May Franca (Fratini Franca)

Franca May

Nome d'arte di Franca Fratini (Forlimpopoli, 11 febbraio 1929), è un'attrice italiana.

Biografia

Inizia a lavorare nel mondo dello spettacolo prima come attrice cinematografica, poi come soubrette del teatro di rivista, dalla fine degli anni 40 sino alla fine dei 50. Debutta nel film Vento d'Africa diretto da Anton Giulio Majano, che sposerà poco dopo anche se il matrimonio fallirà dopo pochi anni.

Più importante la sua carriera di attrice di rivista, dove sarà protagonista di svariati spettacoli prodotti da Remigio Paone e Garinei e Giovannini, con attori come Billi e Riva e Totò.


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1954 10 25 Corriere della Sera Remigio Paone Franca May intro

Flora Lillo, la soubrette che ha lasciato la compagnia Billi e Riva nell'imminenza del debutto, ha presentato querela contro Remigio Paone, il quale non aveva aderito a certe pretese dell'attrice, ritenendole eccessive. Come si ricorderà, Flora Lillo aveva chiesto nove toilettes di una grande sartoria, minacciando, se non fosse stata accontentata, di seguire l'esempio di Isa Barzizza, che già era uscita dalla compagnia. Al secco "no" dell’impresario, Flora Lillo se n’era andata dal teatro Quattro Fontane, dove sono in corso le prove di «Siamo tutti dottori». La soubrette è poi passata all’offensiva giudiziaria, assistita dall’avvocato D’Alessio. querelando Remigio Paone.

1954 10 25 Corriere della Sera Remigio Paone Franca May f1

Quali ragioni adduce Flora Lillo per giustificare il suo comportamento? L’attrice, che era stata scritturata dopo la defezione di Isa Barzizza, lamenta che le prove della rappresentazione. alla quale essa avrebbe dovuto prender parte, non abbiano mai avuto svolgimento regolare per la mancanza del copione. Da ciò era derivato uno stato di tensione fra lei e l’impresario. Inoltre, Flora Lillo dichiara nel suo esposto che Paone le avrebbe rivolto parole da considerarsi poco riguardose.

Offesa, l'attrice avrebbe abbandonato il palcoscenico, ma senza intenzione di disertare: infatti, a suo dire, il giorno successivo si ripresentò alle prove. Ma l’attendeva una sorpresa : l’avevano già sostituita con un’altra soubrette, e precisamente con Franca May, che aveva già appartenuto alla compagnia Billi e Riva. Fiora Lillo lamenta, infine, d’essere stata "protestata" senza che le sia stata comunicata per iscritto la rescissione del contratto che aveva firmato giorni fa negli uffici milanesi della «Errepi».

«Corriere d'Informazione», 25 ottobre 1954


1954 Epoca Billi Riva ErrepiCome il calcio, anche il nostro teatro di rivista appare ormai combattuto tra due diverse tendenze: da una parte il metodo, cioè la fedeltà alla vecchia rivista classica, dall’altra il sistema, cioè il nuovo esperimento della commedia musicale all’americana. Con un pubblico diviso tra i due tipi di spettacolo la mossa più abile è quella di mettersi nel giusto mezzo per accontentare gli uni e gli altri.

Age Incrocci, Fulvio Scarpelli e Dino Verde, tre « ragazzi » passati con successo dai giornali umoristici alla radio e al cinema, si sono serviti di questa astuzia per dare ai due comici romani Billi e Riva il bis del successo ottenuto un anno fa con Caccio al tesoro.

Definito il loro lavoro una « peripezia musicale », i tre autori hanno preso lo spunto da una diffusa abitudine italiana di chiamare « dottore » il prossimo, chiunque sia, per presentarci un copione divertente ed animato, appesantito da qualche luogo comune ma privo di volgarità e fitto di deliziose trovate. Con Billi e Riva « siamo tutti dottori » per tre ore di spettacolo, mentre seguiamo le disavventure di due spazzini comunali costretti a prendersi una laurea per poter continuare il loro lavoro. Qua e là, per esigenze di spettacolo, vengono presentati quadri che ben poco hanno a che fare con le lauree, ma il pubblico applaude e si diverte ugualmente alle esibizioni del Quartetto Cetra, delle brave Bluebell, dei quattro ballerini solisti.

La necessità di procurarsi una laurea porta i due comici da una scuola serale ad una farmacia « americana », da un parrucchiere per signora ad un osservatorio astronomico, dal varo di un piroscafo alle lande peruviane, da una partita di rugby ad un incontro con i quacqueri, dalle guerre di secessione alle celle dei condannati a molti dall’alta corte di giustizia al circo di Buffalo Bill, da un indiavolato collegio americano (dove si rubano indumenti femminili) ai sospirati patrii lidi. Cioè, per intendere « nel migliore dei mondi, dove tutto si accomoda nel migliore dei modi ».

A parte la misura, l’arguzia, la bravura e l'immediatezza di Billi e Riva (ormai laureati a pieni voti come due dei nostri migliori comici » e il Quartetto Cetra (finalmeinte valorizzato secondo le proprie possiblità canore, comiche e mimiche), le rivelazioni di questa « peripezia mi sicale » sono l’incantevole dottoressa in chimica Franca May e, soprattutto, lo scenografo Alfonso Artidi. E se da una parte il fascino, la giovinezza e l’impegno della graziosissima soubrette ne ci spiegano perché mai l'impresario le avesse preferito prima Isa Barzizza poi Flora Lillo, sembra inconcepibile che un pittore dotato, arguto, raffinato, maturo come Artioli debba essere soltanto al suo debutto nel teatro di rivista. A Paone, comunque il merito del felicissimo battesimo di questo artista cui scene, dallo spazzino comunale alla stazione ferroviaria, dal varo alle lane azteche, dal collegio yankee alla banchina, dalla partita di rugby al circo, dal tabarin al Campidoglio, potrebbero reggere il confronto con la migliore produzione di Broadway.

Adeguati i costumi di Fosco buone le prestazioni di Diana Dei ed Elvy Lissiak pur sacrificate in ruoli molto modesti; piuttosto scarse, invece, le musiche del maestro Trovaioli. A dare infine allo spettacolo un carattere grande attualità non manca nemmeno l’arrivo della «cosa da un altro mondo », il primo marziano del nostro teatro di rivista.

«Epoca», ottobre 1954


1955 12 11 Corriere della Sera Franca May intro

Un ritratto d'attrice. Quello di Franca May. brava soubrette, tacitamente eletta «miss educazione» nel mondo della passerella. Perchè Franca May, prima d'ogni altra cosa, ci tiene parecchio alla qualifica di «super educata». Anche nel momenti più tempestosi, Franca non perde mai la calma, e il suo linguaggio è sempre moderato. In teatro, quando è il suo momento di andare in scena, chiede permesso prima d'entrare fra le quinte, e quando le danno il passo sorride e ringrazia. Qualcosa che in teatro ha del miracoloso. Recentemente, Franca è rimasta vittima di un infortunio professionale, che, insieme con lei, ha travolto altri validi attori. La compagnia nella quale figurava come prima attrice, si è sciolta dopo undici soli giorni di recite. Spettacolo sbagliato, dal principio alla fine. L'unica a salvarsi dal disastro è stata la May: pubblico e critica le hanno dato atto che, nel suo caso, l'infortunio aveva un solo nome: sfortuna.

Ora Franca si è trasferita a Milano: a giorni comincerà alla Televisione le prove di una commedia, che andrà in onda il 23 dicembre: «Il cappello di paglia di Firenze». Inoltre, le è stata fatta una proposta: di far parte di una compagnia di rivista, assieme a Giustino Durano, che dovrebbe debuttare in febbraio. Ma Franca è assai indecisa. Vuol lavorare e non prendere impegni per il futuro. Lavorare per pagare i conti della sarta che ammontano a circa un milione. I debiti degli abiti di scena che aveva commissionato per lo spettacolo durato undici giorni. Sua intenzione: quella di far della prosa. E' già stata
interpellata per la prossima stagione: la vogliono in una compagnia di giovani, che dovrebbe far caco al regista Squarzina.

«Corriere dell'Informazione», 11 dicembre 1955


1956 09 06 Tempo Franca May intro

Franca May si è convinta che il numero quattro le porti fortuna: iniziò la carriera con Billi e Riva dopo quattro soli giorni di prove, e ripetè l’impresa l’anno dopo, quando con Eduardo De Filippo debuttò con altrettanto successo nella prosa.

«E' un fenomeno», dice di lei Errepi (al secolo Remigio Paone) dopo che con un’occhiataccia imperiosa e alzando un po’ la voce è riuscito nella non facile impresa di far tacere per un momento Franca May. Sarà che alzare la voce con una signora non è educato; ma pare che non ci sia altro modo di frenare l’esuberanza verbale della giovane attrice. E non è solo esuberante nelle parole. Come uno di quei
pupazzi delle scatole a sorpresa, scatta d’improvviso dalla poltrona in cui è seduta, compie una rapida passeggiata per la stanza, poi con lo stesso scatto iniziale si ributta nella poltrona: il tutto senza nessuna ragione apparente. E’ l’illustra zi (Mie vivente di una delle più abusate frasi fatte: "Ha l’argento vivo addosso”. E’ il tipo ideale del folletto che nelle notti di luna salta da un fiore all’altro.

1956 09 06 Tempo Franca May f1

1956 09 06 Tempo Franca May f2FRANCA MAY è nata a Roma da padre ciociaro e da madre romana. Ha 27 anni, e il suo vero nome è Franca Fratini. Ha iniziato la carriera artistica un paio d’anni fa debuttando con Billi e Riva in "Caccia al tesoro", e successivamente sempre con Billi e Riva ha preso parte a "Siamo tutti dottori”. Poi passò alla prosa, nella "Scarpettiana”, con Eduardo De Filippo.

Ma l’affermazione che è un fenomeno non si riferisce a questo: piuttosto al fatto che in soli tre anni è riuscita a farsi un nome che sulle "luminose” ha già brillato al fianco di Eduardo De Filippo e che nella prossima stagione splenderà vicino a quello di Totò.

Fino a tre anni fa, nel mondo della prosa e della rivista nessuno sapeva chi fosse Franca May. La sua storia è molto semplice: uscita da una famiglia della buona borghesia romana, cominciò ad accostarsi all'ambiente del teatro a vent'anni, quando sposò un regista. Ma per diverso tempo, con quell'ambiente ebbe a che fare solo per questioni di rapporti sociali, appunto nella sua qualità di moglie di un regista. Era quasi fatale che, per ragioni familiari oltre che mondane, tra ima canasta e un ricevimento ai quali prendevano parte attori o attrici si insinuasse in lei il bacillo del palcoscenico. Ci volle però un certo periodo di incubazione prima che il malanno scoppiasse; e la causa prossima fu una gita in barca.

1956 09 06 Tempo Franca May f3NEL CINEMA, Franca May ha sinora compiuto una sola esperienza come doppiatrice. Come presentatrice e attrice, ha preso parte ad alcuni spettacoli televisivi. Qualche tempo fa le venne offerta una parte nel film "Malafemmina", ma non potè accettarla per gli impegni già presi in precedenza con Eduardo

1956 09 06 Tempo Franca May f4NELLA PROSSIMA STAGIONE, la giovane attrice tornerà alla rivista debuttando come soubrette a fianco di Totò. L'offerta di scrittura del celebre comico le è pervenuta telegraficamente poco tempo fa, mentre era in vacanza sulla costa salernitana.

Accadde tre anni fa, d’estate, un giorno che Franca May era ospite della "Caravella”, la villa di Errepi a Formia. Erano usciti per una gita in barca lei, Giorgio Strehler, Paolo Grassi e Paone. «Dovrebbe fare del teatro»: questa frase, del tutto slegata dal resto della conversazione, che Strehler buttò là come per caso (ma era già un po’ che in silenzio stava studiando lo spirito folletto temporaneamente in vacanza sul mare), mise in subbuglio il bacillo in letargo; e da quel momento Franca May seppe quale sarebbe stato il suo avvenire.

Ora, una giovane donna che non abbia dietro di sè l’esperienza di una scuola di recitazione ma che la Natura abbia fornito di una buona dose di istinto e di altre più evidenti apprezzabili qualità, per arrivare sul palcoscenico ha una scorciatoia: la rivista, che non preclude a chi abbia i mezzi necessari il cammino che ha per meta la prosa.

Circa un anno dopo quella gita in barca, Franca May debuttò nella rivista "Caccia al tesoro" al fianco di Billi e Riva. Che arrivasse al debutto dopo una lunga e minuziosa preparazione, proprio non si può dire. Si buttò nell’impresa a capofitto, d’istinto, come in tutte le cose: arrivò in scena dopo quattro soli giorni di prove. Bisogna dire (e lei stessa non ha difficoltà ad ammetterlo) che Billi e Riva dovevano avere molta fiducia nelle sue qualità. E la fiducia fu ripagata dal successo che le arrise per tutti i tre mesi della tournée, in "Caccia al tesoro" e, successivamente, in "Siamo tutti dottori".

Ma il chiodo fisso di Franca restava la prosa. Dotata di una tenacia unica (lei si vanta della patema discendenza ciociara da sette generazioni, ma a guardarla in faccia viene il dubbio che su per li rami ci sia qualche antenato teutonico), si intestò a voler compiere il salto, che poteva andar bene ma anche male. E finalmente venne l’occasione. Migliore di quella, una debuttante come lei non poteva aspettarsela: un’occasione chiamata Eduardo De Filippo, il quale stava formando la sua famosa "Scarpettiana”. Franca May venne scritturata come prima attrice giovane, raggiungendo così un traguardo che molte attrici con un’esperienza più lunga della sua le invi» diarono con femminile cordialità.

«Io sono quella dei quattro giorni», ama ripetere Franca May. E c’è una giustificazione a queste parole: il fatto che anche al debutte con Eduardo arrivò dopo quattro soli giorni di prove («e con una buona dose d’incoscienza», precisa). Dice di no, ma un po’ superstiziosa lo deve essere diventata. In qualche angolo della borsetta, Franca May deve avere, molto probabilmente, un ciondolo d’oro con inciso il numero quattro.

Se Billi e Riva, come lei dice, li considera i suoi padrini, ad Eduardo pensa come ad un padre putativo. Che l’abbia presa con sè senza curarsi del vuoto che, in quanto a scuola di recitazione, aveva alle spalle, è già un motivo più che sufficiente di riconoscenza. Ma in aggiunta a questo è il fatto che Eduardo le ha insegnato ad utilizzare razionalmente le sue qualità istintive, a radunarle anziché a disperderle e ad indirizzarle ad uno scopo ben definito.

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1956 09 06 Tempo Franca May f6IL NUOTO E’ UNO DEGLI SPORT preferiti di Franca May. Tra le qualità delle quali può dar prova nella vita privata, ella si vanta soprattutto di quelle di cuoca. Quanto alla sua carriera, ricorda con soddisfazione gli elogi del critico teatrale di un grande quotidiano che, favorevolmente colpito dalla spontaneità dell’attrice, un giorno la esortò a continuare la carriera iniziata nel teatro di prosa.

L’esperienza della "Scarpettiana’’ ha chiarito a Franca May quanto sia difficile, al di là di ogni facile sogno, l’arte della recitazione. «Nella rivista», dice, «basta saper resistere cinque minuti: il tempo necessario per recitare uno sketch o per cantare una canzone. Poi si ha tutto il tempo che si vuole per riprender fiato e prepararsi a quello che verrà dopo. E anche se viene a mancare la voce, be’, con un sorriso si può rimediare alla situazione: e io, dicono, ho un sorriso comunicativo»: cosa che dimostra subito, guardando in faccia l’interlocutore con un paio d’occhi spalancati oltre i limiti del credibile. Ma in prosa, il sorriso (e tutto il resto, di cui Franca May non è certo sfornita) non sono fonte di sicurezza assoluta; e poi non bastano cinque minuti di voce ce ne vogliono molti di più. Fu però questione di superare il panico delle prime sere, quando a volte Eduardo doveva buttarla (quasi letteralmente) in scena; e il gioco fu fatto.

Quest’anno non è potuta tornare alla prosa, malgrado una lusinghiera offerta di Calindri, perchè Totò l’ha voluta con sè. Ancora all’inizio della carriera, Franca assaporerà così la soddisfazione di essere la soubrette di un grande spettacolo di rivista. «Come andrà?», domanda scattando dalla poltrona dove da ben cinque minuti sta rannicchiata. Poi, senza aspettare una risposta, si risiede e riprende a parlare del teatro di prosa. I timori circa il futuro prossimo non la interessano più: lo spirito folletto ch’è in lei ha fatto un salto nel futuro remoto. La sua massima aspirazione resta sempre la prosa. Ha il teatro nel sangue, dice; e precisa che lo considera un fine, non un mezzo. «Di solito», spiega, «si pensa alla carriera artistica, al palcoscenico, come ad un mezzo per arrivare alla villa sull’Appia: alla ricchezza, in una parola. Io ho fatto il cammino inverso: sono partita non dico dalla villa sull’Appia — che non avevo — ma dall’agiatezza, per arrivare al palcoscenico». E, date le opinioni correnti tra le belle donne in materia di carriera artistica, anche per questo Franca May può essere considerata un fenomeno.

Giuseppe Dicorato, «Tempo», anno XVIII, n. 36, 6 settembre 1956



Filmografia

Vento d'Africa, regia di Anton Giulio Majano (1949)
La figlia del mendicante, regia di Carlo Campogalliani (1950)
Una donna prega, regia di Anton Giulio Majano (1953)

Il Teatro di Rivista

Siamo tutti dottori, rivista di Age, Furio Scarpelli e Dino Verde, con Mario Riva, Riccardo Billi, Franca Maj, Quartetto Cetra, Delia Lodi, Diana Dei, musiche di Armando Trovajoli, (1954).
Scale, rivista di Polacci, con Pina Renzi, Lauro Gazzolo, Giustino Durano, Franca Maj, (1955).
A prescindere, di Nelli e Mangini, con Totò, Franca Maj, Yvonne Ménard, Enzo Turco, Elvy Lissiak, Dino Curcio, musiche di Carlo Alberto Rossi, regia di Mario Mangini, Compagnia Totò - Ménard, Spettacoli RP, prima al Teatro Sistina di Roma il 1º dicembre 1956.

Prosa televisiva RAI

Un cappello di paglia di Firenze, commedia di Eugène Labiche, con Aldo Pierantoni, Fulvia Mammi, Romolo Costa, Itala Martini, Gastone Ciapini, Franca Maj, Gianni Bortolotto, Alberto Bonucci, Germana Paolieri, Franco Coop, Anty Ramazzini, Elisa Pozzi, Carlo Delfini, regia di Corrado Pavolini, trasmessa il 6 gennaio 1956.

Bibliografia

AA.VV. Sentimental, Almanacco Bompiani 1975. Il teatro di rivista italiano.
Le attrici, AA.VV. Gremese editore Roma 1999.
Il Radiocorriere.
Le Teche Rai, la prosa televisiva 1954/2008


Riferimenti e bibliografie:

  • Giuseppe Dicorato, «Tempo», anno XVIII, n. 36, 6 settembre 1956