Jovinelli Giuseppe

Giuseppe Iovinelli

(Caiazzo, 22 marzo 1866 – Roma, 20 dicembre 1924) è stato un impresario teatrale italiano, talent scout e gestore di teatri di varietà e sale cinematografiche.

Biografia

Giuseppe Jovinelli nacque a Caiazzo, un paese in provincia di Caserta, il 22 marzo 1866. Il suo vero cognome era Iovinella, mutato in Iovinelli forse per un errore di trascrizione dell'anagrafe all'atto della registrazione della nascita, e successivamente in Jovinelli.

Nel 1891 sposò Anna Caputo, napoletana d'origine, dalla quale ebbe una figlia, Teresa (1892-1912). Insofferente della vita di paese e attratto dal mondo dello spettacolo, Giuseppe Jovinelli aprì un luna park itinerante e cominciò a girare per l'Italia. A Napoli frequentò l'ambiente del caffè-concerto e, durante uno dei suo viaggi in Sicilia, a Messina, conobbe Concetta Calabrese (1878-1955), che divenne la sua nuova compagna.

Lasciata la moglie, con la quale tuttavia restò sempre legalmente sposato, si trasferì a Roma, nel quartiere Esquilino, dove nacque suo figlio Arcangelo (1894-1963), che non poté riconoscere. Solo più tardi, un accordo con la moglie gli permise di riconoscere gli altri figli avuti da Concetta Calabrese: Pasquale (1899-1965), Graziano (1901-1979) - che sposò la canzonettista Zara Prima, nome d'arte di Giulia Cerasaro (1894-1966) -, Gustavo (1903-1976), Vittoria (1908-1938), Mario (scomparso nel 1977) e Carmela (1915-2014), che ottennero così il cognome Iovinelli.

Nelle sue memorie Totò[1] racconta la storia, certamente romanzata, del primo periodo di Giuseppe Jovinelli a Roma, in particolare del suo scontro con un piccolo boss della malavita locale. Jovinelli divenne presto conosciuto e rispettato nella zona di piazza Guglielmo Pepe, dove alla fine dell'Ottocento si trovavano i baracconi e i teatrini popolari descritti da Ettore Petrolini nelle sue memorie.[2]

Don Peppe costruì in piazza Pepe i suoi primi teatri in legno, il Teatro Margherita (distrutto da un incendio nel 1905) e il Padiglione Umberto, e nel 1903 iniziò i progetti per la costruzione di un teatro in muratura, che doveva chiamarsi Teatro Umberto I, ma che poi prese il nome di Teatro Jovinelli, un gioiello architettonico in stile liberty. Il nuovo teatro fu inaugurato il 3 marzo 1909 con uno spettacolo di Raffaele Viviani.

1924 Locandina Jovinelli logo

A Giuseppe Jovinelli è legato l'ingresso di Totò nel mondo dello spettacolo. Sebbene le dinamiche non siano ben chiare, è proprio al teatro Jovinelli che Totò debuttò, imitando le macchiette del famoso Gustavo De Marco, che militò tra gli attori di Don Peppe per lungo tempo. Totò non fu l'unico grande artista scritturato dall'impresario: in tempi diversi si esibirono per lui Raffaele Viviani, Ettore Petrolini, che nel 1910 ottenne da Giuseppe Jovinelli il primo importante contratto a Roma, Gustavo De Marco, Gennaro Pasquariello, Armando Gill, Alfredo Bambi, Virgilio Riento e molti altri.

Le attività di Don Peppe non si limitarono comunque alla sola imprenditoria teatrale: a suo modo fu attivo in campo sociale, organizzando più volte l'anno pranzi e cene di beneficenza per aiutare i bisognosi, gli orfani e i ciechi, categoria alla quale era molto legato, avendo sofferto in gioventù di una temporanea perdita della vista.



Alla sua morte, avvenuta a Roma il 20 dicembre 1924, il Teatro Jovinelli fu diretto dai figli Arcangelo prima, poi Pasquale e Graziano. Per ultimi, dai figli di Pasquale, Franco e Marcello. Chiuso dopo un incendio nel 1982, fu venduto dalla famiglia ad una società milanese nel 1990.


Oddo Ferretti vs Antonio Clemente, in arte Totò

Correva la fine degli anni '20 del 1900, Totò - Antonio Clemente ancora non era un affermato attore di teatro, bensì un precario come tanti. Aveva un contratto in scadenza con Don Peppe Jovinelli, titolare del famoso teatro romano. Si presentò quindi in direzione per ricevere il compenso per il periodo in cui aveva lavorato, inclusa la liquidazione. Aveva avuto un buon successo di pubblico e don Peppe sentenziò: «Finito? Chi vi ha detto che avete finito?» Poi rivolto ad un segretario: «Salvatore, ordinate per domani i nuovi striscioni che farete attaccare immediatamente. Scrivete - continuò - "Il grande successo di Totò al Teatro Jovinelli"... Poi rivolto ad Antonio, aggiunse: Voi non mi abbandonerete più!»
Allo Jovinelli non si recitava solamente, tra gli spettacoli vari previsti, c'era la boxe molto in voga in quegli anni. Prima di uno di questi matches di boxe fu deciso di far precedere lo spettacolo da una esibizione di notissimi attori di varietà, tra i quali Totò, Zara I ed altri.


Ambra Iovinelli

Il Teatro Ambra-Jovinelli in un'immagine degli anni 70 (foto Archivio l'Unità)


Si trattava di un particolare pubblico di tifosi del pugilato, presi dall’imminente scontro di boxeurs famosi, e impegnati in discussioni che creavano un’atmosfera di attesa fremente.

L’unico attore che riusciva a rompere, con la sua prepotente personalità, l’atmosfera che si era determinata nella sala e a far chiedere persino il bis a quella turba scalmanata, era Totò.

C’è chi ricorda ancora il tiro mancino giocato da Antonio al pugilatore Oddo Ferretti, allora campione dei pesi medi. La Direzione aveva avuto l’idea di organizzare un incontro scherzoso tra Ferretti e Totò. Si sarebbe dovuto boxare per burla. Incominciato il primo round, Antonio, che, sotto una apparente modesta struttura muscolare, cela delle notevoli possibilità atletiche, dopo alcune finte accompagnate da lazzi e smorfie che fecero ridere a crepapelle il pubblico, saettò un improvviso quanto violento diretto sul naso del campione.

Ferretti credette in un equivoco ; ma, poco dopo, esauriti altri lazzi, Totò, fintando con abilità, lo colpì con un secondo diretto ancora più violento del primo.

Il pugilatore allora vide rosso. — Ah, tu stai facendo veramente?!... Adesso ti accomodo io... — esclamò il campione.

Totò capì la tempesta che si sarebbe, da un momento al l’altro scatenata su di lui, e sgusciò via tra le corde del ring, inseguito da Ferretti, reso furibondo. «Fermati, vigliacco! fermati, delinquente! » urlava il popolare Oddo incitato dalla folla, che, nello stesso tempo, gridava ad Antonio: « Scappa, Totò! Scappa! ». Il pubblico eccitato da quell’inseguimento urlava e fischiava, salendo sulle sedie per vedere meglio...

Infine Totò — vistosi a mal partito — infilò il corridoio e, ansante, penetrò come un fulmine in Direzione gridando e facendosi schermo di don Peppe: «Cavaliè, mi mena!... Cavaliè, mi mena!... Fermatelo voi!»


Note

  1. ^ Totò, Siamo uomini o caporali?. Roma, Newton Compton, 1996, p. 47-49.
  2. ^ Ettore Petrolini, Modestia a parte, in Giovanni Antonucci (a cura di). Facezie autobiografie e memorie. Roma, Newton Compton, 1993.

Riferimenti e bibliografie:

  • Teresa Di Sorbo. Giuseppe Jovinelli e il suo teatro. Benevento, Edizioni Torre della Biffa, 1997.
  • Nicola Fano. Il teatro Jovinelli: varietà, avanspettacolo, attrazioni nel teatro più popolare di Roma. Roma, Officina Edizioni, 1985.
  • Totò. Siamo uomini o caporali?. Roma, Newton Compton, 1996
  • Ettore Petrolini. Modestia a parte, in Giovanni Antonucci (a cura di). Facezie autobiografie e memorie. Roma, Newton Compton, 1993
  • Alessandra Carassiti. Il Teatro Jovinelli tra passato e futuro. Università degli studi di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Lettere, Tesi di laurea in Storia del teatro e dello spettacolo, anno accademico 2000-2001, relatrice prof. Silvia Carandini, correlatrice dott. Paola Bortolone. Versione online Archiviato il 16 novembre 2008 in Internet Archive.
  • "Siamo uomini o caporali?" (Alessandro Ferraù e Eduardo Passarelli) - Ed. Capriotti, 1952