Navarrini Nuto

(Milano, 15 agosto 1901 – Milano, 27 febbraio 1973) è stato un attore teatrale italiano, attivo anche in cinema e televisione fra gli anni trenta e gli anni sessanta.

Nuto Navarrini era figlio d'arte di Zenobio Navarrini direttore della “Primaria” Compagnia di operette Lombardo n. 1. È stato sposato quattro volte: dopo le prime nozze con la danzatrice classica Sofia Laurenzi, morta di parto, si sposò nel 1939, con l'attrice Isa Bluette quando questa si trovava in punto di morte; successivamente sposò la soubrette Vera Rol, da cui si separò nel 1971 ed il 30 marzo 1972 ottenne la sentenza di divorzio[1], ed infine sempre nel 1972 sposò Milena Benigni, da cui aveva avuto nel 1945 un figlio, Urano Benigni, nato a Verona, divenuto poi calciatore del Milan, riconosciuto appunto solo nel 1972[2][3][4].

Biografia

Attore di formazione prettamente teatrale, si indirizzò dagli anni trenta all'avanspettacolo - in particolare con Gea della Garisenda - con la creazione di diverse macchiette comiche[3].

Per il cinema fu interprete anche di film dell'epoca del cinema muto: Il delitto della via di Nizza, del 1913 e La reginetta delle rose, dell'anno successivo. Nel primo caso venne diretto dal regista Henri Étiévant; nel secondo, da Luigi Sapelli.

Caratterista di fama, nella sua filmografia, pur non particolarmente ampia, figurano film di un qualche pregio fra cui alcuni di genere comico come I due sergenti, girato nel 1951.

Teatro

Il 13 dicembre 1919 è Cléo de Mérode nella première nel Teatro Quirino di Roma di "Sì" di Pietro Mascagni.

Al Teatro Reinach di Parma dal 28 gennaio al 14 febbraio 1922 è nel cast della “Primaria” Compagnia di operette Lombardo n. 1 come ad esempio Bisson in Madama di Tebe e Sì, dal 21-30 ottobre 1925 e dal 1-12 giugno 1928 con la Compagnia di operette e féeries cav. Luigi Maresca.

Al Teatro Lirico di Milano è Tick Cock-Tail nella prima assoluta di Primarosa di Giuseppe Pietri il 29 ottobre 1926 e Coty nella prima assoluta di Gigolette di Carlo Lombardo il 30 dicembre successivo.

Al Teatro La Fenice di Venezia con la Compagnia dei Grandi Spettacoli d'Arte Operettistica con Ines Lidelba e Nella De Campi debutta nel 1927 il 7 febbraio come Petit- Gris in Cin Ci La, il 10 febbraio Tick Cock-Tail in Primarosa di Giuseppe Pietri, il 14 febbraio La Gaffe ne Il Paese dei Campanelli, il 16 febbraio Chic in Scugnizza, il 21 febbraio Celestino in Santarellina (Mam'zelle Nitouche) di Florimond Ronger detto Hervé in una serata in suo onore, il 22 febbraio Flan ne La bambola della prateria di Carlo Lombardo e musica di Bela Zerkovitz ed il 27 febbraio Coty in Gigolette di C. Lombardo e Giovacchino Forzano con musica di Franz Lehar.

Entrato in compagnia con Isa Bluette, Nuto Navarrini - il cui look era caratterizzato da una scriminatura centrale nei capelli e da un ampio sorriso - recuperò il suo amore per il jazz portando in giro per l'Italia la Jazz Revue, che debuttò il 1º maggio 1931 e che concluse le repliche solo nel marzo dell'anno successivo[5]. Con Isa Bluette, Navarrini portò in scena anche una serie di riviste-operetta[3]: Madama Poesia, Poesia senza veli, Il ratto delle Cubane, Questa è la verità.

Dopo la morte di Isa Bluette e il suo nuovo sodalizio sentimentale e professionale con Vera Rol, Navarrini, simpatizzante del fascismo[6], creò spettacoli in funzione propagandistica rispetto al nascente regime: fra gli altri, Il diavolo nella giarrettiera (operetta di Giovanni D'Anzi portata in scena anche al Teatro Reinach di Parma nel febbraio 1944 dalla Compagnia di riviste Nuto Navarrini[7]) e I cadetti di Rivafiorita, stagione 1944-1945, e che gli fecero ottenere una nomina ad honorem di capitano della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Sociale Italiana nel gruppo intitolato a Ettore Muti[3].

L'ultimo spettacolo in questa chiave della compagnia Navarrini-Rol fu La Gazzetta del sorriso: Vera Rol simboleggiava l'Italia molestata dagli USA rappresentati da un negro violentatore. Navarrini incluse nello spettacolo un motivetto - intitolato Tre lettere e scritto da D'Anzi - di contenuto chiaramente antipartigiano.

Dopo il 25 aprile, la coppia fu sottoposta ad una resa dei conti: Vera Rol, a cui furono tagliati i capelli a zero, venne esibita a Milano come collaborazionista. Tuttavia la coppia, sottoposta a processo, fu assolta per insufficienza di prove dall'accusa di collaborazionismo.

La compagnia ritornò ad esibirsi, dopo un forzato riposo dovuto alla cattiva pubblicità che gli era derivata dal dopoguerra, non più al nord Italia - dove si era formata - ma a Roma. Il nuovo spettacolo di teatro di rivista aveva come titolo: L'imperatore si diverte, su testi di Gelich e Bracchi.

Per il Teatro Verdi (Trieste) nel Castello di San Giusto nel 1954 è Zanetto Pesamenole (Donna Pasqua) ne Al cavallino bianco con Anna Campori ed Elvio Calderoni per la regia di Vito Molinari trasmesso anche dalla televisione, nel 1955 Mustafà Bey in Ballo al Savoy di Paul Abraham e nel 1958 La duchessa di Chicago con Irene Callaway, Sergio Tedesco e la Campori per la regia di Mario Lanfranchi (di cui esiste un video di una ripresa televisiva).

Navarrini proseguì l'attività d'attore leggero anche nel cinema interpretando poi nuovamente a teatro, nella stagione 1962-1963, la ripresa di Buonanotte Bettina di Garinei e Giovannini, al fianco di Walter Chiari e Alida Chelli, subentrata a Delia Scala[3].

Televisione

Navarrini ha portato in televisione negli anni cinquanta e sessanta alcune operette - settore da cui proveniva - e fu brillante interprete anche nella miniserie televisiva Le avventure di Laura Storm, dove recitò a fianco di Lauretta Masiero diretto da Camillo Mastrocinque.

Agli albori della RAI partecipò (19 giugno 1956) alla trasmissione televisiva Lui e Lei, presentata da Nino Taranto e Delia Scala, al fianco di Nino Besozzi, Gianni Agus, Ferruccio Amendola, Aldo Giuffré, Carla Macelloni, Sandra Mondaini, Isa Pola ed Esperia Sperani (la regia era di Vito Molinari).


1924 02 10 Cafe Chantant Isa Bluette L


Filmografia

Il delitto della via di Nizza (1913)
La reginetta delle rose (1914)
Vivere ancora, (1945)
Ogni giorno è domenica, regia di Mario Baffico (1946)
Figaro qua, Figaro là (1950, non accreditato)
I due sergenti (1951)
Ivan (il figlio del diavolo bianco) (1953)
Susanna tutta panna, regia di Steno (1957)
La zia d'America va a sciare, regia di Roberto Bianchi Montero (1958)
Fantasmi e ladri, regia di Giorgio Simonelli (1959)
Il medico delle donne, regia di Marino Girolami (1962)
L'assassino si chiama Pompeo, regia di Marino Girolami (1962)


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

1940 06 06 Tempo Nuto Navarrini intro

Il collega Vincenzo Talarico dice che mi occupo del varietà con troppo calore, che adopero parole grossissime. Evidentemente ho il paraocchi: davanti all'argomento vedo soltanto quello e ini accendo smisuratamente e sono capace di credere che gli attori tengono in conto le mie osservazioni. Ieri discorrevo con Navarrini, e se non è il re degli ipocriti mi sembra proprio d'avergli parlato utilmente: perchè, in fondo, sono uno del pubblico con la mania di esprimere per iscritto il parete sullo spettacolo. Spesso famigliari o conoscenti mi trattengono con la forza nella poltrona, poiché mi viene la voglia di correre sul palcoscenico, dare un colpo di forbice a un costume, uno schiaffo alla ballerina n. 3 che si distrae — pensa a un uomo il cui nome comincia per G. —, e un calcio negli stinchi al generico che per la verità ha fatto ridere con una buona freddura — ma la freddura non gli appartiene, ed egli è felice soddisfatto presuntuoso come fosso sua. Insomma, sono un pedante sullo stampo degli insopportabili spettatori medi che rincasano mormorando: « Ho pagato d biglietto per vedere cose che saprei fare anch’io ».

Navarrini ragiona con le più lodevoli intenzioni, anche in questo senso è molto milanese. Gli si perdona volentieri l'automobile color crema e il soprabito di gran pelo perché restano nei limiti dei giovanili errori: a sessantanni Navarrini avrà ancora le debolezze che Jouvet riassume in quel fazzoletto cascante dal taschino del memorabile attore Saint-Granier. Tanto più che Navarrini viene dall’operetta e gli studenti lo applaudivano per la strada come un tenore al tempo de «La danza delle libellule». Più rapace, direi, dei suoi concorrenti Trucchi Bianchi Massucci o Fineschi. si trovò nella rivista senza rimpiangere il passato: la nostalgia invecchiò presto molta brava gente. E arriva nel 1940 con la medesima allegria dell’esordio: un ragazzo allegro di quelli che la Ufa cercò invano e avidamente per vent'anni, con un po' di voce, un po' di danza, un sorriso meno domenicale di Jean Garat e soprattutto ottimista sul piano di raderai è un piacere. Il cinema poteva impossessarsene per un genere quasi inedito, la commedia musicale; dietro N. la musica ha sempre l’affettuosa discrezione del miglior liberty. Quel tanto di fiori e champagne reperibile nella sua eleganza ci evita seccanti esami di coscienza con un cordiale compromesso tra Letiar e la Rapsodia in blu. Questo ottimismo risolve la questione sociale, lo rintracciamo anche nelle donne di cui si circonda, di uiut carne e di uno spirito per « centomila »: sembrano scelte dall'ingegnere Gaetano Ciocca. Del resto, il suo entusiasmo per la « luce nera », ultima novità, costumi al radium, denuncia ingenua e laboriosa fiducia nel progresso: infine un uomo che resta giovane e gioviale con le colpe dell’igienista e il fascino di una salute autentica.

La vita comincia a quarant'anni per Navarrini, anche se ha perduto la preziosa e famosa compagna Isa Bluette. Ma dedichi oggi, giovedì 6 giugno, un’ora ai difetti e applichi molto rigore alle battute: mentre le maschere come Macario Totò o Riento possono indulgere qualche rara volta al testo, il tipo Navarrini, per la sua civiltà poggia sempre sul buon gusto l’acutezza della parola. Meglio un silenzio che la frase inutile. Per es.: In Poesia senza veli entrano i tre faraoni zoppicando; Nava commenta: ecco i tre sciancati. E’ una battuta? Oppure quando esclama davanti a un qui prò quo verbale dell’interlocutore: ma questo è matto. Oppure se affida la teatralità di un monosillabo agli esagerati deturpamenti vocali, urli o acuti talvolta infantili. Sempre nella scena dei faraoni il ripetuto paraporuiponzipon con toni diversi raggiunge gamme sgradevoli o leziose, ripeto. Meglio estrarre un cartello, per variazione, dove sia scritto parapon zipon zipò.

Non si tratta di nudi inguaribili: com’egli stesso mi diceva : « è un continuo cercare se stesso anche per noi attori ». Secondo me, per tre quarti esercitando implacabile sorveglianza sulle « cose da dire», Navarrini darà alla sua naturale e rara comunicativa il definitivo stile: in una parola, è questione d’incontentabilità, un pochino più cattivo con Navarrini e non gli domando altro. Il giuoco vale la candela per lui che ha un bellissimo pubblico disposto ad assecondarlo in nuovi fini esperimenti: si consideri un numero come Spadaro, Chevaber, e allora, meno distratto dalla rivista, consisterà in un’esatta duratp d’invenzione della propria confidenza con il pubblico. Questo vale anche per lo schermo dove lo vedremo presto, immagino.

Cesare Zavattini, «Tempo», anno IV, n.54, 6 giugno 1940



Note

  1. ^ Nuto Navarrini divorzia da Vera Rol
  2. ^ Vedi: Magliarossonera.it
  3. ^ a b c d e Fonte: Delteatro.it
  4. ^ Vedi: Imdb/bio
  5. ^ Fonte: Adriano Mazzoletti, Il jazz in Italia, vedi Books.google.it
  6. ^ Vedi: Laltraverita.it
  7. ^ Vedi: Lacasadellamusica.it

Riferimenti e bibliografie:

Cesare Zavattini, «Tempo», anno IV, n.54, 6 giugno 1940