MISS, MIA CARA MISS
La incontrai per caso a Messina,
proveniva da Canicattì
prese posto sulla littorina,
che partiva gremita quel dì.
Al mio sguardo, ben chiaro e palese,
sorridendo rispose di sì.
Allora io, col mio nobile inglese,
sottovoce le dissi così:
Miss, mia cara Miss,
io faccio il fesso
ma fesso non so'.
Miss, mia dolce Miss,
son genuflesso ai tuoi piedi però
insisto e cantoti
quel canto che sai tu
il cantico dei cantici
"Nel blù dipinto di blù".
Miss, mia cara Miss,
faccio a scummessa
che tu sai già cos'è.
Miss, mia cara Miss,
tu l'hai capito
io che voglio da te.
Miss, mia cara Miss,
nu cuoppo allesse
io divento pe' te.
Miss, mia dolce Miss,
scaveme a fossa
ca io moro pe tte.
Perdonami se cantoti
quel canto che sai tu
il cantico dei cantici
"Nel blù dipinto di blù".
Miss, mia cara Miss,
faccio a scummessa
ca io mi sposo a tte.
Miss, mia dolce Miss,
io voglio il bis e,
tu già sai di che.
La baciai, mi baciò; ci baciammo,
stretti stretti abbracciati così
per un'ora e tre quarti filammo
tutt'assieme sparò mezzodì.
Or mi scrive una lettera al mese
e mi dice: Mio caro mimì,
io rispondo al tuo nobile inglese
ma però nun riesco a capì.


L’ironica parodia del corteggiamento provinciale che si traveste da cosmopolitismo per conquistare il cuore.
Discografia pubblicata
Il brano, scritto da Antonio de Curtis, riflette il Totò degli anni '50, capace di giocare con i miti della modernità e del cinema:
- Interpretazioni: Oltre alla versione di Totò, che la rendeva irresistibile con la sua mimica facciale, il brano è stato interpretato da artisti legati al teatro leggero e alla rivista.
- Supporti: Presente in diverse antologie storiche su LP edite dalla Cinevox e dalla RCA. È stata inclusa nel CD Totò: Le Canzoni (1993) e in varie raccolte dedicate al repertorio umoristico del Principe.
- Curiosità: Il testo cita esplicitamente Nel blu dipinto di blu di Modugno (1958), il che permette di datare questa versione specifica del testo alla fine degli anni '50, confermandone il carattere di satira del costume contemporaneo.
Descrizione del contenuto
In questa macchietta esilarante, presentata nel film Totò a Parigi, Totò mette in scena un incontro galante avvenuto su una "littorina" (il treno locale dell'epoca) tra Messina e Canicattì. Il protagonista tenta di sedurre una giovane donna spacciandosi per un uomo di mondo, utilizzando un "nobile inglese" che in realtà è un pasticcio linguistico comico.
Il testo è un susseguirsi di contrasti: il corteggiatore si dichiara "genuflesso" ma ammette di "fare il fesso" pur non essendolo; promette di cantare il "Cantico dei Cantici" ma poi intona il successo sanremese di Modugno. La narrazione culmina in un bacio appassionato lungo un'ora e tre quarti, ma si chiude con l'inevitabile scontro con la realtà: lei gli scrive lettere che lui, prigioniero del suo personaggio, non riesce nemmeno a capire fino in fondo.
Logica e Filosofia della Lirica
- La Maschera dell'Apparenza: Il protagonista incarna la filosofia del "vorrei ma non posso". Per elevarsi dalla provincia, usa l'inglese e titoli altisonanti (Miss, Mimì), dimostrando come l'apparenza sia l'unica moneta di scambio nel gioco della seduzione.
- Il Grottesco Sentimentale: L'uso di espressioni come "nu cuoppo allesse" (un cartoccio di castagne bollite, metafora di estrema mollezza o goffaggine) accostate a dichiarazioni tragiche come "scaveme 'a fossa" crea quell'effetto comico-amaro tipico di Totò: il desiderio è nobile, ma il linguaggio resta popolare e viscerale.
- La Parodia del Modernismo: Citando la "littorina" e le canzoni di successo, Totò ridicolizza l'italiano medio che cerca di sentirsi moderno e internazionale pur rimanendo profondamente ancorato alle proprie radici e alle proprie limitazioni culturali.
- L'Amore come Gioco di Ruolo: La logica sottesa è che l'amore sia una messinscena accettata da entrambe le parti. Lei sta al gioco ("risponde al nobile inglese"), anche se alla fine la comunicazione reale tra i due rimane impossibile.
Significato per l'ascoltatore
L'ascoltatore sorride della goffaggine del protagonista, ma vi riconosce un tratto universale: il desiderio di apparire migliori di ciò che si è per far colpo su chi ci piace. Miss, mia cara Miss è una lezione di umiltà impartita attraverso la risata: ci ricorda che, per quanto possiamo sforzarci di essere "internazionali", la nostra natura (il nostro "cuoppo allesse") finirà sempre per emergere, rendendoci umani e, a modo nostro, irresistibili.