CASA MIA

Antonio de Curtis

Dint'a sta casa mia
quanto 'nce stive tu
rignava l'allegria,
surriso e giuventù.

'A che te ne si ghiuta
nun ce resisto cchiù,
'sta casa è triste e muta
pecchè 'nce manche tu.

Aggio restate 'e cose
comme 'nce fusse tu,
'sta casa è chiena 'e rose
ma tu nun tuorne cchiù.

Rose d' 'a loggia mia
profumo 'e giuventù,
mo pe 'sta pucundria
nun addurate cchiù.

Casa mia
stammo purtanno 'o lutto tutt' 'e duie
'ncore tenimmo na malincunia,
cumm' 'a brutta freva ca 'nce struie
e lentamente nce farrà murì.

Casa mia,
comm'era bello quanno 'a voce soia
spanneva dint'a ll'aria n'armunia,
'sta gioia era da mia, ma pure 'a toia
gioia ca nun putimmo cchiù sentì.



Il dialogo desolato tra un uomo e le sue mura, uniti nel lutto per l'assenza della donna amata.

Discografia pubblicata

Il brano è un classico del repertorio malinconico di Totò, presente nel suo film Dov'è la libertà? e spesso inserito in raccolte che ne celebrano la profondità poetica oltre la maschera comica.

  • Antologie Storiche: Presente nell'album Le Canzoni di Totò (CGD, 1989), pubblicato in formato doppio LP e successivamente in CD.
  • Edizioni in CD: Inserita nella collezione Totò: Il Principe della Canzone (Warner Music, 2004) e in Antologia della Canzone Napoletana dedicata agli autori del '900.
  • Interpreti: Oltre alle intense letture recitate dallo stesso de Curtis, il brano ha trovato voce in cantanti della tradizione melodica come Giacomo Rondinella, capace di rendere il tono confidenziale e sofferto del testo.

Descrizione del contenuto

La lirica trasforma la casa da semplice oggetto inanimato a vero e proprio personaggio coprotagonista. Il poeta rievoca il tempo in cui le stanze erano pervase da allegria e gioventù grazie alla presenza di una donna. Dopo la sua partenza, la casa subisce una metamorfosi: diventa "triste e muta".

Il protagonista compie un rito di conservazione disperata: lascia ogni cosa al proprio posto, come se l'amata dovesse tornare da un momento all'altro, arrivando a riempire l'ambiente di rose. Tuttavia, avviene un cortocircuito sensoriale: le rose, pur bellissime, non profumano più. La "pucundria" (la malinconia viscerale) ha alterato la percezione della realtà, rendendo sterile anche la bellezza della natura. L'uomo e la casa sono ora due compagni di sventura che portano il lutto insieme, consumati da una "brutta freva" (febbre cattiva) che li conduce verso una lenta fine.

Logica e Filosofia della Lirica

  1. L'antropomorfismo dell'ambiente: La logica del testo risiede nella simbiosi tra uomo e dimora. La casa non è un guscio, ma un'estensione del corpo del poeta; se lui soffre, le mura soffrono con lui (stammo purtanno 'o lutto tutt' 'e duie).
  2. L'assenza come alterazione sensoriale: La filosofia di Totò qui suggerisce che la bellezza oggettiva (le rose) non esiste senza la predisposizione dell'anima. Se manca l'amore, il profumo svanisce e l'armonia diventa silenzio.
  3. Il tempo cristallizzato: Il tentativo di lasciare "le cose come se lei ci fosse ancora" riflette la logica del rifiuto dell'abbandono. È l'illusione che l'ordine degli oggetti possa richiamare l'ordine dei sentimenti.
  4. La "pucundria" come malattia terminale: La malinconia non è vista come uno stato passeggero, ma come una patologia fisica (freva) che "struie" (distrugge) lentamente. È una filosofia del dolore che non cerca catarsi, ma descrive la propria inevitabile decadenza.

Significato per l'ascoltatore

L'ascoltatore viene proiettato in una dimensione di solitudine domestica universale. Chiunque abbia perso qualcuno riconosce il senso di estraneità che assumono i luoghi familiari dopo un addio. La canzone comunica che la "casa" non è fatta di mattoni, ma di voci e respiri; quando questi vengono a mancare, restano solo pareti vuote che riflettono, come uno specchio fedele e crudele, il nostro stesso vuoto interiore.





Dov e la liberta 00007


Casa mia è un brano musicale scritto e musicato da Totò nel 1950 e portato al successo da Giacomo Rondinella nel film di Roberto Rossellini "Dov'è la libertà?" del 1952, interpretato da Totò e da quella che solo qualche mese più tardi sarebbe divenuta la sua compagna di vita, Franca Faldini. La canzone, che si inserisce perfettamente nel contesto della vicenda, viene interpretata da Rondinella, artista smemorato, che deve ricorrere al sostegno dell'amico Totò nella veste di suggeritore improvvisato. Totò coglie l'occasione per dar vita a una scenetta garbata ma di forte impatto comico. Successivamente Casa mia è stata interpretata da Franco Ricci, Lino Mattera, e, più recentemente (1999), da Ida Rendano. Nel 1989 Vincenzo Mollica ha incluso questa canzone, nella versione di Rondinella, nel cofanetto triplo Le canzoni di Totò vol. 2 (2292 46307-1), pubblicato dalla CGD in collaborazione con la Fonit-Cetra all'interno della collana Palcoscenico, come brano d'apertura del lato A del primo disco.