Totò contro Maciste

Egizi, abbiamo lance, spade, mortaretti, tricche tracchi e castagnole. Con queste armi spezzeremo le reni a Maciste e ai suoi compagni, a Rocco e i suoi fratelli! Popolo di Tebe, armiamoci, e partite!

Totokamen

Inizio riprese: novembre 1961 - Studi INCIR - De Paolis
Autorizzazione censura e distribuzione: 17 febbraio 1962 - Incasso lire 656.842.000 - Spettatori 2.269.459


Titolo originale Totò contro Maciste

Lingua originale italiano - Paese Italia - Anno 1962 - Durata 92 min - Colore colore - Audio sonoro - Genere comico - Regia Fernando Cerchio - Soggetto Ottavio Poggi - Sceneggiatura Ugo Liberatore, Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi, Gastone Da Venezia - Produttore Nino Battiferri per Wangard Film, Liber Film - Fotografia Angelo Lotti - Montaggio Antonietta Zita - Scenografia Antonio Visone, Francesco De Masi - Costumi Giancarlo Bartolini Salimbeni


Totò: Totokamen-Sabakis, il padre di Totokamen - Nino Taranto: Tarantenkamen - Samson Burke: Maciste - Nadine Sanders: la Faraona - Nerio Bernardi: il Faraone Ramsis - Gabriella Andreini: Nefertite, figlia del Faraone - Luigi Pavese: proprietario del locale notturno - Nino Marchetti: il grande dignitario - Piero Palermini: Baitan - Carlo Taranto:Consigliere Assiro


Toto_contro_MacisteSoggetto 

Totokamen è un artista che si esibisce nei vari locali d'Egitto assistito dal suo manager, Tarantenkamen. Sfruttando dei trucchi dozzinali, Totokamen millanta di essere il figlio del dio Ammon. Il Faraone si trova intanto di fronte all'inspiegabile tradimento del fido Maciste, che decide di scatenare una rivolta assieme agli assiri. Per far fronte all'emegenza, un ministro che aveva assistito allo spettacolo di Totokamen, si convince che l'uomo è davvero un semidio e lo fa convocare dal Faraone. Totokamen e Tarantenkamen capiscono la situazione e, se da un lato vogliono approfittare della credulità del Faraone, dall'altra temono di doversi scontrare sul serio con Maciste. Per questo, accettano la richiesta del Faraone ma inventano singolari scuse per rimandare lo scontro col temibile colosso. Nel frattempo si scopre che Maciste è stato stregato dalla giovane moglie del Faraone, in combutta col capo delle guardie. I due hanno in mente di spodestare il sovrano e hanno plagiato il forzuto guerriero con una pozione che avrà effetto per circa trenta giorni. Per una serie di circostanze, Totokamen finisce col convincersi di essere figlio di Ammon e, nonostante i tentativi di dissuasione da parte di Tarantenkamen, si prepara a guidare l'esercito d'Egitto contro quello degli Assiri, guidati da Maciste. Tra i soldati avversari, Totokamen incontra Sabaki, che gli rivela di essere il suo vero padre emigrato in territorio assiro quando egli era ancora bambino, comprendendo di essersi illuso riguardo alla sua natura semidivina. Rendendosi conto della situazione, Totokamen fugge verso il palazzo del Faraone, ma qui è comunque costretto a scontrarsi con Maciste. Grazie ad alcuni lazzi, Totokamen riesce a fronteggiare il possente guerriero fin quando, dopo una frana di parte del palazzo, Maciste non riacquista il senno, essendo ormai esaurito l'effetto della pozione che lo aveva plagiato. Il Faraone scopre quindi l'inganno ordito alle sue spalle dalla moglie e soprattutto resta convinto dell'eroismo e della potenza di Totokamen, che comunque decide di intraprendere nuovamente la strada dello spettacolo per le vie dell'Egitto, assieme al fido Tarantenkamen. 

Critica e curiosità 

A Cinecittà scoppia la moda dei ‘sandaloni’, la versione nostrana dei peplum hollywoodiani. Ci viene anche infilato Totò. Girato tra la fine del '61 e l'inizio del '62, parodia dei film storico - mitologici, è ambientato nell'antico Egitto con Samson Burke, penultimo Tarzan hollywoodiano, nel ruolo di Maciste. E' il primo di tre film diretti da Fernando Cerchio e prodotti dalla Liber Film di Ottavio Poggi, una scassatissima parodia storico-mitologica ambientata nell’antico Egitto.

Negli anni Sessanta il modello del film parodico, pur sbertucciato, rimane sovrastante ed è Totò a sottomettersi, a rendergli in qualche modo omaggio. A quasi sessantaquattro anni, il principe Antonio de Curtis appare ridicolo con il caschetto da antico egizio, col fumo che gli esce dalle orecchie come ai tempi di Fifa e arena, anche perché dietro la macchina da presa non c’è nessuno in grado di allestire un contesto adeguato alle sue sublimi assurdità. L’attore è consapevole che sta dilapidando i suoi ultimi talenti, che la poesia stralunata della sua comicità è azzoppata dalla scarsa fantasia degli sceneggiatori, dalla fretta dei registi e dalla taccagneria dei produttori. Pur conoscendo il proprio valore, teme che la sua stella precipiti da un momento all’altro in caduta libera, che il pubblico si sia stancato di una maschera che applaude da quasi mezzo secolo, che il futuro sia ormai tutto in mano alle nuove stelle, Sordi, Gassman, Tognazzi; ogni nuovo film, soprattutto ora che il contratto con la DDL è scaduto, è per lui un regalo.

In un'intervista rilasciata a Simone Riberto, Igliozzi Daniela nonostante sia scritta nei titoli di testa del film, disse di aver rifiutato il ruolo ma essere rimasta scritta per motivi burocratici.

"I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998


Così la stampa dell'epoca

Totò interpreta Totokamen Sabachi. Totokamen, insieme al suo compare Tarantenkamen (Nino Taranto), si esibisce in un locale di Tebe, facendosi passare per l'uomo più forte del mondo, in quanto figlio del dio Ammon. I suoi trucchi sono talmente efficaci da trarre in inganno persino il gran dignitario di corte, il quale gli propone di battersi contro Maciste. Il gigante, innamorato di Nefertiti, la figlia del Faraone, è diventato nemico della sua gente per aver bevuto un filtro magico che gli ha stravolto la personalità e sembra invincibile.

Matilde Amorosi


Il film condotto sul filo della modesta satira, ha dato la possibilità a Totò di dare sfoggio della sua mimica che, seppure superata, riesce a far ridere ancora. Nino Taranto gli fa egregiamente da spalla

«L'Avanti», marzo 1962


1962 03 02 La Stampa Toto contro maciste intro

Comicità di casa nostra, e di grana grossa, con Totò contro Maciste dove il nostro comico più popolare, valendosi di una «spalla» di eccezione come Nino Taranto, fa una sorta di parodia alle egizianerie con muscoli. Totò è « Totokamen », ciarlatano di piazza coinvolto con il suo compare in una congiura di palazzo sotto il regno di uno stolto Faraone: creduto figlio di un dio, è inviato a combattere contro il forzuto Maciste ribellatosi al sovrano egiziano. Quel che segue è materia di un facile divertimento per chi a Totò chiede soltanto i consueti lazzi mimici e verbali. Ha diretto Fernando Cerchio tentando di mettere in burletta un genere che lui stesso ha coltivato (e infatti alcuni inserti, ci sembra, sono tolti da un suo film di grande spettacolo): ma è diffìcile fare la parodia di una parodia.

«La Stampa», 2 marzo 1962


1962 03 26 Il Messaggero Toto contro Maciste intro

Per Totò è quasi un ritorno, e non solo per il fatto che il popolare attore s'era a poco a poco allontanato dallo schermo e perfino dalle cronache. In questo totalscope diretto da Fernando Cerchio egli ha infatti ripreso apertamente i modi dello avanspettacolo, la comicità semplice e bonaria che non disdetta i più ingenui giochi di parole, i doppi sensi, la mimica e la farsa più alla mano.

Il soggetto (Totò si chiama Totonkamen, vive nell'antico Egitto e, da piazza si trova coinvolto in una guerra contro gli Assiri che lo costringe ad affrontare nientemeno che Maciste) e una spalla «paesana» come Nino Taranto sono d'altronde perfettamente idonei al «ritorno» di cui dicevamo.

Comunque sia, Totò fa ridere ancora e noi possiamo caritatevolmente esimerci dal giudicare gli altri aspetti del film, cui partecipano Samson Burke (Maciste). Nadine Sanders, Nerio Bernardi, Luigi Pavese e il solito numeroso cast di generici e di comparse.

Vice, «Il Messaggero», 26 marzo 1962


1962 03 26 Momento Sera Toto contro Maciste intro

In questo film in totalscope di Fernando Cerchio, Totò da illusionista si trasforma in condottiero di legioni per frenare la sete di potere nientemeno di Maciste, intenzonato a spodestare il Faraone (la vicenda si svolge in Egitto) alla testa degli Assiri Totonkazne, da fondo alle sue risorse comiche per far ridere ed in parte vi riesce pur se il film è infarcito di battute vecchio stile, battute da avanspettacolo che divertono tutti coloro che si contentano di poco.

I giochi di parole, i doppi sensi non mancano, come non mancano belle figliole che espongono generosamente le loro grazie soddisfacendo l'occhio. E' un film comico senza pretese sostenuto più che altro dal mestiere di Totò, di Nino Taranto sua valida "spalla", di Nerio Bernardi ed una schiera di altri attori tra cui citiamo Daniela Igliozzi, Gabriella Andreini, Luigi Pavese.

Vice, «Momento Sera», 26 marzo 1962


Potevano i produttori italiani lasciarsi sfuggire un'occasione d'oro come quella di fare indossare a Totò i panni di un antico egizio?. Nonostante Totò si ride poco e male: per la semplice ragione che come parodia sono molto più divertenti quelle avventure che pretendono di essere serie. Ma perché Totò non sceglie meglio i soggetti da interpretare? Tanto i buoni film glieli pagano come quelli brutti. [...] Quel che infastidisce, inoltre, è la sciatteria della messinscena spettacolare ; si respira veramente aria da cinema muto, non c'è più nemmeno l'ipocrisia di voler salvare le apparenze di un decoro tecnico. I lazzi del dialogo sono da avanspettacolo di provincia, Totò e Taranto ispirano più pena che disturbo

Morando Morandini, «La Notte», 14 giugno 1962


Nell’antico Egitto, Totò si fa passare per figlio del dio Amon, dotato cioè di sovrumani poteri. Egli è quindi incaricato dal faraone di proteggerlo contro Maciste, il quale stavolta non è il solito gigante buono poiché un filtro magico l'ha reso succubo della faraona, che di lui intende servirsi per spodestare il regnante. Totò a capo dei tebani deve perciò affrontare in campo aperto Maciste, alleatosi con gli assiri.

Una farsa di grana grossa, Totò contro Maciste, a colori e chiassosa, dove il comico, in compagnia di Nino Taranto, tiene discorsi bellicosi con accento mussoliniano e dove Maciste è raffigurato da Samson Burke, il quale, pur abbattendo palazzi interi con un-semplice pugno, è destinato ad avere la peggio. La regìa di Fernando Cerchio lascia fare all’estro e all’esuberanza degli attori, fra i quali citiamo ancora Nerio Bernardi, Nadine Sanders, Gabriella Andreini e Luigi Pavese.

«Corriere della Sera», 14 giugno 1962


1962 06 15 Corriere della Sera Toto contro maciste intro

Una farsa come quella che Totò ha oramai interpretato a decine nella sua lunga carriera lo vediamo nell'antico Egitto onorato quale figlio di un dio battersi contro Maciste. La trovata è questa: Totò non è affatto dotato di poteri sovrumani, come si crede, ma é solo un imbroglione che in compagnia di un compare, Nino Taranto, si esibiva in spettacoli di forza truccati. Buon per lui che alla fine Maciste, che intendeva spodestare il faraone difeso invece da Totò, viene sconfitto da un misterioso intervento.

Vice, «Corriere dell'Informazione», 15 giugno 1962


2007 10 03 L Unita Toto contro Maciste intro

A chi Lodoli? A noi! Lettera aperta del Secolo d'Italia allo scrittore Marco Lodoli, mercoledì scorso, nel paginone culturale. A firma di Roberto Allatti Appetiti, suo grande estimatore. Che deplora la presenza di Lodoli in una delle liste del Pd a Roma, e non se ne dà pace. Motivo: Lodoli non può essere di sinistra. È un «celiniano», un «dostoevskijano», autore di storie non banali, dove il tragico irrompe nella quotidianità. E poi è figlio di un fascista, volontario in Africa e in Spagna e «figlio» (letterario) di Anamaria Ortese e Cristina Campo, «scrittrici non certo di sinistra». Inoltre il «primo quotidiano» (sic) a scoprirlo fu II Secolo. Insomma, una «captatio benevolentiae» ridicola e anche un po’ meschina (uso del padre a riprova). Che la dice lunga sull' idea che hanno al Secolo dell'arte; familistica, biologica. E ideologica. Per cui chi ama Céline non può stare che a destra e lì deve restare! Sennò trattasi di «appropriazioni indebite». Una curiosa concezione da rigattieri frustrati. E che fa il paio con certe patetiche «appropriazioni» post fasciste di oggi: da «Bella Ciao», a Moccia, a Battiato. Ben raccontate da Alessandro Giuli nel suo Passo delle Oche (Einaudi). Morale, gli «sdoganati», nonché eclettici, ora vorrebbero fare i doganieri e stabilire chi deve star di qua o di là, su basi letterarie... o di famiglia. Egemonia culturale? No, risiko dei poveri!

Pensa come Totò

Come Totò contro Maciste, quando nei panni del faraone Totòkahmon arringava i tebani in battaglia dal cocchio: «Teebaani, Teebaani, abbiamo spade, lance, mazze...tricche tracche e botte a muro!». Infatti nell'ultima puntata del suo «sequel», I Gendarmi della memoria, l’ansa non si nega nulla. Caricature goliardiche degli avversari, refusi dei medesimi, conversazioni private «rubate» a sostegno delle sue tesi, taglia e cuci di citazioni a suo comodo. A un certo punto usa persino un lapsus in Tv del vecchio Ingrao che confonde Budapest e Praga: come prova di bugia e rimozione sui carrarmati sovietici! In più, benché debordi sui media, strepita contro il Fazio rosso e di regime che non lo ha mai invitato sui Rai Tre. Ne riparleremo. Ma intanto Fazio non potrebbe farlo almeno intervistare dalla Littizzetto?

Bruno Gravagnuolo, «L'Unità», 3 ottobre 2007



La censura

1962 Toto contro Maciste intro

Il film ottiene il nulla osta per la programmazione in pubblico, senza alcuna condizione. La Commissione respinge la richiesta di dichiarare il film “adatto alla gioventù”, non avendo riscontrato “quel contenuto morale, culturale o ricreativo” previsto da tale riconoscimento.

1962 Toto contro Maciste 1Documenti censura del film Totò contro Maciste, 1962 - Fascicolo - Direzione Generale Cinema

1962 Toto contro Maciste 2Documenti censura del film Totò contro Maciste, 1962 - Presentazione - Direzione Generale Cinema 


Foto di scena, video e immagini dal set

Foto Archivio Istituto Luce



Documenti

Toto e Nino

Antonio de Curtis con il macchinista di scena Nino Sciusco in pausa sul set del film Totò contro Maciste. Quando Antonio de Curtis seppe che Sciusco aveva perduto il padre in guerra (di nome Antonio come lui), gli avrebbe detto: “Da oggi il tuo papà sono io!” Capitò che per le festività natalizie Nino voleva omaggiare Antonio de Curtis di un presepe fatto a mano, ma Totò lo esortò a farne dono ai nipotini...


Le incongruenze

  1. Quando Toto' e il suo amico sono nel deserdo e Toto' lo ferma perché sente l'esercito arrivare, guardate sulla toga dell'amico: che bella l'ombra della giraffa del microfono
  2. Quando Maciste sfonda la porta, una pietra cade sopra di essa e una sotto, facendo così una specie di leva. Appena Maciste ci appoggiò un piede, questa pietra sobbalza. Vabbè, che quel maciste è muscoloso, ma secondo i miei calcoli dovrebbe pesare una decina di tonnellate ! Mettiti a dieta
  3. L'amico di Toto' è dietro a delle pietre che ha fatto cadere Maciste e ha una mano appoggiata a una di queste. Poi egli ritrae la mano e tadam, la pietra sobbalza. Non ho mai visto le pietre rimbalzare così bene: eviva il polistirolo!
  4. Nel corso del film Nino Taranto chiama Totò a volte Totokamen a volte Totonkamen
  5. Maciste dorme normalmente sotto delle lastre di pietra, ma quando si sveglia e le getta via un pezzo di "polistirolo" schizza via.
  6. Ad un certo punto il Faraone dice che si trovano nel mese di novembre, ma all'epoca di svolgimento dei fatti (prima del 1000 a.c.) il mese di novembre non esisteva, al limite vi era un mese chiamato "nonus"
  7. Nella lotta contro Maciste, Totò fa una piroetta all'indietro (ovviamente la sua controfigura), e si vede che non colpisce il gigante, che ciononostante cade a terra e si rialza tenendosi il mento
  8. La controfigura di Totò che fa le piroette in sua vece è molto più magra.
  9. Le scene degli eserciti che corrono per scontrasi sono sempre le stesse ma ripetute più volte
  10. Nonostante le persone infilzate nella battaglia non si vede sangue nè nelle spade nè nei corpi
  11. Durante una battaglia poco prima che Totò e Maciste si incontrino lo stesso Totò getta una lancia e infilza 5 soldati che cadono a terra ma prima che questo avvenga si vede benissimo che la lancia non è unica ma sono due pezzi una legata al primo e l'altra all'ultimo soldato
  12. Quando i soldati svegliano Maciste con un martello lui solleva la "tavola" che ha sopra ma quando la scaraventa via si vede che è polistirolo perchè un pezzettino si stacca e si alza im volo
  13. Totò incontra il padre. Prima alza la spada, uno scatto dopo ha la spada in una posizione molto più bassa, a pochi centimetri da terra

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Totò contro Maciste (1962) - Biografie e articoli correlati

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • Testimonianza di Nino Sciusco raccolta da Simone Riberto, alias Tenente Colombo
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • Documenti censura Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - www.cinecensura.com