Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1945


Rassegna Stampa 1945


Totò


1945 03 11 La Nazione del PopoloUna battuta di dubbio gusto, inserita nella rivista che la Compagnia di Totò sta recitando alla Pergola, ha provocato il risentimento di qualche spettatore, che ha voluto dare una tangibile dimostrazione del proprio malcontento. Sembra che in una scena dei lavori si svolgesse un dialogo, nel quale Totò - al secolo Antonio de Curtis di anni 47, da Napoli - con il solito dito in aria e il solito contorcimento di collo, affermava non esistere alcuna differenza fra camerata e compagno.
Al termine dello spettacolo, Totò ha veduto presentarsi nel camerino uno sconosciuto, il quale dapprima gli ha chiesto una fotografia e poi gli ha domandato, con aria ingenua, di spiegargli ancora che differenza passasse fra camerata e compagno. L'artista, così spigliato sul palcoscenico, è rimasto confuso e non ha saputo cosa rispondere; o, forse, non ne ha avuto il tempo, in quanto l'altro gli ha sferrato un pugno in pieno viso e se n'è poi andato. Il macchinista teatrale Silvio Viglino, di anni 43 abitante in via della Pergola 4, è intervenuto ma affrontato da altri due sconosciuti, ha avuto a sua volta un pugno.
L''Ospedale di S.M.Nuova, a Totò veniva riscontrata una ferita lacero contusa al labbro superiore e una ferita allo zigomo destro veniva riscontrata al Viglino. I due sono stati riscontrati guaribili in dieci giorni.

«La Nazione del Popolo», 11 marzo 1945


1945 05 31 Il Tempo Un anno dopo T L

«Il Messaggero», 31 maggio 1945


1945 06 02 Il Tempo Un anno dopo L

«Il Tempo», 2 giugno 1945


Un anno non è bastato ad esaurire gli argomenti dett'attualità politica, sociale ed economica che la liberazione di Roma ha messo a disposizione degli estensori di riviste: ed anche questa, che viene presentata proprio un anno dopo l'arrivo degli alleati, ripete più o meno quanto ha formato pretesto di scherzo, di satira o di ironia negli spettacoli che l’hanno preceduta. Simile ripetutone di temi, per quanto mascherata con una certa abilità di variazioni, ha finito per dare un’aria alquanto monotona alla rappresentazione. Per fortuna la presenza di Totò con le risorse della sua personalissima comicità, ha valso a sollevare il tono dei quadri ai quali partecipava e a portare felicemente in porto lo stanco spettacolo. Al quale hanno validamente collaborato Lucy d'Albert, elegantemente briosa, la Vidali col suo bel canto, la Locchi, il Bente, il Sinaz, il Castellani e tutti eli altri sotto la regia di Biancoli. Fantasiosa le scena di Onorato. Cordiali applausi ad ogni quadro ed alla fine della rappresentazione. Da ieri sono cominciate la repliche.

«Il Giornale del Mattino», 4 giugno 1945


1945 12 04 Il Popolo Il ratto delle Sabine T L

«Il Popolo», 4 dicembre 1945 


Un film con Totò rappresenta sempre una garanzia per un'ora di buonumore punto e infatti ieri il pubblico ha riso dal principio alla fine nel veder riprodotta sullo schermo una commedia tanto cara all'indimenticabile Musco. Non mancano le trovate, non mancano gli atteggiamenti propri del comico che riscuote tante e così vive simpatie. la recitazione e scorrevole sono stati ammirati la brava Matania, l'ottimo Campanini, la Gore, il Rinaldi, la Corelli, l'Aliani, il Silvani e tutti gli altri. Molto chiara la fotografia e impeccabile il sonoro.

«Il Giornale del Mattino», 5 dicembre 1945


Totò, mimo personalissimo dalle doti eccezionali, non è davvero fortunato col cinematografo: infatti fino ad oggi, non s'è ancora incontrato con un regista capace di valorizzare le sue qualità. E tanto meno c'è riuscito Mario Bonnard che, mettendo svogliatamente insieme tutto il campionario dei più vieti e volgari luoghi comuni su guittalemme, ha, con questo Il ratto delle Sabine, reso un pessimo servizio al popolare comico; e non a lui soltanto. Sicchè Totò, sia pure in celluloide, ha dovuto registrare - non certo al suo attivo - i primi fischi sonori della sua vita d'attore.

Dopodichè c'è solo da aggiungere che, con film come Il ratto delle Sabine, non si può davvero affrontare la grande offensiva cinematografica straniera, prevista per la seconda metà del 1946.

Gaetano Carancini, «La Voce Repubblicana», 6 dicembre 1945


Le clausole dell'armistizio non contemplano, purtroppo, ii divieto d'insistere ancora a "sfruttare" Totò per il cinematografo. È un comico che sarebbe giusto non sottrarre al clima del varietà, al fuoco della ribalta, al contatto diretto coi suo pubblico, alla comunicativa immediata dei suoi lazzi e dei suoi estemporanei cachinni. Pensare a un Totò attore nel senso completo della parola è una delle tante aberrazioni della corrente retorica teatral-cinematografìca. E pensare, in ogni caso, a un Totò capace, con la semplice efficacia della sua maschera, di risollevare le sorti d'uno squallido, volgare, stupido, copione significa voler rendere un cattivo servizio al beniamino delle platee del Valle o del Quattro Fontane. A ogni modo questo Ratto delle Sabine ha indubbiamente diritto al brevetto del più insulso, aberrante film prodotto dalla "cinematografia" italiana postbellica. Una sequela di cretinerie, di sinistri luoghi comuni, per i quali sarebbe stato inutile sprecare non diciamo pellicola ma anche carta igienica. Con siffatta produzione si osa parlare di "rinascita", e i noleggiatori hanno lo stomaco e la responsabilità d'incoraggiare tentativi del genere; quando ci risulta che film improntati a serietà d'intenti artistici e morali incontrano difficoltà d'ogni sorta per avviarsi verso una fase di realizzazione, e da parte di personaggi sul cui conto e sulla cui attività non è detto che non si debba ritornare. In quanto a questo impresentabile Ratto, aggiungeremo che Quartetto pazzo e Cosimiro sono stati vendicati e la loro memoria largamente riabilitata. Ed è quanto dire.

Ta [Vincenzo Talarico], «L'Indipendente», Roma , 7 dicembre 1945


Da anni ripetiamo - e sentiamo ripetere - che, dopo Petrolini, Totò è, tra tutti gli attori italiani, il vero attore, l'autentico attore-creatore. E si citano - a sostegno di questa tesi le più famose pantomime dell' "attore fantasista", alcune macchiette giustamente famose, alcune uscite piene d'estro, la espressività dei suoi gesti essenziali. Dopo aver visto al cinema i cinque o sei film da lui interpretati, e specialmente dopo questo Ratto delle Sabine, è lecito porsi una domanda. Un vero attotre-creatore, un attore cosciente dei suoi mezzi e delle sue capacità espressive, si assoggetterebbe così facilmente ad essere coinvolto nei più squallidi e irresponsabili prodotti del cinema italiano?

Antonio Pietrangeli, «Star», Roma, 15 dicembre 1945


La buffa ma in fondo amara parte del capocomico Tromboni ha sedotto anche Totò. Egli non ha fatto dimenticare certo Ermete Novelli nè Antonio Brunorini, ma ha posto tutta la sua caratteristica, ammiccante comicità al servizio della famosa commedia della guitteria adattata allo schermo, tuffandosi da ultimo nella vera e propria farsa. Mario Bonnard deve essere stato felice di lasciarlo fare. Carlo Campanini è un piacevole autore e Clelia Matania disegna con vivacità e sapore un'originale figurina.

«Corriere della Sera», 30 marzo 1946


Totò è un personaggio in cerca d’autore, un elemento della natura che aspetta di essere utilizzato.

Orio Vergani, Il ratto delle Sabine, «Film d’oggi», n. 14, 6 aprile 1946


Totò è comico insignificante: ed elevato dalla squisitezza degli esteti a dignità di Maschera.

E. Ferdinando Palmieri, Sette giorni, «Film», n. 6, 13 aprile 1946


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