  1. Quando Totò (Antonio La Trippa), esaltato dal discorso che stava provando per l'indomani, sveglia la moglie che gli dormiva a fianco, arriva subito il maggiordomo armato di fucile. Una reazione troppo istantanea...
  2. Quando quei pestiferi ragazzini fanno la loro campagna contro Rossani-Breschi, dopo alcune scene in cui si vedono le scritte sui muri ci sono alcune persone che discutono indignate su ciò e c'è un signore che legge questa frase :"chi NON vota per Rossani-Breschi è un diavolone cattivo e anche un povero stolto". Ma quei ragazzini sono o non sono contro Rossani-Breschi
  3. Quando Franca Valeri in auto chiede al tipo che la sta accompagnando a casa "come ti chiami ?" questi risponde "Robin" e lei subito gli dice "come l'eroe della foresta di Nottingham" ma non è corretto infatti la foresta era quella di Sherwood della contea di Nottinghamshire
  4. Fallopponi e il figlio di Rossani-Breschi sono in cucina a mangiare il dolce. In una inquadratura i piatti sono vuoti, in quella successiva (sequenziale perché in mezzo ad un dialogo) i piatti sono già pieni di dolce (e addirittura il bimbo ha la prima forchettata del dolce in bocca)
  5. Nella scena in cui la trasmissione del prof. Mollica viene sospesa e Peppino si becca del ridicolo da Walter Chiari (con Chiari inquadrato di spalle) si può sentire che a quest'ultimo per un attimo scappa da ridere
  6. Quando i due dell'auto fanno il conto alla rovescia prima di insultare Rossani- Breschi, si sente un "dieci, nove " del conto alla rovescia ma il labiale del tipo a destra è leggermente avanti.
  7. Quando crolla il palco di Rossani-Breschi, la donna che è alla sinistra della moglie ride
  8. Bianca Sereni dice a Roberto di avere tre lauree: pedagogia, psicologia e onirologia. Peccato che quest'ultima non esista proprio
  9. Nel gruppo di bambini amici di Rossani-Breschi c'è un bambino (quello fissato con la cacca) che nella scena dei bambini che scrivono sui muri sta invece dalla parte di Carletto Fallopponi visto che sta scrivendo una frase contro Rossani-Breschi

www.bloopers.it


Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.

Il palazzo popolare dove abita Antonio La Trippa e da dove pronuncia il famoso discorso politico del "Vota antonio" è in Via Tommaso Campanella 68 a Roma. Una visuale dell'esterno indirezione di Via Ruggero di Lauria sgombra subito ogni dubbio

Entrando nel palazzo, è possibile anche individuare esattamente la finestra da cui si sporge Totò col megafono
La curiosità è che quando si sente nel palazzo echeggiare la voce di Totò o quando qualcuno guarda verso la sua finestra, la porzione di palazzo inquadrata sullo sfondo è sempre la stessa, anche se Totò non si vede o ci si fa credere che si affacci da qualche altra parte...

La scalinata dove Bianca Sereni (Franca Valeri) fa affiggere i suoi manifesti elettorali è in via San Biagio a Sacrofano (Roma), ed è l'accesso al Borgo antico. Qui vediamo la scalinata e palazzo Placidi-Serraggi (C) sullo sfondo
Dalla foto di oggi (grazie Roberta!) si può facilmente riconoscere che il posto è quello!

La via di Roccasecca dove Antonio La Trippa (Totò) arriva col bus per andare al comizio elettorale è Via Giustiniani a Fiano Romano (RM)

Qui vediamo La Trippa e i suoi compagni di partito scappare sempre in Via Giustiniani dopo il comizio in piazza

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • Articolo sul film tratto dal sito quicampania.it