Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1937


Rassegna Stampa 1937


Totò


1937 02 08 La Stampa 50 milioni T intro

1937 02 08 La Stampa Belle o brutte mi piaccion tutte T intro

«La Stampa», 8 febbraio 1937


1937 02 09 La Stampa Belle o brutte mi piaccion tutte R introE' ritornato Totò! Ed è bastato il solo annuncio del ritorno di questo divertentissimo comico per richiamare al Chiarella una vera folla di spettatori, perchè i torinesi amano non poco godersi lo svago piacevole che l'esilarante attore sa offrire loro. Macchiettista, contorsionista, lepido, arguto, Totò è infatti, in una rivista, il fulcro dell'attenzione del pubblico: l'attore dal quale ci si aspetta tutto e niente, pur di ridere, pur di bearsi, pur di trascorrere due ore liete, senza altre preoccupazioni. Il canovaccio di una rivista conta poco per questo caratteristico comico: egli basterebbe da solo a dar vita a scene su scene, con un crescendo buffonesco che quasi sempre raggiunge la naturalezza dei comici dell'arte. Ieri sera - nel personaggio di un tipico idiota che eredita da uno zio d'America metà della vistosa somma di cinquanta milioni di dollari - Totò ne ha fatte e ne ha dette di ogni colore, tra le continue ilarità del pubblico che non si stancava di ridere e di applaudire. Riconfermato il successo personale di Totò, la rivista di Inglese e Tramonti, non poteva avere uguale successo, e così lo spettacolo, assai gradito, si è svolto in un'atmosfera di viva cordialità [...]

«La Stampa», 9 febbraio 1937


1937 02 10 La Stampa Sera Toto LMacchiettista e contorsionista spassoso e arguto, Totò e uno di quegli attori italiani di cui si dice: non ve n’è uguale. Non ve n'è, infatti, sui palcoscenici italiani alcun altro cui Totò possa essere paragonato, messo a confronto. Totò e uno di quei prodigiosi attori nostri che la comicità innata esprimono il mille loro guise le più strambe bizzarre, eppure le più moderne perché, in fondo, documentate sulla sottile osservazione quotidiana dell'uomo della strada. Che cosa raffigurano e significano, chi rappresentano le «macchiette» che hanno dato a Totò fama di attore originalissimo in quel mondo delle meraviglie che è il mondo del teatro di varietà? Questo vedranno i nostri amici che venerdì 12 corrente, alle ore 17, gremiranno - ancora una volta - Il Salone de ”La Stampa”, per assistere allo spettacolo che Totò offrirà loro: spettacolo composto del meglio che sia sprezzato dall'ingegno pirotecnico dell’attore, che nello stesso tempo è singolarissimo ”autore” di sé stesso.
Aggiungiamo subito che gli inviti saranno esclusivamente distribuiti dal nostro ufficio organizzazioni, domani, giovedì 11 febbraio, dalle ore 14:30 alle ore 16

«La Stampa», 10 febbraio 1937


1937 02 11 Teatro Toto introMacchiettista e contorsionista spassoso e arguto, Totò è uno di quegli attori italiani di cui si dice: non v'è uguale. Non v'è, infatti, sui palcoscenici italiani alcun altro cui Totò possa essere paragonato, messo a confronto. Totò è uno di quei prodigiosi attori nostri che la comicità innata esprimono in mille loro guise le più strambe e bizzarre, eppure le più naturali perchè, in fondo, documentata sulla sottile osservazione quotidiana dell'uomo della strada. Che cosa raffigurano e significano le "macchiette" che hanno dato a Totò fama di attore originalissimo in quel mondo di meraviglie che è il mondo del varietà? Questo vedranno i nostri amici che venerdi 12 corrente alle ore 17, gremiranno - ancora una volta - il salone de "La Stampa", per assistere allo spettacolo che Totò offrirà loro; spettacolo composto dal meglio che sia sprizzato dall'ingegno pirotecnico dell'attore, che è nello stesso tempo "autore" di sé stesso. [...]

«La Stampa», 11 febbraio 1937


1937 02 12 La Stampa Delle due chi sara R intro

Questo lavoro è una via di mezzo tra la rivista, l'operetta e la commedia. I quadri di una trama ben definita, infatti, si seguono inframezzati ad altri di ballo, di coreografia e di canto.
Quasi due spettacoli in uno, come due sono i personaggi che fan da perno alla commediola - il signor Aguglia e l'avvocato Burrasca - ed uno solo l'interprete: Totò. Totò che, venuto in città per far visita ad un nipote studente nei panni del vitaiolo da paese Aguglia, viene scambiato, data la perfetta rassomiglianza, con il nevrastenico avvocato e finisce nella camicia di forza al Burrasca destinata. Totò che, sempre comico, lepido, mattacchione, raccoglie a cappellate con il suo tubino spellacchiato gli applausi del pubblico. Il successo dell'originale lavoro è, ieri sera, stato completo. Gli spettatori, numerosi in ogni ordine di posti, hanno, infatti, approvato cordialmente l'attore che tanto sapeva tenerli di buonumore ed i suoi compagni, a cominciare dalla briosa Clely Fiamma. Il lavoro si replica.

«La Stampa», 12 febbraio 1937


1937 02 16 La Stampa Belle o brutte mi piaccion tutte intro

«La Stampa», 16 febbraio 1937


1937 02 19 La Stampa Se quell evaso io fossi intro

«La Stampa», 19 febbraio 1937


1937 02 20 Cinmundus Fermo con le mani intro

«Cinemundus», 20 febbraio 1937


«"Fermo con le mani", presentato dulla Titanus Film, è il film che farà ridere e divertire tutti per l'ininterrotta serie di trovate esilaranti, spassosamente rese da «Totò», nuovo astro comico dello schermo. Erzsl Paal, Franco Coop e Oreste Bilancia hanno contribuito al successo del primo film di «Totò» con una interpretazione di complesso viva, armonica, colorita. Il soggetto umoristico è di Guglielmo Giannini. Oggi « prima » al Cinema Ambasciatori»

«Corriere della Sera», 6 marzo 1937


"Fermo con le mani" è il debutto cinematografico di Totò. Dopo aver perduto un po’ di tempo, al principio, nell'inutile tentativo dì rifabbricare in Totò un piccolo Charlot, il film viene a quello che è precisamente il suo scopo, cioè di esibire il popolare attore nei suoi lazzi e nelle sue battute caratteristiche. Concepiti, più che nella forma rigorosa del gag, nel modo sciolto ed estemporaneo delle facezie da rivista. gli episodi si susseguono con portata inuguale. [...] Totò fa ridere: c’è senza dubbio una forza mimica in questo suo burattino. Erszi Paal fotografata e adoperata così non rende molto. [...]

Filippo Sacchi, «Corriere della Sera», 7 marzo 1937


Non abbiamo neanche finito di lamentare la mancanza di filmi comici italiani [...] che già viene la notizia del film di Totò. Totò (il partenopeo), quello di ‘biricchino, biricchino!’ e d’altre facezie assai note. S’era detto sempre che Totò ha delle qualità e delle attitudini per il cinema. S’era anche parlato d’un film Pinocchio che sarebbe stato interpretato da lui. Ora eccolo finalmente alla prova... dell’obbiettivo.

Anonimo, 1937


1937 03 26 Cine Sport Fermo con le mani 2 T intro

 

Il titolo della pellicola è noto, la trama no, e il giornalista prova a chiederla all’attore: “Totò, raggiante, usciva dagli stabilimenti S.A.F.A. [...] ieri sera e alle nostre dieci domande a fuoco di fila ha risposto: ‘Se ve lo dico prima finisce la sorpresa - e a bassa voce: - C’è lui che mi guarda brutto e mi rimprovera (alludeva a Zambuto che era in sua compagnia). E poi, con una delle sue mosse più celebri, a Zambuto stesso, come per ingraziarselo: ‘O'giucatolo, o’giucatolo'.


Non mancate a Fermo con le mani, dove riappare Erszi Paal e dove si rivela Totò. Pare a me che la ballerina di Budapest non manchi, oltre che di vaghezza e di estro, di fotogenia; ma, soprattutto, subisce l'attrazione di Totò nella magrezza fantomatica e nella snodatura marionettistica di certi suoi passi di danza, dove il pallore e l'automatismo concorrono, insieme con la bravura, a una specie di pauroso incantamento, di allucinazione irresistibile!

Marco Ramperti, «L’Illustrazione Italiana» LXIV, 11, Milano, 14 marzo 1937


Antonio De Curtis, in arte Totò, è un fantasista ricco di vivacità e di schietta comicità. Con le sue “macchiette” e con le sue battute a finta improvvisazione e soprattutto con la sua originale maschera di sicuro attor comico ha fatte la fortuna di tutte le riviste nelle quali ha preso parte. Eccolo, con questo filmetto, al suo debutto nello schermo. Purtoppo le sue qualità non hanno potuto troppo brillare perché i pretesti comici e le trovate in questo raccontino cinematografico sono più vicini alla ribalta che allo schermo. Tuttavia il bravo Totò ha dato prova di saper affrontare con sicura spigliatezza la macchina da presa e chissà che un giorno non possa farci un’improvvisata degna della buona volontà che stavolta gli abbiamo indovinato in un film nel quale la “vis comica” è più nelle intenzioni che negli effetti.

Fabrizio Sarazani, «Il Giornale d’Italia», Roma, 24 aprile 1937.


La trasposizione sullo schermo non mi è apparsa particolarmente felice. Forse perché non è tanto la sua figuretta sbilenca che ci desta il riso dalla ribalta, quanto una sua vena improvvisatrice, tra pulcillenesca e petroliniana. [...] Tuttavia qualche risata riesce a strapparla e, alla fine, una certa facile allegria è diffusa per il film, anche se talvolta una successiva lentezza di ritmo appesantisce le possibilità esilaranti.

Dino Falconi, «Il Popolo d’Italia», Roma, 7 marzo 1937


Questo film non è americano e, ciò nonostante, è bruttissimo. Ne prendano atto coloro che ci accusano di faziosità. Noi siamo irrimediabilmente faziosi verso tutti i film che rappresentano un attentato alla società artistica e morale del cinematografo. Fermo con le mani ha un solo pregio: di aver mostrato le possibilità di Totò che, certo, non sono poche se egli è riuscito ad avere qualche spunto buono anche in questo lavoro assolutamente negativo sotto tutti gli aspetti. Credo che si possa essere dispensati dal dare la ragione critica di questo severo giudizio su un lavoro che mostra in modo così lampante il miscuglio di affarismo e dilettantismo dei quali è il prodotto, e che non è degno di essere preso in considerazione nemmeno per dimostrare che è tutto uno Sbaglio, dalla sceneggiatura, alla recitazione, al montaggio. Fermo con le mani è un film che fa venire voglia di menare le mani.

«Bianco e Nero», n.5, Roma, 31 maggio 1937


E' uno dei nostri primi tentativi di film intieramente comici, basati sull'estro umoristico di un attore-maschera. L'attore prescelto è Totò, uno dei nostri più caratteristici e spassosi artisti di varietà. Senonché la sua trasposizione sullo schermo non mi è parsa per questa volta particolarmente felice. Forse perché non è tanto la sua figuretta sbilenca che ci desta il riso dalla ribalta, quanto una sua vena improvvisatrice, tra pulcinellesca e petroliniana. Orbene — come d'altronde accadde per il povero e grande Petrolini — per questi im provvisatori il cinema si rivela inesorabilmente un sistema di riproduzione meccanica e tarpa cosi le smaglianti ali dell'imprevisto e della labilità ad ogni loro lazzo e ad ogni loro facezia. Tuttavia qualche risata Fermo con le mani riesce a strapparla e, alla fin fine, una certa facile allegria è diffusa per il film, anche se talvolta una successiva lentezza di ritmo appesantisce le possibilità esilaranti.

Dino Falconi, «Il Popolo d'Italia», del 7 marzo 1937

1937 02 27 Cinemundus fotoAl S.Lucia di Napoli ha avuto luogo la prima visione del nuovo film Fermo con le mani, che ha ufficialmente confermato le previsioni intorno alle possibilità cinematografiche del comico Totò. Il film ha infatti riportato un grandissimo successo di ilarità ed è stato molto apprezzato anche per le trovate del soggetto, l'abile realizzazione e per il complesso degli altri interpreti [...]

Il "Roma" giudica così Fermo con le mani:
In questo film troviamo un Totò che, pur dando alla fisionomia i movimenti suoi caratteristici, nei quali sembra che il suo animo - non il suo viso - rientri ogni volta in sè stesso, diventa un uomo come tutti gli altri, nel senso che finisce di essere la maschera, il grottesco, la caricatura.

E' merito del cinematografo, ma è merito soprattutto di chi, scegliendo Totò ha capito che un artista sa trasformarsi quando occorre, può conservare inalterate le sue caratteristiche migliori, pur sdoppiandosi, pur umanizzando la sua figura.

In alcune situazioni Totò è veramente grande a differenza di Buster Keaton, che resta impassibile sempre, egli sorride sempre, ora mentre sorride piange, mentre ride urla, mentre ride - anche mentre ride - sa sorridere, perchè è difficile sorridere sempre nella vita.

E "Il Mattino":
Una lunga comica alla Mack Sennett che, senza esplosione d'espedienti, punta dritta alla risata. Raramente non coglie nel segno. Ma quando coglie fa sganasciare: le sequenze del dialogo in corsa fra Totò e Coop e l'episodio di Totò «masseuse» e quello di Totò «direttore d'orchestra» sono per esempio, tre cose imbroccate a meraviglia.

Strettamente imparentato con il Turzillo sancarliniano e con il Cretinetti del vecchio cinema italiano, ma non insensibile al fascino d'uno Chaplin e d'un Keaton, Totò riesce invariabilmente a sollazzare le platee.

«Cinemundus», 27 febbraio 1937


1937 04 22 Il Messaggero Fermo con le mani T

«Il Messaggero», 22 aprile 1937


Un nuovo tipo comico cinematografico? Totò è al suo secondo film, ma dice che il primo gli è servito da provino.

1937 12 10 Cinema Animali Pazzi introVolevamo parlare con Totò. Sapevamo che ad una data ora doveva trovarsi a casa del regista del suo prossimo film Io muoio disperato, Carlo L. Bragaglia. Ma, appena entrati, sostammo sorpresi e mortificati. Sedie, poltrone e divani erano occupati da una piccola folla di persone. Alla prima occhiata potevano anche sembrare scolari radunati per una lezione. Infatti stavan lì, composti ed attenti, e non battevano ciglio.

Un uomo, seduto di fronte ad un tavolo sul quale stavano sparpagliate molte carte, ci voltava le spalle. Ne vedevamo appena la nuca, ma lo riconoscemmo. Era Carlo L. Bragaglia. Quei signori dall'aria di scolaretti erano degli attori ed ascoltavano, dal loro regista, la lettura del copione. Ci ritirammo in buon ordine: forse avevamo portato un po’ di scompiglio.

Totò fu « distaccato » dalla compagnia. La lettura subì una sosta. Qualcuno barbottò contrariato:

- Voi avete visto l’altro mio film Fermo con le mani? - ci chiese Totò.
- Sì, - rispondemmo.
- Mi dispiace! - disse Totò scuotendo la testa, - quello per me ha semplicemente il valore di un provino. Può fornire solo indicazioni generiche su di me. Credo, invece, che questo nuovo film sarà qualche cosa di nuovo, forse (e non Io dico io) anche la creazione di un tipo comico diverso dagli altri esistenti nella cinematografia internazionale. Ci si sono messi Achille Campanile, al quale si deve l’idea del soggetto, Gaetano Campanile Mancini, lo stesso Achille Campanile, Bragaglia e Perilli i quali hanno lavorato alla sceneggiatura. Ed ora che si dovrà cominciare in teatro mi ci aggiungo io. Io, tutto io, in un doppio ruolo, in cui avrò la possibilità di impiegare quelle che sono le mie risorse interpretative, non esclusa la mimica e non esclusa la mia bazza.

Qui Totò si mise di fronte, di tre quarti e di profilo, sollevò la bazza, piegò la testa e dischiuse la bocca.

- Avete capito? - ci disse.

Poi tacque. La bocca rimase semiaperta, lo sguardo era distante e melanconico.

- Ne risulterà — riprese dopo un momento, - un film comico-lirico che, nella letteratura, potrebbe avere un esempio in Chiarastella proprio di Achille Campanile. Il racconto procede con una serratissima logica di immagini e di azioni, col dialogo ridotto al minimo necessario, quasi a creare un'armonia mimica di valore musicale.

«Cinema», 10 dicembre 1937


[...] Alla Farnesina negli stabilimenti della « Titanus ». C. L Bragaglia, coadiuvato nella regia da Ivo Perilli, ha iniziato in questi giorni la lavorazione di un film comico che ha a protagonisti: Totò (al secolo il marchese Antonio de' Curtls» e Luisa Ferida, dal titolo: Il neo col pelo. [...]

«Il Messaggero», 12 dicembre 1937 


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«Cinemundus», anno V, n.7, 20 febbraio 1937