Totò e Peppino divisi a Berlino

Io sono Antonio La Puzza, vedovo Nardecchia, classe 1910 e rotti, classe di ferro... Io ho attraversato l'Alto Adige!

Antonio La Puzza

Inizio riprese: aprile 1962, Studi Cinecittà, Roma
Autorizzazione censura e distribuzione: 23 agosto 1962 - Incasso lire 334.146.000 - Spettatori 1.659.941


Titolo originale Totò e Peppino divisi a Berlino

Paese Italia/Germania - Anno 1962 - Durata 95 min - B/N - Audio sonoro - Genere comico - Regia Giorgio Bianchi - Soggetto Luigi Angelo, Luciano Ferri, Agenore Incrocci, Furio Scarpelli - Sceneggiatura Dino De Palma, Sandro Continenza - Produttore Mario Mariani - Fotografia Tino Santoni - Montaggio Daniele Alabiso - Musiche Armando Trovajoli


Totò: Antonio La Puzza / la zia monaca / l'ammiraglio Attila Canarinis - Peppino De Filippo: Peppino Pagliuca - Nadine Sanders: Greta Canarinis - John Karlsen: l'ex attendente di Canarinis - Luigi Pavese: Il generale russo - Robert Alda: il giudice - Dante Maggio: un magliaro - Carlo Pisacane: un altro magliaro - Renato Terra: l'avvocato sovietico - Peter Dane: il maggiore Finlay - Michele Tivot: Hans Kruger - Renata Monteduro: la cameriera


Soggetto

Nel 1961 Antonio La Puzza emigra da Acerra per carenza di denaro nella Berlino allora assediata da americani e sovietici alla ricerca di Giuseppe "Peppino" Pagliuca (un magliaro napoletano emigrato in Germania anni prima). Lì incontra due tizi, tra cui la figlia dell'ammiraglio Attila Canarinis (ex militare nazista molto somigliante a La Puzza) che, invece di aiutarlo, lo assoldano per la cifra di 20 milioni di lire: il povero La Puzza accetta e si finge l'ammiraglio e nel tribunale della base statunitense si dimostra innocente, anche se non creduto subito, così gli americani lo liberano spiandolo in ogni sua mossa.

Successivamente egli incontra un gruppo di emigranti italiani tra cui il Pagliuca ma i sovietici, conviti dagli americani che Canarinis è fuggito dalla prigione statunitense, vanno alla ricerca dei due fuggiaschi. I sovietici trovano e assoldano i due che si presentano nella Berlino Est come l'ammiraglio Canarinis e il suo assistente ma essi scambiano il libro della Smorfia per un codice segreto e li costringono a utilizzarlo per abbattere un aereo-spia americano, ma per errore colpiranno un loro aereo e li spediranno direttamente a Berlino Ovest (lato americano).

Gli americani a loro volta, accorgendosi che non si trattava dell'ammiraglio Canarinis e del suo collaboratore, li liberano. I cinesi però credono anch'essi che i due siano l'ammiraglio Canarinis e il suo assistente, così finiscono per essere condotti in Cina.

Critica e curiosità

Interpreta con Peppino l’ultimo film ufficiale della coppia. La regia è di Giorgio Bianchi, la produzione di Mariani, il socio di Buffardi. Lo spunto d’attualità è la recente costruzione del Muro e lo straziante florilegio di tentativi di fuga, ma il film è anche parodia diretta di un paio di pellicole appena uscite, I magliari di Francesco Rosi e Vincitori e vintidi Stanley Kramer, con un copione piuttosto floscio firmato da Age e Scarpelli.

A parte qualche spezzone berlinese di repertorio le riprese sono tutte romane, con la Porta di Brandeburgo ricreata all’ippodromo di Tor di Valle. Totò e Peppinosono stanchi e affaticati, e anche al botteghino il film ha poca fortuna.

Nel film viene percepita e additata come un’impresa epica non tanto l’emigrazione in Germania in sé quanto l’attraversamento di una periferica regione italiana: la battuta: «Ed io che ho attraversato l’Alto Adige pervenire qui!» è ripetuta da Totò all’insorgere di ogni nuova avversità.

La nazionalità di Totò è in primo luogo napoletana, come sottolinea con un divertente gioco di parole e come ribadisce altrove il suo compagno Peppino:

[Giudice militare americano] - Are you italian?
[Peppino] - No, no! Napoletano!


Qualche sussulto di orgoglio nazionale può colpire Totò quando si trova all’estero (si veda Totò di notte), ma anche l’appello a tenere alto l’onore dell’Italia fra gli stranieri tende a subire il solito trattamento ironico:

[Totò] - Non ti vergogni? Non pensi che sei un italiano? Italia, che ha dato i natali a illustri personaggi... Fermi! Fermi... e tutti gli altri! E Lucrezia Borgia, e Giovambattista Vico, e Cimarosa, e Alessandro Mazzini (sic), Sansone, Bottecchia, Guerra!
[Peppino] - Lo so, lo so ma noi siamo due poveri disgraziati di magliari!
[Totò] - Ma chi te lo dice?... Tu discendi da questo popolo... chi mi dice a me che nel sangue non ci hai il bacillo di... di Lucrezio Barba (?) o di Michelangelo Buonarroti? Puoi essere un Buonarroti e non lo sai!

Il «soggetto schizofrenico napoletano» Totò, diviso, come molti altri italiani, fra il proprio dialetto e il tentativo di appropriarsi della lingua nazionale - meta mai pienamente raggiunta - cerca quindi di familiarizzare anche con le lingue straniere. La confusione linguistica che risulta dalla frequentazione di questi tre poli non è inferiore a quella geografica che, come si è visto, rende intercambiabili i confini regionali e quelli nazionali. Si prenda ad esempio la preghiera che Antonio La Puzza (Totò) rivolge a un’edicola di San Gennaro incontrata per caso a Berlino mentre cerca un compaesano:

[Antonio] - Bitter, Sanct Jenar! Aiutami a trovare codest amie Joseph Pagliuc, eh? Me lo fai questo piaciere?... San Gennaro, io ti ringrazio. Tanki schòn. Bitti schòn, wunderbar, Sanct Jenar! Aufwiedersehen, grazie, statte bbùono!
[Più tardi, in compagnia del compaesano Giuseppe Pagliuca (Peppino), intraprende il mestiere di magliaro, adoperandosi per vendere biancheria di vario tipo senza farsi intimidire dalla lingua a lui ignota]
[Antonio] - Bitte Fräulein, Fräulein! Noi, noin vogliam saper se la Frau padrón sua signor’, desidera qualche cosa in tovagliaten, qualche capo di biancària, che so io, camisch... da jour, da nuit, qualche culotte, con la sanculotto, un paio di calzettin, con papusch...

Nell’incontro con gli stranieri, se, come generalmente avviene, ignora la lingua dell’interlocutore, Totò ne usa un’altra qualsiasi, o ne mescola molte: ecco come Antonio La Puzza si rivolge a una cameriera tedesca a Berlino:

[Totò] - Fra-ule-in, excuse-me, s’il vous plaìt, questa strasse dove sta?
[Cameriera] - Ich weiss nicht, fragen Sie him! [indica il barista]
[Totò] - Fraghensì? [al barista] Signor Fraghensì, excuse-me, questa strass dove trovàss?

"I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998

"Totò, un napoletano europeo" (Valentina Ruffin), Ed. Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 1996


Così la stampa dell'epoca

Dopo la parodia della Dolce vita il sodalizio con Peppino si interrompe per qualche tempo. Riprenderà nel '62, con Totò e Peppino divisi a Berlino, diretti da Giorgio Bianchi (con la Porta di Brandeburgo ricreata all'ippodromo di Tor di Valle). Anche qui una vicenda piuttosto esile, ancorata a diversi punti di riferimento dall'attualità più recente: la costruzione del Muro di Berlino (13 agosto del '61) innanzitutto, e le conseguenti fughe di profughi dall'est; uno scambio di spie appena avvenuto nella capitale tedesca; e un paio di pellicole da parodiare, I magliari di Francesco Rosi, ma soprattutto Vincitori e vinti, il filmone di Stanley Kramer che Giorgio Bianchi riprende puntualmente in tutta la prima parte del film (impagabile Totò, che entra in aula imitando il muso lungo e l'albagia di Burt Lancaster).

Alberto Anile


Totò interpreta Antonio la Puzza. Allettato dal compenso di parecchi milioni promessigli da due nazisti, l'ingenuo Antonio la Puzza, giunto a Berlino per tentare la carriera di magliaro, accetta di sostituire il generale Canarinis, al quale rassomiglia come una goccia d'acqua. Si ritrova così davanti all'alta Corte americana di Berlino Ovest per rispondere di crimini di guerra, ovviamente mai commessi. In aula incontra un altro napoletano, Giuseppe Paglialunga, pagato anch'egli perché deponga contro il finto Canarinis.

Matilde Amorosi


Raccontare la trama è impossibile, tanto è confusa. Si può soltanto dire che film comici di questo genere è meglio non farli: non fanno nemmeno ridere e fanno rimpiangere il Totò di una volta.

«Il Corriere Lombardo», 1962


Il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, e Peppino De Filippo si apprestano a partire per Berlino dove gireranno gli esterni di un film ambientato nella ex-capitale tedesca.

A. Ge., «Corriere della Sera», 5 novembre 1961


Gli esterni della tragicomica vicenda saranno (forse) girati in Germania

Roma, mercoledì sera.

«Si, non c'è dubbio, siamo completamente d'accordo — dice Totò durante una pausa della lavorazione — E' tutta brava gente da quelle parti, al di qua e al di là del muro che li divide nella stessa città. Però io non ci vado. Ha voglia il produttore a dirmi che proprio in questi giorni si dà da fare a Berlino per ottenere i «visti» che gli consentiranno di effettuare le riprese nella zona occidentale e in quella orientale. Ma è mai possibile, dico io, andare a sfottere sia pure indirettamente, attraverso un film, americani e russi? Quelli prima ti dicono sì, va tutto bene, eccoti lasciapassare, firme, timbri ed accessori, ma se per una dannata ipotesi ci ripensano, se gli salta la mosca al naso, come la mettiamo, eh?».

Peppino De Filippo è più malleabile. Anche a lui questa faccenda degli «esterni» in quel di Berlino non garba tanto, ma se proprio è necessario come sembra, e con tutte le dovute garanzie che il caso esige, egli è disposto ad affrontare l'insolita avventura Totò invece trova sempre nuovi cavilli per opporsi.

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Inutilmente il direttore di produzione gli fa presente che appunto perché certe sequenze saranno girate dal vero, nei luoghi stessi in cui si svolge la tragicomica vicenda, Totò e Peppino divisi a Berlino acquisterà un interesse non comune. Diretto da Giorgio Bianchi, il film è interpretato anche da Nadine Sanders, Luigi Pavese, Robert Alda, Vicky Ludovisi e Dante Maggio. La vicenda è impostata sulle avventure di due magliari. Totò è un uomo intraprendente che vuole fare fortuna e perciò abbandona Napoli per trasferirsi a Berlino. Qui, tanto per cominciare, va alla ricerca del paesano Peppino De Filippo, ma quando bussa alla porta della sua abitazione trova due tipi curiosi che gli offrono dieci milioni. Per questa sommetta Totò non dovrebbe faticare molto. Deve soltanto costituirsi al comando americano sotto il falso nome dell'ammiraglio Canarinis. In fondo, gli spiegano, avrà da scontare soltanto pochi giorni di prigione per un furto di pellicce. E' chiaro che una offerta del genere non lascia insensibile il buon Totò. «Ma — egli chiede ai due illustri e generosi sconosciuti — e se le autorità mi interrogano come faccio a, rispondere dato che non conosco un'acca di tedesco?». Nessuna preoccupazione per questo piccolo inconveniente. Basterà che egli risponda sempre «Ja!». Così cominciano i suoi guai

In questi giorni Totò è sotto il torchio dell'interrogatorio con tanto di cuffia che gli trasmette la simultanea traduzione delle domande rivoltegli dal pubblico accusatore e dagli avvocati. In un primo tempo pensa: «Ammappelo! Quante storie fanno per un furterello di pellicce. Neanche se fossimo al tribunale di Norimberga». Poi appena si rende conto del drammaticissimo equivoco che può condurlo rapidamente al capestro, ricorrerà alle più diaboliche astuzie per salvarsi, attraverso tutta una serie di imprevedibili avventure.

g.b., «Stampa Sera», 18-19 aprile 1962


Totò si è rifiutato di andare a Berlino - Saranno girate a Porta Portese le scene previste dinanzi alla porta di Brandeburgo. - Totò si è rifiutato di andare a Berlino per girare gli esterni del suo ultimo film intitolato "Totò e Peppino divisi a Berlino". « Con quell’aria che tira laggiù — ha detto il popolare comico — non vorrei che andassimo incontro a guai seri». Il produttore della pellicola, dopo aver cercato invano di convincere il principe Antonio De Curtis, ha deciso di girare le scene a Porta Portese, che assomiglia vagamente alla porta di Brandeburgo.

«Corriere dell'Informazione», 19 aprile 1962


Nel film "Totò e Peppino divisi a Berlino” diretto da Giorgio Bianchi, il principe-attore opera numerosi travestimenti, compreso uno da suora. Tutta la vicenda si basa sulla tragicomica storia di due "magliari" i quali, in seguito alla edificazione del "grande muro" nella capitale tedesca, rimangono bloccati nel settore retto dai comunisti. Per una serie di equivoci vengono scambiati per due temutissime spie e fanno di tutto per sfuggire alla polizia.

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Totò in una scena del film: a destra il ritratto di Krusciov. L’attore ha paura di recarsi a Berlino e adduce tutti i pretesa pur di non effettuare il viaggio. Per questo motivo una parte del famoso « muro » che divide in due l’ex capitale tedesca è stato ricostruito in studio. Tuttavia il principe Antonio De Curtis dovrà rassegnarsi a partire. Nel film, tra l’altro, Totò fa la parodia dell’attore americano Burt Lancaster, nella parte del grande accusato di « Vincitori e vinti ».

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Ecco, nelle foto a sinistra e sopra, tre espressioni di Totò travestito da suora per sfuggire alle ricerche dei « vopos », i poliziotti della Germania orientale. Inizialmente nel copione non erano previsti travestimenti, ma quando Peppino De Filippo pensò di vestirsi da sposa, Totò volle anche lui « mimetizzarsi » in qualche modo. Un fatto singolare di questo film, nel quale debutta anche Renata Monteduro, moglie di Corrado Pani, è che il copione iniziale subisce in continuazione modifiche da parte di Totò e di Peppino De Filippo, specie per quanto riguarda i dialoghi.

«Sorrisi e Canzoni TV», anno XI, n.16, 22 aprile 1962



Con un grossolano richiamo all'attualità, Totò e Peppino divisi a Berlino trapianta i due comici nella città tedesca nei panni di due «magliari» e complica le cose in modo che entrambi siano scambiati, dagli americani prima, e dai sovietici dopo, per temibili criminali di guerra tedeschi. Processati dagli uni e costretti dagli altri a decifrare codici segretissimi (se la caveranno con i numeri avuti in sogno da una zia monaca e con la «Smorfia»), Totò e Peppino De Filippo ripetono instancabilmente la commedia degli equivoci e delle paure sfruttando un repertorio che gli spettatori conoscono ormai a memoria, e tuttavia strappa ancora le risate.

Riflessi condizionati? E' probabile: in ogni modo il film, imbastito, si direbbe, piuttosto frettolosamente da Giorgio Bianchi, tenta qua e là anche i toni della satira (vi è, ad esempio, l'abbozzo di una parodia del processo di Vincitori e vinti) ma ottiene poi i migliori effetti dalla comicità alla buona dei due inesauribili protagonisti.

vice, «La Stampa», 9 settembre 1962


Il «muro» di Berlino, da una pane e dall'altra del quale già si sono affaccendati registi di varie ««ioni, è, nel film che viene proiettato da oggi, un'occasione pet io tragicomica avventura di due magliari napoletani residenti da tempo nella metropoli tedesca e che per un equivoco vengono scambiali per due temibili criminali nazisti: il feldmaresciallo von Kauius e l'ammiraglio Canarini. I due malcapitati, trascinati nei tribunali delle poterne occupanti, sia della Germanio Orientale, sia dt quella Occidentale, finirebbero poi davanti ai plotoni di esecuzione se non li salvasse il tempestivo intervento di un camorrista loro compaesano.

Poiché i due personaggi sono affidati a Totò e a Peppino De Filippo, ancora una volta insieme, si possono immaginare gli effetti di ilarità che il regista Giorgio Bianchi ha cercato di eavare da questa celebre eoppia di comici. Ai quali fanno da «spalle» attrici e attori come Nadine Sanders, Robert Alda, Luigi Pavese e Peter Dane.

«Stampa Sera», 8-9 settembre 1962


A parte qualche raro squarcio di vera comicità, l'umorismo sul quale si basa Totò e Peppino divisi a Berlino è di una lega piuttosto banale ed alquanto sfruttata. Decisamente scontate certe sequenze che hanno ad unico sostegno situazioni già troppe volte proposte e nelle quali il nostro Totò ha il torto di ricadere spesso. Da parte sua De Filippo è un attore noto, e come tale a volte dovrebbe opporsi a certe esigenze di regia, che nulla hanno a che vedere col buon gusto e con la sensibilità artistica di un interprete che già ha dato prova di' essere all'altezza delle più disparate situazioni.

La trama del film, la cui regia è di Giorgio Bianchi, è presto detta: Peppino e Totò sono due magliari' napoletani trasferitisi a Berlino. Americani e russi sono invece convinti che Totò sia il capo del controspionaggio del III Reich generale Canarinis, e se lo contendono attraverso il muro della vergogna. Il nostro, sempre seguito dal fido Peppino, cadrà invece nelle mani dei cinesi.

«Corriere della Sera», 9 settembre 1962


Totò arriva a Berlino, cerca un «magliaro» che ha fatto fortuna. In una birreria, incontra due tizi che gli promettono un mucchio di quattrini se fingerà di essere l'ammiraglio Canarinis (notare la finezza del nome!). Totò ci sta. Processo. Come testimone è chiamato il «magliaro» Peppino, anch'egli assoldato dalla misteriosa coppia. Le cose si complicano e i due compari finiscono nelle mani dei russi. La squallida storiella vuole scherzare sulla drammatica realtà del muro di Berlino, ma il risultato è sconsolante. Spiace che due attori di gran classe come Totò e Peppino De Filippo si facciano coinvolgere in simili indigesti minestroni.

Vice, «Corriere dell'Informazione», 10 settembre 1962


Non diremo che ci scandalizza il poco rispetto per le cose serie: e le faccende di Berlino lo sono abbastanza. C’è uno strato infimo di cineasti che sembra proprio privato di un senso qualsiasi delle proporzioni. Sulla coda di Billy Wilder, che ho realizzato a Berlino un discutibile filmetto, Giorgio Bianchi ci narra le squinternate avventure di un napoletano che, trovandosi nella città tedesca, viene scambiato per un criminale nazista di cui è sosia. Gli è compagno di avventura un altro partenopeo, magliaro, protervo e furbo prodotto della nostra arte di arrangiarsi.

I gags sono tirati per le lunghe, e scipiti: se non li sostenesse, a barlumi, la mimica dei due attori troppo disponibili, vi sarebbe da crollare per lo squallore.

Vice, «Il Paese», 16 settembre 1962


Non c'è avvenimento di una certa risonanza che passi inosservato al cinema umoristico, in modo particolare e sistematico a quello che si affida a Totò, come a dire che tutto viene puntualizzato da uno sberleffo dalla comicità più rappresentativa dal nostro Paese. Con l'aria che tira, zeppa di scandali nel costume e di avvenimenti sensaziuonali in tutti i campi, il repertorio di Totò è sempre nutrito oltre che à la page.

Stavolta tocca al «muro della vergogna» far da pretesto e un’ennesima prestazione di Totò. In coppia con Peppino De Filippo protagonisti di una vicenda di spionaggio. Si parte da una situazione tipicamente nostrana — i nostri eroi sono magliari napoletani — e si arriva a Berlino dove i soliti equivoci e le solite complicazioni che ne derivano movimentano una storia di spionaggio fra russi e americani che si contendono Totò scambiandolo par il generale Canarinis capo dal controspionaggio del Terzo Reich. Tutto qui a tutto come il solito: in bene e in male. Ha diretto Giorgio Bianchi con una discutibile sensibilità sulla scelta dell'argomento che tutto può ispirare tranne una vicenda umoristica.

Vice, «Il Tempo», 16 settembre 1962


Antonio Lapuzza vedovo Nardecchia «ha attraversato l'Altro Adige» (come dice lui) per venire a fare il magliaro a Berlino. Ha una lettera di presentazione per un certo Giuseppe Pagliuca che a Napoli gli dice abbia fatto quattrini a palate. Naturalmente la realtà è ben diversa e il povero Peppino è un morto di fame che s'è accampato in una chiesa diroccata proprio vicino al famoso muro che divide la zona occidentale ed orientale della cittò. Per colmo di sventura Antonio somiglia in maniera impressionante ad un generale tedesco che le due polizie (americana e russa) ricercano per processare come criminale di guerra.

Da questo equivoco partono le mille avventure dei due amici, molto più uniti che divisi. Come si sa in questo genere trame il soggetto (anche se è di Age e Scarpelli) è poco più di un pretesto per dar modo a quei bravissimi attori che sono Totò e Peppino De Filippo di infilare una serie di scenette, di battute, di sketch che valgano a far passare al loro pubblico un'ora di sana allegria e spensieratezza anche se in questo film hanno a che farecon un ambiente tutt'altro che allegro ed è difficile scherzare sui profumi della guerra fredda, sui criminnali di guerra, ma con una certa dose di buona volontà Totò e Peppino ci sono egregiamente riusciti.

Soprattutto nella prima parte del film, risate se ne fanno parecchie e di gusto. Accanto ai due, gli altri sono Robert Alda nelle vesti di un giudice alleato anglo-napoletano e Pavese come generale russo, restano parzialmente nell'ombra.

La regia di Bianchi è come sempre disinvolta e Trovajoli vi ha aggiunto una musica semplice ed efficace.

«Momento Sera», 16 settembre 1962


In Totò e Peppino divisi a Berlino si raccontano le avventure di Antonio Lapuzza (la scelta del nome è una delle tante volgarità che costellano il film), un napoletano che si reca a Berlino - per far fortuna come magliaro - e che per la sua rassomiglianza con l'ammiraglio Canarinis, viene scambiato per il gerarca nazista ricercato da sovietici ed angloamericani. Finisce nelle mani degli uni e un po' degli altri e, quando messo in libertà, crede di essere finalmente fuori dei guai: in piena Berlino due cinesi lo rapiscono e lo spediscono in aereo a Pechino. Le avventure di La Puzza (Totò) sono legate a quelle di un altro partenopeo (Peppino De Filippo).

Il film, al livello di una farsa e di una farsa spesso indecorosa, gioca sulla incredibile codardia dei protagonisti e sulla grottesca "dabbenaggine" che viene attribuita ad americani e sovietici, calcando la mano, naturalmente, sui secondi. E' diretto da Giorgio Bianchi.

«L'Unità», 16 settembre 1962



La censura


Verbale della Commissione Revisione Cinematografica in data 23 agosto 1962
(Ministero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema)


Foto di scena e immagini dal set

Foto Archivio Istituto Luce



I documenti


Totò, Peppino e... il muro finto

Nel film Totò e Peppino divisi a Berlinosi racconta della costruzione del famigerato muro di Berlino, avvenuta nell'agosto del '61. Nell'occasione la Porta di Brandeburgo viene ricostruita presso l'ippodromo di Tor di Valle. Il film è girato quasi interamente in studio; nella foto il muro ricostruito nel bel mezzo di uno dei cortili degli Studi De Paolis di Roma (Via Tiburtina 521), nello specifico quello dove si trova l’ingresso al celebre Teatro 5.

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Il muro di Berlino che Antonio La Puzza (Totò) e Peppino Pagliuca (De Filippo) tentano di scalvalcare... finendo per ritrovarsi “divisi (e incarcerati) a Berlino” perché il Pagliuca non farà a tempo ad arrampicarsi. Nella foto a colori, Via Tiburtina 521, i vari punti della location del film.


Una cosa un po’ tirata via, arrangiata. Fu un incontro patetico, Totò era fisicamente molto giù, ci sembrò che riponesse una certa fiducia nella nostra presenza, e per un po’ c’è rimasto il rimpianto di non aver saputo rispondere a questa attesa che abbiamo visto nel suo sguardo.

Agenore Incrocci (Age)


Caro mio amico Totò. Mi diceva sempre di voler recitare in prosa con me. Con me solo, diceva, avrebbe voluto tentarlo. Ma come era possibile? Che avrebbe guadagnato economicamente, lui che soprattutto tartassato dal fisco, più di ogni altra cosa, in fatto di lavoro, doveva mirare solo al guadagno del momento? Infatti, ogni volta che cominciavamo un film, se ne usciva con questa frase: ‘Basta... sono stufo, Peppì, di questa fatica... altri quindici film e poi... basta: mi ritiro e faccio teatro!'

Peppino De Filippo


Cosa ne pensa il pubblico...


I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

Mediocre Totò & Peppino, che ha la cosa migliore all’inizio, quando si parodia Vincitori e Vinti, con Totò al posto di Burt Lancaster (divertente il meccanismo processuale, con le traduzioni). Poi il film si impantana in situazioni prolisse, coi due che passano da prigionieri americani a prigionieri sovietici, solo occasionalmente rischiarate da trovatine, come i furtarelli di Totò ai danni di Peppino. Tranquillamente evitabile.
I gusti di B. Legnani (Commedia - Giallo - Thriller)


Prendendo spunto dalla realtà storica (in particolare la guerra fredda e gli scambi di spie oltrecortina) il regista Bianchi dirige i due grandi attori in un film che non si può dire molto riuscito. La trama è confusa e la sceneggiatura (come spesso purtroppo accade ai film con Totò) alquanto raffazzonata. Il film diventa quindi una prolissa (e in parte noiosa) avventura intervallata da divertenti (ma non sempre) sketches. Piuttosto inutile.
I gusti di Galbo (Commedia - Drammatico)


Mediocre pellicola, piuttosto noiosa e scadente da un punto di vista narrativo, che nemmeno il buon Totò, con valido supporto di De Filippo, può migliorare a causa d'una sceneggiatura infelice che ha il pessimo gusto di scherzare con un tema certo non ironico. Oddio, qua e là si ridacchia, in particolare quando il Principe si ritrova a dividere un piccolo letto con lo sventurato Peppino. Per il resto poco, anche sul versante della storpiatura lessicale con variante, all'arrivo di Totò a Berlino, già meglio esposta a Milano nella malafemmina...
I gusti di Undying (Horror - Poliziesco - Thriller)


A Berlino divisa tra est e ovest i nostri finiscono per equivoco nelle mani di russi e di americani. I momenti migliori sono quelli in cui i due si ritrovano da soli a riempire lo schermo con le solite chiacchiere, gag e tormentoni (il furto di oggetti compiuto da Totò ai danni di Peppino o l'attraversamento dell'Alto Adige): nel cuore del film ci sono ben 20 gustosi minuti di seguito in cui recitano solo loro. Per il resto, dalla parodia di Vincitori e vinti in poi ci si attesta su una mediocrità di storia e ritmo, spesso poco divertente.
I gusti di Pigro (Drammatico - Fantascienza - Musicale)


Uno dei migliori film con Totò e Peppino: la storia è un susseguirsi di situazioni comiche in cui i due vengono a trovarsi negli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Passando dalle file dei russi agli americani (e infine ai cinesi!), i due riescono a creare magnifici duetti e il regista Bianchi impone un ritmo veloce e adeguato al genere. Forse manca un cast di contorno davvero buono (tranne che per l'istrionico Pavese), ma è un film imperdibile, sottovalutato da gran parte della critica dell'epoca.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Ho attraversato l'Alto Adige!"; la lotta per la coperta; Peppino mangia un dolce con una bomba dentro; il processo iniziale.
I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)


Film che ha il merito di sdrammatizzare nel giusto modo il brutto episodio della costruzione di un muro che divideva in due Berlino. Tra gli americani da una parte e i russi dall'altra (i russi sono stati trattati un po' peggio, sono loro che prendono gli abbagli più grossi), in mezzo ci sono Totò e Peppino, formidabili, che si possono permettere qualsiasi ironia (oltre alla comicità pura che riescono a esprimere) sulla guerra fredda e sulle due superpotenze (poi ci cascano pure i cinesi). La coppia in scena è la vera superpotenza.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La nonna nonna; Fraülein sprechen sie deutsch?
I gusti di Saintgifts (Drammatico - Giallo - Western)


Dietro le improvvisazioni e le battute di Totò e Peppino si cela il nulla più assoluto; poche altre volte i due attori si sono confrontati con copioni di così rara pochezza. Paradossalmente i loro duetti sono divertenti e piacevoli da guardare. L’apporto registico è praticamente nullo e non ha l’accortezza di evitare qualche lungaggine di troppo che contribuisce ad appesantire una farsa dal clima plumbeo e opprimente come la Germania del periodo storico rappresentato. Da vedere saltando i momenti dove i due comici non sono in scena.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Mi deve dire lei cosa ci faceva nel banco degli "amputati"!
I gusti di Minitina80 (Comico - Fantastico - Thriller)


Guerra fredda resa "tiepida" dalla verve del sodalizio tra Totò e Peppino De Filippo in un film non del tutto riuscito, che alterna momenti di grande ilarità ad altri che lasciano interdetti. Che la coppia Totò/Peppino funzioni bene è fuor di dubbio, che sappiano tenere la barra dritta anche nei momenti in cui la sceneggiatura sbanda paurosamente è ugualmente risaputo, ma miracoli non ne possono fare, e in questo film si nota. Restano alcuni sketch meravigliosi; si ride, ma nell'insieme non è il miglior film della coppia. **1/2
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il processo iniziale; La "nonna nonna".
I gusti di Rigoletto (Avventura - Drammatico - Horror)


Un “Totò e Peppino” leggermente inferiore al consueto. La sceneggiatura appare un po’ affrettata e poco rifinita, la regia di Bianchi non è all’altezza di quella di Mastrocinque e lo stesso Totò non appare fisicamente in gran forma. Però, quando i due attori interagiscono tra loro, in lunghe situazioni farsescamente drammatiche, la favilla della più vorticosa comicità fisiologica, terragna e maleducata accende un improvviso meccanismo reattivo che travolge e si fa beffe anche di una delle ideologie politiche più perverse apparse sulla terra. Da vedere.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena, nella quale Totò e Peppino vengono bloccati dal muro improvvisamente costruito in una notte, é di una precisione storica che mette amarezza.
I gusti di Graf (Commedia - Poliziesco - Thriller)


Le incongruenze

  1. Totò dice a Peppino di essere stato indirizzato da lui da un certo Pasquale Improta. questo individuo subito dopo viene chiamato Salvatore Improta per poi tornare ad essere chiamato
  2. Quando vanno in casa dei tedeschi per vendere biancheria, Totò riferendosi alla cameriera dice che le piacciono molto i suoi "19" facendo con le mani la forma dei seni. E' un chiaro riferimento alla smorfia napoletana, che ricorre spesso nel film. Ma nella smorfia i seni fanno "28" e non "19"
  3. Quando Totò sta parlando alla cameriera in tedesco maccheronico chiede a Peppino come si dice "prego", e questi risponde "bitto", ma poi Totò dice correttamente "bitter".
  4. Nella scena in cui Totò e Peppino devono dormire nello stesso lettino, si vede Totò dividere una coperta in maniera perfetta....la coperta ovviamente era già stata divisa in due parti.
  5. Nella birreria il boccale di birra della signorina Canarinis appare da un alto del tavolo quando si vede inquadrato Totò e nell'altro lato quando inquadrano la donna
  6. Al tavolo della birreria Totò parla del denaro che potrà guadagnare nei successivi mesi ed anni facendo il magliaro: "50, 60 mila lire al mese, mensili, capirà 60 x 36, quattro anni". 36 mesi sono tre anni e non quattro come vorrebbe far credere
  7. Il giudice del processo chiede al falso Canarinis se si riconosce colpevole e Totò risponde a comando "ja"; ma in questi casi di norma la corte formula una domanda alla quale l'imputato deve rispondere "innocente" o "colpevole" e non con una risposta affermativa o negativa
  8. Durante il processo, Kruger passa al falso Canarinis una pillola di stricnina e non fa niente per non essere visto; la estrae dalla tasca e la mette sul banco degli imputati davanti a Totò, che poi comunque dopo poco la sputa. I soldati americani, proprio vicino a Totò, rimangono impassibili all'accaduto, senza intervenire al tentato omicidio dell'imputato.
  9. Il pubblico ministero americano parla in italiano (e già sembra improbabile) quando c'è in aula il teste Rossi, ma inspiegabilmente quest'ultimo quando il pubblico ministero inizia a parlare automaticamente si mette le cuffie per la traduzione simultanea in italiano. Evidentemente quella scena in origine doveva rimanere in lingua originale inglese e proposta con i sottotitoli come fino ad allora nel film
  10. In cella il giudice interroga Totò sulla smorfia, aprendo il libro quasi all'inizio gli chiede il numero relativo a "carabiniere" e Totò divagando gli risponde che le "scarpe" fanno 22. Il giudice commenta - consultando sempre la parte iniziale della smorfia - che, benché le "scarpe" facciano 22, lui vuole sapere il "carabiniere". Essendo la smorfia in ordine alfabetico il giudice non poteva verificare l'esattezza delle "scarpe" alla stessa pagina od alcune pagine vicino a quella dove sta il "carabiniere", ma alla fine della smorfia, essendo S una delle ultime lettere
  11. Errore simile a quello che fa il giudice con la smorfia lo si riscontra a casa di Pagliuca, dove Totò usa il libro in un modo assai illogico; egli legge a caso di seguito sulla stessa pagina alcuni termini che per la loro lontananza alfabetica dovrebbero essere a molte pagine di distanza
  12. Totò non trova il bagno perché dice di non sapere il tedesco, ma sul bagno c'è la scritta "Ritirata"
  13. I russi vedono nel televisore Peppino e Totò che dorme, ma la posizione è diversa da quella che si era vista e che dopo poco si vedrà di nuovo con l'immagine diretta dei due
  14. Totò trova tra i giornali appesi al bagno una foto di Canarinis e si spaventa perché teme per la sua incolumità. Peppino legge e commenta che i sovietici lo stanno cercando e lo vogliono vivo o morto. In realtà i sovietici hanno iniziato a cercarlo solo dopo che Totò è fuggito dal carcere americano, fatto accaduto appena il giorno prima; quindi risulta non possibile che il giornale del giorno corrente sia già finito tra la carta...igienica e comunque chi lo aveva comprato?
  15. Totò e Peppino, vestiti da Vopos della DDR, hanno in dotazione dei mitra Thompson americani.
  16. Totò, volendo passare all'ovest, entra per errore nella prigione Usa, ma il muro che scavalca è esattamente quello che aveva superato per fuggire dal carcere all'inizio del film. Allora in quel punto non c'era il confine tra i due blocchi, mentre in questo momento risulta esserci. In ogni caso non si può nemmeno spiegare l'anomalia con la costruzione del famoso muro, sia perché il muro confermava un confine già fissato e sia perché gli americani non avrebbero costruito un carcere proprio al confine con i russi.
  17. Nel laboratorio sovietico l'orologio, visto da davanti, cammina e passa dalle ore 4 alle ore 4:05, mentre nell'inquadratura laterale segna sempre le 4.
  18. In alcune scene al tribunale, nella ex-chiesa e nel q.g. dei russi si vede un piccolo riflesso di uno specchio (di scena) che si muove velocemente
  19. Quando Totò entra in bagno con la candela accesa si vede chiaramente che è stata accesa la luce elettricamente perchè la fiammella di una candela non può illuminare così tanto
  20. La scena nella quale Totò e Peppino, lasciati liberi dai Sovietici, vengono presi in consegna da alcuni agenti segreti cinesi, dovrebbe svolgersi davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino. Quest'ultima non è che un telone grossolanamente dipinto del quale si individua in modo chiaro -soprattutto verso destra- il punto di appoggio sul terreno. Anche i soldati dell'ultima fila in fondo sono dipinti

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.

1962-Toto Peppino Berlino 01

La trafficata strada di Berlino che viene inquadrata nella sequenza d’apertura del film è la Kurfürstendamm di Berlino (Germania), situata nell’allora Berlino Ovest. Sullo sfondo si nota uno dei più famosi monumenti della capitale tedesca, la Gedächtniskirche. (52.503925,13.331264)

La macchina da presa era posta nella Joachimstaler Platz e andava quindi a compiere una panoramica sul viale, concludendola inquadrando questi due edifici posti ai lati dell’incrocio con la Joachimstaler Strasse
Ecco l’incrocio come appare oggi

La stazione ferroviaria di Berlino che viene mostrata nelle sequenze introduttive del film è la Stazione di Berlin Zoologischer Garten, situata in Hardenbergplatz a Berlino (Germania), nell’allora Berlino Ovest, e ripresa posizionando la macchina da presa nella Joachimstaler Strasse. (52.507367,13.332337)

La strada ha decisamente cambiato volto: all’apertura della panoramica la macchina da presa era posto di fronte ad un esercizio commerciale che oggi si è trasferito altrove e che possiamo vedere in questa foto d’epoca

La macchina da presa si volge quindi verso destra, andando a soffermarsi sulla stazione, posta al termine di una strada che all’epoca era decisamente più “spoglia” rispetto ad oggi

Il tribunale nel quale si svolge il processo all’ammiraglio nazista Attila Canarinis, sostituito in aula dal suo sosia Antonio La Puzza (Totò), era realmente la sede del quartier generale dell’armata statunitense a Berlino, situata in Clayallee 170, nel quartiere Dahlem di Berlino (Germania). Oggi il complesso è in stato d’abbandono

Berlino Ovest

Ed ecco le due “Germanie” finalmente riunite!

Fedemelis segnala che anche il gruppo di edifici abbandonati e diroccati nel quale abitano Antonio La Puzza (Totò), Peppino Pagliuca (De Filippo) e altri napoletani immigrati a Berlino si trovava all'interno del complesso degli studios.

In questo fotogramma riconosciamo meglio la palazzina C, che si trova in Largo Antonio Beltramelli

Il palazzo di Berlino Est dove i russi interrogano Antonio La Puzza (Totò), credendolo l’ammiraglio nazista Attila Canarinis si trova in 1 Schöneberger Ufer a Berlino (Germania), in realtà nell'allora Berlino Ovest. Grazie a Mauro per fotogramma e descrizione

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Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • Peppino De Filippo, "Il principe De Curtis", Il Messaggero, 13 aprile 1969
  • Peppino De Filippo, "Strette di mano", Alberto Marotta Editore, Napoli 1974, p. 100
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • "Totò, un napoletano europeo" (Valentina Ruffin), Ed. Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 1996
  • Verbale censuraMinistero dei Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo - Direzione Generale per il cinema
  • «Sorrisi e Canzoni TV», anno XI, n.16, 22 aprile 1962
  • Immagini delle location concesse dal sito davinotti.com