Macario e Parigi dissero «oui»

Macario


1952 01 19 Epoca Macario intro

Il nostro popolare comico ha avuto una così simpatica accoglienza nella Capitale francese, che ha voluto sposarsi all'ombra della torre Eiffel.

Parigi, gennaio

La fine del 1951 e l'inizio del 1952 sono stati ricchi d'emozioni per Macario, che, per il suo carattere personale e per quello della sua comicità è tuttavia il più placido dei nostri grandi comici. Di punto in bianco, proprio dall’oggi al domani, gli venne - ai primi di novembre - la proposta di portare in un teatro parigino il proprio spettacolo di riviste Votate per Venere. Ancor oggi Macario si va chiedendo come diamine abbia trovato la temerarietà di accettare. Bisogna sapere che Macario non è un audace; non ama i rischi, aborre gli ostacoli ed è addirittura un martire della superstizione. Non si è mai recato, neppure come turista, in America perché «c'è da traversare il mare e non si fida». Non ha mai voluto, neppure in cinematografo, recitare scene che implicassero un minimo di pericolo. Ora per un attore di riviste italiano, andare a recitare a Parigi - la Mecca, per così dire, d’un tal genere di spettacoli - una rivista italiana in francese, era addirittura buttarsi a capofitto un mare di rischi, fra una scogliera di pericoli. Tuttavia Macario accettò. Credo che alle origini di quel suo primo oui vi sia stato una specie di «complesso di Parigi». Fin da quando lo conosco - e cioè da circa venticinque anni - Macario, che pur ha sempre avuto della lingua francese una conoscenza quanto mai vaga, si è sempre istintivamente compiaciuto d'infiorare i propri dialoghi con qualche parolina francese fino a cantare, in questi ultimi tre anni, due canzonette che avevano addirittura i primi versi tutti in francese, Comment ca va, madame e Paris c’est tout ici. Chissà, forse per via del suo dialetto originario, il piemontese, dove i monsù, le madame e i pa' mal s'incontrano a ogni frase.

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Il film del matrimonio. Macario è così contento dell'accoglienza fattagli dai parigini che, avuta notizia dell'annullamento del precedente matrimonio, ha deciso di sposare a Parigi la signorina Giulia Dardanelli. Gli sposi hanno pronunciato il loro "oui" al Consolato d'Italia. Nella foto tre momenti della cermonia: il "si", il bacio, il sorriso per gli amici.

Poi c'era il suo fido aiutante in prima, Carlo Rizzo, che parla quattro lingue - francese, inglese, tedesco e spagnolo, - che non ha mai perso un’occasione per sfoggiare il proprio poliglottismo e che ha la fortuna di possedere oltre a una sicura e piacevolissima esperienza di attore una delle più ammirevoli facce toste che vanti il teatro italiano. Capacissimo, per intenderci, di recitare nella lingua originale un brano di Amleto durante una celebrazione shakespeariana a Strat-ford-on-Avon.

E infine c’erano i produttori del film che Macario aveva girato a Parigi lo scorso agosto, Ma femme, via vache et moi, che erano rimasti epatés dal charmant comédien ed erano convinti che una tournée macariana all’ombra della torre Eiffel non avrebbe potuto che giovare sia alla notorietà del nostro maggiore comico sia al lancio del film.

Morale: Votate per Venere si trasforma in Venus-Etoile, Orio Vergani e io ci mettiamo a tradurre personalmente il nostro testo nella lingua - ahiloro - di Molière e di Racine, e il 15 dicembre al Teatro Etoile dell’Avenue Wagram, a un passo dal famoso Empire e a venti metri dall’illustre Arco di Trionfo, Macario e la sua compagnia, a cui si aggiunge la lunare voce di Luciano Tajoli, debuttano nella Ville Lumière, recitando per tutta la sera in francese. Non domandatemi come hanno fatto. E non domandatelo neppure a loro. I miracoli non si spiegano. Tutto quel che so è che il pubblico parigino si diverte dalla prima all’ultima battuta e che oltre a trovare le ragazze italiane charmantes, ravissantes, émoustillantes scopre in Macario un comico formidable.

Ma voi, per piacere, figuratevi la sera del debutto all'Etoile, quando gli attori, giunti dall’Italia dove si erano vicendevolmente dati coraggio dicendosi che «alla peggio c'era sempre il suggeritore», si accorsero che in quel teatro la buca per il suggeritore non esisteva e che perciò quell’utilissimo collaboratore avrebbe dovuto esercitare le proprie mansioni fra le quinte, con l’aggravante d’una ribalta avente sette metri di profondità e perciò distante circa dieci metri dalla prima quinta. Persino Bruno Cantatamessa, caratterista della compagnia e vecchio «figlio d’arte» (suo padre fu il grande Cantalamessa creatore della Risata), persino lui, dunque, che ha mangiato nella sua vita più polvere di palcoscenico che pane, è preso dal panico. La sera della prima rappresentazione, con la platea formicolante di astri, da Mistinguette a Chevalier, da Jean Cocteau a Michel Auclair, da Edvige Feuillère a Jean Barrault, Maca - occhi sbarrati e gesti da spietato - non fa che raccomandarsi Correre! Velocità! Ritmo!». Correre, velocità, ritmo in una lingua che non si conosce! Eppure dopo i primi due quadri si precipita in palcoscenico l’impresario.

«Tout va tres bien, mes chers amis. Mais parlez plus lentement, apristi. Vous avez l'air d'ètre pour suivis par l'Orient Expréss.» E gli spettatori sono talmente convinti che Macario sappia il francese come l’italiano, che, dopo il debutto, alla cena in suo onore, tutti si congratulano con lui facendogli lunghissimi discorsi dei quali, costernato, egli non capisce una sola parola. Naturalmente cerca d’ar-rangiarsi come può. E già per Parigi circola quest’aneddoto che -Vero o falso - non manca di sapore: una delle cose che ha più colpito il Nostro è la facilità con cui da quelle parti si dà del Maestro a qualcuno. Cher maitre di qua, cher maitre di là, tutti chers maitres. Persino lui, per la prima volta, si sente chiamar maestro. Allora, parlando con l’illustre Mistinguette, Macario cerca di mettersi à la page e le dice, con l’intenzione di farle un compimento: «C’est vous qui avez eté la maitresse de tout le monde».

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Arlette Poirier si congratula con Macario per il successo ottenuto. L’incontro è avvenuto durante un ricevimento sulla terrazza, coperta, di un grande albergo. Nella stessa occasione il nostro comico, inesperto del francese, ha sussurrato a Mistinguette un complimento a doppio taglio.

Ma ignora che maitresse, oltre «maestra» significa anche se non soprattutto «amante» ; e rimane male quando vede la cordialità della grande «Miss» mutarsi in freddezza.

«Ho detto una sciocchezza ?» domanda impressionato a Cocteau. E quella mala lingua, molto divertito, lo rassicura. «Vous n’avez fait qu'exagérer, voila tout.»

Alle sue rappresentazioni vanno ad assistere il nostro ambasciatore, il ministro degli esteri francese, il prefetto e il sindaco di Parigi. Fuori e dentro il teatro è di servizio la Guardia Repubblicana in alta tenuta. Il buon Maca non sta in sé dalla gioia. Ricorda i suoi inizi di carriera, quando, appena adolescente, recitava con una compagnia di guitti girovaghi nelle stalle e nei cortili i più truculenti drammoni del repertorio romantico. E oggi Parigi gli dà del cher maitre...

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Macario ha debuttato a Parigi con la rivista «Votate per Venere», già conosciuta in Italia. Lo spettacolo è stato ribattezzato «Venus-Etoile» e, tradotto in francese da Orio Vergani e Dino Falconi, presentato al «Théatre de l’Etoile» in Avenue Wagram. Con Macario erano Carlo Rizzo, Vera Rol, Nory Morgan, Carla Calò e i cantanti Isa d’Arpa e Luciano Taioli.

È così felice che - appresa telegraficamente la notizia dell’annullamento del suo primo matrimonio - decide lì per lì di risposarsi a Parigi, dinnanzi al nostro console. Lo vedo subito dopo la cerimonia, al rinfresco d’onore offerto sulla terrazza di un albergo, prospicente i Campi Elisi. Si tengono per mano, lui e la leggiadra signora Giulia, contornati di fiori e di confetti come due sposini di provincia, e si sorridono un po’ commossi tra i lampi di magnesio d’un plotone di fotografi. Dalle grandi vetrate si scorge la mole solenne dell’Arco di Trionfo e si profila nel cielo nebbioso la sagoma della torre Eiffel. Les maries de la Tour Eiffel. Decisamente Parigi ha adottato Macario.

Cosicché Maca, quand’è stato il momento di dir di «sì» al console aggiunto dottor Musso, che funzionava da ufficiale di stato civile, si è sbagliato e ha risposto coni». Tutti hanno riso. Invece Maca guardava Parigi, dalla finestra, e quasi quasi aveva voglia di piangere.

Dino Falconi, «Epoca», anno III, n.6, 19 gennaio 1952


Epoca
Dino Falconi, «Epoca», anno III, n.6, 19 gennaio 1952