VOLUMINEIDE

(1942)

Scheda dell'opera

Titolo originale Volumineide (1942)

  • Testo: Nelli & Mangini, rivista in due atti
  • Regia: Michele Galdieri
  • Interpreti: Totò (Il conte Wronsky), Anna Magnani (Anna Karenina/Lili Marlene), Paoli (Alessio), Balletto Karise (Festa sui campi di grano), Pina Renzi, Isa Bellini, Paola Orlova, Pino Locchi, Benassati, Mariuccia Dominiani (Macariolita), Ines Kaiser, Anna Maria Asias, Maria Mirka, Ria Jardi, Ella D'Este
  • Bozzetti e figurini: Umberto Onorato
  • Costumi: Casa Palmer
  • Sceneggiatura: Artioli
  • Coreografia: Gisa Geert, Festone
  • Musica: Direttore M.o Giuseppe Anepeta, pianista di concerto M.o G.C. Palombini
  • Amministratore: Elio Gigante
  • Compagnia: Totò-Magnani" - "Spettacoli Errepi - Essezeta"  di Remigio Paone

Sketch, quadri e notizie

La trama è tessuta sulla storia di tre ladri che entrati per sbaglio in libreria, sfogliano i grandi libri del passato mentre i vari personaggi dialogano tra di loro. Il copione della rivista è stato consegnato al Ministero della Cultura Popolare il 1° febbraio del 1942 e la compagnia di Totò la rappresenta per la prima volta al Teatro Verdi di Ferrara il 20 febbraio. Il titolo originario della rivista era Questi nostri amici...


Il titolo presentato a me era invece "Questi nostri amici" e pretendevano essere i libri, ma si trattava del solito coup de larnac, gli amici erano i tedeschi, allora imposti e mal tollerati dagli italiani...

Leopoldo Zurlo

QUADRI DELLA RIVISTA
I ladri leggono Un vecchio libro
Pinocchio La famiglia De Tappeti
Malombra e Mimì Bluette Robinson Crosuè
La fuggitiva - Bionda in viola Cappuccetto Rosso
Il tamburino sardo I tre moschettieri
Le due orfanelle e i due sergenti Il galateo e la guida turistica
Anna Karenina Ma i ladri non rubano che...
Forse che si... La gondola delle chimere
Il padrone delle ferriere  
Un giorno a Madera  

Sul copione infatti la censura scrive «da trattenere»: viene aggiunto, in seguito ai tagli della censura, un prologo al primo quadro - inviato due giorni prima di andare in scena - in cui è presente il duetto tra Sesso Debole/Totò e la Presidentessa/Magnani, che riprende in un francese napoletanizzato La cammesella. Il quadro di Marfa e il Gagà riprende la scena del Gagà e la Signora di Quando meno te l’aspetti. La rivista ha molto successo e molte critiche. «Sconcia, antifascista, pornografica» la giudica «L’Avvenire» al suo debutto romano al Teatro Valle (29 aprile). Totò/Pinocchio ritorna in Totò a colori, di Steno (1952), come Pinocchio tornerà ancora nel 1966 in un progetto di Carmelo Bene, che dal suo spettacolo Pinocchio avrebbe voluto trarre un film con Totò. Il personaggio di Policarpo De Tappetti è tratto dal romanzo La famiglia De Tappetti di Luigi Arnaldo Vassallo e verrà interpretato al cinema da Renato Rascel nel film Policarpo, ufficiale di scrittura di Mario Soldati (1958).

Spunto narrativo: tre ladri s’introducono in una libreria e restano affascinati dai volumi in cui si imbattono. I personaggi di alcuni classici della letteratura, Pinocchio, Le due orfanelle, Anna Karenina, Robinson Crusoe, Il padrone delle ferriere ecc., prendono vita e si trovano nell’epoca contemporanea, incontrando problemi odierni come l’autarchia, le sanzioni, la censura. Dalla platea l’Ipersensibile, che ritroveremo in C'era una volta il mondo, lamenta la mancanza del Motivo di sfondo e riceve da uno dei ladri il filo di una matassa affinché non lo perda durante lo spettacolo. Nella scena finale i ladri addormentati tra pile di libri, sono sorpresi da un Agente e dal Libraio e arrestati sebbene non abbiano rubato nulla, al contrario di molti ladri veri che sono lasciati in libertà.

Alcuni quadri: il primo personaggio letterario a prendere vita è Pinocchio seguito da Arlecchino, Pantalone, Rosaura, Colombina e Pierrot. Insieme a Lucignolo (Mario Castellani) cominciano alcuni giochi possibili in quel Paese dei Balocchi che è l'Italia. Ad esempio, “la trattoria”: Pinocchio fa il cliente che ordina tutto ciò che è possibile date le sanzioni e riceve da Lucignolo tutto ciò che da esse è vietato, ma che evidentemente è stato procurato al “mercato nero”; il “Filoba-loccobus”: un filobus che stenta a contenerli e in cui cercano di sopravvivere all’affollamento. Quando incontra la Fata turchina (Anna Magnani), innamorata di lui, si sottrae al suo corteggiamento e si interessa piuttosto ai personaggi letterari femminili (Atto I).
Sull’isola di Robinson Crusoe sbarca Policarpo De Tappetti, in fuga da una famiglia opprimente e anche un po’ perversa (qualcuno protesterà in questi termini alla Censura). Quando la moglie lo ritrova, preoccupata per il fatto che si è portato dietro la tessera annonaria, Policarpo si giustificherà dicendo di aver trascorso sei mesi alla ricerca della spesa da lei commissionatagli (Atto II). 
All’interno di una giovanottiera il Gagà cerca di sedurre Marfa, che però non si fa più affascinare dalla tecnica del seduttore, non solo per la miseria del luogo in cui egli vive, ma anche per la sua mancanza di originalità, dal momento che, per sedurla, usa le stesse parole di vent'anni prima (Atto II).


La tematica [...] del burattino era la storia dell’uomo della strada che diventa, per colpa della politica, un burattino. [...] Non potevo ribellarmi apertamente a quella certa forma di vita allora imperante e reagivo come potevo, col mezzo a mia disposizione. E di questo ne sono fiero, non per un gratuito vanto di aver fatto anch’io, e comunque, una ‘resistenza’, ma perché effettivamente sentivo che ‘quel qualcosa politico non doveva andare. Facevo della satira, e con successo, perché l’italiano ama vedere messo in berlina questo o quel personaggio. L’italiano è un po’ come il bambino: ha continuamente bisogno della favola di Cappuccetto rosso, col quale si identifica, come identifica il governante del momento col lupo cattivo. Ma siccome per quest’ultimo personaggio manca sempre il cacciatore buono che lo faccia fuori, allora Cappuccetto rosso ama sentire dire cattiverie sul lupo, sui figli del lupo, sul nipote e sul pronipote del lupo. Il fascismo permetteva che Io si prendesse in giro, e noi lo facevamo con garbo e senza essere mai triviali. Perciò ogni sera facevo divertire il bravo Cappuccetto rosso.

Antonio de Curtis


Vincendo l’istintiva riluttanza egli accettò di recitare la parte d’un Dante impazzito di dolore, durante un suo ritorno sulla terra sconvolta. La scena, deviando dal grottesco iniziale, si faceva improvvisamente seria e si concludeva con alcune drammatiche battute. Il pubblico, sorpreso dalla straordinaria bravura di un così insolito Totò, scattò alla fine in un entusiastico, prolungato applauso. Per due o tre rappresentazioni le cose andarono così, ma una sera Totò sentì il bisogno di scagliare un sasso contro il cristallo incantato che si levava fra lui e il pubblico, quasi vergognoso che qualcuno potesse leggergli nel cuore, e subito dopo la battuta drammatica fece echeggiare nella sala, silenziosa e commossa, un sonorissimo sberleffo. Fu un delirio. La gente piangeva e rideva e gli gridava freneticamente: ‘Bravo!’

Michele Galdieri


L'ironia vi seppellirà

Il 3 febbraio 1942 l’attore debutta al teatro Lirico di Milano in un’altra rivista che Galdieri ha scritto per lui e Anna Magnani. Volumineide - il cui primo titolo era "Questi nostri amici", censurato da Zurlo perché pensa che faccia riferimento agli scomodi alleati tedeschi e non agli eroi dei romanzi messi in scena - prende lo spunto per i singoli quadri da un motivo molto indovinato, tanto che la rivista si stacca dagli schemi consueti: tre ladri credono di penetrare di notte in una gioielleria ma entrano invece in una libreria. E qui. sfogliando i volumi, si perdono in un sogno dove rivivono le figure più note della letteratura e del teatro.

Totò diventa di volta in volta Pinocchio, una delle sue caratterizzazioni più celebri, Alessio Wronsky di Anna Karenina, Policarpo De Tappeti, il lupo di Cappuccetto Rosso. Anna Magnani è Malombra, Anna Karenina, Cappucetto Rosso, Carolina in una scena del Galateo di Monsignor Della Casa. Naturalmente i personaggi dei romanzi si mescolano tra di loro dando luogo a incontri inconsueti. Così ritroviamo Totò a colloquio con Malombra, poi con Lucignolo-Mario Castellani al quale canta:

Nel paese dei balocchi / siamo tutti un poco sciocchi/ ma importanza ciò non ha / siamo sciocchi/ siamo allocchi / siam farlocchi / ma che fa? Qui sia grandi che piccini / siamo tutti burattini, / senza limiti di età / Burattini Burattini Burattini in libertà/ Qui le teste son di legno, ch’è proibito avere ingegno / chi ragiona in questo regno / non è degno di campà.

I riferimenti all'attualità vengono subito colti dalla censura che cancella alcune battute, reinserite spesso dagli interpreti anche a costo di rischiare in proprio.

Galdieri ironizza anche su se stesso. Dal volume Enciclopedia e vita moderna escono infatti due celebri personaggi di Quando meno te l'aspetti, il Gagà e la Gagarella. Dopo un breve colloquio che rievoca il tempo passato, il Gagà ci riprova:

- Gagà: «Signora, accontentatemi... / venite nella mia giovanottiera».
- Marfa: «Ma siete pazzo? Foffo! Ricordatevi che delusione per me fu quella sera! Se ci ripenso, vomito! Quello stanzino zozzo e sgangherato».
- Gagà: «Non più! Malgrado i tempi assai difficili, lo scannatoio è tutto rinnovato!».

Non mancano altri accenni di satira politica. Nell’episodio di Anna Karenina la protagonista pretende che il marito e l’amante si diano una stretta di mano. Ma Totò-Alessio esclama: «È abolita!». Quello che si ammira in Galdieri sono il buon gusto e la misura, due doti che spesso erano mancate nello spettacolo di rivista, ma che con lui ritornano in auge, soprattutto quando gli attori principali sono Totò e Anna.



Totò è Sesso Debole e inverte i ruoli classici del duetto facendo la parte del sedotto da una Magnani aggressiva e incalzante, a cui si sottrae a stento anche nei panni di Pinocchio. Ma è soprattutto Pinocchio, in una delle sue iconografie celebri con la quale impersona il personaggio più impenitente e dispettoso che la letteratura abbia conosciuto in tempi recenti. Da burattino si trasforma, nella seconda parte della rivista, in “umano”, nei panni dell’eroe borghese, Policarpo De Tappetti, marito vittima e padre afflitto da due figli inconcludenti.

Censura: la rivista è sfoltita nelle sue pagine dalla censura e flagellata nei suoi riferimenti all’attualità e nei doppi sensi a carattere sessuale. Qualche esempio: Anna Karenina dice: «[...] lui, la luce, m’inculcò!...», Alessio risponde: «T’inculcai? lo?», dove la prima battuta è sostituita con «[...] quanta luce lui portò!» e la seconda è soppressa. Galdieri non risparmia nemmeno la censura e fa dire all’Ipersensibile: «Ricorrerò al Ministro! Alla Questura, in nome del buon senso e del decoro. Mi meraviglio come la Censura abbia permesso un simile lavoro!» e Zurlo risponde abolendo tutta la battuta. Una lettera inviata alla Censura protesta contro il fatto che viene messa in scena «una famiglia bordello», dove anche il nonno ha abusato della cameriera: «Al cuore non si comanda!».

A poco servono i tagli o le modifiche imposti da Leopoldo Zurlo, imbarazzato censore ministeriale, perché le allusioni vengono colte lo stesso, gli interpreti pronunciano ugualmente le battute espunte o ne aggiungono fuori copione. “Un burattino che aveva fatto un solo esame e diventava Podestà; ma in tali condizioni si trovava allora il Segretario del Partito!”, rabbrividirà Zurlo ancora dieci anni dopo.


Un nostro quadro che aveva molto successo si intitolava Il paese dei balocchi. A un certo punto Totò e io ci scambiavamo due battute: «Ah, quello lì ha la testa di legno!»; «Benissimo! Vuol dire che lo faremo ministro!». La gente scoppiava a ridere e magari pensava a qualche ministro fascista che non aveva fama di essere troppo intelligente. La censura, tuttavia, non ci disse mai niente. Ma un giorno arrivarono gli alleati a Roma e ci portarono la libertà. Naturalmente, ripresentammo il quadro, e sempre con l'identico successo. Ma ci andò male con la censura democratica: infatti il quadro ci fu proibito dopo la prima rappresentazione.

Mario Castellani


Sul palcoscenico Totò mette a nudo le ipocrisie del governo, smaschera il finto ottimismo di un impero che ha appena perduto l’Etiopia e ora si ritrova contro pure gli americani, un dittatore che ciancia di autarchia per nascondere la povertà e l’indigenza; lo fa a teatro, contro repubblichini e nazisti, come lo farà poi nel cinema contro i falsi moralismi democristiani, contro i nostalgici del fascio, persino contro i monarchici a cui sarà sentimentalmente vicino. Allergico ai comingout ideologici, Totò ha e avrà sempre un solo nemico da abbattere: i presuntuosi, i detentori del potere, gli arroganti, i gradassi, i caporali. Un modello di ribellione per tutti coloro che non vogliono portare il cervello all’ammasso: non solo nella satira e nelle allusioni, ma anche nei gesti veloci e scomposti, nelle battute folli e apparentemente senza senso, nella parodia del linguaggio aulico e impostato.


Il 3 febbraio 1942 avrebbe dovuto essere la data del debutto di Volumineide, la nuova rivista messa in scena dalla Compagnia Totò-Magnani al Teatro Lirico di Milano. Anche in questa occasione Zurlo non si lascia sfuggire i riferimenti più evidenti all’attualità politica, anche se ritiene che la rivista debba essere “ravvivata da un po’ di salacità”, sempre nei limiti della decenza e del buon gusto. Ha molta stima di Galdieri, ma è esasperato perché, come al solito, gli invia il copione all’ultimo momento, quando ha già preso accordi con la compagnia, con l’impresario e fissato addirittura la data della prima. “Siete proprio così sicuro dell’autorizzazione?” gli scrive in una lettera del 3 febbraio. Anche questa volta non tutto va bene. Taglia così ventuno pagine su trentatré nella prima parte e nella seconda undici su ventinove, mentre l’autore ha iniziato tranquillamente le prove. La rivista, senza le battute più audaci, debutta a Ferrara il 20 febbraio. Lo spettacolo prosegue la tournée al Teatro Lirico di Milano e poi dal 23 aprile al Valle di Roma.

Lo spunto della rivista è offerto da una banda di ladri che credono di penetrare di notte in una gioiellieria, ma si ritrovano in una libreria. Totò diventa di volta in volta Pinocchio, il conte Vronskij, Policarpo De’ Tappetti, il Lupo. Anna è Anna Karenina, Cappuccetto Rosso, Malombra:

“Io son la mezza luce: la penombra, io sono quell’ombra che il cervello ingombra, ma l’hai capito, o no? Sono Malombra.”
“Ah! Perfid’ombra di Malombra, sgombra!”
“Bada che io ho avuto altre vite prima di questa.”
“E a me che me ne importa! ”
“E sono tornata al mondo per compiere un delitto.”
“Ma io, non vi ho fatto niente di male.”
“Però mi piaci, bel nasone.”

Come poteva Galdieri non ironizzare anche su se stesso? Dal volume Enciclopedia e vita moderna escono infatti due celebri personaggi di Quando meno te l’aspetti: il Gagà e la Gàgàrèllà.

“Oh, Marfa!”
“Oh, Foffo!”
“Strano eh? Quando meno te l’aspetti ritrovi Marfa. Signora, accontentatemi, venite nella mia giovanottiera.”
“Ma siete pazzo? Foffo! Ricordatevi che delusione per me fu quella sera! Se ci ripenso, vomito!
Quello stanzino zozzo e sgangherato! ”
“Non più! Malgrado i tempi assai difficili, lo scannatoio è tutto rinnovato! ”

Il suo aggressivo Cappuccetto Rosso ricorda una foto di Anna bambina in cui posa di fronte al fotografo in pelliccetta. Il fotografo avrebbe voluto mettere di sfondo il Vesuvio mentre Nannarella voleva invece un paravento giapponese, che a testimonianza della sua vittoria appare nella foto.

Già durante le repliche di Volumineide l’aspetto di Anna è cambiato. E ingrassata. Nelle fotografie della rivista l’attillato abito di satin nero lascia intuire la sua incipiente gravidanza. La relazione con Massimo Serato è tempestosa come tutti i suoi amori. Lui è sempre attorniato da belle ragazze da cui si lascia facilmente sedurre. Lei ne è gelosa e gli fa spesso delle scenate.

"Anna Magnani" (Matilde Hochkofler e Luca Magnani), Bompiani/RCS Libri, 2013


Totò cantante: discografia e incisioni per la Columbia - Disco BQ 6025

Contenete i seguenti brani entrambi tratti dalla rivista di M. Galdieri “Volumineide” del 1942:

“MARCELLO IL BELLO” (CB 10735), musica di Giovanni D’Anzi (1906-1974) - testo di M. Galdieri, orchestra del Maestro Consiglio
“NEL PAESE DEI BALOCCHI” (CB 10738), musica di Giovanni Fusco (1906-1968) - testo di M. Galdieri, cantata in coppia con M. Castellani, orchestra del Maestro Consiglio



Corrado Vitelli


Così la stampa dell'epoca


1954 10 24 LEuropeo intro

Settant'anni di rivista italiana - Nel 1938, per il primo spettacolo Errepi, furono falsificati i documenti di attori e sceneggiatori israeliti che le autorità fasciste volevano messi da parte; nel 1941, si svolse a Roma la conferenza a cinque per la creazione della compagnia di Anna Magnani e del Principe Antonio De Curtis

Remigio Paone, «Vie Nuove», anno XI, Roma, 1 dicembre 1956


«Lo spettacolo presentato ieri sera dalla Compagnia di Totò e di Anna Magnani, è una briosa, divertente anche se sconclusionata vicenda di quadri sgargianti e di parodistiche scenette, che l'estro e la fantasia di Michele Galdieri hanno felicemente creato e che la comicità dei due piacevolissimi interpreti ravviva con instancabile lena. Volumineide è il titolo della nuovissima rivista che ai titoli di tanti volumi (romanzi, drammi, commedie) ha chiesto lo spunto per umoristici richiami, e parodistiche invenzioni. Tutto serve a queste illustrazioni: le Due orfanelle e I due sergenti, la Karenina e Un giorno a Madera e anche I tre moschettieri e tutto è riportato sulla scena con fluente comicità e con sicura maestria degli effetti che si palesa in alcune coreografie, inscenate con ardente vivacità di movenze, di ritmi, e di colori. Assai riuscito il finale del primo tempo. Anna Magnani e Totò raccolsero applausi e ovazioni, suscitando continue risate e dando allo spettacolo un tono di franca allegrezza [...].»

vice, «Il Resto del Carlino», Bologna, 26 febbraio 1942


«La rivista Volumineide è stata finalmente varata la sera del 21 corr. al Teatro Verdi di Ferrara. Michele Galdieri, affidando a Totò ed Anna Magnani i variatissimi personaggi, poteva essere tranquillo fidando nella sicura arte comica di un Totò, fatto, con il tempo più misurato e più fine e nel felice temperamento della Magnani che le permette di passare dal comico al sentimentale con uguale facile ed intelligente comunicativa. L'autore, gl'interpreti, Gisa Geert e Onorato furono evocati replicatamente alla ribalta dagli entusiastici applausi del pubblico Ferrarese. Movimento della Compagnia: 15 marzo-6 aprile al Lirico di Milano; dal 16 al 21 aprile al Verdi di Firenze; dal 23 aprile al 21 maggio al Valle di Roma; dal 3 al 14 giugno Alfieri di Torino; dal 15 al 30 giugno al Mediolanum di Milano.»

«Giornale dello Spettacolo», 28 febbraio 1942


1942 04 14 Gazzetta di Parma Volumineide intro

Questa sera alle ore 21, al nostro Regio, la Compagnia di grandi riviste Totò - Magnani, presenterà al nostro pubblico la nota rivista « Volumineide » in due tempi di Galdieri.

E’ quasi superfluo ripetere che « Volumineide » ha ottenuto recentemente a Milano un caloroso successo, poiché anche questa volta Galdieri si è rivelato autore arguto e distinto; la rivista è infatti ricca di occasioni graziose, di leggiadre coreografie e di trovate divertentissime.

Totò ed Anna Magnani, sono già vecchie conoscenze del nostro pubblico che li ha ripetutamente applauditi. Questi due brillanti attori sono affiancati da un complesso di bravi attori quali la Domimani, l'Orlova, Isa Bellini, la Kaiser, l’Asias, il Castellani, il Paoli, il Benassati. Il balletto «Carise» è certamente tra i migliori, attualmente in Italia. Le coreografìe di Gisa Geert e le scene e figurini di Onorato completano questo spettacolo accuratamente inscenato.

«Gazzetta di Parma», 14 aprile 1942


1942 04 15 Gazzetta di Parma Volumineide intro

L’annuale apparizione, di Totò al nostro Regio ha travato il solito, compatto, entusiastico pulbblico di affezionati.

Questa « Volumineide » dell'abile Galdieri è probabilmente il miglior spettacolo di rivista che si veda oggi in Italia; peccato che le necessità dell'orario abbiano obbligato a qualche non piccolo taglio.

Il barone De Curtis, detto Totò, ha estasiato al solito con le sue nuove e vecchie mimiche, mossettine, freddure: è una personalità viva e scintillante di comico, che affascina e convince. Vicino a lui l’elegante e intelligente Anna Magnani, che serba della scena di prosa da cui proviene, la disciplina e la classica forma nel porgere, è stata appiauditissima, ritagliandosi una giusta parte del successo nella canzone di « Lilì Marlene » in una nuova e originale interpretazione.

1942 04 14 Gazzetta di Parma Volumineide L

Le scene di Onorato, le musiche, i costumi, le ballerine hanno notevolmente contribuito al bel successo della rivista.

«Gazzetta di Parma», 15 aprile 1942


1942 Volumineide Marco Ramperti intro

Non credo che ai miei lettori importi di sapere, neppure questa volta, quanti siano stati gli applausi, e in quali punti precisi, per quali storiche, memorabili ragioni. La rivista, Volumineide, è di Galdieri: ed è detto tutto. Ormai si sa che il ricettario di tali spettacoli, quando ci mette le mani un esperto dall'arguzia pronta e dal piglio sicuro come Galdierl o come Falconi, è infallibile. Aggiungi le buone musiche, di cui sempre è prodiga la nostra vena popolare, e le belle figliole dl cui sempre Totò si circonda, spettrale Sileno d’un esultante baccanale. E una stupenda attrezzatura. E dei costumi, disegnati da Onorato, quali mai se ne videro di più vaghi e sfarzosi sulle nostre scene. E motti per ridere, e canzoni da piangere (queste affidate ad Anna Magnani, che ha tuttavia anche delle grandi attitudini comiche), e coreografie allucinanti, agli ordini di Gisa Geert; e piogge di fiori, gragnuole di sguardi, nevicate di gole a di braccia, nembi di capelli bruni e di chiomette bionde, tutte le maliose intemperie, insomma, di quell'avvenimento sempre un poco ciclonico che si chiama spettacolo di varietà. Aggiungi, prima di tutto, Totò. Questo attore nostro è certamente un fenomeno, realizzando l’assurdo mirabolante dello spettro che ride.

Soltanto l'Estrèmo Oriente à ormai serbato degli histriones come questo, capaci d’annullarsi magicamente nel l’astrazione della larva o della marionetta: e in tale facoltà a rarità, egli è semplicemente portentntoso. Enrico Falqui tornerà certo a citare fra virgolette queste mie parole, come ha già fatto del mio giudizio su Macario, additandole come una ridicola enormità: con che avrà dato prova, una volta ancora, di niente vedere, niente sapere e niente capire. La nostra vera specialità scenica, come pensa giustamente anche l’amico Marinetti, è sempre stata e sarà sempre in questo campo di libera, spregiudicata, anarchica fantasia. Anzi è qui soltanto, purtroppo, dove la fantasia si dimostra sempre desta e copiosa. Da trent’anni in qua, forse che il nostro teatro normale ha prodotto un solo artista «esportabile», salvo Ruggeri? Ebbene: da Petrolini a Milly, nel frattempo, il nostro teatro dl varietà ne ha prodotti almeno una ventina.

Soltanto, ci si comincia ad accorgere della loro genialità quando l’estero ce li porta via; e ciò a causa di quel maledetto, stramaledetto pedantismo che i vari Falqui personificano cosi bene e che è la vera e sola, l’incombente e straziante causa per cui vanno soffocate in Italia tante voci ingenue, tante forze vive. Sono però i soli casi, allora, in cui il pubblico è capace di rendere giustizia. Balzi in scena Totò, trasfigurato in Pinocchio, con salti scatti fremiti trasalimenti d’un ossesso che abbia inghiottito la tarantola, e nello stesso tempo col ritmo e il contegno Impeccabili di un automa al comando di un orologio, e dentro cui qualche cosa freme, ribolle, si desta, quasi il senso di una antica comicità mediterranea è che prima causa di nostra decadenza teatrale sia il modo con cui novantanove su cento recensori, in Italia, trattano le cose di ribalta: materia iridescente e incandescente che dovrebbe spettare a dei poeti, anziché a dei contabili. Dovrei io dunque confondermi con quei tetri allibratori dl cifre al quali spetterebbe, in teatro, d'indossare l’uniforme gallonata del becchino, sì ferale è la loro presenza, nel mutismo di rito, e sì affliggente il loro rendiconto, nel linguaggio di precetto? Oibò, oibò! La morte, piuttosto. Piuttosto finire inchiodato ad una porta — queste porte del Lirico, oggi dischiuse alle grazie aleggianti di Anna Maria Asias, di Mariuccia Dominiani, di Maria Mirka, di Ria Jardi, di Ella D’Este, di Paola OrIova, di Ines Kaiser! — come una volta si faceva con le strigi a quelle del castelli. Ma io non sono, grazie a Dio, nè un pipistrello funerario nè un critico precettato. Tempo fa un certo Ivo Morelli, del quale potrei dirvi tutto il male possibile, pur non conoscendo di lui che una prosa di due colonne, dicendovi ch’è uno scrittore noioso, mi faceva tremenda accusa d’avere pubblicato un giorno, fra tant’altre scritture d'ogni dimensione e d’ogni genere prodotte in trent’anni dl onesta fatica, un libro intitolato Luoghi di danze.

Secondo quest'altra nottola della nostra selva pedantesca, sarebbe grave delitto liberare lo spirito, ogni tanto, in una contemplazione di cose lievemente e misuratamente belle, quali sarebbero, appunto, del passi di danza o del volti di donna: quasi che danza non insegnasse Pitagora, insieme al calcolo sublime, o che Cartesio, maestro d’una Regina, non alternasse il ballo alla filosofia, o che Giacomo Leopardi, con la sua famosa lettera al fratello Carlo, non avesse già spiegato quali forze universe concorrano a formare una vaga donna danzante: la sua razza» la sua terra, la sua civiltà, il grano dl cui si nutre, la musica che à nel sangue, e insomma tante grandi e nabli! e perenni cose che certo Il signor Ivo Morelli conosce per sentito dire. Ora lo avrei scritto, horresco referens!, anche di ballerine: e lo scaccino mi squalifica. Non che la maledizione mi spaventi. Ma fui pure costretto a ripensarci, ieri sera, innanzi atta corporale perfezione di Ines Kaiser, allora che la sassone giovinetta, fiore dell'Elba azzurra, cominciò a brandire una spadina moschettiera, sì bionda e bianca sotto la tésa del feltro, sì agile e giusta nella stretta della divisa; sì ch’io rividi in lei, d’un tratto, tutta la Sassonia delle porcellane e degli arciduchi, della statuette dl Meissen e dei carillons musicali, del palagi barocchi e delle parate in riva al fiumi... Ma che vo dicendo? Il mio denunziatore è uno scrittore serio. E agli occhi suoi non potrò che aggravare la mia sorte, occupandomi di queste cose.

Marco Ramperti


1942 05 02 Film Volumineide intro

Un'idea geniale, in questa rivista, c'è. Non nella trama e nemmeno nell'interpretazione (abbiamo detto: "geniale"). E' nel programma distribuito dalle mascherine. Allegato al solito foglietto pubblicitario, contenente il dettaglio dello spettacolo, viene offerto un fascicoletto di undici pagine, in corpo otto, contenente i giudizi amorevolmente apologetici e lusinghieri — tutti — della critica italiana che prima della rappresentazione di "Volumineide" al Valle, ha recensito questa ultima fatica di Michele Galdieri. Saggia e maliziosa "trovata", che riesce a metterci in imbarazzo! Sarebbe presunzione e scortesia da parte nostra (pur godendo fama di iconoclasti), benché arrivati buoni ultimi, contraddire i maggiori e più autorevoli colleghi. Comunque, sarebbe una mancanza di buon gusto e noi siamo di quelli che in materia di buon gusto, evitiamo con cura le soprascarpe di gomma e la erre moscia. E poi perchè contraddirli se tutto, o quasi tutto, in questa rivista di Galdieri, raggiunge lo stato di grazia?...

I più... aggraziati sono gli impresari. Paone e Suvini-Zerboni, che hanno saputo darci un elenco artistico sostanzioso ed agile, appoggiandolo a due solide basi: la bazza di Totò e la grazia di Anna Magnani, ambedue ammiratissimi. I costumi ed i bozzetti scenici disegnali da Onorato creano una degna cornice alle preziosità del Balletto Carise. che la coreografa Gisa Geert, assurta al settimo cielo per avere avuto — una volta tanto! — delle ballerine che sapevano anche... ballare, ha regolato con fantasiosa inventiva e con mani di velluto. E per far vibrare il corpo perfetto della flessuosa danzatrice Ines Kaiser, occorrevano proprio mani di velluto!

Anche le musiche, beh, no! Qui mentiremmo, sapendo di mentire. In verità, se si eccettui il vecchio "Fascino“di Derewitskj, onusto di oramai troppo antica gloria, e la pittoresca, magnifica "Danza del fuoco" di De Falla, macchia di colore con la quale in un'orgiastica coreografia si chiude il primo tempo, a musiche andiamo maluccio maluccio... Qualcosa di buono c'è: ad esempio "Marechiare" di Di Giacomo. Ma è una arietta che non ci è apparsa del tutto nuova.

Lo spunto invece della rivista è trottato e svolto con garbo, abilità e senso del teatro, sebbene non sia originalissimo. Ma cosa pretendiamo di originale, in questa materia, se la parola stessa vi dice che trattasi di roba rivista?... L'autore, per bocca di uno dei suoi personaggi, fin dalle prime scene ci ha tanto raccomandato di capire il filo conduttore, e noi, per paura di non averlo afferrato bane e di fare una brutta figura, siamo tornati due volte e mezza a rivedere lo spettacolo. Si tratta, se abbiamo chiaramente compreso, dei personaggi di alcuna fra le più note opere letterarie che una notte, per colpa di certi ladri che svaligiano una librerìa scambiandola per una gioielleria (mattoni per pietre, l'errore è scusabile!), fanno un tuffo nella vita di oggigiorno. Quindi impressioni reazioni, emozioni, elucubrazioni eccetera. Figuratevi che due di questi tali a... piede libero sono “Pinocchio" e "Cappuccetto rosso”, rispettivamente interpretati, ottenendo un successo che in alcuni momenti ha raggiunto il "delirium tremens", da Totò e da Anna Magnani. A questi artisti di indubbia, grandissima classa, le cui abilità istrioniche Galdieri ha saputo abilmente sfruttare, permettendo - ad esempio - a Totò di infiocchettare il copione con i suoi lazzi e le sue trovatine personali, e scrivendo per la Magnani un repertorio particolarmente adatto al ‘
suo temperamento, spetta il maggior merito, forse, del successo.

Sala gremita, come si conviene ad una prima di Galdieri. Inutile elencare i quadri migliori dello spettacolo. Chi ha interesse se li vada a vedere e li classifichi poi secondo il proprio gusto: ce n'è per tutti i palati. Un rapido cenno, invece, sugli interpreti. Dei principalissimi abbiamo parlato. Poi appare, nella costellazione, una schiera di soubrette tra cui la Orlova, sempre bella e sempre a posto. Mariuccia Dominiani, che ha preso lo strano vezzo di evadere dal personaggio per folleggiare con il pubblico, che è quanto dire par "scherzare con il fuoco". Lo farà perchè è di temperamento ardente! Abbiamo poi Maria Luisa Mirka, che ha ben caratterizzato le sue parti, ed infine un elemento ottimo: Isa Bellini, la quale ha saputo dare levità di toni e freschezza interpretativa ad un graziosissimo brano, avente per tema la vita delle ballerinette. Brava lei e bravo Galdieri. Seguono poi altre figurine, tutte in gamba e volenterose: Anna Benni. Ria Gardì, Kiria Rizzi, ed Elli D'Este. Anna Maria Asias lavora poco, tanto poco che l'abbiamo si e no intravista la prima sera: poi è sparita. Peccatol... O meglio, peccato — il nostro — di desiderìo!

Degli uomini, il migliore è nettamente Castellani, elemento prezioso per il teatro di rivista. Buono anche il Benassati, attore gagliardo e coscienzioso, sempre efficace, talvolta perfino troppo. Voce superfonogenica, repertorio afflittivo, interpretazione intelligente. Benassati ha un solo guaio: non dimentica mai di avere la voce tenorile. Ci tiene, anzi, ed il fatto — a lungo andare — preoccupa. A posto i ruoli minori: Krauss, Paoli, Cobelli, Locchi o quel mattacchione di Rudi Bauer. Il maestro Anèpeta ha fatto scintille. Il suo battarìsta, addirittura girandole, affannandosi a dimostrare — chissà perchè — di possedere bicipiti da gladiatore e tirando sulla cassa "mazzate 'e muòrte", come se grandinasse.

Due nei e, con tutto il rispetto che abbiamo per la sua bravura, ambedue a carico di Anna Magnani. Il primo: non faccia coincidere il gesto del Sogno della Croce, nel suo melologo sentimentale, proprio con i... vocalizzi che concludono la canzone. Scelga una pausa, una di qualle pause che mozzano il respiro agli spettatori, cavan fuori i lucciconi alle spettataci, e che rendono sublimi tutti i grandi attori: Ruggeri insegni. Altrimenti il gesto sacro, che sulla scena (non lo è) ma può sembrare anche audace, si stèmpera nel banale. Il secondo neo: si rammenti che. anche nel turpiloquio, si può scegliere "fior da flore", altrimenti dove andiamo a finirà, bella signora?...

Nino Capriati, «Film», 2 maggio 1942


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Ricostruzione delle rappresentazioni della rivista nelle varie città italiane


TITOLO DELL'OPERATAPPE

Volumineide

Rivista in due tempi di Nelli & Mangini

Compagnia Totò-Magnani" - "Spettacoli Errepi - Essezeta"  di Remigio Paone

Ferrara, Teatro Verdi, 20 febbraio 1942

Bologna, 25 febbraio 1942

Milano, Teatro Lirico, 3 marzo - 6 aprile 1942

Parma, Teatro Regio, 14 aprile 1942

Roma, Teatro Valle, 23 aprile - 22 maggio 1942

Torino, Teatro Alfieri, 3-13 giugno 1942

Milano, Teatro Mediolanum, 16-30 giugno 1942


Riferimenti e bibliografie:

  • "Quisquiglie e Pinzellacchere" (Goffredo Fofi) - Savelli Editori, 1976 - «Il Paese dei Balocchi» e «Il Gagà e la Gagarella», pp. 128-140;
  • "Tutto Totò" (Ruggero Guarini) - Gremese, 1991 - «Marcello», «Pinocchio e Lucignolo», «Il gagà e la gagarella», pp. 179-185.
  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "Totò partenopeo e parte napoletano", (Associazione Antonio de Curtis), Marsilio Editore 1999
  • Leopoldo Zurlo - Memorie inutili, Edizioni dell’Ateneo, Roma, 1952
  • Michele Galdieri - Il pudore di Totò, “L’illustrazione Italiana”, dicembre 1948 - gennaio 1949
  • "Anna Magnani" (Matilde Hochkofler e Luca Magnani), Bompiani/RCS Libri, 2013
  • Le foto e testi dell'articolo "Totò cantante: discografia e incisioni per la Columbia" sono di proprietà di Corrado Vitelli. © Vietata la riproduzione, anche parziale.

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