La moglie si finge adultera per salvare il marito

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Quando un regista riesce a conciliare le proprie ambizioni con quelle del produttore il successo di un film è assicurato. È in conseguenza di un tale accordo infatti che tutta la costruzione meccanica di un film comincia a funzionare. La posizione di un regista è nei confronti di un produttore un po’ quella del capo di stato maggiore di un esercito nei confronti del suo governo. Come un comandante dì stato maggiore deve avere fiducia nei mezzi messi a sua disposizione dal governo per condurre una battaglia, così un regista deve essere soddisfatto di quelli concessigli da un produttore per girare un film. Gli attori in questo caso sono le carte su cui i registi puntano tutte le loro risorse. Non sempre però riescono a ottenere proprio quello che vorrebbero, come è accaduto invece al regista Mario Costa, il quale per la realizzazione del suo ultimo film Pietà per chi cade ha potuto contare oltre che su un complesso di attori non trascurabile su un numero di richiamo quale è ancora oggi Amedeo Nazzari, il solo attore, che dopo venti anni di ininterrotta carriera, continua a garantire incassi eccezionali. La media degli incassi dei sedici film girati da Nazzari tra il 1949 e il 1952 è superiore a quella di tutti gli altri attori italiani. Nazzari infatti ha fatto incassare ai suoi produttori durante questo periodo sei miliardi e trecentocinquantatré milioni, quasi quattrocento milioni per film. D’altra parte se Nazzari è l’attore più indicato ad assumere un ruolo così drammatico come quello dell’ingegnere Carlo Savelli, il marito di Pietà per chi cade, per Antonella Lualdi non si poteva trovare una parte più adatta di quella di Bianca, una ragazza ingenua costretta ad assistere alla tragedia dei suoi genitori. Un incontro di temperamenti dunque che sembra aver superato ogni aspettativa.

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ANTONELLA LUALDI al piano, in una scena di « Pietà per chi cade». Il film narra la tragedia di una famiglia del dopoguerra.

Dopo tanti film sociali eccone finalmente uno che ci mostra l'altra faccia del dopoguerra. Questo film che par prendere lo spunto da certe particolari situazioni familiari, che della guerra sono appunto una triste eredità, è la storia di un marito, che ritornato dalla prigionia, dopo essere stato dato per disperso, ha il sospetto di essere tradito. Lo incontriamo infatti, al principio del film, mentre viaggia verso Venezia dove ritiene che sua moglie debba incontrarsi coll’amante. E in realtà l’ingegnere Carlo Savelli (Amedeo Nazzari), è questo il nome dello sfortunato reduce, non si è sbagliato. Anna, sua moglie (Nadia Gray), s’incontrerà là veramente coll’amante, l’avvocato Andrea Mari (Andrea Checchi), ma non sarà un convegno d’amore, bensì uno di quei freddi e spiacevoli colloqui che avvengono fra due amanti che sanno che non dovranno più rivedersi. Anna, infatti, commossa per il ritorno del marito che credeva morto, ha deciso di interrompere i rapporti coll’amante. Ma l’avvocato non è disposto a rinunziar a lei, e insiste perché tutto fra loro rimanga come prima. È appunto per convincerlo che la loro relazione è ormai diventata impossibile che Anna si è recata a Venezia. I due amanti, quasi presentendo di essere seguiti, hanno scelto per l’ultimo colloquio una gondola. Questa precauzione sarà quella che li perderà.

Proprio nel momento in cui Andrea, dopo essere smontato dalla gondola, si china verso di lei per ricevere l’ultimo bacio, capita il marito, il quale, convinto di trovarsi davanti all’amante della moglie, gli spara cinque colpi di rivoltella. Andrea muore e Carlo viene arrestato. Ora Anna non ha più alcuna possibilità di dimostrare la sua innocenza. Sa che qualunque passo fatto in questo senso aggraverebbe la posizione del marito, mentre confessando la sua infedeltà il marito potrebbe sperare in un’assoluzione. Davanti a quest’alternativa: o sacrificare il marito o rassegnarsi all’ambigua posizione in cui la relegherà la società, sceglie la seconda soluzione pur sapendo che le costerà l’affetto della figlia. Bianca (Antonella Lualdi) infatti non è disposta a perdonarle quello sbaglio che oltre a rendere infelice il padre ha determinato la sua rovina sociale; e si rifiuta in un primo momento di continuare a vivere con lei; vi si adatterà soltanto quando, in un colloquio avuto col padre in carcere, intuisce che questo è il suo desiderio. Ma vi resterà per poco. Non riuscendo infatti a sopportare la presenza della madre, scappa di casa e si rifugia da una zia, Eugenia (Lida Baaroya), la quale, convinta che per Bianca in quel memento un viaggio è proprio quello che ci vuole, la conduce con sé a Firenze. A Firenze zia e nipote incontrano il violinista Livio Vanini (Massimo Serato), uno di quei giovani eleganti, che grazie alla loro fatuità e a una certa dose di cinismo fanno sempre impressione sulle ragazze.

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ANTONELLA LUALDI e Nadia Grav in una delle scene finali del film. Nadia Gray interpreta il personaggio di una moglie che vede ritornare il marito dato per disperso in guerra, mentre lei ha allacciato una relazione con un altro uomo.

L’amicizia di Bianca con questa celebrità da salotto è di vecchia data. Ma finora i due giovani non hanno avuto in comune che l’interesse per la musica. Bianca; che ha studiato il piano, non resta insensibile ai complimenti del violinista il quale la lusinga facendole intravedere la possibilità di dare insieme un concerto. Inoltre Bianca si trova in quella particolare disposizione d’animo in cui si accoglie con entusiasmo qualsiasi proposta che ci aiuti a sbarazzarci di un pensiero doloroso. Accetta perciò la sua proposta pur essendo convinta che Livio si serva di questo pretesto per farle la corte. Prima però vuole ottenere il consenso del padre. Va a trovarlo in prigione: Carlo acconsente. L’unica a ostacolare questo progetto sarà la madre. Costei, pur sapendo di essere la meno indicata per fare la morale alla figlia, si affretta a metterla in guardia contro il violinista. Bianca però non tiene alcun conto dei suoi suggerimenti, e si prepara al concerto. I due giovani ottengono un grande successo. Usciti insieme dal teatro, Livio invita la ragazza a salire nel suo appartamento. Bianca, che ormai è completamente in suo potere, non avrebbe né la volontà né la forza di resistere all’uomo per cui prova tanta riconoscenza, se non intervenisse in suo soccorso la madre. Informata del pericolo che sta correndo la figlia. Anna infatti si precipita a casa del violinista. Bianca si rifiuta di seguirla. Anna allora le chiede freddamente se vuole diventare l’amante di un uomo sposato. Intanto ha inizio il processo contro Carlo Savelli. Durante il processo Anna, per salvare il marito, non esita ad esagerare la sua colpa, dichiarando ai giudici di aver continuato la sua relazione con l’amante anche dopo il ritorno del marito. Accertato così che Carlo Savelli ha ucciso per motivi d’onore, gli sarà inflitta una lieve condanna.

Il processo dunque è finito nel modo più favorevole, quando Bianca, che non è rimasta del tutto insensibile di fronte alla sincerità della madre, viene a sapere dallo stesso violinista come realmente si sono svolte le cose. Livio Vanini infatti la informa che Anna aveva interrotto i rapporti coll’amante fin dal giorno del ritorno del padre, e che si è sacrificata per salvare il marito. A questa notizia, che sarà poi confermata dalla zia, Bianca corre subito in cerca della madre. Le dicono che è partita. Allora, come spinta da un tragico presentimento, corre alla stazione, ma non riesce a trovarla. Finalmente la scorge che cammina in mezzo alle rotaie che si perdono nel buio, dove appare, ancora incerta, la sagoma di un treno. Gettando un grido Bianca corre verso di lei. Anna fa appena in tempo a gettarsi nelle sue braccia che sopraggiunge il treno.

Mario Agatoni, «L'Europeo», anno X, n.11, 14 marzo 1954


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Mario Agatoni, «L'Europeo», anno X, n.11, 14 marzo 1954