Il gigante è tornato a casa

1953-Primo-Carnera

1953 04 04 Epoca Silvana Pampanini intro

Sequals del Friuli, ottobre

A Sequals, la sera, gli uomini si riuniscono alla «Locanda del Bottegòn». Ogni paese del Friuli possiede una «Locanda del Bottegòn»: è la palestra delle partite a scopone, delle gare di bocce, la sale delle innumerevoli «Società della tazza». Lì, in quella di Sequals. la sera, tra una partita e l'altra, parlano di Carnera, il loro concittadino più illustre, che da qualche giorno è tornato a casa dall'America. Carnera ha lasciato Sequals nel 1919 a 13 anni con la sua valigia di emigrante. Non aveva che i suoi muscoli da esportare. E ancora non sapeva che quei muscoli valevano il loro peso in oro. I compaesani ricordano che quando Primo era un ragazzino prendeva botte da tutti. «E’ sempre stato buono - spiegano - e sapeva che se avesse alzato una mano contro chi faceva il prepotente lo avrebbe sfasciato. Era conscio della sua forza, e per questo preferiva buscarle piuttosto che rovinare uno per sempre».

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QUANDO CARNERA DA’ UNA MANATA sulla spalla ecco cosa succede. Un amico di Sequals oscilla pericolosamente in conseguenza del gesto espansivo. Ma tutti a Sequals vogliono bene a questo gigante che ha reso celebre il nome del loro paese nel mondo. Sulle cartoline tra le vedute dei principali monumenti c’è anche il gigantesco pugile con la cintura di campione del mondo che si conquistò nel 1932 e sotto la scritta «il cav. Primo Carnera». L’ex campione del mondo di pugilato che si sta distinguendo ora nella lotta libera si fermerà in Italia con la famiglia per un anno. Disputerà nel frattempo qualche incontro in Spagna e a Casablanca.

In ogni casa, in ogni negozio del paese c'è una cartolina firmata di Carnera o una sua fotografia. Primo ha avuto la costanza di mandare una cartolina dall’America a tutti indistintamente i suoi compaesani. Il barbiere, che non è alto più di un metro e cinquanta, adora il gigante del suo paese. Le fotografia esposte nel suo negozio, appese alle pareti, attaccate allo specchio, infilate nella vetrinetta dei profumi, riassumono in breve la carriera dell’ex campione del mondo. Il macellaio ha esposto una fotografia di Carnera a torso nudo e sotto ha messo un cartello: «Carnera da piccolo mangiava questa carne». Anche il parroco ce l’ha una fotografia di Carnera: la tiene appesa a una parete del suo studio insieme alle oleografie di San Luigi e di Don Bosco.

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PESAVA SETTE CHILI alla nascita e la sua statura fu subito eccezionale fin nella prima età: al tempo di questa foto, che lo ritrae con i due fratelli e la madre, aveva 13 anni. Fu in quell’anno, il 1919, che parti per l’America. Ma molti a Sequals sono di statura eccezionale. Per la parte di Carnera giovane nel film sulla vita del pugile che si sta producendo, erano stati trovati tre giovani del paese alti più di due metri.
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UNA CAREZZA ANCHE ALLA MOGLIE, la signora Pina, che è abituata alle enormi mani del marito. Accanto alla madre è la piccola Giovanna Maria. I Carnera hanno una bella villa con molte stanze e conducono una vita più che agiata. Il letto ha dovuto essere costruito appositamente ed è lungo due metri e cinquanta.

Su duemila abitanti di Sequals, cinquecento si vantano di aver consigliato a Primo una cosa invece che l'altra. «Se Primo dava retta a me — dice uno — quando gli ho scritto di stare attento a quella gentaglia che lo circondava in America, sarebbe rimasto campione del mondo chissà per quanti anni!».

Un altro invece afferma con aria di importanza di essere stato lui a dire un giorno a Carnera: «Perchè non ti dai alla boxe?». Si può immaginare quanta gioia ha potuto arrecare il ritorno di Primo dall’America. Bisogna essere vissuti tra quella gente per comprendere quale significato ha il saluto del loro illustre compaesano. Alla «Locanda del Bottegòn» si stappano bottiglie speciali quelle dei «grandi avvenimenti», e Carnera fa ingresso, abbassandosi nel passare attraverso la porta. Le manate, le pacche sulla schiena si sprecano. Primo parla ancora friulano, come una volta.

La signora Carnera, invece, non si fa troppo vedere per il paese: adora la sua casa, quella villetta, la più bella del paese, che ha arredato con le sue mani. Passa da una stanza all’altra, con quel suo paio di pantaloni all'americana. con le cuciture bianche, e dice che in una casa grande come la sua c’è sempre qualche cosa da fare. La signora Pina è nata a Gorizia, ma oggi, dopo tanti anni di America il suo accento è quello di un’americana che parla un poco a stento l'italiano. Racconta come si sposarono.

«Io ero impiegata all’ufficio postale di Gorizia e di lui ne avevo sentito parlare dagli amici. Non avevo mai letto sul giornale la cronaca di un suo incontro. A dire la verità il pugilato non mi ha mai interessato eccessivamente. Poi, nel febbraio del 1939 Carnera mi venne presentato da un comune amico durante una cerimonia a Gorizia. Ricordo che rimasi stupita nel conoscere quell’uomo dì cui tutti parlavano. Mi immaginavo di incontrare un fenomeno: invece Primo era un uomo grande, grosso e proporzionato. Un «vero atleta, insomma».

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Il pugile ha fatto una visita alla chiesa dove è stato battezzato (a sinistra) e misura l’ampiezza del portico. Ogni volta che torna in Italia Carnera va a salutare i suoi amici e concittadini uno per uno.
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I FIGLI DI CARNERA Giovanna Maria e Umberto nella palestra della villa di Sequals giocano con i guantoni del padre

A dire la verità la signora Pina non sfigura accanto a suo marito; anche la sua statura non è certamente bassa e il suo fisico è robusto. Carnera, insomma, non poteva scegliere tipo di donna più adatto. «li giorno stesso in cui facemmo conoscenza — continua la signora Pina — Carnera mi chiese di sposarlo. Quella volta fui io a metterlo a K. O. alla prima ripresa. Ci sposammo tre mesi dopo a Sequals».

Quando Carnera sposò la signora Pina ormai non era già più il campione del mondo (titolo che aveva conquistato nel 1932). ma era ancora un pugile che tutti rispettavano. «La prima parte della nostra vita matrimoniale la passammo in Italia, racconta ancora la signora Carnera. Qui, a Sequals nacquero i nostri due figli: Umberto che ora ha dodici anni e Giovanna Maria che ne ha dieci. Ci trasferimmo poi a Roma e quello fu il periodo più grigio della nostra vita. Primo faceva del cinema, ma gli assegnavano solo delle particine di poco conto in film come "Traversata nera". ”La nascita di Salomè”, "Senza cielo”, ”Harlem”. Già in America avevano sfruttato la sua corporatura in un filmetto intitolato "L’idolo delle donne”.

Della signora Carnera ci parlano persone che l’hanno conosciuta bene qua in Italia e in America. E’ una donna dinamica, piena di iniziative: la donna che ha salvato Carriera. «Era circondato da gente che lo sfruttava — dicono in paese — da gentaglia che si atteggiava a ”managers" agenti pubblicitari, e invece dava fondo alle sue sostanze. Avevano ridotto Carnera quasi sul lastrico. Intervenne invece la signora Pina, che seppe liberare suo marito da quella massa di sanguisughe».

Nel 1946 Carnera tornò in America con tutta la famiglia. Si stabilirono a Los Angeles e l’ex campione del mondo cominciò a dedicarsi alla lotta libera. Ha 47 anni oggi Primo, ma è asciutto, nella muscolatura e pesa 117 chili. «Ora rimarremo per un anno qua a Sequels - mi dice la signora Pina - i ragazzi andranno in collegio a Udine e Primo girerà un film sulla sua vita. Alcune scene saranno girate in paese, altre a Roma. La mia parte la farà Antonella Lualdi».

«Gelosa?» la interrompo. «Eh si», risponde con un sospiro.

G.L., «Tempo», anno XV, n.43, 22 ottobre 1953


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G.L., «Tempo», anno XV, n.43, 22 ottobre 1953