La fattoria di «Sciuscià»

Lualdi-Interlenghi

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Franco Interlenghi, che iniziò la sua carriera cinematografica come "sciuscià" nel famoso film di De Sica, ha acquistato in società con Antonella Lualdi - invece di una di quelle ville con piscine monumentali care ai più celebri attori del cinema - un podere sulla via Appia.

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ANTONELLA LUALDI era da poco tornata da Parigi, dove aveva interpretato il film «Il rosso e il nero», quando a lei e al suo fidanzato Franco Interlenghi (che aveva 14 anni quando recitò, nel '46, in «Sciuscià») venne l'idea di comprare un ”buen retiro” nel quale trascorrere le ore di riposo. Scartata l’idea di acquistare una villetta a Fregene («ce l’hanno tutti, perchè dobbiamo imitare gli altri?»), venne presa in considerazione quella di un podere. «Si prende il sole anche lì e l’erba è più piacevole della sabbia».
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PER ALCUNI GIORNI i sensali di proprietà agricole che trattano i loro affari in piazza del Pantheon, a Roma, videro aggirarsi fra di loro una cliente d’eccezione. Non tardarono a riconoscere in lei Antonella Lualdi; e non appena si sparse la voce che non era lì per studiare l’ambiente in vista di qualche nuovo film, ma per trattare l'acquisto di una piccola fattoria, cominciarono a subissarla di proposte. Fra le tante, la giovane attrice optò per quella concernente un podere al diciottesimo chilometro della via Appia. Franco e Antonella si recarono insieme a vedere la piccola tenuta; e questa piacque loro tanto che immediatamente dopo la visita firmarono il contratto d’acquisto. I due giovani versarono al venditore due quote uguali, costituendo così una società in piena regola.
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C’ERA PROPRIO TUTTO: dagli attrezzi agricoli alle galline, ai cavalli, ai buoi, ai maiali. Antonella prese subito confidenza con la sua nuova posizione di "reggitrice" della piccola fattoria; e per prima cosa volle subito distribuire il mangime al pollame (foto in alto) ALLA FINE della giornata, Antonella si fece fotografare vicino a un carretto (sotto): poi, a malincuore, tornò in città. Bisognava ricominciare a pensare al lavoro, che prevede per lei l’interpretazione di «Casta Diva» e per lui un film italo-francese diretto da Christian-Jacque.
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Per festeggiare l'acquisto, ci fu un brindisi sull’aia. Il vino era quello genuino, ricavato l'anno prima dall'uva coltivata nella tenuta. Unici estranei presenti alla cerimonia furono due buoi e tre mucche che pascolavano nei pressi. «Se noi cominciassimo a invitare gii amici», disse saggiamente Antonella, «sarebbe come cedere le azioni della nostra società».

«Tempo», anno XVI, n.27, 8 luglio 1954


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«Tempo», anno XVI, n.27, 8 luglio 1954